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Mag
29

Vuoti nutrienti

Come ho più volte sostenuto, tutto ciò che ha importanza per noi non avrebbe senso se non in rapporto a ad ampie dosi di vuoto. Soprattutto nella comunicazione, nulla di ciò che esprimiamo avrebbe importanza senza questo elemento intangibile e potente. E non è detto che il vuoto vada per forza riempito. Il vuoto sta lì, a nostra disposizione per essere plasmato (e plasmare) la nostra comunicazione.

Pensate alle pause retoriche nel discroso, agli spazi vuoti nelle pagine web, al rarefatto stile narrativo di alcuni autori americani contemporanei (Carver, Ford, tanto per citarne due tra i più noti), alla necessità di non sovraccaricare una slide di troppo testo.

Il vuoto. Senza un buono uso di questo elemento non c’è comuniczione. E lo stesso vale per la musica. A questo proposito vi segnalo, da scaricare, una bella dispensa di Piero Quarta: “Il silenzio in musica“, che trovare sul sito della Scuola Popolare di musica di Testaccio. Tra l’altro è analizzato il famoso assolo di Miles Davis in “so what”, clamoroso esempio di uso del silenzio e delle pause nella costruzione della frase musicale.  Per appassionati, ma non solo…

Mag
27

Sta arrivando, eccolo che arriva…

Beh, ogni tanto bisogna farsi un regalo, che dite?

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Ho rotto il salvadanaio e oggi mi scappa di prenderloooo……

Mag
20

Classificazioni pigliatutto

Una delle attività più alte di un uomo, almeno da Aristotele in poi, è quelle di saper classificare le cose in insiemi di cose, e di saper quindi attribuire delle proprietà agli enti. Questa è un’attività in senso proprio filosofica, perché concerne unicamente i concetti e le loro relazioni reciproche.

Bene, quest’attivtà, che ha sempre trovato solidi sostegni pratici nella tradizione e nelle abitudini classificatorie proprie di ogni disciplina,  è stata in questi anni messa a dura prova dal web: come classificare i contenuti? Che cosa appartiene a che cosa? Come etichettare questi insiemi? Insomma, come fare un menù di navigazione decente? Un vero rompicapo.

Oggi questo rompicapo, irrisolvibile secondo parametri, diciamo “tradizionali” del meodo “fisico” di classificare le cose (come in biblioteca) sembra trovare una soluzione, che usa la natura stessa della Rete per risolevere un problema che nella Rete stessa ha trovato la sua espressione più matura: la classificazione a faccette. Leggete, è interessante.

La cosa, assolutamente nuova se guardiamo al modo tradizionale di disporre gli oggetti in un insieme, è in fondo di una banalità sconcertante se consideriamo il mondo digitale (e il linguaggio XML in particolare): ogni oggetto appartiene a diversi insiemi ed è classificato in insiemi diversi secondo il grado di maggiore o minore pertinenza a questi insiemi. Si chiama classificazione mutlidimensionale.

Certo, a pensarci è una cosa ovvia: la bottiglia di Vino è classificata per annata, regione, colore ecc…Ma, a pensarci bene, ci sono volute ben due rivoluzioni perché accettassimo queso fatto come un fatto ovvio: la smaterializzazione dei dati, prorpia della clutura digitale, e la relativizzazione delle nostre gerarchie e categorie, propria della clutura post-moderna. Solo i filgi di queste due rivoluzioni potranno godere di questa multidimensionalità senza sentirsi in imbarazzo né, tantomeno, sensa sentire di avere tradito qualche cosa.

Mag
18

Davide batte Golia 1-0

A volte la Storia ci dà torto, a volte ci dà ragione. Io ho lavorato come Intranet manager per anni all’interno di una grande azienda, Alcatraz. In questa azienda non ero l’unico a occuparmi della cosa: C’erano anche tanti altri settori e professionisti, gente con molto potere e molti soldi da spendere. E quando si parla di intranet viene sempre fuori la questione delle piattaforme, ovvero quegli oggetti che servono a gestire i contenuti. Ora, queste volpi dei Dirigenti IT volevano a tutti i costi stupirci con effetti speciali e con nuovi strabilianti oggetti.

Ed ecco che salta fuori la nuova super-piattaforma, chiamiamola “Macigno-costoso”. Ad ogni riunione si partiva magnificando le caratteristiche di Macigno-costoso, la Grande Piattaforma Universale dalla performance strabilianti. Certo, ci volevano 18 server e un team di gestione di 40 persone, ma la piattaforma era ottima. Solo che crashava ogni 4 minuti. Dopo due anni giravano le barzellette come con i carabinieri. Ad ogni riunione erano sempre tutti più incazzati. Specialmente noi, specialmente io, che nel tempo avevo costruito una piattaforma alternativa, chiamiamola “economica-piuma”. Io di piattaforme chiavi-in-mano ne avevo già fatta fuori una e mi sono sempre arrangiato costruendo e facendo costruire degli oggetti su misura.

Certo niente di stravolgente, ma stava su di un solo server e se qualche cosa non funzionava si cambiava e via. Niente: ci voleva Macigno-costoso. E giù a spiegare che noi eravamo dei dilettanti, che le aziende serie usavano piattaforme serie. “Certo”, dicevano, “oggi Macigno-costoso“ ha dei problemi, ma domani avremo l’integrazione universale dei dati. E poi ha molti vantaggi in più. Quali? Non si è mai saputo.

Ma intanto non funzionava neanche a calci nei polmoni, e anche la versione 6.0, quella che doveva risolvere tutto, si è trasformata nell’ennesimo buco nell’acqua. Ma non si poteva dire, perché se no i Dirigenti si arrabbiavano e si intristivano. Tre anni. Tre anni di schermaglie nelle quali mi sono giocato la carriera per dire cose che stavano sotto gli occhi di tutti. Ok, storia passata, io me ne sono andato e voi tenetevi Macigno-costoso.

Oggi vengo a sapere che il responsabile IT di Alcatraz (non un pisquano qualunque, ho detto il responsabile IT di un’azienda di 100.000 persone) ha riconosciuto che Macigno-costoso era una cazzata. Sembra che abbia detto: quelli di economica-piuma hanno delle performance migliori e non potremo mai competere: tanto vale che andiamo tutti su economica-piuma abbandonando macigno-pesante.

E tutti i Dirigenti e quadri, nel frattempo, quelli che dicevano cose come “Ma dove vuoi andare oggi, se non hai una cosa come Macigno-costoso” a dargli ragione,  a dire “e beh, ma questa cosa non è accettabile adesso basta non ne possiamo più e così via”. Gli stessi con i quali litigavo all’epoca. Domanda: ma perché abbiamo perso tre anni a litigare? Perché avete speso milioni di euro (milioni) e fatto perdere tempo a decine di persone e reso inefficiente un oggetto che doveva servire a 100.000 colleghi? Qualcuno pagherà per questo?

Va beh, oggi è un grande giorno per me. Ciao

Mag
17

A lezione di e-learning

Leuca, la mia socia, l’hanno intervistata sull’e-learning. C’è anche l’audio (con tanto di di sciacquone…)
:-D

Mag
17

Io voto lui

http://www.paolomasini.net/
E voi? (e non ripsondetemi: “io no” :-P)

Mag
17

Gli editoriali di Jonny Palomba

Io credo, come altri, che il web sia un medium orale. Lo credo fortemente, nonostante sia qui a scrivere con una tastiera, formattando il mio testo come se fosse una cosa che si posiziona in uno spazio e non nel tempo. Lo credo nonostante non possa guardare in faccia le persone con le quali comunico e nonostante le mie parole siano qui, di fronte a me, fisse e distanti (e distinte) da me. Lo credo nonostante il fatto evidente che le mie parole vengono percepite con gli occhi e non ascoltate con le orecchie e nonostante sia innegabile che io sia l’autore delle mie parole, e voi i lettori delle stesse e che il mio testo e distinto dal mio corpo. Il fatto è che stiamo partecipando, che lo vogliamo o no, ad una grande conversazione, anche mancano i paramentri tecnici per definirla tale in senso proprio.

Va beh, sarebbe lunga, ma in realtà volevo solo segnalarvi lo spazio di Jonny Palomba. Chi è costui? Uno strano personaggio, che in genere appare al pubblico (romano) con un cappuccio in testa, parlando di cinema in stretto dialetto romanesco. Un tipo veramente originale. Beh, da qualche tempo Jonny ha anche un suo spazio web nel quiale commenta, a modo suo, i fatti del giorno. Da non perdere…

Mag
16

comin’ back

Ok, ho tenuto fermo questo blog da così tanto tempo che oramai anche i parenti fanno fatica a riconoscermi. Questo è post meramente fàtico e serve a comunicare alla blogosfera che sono ancora vivo (vivo significa “capace di digitare qualche cosa sulla tastiera”).  Inoltre serve a comunicare che ho capito che una macchina da 500 euro fa quasi le stesse cose di una da 50.000. Le cose che non fa sono cose che comunque non andrebbero fatte.

Poi ho capito che bisogna avere pazienza nella vita, e che dobbiamo tutti imparare qualche cosa dai camminatori in montagna. Poi ho capito che per imparare una frase di Charlie Parker suonata a 300 di metronomo te la devi studiare a 40 di metronomo, anche se ti sembra di saperla fare a 120 di metronomo. E per induzione ho capito che dovremmo pensare alla nostra vita a 40 di metronomo, anche se ci sembra di saper pensare a 120 di mentronomo.

Poi ho capito che ci son un sacco di semiologi, sociologi, antropologi ecc, che aggiungono la parola “Web” o “nuovi media” ai loro libri e per il resto non si smuovono di una virgola dai loro recinti disciplinari. E questo è male. Poi sono andato a vedere l’allegro tesista che si laureava con una tesi sulla intranet che ho creato io e mi sono sentito un po’ eminenza grigia, un po’ capello grigio, un  po’ di umore…indovina un po’.

Poi ho lavorato, nella mia nuova attività, e ho capito che aprire una nuova attività richiede molto più lavoro ed energia (ma guarda un po’…).

Poi ho riletto libri, ho rifatto cose, ho rivisto gente e mi sono preoccupato. E ho creato una presentazione sul tema delle presentazioni efficaci che spacca. Davvero. E ho pensato che dobbiamo, tutti, allenarci a leggere le cose alle quali attribuiamo una finalità nella loro nuda meccanicità, così come dobbiamo sforzarci, al contrario, di conservare il nostro sguardo incantato sulle contingenze di ogni giorno. Che non hanno senso. E proprio per quiesto aspettano quiete la nostra storia diventare fatti.

Ok, ho finto, ciao a tuttil.

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Grazie mille per la pazienza. E' l'Europa che ce lo chiede