Home » Archivi per settembre 2004

Set
29

Il signor G

La grande notizia di oggi è che finirò come caso clinico nel prossimo libro del mio psicoterapeuta. Non sto scherzando: più sbullonato del piccolo Hans, più intrigante del presidente Shreber, più patetico di Dora, ecco a voi G. il nuovo misterioso caso consegnato alla storia dei disturbi mentali. Capito, care donne che ho avuto, cosa vi siete gustate? E voi, che non ho avuto, avete capito con chi non avete avuto a che fare? Insomma, quasi una rockstar.
E’ tutta una faccenda di genitori indifferenti, maestre sado-maso, amichetti idioti, conformismo, anticonformismo, Giorgio Gaber, Ronald Laing, gente anormale che gioca a fare la normale, droga, donneamiche, scemi del villaggio, autostima, disistima, regole del gruppo, odio, amore, paura e tanta, tanta duplicità (?). Insomma, non ci ho capito molto ma il mio terapeuta è un grande e ha tirato fuori una storia che vi leccherete i baffi. Una nota positiva, in questa storia che si chiama vita e che oramai ho smesso da tempo di illudermi di controllare, è che queste lenze di terapeuti inseriscono nei loro libri solo le storie a lieto fine. Mica scemi. Ora, Il problema è l’anonimato: chi lo leggerà non saprà che sono io e voi, che sapete che sono io, non lo leggerete mai. Sono le regole della rete.

Ok, ora vi prego di scusarmi, davo andare a suicidarmi.

Set
29

Il crogiuolo della Storia

Colgo e rimando al volo una delle tante bellissime segnalazioni quotidiane della newsletter “i miserabili“, diretta da un mio ex collega di filosofia che ha fatto fortuna (infatti non si ricorda più di me, sob), ovvero Giuseppe Genna. La segnalazione riguarda un buon articolo di Renzo Grassano sulla dialettica servo-padrone in Hegel, un “evergreen” della filosofia che vale sempre la pena di rileggere. Jean Hyppolite diceva a questo riguardo, se non ricordo male, che Hegel aveva colto, con questa figura, “l’essenza costitutiva del divenire storico, di ogni divenire storico”. E scusate se è poco…

Set
28

Web writing e pensieri

Dunque, ieri faccio lezione sul web writing a questi ragazzi del master, tutti giovani, belli e motivati. Pensiero: si vede che non lavorano in un’azienda.

Parlo, parlo, parlo, e mostro slide a mitraglietta cercando di mettere in moto le mie (poche) doti di affabulatore. Pensiero: devo fidarmi di più di me stesso e fare meno slide. Anche se, a minare la mia sicurezza si aggiunge il fatto che una delle “allieve” continua a guardarmi e a ridacchiare. Al che, nell’intervallo, le chiedo: scusa ma cosa hai da ridere? Lei mi risponde, come per tranquillizzarmi: “No, è che lei fa ridere”. Fiuuu, meno male. Pensavo fossero le slide, o il tema della lezione e invece no, sono proprio io.

Il web writing, come ciascuno può capire, non è una cosa che si insegna: la scrittura non si insegna, possiamo solo cercare di limitare gli errori più comuni, dare consigli di buon senso, e sperare. Ma sono ragazzi svegli, credo lo abbiano capito. La coordinatrice del master comunque sembra soddisfatta: il suo viso mi sembra particolarmente illuminato. Si vede che quando voglio riesco ad essere quasi normale, anche se lei ha capito che sotto sotto.. Ok,  Alla fine, come di consueto, una di loro mi chiede se voglio prenderla a lavorare con me.

Pensiero: ma perché alla fine mi ritrovo sempre in veste di promotore di Alcatraz?

Set
23

Ora d’aria

Oggi, colloquio con un ente di formazione per una nuova attività di docenza. Arrivo e…improvvisamente tre splendide vestali mi circondavano subissandomi di domande. Dove ero finito? Nel paradiso dei consulenti? Nella terra dell’oro dei formatori? Poi, ad un certo punto, mentre gli occhi azzurri di una delle tre mi fissavano interessati (mah…) Lei scioglieva i suoi spendidi capelli setati; il che ha coinciso, ovviamente, con la totale perdita di controllo delle mie facoltà neurovegetative. Dove stava il trucco? Ero su candid camera? Era una specie di premio per il mio lavoro di schiavo aziendale? Gli architetti di Matrix avevano deciso di farmi rilassare un po’? Sarei rimasto a parlare per ore, cosa che purtroppo ho fatto. Poi, quando la mia salivazione si è totalmente azzerata, ho svegliato delicatamente le mie interlocutrici e le ho salutate, per ritornare ad Alcatraz.

Set
23

Auto-google-analisi

La narcisistica quanto assai praticata analisi delle parole chiave con cui gli utenti accedono al proprio blog, vizio privato di ogni blogger a dispetto della pubblica ostentazione di disinteresse, è forse, oltre che una morbosa curiosità, anche un piccolo specchio di se stessi, un indiretto sensore di un altrettanto indiretto strumento di espressione. Una mediazione (parole chiave) di una mediazione (blog) di una mediazione (scrittura).

Ci sarà qualcosa sotto tutti questi “veli”? Ok, lasciamo perdere le domande troppo complesse. Ad ogni modo debbo annotare, non senza una una certa soddisfazione, che mediamente gli utenti di Google capitano su questo modesto spazio cercando cose come: intranet, mangement (ovvio…) paratassi, ipotassi, linguistica, anastilosi, Bauman, Goffman, entropia, comunità, denotativo, capirinha, Jakobson, semiosi, Derrida, letteratura, metonimia, simboli, azienda. Eccetera.

Grande soddisfazione della mia parte intellettuale, anche se non so se coincida con la mia parte sana.

Set
22

Gödel, guru suo malgrado

Ci sono alcuni oggetti culturali vivono alterne fortune nel corso del tempo. Contrariamente ad altre ben più stabili “icone” culturali (non a caso chiamate “classici”) essi oscillano nell’interesse del pubblico e talvolta fanno breccia, perché rappresentano, pur nella loro irriducibile specificità, potenti metafore del nostro tempo, del nostro ethos o del nostro “mondo della vita”. Fortunatamente questo potere evocativo degli oggetti culturali non è confinato al mondo dell’arte ma riguarda tutta la produzione umana: la scienza, la tecnica, la filosofia, la religione.

Vi ricordate i frattali, metafora dell’interconnessione del macro e del micro? E il principio di Heisemberg, da sempre legato, come immagine, all’intrusione dell’osservatore nell’oggetto osservato? Per non parlare delle varie teorie della complessità (ad esempio Morin) e delle implicazioni delle ricerche sulla termodinamica (Prigogine). Beh, ora è arrivato il momento del teorema di Gödel che, formulato negli anni ’30 e ristretto ad una piccola cerchia di specialisti di logica matematica, è esploso fino a diventare metafora pressoché di tutto. Sul simpatico blog dedicato alla curiosità scientifica ritrovo una segnalazione che volentieri richiamo, ovvero una dissertazione di Carlo Consoli dedicata proprio al famoso teorema di incompletezza.

Datosi che, circa 600 anni fa, la logica era la mia specializzazione accademica, lo riporto volentieri. Ciao

Set
21

La “rete del potere” in Italia secondo la S.N.A.

Il guru capellone ne ha combinata un’altra delle sue: ha usato la tecnica dell’analisi del network sociale per creare una mappa del potere in Italia, studiano le relazioni intercorrenti tra i membri dei vari consigli di amministrazione. Interessante, anche se le aziende in questione erano forse prevedibili….

Set
19

Libri da scaricare

Vi segnalo un paio di libri da scaricare. Il primo è ormai un classico: “L’umanità dell’internet” di Giancarlo  Livraghi (AKA Gandalf), mentre il secondo, (che non ho ancora letto) è più recente ed è l’ultimo simpatico lavoro di Claudio Maffei: “Comunicare: un passaporto per il terzo millennio“. A presto

Set
16

Incipitario

Il simpatico sito che contiene gli incipit della letteratura mondiale: da Abba a Zweig.
Un piccolo assaggio: Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un percorso di tre passi sul palato per battere, al terzo, contro i denti. Lo. Li. Ta.Era Lo, semplicemente Lo al mattino, ritta nel suo metro e quarantasette con un calzino solo. Era Lola in pantaloni. Era Dolly a scuola. Era Dolores sulla linea tratteggiata dei documenti. Ma tra le mie braccia era sempre Lolita.

Set
14

Scrittura vertiginosa

Tra filosofi dobbiamo darci una mano: per questo oggi, eccezionalmente, vi segnalo il bel blog di vertigoz, una delle migliori penne che abbia incontrato tra la generazione dei giovani blogger, che ogni tanto frequento nel patetico tentativo di intrecciare relazioni amorose..ehm… Ad ogni modo il ragazzo ha un grande talento, e uno stile di scrittura maturo, abbastanza vicino a certa nuova narrativa nordamericana (Leyner, Wallace, Palaniuk… Ehi, non montarti la testa). Buona lettura.

Set
12

Jakobson in rete: relazione, contenuto e tutto quello che c’è in mezzo

Accolgo volentieri l’appello di Nicola (nei commenti di un post precedente) a definire meglio le nozioni di contenuto e relazione in Rete, in modo da capire meglio di cosa stiamo parlando quando parliamo dei vari aspetti della comunicazione nella medesima. Per farlo utilizzerò lo schema inaugurato da R. Jakobson nel 1958, nel saggio “Linguistica e poetica”.

Sono ovvi i limiti dello schema, innanzitutto per la subordinazione del modello alla teoria dell’informazione “classica”, ovvero quella elaborata da Shannon e Weaver. Non abbiamo lo spazio per approfondire i molteplici ripensamenti intervenuti successivamente al modello sintattico-computazionale di Shannon, (prometto che scriverò un post apposito), ma per quello che vogliamo mostrare è sufficiente anche questo tipo di analisi, oggi considerata superata da modelli più sofisticati.

Jakobson, peraltro, aveva in mente una domanda precisa quando scrisse il saggio ovvero: che cos’è la poesia e come possiamo definirla linguisticamente? Tuttavia le suggestioni che in quella sede lancia vanno fortunatamente ben al di là della domanda specifica, lanciando un ponte teorico che ancora oggi possiamo percorrere per capire qualcosa in più del misterioso intreccio tra contenuto e relazione che si sviluppa nella comunicazione, in rete e fuori rete.

Seguendo lo schema di jakobson, a sua volta, come dicevamo, mutuato dalla teoria dell’informazione “classica” (uso sempre le virgolette poiché la teoria dell’informazione si sviluppa in ambito puramente ingengeristico e non si è ancora data una analoga teoria “moderna”, ma solo degli ampliamenti interdisciplinari) seguendo questo schema, dicevamo, in una qualsiasi comunicazione un mittente utilizza un codice più o meno condiviso, per mandare un messaggio ad un destinatario, riferendosi a qualcosa, utilizzando uno specifico canale .

A questi distinti elementi della comunicazione Jakobson fa corrispondre altrettante funzioni linguistiche, ciascuna con un suo scopo preciso, tutte compresenti, in misura maggiore o minore nel medesimo messaggio. La maggiore o minore presenza di ciascuna funzione presente nella “miscela” individua un particolare tipo di comunicazione ben indentificabile, consciuta e riconoscibile (scientifica, poetica, emozionale, operativa,…)

Prendiamo ad esempio la funzione espressiva, ovvero quella orientata al mittente: è costituita dall’insieme degli elementi che qualificano lo stato emotivo di chi parla (o comunica). Usando una terminologia successiva, essa è costituita dagli elementi non verbali, paraverbali e, nel linguaggio, dalle interiezioni e simili. Dal punto di vista della teoria classica dell’informazione questi elementi non esistono o costituiscono comunque un problema: nella pratica linguistica quotidiana sono invece parte integrante dei messaggi, ne colorano il senso e ne arricchiscono il valore informativo.

La funzione denotativa è quella più classicamente studiata, e naturalmente, quella maggiormente presente nel linguaggio scientifico (per questo si tende a dire che il linguaggio della scienza è chiaro e obiettivo, confondendo a volte logica e retorica). Quando dico “sono stanco”, la mia stanchezza è il contenuto denotativo, e le mie espressioni di stanchezza sono pertinenza della funzione emotiva presente comunque nel messaggio. Per inciso, erano queste il tipo di espressioni studiate da Aristotele e da Kant, e proprio per questo la loro teoria della mente risulta oggi alquanto grezza).

Più interessante la funzione fatica, ovvero tutti gli elementi della comunicazione tesi a stabilire la presenza del “contatto” tra gli interlocutori. Ad esempio, il “pronto” al telefono e così tutte le espressioni che riguardano la relazione in quel momento tra mittente e destinatario. Notiamo di sfuggita come la funzione fatica agisca anche come pura affermazione di presenza di se stessi in un contesto (“eccomi”, “ci sono”, “presente”, ecc).

Ancora, la funzione conativa, riguarda gli aspetti pragmatici della comunicazione, ovvero quelle espressioni che agiscono sul destinatario per spingerlo ad una’azione. Rientrano in questo schema, ad esempio, tutti gli imperativi, i comandi, ecc…

Ok, fermiamoci qui. Tra le tante cose che si possono rilevare in questo schema, vale la pena di citarne almeno una, ovvero che la nozione di valore di verità di un enunciato può essere applicate quasi esclusivamente alla parte governata dalla funzione denotativa (il “qualcosa di cui si parla”), oppure a quella metalinguistica. Le altre funzioni non sono sottoposte a questo principio, con buona pace dei logici e filosofi del linguaggio primo-wiggensteniani. Bene, perché questo schema ci dice qualcosa su contenuto e relazione in rete? In primo luogo perché scopriamo che la relazione si annida anche nel più banale atto denotativo, anche se magari ben nascosta sotto il contenuto espresso.

In secondo luogo, ed è su questo che vorrei soffermarmi, perché all’interno della comunicazione in rete si è assistito ad un curioso paradosso, non prevedibile tenendo fermo lo schema Shannon-Jacobson. In rete si comunica attraverso un computer. Non siamo in presenza che di noi stessi (e a volte neanche quella, troppo concentrati sullo schermo per riflettere). Questo elemento di contesto, che taglia fuori d’ufficio la possibilità di sbilanciarci sulla funzione espressiva o fatica o conativa, sembrerebbe imporre un utilizzo meramente denotativo del mezzo. Del resto le origini del web fanno riferimento proprio a questo utilizzo, dal momento che le intenzioni inziali dei pionieri del CERN erano di scambiarsi dati scientifici.

E qui sta il punto. Perché, invece che limitarsi a scambiarsi dati scientifici e simili – facendo leva sulla componente denotativa dei messaggi – le persone, in rete, hanno cominciato a fare l’opposto, facendo di tutto per portare in primo piano le funzioni meno adatte al tipo di mezzo, ovvero quelle espressiva, fatica, conativa. Possiamo parlare, a questo proposito, degli studi sulle interiezioni in chat, che cominciano ad fiorire anche in Ita
lia, degli indispensabili emoticons oppure possiamo semplicemente osservare la pratica comunicativa nei commenti dei blog dei ragazzi, in cui la maggior parte dei messaggi sono del tipo: “ci sono”, “ci sei anche tu?”, “eccomi”. Funzione fatica.

Insomma, sembra che le funzioni “relazionali” abbiano a poco a poco scavalcato, in rete, la funzione “denotativa”, relegata agli articoli scientifici e giornalistici.

Si ha un bel dire (e l’ho detto spesso anche io…) che “in rete contano solo i contenuti” (formula alquanto vaga e molto potente, che comunque non ha ancora esaurito, a mio parere ,il suo indubbio valore di doccia fredda per i rampanti speculatori della rete). In rete i contenuti sono avvolti come in una calda coperta delle altre funzioni del linguaggio. I contenuti sono relazioni e le relazioni sono contenuti. Questo ci fa capire, a mio parere, due cose:

1) Quando fuori dalla rete, comunichiamo, facciamo una lavoro ben più complesso che calcolare il valore di verità di un enunciato. Lavoro complesso ed irrinunciabile, visto che tale lavoro viene compiuto, a prezzo di difficoltà indubbiamente maggiori, anche in rete.

2) La comunicazione in rete ci ha fatto capire come la funzione denotativa del linguaggio sia povera, e di come sia arrivato il momento di prendere consapevolezza in tutti i campi, dalla progettazione igegneristica, al marketing aziendale alla comunicazione della scienza, che se vogliamo comunicare dobbiamo guardare a tutte le funzioni in gioco nel nostro linguaggio, senza trincerarci dietro muri divisori (come quello tra contenuto e relazione) sempre più sgretolati.

Cos’è allora la relazione in rete? Cos’è il contenuto? La relazione è, a mio parere, al di là di quanto fa aprtamente ed esplicitamente apello alle funzioni conativa, fatica ed espessiva, tutto quanto, posto in maniera denotativa, si riferisce tuttavia ad una ipotetica comunità di lettori di cui, in qualche maniera, tiene conto. Mi rendo conto che l’argomento è stato appena sfiorato: ci ritorneremo.

J .

Set
9

Filava l’amianto del vestito del santo: sulla postmodernità di Rino Gaetano

L’opera d’arte, si sa, è il composto indissolubile della produzione individuale e dell’infinita serie di letture che essa inaugura a partire dal suo prodursi. Non si darebbe opera se non esistesse una serie infinita di interpreti disposti ad assegnargli, di volta in volta, nuovo senso e nuova vita. L’evento artistico è, in questa prospettiva, una condizione “a posteriori”, che si realizza attraverso gli occhi di generazioni di interpreti estetici. In questo senso risiede la sua “polisemia”, ovvero la sua capacità di produrre nuovo senso. In questo senso la sua, diciamo, eternità. E’ successo per Platone, è successo per Dante, è successo per i pittori fiamminghi. Beh, sta succedendo anche per Rino Gaetano.

Raccolte di canzoni, festival alla memoria, gruppi che ne eseguono i brani. Articoli, rassegne, eventi. E tanta simpatia intorno ad un cantautore calabrese che ha vissuto una brevissima stagione di successo interrotta bruscamente dalla sua prematura scomparsa. Rino Gaetano è uno degli autori più creativi e misteriosi prodotti dal nostro laboratorio nazionale: non tanto per il contenuto specifico della sua opera ma, come dicevamo e come spesso avviene nel campo della storia dell’arte, per l’ambigua quanto altalenante vicenda della sua fruizione e della sua “lettura”. Incompreso, ignorato, compreso male, difficilmente schematizzabile, rivalutato, osannato, consacrato. Non si sa ancora se di destra o di sinistra, se populista o aristocratico, cantava, o meglio gridava, in una romanità posticcia storie di vita del suo tempo (la fine degli anni ’70) alternando cultura alta e bassa, visioni globali e patemi locali, frammenti di vita e biografie immaginate, Storia e cronaca in una paratassi artistica difficilmente dominabile. Oppure comprensibilissima.

Ci domandiamo allora perché sentiamo cosi vicino a noi questo cantautore così calato nel suo tempo eppure così distante, così popolare e così aristocratico, così allegro anche se sentiamo, in questa allegria, come un eco tragico e contraddittorio. La risposta, a mio avviso, sta in un concetto che nasce all’interno della storia dell’arte ma che si è allargato fino a diventare una categoria concettuale potente. Un concetto che più volte abbiamo avocato in questo blog, ovvero il concetto di postmodernità.

Rino Gaetano è un autore profondamente post moderno: lo è nello stile, nelle sue intenzioni, nei suoi effetti. A questo proposito riporto, prendendolo da un bell’articolo in rete (presente anche una buona bibliografia) i caratteri principali attribuibili alla postmodernità, rispetto al cosiddetto “modernismo”:

Modernismo – Postmodernismo

romanticismo/simbolismo — patafisica/dadaismo
forma (congiuntiva,chiusa) — antiforma (disgiuntiva, aperta)
finalità — gioco
progetto — caso
gerarchia — anarchia
controllo/logos — finimento/silenzio
oggetto d’arte/opera finita — processo/performance/happening
distanza — partecipazione
creazione/totalizzazione/sintesi — decreazione/decostruzione/antitesi
presenza — assenza
concentrazione — dispersione
genere/confine — resto/intertesto
semantica —retorica
paradigma — sintagma
ipotassi — paratassi
metafora — metonimia
>selezione — combinazione
radice/profondità — rizoma/superficie
interpretazione/lettura — controinterpretazione/fraintendimento
significato — significante
leggibile — scrivibile
narrazione/grande histoire — anti-narrazione/petite histoire
codice principale — idioletto
sintomo — desiderio
tipo — mutante
genitale/fallico — polimorfo/androgino
paranoia — schizofrenia
origine/causa — differenza-differenza/traccia
Dio Padre — Spirito Santo
metafisica — ironia
determinatezza — indeterminatezza
trascendenza — immanenza

Gioco, caso, anarchia, partecipazione, decostruzione, antitesi, paratassi, metonimia, significante, ironia, indeterminatezza…Pensate a canzoni come “Berta filava”, “il cielo e sempre più blu”, “nunteregghepiù”, “Sfiorivano le viole” e molte altre.

Rino Gaetano è, nella sua intera proposta artistica, uno squarcio postmoderno nella tarda modernità della canzone d’autore italiana, con tutte le conseguenze ermeneutiche che questo ha comportato e comporta tuttora da parte dei suoi lettori .

Rimane un quesito aperto: è possibile, per una sorta di proprietà transitiva e metonimica delle culture, attribuire a tutto quello strano periodo che furono la fine degli anni 70 nel nostro paese una caratteristica complessiva di postmodernità? E, se sì, la sua riscoperta in questi anni, in quanto moda svuotata di significato, non rappresenta forse una sorta di paradossale nemesi storica?

Set
8

Analizzare le relazioni in rete: un corso

Ricordate quando si parlò su questo blog si analisi del network sociale in azienda? Beh, c’è chi ne ha fatto un corso di formazione. Lodevole e curiosa iniziativa, che testimonia come le cose si muovano rapidamente. Titolo ed incipit del corso “La relazione in Rete è più importante del contenuto”. Come dar loro torto, dopo anni di pragmatica della comunicazione et similia? ;-)

Set
7

Lavoratori della conoscenza, unitevi!

Anche se il fenomeno è ormai conosciuto, teorizzato e soprattuto vissuto da molti di noi, l’articolo di Gian Paolo Prandstraller “Più potere ai knowledge workers“, pubblicato nello scorso numero della rivista Next (qui l’archivio ad accesso gratuito) ha il merito di precisare in maniera sisntetica cosa si intende per “lavoratore della conoscenza” e, soprattutto, perché la cosa ci riguarda da vicino. Pur vivendo ormai da anni in quello che qualcuno chiama “capitalismo cognitivo” la lotta per il riconoscimento è solo all’inizio.

Set
7

Il coinvolgimento del personale: solo marketing o c’è dell’altro?

Interessante, sull’ultimo numero della newsletter di Intranetfiles, l’articolo di Valentina De Vita dedicato alla fase di promozione interna della intranet. Come abbiamo detto spesso anche da queste colonne, la interanet vive della partecipazione di tutti, ed è un processo di coinvolgimento progressivo: ovvia quindi la necessità di attivarsi per una sua rapida ed efficace “penetrazione” in tutta la popolazione aziendale.L’autrice distingue, a mio avviso correttamente, tra mezzi di diffusione push e pull.

Vorrei fare solo un’unica precisazione, riguardo al coinvolgimento “bottom-up”: la partecipazione degli utenti nella creazione dei contenuti viene letta, in questo contesto, come una strategia di marketing, mentre a mio parere resta l’asse strategico del progetto in tutte le sue fasi. In questo senso, nella fase iniziale può, certo, contribuire alla promozione del progetto, rivelandosi però efficace ed essenziale anche nelle fasi più mature di esercizio ed evoluzione. Ad ogni mdoo, buona lettura.

Set
3

Festival settembrini

E’ ormai innegabile che si stia affermando, in Italia, un’epidemica quanto salutare “festivalite” settembrina. Dopo il festival della lettertura e quello della filosofia, dopo il festival del cinema e i tanti festival musicali, ecco che arriva anche il festival della mente, dedicato alla creatività nell’arte, nella letteratura, nella scienza e anche in altri ambiti come lo sport. Il festival si tiene, udite udite, a Sarzana, ovvero nella mia cittadina natale; da qui potete scaricare il programma in PDF.

Beh, inutile dire che da stasera mi porterò in loco, meno per campanilismo di maniera che per un sincero interesse verso i temi proposti. Ci vediamo là, cari ragazzi…

Aggiornamento 7 settembre
Come promesso, ecco un breve sunto del Festival come l’ho vissuto io. Era la prima volta e quindi si scontava un po’ di disorganizzazione: fuori uso il server delle prenotazioni online, molta più gente del previsto, ecc. Ma le belle location e la capacità di improvvisare ha risolto al meglio (della serie: siamo riusciti ad imbucarci quasi sempre…)

Alcuni frammenti dagli incontri: Dino Risi, arzillo ottantenne che racconta di come giocavano di nascosto, alla mattina, al calcio balilla invece di lavorare alla sceneggiatura, per riprendere quando arrivavano i bambini da scuola.

Piergiorgio Odifreddi: gran mattatore, finalmente, penso io, qualcuno che è capace di parlare di logica anche a mia zia rendendo il tutto interessante e comprensibile. Una piccola rivincita per la categoria (a cui mi picco di appartenere…). Interessante il suo discorso sulla creatività di stampo, direi, wittgensteniano: un insieme di regole date, tacite o esplicite, permettono delle “mosse” già di per sé creative. Ma si può giocare anche al limite delle regole, oppure cambiarle. Quest’ultima è la creatività nella sua versione più conosciuta. Le geometrie non euclidee? Mica roba dell’altro mondo, anzi: una scacchiera è non euclidea, così come la geometria su di una sfera (ad esempio la Terra). Ottimo.

Gianni Vattimo, da buon allievo di Heidegger, nella sua introduzione al dialogo svoltosi con il politologo Ekkehart Krippendorff , trasforma quello che in Odifreddi è un meccanismo logico, in un meccanismo storico-ontologico: l’atto creativo come mistero ontologico di quel ”progetto-gettato” che è l’uomo, che trasforma la Storia come successione di momenti appartenenti al sartriano “pratico-inerte” introdicendo una discontinuità. Astuzia della ragione o mistero ontologico?

La cosa più interessante è forse il suo discorso sulla creatività come “pensiero a posteriori” riguardo a opere che solo le contingenze storiche e un’infinita serie di letture ha reso “classici”. Insomma la creatività è alla fine un atto puro assediato dietro di sé (Storia) e davanti a sé (ermeneutica).

Che dire dell’incontro di Giulietto Chiesa con Gore Vidal riguardo alla mentalità americana? Gioia, terrore, verità, bugie e un’anticipazione: si prepara la guerra all’Iran. Il regime della menzogna organizzata sta già lavorando a trovare giustificazioni…

Set
3

La connotazione per Prieto

Ho pescato on line la trascrizione di una delle ultime lezioni di L.J.Prieto, autorevole esponente della “scuola di Praga”, ovvero i semiologi che maggiormente hanno studiato le lingue e la comunicazione a partire dalla “prassi concreta” degli utilizzatori. La conferenza, dedicata ad una nuova concezione della connotazione, è molto, ma molto complicata (sicuramente da stampare e leggere con calma), ma vale la pena fare uno sforzo, addentrandosi nei misteri del senso, della connotaziuone, della denotazione et similia. La fonte è parol-e, uno strano e interessante magazine on line, creato in quel di Bologna.

Set
1

Tasse ben spese

Qualcuno magari si soprenderà (io per primo) ma all’agenzia delle entrate qualcuno sa il fatto suo: è disponibile infatti un intero manuale di scrittura amministrativa ricco, completo e molto colto, realizzato con il contributo del dipartimento di studi italianistici dell’Università di Pisa. Si va dalla prgamatica della comunicazione agli atti illocutivi. Ci sono arrivato cercando qualcosa su R. Jakobson su Google. Anche da scaricare. La domanda è: perché chi lo ha pubblicato non prova anche a dargli un’occhiata? ;-)

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Grazie mille per la pazienza. E' l'Europa che ce lo chiede