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Gen
31

L’organigramma che vorrei

Diciamocelo: l’organigramma tradizionale ci ha stufato. Tutte le volte che un responsabile di qualche settore mi chiede di pubblicare, oltre all’organigramma ufficiale, anche quello delle sua sottostruttura sono preso dal panico. Non è una questione tecnica. E non sono neanche sbagliate le intenzioni. E’ la logica sottostante che fa acqua. Loro ridicono che “così è più “comodo”. Ma comodo per chi? Che occasione sprecata, penso io.

L’organigramma piramidale classico, con nomi, mission, articolazione di sottostrutture, sigle, mi sembra sempre di più, qualcosa di ozioso, stantio, inutile, con un’aria un po’ retrò, come i centrini sulla tavola o le abat-jour. Anche se lo rendiamo navigabile. Anche se lo rendiamo arcicliccabile. Cosa c’è che non funziona?
C’è che quello che ci interessa, in azienda sono sempre altre cose. E’ c’è fatto che l’organigramma descrive in realtà una struttura di potere, non l’organizzazione di fatto. E l’organizzazione di fatto è un insieme di competenze, di progetti, di processi. Qualcosa di molto diverso da una piramide con una cascata organizzata di nomi. Giusto?

Mario Rossi è il responsabile IT. Ok. Ma chi segue l’implementazione del nuovo CRM? Chi si occupa delle modifiche all’interfaccia? Chi gestisce le abilitazioni? Nell’organigramma classico questo non è dato sapere. Ti basti l’inarrivabile Mario Rossi. Insoddisfacente. E questo non è un problema della aziende “moderne” o “post-moderne” (a rete, olonico-virtuale, bla bla bla…). E’ un problema di tutte le organizzazioni, potete scommetterci.

Ora, una proposta per gli organigrammi a venire: Non partiamo dal CEO per scendere a cascata con tutto il vassallaggio: partiamo invece dai progetti che ci sono in campo in azienda, e inseriamo le persone (responsabili, addetti, specialisti ecc.) che li seguono veramente. Senza guardare alla collocazione nella piramide del potere.
Poi intrecciamo i progetti, e le persone, tra di loro, in una logica legata ai processi. Ai processi “di fatto”, non a quelli descritti nei sacri “editti”.
Poi inseriamo nel DB delle keyword per ogni persona, e un motore di ricerca in modo da poter far apparire le persone “realmente” coinvolte a fronte di particolari necessità. Possiamo usare anche dei menù a tendina per i processi, insomma strumenti di ricerca.

Inoltre potremmo creare un “organigramma” delle competenze (avete presente il sistema di catalogazione decimale Dewey per le biblioteche? Si potrebbe fare lo stesso, organizzandole, queste sì, a piramide…). E inseriamo le persone.

Non riesco ad avere un’idea precisa di come si potrebbe rappresentare questo nuovo organigramma, (probabilmente un reticolo…) e non so neanche se si potrebbe chiamarlo ancora organigramma, ma sono sicuro che, questo sì, sarebbe davvero comodo.

Gen
30

Per un nuovo lessico progettuale

Qualcuno diceva che “Le parole sono importanti”. Qualcun altro, qualche decennio prima, che le parole sono la “strutturazione materiale del pensiero”. E allora prendiamoli in parola, questi pensatori. E cerchiamo di parlare bene, sperando di pensare anche meglio. Ecco quindi un breve vademecum legato al lessico progettuale degli spazi intranet, costruito dopo la lettura di alcuni pomposi report e la partecipazione a decine e decine di altisonanti riunioni.

Parole da NON usare
Knowledge management – Creazione del Valore – Change agent – Profilatura – Piattaforma – Empowerment – senso di appartenenza – Workflow – Brainstorming – Progetto – Catena del valore – Governance – Committment – Sponsorship – Brand – Corporate portal – Controllo – Certificazione – accentramento.

Parole da usare
Servizi – Vita – Storie – Utility – Persone – Partecipazione – Processo – Coinvolgimento – Identità – Comunità professionale – Cambiamento – Formazione – Apprendimento – Gioco – Conversazioni – Notizie – Sapere – bisogni – flessibilità – decentramento.

I filosofi del linguaggio anglosassoni (Searle, Austin…) hanno parlato di “fare cose con le parole”. Cerchiamo di farle con le parole giuste…

Gen
29

Spericolati ermeneuti

Una persona che mi è vicina e che ha, seppur a malincuore, gettato la spugna su tecnologia e affini (beato lui che se lo può permettere…) mi invita a volgere il mio sguardo verso altre direzioni, meno laiche di quanto la mia inclinazione mi consenta abitualmente.

Testualmente cita, dal Vangelo di Matteo: “Ma la vostra parola sia: Sì, Sì; No, No”. Per lui è la quintessenza della comunicazione perchè implica sincerità, massima concisione, univocità senza ombre e dubbi, coraggio e lealtà. Come diceva Borges, ogni grande autore produce i suoi precursori. Beh, può darsi che abbiamo trovato il più antico e autorevole precursore della comunicazione web nientemeno che nel Vangelo (Matteo 5,37). L’ermeneutica non ha confini, e spesso infatti sconfina…

Gen
29

Il manager assorto, ovvero la semantica scaduta delle immagini

Le cose hanno un loro valore, e questo valore si deteriora con l’uso. Succede per le cose, succede per le parole, e succede anche per le immagini.

I segni ( e le immagini sono innanzitutto segni…) si deteriorano e scadono al rango di indici o, peggio, di simboli convenzionali (nella tripartizione peiciana…) . La poesia diventa prosa e la prosa diventa retorica. Nelle intranet, purtroppo, non sfuggiamo a questa ondata di new banality, condita con un po’ di sano vigore efficientista.

Un’immagine, sul web, (ma io direi, ovunque…) ha una funzione informativa: questo significa che serve a corredo di un’informazione. Che crea informazione.Che è essa stessa un’informazione. NON è un riempitivo grafico, NON è un elemento accessorio nell’economia del sito, NON è una “botta di vita” nella pagina.

Ora io mi chiedo: quanto significato c’è nella carrellata d’immagini che ci sommergono negli spazi web dedicati al Business? Manager che si stringono la mano, yuppie assorti che prendono decisioni, uomini che guardano grafici, figure astratte lanciate nell’immensità del cosmo… E il significato di tutto questo? Dinamismo? Orientamento al Business? Siamo passati (tanto per fare la citazione colta…) dall’economia del segno a quella dell’icona?

Insomma, non è una questione estetica: le immagini possono anche essere bellissime; è una questione puramente semantica. Possiamo fare a meno di queste amenità da quattro soldi? Io credo di sì. Parafrasando Wittgenstein si potrebbe dire: “Di ciò che non si può illustrare, limitiamoci a parlare…”

Gen
29

Ridimensioniamo le immagini per il web…

Spesso, chi lavora su intranet si trova in difficoltà nell’inserire delle immagini su web, per diversi motivi. Uno dei più frequenti è dato dal resize delle foto che si vogliono inserire.

Molti, magari appartenenti a settori di “non addetti ai lavori”, non conoscono programmi di editing e di fronte alla necessità di inserire nei vari sistemi di CMS immagini di dimensioni molto grandi non sono in grado di “lavorarle” opportunamente, limitandosi ad inserirle così come sono magari facendo un resizing automatico forzando i parametri html (with ed height).

Questo comporta un notevole peggioramento della qualità della foto, senza dimenticare che si rischia di inserire immagini che possono pesare anche 1 MB. Ci vengono in aiuto due semplici software ReaJpeg e Reagif che potete scaricare dal sito http://www.reasoft.com/downloads entrambi trial version.

Sono facilissimi da usare e con poche ma interessanti opzioni tra cui quella di inserire un bordino intorno all’immagine…

Buon lavoro!

Gen
28

Internet e intranet: qual’è la differenza? Un approccio sistematico

Prendo le mosse da un articolo apparso l’anno scorso su Steptwo (quando gli australiani ci superano di almeno una spanna in tema di knowledge management…), a cura di James Robertson, che tenta di affrontare il tema intranet/internet cercando di individuare, in maniera sistematica le differenze nell’approccio, nel progetto, nei risultati. L’articolo ha il pregio di tentare una tassonomia di caratteristiche che permetta una progettazione ottimale di due ambienti troppo spesso assimilati sotto l’unica cappello concettuale “web” o, al contrario, vagamente differenziati senza una declinazione precisa.

Sono messe a confronto Intranet e siti istituzionali, ma quello che conta, in questo caso, è più il metodo che il merito.

Obiettivi, Audience, frequenza di aggiornamento, dimensione, familiarità con l’ambiente, consistenza dei supporti di visualizzazione, contenuti, struttura, aspetti grafici….sono tutti aspetti fondamentali che incidono in modo rilevante nella progettazione dello spazio

A questi aspetti però, ne aggiungerei altri, che l’autore non indica ma che potrebbero a buon diritto essere aggiunti alla lista. Vado ad elencarli:

  • Servizi: funzionali al tipo di sito – Predominanti
  • Community: funzionale al tipo di business – Parte integrante del progetto
  • Curve di apprendimento: mediamente basse, rimangono costanti – Mediamente alte, decrescono con il tempo
  • Struttura di navigazione: può essere anche profondissima – Estesa piuttosto che profonda
  • Documentazione e materiali: eventuale – Necessaria e parte integrante del progetto
  • Interazione: marginale – Molto spinta
  • Processi operativi: poca influenza – Molta influenza

Credo che questi elementi siano a loro volta molto caratterizzanti e contribuiscano in maniera forte a qualificare uno spazio intranet.

Gen
27

Salviamo le bacheche annunci

Recentemente parlavo con una dirigente di una grande azienda di interesse nazionale, alle prese con la sua intranet, e la necessità di farla “decollare”. Era molto interessata ai nostri spazi di community, ma le sue perplessità crescevano man mano che il discorso si spostava sulla partecipazione, e soprattutto sulla necessità di “divergere” rispetto a temi strettamente “operativi”. La bacheca “vendo-compro”? Ma che c’entra con il lavoro? Come giustifico ai miei capi la presenza di uno spazio del genere per i dipendenti?

La risposta, devo dire, mi è venuta di getto: semplicemente, in intranet non ci rivolgiamo ai dipendenti. O meglio, sì, ci rivolgiamo a loro, ma considerandoli come “persone che lavorano”. La cosa è molto diversa: il dipendente fa cose come timbrare il cartellino, recarsi dal responsabile, fruire dei suoi giorni di ferie, svolgere una mansione, eccetera. La persona che lavora, diversamente, fa cose come entrare in ufficio di corsa, andare dal capo di malumore, predersi un po’ di ferie, fare tremila cose contemporaneamente cercando di risolvere problemi su problemi. E, contemporaneamente: cercare di coltivare relazioni, prendere appuntamenti con gli amici per la sera, eccetera.

E’ molto, molto diverso. Peraltro, gli appartenenti a questa seconda categoria sono gli unici di mia conoscenza: gli altri, devo dire, non li ho mai visti.

Ora, forse la bacheca annunci non sarà necessaria al dipendente. Ma alla persona che lavora sì, questo è certo.

Gen
27

Le tesi del Cluetrain Manifesto sulle Intranet

Lo confesso, non avevo ancora letto qell’autentico capolavoro che è il Cluetrain Manifesto. Un testo pazzo, visionario, irriverente, corrosivo e immancabilmente saggio. All’epoca mi ero gettato subito sul “Gonzo marketing“, il libro scritto da uno dei 4 fondatori, Crishopher Locke, trovandolo a dir poco geniale. Ma mai mi sarei immaginato di imbattermi, all’interno delle 95 tesi con cui inizia il libro, in un’intera parte dedicata alle intranet aziendali.Beh, ritrovo esattamente lo spirito e la lettera di quello che mi è sempre sembrato il vero “sale” per costruire una intranet che funzioni. Ve le ripropongo così come sono, perché credo che non si possa aggiungere di più.Buona lettura.

  • Le aziende che non appartengono a una comunità della comunicazione sono destinate a morire.
  • Le aziende fanno della sicurezza una religione, ma si tratta in gran parte di una manovra diversiva. Più che dai concorrenti, la maggior parte si difende dal mercato e dai suoi stessi dipendenti.
  • Come per i mercati in rete, le persone si parlano direttamente anche dentro l’azienda – e non proprio di regole e regolamenti, comunicazioni della direzione, profitti e perdite.
  • Queste conversazioni si svolgono oggi sulle intranet aziendali. Ma solo quando ci sono le condizioni.
  • Di solito le aziende impongono l’intranet dall’alto, per distribuire documenti sulla politica del personale e altre informazioni aziendali che i dipendenti fanno del loro meglio per ignorare.
  • Le intranet emanano noia. Le migliori sono quelle costruite dal basso da singole persone che si impegnano per dare vita a qualcosa di molto più valido: una conversazione aziendale in rete.
  • Una intranet in buona salute organizza i dipendenti nel più ampio significato del termine.Il suo effetto è più radicale di qualsiasi piattaforma sindacale.
  • Se questo spaventa a morte le aziende, è pur vero che esse dipendono fortemente dalle intranet aperte per far emergere e condividere le conoscenze più importanti. Devono resistere all’impulso di “migliorare” o tenere sotto controllo queste conversazioni in rete.
  • Quando le intranet aziendali non sono condizionate da timori o da un eccesso di regole, incoraggiano un tipo di conversazione molto simile a quella dei mercati in rete.
  • Gli organigrammi funzionavano nella vecchia economia, in cui i piani dovevano essere ben compresi da tutta la piramide gerarchica e dettagliati piani di lavoro potevano scendere dall’alto.
  • Oggi, l’organigramma è fatto di link, non di gerarchie. Il rispetto per la conoscenza vince su quello per l’autorità astratta.
  • Gli stili di management basati sul comando e sul controllo derivano dalla burocrazia e al tempo stesso la rafforzano. Il risultato sono la lotta per il potere e una cultura di impresa paranoica.
  • La paranoia uccide la conversazione. Questo è il punto. Ma la mancanza di conversazione uccide le aziende.

Tesi 40-52 del Cluetrain Manifesto – Fazi editore

Gen
25

Il mio primo post, ovvero presentazione del blog

Siamo tanti, tantissimi. Quanti? Impossibile dirlo. Tuttavia le intranet sono una realtà che, anche in Italia, sta diventando a poco a poco un “fenomeno”. Niente di drammatico, nulla di stratosferico, solo un insieme di professionisti, che provengono spesso da estrazioni molto diverse (comunicazione istituzionale, Risorse umane, sistemi informativi…) che cominciano ad affacciarsi, di fatto, alla comunicazione “interna” on line. Ovvero intranet.

Tante energie, tanti progetti, e un mare di punti interrogativi. A partire dalla definizione. Intranet? Ovvero i collegamenti LAN tra i PC? Ovvero l’applicativo che uso per trasmettere gli ordini di vendita? Il cercapersone interno? Il sito istituzionale? Ma di cosa stiamo parlando?

Beh, cominciamo a dire che parliamo di comunicazione, che gli artefatti tecnologici ci interessano relativamente e preferiamo il tema dei saperi, e delle persone che li esprimono. Intranet è l’incontro di una o più comunità professionali. Non è retorica. E so già cosa pensate: incontrare i colleghi on line? Ma come, li incontrate già tutti i santi giorni in riunione, in ufficio, al bar, e francamente ne fareste a meno. In realtà voi odiate i vostri colleghi e vorreste starne alla larga. Beh, magari è così, ma se ancora date loro una chance, la intranet è la maniera migliore per scovare, forse, il lato migliore dei vosti compagni d’avventura. ne riparleremo…

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Grazie mille per la pazienza. E' l'Europa che ce lo chiede