Home » Archivi per luglio 2004

Lug
31

Nientemeno che la verità

Raramente pubblicizzo altri blog, ma in questo caso devo fere un’eccezione e segnalare il pregevole spazio di Clelia Mazzini, (qui trovate la descrizione della sua singolare scelta) dal titolo, a dire il vero un po’ solenne, di “Aletheia“, ovvero verità (nel senso di: ciò che viene alla luce, 2che si svela, che si rivela…). Moltissimi gli argomenti, dall’antropologia alla filosofia alla teoria della letteratura. Da segnalare la preziosa lista di letture consigliate, pazientemente raccolte, sia in rete che su carta. Un blog per gli amanti della cultura con la “c” maiuscola. Brava Clelia: in questi due anni nulla è mutato qui fuori, ma tu torna lo stesso tra noi, se puoi. E chissà che allora non muti qualcosa davvero. Con affetto.

Lug
29

Intranet 4.0 (sic…)

Come ho più volte sottolineato, in questo blog e in altre sedi, intranet non è un prodotto ma un processo. Non si esaurisce con il suo “lancio” anzi, comincia a vivere e a modificarsi proprio allora.

Non stupiamoci quindi se, anche dopo magari due o più anni di vita, sorga ancora la necessità di cambiamenti radicali, revisioni, ampliamenti. E’ il caso della mia intranet, che oggi vara la sua 4° versione (credo). Non solo. Proprio ieri ben due settori abbastanza cospicui dell’azienda mi hanno fatto richiesta ufficiale di apertura di una nuova sezione dedicata a loro.

Io li aspettavo come un ragno aspetta la mosca e loro, senza particolari sforzi da parte mia, sono cascati nella “rete”. Alla domanda fatidica “Quanto ci costerebbe?” ho potuto rispondere “Nulla. E’ tutto fatto all’interno”. Grande entusiasmo nei corridoi (si fa per dire…)

Ora, cosa sarebbe successo se invece di avere un sistema flessibile, duttile, scalabile, personalizzabile , economico e facile da usare avessi avuto una di quelle portaerei editoriali che andavano tanto di moda qualche anno fa? Risposta: avrei avuto molti, molti, ma veramente molti problemi. Morale da trarre da tutto questo:

1) La tecnologia costosa e sofisticata, quando non è indifferente al coinvolgimento dei dipartimenti aziendali, le è addirittura dannosa
2) Su intranet il lavoro non manca mai
3) Le cose fatte su richiesta vengono sempre molto ma molto meglio e sono più soddisfacenti
4) Arriva per *tutti* il momento della intranet, basta aspettare e tenersi pronti

Lug
29

Volentieri sabotiamo

Sono molto pigro nell’accogliere appelli in rete, ma in questo caso è *veramente* necessario dare una mano nel fare un po’ di google bombing (per sapere che cos’è il google bombing andate qui) contro un sito fatto da gente da evitare. La lettura di questo sito è vivamente sconsigliata a tutti, poiché altamente diseducativa (una simpatica compilations delle loro esternazioni la trovate qui). Come dicevamo questa è veramente gente da evitare: cosa purtroppo impossibile ai loro figli, probabilmente condannati a riempire le strutture sanitarie pubbliche e private (quando non le patrie galere…) nei prossimi anni.

Lug
28

Abbandonare la visione “IT-centrica”

Nell’ultimo numero della newsletter IntranetFiles Roberto Cobianchi parla del rapporto tra intranet e strategie di Business. Ancora troppo poche aziende che fanno della intranet uno strumento per supportare realmente le attività operative, nonstante gli investimenti nel settore crescano (ma sarà vero? mah…). Bisogna abbandonare la visione IT centrica (d’accordissimo) e cominciare a pensare alle intranet come uno strumento più “plastico” e versatile, capace di supportare anche gli obiettivi di business. Prima però, questi obiettivi bisonga darseli. Sacrosanto.

Lug
24

Il moralista e l’epistemologo: dialogo sulla felicità

– Moralista – Anche io ho smesso di credere, come scrive M. Houellembecq nel suo ultimo romanzo, che questa società sia ancora in grado di produrre felicità. E’ come se ci venisse detto: la felicità l’abbiamo finita, mi spiace, posso darle qualcos’altro? Non so, un desiderio, un’immagine, un sogno, un ricordo che non le appartiene, così che possa goderne nei momenti difficili. La felicità, come esperienza, si è sganciata dal nostro essere sociale per diventare un ripiego, una colpa, una fuga, un sogno vuoto. E’ uscita dalla dimensione delle domande collettive, posto che ce siano mai state, per entrare nel regno delle risposte individuali.

Epistemologo – Ma d’altronde la felicità è sempre, in qualche modo, la “mia” felicità. La felicità quindi, come l’esistenza, non è un concetto, ma un vissuto. E come tale non possiamo, in senso stretto, parlarne.

Moralista – Ne stiamo parlando

Epistemologo – No, stiamo parlando della possibilità di definirla, è diverso. Ci siamo posti in un territorio “neutro” per un poco.

Moralista – Io posso darti esempi di felicità: quando ero bambino, giocavo in cortile in primavera, con gli altri bambini del vicinato. Mia mamma mi chiamava al tramonto, per la cena, ma io volevo restare ancora, volevo assaporare la giornata che finiva e fare progetti con i miei amici, e sentire la stanchezza che lottava con la voglia di correre, e ancora e ancora…Ecco, io ricordo la mia felicità. Ne ho un’immagine nitida. La risento dentro me come un colore…

Epistemologo – Questo è interessante: della felicità possiamo parlarne solo al passato. Lo aveva già annotato, quasi di sfuggita, T. Adorno: la felicità si declina sempre al passato, come un “essere stati felici”. C’è bisogno di un po’ di distanza per fare in modo che un’esperienza si solidifichi e sia possibile pensarla. Solo in questa dimensione essa è possibile per il pensiero. E’ possibile crearne un simulacro nella mente.

La felicità, quindi, non appartiene al presente. Nel presente può esserci il godimento, la speranza, la quiete, ma non la felicità. Il suo raggiungimento è un fatto di archeologia, ed è legato alla nostra capacità di ripegarci su ciò che non siamo più. Mi accorgo ora che la conclusione iniziale, ovvero: “la felicità non è un pensiero ma un visstuo” si è traformata nel suo opposto. La felicità è solo un pensiero, una meditazione da archeologi della memoria.

Moralista – E’ vero, è come se la sua ricerca fosse sempre all’indietro: è un lavoro da storici, non da geografi.

Epistemologo – Qui entra in gioco un altro fattore importante che riguarda la nostra memoria. Noi non siamo in grado mai di riprodurre, se non in parte, i nostri “vissuti”. Ciò che riproduciamo è una loro versione ricostruita, come una anastilosi delle nostre esperienze.

Moralista – Anastilosi?

Epistemologo – Si, ovvero un processo di “ricostruzione” delle parti mancanti a partire dalle parti visibili. Un accomodamento, ecco. Una costruzione compatta che riemerge dalle rovine dei nostri ricordi. Ora, la domanda è: questa costruzione è falsa? Perché la ricostruzione non è mai arbitraria: segue le linee portanti della nostra “tonalità affettiva”, per dirla con Heidegger. È come un film restaurato a cui mancano dei fotogrammi. Il lavoro di restauro non restituisce l’originale, in senso letterale, ma coglie lo spirito della cosa in se stessa. Il senso di felicità o di infelicità è “il senso” di questi ricordi, veri o falsi che siano.

Moralista – Quindi la nostra storia è sottratta al vero e al falso? Ma che razza di conclusione. Ci sono i fatti, e i fatti restano al di là nelle nostre “tonalità affettive”. E’ di quello che parliamo, e su quello che ci basiamo per avere il senso delle cose. La capanna sull’albero, la ragazzina che amavo, le palle di neve nel prato davanti alla casa…Non li ho inventati. Ma tutto finisce. E oggi non c’è più prato. O meglio, non ci sono più io.

E’ come se la consapevolezza della fluidità del tutto, del nostro essere e non essere, del nostro non esserci più, del nostro cambiare, minasse alle fondamenta la possibilità di un percorso stabile in cui noi stessi ci ritroviamo, ci ricomponiamo. Noi non siamo più quelli di “allora”. Il mondo non è più lo stesso e anche le cose che sembravano più solide si rivelano delle illusioni. In questo contesto di frantumazione, in cui è la dimensione del presente ad avere la meglio su tutto, non è possibile questa “felicità di ripresa”, poiché è impossibile la ripresa. Nelle società più stabili (penso ad esempio alle società contadine) l’agganciamento con la propria storia e con simboli riconoscibili di essa, sedimentati dai rituali, rendeva forse possibile qualcosa di simile alla felicità, ma oggi…oggi domina “l’eterno presente”. Per questo ritroviamo tante tendenze che invitano a “riscoprire le radici”.

Epistemologo – Tocchi un altro tema importante legato allo, chiamiamolo cos’, “spettro semantico” della felicità: quello del “compimento”. Ciò che ci rende felici è in qualche modo qualcosa che ci “completa”. In questo senso ritorniamo al tema del passato. L’essere che vive non è un essere compiuto. E’ un essere monco, legato più al nulla che all’essere: è un vettore che interpreta simboli, ma in questo interpretare risiede la sua insanabile frattura. Solo nella distanza può darsi un simbolo e questa distanza rende impossibile la ricomposizione. La pietra è felice. Il muro è felice. La nostra felicità è quella “pietra” che siamo diventati. Ma quella pietra non siamo più noi: ci limitiamo a guardarla dal nostro bizzarro, instabile, invisibile, punto di osserviaziome. E siamo daccapo.

Moralista – Questo mi ricorda qualcosa…

Lug
23

Gmail versus Aristotele: un articolo

Nel suo ultimo articolo, pubblicato su Boxesandarrows, Dan Brown, architetto dell’informazione, riflette sui problemi legati alla categorizzazione delle mail e di come l’arrivo di Gmail abbia portato allo scoperto alcune tipiche modalità di utilizzo della posta elettronica, trasformandole in interfaccia, modalità che proiettano istantaneamente gli utenti in un modo privo di barriere, in un universo complesso, poliforme ed interrelato. Una nuova interfaccia in cui l’immagine della complessità lotta contro la metafora della biblioteca. Insomma Gmail rappresenta, per l’autore, un vero e proprio nuovo paradigma: riscirà Google a stabilire un nuovo standard in cui non ci sia più bisogno di archiviare?

Lug
21

L’anagrafe delle estensioni dei file…

Un collega pazzoide mi segnala questo sito che permette di ricavare da ogni estensione di file il corretto programma che le supporta (insomma sapere che cavolo sono alcuni file con cui a volte trattiamo…)

Lug
20

Sliderman (poliglotta) torna in azione :-(

Eh, si: troppo tempo era passato dall’ultima missione e ora Sliderman è pronto tornare in azione, volando (si fa per dire) alla volta di Milano (burp, scusate, ho un rigurgito…), per incontrare un tizio francese a cui dovrà parlare in inglese. La presentazione è pronta e, dopo la traduzione, ha praticamente assunto vita propria e adesso fa i capricci, vuole essere chiamata per nome, presa con guanti bianchi e trasportata  su un CD d’oro tempestato di diamanti. Ma mi ha promesso che, se stasera le racconto una bella fiaba domani produrrà indite animazioni, degne del miglior LSD. Ne vale la pena.

Riuscirà il nostro eroe ad ipnotizzare il malcapitato entro la quinta slide? Certamente sì, ne va della sua reputazione internazionale. E Sliderman non ha mai fallito. E ora scusate ma il treno (Sliderman viaggia in treno) mi aspetta.

Lug
20

Le audaci visioni di FucineMute

Scopro con piacere (grazie ad una visitatrice che non ho fatto in tempo a fermare nei mieri referrer, e me ne scuso) un web magazine di grande livello, realizzato a Trieste (anche se non ho ancora capito quel è la home page: questa o questa? Io propenderei per la prima ma…). Si parla di cinema, arte, fumetti, tendenze contemporanee, comunicazione, mass media. Provate a sfogliare la sezione dedicata ai saggi (con pregevoli interventi di Eco, Longo, Sanguinetti…) o il canale dedicato al postmoderno (con interventi di Dorfles, Barilli e, udite udite, Enrico Ghezzi).

La navigazione mi fa venire il mal di mare (credo siano passati da poco su una nuova piattaforma e vecchio e nuovo conviviono), ma vale la pena immergersi…

Lug
19

Bauman e le comunità guardaroba

E’ tempo di tornare al lavoro, ma non prima di avervi regalato una bella citazione da uno degli ultimi lavori di Zygmunt Bauman, “Intervista sull’identità“, un libro piccolo ma preziosissimo, illuminante e profondo come tutti i suoi lavori. Tra le righe, e nemmeno tanto, si parla anche di noi blogger e delle comunità virtuali, ma il libro va molto al di là, affontando i problemi relaitivi alla crisi dello stato-nazione e al crescente bisogno di appartenenza non soddisfatto dai tradizionali meccanismi sociali propri delle “società della prossimità”. Buona lettura

I luoghi in cui era tradizionalmente affidato il sentimento di apartenenza (lavoro, famiglia, vicinato) o non sono disponibili o, quando lo sono, non sono affidabili, e perciò quasi sempre incapaci di placare la sete di socialità o calmare la paura della solitudine e dell’abbandono.
Di qui nasce la crescente domanda per quelle che potrebbero essere chiamate comunità guardaroba, quelle comunità che prendono corpo, anche se solo in apparenza, quando si appendono in guardaroba i problemi individuali, come i cappotti e i giacconi quando si va a teatro. L’occasione può essere fornita da qualsiasi evento scioccante e superpubblicizzato: un’eccitante partita di calcio, un crimine ingegnoso o efferato, o un matrimonio, un divorzio o altra sventura di una celebrità in quel momento alla ribalta. Le comunità guardaroba vengono messe insieme alla bell’e meglio per la duarata dello spettacolo e prontamente smatellate non appena gli spettatori vanno a riprendersi i cappotti appesi in guardaroba. Il loro vantaggio rispetto alla “roba autentica” sta proprio nel breve arco di vita e nella trascurabile quantità di impegno necessario per unirsi ad esse e godere (sia pur brevemente) dei loro benefici. Ma tra queste comunità e il calore sognato e la comunità solidale c’è la stessa differenza che corre tra le copie in serie in vendita nei grandi magazzini e gli abiti originali dei gran di stilisti…
Zigmunt Bauman – Intervista sull’identità – Laterza

Lug
15

Pausa

Cari lettori, niente post almeno fino a domenica: vado a Sarzana, la mia piccola città natale (alcuni scorci in 3D li trovate qui e anche qui), senza telefono fisso (a parte il cellulare-palmare) e quindi senza blog. Potrò così continuare a scrivere il mio pamphlet antiaziendale e a leggere come un pazzo. ciao.

Lug
15

Studiare la comunicazione nei forum

Il numero di maggio 2004 della webzine Form@re è interamente dedicato allo studio della comunicazione all’interno dei forum web: analisi conversazionale e analisi sequenziale, strutturazione delle relazioni e alcuni articoli di metodologia della ricerca. Spero di avere il tempo di stampare e leggere gli interessanti contributi, in particolare la ricerca di Mancini-Maroni sull’analisi dei parametri conversazionali nei forum. Buona lettura anche a voi.

Lug
15

Entropia, informazione, complessità

Un interessante articolo di Gianni Zanarini sui rapporti tra informazione ed entropia. L’articolo è molto tecnico (riporta la definizione “classica” di informazione, ovvero quella legata al repertorio di probabilità alla fonte, formalizzata matematicamente), ma secondo me vale la pena di uno sforzino, soprattutto per i risvolti epistemologici della seconda parte.

Lug
15

TesiOnLine – Finalmente un’idea interessante

Scopro con piacere che il Corriere della sera ha messo su un sito per pubblicare e condividere le proprie tesi di laurea on line. Lo scopo dichiarato è favorire la circolazione del sapere e aiutare i giovani a mettersi in contatto con le aziende. Indice, bibliografia abstract e alcune pagine della tesi sono gratuite, la consultazione integrale si paga (24 euri), e metà dell’importo va all’autore. Da “Knowledge manager” quale cerco di essere non potevo farmi scappare l’occasione e ho pubblicato subito la mia tesi su Gregory Bateson.

Noto per inciso che il sistema di indicizzazione e ricerca è *esattamente* quello che vado proponendo da tempo per i sistemi documentali: classivicazione su due livelli, presenza di abstract e parole chiave, motore di ricerca che agisce su entrambi e navigazione per categorie e sottocategorie. Inoltre la home presenta le tesi più cliccate, le più interessanti, le più nuove, ecc.Perfetto! Chi deve creare un sistema documentale può imparare qualcosa, credetemi.

Post scriptum  del 19 luglio: ok, me l’hanno pubblicata, a questo indirizzo, con tanto di foto, abstract e curriculum…e l’hanno già visitata in 11 (pazzi furiosi, obviously…)

Lug
14

Le chiavi di successo in intranet per H. McQueen

Su IntranetFocus trovate un sintetico decalogo sui fattori di successo nello sviluppo di una intranet. Chi segue questo blog e, in generale, il tema delle intranet, riconoscerà alcuni “piccoli classici”: sviluppare una strategia, pianificare i contenuti, creare una architettura dell’informazione usabile e che non rispecchi pedissequamente l’organizzazione aziendale, etc…Assieme ad alcune proposte più originali, come il supporto e l’ufficializzazione dei fornitori interni di informazione e l’integrazione di contenuti interni ed esterni (sempre perché le persone non sono robot, e l’azienda non è una monade isolata…)

Mancano purtroppo indicazioni e regole sulle “famose” comunità di pratica, ma sopperiremo presto alla lacuna con nostri contributi, non temete…

Lug
12

Ancora sulla filosofia di Matrix

Facendo una ricerca un pochino più approfondita in Rete scopro che il rapporto tra matrix e filosofia è stato davvero assai battuto. Ovviamente, il primo (e scontato) riferimento è all’epistemologo Hilary Putnam, autore tra l’altro del celebre esperimento mentale dei cervelli nella vasca. Per saperne di più su H. Putnam niente di meglio che leggere il libro del mio amico Paolo Artuso, vero specialista della materia: “Hilary Putnam: realismo e comprensione“.
Ma scopro, via Gino Roncaglia, che anche il sito del film ospita una sezione tutta dedicata al rapporto tra Matrix e filosofia . (c’è anche un intervento di H. e S. Dreyfus, celebri fenomenologi americani…)

E per finire, scopro che esiste un volume collettivo dedicato al’argomento: si intitola “Dentro la matrice“, ed è edito da Alboversorio. Leggo che ci cono interventi di Carlo Sini, Paolo D’Alessandro, Carlo Formenti, Giuseppe Longo , Achille varzi…mica “pizza e fichi”, come si dice a Roma.
Ragazzi questo è assolutamente da prendere…

Lug
11

La città come metafora

Il nostro linguaggio può essere considerato come una vecchia città: un dedalo di stradine e di piazze, di case vecchie e nuove, e di case con parti aggiunte in tempi diversi; e il tutto circondato da una rete di nuovi sobborghi con strade diritte e regolari, e case uniformi
L. Wittgenstein – Ricerche filosofiche

Le costruzioni della storia sono paragonabili a ordini militari che accasermano e corazzano la vita vera. Contro di esse, il moto di piazza dell’aneddoto. L’aneddoto ci avvicina le cose nello spazio, le fa entrare nella nostra vita.
W. Benjamin – I “passages” di Parigi

Lug
10

La filosofia e i suoi eroi

Chissà perché, nel mio girovagare per la Rete, mi imbatto sempre in siti di alta qualità nei contenuti e di bassa (per non dire nulla) qualità nella fattura: è il caso di FIlosofico.net, un sito di divulgazione filosofica che scopro ora ma che è attivo da anni, dall’altisonante tagline: “La filosofia e i suoi eroi” (ragazzi, la home regge, a parte l’orrido javascript, ma al di sotto è veramente un disastro…).

Il sito, ottimo, tutto in italiano, è curato da un pazzoide che risponde al nome di Diego Fusaro, un appassionato filosofo e cultore di filosofia. Potete usarlo come piccola enciclopedia ma ci sono anche delle preziose e simpatiche chicche che valgono davvero la pena, ad esempio (visto che siamo in estate…) una serie di quiz filosofici (ehi, in quello su kant ho azzeccato 11 domande su 12; mi ha fregato la domanda sulla dissertazione del ’70…) o un interessante saggio sulla filosofia di Matrix (il film). Se poi avete voglia di spremervi un po’ di più potete provare, per esempio, a capire, finalmente, cosa cavolo sia il decostruzionismo di Derrida, nell’apposita pagina.

E poi citazioni, brani antologici, monografie…il tutto condito con tanto entusiasmo e voglia di comunicare. Insomma, tre urrà per Diego: la nostra caegoria ha bisogno di apologeti… (ma fatti aiutare da uno che di web ci capisca veramente…)

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Grazie mille per la pazienza. E' l'Europa che ce lo chiede