Home » Archivi per ottobre 2004

Ott
30

Note a margine della facoltà di scienze della comunicazione (post provocatorio)

Io non so se gli studenti del corso di laurea che prende il nome, ridicolo e altisonante, di Scienze della Comunicazione (disciplina relativamente nuova nello stravagante panorama di studi del nostro Paese, che si associa ad altre, ancora più bizzarre iniziative accademiche, valga per tutte l’esotico corso di laurea in “comunicazione nella società della globalizzazione”, erogato dalla sempre intraprendente Roma 3) ecco, io non so se questi studenti siano persone felici e soddisfatte. Va bene, forse la felicità non esiste, ma generalmente si prova quantomeno un senso di intima soddisfazione nel vedere un proprio percorso svilupparsi, anche se in mezzo a mille difficoltà e cambi di rotta. Trovarsi all’inizio di una salita e lentamente, con fatica, accostarsi alla vetta.

Ora sembra, a quanto mi è dato sapere, che questa, ed altri tipi di esperienze, vengano d’ufficio negate ai nostri poveri malcapitati. Si, perché non solo non troviamo nessuna imponente salita nel loro percorso ma, anzi, capitiamo piuttosto in un labirinto di stradine che si incrociano in mezzo al deserto. Qualcuna va da qualche parte, qualcun’altra no. Alcune si incrociano, altre sprofondano in misteriosi pantani. Alcune tornano addirittura al punto di partenza. Ci sono i laboratori (urka, i laboratori), e una serie infinita di prove intermedie che dovrebbero tesmoniarci la serietà del bizzarro “percorso”.

Una volta, parlando con una di loro, arrivata ormai alla fine del labiritino, scopro che abbiamo molti autori in comune: Thomas Kuhn, Edgard Morin, Gorge SImmel, eccetera. Solo che la malcapitata li conosce, sì, ma non ne ha mail letta una riga. Ohibò, e allora di cosa stiamo parlando? Mi spiega che non funziona così: loro leggono solo libri che parlano di questi autori.???? Ok ma agli esami dovrete portare dei testi, non so, complementari. Giusto? E poi c’è sempre l’iniziativa individuale, no? E i seminari? Dico, i seminari. E scopro che agli esami si porta, generalmente, a malapena un manuale e una dispensa. Fine.
Insomma, non solo le stradine sono tante e senza indicazioni, ma sono anche corte, e percorrendole, spesso velocemente, si guarda fisso per terra, senza soffermarsi sul paesaggio.

Qualcuno a tale proposito scomoda, spesso a sproposito, la “l’apprendimento a rete”, il rizoma”, l’ipertestualità, l’intetestualità, il mago zurlì, la deriva situazonista, Boges, Calvino, Foucalut, Madre Teresa e il mostro di Firenze. Tutti che ci spiegano che così è meglio, che l’abbattimento dei confini disciplinari, che c’è la “cooperazione all’apprendimento” ed altre, lasciatemelo dire, puttantate. Io vedo solo ragazzi che leggono Pierre Levy e Baudrillard senza aver letto una riga, non dico di Kant, ma neanche di Saussure o Weber o altri padri putativi. Vedo persone parlano di cose che non conoscono senza sapere che non le conoscono. Vedo la lenta cottura di un pane fatto di briciole, e non credo sia un pane molto nutriente.

Qualcuno diceva che chi guarda in basso mentre cammina non inciampa, ma non sa dove sta andando. Chi guarda in alto invece sa dove va, ma rischia di cadere. Personalmente ho sempre preferito cadere.

Ott
25

I fantasmi tornano in TV

Per chi ancora non la conoscesse vi segnalo la preziosa, coraggiosa, encomiabile arcoiris TV, la televisione di controinformazione via web, che permette di scaricare tantissimi filmati riguardanti eventi della vita civile e politica del nostro paese e non solo, riproponendo personaggi da tempo scomparsi dagli schermi ufficiali. Beh, non sono scomparsi…

Tra le tante proposte vi segnalo il filmato della presentazione dell’ultimo lavoro di Travaglio e Gomez: “Regime“, edito da Rizzoli. La larga banda è ovviamente gradita (ma non indispensabile).

Buona visione

Ott
17

Gli esorcisti del ROI

Su Portalino, il vortale dedicato al mondo delle banche, si torna a parlare dei sistemi di misurazione delle Intranet, il famigerato ROI (Return Of Investement). Ogni volta che se ne parla (o, più spesso, se ne straparla) veniamo richiamati, noi, bambinoni entusiasti della comunicazione online, noi, superficiali e ingenui spreconi, alla fredda consapevolezza che non stiamo parlando di un gioco da smanettoni, ma di qualcosa che dovrebbe, ehm, incrementare il valore dell’azienda, abbassare i costi, migliorare, insomma, l’efficienza. Bene, ci diciamo, non è un gioco allora, ci cospargiamo il capo di cenere, ci togliamo il sorriso idiota dalla faccia e leggiamo, attenti e disciplinati, cosa dovremmo fare per misurare questo benedetto ROI.

E qui cominciano i problemi perché in realtà, al di là dei termini ridicolmente consulenzesi con cui la questione viene spesso affrontata, sotto al sole regna la più grande confusione, per non dire altro. Ci viene detto che dobbiamo darci degli obiettivi (ma va’…). Non solo: dobbiamo anche darci degli indicatori (però..) e poi dobbiamo, sentite un po’, monitorarli. Capito?

Fiuuu, meno male che ci avete avvisati, e noi che pensavamo che intranet fosse una forma di videoarte, ma volete dirci, per cortesia, a quali indicatori stavate pensando? Beh, il traffico naturalmente, i visitatori unici, le sessioni, ecc. Insomma le solite cose. Poi alcuni indicatori di efficienza rispetto al riposizionamento i rete di processi gestiti prima su carta. Quali siano questi indicatori non è dato sapere. Per finire si fa un generico (e un po’ patetico) appello all’incremento di sapere, attraverso la misurazione della partecipazione alle community (e che il Knoleggge manggement nun ce lo voi métte…?)

A questo punto i superficiali-spreconi-smanettoni-giocherelloni si stanno rotolando per terra dalle risate: e voi volete misurare il ROI con questo? Ragazzi, ma allora siete più giocherelloni di noi, potevate dirlo prima che organizzavamo una pizza, invece di andarvene in giro con giacca, cravatta, sguardo consulenziale e pile di slide. Ok, io non sono nessuno, ma vorrei provare a fornire, nella mia ingenuità, qualche indicatore che possa aggiungersi a quelli sopraelencati. Ad esempio:

– Se fornite un servizio online provate a misurare, presso l’ufficio coinvolto, quante telefonate arrivavano prima e quante dopo il lancio del servizio
– Se fate della formazione online misurerete, ovviamente, il risparmio in termini di spese di trasferta e di eliminazione dei tempi morti (ore viaggio ecc)
– Mettete la documentazione online? Misuarate, tramite l’ufficio acquisti, il numero di risme di carta risparmiate.
– Aprite un forum tecnico? Misurate il numero di richieste che arrivano al tradizionale punto di Help desk, per vedere se diminuiscono grazie all’aiuto che i colleghi ricevono on line dagli altri colleghi.
– Poi c’è il Knowledge management: ragazzi quì siamo veramente su un terreno minato: misurare la crescita della conoscenza diffusa è un po’ come misurare l’acqua del mare con un secchio. Ad ogni modo: potete fare un simpatico test on line ogni anno con alcune domande “topiche” e vedere qual è la risposta media, per capire come mediamente, alcuni temi siano assimilati e diventino patrimonio comune.

Ott
14

La legge di murphy dei cms

A Marsiglia a spiegare al gruppo di lavoro come funziona il sistema di inserimento dei contenuti nella intranet. introduzione teorica: tutto ok. grande piacioneria. Osservazioni della platea. tutto ok. grande simpatia e scioltezza. Bene. Ora però cominciamo ad accedere al sistema per inserire *concretamente* contenuti. Ehm…Page not found. Ok, no problem, ora sistemiamo…
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Avete presente? Ok, la piacioneria ci salverà, parlo in inglese, in francese, in tecnichese, in cunsulenzese, e dopo un po’ i sorrisi della platea mi dicono: “ok, sono italiani…”

Come potevo spiegarli che erano beta tester della nostra ultima visionaria creazione?

Che l’olimpo degli smanettoni ci protegga…

Ott
13

Le scelte di governo dell’intranet

Nell’ultimo numero della Newsletter IntranetFiles si parla delle scelte di governance delle intranet e si analizzano i principali problemi, primo fra tutti la vera e proprio *mancanza* di governance.  Si sottolinea correttamente come il progetto non possa svilupparsi senza una adeguata politica di alleanze interne e di coinvolgimento organizzativo. Capito gestori intranet? Uscite dalle vostre stanze, dalle vostre sale riunioni blindate, dalle vostre sale server. Il cuore della intranet non sta lì…

Ott
11

Fenomenologia della festicciola

Ieri sera, il vivace tesista che sto seguendo mi ha regalato un grazioso deja-vu invitandomi ad una sua festicciola di compleanno. Arrivo e scopro, con vivo terrore, di essere il nonno della festa, popolata da simpatici universitari. La mia maglietta trendy assume immediatamente un aspetto veramente patetico, ma faccio finta di niente e mi fiondo sull’unico che sembra in vena di discorsi più “seri”. Il vivace tesista è veramente una sagoma e lo ringrazio perché mi ha dato modo di riflettere sulla fenomenologia di queste feste universitarie, che hanno tutte, più o meno, delle caratteristiche abbastanza comuni, la più importante delle quali è che, contrariamente a quello che gli attempati come me possono immaginare, queste festicciole gravitano molto di più intorno ad imbarazzi e prudenze che chi supera i trenta si lascia tranquillamente alle spalle, fiondandosi nelle feste senza mutande e senza ritegno. Chi è più giovane può permettersi il lusso di non eccedere.

Elenco ora le caratteristiche più salienti di questi simpatici eventi:

Ambiente tipico della festa universitaria media:

-Salotto con arredamento degli anni ‘50, pescato dalla nonna della padrona di casa
– Cucina incasinata con tavolo di formica e bottiglie di birra vuote
– Camere da letto strapeiene di foto-magliette-libri-sigarette-computer ordinate in un assemblaggio post-moderno

Oggetti tipici della festa universitaria media:

– Cartine
– Bottiglie di vino
– Lattine di birra
– Bicchieri di plastica
– Lettore CD
– Patatine di tutti i tipi

Personaggi tipici della festa universitaria media

– Il ciccione simpatico
– L’osservatore catatonico
– Le fantomatiche “amiche” che devono arrivare
– Quello ubriaco, ubriaco sempre. Tutti lo conoscono da sempre solo in questo stato. Dopo l’università diventa, in genere, notaio.
– Quello che sfoglia incessantemente i CD e, più in generale tutti i supporti audiovisivi della casa, alla ricerca non si sa di cosa.
– I carbonari in cucina, che non si sa mai che cavolo facciano ma sembra si divertano un sacco
– La ragazza carina e timida che, per questa volta decide di lasciarsi andare scoprendo il pancino.
– Il gruppo di “hooligans” che poi magari si scopre che fanno il volontariato dagli anziani
– La ragazza più carina della festa, che sa di esserlo, arriva dopo, fa la gatta morta ed è l’unica che rimane sobria fino alla fine.

Beh, grazie caro tesista, e cerca anche di studiare eh?

(tesista, non cestitsa, ma come cavolo scrivo????)

Ott
8

La coop sei tu…

Per i tanti che mi domandano qualcosa di specifico sulle intranet delle pubbliche amministrazioni consiglio la lettura di questo e-book. In realtà riguarda la costruzione di intranet e l’utilizzo di tecnologie web per la Legacoop, ma i consigli impartiti sono validi, più in generale, per il mondo no profit, enti locali, associazionismo. Confesso di non averlo letto ancora tutto, ma mi sembra una proposta molto, molto interessante. Peraltro il messaggio-chiave delle intranet assomiglia molto al claim della coop: la intranet sei tu…

Ott
5

Intranet francaise

Ok ragazzi, Sliderman è pronto per andare a Marsiglia due giorni, a spiegare il verbo dell’intranet oltralpe.
Et voilà, ci risentiamo giovedì.

Ott
3

La nemesi di sliderman :)

Li ho evitati, mi sono rintatato in un grotta, ho smesso di scrivere, di telefonare. Ho cambiato nome, città, continente, partita IVA, marca di sigarette, abitudini alimentari. Mi sono eclissato. Ma mi hanno scovato lo stesso. Con tanto di bozza copertina pronta. Non ho potuto tirarmi indietro. Ebbene sì: presto Sliderman scriverà un libro sulle slide. Forse è un incubo, forse mi presto mi sveglierò in un universo parallelo in cui Powerpoint non è mai sato creato e gli uomini comunicano con i biglietti dei baci Perugina. Ok, ok, non drammatizziamo. Il sistema va smontato dall’interno. Sta di fatto che, per il momento, Powerpoint si infila subdolamente nella mia attività di scrittore e io, un po’ a malincuore, lo lascio entrare, mi rimetto il mantello e mi metto al lavoro. Sperando che poi mi lasci in pace.

Ott
1

Contenuto e relazione (2): i nodi del modello di Shannon

Proviamo, dopo aver visto il modello di Jakobson, a fare un passo indietro per cercare di capire cosa c’è di insoddisfacente all’interno del modello che lui utilizza per identificare le funzioni del linguaggio. Ripeto ancora che l’utilizzo di Jakobson è finalizzato a circoscrivere la funzione poetica: in questo senso il modello di Shannon-Weaver è solo un pretesto. Aggiungiamo poi che l’utilizzo di Jakobson è particolarmente creativo, in questo caso, e capace di gettare una luce sull’utilizzo del linguaggio che sopravvive allo scheletro del modello.

Tuttavia, se guadiamo al modello stesso, vediamo alcune cose che, già ad un primo sguardo, non ci convincono. Innanzitutto è un modello unidirezionale: l’informazione viaggia in una sola direzione. Certo, può darsi il processo inverso, ma sarà una seconda istanza dello stesso modello, il quale agisce per sua natura usando un messaggio per volta.

Secondo problema: entra in causa l’idea di codice, concetto assai problematico se misurato con l’effettiva pratica comunicativa. Il codice, infatti, se vogliamo usare questo concetto, non è mai qualcosa che assomiglia al codice Morse. E’ piuttosto, per usare i riferimenti presenti nei commenti del post precedente, una “lebenswelt” o, dal punto di vista psicologico, una Gestalt, insomma un “tutto” che entra in gioco nell’interpretazione della “parte”. Il codice insomma, se c’è, è un codice “sporco”.

Terzo problema, legato strettamente al secondo: il modello è prettamente sintattico. Non ha a che vedere con i “significati”, ma solo con l’aspetto sintattico dei messaggi. Questo è fondamentale ed è, anzi, l’architrave del modello: i fondatori volevano isolare proprio l’aspetto sintattico, per poterlo così misurare. Paradossalmente è proprio in questo isolamento che troviamo la potenza del modello (infatti così è possibile parlare di “quantità di informazione” ovvero di BIT).

Quarto ed ultimo problema: l’informazione si genera alla fonte. È il mittente che decide cosa comunicare e tutto il problema successivo sarà di decodificare il messaggio originario in maniera opportuna.

Queste, le principali caratteristiche del modello. Non sputiamoci addosso. Le tecnologie di produzione dell’informazione si basano si questo Tuttavia abbiamo evidenziato rapidamente i punti critici per definire una corretta teoria della comunicazione che tenga anche conto dell’intreccio tra contenuto e relazione in rete. Nel prossimo post approfondiremo il tema della quantità dell’informazione e dei suoi pregi, e di come il modello possa e debba essere cambiato per rendere conto di una serie di fenomeni legati alla concreta pratica comunicativa.
Abbiate pazienza, questo è solo un blog…

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Grazie mille per la pazienza. E' l'Europa che ce lo chiede