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mag
30

Passaparola

Due segnalazioni stamattina: la prima è un articolo dell’intranetjournal sul valore del passaparola tra gli utenti della intranet (cioè i vostri colleghi) e sulla necessità di progettare pensando a loro.

Citazione:

Never underestimate the impact of word-of-mouth marketing to affect overall user opinion of a system. Traditional marketing can only do so much. It can be used to create awareness of a system, but the real marketing will come from within the user community itself.

La seconda è la notizia che Jmc mi ha citato in un suo post per un commento che le avevo lasciato all’epoca  La cosa sorprendente non è tanto questa quanto il fatto che io sia riuscito, all’epoca, a farmi capire in inglese. Per un provincialone come me è una notiziona.

mag
29

Fumetti cognitivi

Sempre interessanti gli articoli di Boxesandarrows. In questo articolo si parla dell’uso dei fumetti per la spiegazione degli scenari d’uso di un sito web.

Fumetto_scenario_uso_web

Da utilizzare anche per convincere capi poco tecnologizzati e quindi molto inclini ad esempi visuali.

mag
27

Per adesso personalizziamo, poi vedremo…

Jane McConnell è una ricercatrice tra le più attente ai fenomeni di 2.0 all’interno delle intranet. In un suo recente post potete leggere i risutalti della sua ultima ricerca sul 2.0 all’interno delle organizzazioni di tutto il Mondo.

I risulati dell’indagine (potete scaricarli da qui) confermano un discreto (anche se non altissimo) interesse. Le aziende, insomma, ci stanno andando con i piedi di piombo.

Credo che al di là dell’ambiguità di questi risultati emerga un trend, che è quello della personalizzazione, che si annuncia in modo netto. E’ probabile che il prossimo salto concreto delle intranet andrà in questa direzione. Per il resto credo che dovremo attendere ancora un po’…

mag
27

Un geek da guinness

Ve lo segnalo perché credo che sia più unico che raro. Mastroalberto sforna talmente tante segnalazioni di applicazioni 2.0 che il mio aggregatore di Feed ha cominciato a implorare pietà.

Mastroalberto: ma come fai?

mag
24

Saluto dal ciberspazio

Siccome vedo che ogni giorno c’è almeno un accesso dalla intranet della mia vecchia azienda ne approfitto per salutare tutti i miei ex colleghi (posso mandare un saluto in trasmissione? eh? ciao ex colleghi – Saluto con la mano e lo sguardo ebete).

Qui fuori le cose vanno così così, ma so che anche voi vi barcamenate. Vi prometto che quando trovo la soluzione a tutti i nostri prblemi la posto sul blog a disposizione di tutti.

Un salutone

mag
22

Di nuovo sui blog in intranet

C’è molta euforia in giro, molta voglia di provare queste nuove applicazioni 2.0 dentro le aziende.  mi sembra quindi doveroso, quando posso, segnalare delle voci dissonanti.

E’ il caso dei questo post di William Hudson che si intitola, in modo significativo, “Welcome to the anti-blog. Il contesto di pubblicazione è il blog Intranet benchmarking forum, attivo da qualche mese.

Alcune cose di questo post sono a mio parere discutibili, ma articoli come questo aiutano comunque a mettere a fuoco il fatto che le tecnologie (anche quelle che sembrano più “magiche”) hanno bisogno di un attento accompagnamento, di una lettura del contesto sociale nelle quali si collocano e di un sapiente “fine tuning” per poter produrre risultati di qualche rilievo.

Restiamo ovviamente tutti In attesa della ricetta giusta.

mag
22

Come aumentare il traffico

Che la intranet sia un sistema guidato dall’utente è risaputo. E’ proprio del web quello di essere “plasmato” dagli utilizzatori e di vivere della loro presenza attiva.

Intranet non fa eccezione, anzi, il suo non utilizzo è un peccato ancora più grave che il non uso di un normale sito web. Una intranet che viene usata raramente è una intranet scadente. Una intraent che viene usata solo da pochi è una intranet elitaria e inefficace. una intranet che non viene usata tutti i giorni è una intranet morta, e per quanto ci possiamo sforzare di renderla gradevole è evidente che dobbiamo ripensare le nostre strategie.

Il Buon Toby Ward prova ad elencare alcuni consigli per rendere lo spazio vivo e per aumentare il traffico.

1) Mettere la home page della intranet come defalut del browser dei dipendenti (questo è un po’ violento come consiglio, e ha anche il fiato corto, ma tant’è…)

2) Affiancare alla intranet una newsletter che arrivi per mail (ok, ce l’ho)

3) Coinvolgere il CEO con storie e webcast o altre forme di comunicazione (ottimo)

4) Premi, gare, quiz. Ad esempio, tanto per stare sul semplice, instant poll sulla home tutti i giorni

5) Servizi “appiccicosi”. In questo senso Ward vede tutto quello che riguarda il rapporto vita/lavoro (bacheche annunci in primis).

Possiamo aggiungere qualche altro consiglio?

6) Qualche cosa di nuovo tutti i giorni, in automatico. Ad esempio l’aforisma del giorno, i compleanni del giorno, la Borsa, il meteo ecc. Queste cose sono “instant content” che non vi costanto nulla editorialmente ma che rendono lo spazio fresco e “visitabile” sempre.

7) Servizi “killer”  come lo statino paga, le timbrature, il cercapersone

8) Abilitare i commenti dei dipendenti alle news

9) Abilitare i feed RSS alle news

10) Incrementare gli spazi di community e di autopublishing (foto in primis)

11) Mettere la foto di ciascun dipendente nel cercapersone

12) Creare meccanismi di ranking dei contributi che vengono pubblicati sulla intranet

13) Creare un ranking dei contributori sui forum (dal basic al topo level)

Sono tutte cose nelle quali entra in gioco l’azione concreta delle persone. E le persone vanno nei posti che un pochino li rispecchiano.

mag
21

Second office? Speriamo sia meglio del primo…

Ok, non spaventatevi. Su VIsion blog (il miglior giornale online italiano di cultura digitale, IMHO) Carola Frediani racconta delle prime “timide” esperienze di SUN e IBM di creare uno spazio intranet 3D, su modello Second life.

Gli impiegati possono interagire tra di loro con Avatar e partecipare a sessioni interattive, scaricare e visionare documentazione, ecc.

Scheramta_intranet_3D

Sul sito della SUN trovate una serie di informazioni più dettagliate, compreso il link ad una serie di video dimostrativi. Che dire? Personalmente non ho assolutamente idea di quello che comporterà questa cosa. Gioco? Moda? O avanguardia di un nuovo modo di interagire che farà il “botto”?

So solo che quando, più 3 anni  fa, si provò a farlo da noi la cosa fu alquanto deludente. Ma erano altri tempi, ed eravamo ad Alcatraz. Tuttavia resta il fatto che manovrare queste interfacce non è mai molto agevole e mi chiedo come faremo con le persone che hanno già dei problemi a manovrare le tecnologie 1.0 (tipo posta elettronica).

Ma non voglio essere disfattista. Staremo e vedere cercando di imparare da chi ha avuto più coraggio di noi.

mag
17

Segnalazioni

Un articolo di Paolo Subioli sulle intranet negli enti locali.

Un post di Pierlunca Santoro sui risultati di una ricerca riguardante i blog all’interno delle aziende.

Su Flick trovate un’altra pagina con uno screenshot di intranet., che va ad affiancarsi agli altri.

Infine un post di [Marketing]departurelounge sulla intranet di indesit (hanno cominciato a usare Youtube)

Ciao Ciao

mag
13

Trasferta lagunare

Sono in partenza: domani sono qui, ospite di Gigi. Poi mi seguirò anche il Barcamp. Nella mia valigia ho messo Paul Ricoeur, un ombrello, l’ansia senza nome e un po’ di materiale sulla progettazione dei siti per il mobile.

Ci risentiamo al mio ritorno.

p.s. Tutto abbastanza interessante. Consiglio a tutti gli operatori della PA di guardare a quello che sta succedendo in Veneto sul piano della intranet e della comunicazione interna in rete, perché rappresenta veramente un bel laboratorio.

Per chi fosse interessato, ecco le slide che ho presentato al convegno, caricate su slideshare, come al solito.

Del Barcamp Invece mi è piaciuto l’intervento dei ragazzi di Unieconomia che hanno parlato della loro esperienza di costruttori di community. Bravi!

mag
10

Belle notizie

Arrivano dalla Liberia. Il centro informatico dell’università di Monrovia si è aperto alle nuove tecnologie. E ha anche una intranet. Quando mi domanderò a che cosa serve tutto questo gioco a cui stiamo giocando tutti quanti ossessivamente, ora penserò anche a loro. Ecco la notizia.

In bocca al lupo, amici. E buone letture.

mag
10

Intranet collaborative: un caso di studio

IntranetJournal ha pubblicato due giorni fa un articolo *bellissimo* che ritorna sul caso della intranet di Placemaking. Siccome credo che questo atrticolo sia molto, molto importante per tutti noi ho pensato non solo di segnalarlo, ma anche di tradurlo.

Credo che tutti noi che ci occupiamo di intranet, comunicazione interna, comunità di pratiche abbiamo molto da imparare da questo caso.

Eccovi la mia traduzione (l’articolo è lungo, ma ne vale la pena, dalla pima all’ultima parola). E scusate se ho fatto errori o sono stato impreciso in alcuni punti: ho fatto quello che potevo eh…-

Buonissima lettura (e se poi volete dire che cosa ne pensate di questo casi di studio…)

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Come migliorare la visibilità di intranet
(articolo tradotto da IntrantJournal del 8 maggio 2007)
Molte aziende rilevano che, quando arriva il momento di rinnovare la intranet, gli impiegati sono lenti ad abbracciare (o a volte anche solo a capire) la nuova filosofia legata a contenuti generati e controllati dagli utenti stessi, tools di social software e altre nuove tecnologie.
Questa fin troppo frequente tendenza ad un uso “anemico” delle intranet era la norma dentro Intratwest, l’azienda canadese. Ma una sua divisione interna, la Placemaking, ha fatto un significativo passo in avanti nell’uso della intranet, decuplicando la media di pagine viste per ogni impiegato, una volta che ha adottato una nuova strategia basata sul software ThougtFarmer.
Quello che segue è il caso di studio che spiega come ci è riuscita e come è riuscita a coinvolgere e fidelizzare gli impiegati.
Storia del progetto
Placemaking (325 impiegati) è la divisione “real estate” di Intratwest (25.000 impiegati). Placemaking realizza villaggi turistici in giro per il mondo, includendo Whistler-Blackcomb (British Columbia), Mountain Creek (New Jersey), and Tremblant (Quebec).
Tracy Hutton, capo della formazione in Placemaking, voleva fare forza sulla intranet per creare una community interna all’azienda, recentemente riorganizzata internamente. Voleva anche un sistema per “catturare” online il capitale intellettuale dell’azienda.
La intranet esistente, realizzata nel maggio 2004, era poco aggiornata e poco usata (in media 0,5 pagine viste per impiegato al giorno). Hutton doveva sviluppare una nuova intranet mantenendo la vecchia, senza neanche avere una sola persona full-time sul progetto.
La soluzione: social software
I creatori di ThougtFarmer, Chris McGrath e Darren Gibbosn, si accostarono a Hutton con l’idea di usare una tecnologia basata su wiki per creare una intranet che si “autoalimentasse” democraticamente attraverso il contributo di tutta l’azienda.
Hutton accolse l’idea, con l’approvazione del management. La nuova intranet fu lanciata nell’aprile 2006., sulla piattaforma sociale ThougtFarmer. La nuova intranet è costruita sulla base del principio di editing “aperto” proprio dei wiki. Tutti gli impiegati possono aggiungere ed editare contenuti, anche sulla home page.
Tutti i cambiamenti sono riportati in home e un motore interno indicizza tutti i contenuti. Pagine e persone sono intrecciate: ogni pagina è linkata al profilo dell’autore e ogni profilo linka alle pagine fatte dalla persona.
Diversamente dai wiki, però, la intranet ha una struttura di contenuti organizzata gerarchicamente, con una navigazione autogenerata. Questo perché si è pensato che i “non addetti ai lavori” non avrebbero trovato usabile il sistema “classico”. E così, ciccando il bottone “add page” si crea automaticamente una sotto-pagina della pagina corrente.
L’utilizzo si decuplica
Subito dopo il lancio, l’utilizzo si decuplica e sale a 5 pagine viste al giorno in media per ogni impiegato. Questo incremento si è mantenuto stabile per 6 mesi.
L’utilizzo è pervasivo: c’erano 1.486 visitatori unici nel secondo trimestre dopo il lancio. Con solo 325 impiegati, ciò significa che oltre 1.000 impiegati “esterni”, la maggior parte appartenenti al Gruppo Intrawest, usavano la intranet (anche se non pubblicizzata, gli impiegati del Gruppo possono accedere in sola lettura alla intranet di Placemaking).
In settembre, Mike Hartigan, un project manager di Vancouver, crea una pagina che parla di un metodo di rifinitura dei pavimenti che ne migliora l’aspetto e che abbatte i costi. Usando questo metodo dice di aver risparmiato 500.000 dollari nella costruzione di un villaggio turistico e di aver ridotto i tempi.
Gli altri project manager in Florida e Nevada cominciano a commentare la pagina, chiedendo ulteriori dettagli. Come risposta, Mike carica le foto del lavoro finito e risponde alle singole domande. Gli altri project manager pianificano le future opere edili seguendo le informazioni contenute nel metodo spiegato da Mike.
In un’altra occasione, un manager edile condivide il suo approccio per l’illuminazione dei condo-hotels. Con il suo sistema lui ha risparmiato circa 200.000 dollari in progetti che costano, mediamente, 30 milioni di dollari.
L’azienda gestisce progetti per un sacco di milioni di dollari all’anno. Questi consigli di costruzione, se implementati sistematicamente in ogni progetto, faranno risparmiare all’azienda milioni di dollari. Senza il modello “ognuno-scrive-sulla-intranet” c’è qualche dubbio che queste idee sarebbero emerse e sarebbero state condivise.
Il primo servizio che la intranet ha fornito si chiama “il posto degli impiegati” (Palces): un angolo personale nel quale ogni impiegato può creare e modificare il suo profilo e creare delle sue pagine.
Ogni volta che un impiegato aggiungeva informazioni sul suo profilo, la popolarità dello spazio aumentava. Entro 3 mesi, praticamente tutti gli impiegati avevano messo le informazioni sui propri contatti, un terzo aveva completato il profilo e il 15 per cento aveva creato delle pagine.
I contributi del Presidente
Il Presidente di Placemaking, Drew Stotesbury, è diventato un membro attivo e propositivo di questa intranet collaborativa, postando articoli, caricando foto e aprendo dei thread nel forum.
L’azienda a cui appartiene Placemaking, ovvero Intrawest Corporation, è stata recentemente acquisita da Fortress Capital. Durante il periodo di incertezza che ha prededuto l’annuncio, Stotesbury ha usato la intranet per cercare di alleviare la situazione presso gli impiegati. Ha scritto aggiornamenti regolari sull’andamento delle cose, rispondendo alle domande.
Il suo ruolo chiave ha contribuito a cambiare l’atteggiamento complessivo dello staff, e gli impiegati hanno cominciato a vedere la intranet come una cosa seria e un utile strumento di discussione e comunicazione.
Nei sei mesi dopo il lancio, non c’è stato alcun episodio di cattivo utilizzo o di abusi da parte degli impiegati. Nessun contenuto è stato postato anonimamente, dato che la intranet di integra con l’active directory del personale. Gli impiegati si assumono la responsabilità di quello che pubblicano e questa politica di auto-regolazione sembra che funzioni perfettamente.
Sfide
In ogni social network, in genere, un piccolo gruppo di utenti è autore della gran massa di contenuti creati. Questo è vero anche per la intranet di Placemaking.
Sul lato della partecipazione, solo la metà (circa) degli utenti è andata oltre il solo mettere i propri contatti e ha caricato foto, postato commenti o creato pagine. C’è un piccolo network di utenti che è responsabile della maggior parte delle pagine create, commenti ecc. Fare diventare membri attivi gli utenti che “stanno a guardare” è una delle attuali sfide.
Il software di collaborazione è nuovo e imperfetto. Non c’è dubbio che la mancanza di partecipazione, in alcuni casi, è frutto di queste imperfezioni. Una delle cose più richieste è un efficiente sistema di “alert” quando qualche cosa cambia sulla intranet.
Ma non in modalità RSS, sconosciuta ai più, ma semplicemente via mail.
In dicembre, Placemaking migrerà su ThougtFarmer 2.0, che include questi alert via mail. Inoltre la nuova versione includerà tagging, social bookmarking, link correlati ecc. Si spera che queste nuove aggiunte incrementeranno la partecipazione.
“Tutti-possono-pubblicare” è ancora un concetto estraneo
Qualche utente non pubblica su intranet perché il concetto gli e totalmente estraneo. Per esempio: un utente ha chiesto sulla intranet chiarimenti a un collega su come fare un cambiamento sulla intranet, una procedura che poteva fare benissimo da solo. Molti utenti sono ancora inesperti nell’uso delle interfacce di editing dei contenuti.
In una grande azienda, il costo del software è minimo rispetto al valore della conoscenza condivisa. Gli investimenti intranet di Placemaking sono sotto i 100.000 dollari. Denaro recuperato già solo dalla suggestione del costruttore sull’uso delle luci.
Inoltre, Hutton è convinto che la intranet “sociale” ha aumentato il senso di comunità e il senso di appartenenza all’azienda. Questi benefici sono difficili da quantificare.
Oggi, circa il 50% degli impiegati Placemaking non scrive su intranet. Ma gli impiegati non possono essere “forzati” a partecipare. Devono prima vedere e credere che la partecipazione fa bene innanzitutto a loro stessi.
Questo è un “salto” culturale che richiederà ancora un po’ di tempo.

mag
7

Catalizzatori di cultura

Veramente molto interessante l’ultimo post di Dion Hinchcliffe, dedicato alle applicazioni 2.0 dentro le aziende e alla cultura interna.

Da una parte troviamo la considerazione che spesso le innovazioni tecnologiche sono molto più mature delle innovazioni culturali e qualunque progetto deve fare i conti con questo GAP (ho messo la parola in maiuscolo perché per me è l’acronimo di:  “Gerarchie”, “Abitudini”, “Paura”).

Dall’altra parte vediamo che le applicazioni 2.0 permettono facilmente, per la loro propria natura, il superamento di una serie di ostacoli alla partecipazione e riducono piuttosto facilmente i tempi di applicazione di questi sistemi, poiché favoriscono lo “sporcarsi le mani” da parte delle persone.

Ovviamente ci sono delle condizioni che possono favorire od ostacolare questo processo e Dion ne elenca alcune (la scarsa familiarità con questi tools da parte di chi ha una certa età, la necessità di approntare meccanismi di reputazione per migliorare il “ranking” delle informazioni, la difficoltà a governare in modo efficiente le informazioni che si producono). Sarà compito dei progettisti delle intranet di nuova generazione tenere conto di questi fattori.

Credo comunque che, nel complesso, ci sia un eccesso di ottimismo da parte di Dion. Il GAP è ancora molto forte e bisognerà agire su più fronti per superarlo, anche se.queste tecnologie possono (anche se non necessariamente) dare il loro contributo verso una nuova prospettiva culturale nelle organizzazioni.

mag
4

Eccola

Da qualche giorno è tornata l’angoscia senza nome. Ciao angoscia senza nome.
Quando arriva l’angoscia senza nome tu non puoi fare niente: puoi solo aspettare che passi, mentre nel frattempo prendi decisioni sbagliate, mandi mail sconclusionate, respiri a fatica e hai paura di uscire di casa. L’angoscia senza nome non ha cause specifiche (se no avrebbe un nome), ha solo effetti: è un movimento sussultorio della tua intera esistenza.
E in questo movimento si sgretola tutto e quello che rimane ti fa paura. Perché l’angoscia senza nome evoca fantasmi. E più vai avanti più i fantasmi aumentano, entrano in casa, si accendono una sigaretta, si fanno una birra e ridono di te scuotendo la testa.
Con alcuni ormai ho fatto amicizia, ma da qualche tempo ce n’è qualcuno con una faccia che non mi piace per niente. Ma a voi chi vi ha invitato? Come vi siete imbucati?  Bighellonano per casa, guardano le mie cose, agitano i miei foglietti, mi chiamano per nome, si indicano tra di loro il computer e il sax  se la ridono di gusto. Non vi voglio tra i piedi, ma loro mi dicono che li ho chiamati io e adesso che cacchio voglio da loro.
Claudio, che la sa lunga, mi dice che non permetto a me stesso di avere ansia e quando questa arriva è una prova che non le saprò gestire. E allora arriva il panico. Come nel paradosso di Epimenide ho ragione perché ho torto e ho torto perché ho ragione.
I psicoterapeuti cognitivisti son così.

mag
4

Misurare le classificazioni

Se avete un po’ di tempo a disposizione, quando progettate la navigazione di una intranet (o di un sito internet), sarebbe bene impiegarne un po’ per fare una valutazione della classificazione delle informazioni.

Questo articolo spiega bene come farla (in realtà l’articolo è un – esplicito – affinamento del metodo proposto qualche anno fa da Donna Maurer in questo articolo).

Valutazione_classificazioni

E’  facile (richiede solo fogli di carta e un foglio excel per elaborare i dati), è utile (vi darà molte informazioni inaspettate) e può essere divertente (può essere l’occasione per fare un po’ di chiacchiere con colleghi che non sentite da tempo).

Tre/quattro ore di tempo, ma alla fine avrete delle idee molto più chiare sulla vostra classificazione.

Vale la pena, no?

mag
3

La fabbrica del senso

Vi segnalo un la prima parte di bell’articolo sulla produzione di senso nelle organizzazioni. E aspettiamo con ansia il secondo numero…

p.s.: eccolo

mag
2

Segnalazioni vertiginose

C’è un posto dove vado quando sono stranito e voglio capire qualche cosa di me. E generalmente porto sempre a casa qualcosa, che l’autore lo voglia o no. E’ il posto del Vertigo. Il suo ultimo post parla di lui. E parla di te. E parla di me. Darei dieci anni di vita per avere metà del suo talento. E di anni non me ne restano poi tanti. Nei mediocri scrittori come me la profondità diventa a volte una vaga malinconia; nei grandi, spesso, si trasforma in una generosa ironia.

mag
2

Io lavoro. Lavoro e basta (!?)

Ok, quando i lettori che mi hanno messo nel loro aggregatore scopriranno che i feed di Splinder sono fermi da due settimane avranno un sacco di cose da leggere (Splinder è veramente mitico, dovrebbe fare una joint Venture con Telecom Italia…)

Comunque, vi segnalo questo articolo di Andrew McCafee, che riflette su questa semplice domanda: le applicazioni di condivisione della conoscenza aziendale, (1.0 o 2.0)  sono una perdita di tempo per gli impiegati?

Ecco l’articolo.