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Apr
13

L’importanza del fattore G(ino)

Mai addormentarsi sugli allori. Mai credere di essere arrivato alla fine. Mai credere che non accada nulla solo perché alle nostre orecchie non arriva nulla. Mai credere di aver creato la intranet che non lascia scampo.
Abbiamo raccolto tutte le informazioni possibili e immaginabili, abbiamo una rete di referenti ramificata e attenta, siamo sensibili e innovativi. Insomma ci diamo da fare, sulla nostra intranet. Eppure.

Eppure qualche cosa non torna, un senso di incompletezza, un imponderabile fattore “G” che grava sulla nostra intranet e sul nostro stomaco, e che ci lascia eternamente insoddisfatti.

In mensa, mangio da solo. A fianco a me altre persone. Chiacchiere informali alla mia  sinistra, chiacchiere informali alla mia destra. A sinistra si discute animatamente della scarsa trasparenza nei criteri di sviluppo del personale (questo risuona nella mia mente come: datti da fare per renderli più chiari attraverso la intranet!). Tuttavia il tema è ben conosciuto, e gode di una serie di varianti e di un’aneddotica pressoché infinita.

Alla mia destra invece, le cose si fanno più interessanti. Si discute di operatività concreta. Una collega di non so quale settore commerciale parla a una collega della Direzione Centrale. Argomento: modalità organizzative interne. E salta fuori che grazie ad un software realizzato da Gino ora i dati sparsi e disomogenei sono diventati una base dati coi fiocchi. Tutto più facile, efficiente, efficace.
La collega della Direzione centrale annuisce, compiaciuta, come a dire si, ovvio, certo, un certo Gino si è inventato una certa cosa nuova fuori procedura per fare funzionare il tutto. Nella disinvoltura di questo dialogo mi si manifestava, nella sua disarmante chiarezza, il potere subdolo e tenace del fattore G.
Avrei voluto immischiarmi, chiederle ma chi cavolo è questo Gino, dove lavora esattamente, di che cosa si occupa, dove ha imparato a programmare? Avrei voluto sapere dove, come, perché. Avrei voluto premiare Gino, farlo conoscere in giro, diffondere la sua iniziativa in tutti gli stramaledetti settori analoghi della stramaledetta organizzazione.

E invece il nostro Gino resterà un mistero organizzativo, un confinato regionale, un innovatore in provetta, un Leonardo de ‘noantri, conosciuto da quattro gatti e sconosciuto ai più. Ma forse, pensavo, non è meglio così? E se poi venisse rimproverato per aver violato qualche cacchio di procedura? In fondo chi è ‘sto Gino? Chi l’ha autorizzato?

Tutto questo accadeva, in mensa. E tutto questo, probabilmente,. accadeva in tanti altri tavoli, in tante altre mense di tante altre città. In tanti altri luoghi della mia grande azienda schiacciasassi. Quanti sono i nostri Gino, e quanto  pesa il loro invisibile lavoro nell’economia della mia organizzazione? E quante sono le organizzazioni informali che si sono create grazie ai tanti Gino e che fanno andare avanti la baracca?  Potremo, un giorno, far emergere Gino dall’anonimato, dargli un volto, riconoscerlo? Potremo non aver paura dell’innovazione, di noi stessi, e della nostra ombra?  Forse si, ma fino a quel giorno in intranet mancherà qualche cosa.
Grazie, Gino.

8 Commenti

  1. utente anonimo ha detto:

    Noi, in mensa, se uno poco poco si azzarda a parlare di lavoro, salvo “urgenze urgenti”, lo fulminiamo! Ardovig

  2. utente anonimo ha detto:

    Succede nelle migliori organizzazioni: se qualcosa funziona meglio o funziona e basta è perchè qualcuno, nei limiti del lecito, ha forzato le regole facendo ricorso alla sua creatività.

    Ma questi colleghi lo hanno ringraziato Gino di aver migliorato la qualità del loro lavoro? A volte basta solo un sorriso… ciao Marina

  3. tolli ha detto:

    Da quando sono al Centralino(20 giorni) ho visto la vera faccia di Telecom Italia: molti clienti insoddisfatti dei vari servizi clienti(187-191), principlalmente, per 1) ritardi riparazione guasti ancha rispetto a tempi dati dagli operatori , 2) ritardi attivazione linee telefoniche e Adsl 3) ritardi nello spostamento di cavi vogliono parlare con un capo e vengono rimandati al Centralino dove non potranno essere passati a nessuno, e quindi rimandati ai vari servizi, tra imprecazioni varie. Quasi sempre al Centralino vengono mandati dagli operatori stessi che esasperati non sanno più cosa fare e li invitano a chiamare i dirigenti.

    Questo c’entra con la Intranet? Un po’ si, ho fatto la parte di Gino.

  4. utente anonimo ha detto:

    Caro Giac,

    spam ricevuto ;-)

    Sono soddisfatto anche io di questo post, forse perche’ nel frattempo mi sto trasformando in un novello “Gino”.

    Insomma, aspetto solo che al tormentone “Franco! Oh, Francoooo”

    faccia seguito “Gino! oh, Ginooo!” :-)

    E per la mensa, ricorda:

    MENSA sana in corpore sano :-)

    Un caro saluto, a presto

    Pasquale-IntraNetMan

  5. tolli ha detto:

    Più del 60% delle chiamate, invece, che riceve il Centralino di Torino è costituito da cllghi tecnici esterni che dal cellulare aziendale devono chiamare clienti esterni, sia con telefono fisso che mobile ed il loro cellulare aziendale non è abilitato se non a chiamare il Centralino. Gli operatori ricevono lea chiamate e fa il numero, così per circa 1.500 volte al giorno(su 2.500 chiamate quotidiane), con un costo per chiamata di 0,60 centesimi(per l’impegno dell’operatore)che si aggiunge al costo della chiamata vera e propria,un lavoro ripetitivo e non professionale che potrebbe essere automatizzato benissimo. Io l’ho fatto notare ma mi è stato risposto che non sono uno stratega ma solo un gestore di risorse, utilizzate più o meno non importa.

    Questa è la Telecom, Giacomo, questa è la Telecom….

  6. utente anonimo ha detto:

    troppo spesso si sa perfettamente che i Gino esistono, chi sono, cosa fanno e quanto il loro lavoro è utile all’azienda. solo che i “numeri” per avere un volto in azienda sono altri.

    e allora o ci accontentiamo di un sorriso (come suggerisce Marina) o speriamo in eterno che le cose cambino e funzionino secondo altre regole.

    io amo i sorrisi. e non è pessimismo, è salutare realismo.

    un saluto a tutti i colleghi di roma.

    n.

  7. utente anonimo ha detto:

    tutto questo accade, e` sempre accaduto e sempre accadra` e sai perche` ? perche` spesso chi progetta gli strumenti non conosce i processi , ha la presunzione di conoscerli e quindi non chiede a chi i processi li conosce e li usa; oppure si adotta un sistema monolitico (parliamo di ERP ?) che costringe l’azienda a funzionare in base al modello insito nello strumento strumento e poi si scopre che la flessibilita` e la adattabilita` sono solo parole sulla carta …. Ecco perche` esiste ed esistera` sempre il fattore G(ino).

    Saluti da TILAB

    Roberto

  8. ginomi ha detto:

    Bhe, io sono Gino di nome e intasco il grazie senza pensarci troppo su! In fondo, anche se nn sono il Gino del caso (non fraintendete!), non sono neanche un Gino qualunque, visto che pochi ce ne sono e pochi ce ne saranno!

    ginomi

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Grazie mille per la pazienza. E' l'Europa che ce lo chiede