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Set
29

Evviva il benchmarking!

E’ veramente raro trovare, in Italia, momenti di sereno confornto sui propri spazi intranet. Occasioni nelle quali guardare fuori dal proprio asfittico orticello e mettere sul piatto, in modo trasparente, le proprie soluzioni a problemi che sono più comuni e diffusi di quanto non si creda in tutte le organizzazioni.

E’ quello che sta avvenendo in Emilia Romagna, e solo per questo meritano un applauso (ringrazio ancora una volta il mitico AD per la segnalazione).

Se guardiamo le varie home page che alcuni Comuni e Provincie hanno mostrato vediamo in modo chiaro una serie di costanti (più che altro nella navigazione e nel rapproto testo/immagini), unite a qualche elemento distintivo. Tutte ruotano attorno ad alcuni problemi comuni, ciascuna enfatizzando alcuni elementi a scapito di altri.

Guardando questi prodotti (alcuni dei quali pieni di invidiabile buona volontà e tanta voglia di fare) si intuiscono alcune cose rispetto ai meccanismi redazionali, al tipo di interpretazione delle priorità che ciascuna realtà ha dato al proprio interno, a quale “cultura organizzativa” appartengono i gestori (informatica, Risorse umane…) .

Possiamo vedere quanto pesano i servizi al dipendente e quanto pesano le aree documentali; possiamo intuire se c’è una redazione allargata e se cè qualcuno che scrive notizie; vediamo se ci sono spazi di community e un piano editoriale; Capiamo se è una una intranet “profonda” o no.

Ogni home page è, in fondo, una risposta. E’ una risposta a particolari esigenze e a vincoli ambientali dell’organizzazione. Credo si molto interessante, che dite? Ecco gli screeenshot della varie home, uniti a qualche breve commento.

home_comune_bologna

La home page intranet del Comune di Bologna, pur avendo molti servizi,  punta molto sulle news e ha qualche tool (tipo previsioni del tempo) che garantisce visite giornaliere. La intranet è completamene profilata e assicura così anche servizi personalizzati. Si capisce bene che c’è dietro una redazione allargata con le palle…

home_comune_cento.gif

La home page del comune di Cento, molto pulita e gradevole, punta invece tutto sui servizi, messi in primo piano nella home. Anche i menù sono orientati molto ai task lavorativi.

home_comune_correggio

La home page del Comune di Correggio divide nettamente in tre parti i task: in primo piano le notizie, a fianco i servizi più utili e in basso (udite udite) gli ultimi commenti nei forum. Capito ragazzi? Direttamente in home. Così si fa!

home_comune_modena

La home del comune di Modena lascia in primo piano le notizie e gli aggiornamenti nella documentazione. I servizi sono presenti sono come menù, in alto.

home_provincia_bologna

La home della Provincia di Bologna è molto “informatic-style”: la home è in realtà la mappa di navigazione e sono presenti menù a tendina per i servizi. A parte troviamo, comunque, le ultime news.

home_provincia_ferrara

Un po’ “militaresca”, la home della provincia di Ferrara ha la parte centrale egemonizzata dalle news, anche se i servizi principlali sono ben evidenti a sinistra. La intranet è profilata, e quindi permette di offrire servizi personalizzati.

home_provincia_modena

Molto “portal-style”, la home della provincia di Modena presenta le news in primo piano , anche se un calendario eventi fa capolino in alto a destra. E il cercapersone?

home_provincia_parma

La provincia di Parma divide, anche graficamente, la home della intranet in tre aree: notizie, servizi e informazioni personali (quest’ultimo occupa forse uno spazio eccessivo visto il tipo di informazioni presenti)

Sono ovviamente solo degli assaggi, degli indicatori. Sarebbe bello capire di più il perché di alcune scelte (che comunque nel materiale sono in parte spiegate). Ad ogni modo, ringrazio personalmente tutti i partecipanti a questo seminario per la loro – unica – generosità.

Set
22

Dalle 10 migliori intranet del Mondo

Ho finalmente letto con attenzione il report di Nielsen sulle 10 migliori intranet del mondo – 2006. E ho scoperto alcune realizzazioni bellissime, che voglio condividere con voi. Non sono, in effetti, cose strabilianti: sono solo modi molto belli di risolvere dei problemi comuni nella gestione intranet.

Piccole/grandi soluzioni, infinite variazioni su un unico tema (le informazioni aziendali), che però denotano una cura nel design, nell’orientamento all’utente, nel modello di azienda che lasciano trasparire, che sono assolutamente rimarchevoli. Ne elenco solo alcune:

Lo standard per le news, alla Banca d’Irlanda, prevede data, titolo, abstract, testo, foto, link intranet correlati, allegati documentali, evidenza del pubblicatore e del classificatore, ringraziamenti allo specifico fornitore di contenuti, oltre che una versione stampabile. Banale direte voi: Beh, provateci, a fare notizie con tutti questi elementi sulle intranet nostrane, e poi mi dite.

Sempre per le news, in Altana Pharma, è possibile contattare via mail il fornitore di contenuti, segnalare via mail la pagina a un collega, cercare pagine simili. Le pagine più segnalate ai colleghi salgono di rankng come “top news”.

In Capital one, invece, ogni notizia ospita testi, immagini, video e una survey di feedback che arriva in redazione.

In O2, società telefonica inglese, è possibile mandare SMS ai cellulari delle persone rintracciate sul cercapersone, oltre che aggiungere nomi alla propria rubrica personale. Sempre in O2 un’area community fornitissima permette, tra le altre cose, di mandare cartoline elettroniche ai colleghi.

In Atana, una specifica area Knowledge contiene schede prodotti, manuali, documenti, e un sistema di ricerca efficace e gradevole. Il sistema di CMS prevede una serie vastissima di template per costruire notizie di tutti i tipi rispettando uno standard definito.

La Metro Group ha adottato il sistema dei tutorial in Flash per fare formazione veloce ed economica ai colleghi, in una apposita area. Le stesse informazioni sono però presenti anche in versione solo-testo.

In Allianz è previsto un motore che genera questionari di survey su tutto.

In moltissime intranet è presente un’area “my page” che riporta informazioni personalizzate e profilate per gli utenti: news sottoscritte, sottoscrizioni e interventi in forum e blog (IBM), area H.R personale.

In quasi tutte le intranet vi sono sezioni alimentate direttamente dai dipartimenti, seguendo uno standard comune, con notizie di specifico interesse che le persone possono seguire in modo trasparente 8visto che sono profilate).

Ma la vera chicca, di cui non sapevo nulla, lo confesso, è il cercapersone IBM, che lo stesso Nielsen considera l’applicazione meglio riuscita al mondo. Ogni pagina del dipendente contiene (udite udite):

– Nome e cognome

– Foto

– Descrizione del ruolo

– E-Mail

– Telefono

– Cellulare

– Indirizzo della specifica sede di lavoro con indicazioni dell’ala del palazzo e del piano

– Accesso diretto al messanger interno (se è in linea appare in verde)

– Mail dell’eventuale assistente

– Evidenza del modo nel quale la persona preferisce essere contattata (mail telefono, cellulare, msn, ecc)

– Ora locale del luogo nel quale la persone lavora

– Risalita gerarchica ai responsabili

– Accesso all’elenco del persone coordinato

– Accesso all’elenco del personale allo stesso livello gerarchico

– File audio che riproduce la corretta pronuncia del nome (questa è una vera finezza)

– CV con abstract e presentazione

– Progetti seguiti in aizenda

– Skills e competenze

– Conoscenze tecnologiche

– Esperienze di business

– Storia dei settori aziendali nei quali ha lavorato

Le persone possono fare ricerche anche su tutti questi ultimi campi e aggiungere eventualmente il nome alla propria rubrica personale.

Secondo IBM questo sistema fa risparmiare 190 milioni di dollari all’anno. Capito gente?

Purtroppo non posso mostrare gli screenshot:  Nielsen si arrabbierebbe.

Ad ogni modo, oggi è stata una bella giornata

Set
18

Tecnologie tribali. Su “Il cantiere e la bussola”

Possiamo metterla come vogliamo, ma resta il fatto che il libro di Giuseppina Pellegrino: Il cantiere e la bussola. Le reti intranet tra innovazione e routine è la descrizione di un fallimento.

Proviamo a vedere perché: partendo dall’idea, mutuata da Bijker e dal modello SCOT, che “il puramente teconolgico in quanto tale non esiste” e che ogni nuova tecnologie è in qualche modo “costruita” socialmente da una comunità di utilizzatori/interpreti, la Pellegrino prova a osservare quali fattori sociali entrino in gioco nell’utilizzo/rifiuto di una intranet, studiando il caso di un’azienda italiana e di una britannica..

In questa analisi entrano in gioco i concetti di “gruppi sociali rilevanti” (ovvero le “tribù” di utilizzatori che assegnano alcuni specifici valori alla specifica tecnologia), flessibilità interpretativa (ovvero la capacità della tecnologia di venire significata in vari modi a seconda dei gruppi nei quali viene co-costruita. Pensiamo, ad esempio al telefono, che non ha oggi il significato che ha suo tempo gli assegnarono i progettisti), quadro tecnologico (ovvero scopi, teorie, pratiche d’uso, routine consolidate degli utenti, pratiche di test, ecc). La tecnologia, ogni tecnologia, è insomma il risultato di una processo di stabilizzazione e negoziazione tra gruppi sociali.

E qui casca l’asino. Perché, ovviamente, una intranet entra a far parte di un’organizzazione specifica, con i suoi gruppi sociali rilevanti, un suo quadro tecnologico. Inoltre intranet, come tutte le tecnologie web, è “plastica” per definizione, e quindi aperta ad una flessibilità interpretativa pressoché infinita.

Ed ecco che, in un contesto assolutamente non deterministico (dove per “deterministico” intendiamo: creo la intranet, accendo il bottone e tutto funziona a meraviglia) si consumano gli errori (e gli orrori) che la Pellegrino bene descrive nel corso della sua analisi etnografica. (E ovvio che per l’autrice questi non sono “errori”: sono solo risposte che la tribù dà ad uno specifico evento tecnologico).

Primo errore: la lotta delle definizioni. I casi descritti dalla Pellegrino sono significativi: nel momento in cui il management (gruppo sociale arci-rilevante) le assegna alla intranet in significato/ ruolo di vetrina promozionale, questo viene vissuto come disturbante dalla popolazione aziendale, specialmente per coloro che la vedono invece come punto di accesso al nuovo e alle conoscenze

In questo contesto le visioni dei diversi gruppi sociali rilevanti, non analizzate, restano marginali e non entrano in gioco nella progettazione

Secondo errore: mancato coinvolgimento. Gli spazi sono progettati in modo da veicolare una particolare visione, ma questa visione non è condivisa degli utilizzatori. E se c’è una eccessiva distanza tra produttori e fruitori ci sarà anche tra reciproche rappresentazioni dell’artefatto. La Pellegrino descrive bene, nelle discussioni del gruppo di progetto, la paura e lo scetticismo verso un’eccessiva apertura della intranet alle reali esigenze della popolazione aziendale. Valga per tutti questo dialogo:

– “E se si interpellassero le persone?”

– “E che fai un referendum?” (scettica)

Risultato: non uso.

Terzo errore: riduzione della flessibilità e divieto di “derive. Se una tecnologia (e tantopiù una tecnologia web) è “platica” nel senso che è aperta a possibili interpretazioni, che diventano altrettante “incorporazioni” (un gruppo prende un artefatto e lo inserisce in modo nuovo in una sua routine), la cosa peggiore che puoi fare è vietare queste “derive” in nome di un “utilizzo corretto”, che è corretto solo nella testa del progettista. In qusta strada la intranet viene vista come un ennesimo esercizio di potere dei gruppi elitari dell’azienda (manager, tecnici…)

Quarto errore: effetto “tabula rasa”: una intranet si inserisce in un tessuto di pratiche e tecnologie preesistensti (mail corridoi, videoconferenze, telefonate, ecc). Pratiche e “generi comunicativi pre-esistenti si rivelano un fattore di resistenza al cambiamento. Se non si prevede un’integrazione tra queste pratiche il risultato è che verranno messe in atto “strategie di aggiramento”. E’ quello che è successo nei casi studiati

Quinto errore: community di plastica. Non basta affidare alla retorica della intranet e della comunicazione in rete il compito di creare/consolidare community professionali. Esiste un terreno di pratiche e di comunità di pratiche preesistenti delle quali tenere conto nella progettazione. Le comunità esistono già nella reale vita dell’organizzazione: la tecnologia deve cercare di saldare questi legami e non crearne ex novo con il solo ausilio dei supporti tecnologici e del vincolo gerarchico. Inoltre, questo approccio sconta il prezzo di una rappresentazione troppo riduttiva della conoscenza, come sapere perfettamente discretizzabile ed esplicitabile. In questo senso è votata al fallimento (non uso, aggiramento)

Che cosa può dire questo studio etnografico a noi, poveri specialisti/consulenti/formatori che lottano tutti i gironi per affermare le possibilità di intranet contro le resistenze culturali e le vecchie (cattive) abitudini manageriali? Credo che possa dirci molto.

Le aziende hanno una storia, delle regole scritte e non scritte. Le persone hanno dei legami, delle abitudini, delle rappresentazioni condivise dei problemi. I gruppi si costituiscono (e difendono la loro identità) secondo logiche che resistono alla più pervasiva e dirompente tecnologia. Dobbiamo imparare ad ascoltare queste voci, a farci carico delle loro specifiche interpretazioni, a negoziare i significati.

E dobbiamo farlo “prima” di fare qualsiasi scelta tecnologica. Senza questa operazione ogni artefatto tecnologico, intranet compresa, assomiglierà al monolite di “2001: odissea nello spazio.”

Set
17

L’uomo giusto per l’azienda di oggi

Ho appena completato un assessment online (se volete fatelo anche voi, ma è una cosa un po’ lunga e dovete registravi, qui) che stabilisce qual è il mio stile decisionale, il mio grado di flesssibilità, la mie inclinazioni relazionali, le mie modalità di comunicazione preferite, il mio orientamento manageriale e, infine, la mia azienda ideale. E’ venuto fuori questo:

Un’azienda dotata di una cultura in grado di sostenere le vostre motivazioni e la vostra carriera ideale deve presentare alcune o tutte le seguenti caratteristiche chiave: iniziative imprenditoriali o progetti frequenti, nuovi e in fase di avviamento; impegno nelle tecnologie emergenti oppure nella progettazione e creazione di nuovi prodotti o servizi; poche norme e regolamenti burocratici; atmosfera informale; valutazione delle prestazioni, programmi di formazione e premi che evidenzino l’ampliamento delle competenze, l’adattabilità, il pensiero creativo e l’iniziativa personale.

Chissò perché, ma lo avevo già intuito. Ad ogni modo adesso so dove andare: domani prendo il primo Shuttle e mi avvio sereno verso il pianete Marte.

Set
14

La Killer Application di Jerry

Mi ero dimenticato di segnalare un numero della newsletter di Jerry McGovern dedicata (nientemeno che) alla killer application di intranet. Avete cliccato? Ebbeni si: è il cercapersone.

Su questo blog parliamo da tempo immemorabile del cercapersone come fattorre strategico (ad es qui) e sono lieto che anche Jerry sia dei nostri. In realtà la posta in gioco è più ampia e ha a che fare con la necessità di costruire qualche cosa gestisca le due cose più importanti in un’azienda (aggiungo: in’un’azienda innovativa): la conoscenza e relazioni. In effetti il cercapersone (in una versione, spero più evoluta che non la semplice rubrica telefonica) può essere utile in questo senso, e si candida ad essere la base dati più importante dell’organizzazione. L’unica?

Chissà: vorrei provare a lasciare andare la fantasia e provare ad immaginare altre aplicazioni che mettano al centro le due parole chiave: conoscenza e relazioni. Forse sono applicazioni e progetti che ancora non esistono da nessuna parte, ma credo che la posta in gioco sia troppo alta per lasciare che venga dispera con quisquilie da realisti.

1) A domanda rispondo.  Avete presente Yahoo Answers? Dateci un’occhiata, almeno per capire il meccansimo. Beh, pensate a quello che succederebbe se lo metteste in azienda. Ovviamente i migliori andrebbero premiati per il loro contributo, e non cazziati perché non lavorano. Sembra una cazzata, ma invece è l’inizio di una piccola rivoluzione, perché entriamo, almeno un poco, nel regno del dono, o quantomeno in una regione  sottratta in parte al meccanismo (apparentemente) spietato dell’economia classica e della legge di mercato

2) Reti  relazionali delle competenze. Tipo Linkedin, ma più strutturato per competenze. Attenzione: dico competenze e non ruoli organizzativi, dei quali non mi frega una cippa, con tutto il rispetto. Nulla vieta di partire da un set di competenze predefinite dall’azienda e poi di estendere questo meccansimo con competenze proposte dai dipendeti (anche frivole, non importa)

3)  Wikipedia aziendale. Ma che ve lo dico a fare? Ovviamente con collegamento alla base dati del cercapersone e con un meccanismo incentivante (capito parrucconi del Personale?) per i maggiori contributori. stessa cosa per i blog, ma questo è più difficile perché per i blog bisogna avere alla base un progetto ben definito e degli attori ben indentificati.

4) Folksonomie. Avete presente Ajax e xml? hei ragazzi, non avete idea di quello che si può fare con questi arnesi, ma tipo che le informazioni sulla intranet vengono riclassificate dal personale stesso, oppure possiamo attaccare al cercapersone un “cercasedi” sul modello di Google maps.

Queste cose le ho raccolte in 15 minuti. Che dite? Qualcuno vuole aggiungere idee più meditate?

Set
9

Nel tessuto dei segni

Parlare, scrivere, archi-scrivere. Logocentrismo, fonologismo, metafisica. “Differanza” (e questa volta non è un errore ortografico). Sto alludendo ovviamente a Jaques Derrida, uno dei più enigmatici, produttivi (e profetici) filosofi del nostro secolo. Un filosofo complicato, sia per la densità dell’eredità culturale di cui si fa portatore, continuatore e “decostruttore” (Husserl e Heidegger, Hegel e De Saussure, Blanchot e Levinàs, e molti altri)  sia perché la sua  riflessione è (per necessità) sempre condotta sul gioco degli stessi significanti linguistici. Da qui il suo stile sfuggente.

E allora, per capirne qualche cosa di più ho scovato i video di una lezone di Carlo Sini dedicata proprio a Derrida e al tema della Differance. Il contesto è quello delle splendide Vacances de l’espirit, promosse dall’associazione asia. All’epoca (15 anni  fa) snobbavo le lezioni di Sini all’univesristà. Non ricordo neanch’io perché.

Requisiti di sistema: banda larga, un’ora e mezza da dedicare alla meditazione pura sul tema della metafisica occidentale e la voglia (deisderio, bisogno) di capire qualche cosa di più del tessuto di segni del quale siamo fatti. Ne vale la pena. E può darsi che dopo questa lezione a qualcuno scatti  qualche cosa dentro, come capita per le cose destinate a restare.

Set
8

Vite spericolate di intranet manager

Sull’ottimo sito Intranetlife, creato e gestito Roberto Cobianchi, trovate una serie di risorse sempre stimolanti e aggiornate (e spesso in italiano), tra le quali i suoi stessi articoli, con un occhio di riguardo per le tecnologie e una serie di casi di studio interessanti, ultimo dei quali sull’utilizzo del blog all’esterno/interno di un ospedale a Seattle.

Non conosco personalmente Robeto Coobianchi, ma da quello che scrive (e che seguo da un po’ di tempo) capisco che abbiamo più di una affinità professionale. Eh, dura la vita, (in italia) nel club degli intranet manager…;-)

Set
7

Il convitato di pietra

Gestire la conoscenza affidandosi all’analisi semantica del linguaggio naturale? Quelli della Expert System ne sono convnti.

E per dimostrarlo, IDC ha pubblicato uno specifico withe paper (450 kbye circa). L’idea è seducente, anche se non è nuova: del resto sul nodo della semantica (ma anche della pragmatica) si fonda la possibilità di costruire, elaborare, aggregare conoscenza in modo intelligente. Per quanto possiamo strutturare (e classificare, e taggizzare) i nostri “dati”, la comprensione semantica, segnatamente quella legata al linguaggio naturale, resta il convitato di pietra di ogni sistema di KM (parliamo di “comprensione” in senso lato, ovviamente…).

Questa soluzione potrebbe in effetti tagliare alla radice i problemi legati al tormentato rapporto tra formale e informale. Facile a dirsi, difficile a realizzarsi. Se qualcuno ha sperimentato diretttamente la cosa, sarebbe interessante sapere qualcosa di più…

Set
6

Sliderman, trucchi e segreti

Segnalo per chi fosse interessato, il mio prossimo corso sulla presentazione efficace con le slide. Sono due giornate di lezione-laboratorio, (a ottobre, alla LUISS), nelle quali si lavora su tutti gli aspetti di una efficace comunicazione con le slide, dall’ideazione alla presentazione finale. Solo per autentici fanatici di presentazioni e affini. Ciao.

Set
5

Evoluzione e bricolage delle intranet USA

E’ interesante osservare come si sviluppa il dibattito sulle intranet in USA e in Europa: forse le indicazioni che emergono possono essere viste come cartina di tornasole delle rispettive culture tecnologiche e organizzative. Per farvene un’idea vi consiglio di scaricarvi il report “Corporate Intranets: Best Practices” (lo scaricate da qui, subito dopo esservi registrati), edito dalla statunitense Avenue A | Razorfish.

Trovate uno schema evolutivo molto dettagliato delle “fasi” evolutive di intranet (che dalle semplici info istituzionali arriva all’integrazione dei processi informativi aziendali, passando per la collaborazione degli impiegati), che non mancherà di sollevare delle domande (domande che si pone anche Jane McConnell).

In realtà in Europa sembra che, almeno a livello generale, le cose non vadano proprio come sono descritte nel report (e gli autori ne sono consapevoli), ma  è interessante misurare proprio queste differenze.

Ad ogni modo il report è molto utile e ha il merito di  “guardare oltre”, offrendo uno scorcio delle possibilità delle intranet del futuro prossimo, ovvero “Google style”, podcasting, social tagging, Wiki, blogging, social networking, Ajax, oltre che una serie di applicazioni (neanche tanto) futuribili.
Buona lettura.

p.s. dello stesso autore potete leggere un articolo sul Corporate web 2.0, pubblicato su Boxes and arrows.

Set
4

Il ritorno di Clelia

Ci può essere un rigore anche nelle libere riflessioni, una disciplina attenta e misurata del libero pensiero, un’intertestualità rivelatrice (Borges?), un vero e proprio canone dell’imprevisto. Ci può essere tutto questo, e in fondo chiunque si avvicini alla scrittura (come scrittore o come lettore, indifferentemente) ne fa, in genere, esperienza diretta. Questa pudicità pubblica, questo continuo e sistematico allontanamento , ironico (forse), certamente intimo e rigoroso, questo gioco, di rimandi precisi e di infinite assonanze, potremmo forse chiamarlo Mondo, poco importa se mondo dei sensi, mondo dei pensieri o mondo  delle parole (scusate lo stile, sto leggendo Derrida…).

Misteriosa, lontana, enigmatica, è tornata Clelia. Tanta Filosofia, molte riflessioni e intrecci, fortunatamente, infiniti. Attenzione! Solo per autentici amanti del dubbio…

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Grazie mille per la pazienza. E' l'Europa che ce lo chiede