Home » Archivi per febbraio 2004

Feb
29

Omonimi anglosassoni

Il tema delle intranet è ovviamente internazionale: ed ecco un’azienda inglese che ha capito che mettere a disposizione risorse a proposito delle intranet è una buona strategia, che peraltro fa seguire agli slogan (knowledge management) i fatti (articoli, matariali, whire papaer e, udite udite, un blog. Chissà perché questo mi ricorda qualcosa…). Scaricatevi l’interesante report “creating an effective intranet”: ritroverete il tema delle comunità di pratica (v.mio post) applicato al knowledge management e alla intranet. Era un’associazione se vogliamo scontata, ma in Italia non l’aveva fatta ancora nessuno…Il sito tra l’altro è fatto benissimo (scusate, sono molto sensibile alla progattazione “pulita…”) e l’ho, naturalmente, linkato sulla destra. Che dire, bravi, bravi bravi…

Feb
27

Siamo quello che “agiamo”

Presi dai nostri scambi virtuali a volte ci dimentichiamo “pezzi” di comunicazione importanti. Importantissimi. All’interno di Comunicobene, il sito di Linda Scotti (una collega filosofa-comunicatrice) trovate una parte dedicata al linguaggio del corpo, oltre a tante altre risorse sulla comunicazione. Batesoniani di tutto il mondo, unitevi…

Feb
25

15 regole per una strategia bottom-up

Un ritornello. Una solfa. Una messa cantata. Una promessa. Una minaccia. Uno slogan da meeting. Un desiderio da allucinati. Un “issue” da consulenti (leggete il punto 22..). Parliamo della partecipazione, questo fantasma vagheggiato, inseguito, amato e temuto dalle aziende, che si ritrovano, spinte dal caso o dalla necessità, a discuterne, e più ne parlano più lei si allontana, si nasconde, si maschera, si manifesta in forme non previste, assumendo a volte modalità non classificabili.

E allora vorrei provare a dare qualche regola per implementare davvero questo vagheggiato bottom-up. Alcune di queste cose non andranno fatte subito, ma in fasi più mature del progetto, ma sono tutte facili e a basso costo. Ragazzi, la intranet è questo…

  1. Non definite con precisione, almeno in prima istanza le regole di partecipazione: accennatele, ma lasciate ampi spazi all’interpretazione personale. Molti colleghi proveranno a darne una loro versione e intanto avrete ottenuto contatti.
  2. Indicete periodiche riunioni a sorpresa con alcune persone della vostra organizzazione di diversi settori, che avrete preventivamente selezionato tra i settori “strategici” (intendo quelli che hanno contenuti migliori). Non capi e dirigenti, ma personale operativo, professionisti, assistenti, ecc. Loro non sanno perché li avete chiamati. Beh, neanche voi, in realtà. In questa riunione prenderete tutte le informazioni che vi serviranno, parlerete del progetto, ascolterete gli umori.
  3. Selezionate una serie di argomenti “caldi”, quelli che generalmente vengono taciuti o a malapena sussurrati in azienda. E aprite dei forum per parlare *proprio* di quelli.
  4. Cominciate a pubblicare in un apposito spazio, le mail che vi arrivano. Alle più interessanti date anche una risposta della redazione.
  5. Prendete le mail più “critiche” pervenute in redazione, quelle che vi sberleffano, vi ridicoleggiano e vi insultano. Le persone che le hanno inviate sono, in realtà, le più collaborative. Considerateli i vostri utenti privilegiati. Per un certo periodo sottoponete a loro le vostre scelte, e fatevi dare dei consigli. Se potete telefonate o andate a trovarli di persona.
  6. Rispondete alle mail che vi arrivano nel giro di poche ore.
  7. Pubblicate cose di “basso profilo” non taratevi, specialmente all’inizio solo sui contenuti “strategici”.
  8. Non chiedete, almeno all’inizio dei feed-back su cose come: “Ci espandiamo in giappone…”, “abbiamo acquisito il 35% della quota azionaria della blablanet”. Cominciate a parlare della finestra rotta, e chiedete feed-back su quello: vedrete quante altre finestre rotte arriveranno…
  9. Tagliate l’azienda in “fette” sottili ed individuate i temi tecnici più importanti: cercate tra le persone della vostra azienda gli esperti su quei temi ed aprite dei forum gestiti da loro.
  10. Pubblicate tutto: non chiedete alle persone di essere quello che non sono. Ogni articolo, commento, segnalazione è un regalo dei vostri colleghi. Pubblicatelo, e in fretta.
  11. Individuate i vostri alleati: chi partecipa di più? Chi si è lanciato nel progetto? Chi fornisce delle idee “evolutive”? Tirateli dentro di corsa.
  12. Se qualcuno vi chiede costa state combinando sul web aziendale, perdete mezz’ora a spiegarvelo e fatevi dire se è una cosa buona o no per lui. Se vi dà delle idee, accettatele e poi pubblicatele ringraziandolo pubblicamente.
  13. Mettete in un apposti spazio foto e riferimenti di tutti i collaboratori più “assidui” e di quelli con cui avete stabilito un contatto più solido.
  14. Se avete un dubbio su una sezione o qualcosa da costruire fate un sondaggio rapido via mail “spam” a più colleghi che potete: sulla base delle risposte decidete.
  15. Quando in riunione sentite parlare di “Creazione del valore”, “bottom up” e via dicendo guardatevi intorno: se intorno a voi ci sono solo dirigenti e consulenti prendete tutti i vostri appunti e, a fine riunione, buttateli nel cestino. Avete solo perso del tempo.

Feb
24

Sliderman in trasferta

Ed eccomi in trasferta a nella mia vecchia città, Milano, a macinare le ennesime slide per l’ennesima presentazione “importante”. Quanti ricordi…(scusate, ho un rigurgito)

Feb
22

Accademici con gusto

Appena terminata la lettura del libro di Fabio Metitieri “Comunicazione personale e collaborazione in rete” (Franco Angeli) sono assalito da due sensazioni opposte: da una parte la soddisfazione nel trovare un volume che cerca di raccogliere e descrivere in maniera semplice e ordinata tutti gli strumenti e le principali forme di comunicazione e community presenti sulla Rete oggi, cosa non facile né scontata. Per me, che sono, alla fin fine, un ignorantone, è stato utilissimo. Metitieri sa bene di cosa parla ed ha il pregio della precisione e dall’obiettività.

Dall’altra parte ho provato un po’ di delusione, specie nella seconda parte, del libro, dedicata agli aspetti “pratici”, per un’inclinazione forse ancora troppo accademica e meno “appassionata”. La sensazione è quella di trovarsi di fronte ad un “grande vecchio” che ci segnala tutti gli elementi per creare un nostro percorso senza regalarci molti consigli pratici, limitandosi a quelli standard e conosciuti. Leggendolo non impariamo a creare una community dalla A alla Z, ma sicuramente disponiamo di una panorama bibliografico e teorico notevole per poter affrontare un nostro percorso. Insomma un libro che serviva, ed un buon punto di partenza per affrontare altri approfondimenti.

Feb
21

La scimmia parlante del web

Ragazzi, quando l’ho visto non potevo crederci: l’ennesimo tentativo di rendere televisivo il web sotto forma di una specie di scimmia parlante virtuale. Un incubo. Non so perché ma il tutto mi ricorda una racconto horror di Mick Garris, pubblicato da Einaudi in un’antologia. Un regista che pur di diventare famoso accetta la convivenza con un essere mostruoso che alla fine lo distruggerà. Ci cascherà qualcuno? Ma certo che ci cascherà….

Feb
21

Fenomeni di autocoscienza nel marketing

Quelli del marketing, da me, sono davvero forti. No, dico sul serio, fanno tenerezza. Vederli in azione sulla nostra intranet è un po’ come portare i bambini a Gardaland. Essere grossi, grossi, grossi. Tante, tante cose colorate. Mi ricordano Caterina, la mia nipotina di un anno. Il problema è che danno per scontato che anche tutti gli altri colleghi condividano le loro passioni, hemm.. da luna park. E non è così.

Io non me ne intendo di marketing, ma ho come l’impressione che per il loro lavoro, questo tipo di errori di valutazione possa rappresentare un grosso problema. Ma non lo dico mai per non sembrare provinciale.

Insomma, per me sono dei simpatici bambinoni che a volte peccano di eccesso di infantile passione. Come non comprenderli? Loro non vogliono assomigliare ai “grigi burocrati del personale”. Beh, su questo hanno ragione. Ma perché, dico io, dobbiamo metterci tutti il naso rosso da clown?

Alcune frasi che mi sono sentito dire:

  • Mettiamo qualcosa che si muova e che faccia il botto
  • Ma non è possibile metterci un banner, lì, in alto a sinistra? (ancora di recente, giuro…)
  • Mettimi uno spash in home (??)
  • Non è abbastanza “figo”

Una volta uno di loro mi ha confessato: “che ci vuoi fare, siamo dei burini…” Accidenti, ho pensato: la intranet può diventare un spazio di autocoscienza. Insomma, io li lascio scorazzare (guai a non farlo…), ma intanto vado a rileggermi il pezzo di Tombolini su McDonalds

Feb
20

Precursori cartacei collassano…

Simpaticissimo il 3M blog di Zack. Un’idea orginale che fa collassare la logica blog con quella del suo percursorse cartaceo…

Feb
19

Ipercodifica, ipersemiosi

Per capire meglio il reale a volte bisogna porsi ai limiti, e polarizzarsi in una sorta di manicheismo strumentale.Partiamo dal fatto che noi siamo esseri che lavorano sui segni. Dalla mattina alla sera. E non è un fatto legato alla post-modernità o alle immagini deliranti di MTV: semplicemente succede che non ci rapportiamo alle “cose”, ma eseguiamo un continuo lavoro di codifica-decodifica-interpretazione sulle cose. Anzi, non ci sono proprio “cose” senza questo lavoro. Sei sul Web? Stai interpretando segni. Facile. Ma anche: sei sul tram? Pensa, anche lì lo stai facendo. Già più intrigante. Sei a tavola? Beh, anche lì stai codificando e decodificando segni. Mmmh…

Ma tutto questo è solo accademia. Il mio problema non è capire il nostro lavoro di interpretazione, ma spiegare i momenti in cui questa interpretazione “si spegne”. E succede spesso. Succede tutte le volte che qualcosa ci annoia o ci sembra “scontato” o ci sembra “naturale”. Sembra che tutto fili liscio. Questo è frutto di di ciò che potremmo chiamare ipercodifica. (approfondimenti quì) Alcuni esempi:

  • Il linguaggio gergale
  • Le frasi fatte
  • Le metafore morte
  • Le immagini di manager che si stringono la mano
  • Tutte le pubblicità delle automobili (e non solo…)
  • I pattern nel jazz
  • Le veline

L’ipercodifica insomma, frena la semiosi e limita (ovviamente) i casi di decodifica aberrante, per il semplice fatto che limita l’operazione di decodifica “tout court”. E’ come una minestra ermeneutica predigerita. Dall’altra parte, chiediamoci come si potrebbe rappresentare il contrario dell’ipercodifica.

Io la chiamerei ipersemiosi: la capacità, cioè, di un segno di eccedere la gamma dei suoi significati e di aprirsi ad una “riscrittura” del senso. E qui gli esempi scarseggiano. Forse la testimonianza più suggestiva di ipersemiosi l’ho incontrata qualche anno fa, assistendo al Leoncavallo ad una performance del Living Theatre.

l’attore,da solo, appare all’improvviso, rivolto verso il pubblico. Immobile sul palcoscenico. Illuminato. Fermo. Inespressivo. Passa un minuto, due, cinque…Niente. Le persone del pubblico cominciano a rumoreggiare, dapprima piano, poi più forte. Cominciano ad emergere voci distinte, partono urla urla, battute, schiamazzi. Le persone cominciano a scherzare tra di loro, lanciandosi battute a vicenda. Sempre più persone cominciano a stare al gioco e tutto si trasforma a poco a poco in una vivace performance collettiva. La tensione si sciogli, il “senso” comincia a costruirsi, ad affluire come una rassicurante cascata. Da brivido… Ecco: l’ipersemiosi è la capacità intrinseca di un segno di generare interpretazioni.

Ok, che centra tutto questo? Semplicemente, mi chiedo: quanto è aumentato il livello medio di ipercodifica in questi anni? Il web ci aiuterà a sovvertire il nostri frusti e malaticci codici ermeneutici?. Riusciremo, alla fine, a vincere la nostra ambiziosa, titanica, pazza, caccia al tesoro di una semiosi più ricca nelle nostre vite?

Feb
18

Il lavoratore flessibile diventa un Tamagoci

Si ha un bel dire che Flash è una tecnologia che non serve a niente: per quanto riguarda giochini interattivi (o anche, più seriamente, tutorial formativi e informativi) è di gran lunga superiore a molte altre teconologie. Una prova la trovate nel simpaticissimo Molleindustria, un sito dedicato alla flessibilità del lavoro e ed altre amenità (grazie Leuca per la segnalazione…) Provate a giocare con laTuboflex, fanta-multinazionale del precariato, e fate sopravvivere il suo tipico lavoratore atipico. Sul sito potete inoltre giocare come in un tamagoci con il vostro lavoratore precario virtuale o allenarvi (solo per donne…) a simulare l’orgasmo, cosa sempre utilie in un universo del lavoro maschilista. Buon divertimento!

Feb
18

30 e lode al vortale di Filosofia

Il richiamo del mio passato, sia storico che geografico mi ha portato a HermesNet, un portale veritcale dedicato alla ricerca filosofica. Lo conoscevo da tempo ma solo oggi, curiosando nella pagina della redazione, scopro con piacere che è stato fatto nel dipartimento in cui io stesso ho studiato, e da persone, come Igino Domanin, che all’epoca frequentavo. Quante discussioni mi sono tornate in mente…

Beh, i destini, a volte, sulla Rete si incrociano (non è forse fatta per questo?). Insommma, ve lo segnalo, e non solo perché la cosa mi interessa personalmente e le persone che lo organizzano sono altamente stimabili, ma perché è un sito fatto veramente bene. Home “ricca”, scorciatoie verso i livelli profondi, Directory chiare, e tanti, tanti, contenuti interessanti. Insomma un vero portale come andebbe fatto. Grazie ragazzi…

Feb
17

Diario postumo di un flessibile

Chissà se conoscete già questo gustoso fanta-diario di un lavoratore “flessibile”, scritto dal nostro Luciano Gallino, uno dei sociologi più attenti ai mutamenti della società del lavoro. I libri di Gallino non sono solo illuminanti e convincenti: al di là dei dati, delle cifre e delle accurate analisi, sono testi carichi di autentica passione e di una verve sarcastica da vero intellettuale “engagée”. Mitico Luciano…

Feb
15

Comunicare la scienza: un’impresa trasversale

La comunicazione efficace riguarda tutti, senza distinzione di “parrocchia” disciplinare. E oggi, infatti, il tema comincia ad essere affrontato anche in ambiti che, storicamente, hanno poco curato questi aspetti, e proprio per questo necessitano di ampi aggiornamenti. E’ il caso delle università e in particolare delle facoltà scientifiche. Naturalmente, come sempre in Italia il problema si amplifica (a parte Piero Angela, non esiste una tradizione di divulgazione scientifica e i pochi testi “cult” sono tutti di derivazione anglosassone).

Per fortuna qualcosa si muove: a Trento, nell’ambito del programma SISS è attivo un gruppo dedicato alla didattica scientifica e alla comunicazione e divulgazione della scienza. Nel loro , potete scaricare (*okkio*, pesano quasi due mega…) le slide di Yurij calstelfranchi, un “eroico” ricercatore nella materia, realtive a due lezioni sulla comuncazione della scienza, dedicate ai futuri divulgatori, e, più recenti, alcuni contributi sulla comunicazione della matematica.

Troverete molte indicazioni e una metodologia che, fatalmente, avvicina questo mondo disciplinare a quelli che siamo più abituati a “maneggiare”. Forse finalmente qualcosa è cambiato da quando C. Snow parlava dell’isolamento dei due saperi scientifico e umanistico. Sicuramente, sul terreno della comunicazione al grande pubblico, questi due saperi ritrovano un terreno comune, e anche tecniche e modalità simili. Scaricare per credere.

Feb
14

L’oblio secondo Perec

Oggi riposo, lettura, musica, ascoltata e -indegnamente – suonata, (prove di improvvisazione con le danzatrici…), e abbozzi di meditazione. E una bella citazione da George Perec, meno claustrofobica di quanto farebbe supporre. Quadri, muri, appartamenti: cosa nasconde cosa a chi? L’oblio, insomma, più come forma della pienezza che come forma del vuoto. Chiodo schiaccia chiodo, quadro scaccia muro, figura scaccia sfondo: una gestalt senza fessure…

“Metto un quadro su un muro. Poi dimentico che c’è un muro. Nono so più che cosa c’è dietro il muro, non so più che c’è un muro, non so più che questo muro è un muro, non so più che cos’è un muro. Non so più che nel mio appartamento ci sono dei muri, e che se non ci fossero muri, non ci sarebbe l’appartamento. Il muro non è più ciò che delimita e definisce il luogo in cui vivo, ciò che lo separa dagli altri luoghi in cui gli altri vivono, non è più che un supporto per il quadro. Ma dimentico anche il quadro, non lo guardo più, non lo so più guardare. Ho messo il quadro sul muro per dimenticare che che c’era un muro, ma dimenticando il muro dimentico anche il quadro”.
G. Perec – Specie di spazi – 1989 –

Feb
13

Come Adorno, meglio di Adorno

Quando ero giovane e spensierato (!?) mi divertivo a scimmiottare i grandi, cercando di imitare il loro stile: Theodor Adorno era uno dei miei preferiti, e in special modo il suo capolavoro, “Minima Moralia”. Visto che domani è S. Valentino ho ripescato un mio aforisma scritto all’epoca su sessualità, passione, sentimento. Da notare l’utilizzo di quella che Adorno chiamava “dialettica negativa” (ovvero: l’arte di rivoltare la frittata…) Sembra o non sembra il nostro Theodor?;-)

“Il cinismo compiaciuto, che nelle questioni d’amore rivendicava la priorità della sessualità, preso alla lettera dall’ideologia televisiva, che lo ha accolto come dogma, si è trasformato nel suo opposto.

Le due sfere di amore e di sessualità, che nel cinismo conservavano uno scarto tra di loro (il cinismo sovrapponeva provocatoriamente ciò che almeno nel concetto era distinto) hanno finito per abbracciare lo stesso territorio dell’esperienza e la non coincidenza, che la percezione poteva rilevare, almeno in prima istanza, tra sentimento e desiderio, viene corretta dal confortante sapere medico-scientifico.

Parlando di sentimenti si finisce per sembrare indecenti e il libertino, che in passato si emancipava dal soffocante dominio delle “nobili passioni” mettendo i suoi bisogni in primo piano, è diventata una figura arcaica, superata dalla necessità, pacatamente rivendicata, di avere diritto a “normali” rapporti. Il bisogno, il desiderio, e la loro soddisfazione, sono diventati ideologia, che nel momento in cui scredita l’esperienza del sentimento giudicandola inautentica e melensa, mistifica anche quel poco di piacere fisico, che solo in relazione alla precedente ideologia dei “sentimenti” conservava il suo valore liberatorio.

Giudicando “superata” la sfera del sentimento romantico, anche quella delle “passioni” si è avvizzita e la donna emancipata, che rivendica orgogliosamente la sua capacità di “gestire la sua sessualità”, assomiglia sempre di più al capo d’azienda che, cifre alla mano, misura perdite e guadagni con la serenità compiaciuta di chi fa il proprio dovere con meticolosità.”

Giacomo “Theodor” Mason :)

Feb
12

Sliderman, aiutami tu!

Ore 23.00: prosegue la mia battaglia con Powerpoint per trasformare il pensiero in pillole-pensiero. Mi immagino la “Fenomenologia dello Spirito” spiegata con le slide: Coscienza (freccione) oggetto (freccione) movimento del pensiero (freccione) autocoscienza (freccione)… Povero Hegel, che ti sei perso… Voglio uscirne. E in fretta. Per cui mando il mio segnale nel cielo di Aziendacity e spero che arrivi lui, l’eroe di mille presentazioni. Sliderman, c’è bisogno di te! Corri e aiutami con i tuoi supertemplate. Taglia, cuci, riduci, insomma lobotomizzaci come solo tu sai fare…Presto!!!!!!

Feb
12

A portata di mano (non si sa mai…)

Sono tempi duri per tutti: nel caso aveste bisogno vi segnalo questa utile risorsa in rete dedicata al Mobbing. Riferimenti legali, casi, storie, utlità e dei simpatici dossier. Nella speranza, in questo caso, che non diventi mai una community…:-))

Feb
11

A lezione con Coltrane

Per tutti gli appasionati di Jazz, musicisti o no, Jazzitalia è sicuramente un punto di riferimento essenziale. Ma la cosa bella è l’impressionanate numero di risorse didattiche a disposizione. Lezioni, materiali, brani da scaricare e ascoltare, analizzati e commentati da professionisti italiani e stranieri che si sono uniti in questa communty che raggruppa insegnanti, musicisti, semplici appassionati. Tra le tante proposte didattiche on line, guardate (e ascoltate) la bella lezione di Flavio Tullio sull’assolo di J. Coltrane in “Oleo” (dalle famose “session” di Davis del 1956). Frammenti, commento, trascrizioni… Divertitevi.

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Grazie mille per la pazienza. E' l'Europa che ce lo chiede