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Gen
31

I nuovi cantastorie

Lo so, aggiorno pochissimo. E’ che sono molto preso con le mie attività di formazione, che mi portano lontano da casa. Ho in pentola tante riflessioni ma per ora resteranno nella mia testa, e forse è meglio così. In questo momento sto postando dalla camera d’albergo di una ridente cittadina vicino a Perugia. Solitudine. Lavoro. Meditazione. E qualcuno, qualche post più in basso, che mi contesta silenziosamente. Va bene. Proviamo a rifletterci su leggendo questo articolo sul valore comunicativo del silenzio.

Una domanda, però, mi alberga da qualche tempo in testa: che i formatori siano una sorta di nuovi cantastorie, che girano per le città raccontando le gesta eoriche di coraggiosi pionieri (leggi: benchmarking) e ci ricordano in forma poetica le leggi, gli usi e i costumi (leggi: regole empiriche) in un rito collettivo di appartenenza (leggi: aula a ferro di cavallo)?
Va bene. ho già straparlato anche troppo.

Gen
25

Non per essere retorici…

Conoscete le figure retoriche della lingua italiana? Ma le conoscete proprio tutte? Provate a ripassarle con questo utile glossario. Dall’Adynaton allo zeugma.

Gen
25

Web content appallato

Non ho vaglia di aggiornare l’organigramma online con la solita rivoluzione aziendale in un bicchiere d’acqua che bevono i soliti noti. Non ho voglia di pubblicare l’intervista del giovane ingegnere che ha vinto il premio per il brevetto internazionale. Non ho voglia di attivare il forum di comunicazione tra specialisti territoriali. Non ho voglia di mandare la mail in html ai 10.000 colleghi della provincia. Non ho voglia di aprire lo spazio web di progetto per il personale della Rete. Non ho voglia di inserire i nuovi manuali nell’apposito spazio. Non ho voglia di gestre la community della fotografia. Non ho voglia di cazziare i colleghi che dicono cazzate nella bacheca. Non ho voglia di insegnare ai colleghi del personale il sistema di inserimento contenuti. Non ho voglia di fare il video sulla nuova organizzazione. Insomma, non ho voglia di niente.

Gen
20

Inquietanti domande sulla scrittura

Giorni convulsi per il povero editor alias sliderman, alias 02 alias Giacomo Mason, alle prese con una due giorni di corso di web writing. Ho voglia di scriverci sopra in modo dettagliato, visto che dalla platea sono emersi spunti interessanti. Uno per tutti, un’allieva mi chiede: “Ma perché dovrei evitare l’uso delle maiuscole, perché dovrei formattare i testi in un certo modo, perché dovrei badare al rapporto sfondo/testo eccetera eccetera eccetera? Chi lo ha detto che esiste solo un modo di comunicare? E i graffiti sui muri? E il gergo giovanile? La questione solletica i miei più bassi istitnti filosofici e merita una risposta approfondita che darò, spero, nel fine settimana. Per ora proviamo a rifletterci su, ovvero: scrivere. Serve solo a farsi leggere? La netiquette è un linguaggio? Esiste un linguaggio della Rete, e se esiste, serve a comunicare o a qualche cosa d’altro? E quali sono i presupposti per definire qualcosa “linguaggio”? Domande difficili eh…

Gen
13

La lesiun in mes al nebiun…

Ed eccomi di nuovo in partenza alla volta di una città che conosco bene. Mi aspetta una nuova lezione sulle intranet. Siete caldi ragazzi? Peché ho 122 slide per voi. E non ve ne risparmierò nessuna…

Gen
11

Grafica e usabilità secondo la Postai

Visto che qualcuno mi ha scritto in privato che l’articolo che ho citato nel precedente post è, hummm, come dire, ecco, sì insomma, lassativo, mi affretto a fare ammenda.
Speriamo di rifarci la bocca con questo intervento della sempre interessante Sofia Postai (ed è per questo che lo postai, ha ha, ehm) su InternetPro di dicembre, dal titolo “La tormentata relazione tra grafica e usabilità“. Come dire: una saga (ho detto saga) ormai classica nel mondo del web. Interessante comunque il concetto di “rumore cognitivo”. Insomma, da leggere.

Potete scaricarlo in PDF da qui.

Gen
10

Il Learning object non ci salverà

Molto interessante, su Indire, questa intervista a Giovanni Biondi sul ruolo dei learning object nella formazione a distanza.
Il senso è: affidare in toto a questi oggetti il peso della risposta alla domanda di apprendimento rischia di riprodurre, in maniera povera , il classico modello trasmissivo. Ma la rete è qualcosa d’altro, e i learning object sono validi solo se il contesto d’apprendimento è valido.
Dove “contesto” significa, in questo caso, cooperazione all’apprendimento.

Gen
3

Il senso delle cose

Sta arrivando, sta arrivando, eccola che arriva…E’ arrivata.
E’ arrivata l’emorragia di senso delle cose, e ora chissà quando si rimarginerà. E io dovrò fare lunghe trasfusioni di affetto e progetti e fette di prosciutto per recuperare il mio tasso abituale di senso delle cose.
Ma per ora c’è l’emorragia. E tutto lentamente si tinge di grigia contingenza.
Il libro sta lì, aperto sul divano. Un libro senza risposte. La cucina nulla mi dice. Le cose da fare mi spingono, ma non mi attirano (non so se si capisce la differenza). Le donne…Presto, presto, un tampone metafisico per quest’emorragia di senso. Non c’è un filosofo in prima linea che mi possa aiutare? Che dica: “Presto intubiamolo per permettere al senso delle cose di affluire…” I miei sogni stanno qui davanti a me, ma non c’è nessuno che li sogni. I miei bisogni stanno lì, dietro di me, ma non c’è niente che li trasformi in desideri.

Insomma, l’emorragia di senso delle cose.
Datemi un senso, presto, anche usato, non importa. Di quelli buoni per tutte le occasioni, un proverbio, un motto, una massima biascicata mille volte. Datemi un bisturi per separare il brutto dal bello e il vero dal falso e il giusto dall’ingiusto. Datemi quacosa per distinguere le cose. Il mondo intero collassa su sé stesso, quando sparisce il senso delle cose. Il Mondo diventa un palloncino impazzito, e ora sta volando via.

Forse la mia anima è morta e il mio corpo la sta guardando dall’alto.
Dicono che sia questo che succede, quando se ne va il senso delle cose.

Gen
3

Propositi per il nuovo anno

Curarmi il reflussogastroesofageo
Imparare a cucinare bene
Scrivere altri tre libri
Andare a trovare i miei amici polacchi
Dimettermi
Ascoltare di più gli altri
Riuscire a suonare qualcosa di Bach con il flauto traverso
Andare in Iran prima che lo bombardino
Imparare a comunicare con l’altro sesso
Tenere pulita casa

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Grazie mille per la pazienza. E' l'Europa che ce lo chiede