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Nov
29

Scampoli della vita di Luca sulla Intranet ideale

Appena arrivato in ufficio, Luca apre il suo client di posta e scarica i messaggi. In realtà gli ha già dato un’occhiata rapida venendo in ufficio, dal suo cellulare. Poi apre il browser e si collega alla intranet aziendale. Guarda immediatamente se ci sono novità tra i feed che ha sottoscritto. Ce ne sono tre: una notizia sul nuovo piano di vendite scritta da Valentina, una collega della Direzione Centrale, una precisazione sulle ferie, scritta da Giancarlo dell’Ufficio Personale e l’avviso che una nuova video-lezione sul recente prodotto lanciato sul mercato è disponibile nell’Area “Formazione”.

Legge per prima la notizia sulle ferie e ringrazia pubblicamente Giancarlo per le precisazioni compilando il form di commenti in calce alla notizia; scarica gli allegati della notizia sul piano di marketing per sfogliarli più tardi (in genere le news di Valentina sono sempre interessanti e pertinenti) e apre la video-lezione, della durata di 15 minuti, girata da Franco, un collega del marketing strategico.

Ascolta e guarda con attenzione le novità (lui lavora nel supporto alle vendite, e la cosa lo interessa particolarmente) e alla fine apre il forum associato alla lezione per porre alcune domande di chiarimento: entro la mattinata, in genere, dovrebbero arrivare le risposte di Franco.

Dopo aver richiesto due giorni di ferie nella sua area di “amminsitazione” accede all’area “Documentazione”, dove sono presenti alcuni documenti nuovi, segnalati già in home: due manuali di funzionamento degli apparati (caricati nottetempo dai colleghi dell’Assistenza Tecnica) e un vademecum per un uso efficace della mail aziendale, caricato da un collega di I.T. Questo gli fa venire in mente che anche lui ha da tempo un documento su un progetto di vendita che vorrebbe condividere al più preso con gli altri. In serata lo caricherà (visto che è un po’ pesante è meglio aspettare che ci sia poco traffico sulla Rete).

Dopo aver smistato un po’ di posta e aver fatto un paio di telefonate apre l’area “Community” della intranet e va sulla sua pagina personale: nel forum tecnico c’è un messaggio dei una collega di Bari che lo ringrazia per il consiglio che le ha dato ieri sulla formattazione delle righe in Excel, nella’area ludica ci sono alcune nuove recensioni di dischi e libri e sul blog del Vertice c’è un nuovo post dell’Amministratore Delegato. Aggiunge un commento ad una recensione sulla quale è solo in pare d’accordo e si butta avidamente sul nuovo post dell’A.D. Si parla della nuova organizzazione del settore Vendite e della nuova articolazione territoriale. Legge con attenzione: chissà se poi queste cose le scrive veramente l’Amministratore Delegato…

Ad ogni modo, dopo averci pensato un po’, decide di commentare l’articolo perché alcune cose scritte proprio non le condivide. Nel pomeriggio entra nell’area del suo “Gruppo di lavoro virtuale”, che raccoglie tutti gli operatori del Supporto alle Vendite d’Italia. E da una settimana che vorrebbe chiedere delle cose Gianni, il tutor del gruppo ed esperto della comunità. Ma si accorge che la sua domanda è già stata fatta da un collega di Como. Legge la risposta di Gianni e lo ringrazia a sua volta. Non ha mai conosciuto Gianni di persona, ma è veramente un mito.

Nov
16

Pratiche e piramidi

Mi rendo conto che faccio pubblicità, ma quando ci sono dei buoni contenuti è anche giusto dare visibilità alle aziende che li pubblicano (anche perché li pubblicano apposta…) E quindi vi segnalo questo articolo sulle “Comunità di pratica” (altri articoli interessanti li trovate qui).

Un assaggio:
“James Eucher, vice presidente della divisione ricerca e sviluppo della Nynex, incominciò a studiare queste comunità nel momento in cui si accorse che un gruppo di lavoratori della stessa azienda erano più veloci di altri nell’utilizzare le nuove tecnologie. Dallo studio risultò che il gruppo che impiegava più tempo era quello che non intratteneva alcuna comunicazione informale, a differenza dell’altro che in soli tre giorni, attraverso una reciproca condivisione di idee, aveva imparato e già impiegato il nuovo sistema tecnologico di amministrazione dei dati”.

Ne riparleremo (oh, se ne riparleremo). Queste cose sono più importanti di quanto appaiano: sono arciconvinto che chi si impadronirà di tecniche di implementazione e “coltivazione” delle comunità di pratiche, nei prossimi anni avrà tanto, ma tanto lavoro da fare. E forse questo concetto, così semplice e così potente, è la vera chiave per smontare dall’interno i vecchi modelli organizzativi e comunicativi piramidali tipo “Alcatraz”.  Ricordiamoci sempre che le piramidi erano delle tombe.

Sapete com’è, siccome sto laggendo questo libro e oggi sono un po’ invasato…

Nov
15

Web writing postmoderno

Quando una disciplina arriva ad un certo grado di maturità può succedere che l’insieme di modalità entro le quali i praticanti della disciplina hanno, più o meno, inconsapevolmente agito e che si sono formate nel tempo si cristallizzino e formino un corpus definito di regole e precetti meramente esteriori. Si entra nel regno del “si fa così” e, insomma, si forma un vero e proprio canone da seguire.

Ma proprio in quel momento questo insieme di regole rivela la sua interiore povertà e si offre al gioco infinito delle citazioni, delle riprese, degli stravolgimenti, delle variazioni. I processi creativi vivono in questa tensione tra codifica e improvvisazione, tra espresisone e citazione. tutto il movimento del postmoderno, solo per fare un esempio recente, è attraversato da questa tensione, ma ogni disciplina (pittura, musica) attraversa queste fasi di “riscrittura” delle regole attraverso il loro uso ironico.

Per questo non mi stupisco che una delle più “codificate” regole del web writing, ovvero quel: “Non scrivere “clicca qui” nei link”, diventi quasi un gioco, un vezzo, una citazione “dotta” all’interno di un testo web professionale.

immagine_clicca_qui

E’ ovvio che a Punto informatico sanno il fatto loro (e io, come sapete attingo quotidianamente a piene mani a questo serbatoio di innovazione, anche stilistica). Proprio per questo vedo in questa operazione un sottile slittamento, il segno inconfondibile che qualche regola comincia ad essere un po’ troppo “regola” per muovercisi liberamente. E allora diventa l’occasione di una sua ironica rievocazione. E’ il postmoderno, baby…

Nov
14

Vorrei tanto provarla…

Chissà se questa “Suite two” proposta da Intel funziona veramente come si afferma in questo articolo… A prima vista sembra ci sia proprio tutto per fare una intranet 2.0 come si deve: Blog, wiki, feed RSS personalizzati dai dipendenti…Insomma, una pacchia (ma quanto costa?).

Nov
14

Del parlare di B per arrivare ad A

Nei miei abituali corsi di formazione gli argomenti “ufficiali” sono sempre gli stessi: intranet, usability, web writing, progettazione web efficace, presentazione efficace con le slide eccetera. Sono corsi pratici, molto orientati al “fare”; eppure in questi anni ho collezionato una serie di varianti e digressioni impressionanti.

Abbiamo parlato di Miles Davis, di Roland Barthes, del sillogismo di Aristotele, di Raymond Carver, di Platone, di Wittgenstein, di psicologia della Gestalt, di Comunità di pratica. Di semiotica, antropologia. giornalismo, post-fordismo, epistemologia, linguistica, strutturalismo, post strutturalismo. Eccetera.

In realtà faccio molta più filosofia ora di quanta ne praticassi in università, (per non parlare di Alcatraz). Perché avviene questo? E’ un patetico sfoggio di cultura o c’è dell’altro? E’ proprio necessario questo vasto repertorio di “eccedenze” rispetto all’argomento principale (per di più “pratico”)?

La formazione è un incontro tra persone. Anche quando tratta temi “pratici”. E in questo incontro ci mettiamo in gioco tutti. Quello che un adulto porta in un corso di formazione è sempre un insieme di problemi e di saperi che non possono essere lasciati fuori dall’aula di formazione. Le persone non sono una tabla rasa. O riusciamo ad integrare queste esperienze e domande con le nostre risposte e il nostro sapere o le persone non impareranno niente. Di niente. Di niente.

La formazione non è un rullo compressore che passa sopra le soggettività delle persone, non è un corpus “blindato” di pallottole di sapere che vengono sparate nella testa degli individui; è piuttosto un territorio di confine e funziona solo se riesce ad integrare il “repertorio” di ciascuno con i nuovi concetti. E questo repertorio lo dobbiamo avere, almeno in parte, frequentato. E comunque dobbiamo dargli voce e dignità, perché è il vero luogo dell’apprendimento.

Questo ha alcune conseguenze sulla nostra vita di docenti, conseguenze che vorrei provare ad elencare:

– La ricchezza dell’apprendimento dipende dalla ricchezza degli intrecci di sapere che si formano tra docente e allievi

– Per parlare in modo profondo di A dobbiamo avere nella nostra testa B, C, D ecc

– Quello che diciamo in aula è un centesimo di quello che potremmo dire

– Solo se abbiamo una buona preparazione teorica su quello che sta “intorno” ai nostri temi potremo rispondere in modo adeguato alle suggestioni che arrivano dagli altri.

– Nella formazione non esiste la frase: “questo non è in programma”

– Nessun formatore può sedersi sugli allori del proprio sapere

Solo se siamo consapevoli e attrezzati rispetto a questo insieme di conseguenze possiamo fare un buon lavoro. Per questo la formazione è una scommessa, e per questo è così divertente ed appassionante fare questo lavoro.

Nov
13

Metti un tag nella tua intranet

Il concetto di “tag” è alla base delle maggiori applicazioni del web 2.0 in giro per la rete. Ma se mi chiedete come questo concetto sia applicato concretamente nelle intranet italiane, beh devo dire che mi sembra ci sia un vuoto sconsolante (e mi sembra che questo vuoto sia qua e là confermato anche dal collega Roberto Cobianchi nel suo bellissimo blog).

Mentre consulenti come Jane McConnell macinano survey nelle quali si evidenzia un’evoluzione profonda verso questa modalità di approcciarsi ai contenuti, in Italia ci barcamenianmo ancora con gli elefantiaci  “Enterprise portal”. Mah.

Suggerisco due possibili applicazioni, di facile implementazione. Chi riuscisse a realizzarle per favore me lo segnali su questo blog che lo mettiamo a fattor comune.

1) Le notizie e i documenti su intranet non vengono più archiviati in sezioni specifiche (ad esempio Risorse Umane, Amministrazione, novità contrattuali, casi di successo, ecc), ma vengono “tagghizzate”, esattamente come fa, ad esempio “Punto informatico“.  Così, una stessa informazione può essere classificata in vari modi ed essere ritrovata in più punti a seconda delle diverse “mappe mentali” del dipendente. Una stessa news potrà avere, ad esempio, una collocazione nella pagina tagghizzata “documenti normativi”, una in “Risorse umane”, una in “Formazione” ecc. Ecco fatto.

2) A questa classificazione “dall’alto” (anche se multidimensonale) ogni dipendente può aggiungere i suoi tag, che permettono così di rilcassificare le informazioni secondo un criterio “dal basso” (creando di fatto una folksonomia sulle notizie e i documenti). Ovviamente si potrà poi cercare all’interno di questa folksonomia secondo gli ormai consolitati criteri dei tagi più battuti, più visitati ecc…

Fatelo: vi risparmierete imbarazzanti discussioni medioevali su dove classificare l’ennesimo ornitorinco documentale e farete un passo in avanti verso una intranet veramente collaborativa.

Nov
9

Giornalisti noi siam, e a casa ritorniam…

Questo me lo ha segnalato Stefano, il vivace tesista che ho aiutato a suo tempo e che ora è un vivace laureato semi-disoccupato. E’ interessante perché la dice lunga sul livello di cultura media dei nostri giornalisti (purtroppo, a quanto sembra, anche di quelli specialistici). Leggiamo da Repubblica un articolo di Gabriele di Matteo, da cui riporto un gustoso estratto:

Marco Testa, presidente di Assocomunciazione, tira fuori una teoria di grande effetto: “I mercati sono conversazioni, quindi Intenet è il media più moderno in assoluto […]”

E bravo Gabriele. Proprio di grande effetto questa teoria. Chissà come gli è venuta in mente al Marco Testa eh…

Nov
8

Figuracce interculturali

A casa mia, dialogo tra me medesimo e la persona che (per fortuna) ogni settimana mi aiuta in casa con le pulizie (per la cronaca, una santa donna):

Io – Tania, mi dica un po’, ma ogni tanto ci torna in Romania?

Tania – No!

Io – Non… Non le piace? Beh, è un peccato….

Tania – …

Io – Ma qui in Italia, però, ogni tanto riuscirà a parlare rumeno con qualcuno…

Tania – No!

Io – e…come mai?

Tania – Perchè sono ucraina.

Io – Ah

(Ok, ora mi deve scusare, ma devo andare a buttarmi dalla finestra… )

Nov
7

Radiografia delle Intranet bancarie

E’ disponibile, sul sito osservatori.net (il sito creato dal Politecnico di Milano che raccoglie le attività di monitoragglio dell’evoluzione tecnologica in alcuni comparti industriali italiani), il rapporto 2006 sulle intranet nelle banche italiane. Non l’ho ancora letto a fondo, ma sembra promettere bene: si parla principalmente di evoluzione in rete dei processi operativi, con un interessante approfondimento sugli strumenti di community.

Lo potete scaricare da qui (ma dovete prima registrarvi).

Nov
7

Usabilità e cantabilità

L’usabilità è un concetto potente. Talmente potente che è possibile ritrovarlo in moltissimi campi al di fuori del web. E’ come un grimaldello teorico che aiuta ad entrare nel cuore di alcuni processi creativi. Sembra incredibile, ma è cosi, ad esempio in musica. Ho composto, come esercizio, un brano (che vi faccio scaricare) , basato sulla sequenza armonica di uno sandard jazz arcinoto, ovvero “Autumn leaves“.

E nello scriverlo mi sono accorto di come alcune regole di composizione siano, in fondo,  delle regole di buona usabilità per la costruzione di temi musicali. Potremmo chiamarle regole di  “cantabilità“.

Un tema jazz, ad esempio, deve essere simmetrico, e conservare una struttura di fondo riconoscibile. Deve essere semplice, “cantabile”, appunto, e deve cercare di non “svolazzare” troppo all’interno del pentagramma, rimanendo entro intervalli piccoli. Deve appoggiarsi il più possibile su alcune note particolari degli accordi e deve ruspettare alcune convenzioni formali e strutturali. Ci sono molte altre regole, che in buona parte ignoro (essendo io, alla fin fine, un dilettante) ma non importa: nel crearlo ho capito alcune cose, non solo musicali.

Ho capito che la simmetria paga, e che non c’è atto creativo che non stia all’interno di un campo di vincoli (fisici, culturali, materiali, formali, convenzionali, matematici, ecc) dei quali tenere conto. Ed è proprio nella continua tensione tra le nostre intenzioni e questo insieme di  vincoli che nascono le cose che poi si danno alla nostra esperienza come belle, brutte, gradevoli ecc.

Ok, ho finito, vi lascio in compagnia del mio brano (del quale, se non si fosse ancora capito, sono nel mio piccolo soddisfatto). PDF da 150 kb.

spartito_di_leuca_promenade_by_giacomo_mason

Nov
7

L’usabilità di mia nonna

Mi sono letteralmente scaraventato sull”ultimo libro di Jacob Nielsen uscito di recente in Italia, dal pretenzioso titolo di “Web usability 2.0“, per ricevere in cambio una delusione senza precedenti. Speravo che, effettivamente, venissero afforntate questioni nuove rispetto alla “vecchia” disciplina (che, detto per inciso, potrei recitare a memoria come una poesia di Carducci).

E invece, al di là di qualche approfondimento sulla presentazione dei prodotti e sui sistemi di ricerca, il panorama di contenuti esplorato da Nielsen è rimasto pressoché lo stesso (con qualche tiepida analisi dei sistemi multimediali. E vorrei anche vedere…). Io mi sono sempre ritenuto un “nielseniano” convinto (della prima ora, peraltro) ma speravo proprio che, al di là della più volte ribadita importanza dell’usabilità e dei test empirici per il business dei siti web (concetto ripetuto nel libro fino alla nausea), venissero afforntate altre questioni riguardanti, appunto il “web 2.0” e dintorni.

Ad esempio: come la mettiamo con la classificazione a faccette? Come integrarla “usabilimente” in un sito di e-commerce?  Come scrivere correttamente i tag xml nei social network di qualsivoglia tipo? E” corretto, poi, che i tag più “battuti” nei sistemi folksonomici siano scritti più in grande degli altri? Come scrivere correttamente in un corparate blog? Dove è meglio posizionare i feed RSS in un sito di news? I commenti sui blog è meglio appaiano in pop-up o di seguito ai posto? Ed è meglio che appaiano in ordine crescente o decrescente? Ci sono regole di usability per i wiki? Sono solo degli esempi.

Di tutto questo non si fa parola: per Nielsen il web non è cambiato: certo, Nielsen riconosce che è migliorata la tecnologia (leggi: connettività) e che anche il design è più consapevole di 5 anni fa, e ammette anche che gli utenti sono molto cambiati (più esigenti). Ma i contenuti analizzati, quelli, sono rimasti, per il buon jacob, esattamenti gli stessi del 2000. E (grazie al cielo) non è così (blog in primis).

Forse Nielsen pensa che tutte queste siano cose da smanettoni, che non riguardano la stragrande maggioranza degli utenti web. BehForse è vero e forse no. Ma di una personalità che si fa vanto di sfornare report specifici (a pagamento) per ogni fascia di possibile esigenza web mi aspettavo qualche cosa di diverso rispetto a un mutismo teorico che è a dir poco imbarazzzante. Con buona pace di Nielsen e soci,  il web non è fatto solo da Amazon e Google. Con tutto il rispetto.

Nov
6

Carosello 2.0

Datemi dell’ingenuone, ma questa pubblicità online della Cisco mi ha fatto morire dal ridere.
In un periodo nel quale – lo sappiamo – il banner è morto e l’advertising online fatica (al di là dell’ormai collaudato keyword advertising) a trovare nuovi modelli, questi piccoli video sulla nuova offerta integrata per la telefonia mi hanno rincuorato.

pubblicità_ciscoCi si arriva da un banner, certo, ma molto “intrigante” e testuale. Il resto sono scenette video veramente divertenti. Troppo televisivo? Forse. Troppo statunitense? Mah…Intanto ci ho cliccato, e mi ci sono pure soffermato. Su di un’offerta della quale non mi frega veramente nulla.

Per correttezza tengo a precisare con NON sono pagato dalla Cisco. Il mio unico rapporto con questa azienda si limita, nel mio caso, alla conoscenza occasionale (amici di amici) di un dipendente che stava con una finlandese che poi ha lasciato per andare a vivere a Madrid con una spagnola e con il quale ho condiviso un capodanno, alcune sbronze a casa sua e una serie di vaghi discorsi sui pensionati universitari. Eravamo giovani.

Nov
6

Ci sono. Evanescente, ma ci sono

Lo so, non aggiorno tanto in questo periodo. E’ che sono molto preso a immaginare il mio prossimo futuro e a coltivare la mia precaria autostima. Vorrei finire di rivedere il mio libro sulla comunicazione interna, sperando che finalmente qualcuno me lo pubblichi. Poi vorrei fare tradurre in inglese il mio libro sulle intranet. E vorrei diventare un saxofonista serio.

Poi vorrei insegnare all’università del Canton Ticino. E vorrei fare tante ma tante altre cose. Ma soprattutto vorrei finalmente costruire – ed erogare – un corso online sulle intranet (e state certi che prima o poi – da solo o in compagnia – ci riuscirò). A proposito: voi come lo vedreste un corso tutto in e-learning sulle intranet (diciamo della duarata – canonica – di 12 settimane)? Partecipereste?

Ma soprattutto: quanto sareste disposti a pagarlo? Il fatto è che forse (dico forse)  me lo dovrò fare tutto da solo (compreso acquisto-settaggio della piattaforma) e non so mica se mi conviene…

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Grazie mille per la pazienza. E' l'Europa che ce lo chiede