Home » Archivi per dicembre 2005

Dic
30

Freedom

Ok, oggi è l’ultimo giorno di lavoro in azienda. Lo stipendio, la tredicesima, i premietti, l’assicurazione, i buoni pasto…dopo 13 anni mi avevano annoiato: d’ora in avanti vivrò nei boschi, vestirò pelli d’animale e mi nutrirò di bacche e radici. Ma forse no.

Dic
28

Voglia di e-learning

Credo sia passato un po’ sotto silenzio: secondo i dati dell’osservatorio sull’e-learning, giunto alla sua quarta edizione, il giro di affari dell’e-learning in italia si attesta, nel 2005, intorno ai 431 milioni di euro (+17,9% sul 2004). Cominciano ad essere cifre di tutto rispetto.

Tra l’altro, visto che il trend è in crescita costante e che nel nostro Paese c’è ancora molto (ma proprio molto) da fare,  la scelta professionale di dedicarsi ai contenuti per l’e-learning potrebbe essere uno sbocco concreto per tanti giovani neo-laureati umanisti. Capito ragazzi? Buttateci un occhio…

Dic
28

I dati su internet (tutti)

Quanti sono gli utilizzatori di Internet in Italia? E quanti hanno la banda larga? Ci si collega più dal lavoro o da casa? Domande alle quali ho sempre cercato invano risposte attendibili. E oggi le ho trovate.
Va bene: faccio outing e vi confesso che non sapevo assolutamente nulla del lavoro che Giancarlo Livraghi conduce da anni sui dati di utilizzo di internet, in Italia (le statistiche sono aggiornatissime e commentate), in Europa (aggiornamento ad agosto 2005) e nel Mondo (statistiche aggiornate ad agosto 2005).

Una vera miniera. Da studiare attentamente.

Dic
23

Aiutate il geek in erba

Anche io volere leggere feed. Feed essere comodi. Feed essere cool. Ma io inseperto. Insomma, qualcuno mi sa consigliare un buon aggregatore di Feed da scaricare? (tipo FeedReader ma con più funzionalità). Mi sto veramente perdendo sulle varie pagine di freeware in giro sulla rete. Grazie in anticipo.

Dic
22

Felicità Interna Lorda

Ok, la domanda che mi gira per la testa oggi è: come organizzo i miei prossimi viaggi post-dimissionari? La risposta, per quanto mi riguarda, sta nel FIL, ovvero l’indice di Felicità  Interna Lorda di una nazione.  Non è (solo) un’idea visionaria: ci sono economisti, come Daniel Kanheman, che ci hanno preso il Premio Nobel  (per inciso, in base a questo indice Kanheman può affermare che, a dispetto del più conosciuto PIL, in nord Europa stanno bene e invece in Italia siamo molto ma molto infelici. Non so perché, ma lo avevo intuito).

e va bene: e allora dove possiamo andare? Beh, si può dare un’occhiata al Database mondiale della felicità (una volta che qualcuno mi sipega come cavolo leggerlo). Tuttavia sappiamo oggi con certezza che il paese che ha il FIL più alto è il Buthan. Il Buthan? Quel paese di poveracci? E perché mai avrebbe un FIL alto?  Qui trovate alcuni motivi.

Bene, allora è deciso: andrò in Buthan.

Dic
21

1.000.000.000!

Gli utenti di internet  hanno superato il miliardo: questo almeno stando a quello che dice J. Nielsen nella sua ultima newsletter La fonte del dato è l’ultima ricerca di Morgan Stanley (la scaricate in PDF da qui – 1,2 Mb).

La cifra raddoppierà entro il 2015. Da dove arrivano questi nuovi utenti? Indovinate un pò: arrivano principalmente dall’asia (36%). In USA la percentuale è ora del 23%. Il rapporto contiene tantissimi dati, tutti interessanti (ad esempio, gli accessi a larga banda nel mondo sono il 18% del totale accessi).
Da studiare.

Dic
20

Le foto di Paolo

Paolo ArtusoE’ un amico, un collega, un compagno di sbronze ma soprattutto è un grande fotografo, e finalmente si è deciso a costruire il suo sito personale dove mostra il suo lavoro. Paoloartuso.it: più che un sito un’esperienza…:-)

Dic
19

Scrivere (bene) per il web

Spesso, nei miei corsi di scrittura online parlo di leggerezza dello stile, dell’efficacia delle metafore, della necessità di un approccio colloquiale, della freschezza del lessico e di scrittura  “parlata”. Gli esempi negativi, a riguardo, non mancano. E’ quelli positivi?
Beh, navigtando di recente alla ricerca di tutt’altro mi sono imbattuto in alcune pagine veramente sorprendenti: sto parlando dalla sezione software della famosa testata online Punto-informatico.

Sfogliatela a caso: troverete delle autentiche perle di scrittura per il web come questa. Non solo questi pazzi di redattori fanno ampio uso di metafore e di forme del linguaggio parlato, (come qui), ma addirittura, in alcuni casi, arrivano ad usare le forme dialettali. Non è meraviglioso? Non senite che aria frizzante che si respira? E non lo fanno sul sito del cugino smanettone, ma su una delle più autorevoli testate online italiane. Bravi, bravi, bravi.

Leggerezza, ironia, gioco, citazioni colte, detti popolati, in un mix linguistico che cattura senza perdere un grammo delle informazioni essenziali. Impariamo e prendiamo esempio, ragazzi, e mi rivolgo specialmente a voi, cari creativi del reparto marketing. Avete capito come si fa? Meno punti esclamativi e più cervello, in quello che scrivete, grazie.

Dic
15

On-line e off-line magicamente insieme…

Vision_coverNel numero di Dicembre di Monthy Vison, la bellissima rivista di scenari digitali diretta da Franco Carlini, trovate anche un mio articolo sulle intranet, con tanto di interviste e approfondimenti (della serie: giornalista quasi per caso…). Ma Vision è anche un blog, che continua sul web a trattare quotidianamente i temi affrontati su carta.

Non solo: alcuni articoli su carta proseguono online nella sezione “Extravision”, nella quale è possibile accedere a parte delle fonti utilizzate e a specifici approfondimenti da scaricare. Uno dei migliori esempi di integrazione tra media che io conosca. Tanto per fare un esempio, qui potete accedere all'”extravision” del mio articolo.

Dic
15

Patchwork polacco

E naturalmente ora sono a casa con l’influenza. Molto istruttivo, comunque

patchworkpolacco

Dic
5

Wroclaw!

Ciao ragazzi, dopo l’immane sforzo di improvvisarmi profeta da ballatoio me ne vado qualche giorno in Polonia (cinque gradi sotto zero). Ci risentiamo settimana prossima.

Dic
5

Non vi ci affezionate troppo

Le aziende sono morte, ma ancora non lo sanno, e fanno i business plan come se nulla stesse succedendo. Ma restano dei morti.  Le aziende sono morte e nessun patto con il diavolo, nessun mesmerismo organizzativo potrà resuscitarle. Non fatevi ingannare dei professionisti che parlano al telefono in modo concitato e serio mentre timbrano il cartellino, guardate più in là delle donne con il tailleur e il pc portatile che parlano al telefono sul Pendolino, esaminate in filigrana i consulenti con il vestito nero, la camicia bianca e le scarpe a punta. Andate oltre le pubblicità e il marketing che ci informa che “tutto è intorno a noi”. Provate a leggere in controluce i loro comunicati stampa. Sono tutti morti che camminano.

Le aziende sono morte da tempo, con tutto il loro apparato da guerra. Con le loro piramidi infinite, con le loro cordate, con i loro manager che parlano senza sapere che cosa stanno dicendo sulla pelle di migliaia di persone con un brivido di sudore freddo, con i loro progetti senza capo né coda, con le loro slide, con le loro parole d’ordine che nessuno ha mai seguito, con i loro house organ, i loro comunicati falsi, con i loro capi incompetenti e presuntuosi, con i loro dipendenti di cui si sono sempre fregate, con la loro sensibilità da schiacciasassi, con i loro dirigenti con la quinta elementare che bacchettano i loro collaboratori plurilaureati, con il loro tran tran che poco a poco ti svuota dentro, con la loro arroganza, con la loro viltà, con la paura folle che governa tutte le loro scelte, con la loro ipocrisia che ci contamina tutti, con i loro talenti che scappano, con i loro mediocri che invece restano, con i loro impiegati che resistono, con i loro aspiranti manager che aspirano senza respirare. Con la loro impunità.  Con la loro incapacità genetica di sviluppare il meglio di ciascuno di noi. Con le loro procedure, con i loro riti stanchi, con le loro ricorrenze stantie, con la loro meschinità, la loro disgustosa prudenza, con il loro invischiarsi, con il loro invischiarci. Con il loro infischiarsene, con la loro folle corsa al ribasso, con il loro linguaggio ottocentesco, con i loro sprechi, la loro miope e tristissima visione d’insieme, con la loro ideologia disgustosa, con il loro “orientamento al cliente” che non hanno mai voluto conoscere, con la loro “trasparenza” che si guardano bene dal praticare, con la loro “velocità” e “efficienza” di cui si infischiano.

Tra vent’anni al massimo tutto questo non esisterà più. Ma non li sentite gli scricchiolii, non avvertite gli spifferi dai quali sta entrando quel vento gelido che si chiama di volta in volta lavoro immateriale, rete, economia cognitiva, gestione dinamica della conoscenza e soprattutto quella cosa che si chiama mercato, così dannatamente distante dal fantasma immaginato nelle stanze dei bottoni che governano questi dinosauri che si chiamano aziende. Ma non sentite il lamento di decine, di centinaia di migliaia, di milioni di persone che sono stufe di essere trattate come minorati mentali, che vogliono decidere, che vogliono mettersi in gioco,  che vogliono fare, finalmente, le cose come vanno fatte?

So a che cosa state pensando: ma come faremmo senza le aziende? Chi ci darà tutti i prodotti e i servizi che ci allietano la vita tutti i giorni? Come faremo a sopravvivere senza un sistema di produzione? Pensateci un po’ su: tutto questo oggi esiste nonostante le aziende e non grazie ad esse. L’innovazione e la capacità di produrre qualche cosa di nuovo non nascono dentro le aziende: si insinuano, semplicemente, nelle loro maglie. Sono in realtà dei sottoprodotti  di un prodotto principale che si chiama autoconservazione,  ogni giorno sempre più difficile.

No, non resisteranno, non c’è alcun motivo plausibile che giustifichi la persistenza di un dispositivo che produce così tanta insoddisfazione all’interno e così tanta inefficienza all’esterno.
Le aziende moriranno: se ne andranno così, semplicemente, senza clamore, come una cosa naturale. Si scioglieranno come neve al sole e a noi rimarrà solo il  vago ricordo della loro patetica  presenza. Ci ricorderemo di loro come di una coda in autostrada: oppressiva e senza scampo finché ci siamo dentro, assolutamente inutile e gratuita una volta sciolta.

Non possiamo sapere che cosa le sostituirà: forse qualche forma di cooperazione locale, forse un mondo di liberi professionisti collegati tra di loro, forse il ritorno a qualche forma di artigianato diffuso. Quello che so è che qualsiasi forma prenderà il lavoro quando avremo seppellito questi mostri produttori di infelicità e frustrazione sarà dominato dalla passione, dal sogno, dal gioco, dalla cooperazione, dalla voglia di fare qualche cosa di buono e dal desiderio di essere padroni del nostro sapere.

Quello che so è che le aziende, queste aziende, sono un prodotto umano, che ha avuto un inizio e avrà una fine. Le aziende non sono la migliore delle organizzazioni possibili, e mai come oggi si sente il bisogno di una nuova utopia capace di immaginare che cosa accadrà.

Non sappiamo quando, non sappiamo in che modo, ma accadrà.

P.S. Per qualche mistica ragione, parte della discussione su questo post si è svolta qui. Siccome sappiamo che in Rete il testo è formato da: testo + link + arricchimenti + discussioni, lo riporto per completezza.

Dic
1

Virgola! O no?

Testo_virgole

Visto su IBS e preso al volo. Il problema (dicono) è che gli esempi sono tratti dal campionario di orrori del mondo anglosassone, ma tant’è… Da associare, possibilimente,  all’italianissimo e utile (ed economico) breviario di Bice, consigliatomi a suo tempo da Luisa (che come al solito ringrazio per le sue preziose segnalazioni).

Dic
1

Aiutiamoci con le figure retoriche

Gli studi retorici, ve lo confesso, costituiscono per me una fonte costante di ispirazione. E non sto parlando di una vezzo demodè, di una pratica oziosa e fine e se stessa: la retorica antica ha molto da dire anche a noi uomini, scrittori e comunicatori tecnologici-webbizzati-SMSizzati.

La scrittura professionale, in particolare, utilizza spesso in modo massiccio, anche se spesso inconsapevole, il bagaglio di conoscenze cristallizzato nelle figure retoriche. Proprio per aumentare questa consapevolezza cerco sempre, quando faccio lezione, di esercitare le persone a sezionare i testi e “rimontarli” attraverso un utilizzo sano e consapevole di alcune figure.

Proviamo a fare degli esempi, usando come terreno proprio la scrittura professionale (aziendale o giornalistica che sia). Attenzione: sono indicazioni che funzionano benissimo anche con la scrittura per il web, poiché permettono di sfruttare a pieno alcune proprietà del linguaggio, come la ridondanza  o lo stile comunitario, molto adatte alla scrittura in rete. Questi ingredienti “comunitari”, la retorica antica li possiede nel suo DNA: è sufficiente quindi metterli in gioco.

Ecco dunque alcuni esempi di editing che utilizza in modo efficace la forza illocutiva (e perlocutiva) di alcune figure.

Anadiplosi (dal greco anadìplosis “raddoppio”): figura retorica consistente nella ripresa, all’inizio di un verso, di una parola o di un gruppo di parole poste in conclusione del verso precedente, con un significativo effetto di insistenza e di risalto
Esempio
La nostra vera fonte di reddito sono i nostri clienti. E i nostri clienti vengono da noi perché ci conoscono e sanno che possono fidarsi della nostra azienda

Climax (dal greco climax, “scala”): procedimento retorico che consiste nella disposizione di frasi, sostantivi e aggettivi in una progressione “a scala”, secondo cioè una gradazione ascendente, a suggerire un effetto progressivamente più intenso: es buono, migliore ottimo.
Esempio
Potremmo formulare altri due, tre, cento di questi esempi: il risultato sarebbe sempre lo stesso.


Deissi
(dal greco deiknumi, “mostro, indico”): si richiama l’attenzione su un oggetto particolare, cui si fa riferimento mediante elementi linguistici, detti deittici, che concorrono a identificare in modo preciso l’ oggetto in questione.
Esempio
Questo tablet PC è uno dei più piccoli della sua categoria. Le sue ridotte dimensioni rendono questo prodotto uno dei più versatili strumenti di lavoro.

Diafora (dal greco diaphoros “diverso”): consiste nel ripetere una parola usata in precedenza con un nuovo significato o una sfumatura di significato diversa. Così, ad esempio, nella frase il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce (B.Pascal)
Esempio
Prodotti di qualità per aumentare la qualità della vita
(n.b. Ringrazio un mio allievo per aver prodotto questo esempio)

Ellissi (dal greco elleipsis, “mancanza”): consiste nell’ eliminazione all’ interno di un particolare enunciato, di alcuni elementi, per conseguire un particolare effetto di concisione e icasticità.
Esempio
L’aviaria arriva in Europa.  Possibili conseguenze sui pollai italiani. Avviata la sperimentazione, vaccino più vicino.

Anafora ripetizione della stessa parola all’inizio di versi o di frasi consecutive per conferire risalto al vocabolo ripetuto. Es. Dante ‘Per me si va nella città dolente, per me si va nell’eterno dolore….’
Esempio
Gli italiani hanno capito. Gli italiano hanno scelto. Gli italiani, con il voto di domenica, hanno detto finalmente di no.

Catafora Figura retorica che consiste nel ripetere la parola o le parole finali del verso precedente nei versi succcessivi; si contrappone all’anafora.
Esempio
Abbiamo raccolto le informazioni e le abbiamo elaborate con cura. Beh, quasi. Abbiamo immaginato un nuovo sistema di calcolo e lo abbiamo messo alla prova. Beh, quasi. Abbiamo faticato ma alla fine ci siamo riusciti. Beh, quasi.

Interrogazione Retorica Proposizione espressa in forma interrogativa, che non chiede però risposta in quanto la contiene già in sè, affermativa o negativa; serve ad aggiungere efficacia all’argomentazione e a indurre il lettore o l’interlocutore ad accogliere la nostra opinione.
Esempio
E le persone hanno cominciato ad evacuare le case. Che cos’alto avrebbero potuto fare?

Per finire ecco delle figure retoriche che andrebbero invece dimenticate nel nostro stile di scrittura professionale. Perché? Perché sono tutti mezzi per non arrivare al cuore delle cose. Inutile dire che nelle aziende italiane sono le figure che vanno per la maggiore.

Eufemismo (dal greco euphemismo “parola di buon augurio”): figura retorica adoperata per attenuare una espressione ritenuta troppo cruda, irriguardosa, come ad esempio, convenzione di usare il verbo andarsene al posto di “morire”.

Iperbole consiste nell’esprimere in termini esagerati un concetto per difetto o per eccesso.

Litote Attenuazione di un concetto mediante la negazione del contrario.

Pleonasmo (dal greco pleonàzein, “sovrabbondare”): espressione sostanzialmente non necessaria, in un dato contesto: espressione, cioè, che non aggiunge niente dal punto di vista qualitativo alla frase in cui è inserita.

Per queste non faccio esempi: è sufficiente aprire una brochure aziendale o una lettera commerciale.

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Grazie mille per la pazienza. E' l'Europa che ce lo chiede