Home » Archivi per febbraio 2006

Feb
28

Immersione all’Interno

Domani sarò qui, e sarò fuori combattimento per tre giorni. Ci si rivede poi. Ciao

p.s. Scusate, oggi mi hanno fatto notare che in realtà mi trovo qui.

Feb
28

Il Blog di Antonio

In questi anni si è molto discusso di come i blog permettano ai semplici cittadini di far transitare informazioni che non arriverebbero mai (o quali mai) sui media tradizionali. E’ il caso di Antonio Pappalardo, dirigente (o meglio ex dirigente) del Centro Giustizia Minorile per Emilia Romagna e Marche, rimosso dal suo incarico senza una speigazione precisa da parte delle Autorità.

Antonio ha creato un blog per raccontare questa ambigua vicenda. E volentieri lo rimbalzo nella blogpalla.

In bocca al lupo, Antonio.

Feb
27

Redazioni anomale

Una delle cose difficili da trasmettere, quando parlo di intranet a lezione o in veste di consulente, è il ruolo della redazione in intranet. Si, perché tutti ci immaginiamo, almeno all’inizio, un simpatico gruppo di redattori che scrivono, scrivono, scrivono. Dei proto-giornalisti interni che scrivono articoli e realizzano servizi all’interno del web aziendale. Sbagliato.

La prima cosa che dovete pensare, quando pensate ad una redazione intranet, è che la redazione non scrive un accidente. E allora che cosa fa? Edita, edita, edita. Edita il contenuto altrui, che arriva da tutte le parti dell’organizzazione. In intranet abbiamo a che fare con un coro di voci: settori, persone, dirigenti, operatori…Sono le voci “vive” di intranet, che la alimentano e la arricchiscono.

E la redazione è al centro, con un ruolo di regia e facilitatore. Facilitatore di che cosa? DI un processo che avviene in tutta l’azienda, un processo fatto di documenti, informazioni, proposte, servizi. Un dialogo, nel quale i contenuti arrivano da una rete informale di collaboratori. I contenuti non stanno nella vostra stanza: stanno negli open space, nelle riunioni di progetto, nelle scrivanie di anonimi colleghi che portano avanti il lavoro. Sono lì che stanno, i contenuti. Il vostro ruolo è valorizzare i contenuti, valorizzare i progetti, valorizzare le persone.

Ed è per questo che lo “skill” del content manager intranet si pone sempre all’intersezione di tre componenti: informatica, comunicazione, gestione risorse umane.

skill del content manager

Dimenticate una di queste componenti e avrete perso di vista il vostro ruolo: ho visto informatici, giornalisti e comunicatori cadere sulle intranet perché avevano dimenticato le altre componenti. Non dovete solo scrivere, non dovete solo gerstire un’infrastruttura tecnologica, non dovete solo gestire del personale. Dovete fare tutte e tre queste cose contemporaneamente.

E, contemporaneamente, dovete farvi da parte.

Feb
24

Tagghizzazione

Sto mettendo i TAG a due anni di lavoro (quando ho creato il blog ancora i TAG non erano forniti da splinder, quindi è un casino). Non spaventatevi se al momento non vi ci racapezzate. Grazie per la pazienza.

Feb
24

Il cercapersone tra fantasia e realtà

Come tutti sappiamo, una delle cose di sicuro successo in intranet è il cercapersone interno (alzi la mano chi non ha qualcosa di simile sulla sua intranet), ovvero la classica rubrica telefonica online che consente di trovare i riferimenti dei colleghi semplicemente digitando il nominativo.

Questa banale applicazione rappresenta, in genere, una delle “killer application” della intranet, ed è una cosa che, sul piano della promozione del progetto, capiscono tutti, dalla segretaria al mega dirigente.
In genere questa applicazione contiene una serie di riferimenti aziendali sulla persona, ovvero una serie di campi, (che tipicamente risiedono in un database) utili a reperire la persona, ad esempio:

Telefono fisso
Telefono cellulare
Fax
Email
Indirizzo sede di lavoro
Sigla del settore

Fin qui nulla di nuovo: si tratta della trasposizione digitale della vecchia rubrica, anche se ha l’indubbio vantaggio della velocità di reperimento e dell’aggiornamento in tempo (quasi) reale da un unico server.esempio cercapersone

Ma quest’oggetto, all’apparenza innocuo, può trasformarsi rapidamente in uno strumento molto più “affilato” e utile, semplicemente aggiungendo alcuni campi, quali:

– riferimenti del responsabile, con possibilità di risalita gerarchica con un semplice clic
– riferimenti di tutte le persone specifiche del settore di appartenenza
– riferimenti dei colleghi di stanza, in modo da poter reperire informazioni in assenza della persona
– foto della persona

E adesso entriamo nel regno della fantascienza: immaginate che il cercapersone non sia costruito solo su questi campi relativi ai riferimenti, ma si allarghi ad altri oggetti, in parte automatici e in parte inseriti direttamente dalla persona, come:

– progetti seguiti in azienda
– principalmente in azienda mi interfaccio con…
– competenze informatiche
– lingue conosciute
– la mia documentazione pubblica
– i miei hobby
– forum e conversazioni alle quali partecipo (visualizza i miei ultimi messaggi)

Ora immaginate di poter fare ricerche su tutti questi campi, all’interno dell’applicativo.Cercate “CRM” e vi viene fuori il nome di chi ha inserito CRM tra i progetti seguiti. Cercate “lingua giapponese” e vi viene fuori chi conosce il giapponese.
Ora vi chiedo: che cosa è diventato questo Cercapersone? Non è forse uno strumento di knowledge management interno?

Per costruirlo non ho usato sofisticati sistemi informatici: ho usato la buona vecchia rubrica del telefono arricchita da campi inseriti direttamente dalla persona. Sento già l’obiezione dell’uomo di RU: ma chi certifica queste competenze?

La risposta è: come in tutte le comunità di pratiche la certificazione avviene dal basso, attraverso il successo pratico delle competenze trasmesse dalla persona.

Pensiamo, ad esempio, ad un meccanismo di “voto alla collaborazione”, o di ranking rispetto alla documentazione scaricata: in questo caso la community farà emergere direttamente le persone più competenti attraverso la composizione automatica dei comportamenti di ciascuno.

Alla fine dell’anno, poi, è possibile anche premiare le persone più competenti e collaborative. Un sogno?

Feb
23

Terapie anti burocratiche

logo del mini sitoNon male, questo mini-sito dedicato alla semplificazione del linguaggio amminsitrativo. L’autrice si chiama Aurora Lucarelli, dell’URP della Regione Emilia Romagna. Qualcuno ha mai visto in rete qualcosa di simile prodotto da qualche azienda per, non so, insegnare a comunicare meglio con i clienti? Credo di no.

E questo ci dà la misura di chi si stia muovendo veramente in Italia su questo campo. Quando i nostri business-man con cravatta, bretelle e sguardo efficiente si mettono a pontificare su quanto sia indietro la Pubblica Amministrazione e quanto invece siano avanti loro, si guardino questi oggettini e si mettano a meditare.

Feb
18

Presentazioni efficaci, il mio nuovo blog

Cari lettori, è nato da pochi giorni il mio nuovo blog. Si chiama presentazioni efficaci ed è dedicato interamente, guarda un po’ , alla comunicazione efficace con le slide. Come sapete le slide sono la mia seconda specialità, la mia seconda attiivtà, la mia seconda identità. :-O .

Era un’apertura necessaria per non intasare questo blog con troppi argomenti fuori tema. Ma è anche una scommessa: mentre in USA ci sono già qualcosa come 5 o 6 "guru" della materia, in Italia dobbiamo accontentarci di squallidi tutorial che ci mandano fuori strada. Nel blog troverete consigli, segnalazioni, a volte recensioni, trucchi tecnici, aneddoti significativi su tutto ciò che ruota intorno all”"innominato programma": dal processo di creazione a quello di presentazone. Buona lettura (e diffondete, se vi va…). 

Feb
17

La vanità di spiegare

Una bella riflessione di Antonio Spadaro sulla letteratura italiana di oggi, pubblicata su Asterione (come l’ho scovato? Vattelapesca). Ma soprattutto un interrogativo, che è anche un mio interrogativo: che statuto hanno le storie?

Le nostre storie, le nostre narrazioni, sono forse una gratuita, necessaria e forzosa introduzione di senso nella Storia, quella storia che non ha  di per sé alcun senso, sono solo l’espressione della nostra “vanità di spiegare” (TondelIi) o sono invece la rappresentazioni più viva, forse l’unica rappresentazione possibile di una verità per altri versi inattingibile?

Illusione, vanità, hybris, o estremo limite della nostra esperienza? Spadaro cerca freschezza e innocenza, e io vedo in questa freschezza la stessa materia di cui parlava Calvino quando, a proposito di leggerezza diceva, se non ricordo male, che “è quella disposizione d’animo che dissolve il dramma del Mondo in malinconia e ironia”. Una freschezza che oggi fatichiamo a ritrovare. L’articolo è qui.

Feb
15

Smanettoni mondiali

Lunedì sono stato qui, alla conferenza mondiale delle Open University. 38 Paesi che discutono di e-learning, e succedono cose strane tipo l’indiano che discute con il giapponese sull’autorevolezza di un modello Wikipedia applicato alla formazione. Incredibile. Fichissimo. Ma la cosa veramente nuova che ho capito è che al mondo *nessuno* sa fare le slide. E’ stato veramente il festival dello smanettonismo di powerpoint. E ne andavano pure orgogliosi. Si vedeva.

Ma tipo, non so, che il croato aveva, in una slide, tipo 12 oggetti che si muovevano contemporaneamente, e i punti-elenco apparivano facendo una specie di menuetto interminabile. Ha ringraziato in pubblico la sua collaboratrice per la presentazione. Ammazza, che onore. il belga aveva slide con tre (dico tre) livelli di indentatura, e il tutto appariva come una grande macchia. Il grassetto sparso come concime rendeva il tutto una specie di labirinto di testi. Il pakistano (bellissimo intervento, peraltro, voglio andare in Pakistan) non aveva slide, ma in compenso leggeva (dico leggeva) l’intervento. In-sos-te-ni-bi-le. Il giapponese aveva uno sfondo diverso ad ogni slide, quindi prima giallo canarino, poi verde mela, poi rosa fuxia eccetera. I testi andavano da 10 pt a 48 pt, senza un motivo apparente. Nella presentazione dell’americano-coreano pezzi di testo erano riversati senza alcun ritegno sulle povere slide, fino a scoppiare. In generale le animazioni troneggiavano, beffarde e gratuite, su tutto. Ah, dimenticavo, tutto in inglese senza traduzione. E nessuno che batteva ciglio. Forse perché dormivano, non so (no, in realtà quello a fianco a me a un certo punto dormiva proprio). Ragazzi, c’è molto, ma molto lavoro da fare.

Feb
14

Ma perché non commentate? Post di servizio

Sembra, dico sembra, che io sia abbastanza letto, nella media della blogosfera. Niente di strepitoso, una cosa normale. Ma oggi, complice una malinconia che viene da lontano, guardo il tag “commenti” dei miei post mi chiedo sconsolato: perché?

Io pensavo, dico, pensavo, di creare una community di persone accomunate da alcuni punti di riferimento professionali (non li ripeto per pigrizia), e anche personali, come sempre, ma ciò non avviene e io me ne dispiaccio. Perché? Alcune ipotesi:

1) Io, in realtà, non ho lettori a parte i miei familiari, che non hanno ancora imparato a usare i commenti

2) Nella blogosfera, per suscitare commenti bisogna affrontare, in modo esplicito o velato, temi sessuali oppure esprimere qualche forma di violenza (proprio come in TV)

3) I temi di cui parlo sono noiosi (ma allora non avrei lettori, e torniamo al punto 1)

4) Sono ripetitivo e prolisso, e vengo letto solo per tenere alta la bandiera (non so quale bandiera)

5) Sono uno che pontifica troppo, e le persone non sanno cosa commentare a chi pontifica (può succedere)

6) Non rispondo ai commenti e non ho l’aria “intrigante” e le persone commentano solo a quelli che sono intriganti

7) Non ho lettori (l’ho già detto, ma mi sembra importante)

8) Vengo visto come un marziano con cui nessuno pensa di avere niente da spartire

9) Queste sono solo paturnie, e se guardo meglio la blogosfera vedrò che sono nella media e queste sono solo paranoie

10) Non ho lettori

Insomma, però io vedo blog pieni di commenti, poi guardo il mio e mi viene da piangere. Che cos’ho che non va? Che cosa ho fatto di sbagliato? Non voglio trovare l’anima gemella, e tantomeno avere flirt virtuali. Non sono un maniaco, sono uno normale, più o meno. Ma allora perché?

Feb
12

Intranet e il principio della cedevolezza

L’ultima newsletter di Gerry Mc Govern solleva un tema cruciale (e ne parlavamo proprio ieri a lezione): se non garantiamo agli utenti la libertà di fare le cose per le quali arrivano sul sito dannegiamo noi stessi e gli utenti. Non pensate che questa cosa riguardi solo i siti web esterni: riguarda, a maggior ragione, le intranet aziendali. Dato che è un tema molto importante vi riporto un pezzo dell’articolo (tradotto da me):


foto di gerry mcgovernMolti dipendenti vedono l’organizzazione come una cosa distinta da quello che sentono di essere. Vedono l’organizzazione come un’entità che ha obiettivi, priorità e scadenze diverse dalle loro. Queste persone sono letteralmente “buttate fuori” da Intranet piene di messaggi del vertice che dicono loro che cosa dovrebbero fare per transformarsi in “buon personale”.

I dipendenti amano le intranet fatte per loro, che parlano la loro lingua. Amano le intranet che permettono loro di svolgere meglio il loro lavoro. La intranet resta uno spazio web; ovvero un riflesso di un mondo in cui le persone hanno più potere. I dipendenti amano questo. […]

Permettere alle persone di fare le cose di cui hanno bisogno per lavorare dovrebbe essere il l’obiettivo cardine del vostro sito. Il vostro successo è legato al successo dei vostri utenti nel completare i compiti per i quali vi stanno visitando.

E difficile per me esprimere quanto mi trovi d’accordo con questa posizione. Forse possiamo trarre alcune conseguenze da questa riflessione:

1) La intranet non è la voce del padrone, non è fatta per comunicare dal vertice alla base, non è un ennesimo e tirannico sistema per trasferire messaggi alla truppa. E’ un sistema di comunicazione basato sul consenso e l’interesse di chi vi accede.

2) La intranet non è uno strumento coercitivo: nessuno può impore ai dipendenti di leggere o navigare qualche cosa che non gli interessa. Pubblicare qualche cosa che interessi le persone dovrebbe essere la vostra prima preoccupazione.

3) non pensate che quello che avete pubblicato verrà preso come oro colato dai dipendenti. Se non è interessante per loro non dovranno fare neanche lo sforzo assumere una faccia di cortesia: si faranno una risata e passeranno ad altro.

4) Non pensate che qualche cosa verrà letto solo perché è stato pubblicato. Comunicare in intranet è come lanciare messaggi in una bottiglia, non come sparare cannonate di parole sulla gente.

5) Prima di pensare agli effetti benefici o malefici di quello che pubblicate, prima di preoccuparvi dell’opportunità o meno di certi contenuti “scomodi” che vi spaventano tanto, pensate a farvi leggere: una intranet che non ha accessi quotidiani da parte dei colleghi è morta. E voi non volte che muoia, giusto?

6) L’utilità deve essere il vostro primo obiettivo, anche se questo pregiudica la presunta “eleganza” del vostro spazio: meglio una cucina calda ben attrezzata e confortevole che un salotto freddo, aristicratico e inabitabile dai comuni mortali. Tenete a basa le smanie paternalistco-efficentiste dei vostri mnager e date servizi, servizi, servizi.

7) La intranet è uno spazio che si adatta alle esigenze dei singoli. E’ un terreno di libertà e di auto-organizzazione dei percorsi. Favorite questa caratteritica invce di ostacolarla in tutti i modi. Le persone sono più sveglie delle strategie software da quattro soldi.

8) Non progettate i contenuti pensado che le persone dovranno andare lì e poi dovranno andare là e successivamente dovranno fare questo e quello: potreste restare molto ma molto delusi. Cercate di capire che cosa le persone “fanno realmente”, e adattate il vostro progetto di conseguenza.

Logo_TAO

Ora, c’è qualche massima più generale che possiamo trarre da queste considerazioni? Forse ciò che dobbiamo imparare assomiglia a quello che i taoisti chiamano il “principio della cedevolezza“: imparare a seguire consapevolmente le venature delle cose senza opporvisi. E anche nelle intranet ci sono caratteristiche naturali, particolari “venaure” che non si possono violare senza violare la natura stessa dell’oggetto.

Seguite queste venature e sarete facilitati. Opponetevi, e nevigherete costantemente contro gli elementi. E una di queste ventaure, guarda caso, è proprio la libertà delle persone e la loro auto-organizzazione.

Feb
12

Intranet fai-da-te a Lamezia

“Hanno realizzato tutto i sistemi informativi del Comune e una stagista dell’Università di Cosenza.” Ok, si tratterà pure di una intranet rudimentale, ma quello che conta sono le intenzioni, la volontà e quello che gli americani chiamano “la visione”. I risultati arriveranno.
(Ehm, ragazzi, non vorrei dirvelo ma il testo è illeggibile e i menù sono fatti con immagini grafiche terrificanti).

Feb
10

Bolier energetici

Non so se lo sapevate, me esiste un magazine online che traduce in italiano gli articoli di WIred news. La rivista si chiama Boiler ed è uno dei tanti gonzo-magazine di Enel.
Con questo ennesimo buon esempio ENEL si conferma come la migliore grande-azienda-italiana online. Così si fa. E chissà se Fiat, Telecom, ENI, Unicredit Poste, Ferrovie e gli altri grandi agglomerati industriali italiani capiranno prima o poi la lezione che arriva dai loro cugini e che suona più o meno così : per fare marketing in rete dimenticati del marketing e pensa alla Rete.

Feb
9

PowerPoint, l’e-learning e moi

SlidermanOgni tanto mi ricordo di essere un creatore, nonché fruitore, nonché esperto di presentazioni in powerpoint (come risulta dal simpatico regalo qui a sinistra, fatto da un mio ex collega che saluto: ciao Luciano).

Insomma, mi ricordo di questo anche perché sta per partire un corso (creato da me)  tutto in modalità e-learning, sulla presentazione efficace con le slide.

Giuro che mi hanno chiamato loro. Io non ho mai cercato le slide: sono state sempre loro a trovare me, per quanto io mi nascondessi. E oggi mi hanno scovato in una nuova variante, ovvero come autore di un corso online.

L’e-learning è una cosa bella. L’e-learning è una cosa coinvolgente. L’e-learning è una cosa calda. L’e-learning non ha niente a che vedere con i CD-Rom, con la scuola Radio elettra, con le trasmissioni televisive che vanno in onda alle tre di notte. L’avevo solo intuito: ora comincio a capirlo.

Ne riparleremo. Per ora vi segnalo un bel po’ di risorse per chi è a caccia di consigli e trucchi per le sue presentazioni. Cominciamo a Beyond bullets (“oltre i punti elenco”), il bel blog curato da Cliff Atkinson, che ha anche scritto un libro sull’argomento. Proseguiamo con Presentation zen, il blog di Garr Reynold, un consulente che ha lavorato molto in giappone ed è appassionato di “Star wars”.  Anche gli articoli di Indezine non sono male. Per non parlare del blog di Tony Ramos (un po’ confuso ma ricco). Ottimo anche il blog Powerpointless.

Devo proseguire? In questa cavalcata infinita tra siti, articoli, libri e blog che parlano di presentazioni ho capito una cosa: negli Stati Uniti la “questione Powerpoint” è molto sentita ed è presa molto, ma molto sul serio.

Feb
7

Piccole applicazioni crescono

In Regione Valle d’Aosta hanno cominciato a lavorare così: non so se lo possiamo davvero chiamare “e-government” (la nuova parola-prezzemolo) ma  è comunque un passo in avanti. Credo.

Feb
5

Aggiornamenti

logoNuovi aggiornamenti sul mio sito ufficiale, intranetmanagement. Vorrei, ovviamente, glissare la mesta constatazione che erano 8 (otto) mesi che non lo aggiornavo. Ok, pietra sopra. In ogni caso trovate una serie di materiali nuovi: una check list per il vostro progetto, un articolo sulla misurazione della intranet e altre piccole amenità.

Pongo anche a voi la fatidica domanda che ho posto agli iscritti alla mia newsletter (a proposito, potete anche iscrivervi alla newsletter, lo sapevate?): quanto sareste interessati ad un corso erogato tutto in modalità e-learning sulla gestione delle intranet? Rispondete pure liberamente…:-)

Feb
5

Ecologia dei contenuti secondo Mc Govern

Nell’ulitmo numero della sua celebre newsletter, Gerry Mc Govern se la prende con i contenuti inutili. E’ vero: a volte si pubblicano, in intranet e sul web in generale, contenuti che hanno un senso solo per chi li crea (e a volte neanche per lui). Pensate, che so, alla Mission aziendale in intranet (una delle cose notoriamente più inutili che può capitare di pubbblicare. Le persone in genere pensano: ehi, ragazzi, noi lavoriamo già qui dentro, lo sappiamo che cosa fa l’azienda…).

Ok, insomma, i contenuti inutili. A volte si pensa: tanto pubblicarli (e tenerli in piedi) non ci costa niente. E invece no: ogni link , ogni pagina, ogni rimando in più è una richiesta cognitiva. Stiamo lavorando con l’attenzione delle persone, e l’attenzione non è infinita (sul tema dell'”economia dell’attenzione” è quantomai illuminante il libro di Granieri, Blog generation).

La soluzione del buon Gerry è abbastanza drastica: a volte le ciambelle non riescono col buco. Prendiamone atto, e cancelliamo questi contenuti senza rimpianti.

Amen.

Feb
3

A Milano sono precisi…

“abbiamo spento tutti i nodi della rete, spegnendo 10 mila pc e riaccendendoli uno per volta in modo da capire quali fossero quelli infetti”.

Che pazienza. Insomma, ieri è andata in tilt la intranet del comune di Milano. Dalla notizia non si caqpisce bene che cosa intendano per “intranet”. Resta il fatto che quando intranet comincia a entrare nei processi operativi di un’organizzazione diventa una cosa dannatamente seria.

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Grazie mille per la pazienza. E' l'Europa che ce lo chiede