Home » Archivi per luglio 2007

Lug
25

Che cosa aspetti a provare?!?!?

Ehi amico,

dico a te, che quando ti guardi nello specchio ti senti svuotare dentro e che che quando ti alzi alla mattina senti di non avere più speranze. Ehi, amico, sappiamo come ti senti: sei stanco, inorridito, gli altri ti fanno paura, ti senti prigioniero di te stesso, pensi di esserti perduto e i tuoi pensieri se ne vanno per conto loro senza che tu possa minimamente controllarli.

Hei, lo sappiamo, tutto questo. E possiamo aiutarti. Davvero!!!!!!

Se anche tu pensi costantemente a tutti i tuoi errori e sei perseguitato dai rimpianti, se quello che ti aspetta non ti piace e se quello che ti piace non ti aspetta noi abbiamo la soluzione che fa per te.

Questa soluzione ha un nome: Bubble shooter!!!!!!!!.

Non è uno scherzo amico. Con Bubble shooter tutti i tuoi problemi si dissolveranno. Ricorda: neanche il secondo Wittgenstein e il primo Richard Rorty,  che tanto ne avevano parlato, c’erano mai riusciti veramente. Abbandona questi nevrotici siti 2.0, butta in cantina questi libri che ti terrorizzano, spegni definitivamente questo cellulare fonte di ansie e preoccupazioni.

Solo Bubble shooter narcotizzerà la tua anima, annienterà le tue paure, semplificherà i tuoi problemi, eliminerà dalla tua vita il problema del tempo. Con Bubble shooter, amico, potrai metterglielo in quel posto ai tuoi pensieri.

Bubble shooter è l’unica terapia basata sull’azione concreta e presente della persona. Niente pensieri, niente passato, niente futuro, niente di niente.

Pensaci!!!!

Ricorda: Bubble shooter è la soluzione ai tuoi problemi. Pulita. Facile. Definitiva. Non esitare ancora: falllo e basta!!! Tanti altri come te sono già entrati nella nostra community di disattivati mentali.

Ti aspettiamo!!!!!!

Lug
23

Un’idea per un 2.0 d’artista

Non è proprio un’idea, ma beh, insomma, una specie di abbozzo di esigenza.

Il fatto di frequentare, in questo periodo, Anobii molto intensamente unito al fatto che Leuca e una sua collega sono alle prese con l’ennesimo-sito-dell’ennesimo-amico-pittore (in questo caso il sito di Thierry Bouffeteau) mi ha fatto riflettere su una cosa.

Ci sono una marea di artisti in giro (pittori, disegnatori, litografi ecc) che hanno l’esigenza di farsi conoscere e di promuovere le proprie opere (e magari venderle). Per fare questo in genere “fanno il sito” (prima o poi nella vita di qualunque smanettone che si rispetti capita di dover fare il sito dell’amico pittore).

Se invece ci fosse un bel 2.0 dei pittori, in cui ciascuno crea la sua pagina con le sue opere, le tagga, trova gli amici, gli estimatori, mette in vendita – o all’asta – le sue produzioni, oppure le fa scaricare a pagamento ad alta risoluzione, mette la cornice e il commento all’opera, favorisce l’aggregazione con opere simili, si fa commentare e votare dagli utenti, crea la propra galleria d’arte eccetera eccetera eccetera (insomma tutta la pappardella con varianti del 2.0).

Beh, insomma, non sarebbe meglio per tutti?

I pittori avrebbero finalmente una vetrina funzionale e fatta come si deve (e non si sentirebbero più soli, peraltro), gli utenti avrebbero un panorama enorme di opere da guardare e anche da comperare (e anche da utilizzare gratis a bassa risoluzione) e gli smanettoni non avrebbero più ‘sta pippa del sito-dell’amico-pittore da fare.

Ecco.

Lug
23

Un 5% di docce fredde

Non che ci dispiacciano le docce fredde in questo periodo, ma insomma questa è fin troppo gelida.

Si sente parlare spesso di personalizzazione della intranet (tipicamente, la possibilità da parte di ciascuno di aggiungere/togliere/modificare elementi – o widgets come si dice in gergo – dalla propria home page). Anzi, per la cronaca, per alcuni (come JMC) questa è l’evoluzione più prossima e probabile tra le tante evoluzioni possbili degli standard intranet (blog, wiki, RSS, Podcasting, ecc.).

Ecco un esempio:

intranet_personalizzata_(fonte: intranetblog di toby ward)

Il fatto è questo: ad oggi nelle le aziende che propongono al loro interno  intranet personalizzabili, solo una media del 5% degli impiegati (ovvero gli smanettoni, come al solito) usa realmente i sistemi di personalzizaizone proposti.

Effettivamente, con tutto il rispetto, non ce la vedo la sòra maria che va nella sua area amministrazione a cambiare i widget. Che sia una cosa per la prossima generazione di impiegati? (scusate il pessimismo, fa caldo e io sono a Roma al computer col ventilatore).

Ecco l’articolo di Toby Ward.

Lug
23

Piccola proposta di autocandidatura

Da Punto Informatico di oggi (intervista a Lelio Alfonso, Responsabile comunicazione istituzionale e del Governo):

Vogliamo inoltre potenziare sensibilmente il sistema di comunicazione interna, perché la P.A. ha “fame” di notizie ed è corretto che transitino direttamente in intranet e non solo attraverso i canali esterni. È una sfida culturale che credo sia giusto lanciare in questa fase.

Ecco, se avete bisogno di una mano, io sono qui.

Lug
21

Momentaneamente trasferito su Anobii

Ovviamente all’inizio l’ho snobbato. Ovviamente ora ci sto praticamente in pianta stabile. Caricare i libri su Anobii richiede fatica e pazienza, e anche un po’ di senso dell’assurdo. Perché lo faccio? Vattelapesca.

Ad ogni modo questo è il risultato, ancora provvisorio. Ed è meglio che mi sbrighi a finire prima che le mie domande arrivino alla parte saggia del mio cervello…

Lug
7

Nuovi supereroi

E’ vero: a volte portare nuovi strumenti nelle organizzazioni ci fa assomigliare a personaggi della Marvel….:-)

Lug
5

Segnalazioni

Alcune segnalazioni di articoli interessanti (in inglese)

Pensieri sulla (poca) interazione in intranet (da Intranet Banchmarking forum)

Perché le organizzazioni non passano al 2.0? Le scuse adottate e le rispste possibili (daJMC)

Che cosa significa “personalizzazione” in intranet (da Steptwo)

Personalizzazione vs. segmentazione in intranet (da Steptwo)

Usare la intranet per le forze di vendita (da Communitelligence)

Usare gli emoticons per valutare i contenuti in intranet (da Intranetblog)

Lug
4

Il diavolo fa le mensole ma non i pomelli

All’Ikea hanno capito la differenza tra sostanza e interfaccia. All’Ikea hanno capito un sacco di cose. Hanno capito che è possibile avere delle strutture banali e prosaiche (l’armadio Pax, i pensili Vattern..) ma che, aggiungendo una adeguata facciata, si trasformano in qualche cosa di tuo. In quello che hai sempre voluto.

Questa cosa mi spaventa: come avete fatto a capire chi sono? Come avete fatto a capire che il vetro semitrasparente mi fa sentire molto lounge, che i copridivani intessuti a mano mi fanno sentire amico del terzomondo, che lo specchio ondeggiante mi fa sentire giovane e che i calici di vetro mi fanno sentire intellettuale parigino?

Chi siete? Io non vi ho mai incontrato ma sembra che sappiate tutto di me. Sapete che sono disposto a portarmi i mobili a casa da solo e a montarmeli senza fiatare. Le vostre istruzioni di montaggio sono talmente chiare che le capirebbe un analfabeta della foresta amazzonica. Sapete quanto sono disposto ad aspettare in coda e che dopo tanta fatica non ci starebbe male un panzerotto e una birra.

Mi fate fare una fatica immonda a prelevare da solo le cose dagli scaffali ma riuscite a trasformare tutto questo in un’inebriante avventura. I vostri impiegati sono professionali e cortesi e hanno le risposte prima che io formuli le domande. Non guardano nel computer, ma in una sfera di cristallo dentro la quale ci sono io, ci sei tu, ci siamo tutti.

Ogni cosa è dannatamente al suo posto. Mi date il metro, la matita, il foglietto, mi indicate la strada e le scorciatoie e le mie domande più segrete trovano risposte esplicite e pubbliche in cartelli, etichette, fogli illustrativi. Chi ve le ha dette tutte queste cose? Siete riusciti anche a fare lavorare gli abusivi che ti mettono i mobili in macchina, facendoci sentire tutti più buoni e benefattori. Da voi non si comprano mobili, ma pezzi di sé positivo, ripulito, rilassato.  Alla fine, che lo vogliamo o no, diventiamo persone migliori. Ikea people.

Che io sia giovane, di mezza età, gay, professionista, impiegato, terzomondista, individualista, che viva da solo o con trenta persone, che abbia un monolocale al prenestino o un attico ai Parioli da voi mi sento a casa. Voglio lavorare da voi, voglio fare l’amore che il vostro negozio, voglio sentirmi su, voglio godere ancora e ancora e ancora. Eccomi, sono io.

Sono vostro.

Dicono che il diavolo stia nei dettagli. E l’altro giorno non sapevo come attaccare il pomello  all’anta del bagno. Nessun buco, nessuna fessura preimpostata. Alla fine bisognava trapanare, ma non era indicato bene in che punto.

Niente paura: anche questo minuscolo brivido di libertà, questa frattura nella macchina, questa piccola scelta personale di second’ordine era prevista.

Lug
2

Aggiornamenti sul sottoscritto

Fa caldo e Il dentista mi ha massacrato. Ho rotto il salvadanaio (io tengo veramente un salvadanaio) e con il ricavato mi sono comprato un Macbook che non so usare ma che devo per forza imparare prima del prossimo barcamp. Sono un provinciale. Leuca mi fa notare che Duke Ellington ha copiato “In a sentimental mood” da “Monastero ‘e Santa chiara” e a me non viene più voglia di suonarla con il flauto. Mi accingo a finire il libro che sto scrivendo (visto che ho trovato un editore abbastanza stordito da dirmi  “sì”). L’estate si preannuncia densa di appuntamenti a cui vorrei mancare. Leuca ha finalmente messo in linea il sito dei concerti nel parco ma non ci scappa fuori il biglietto omaggio. Presto aggiornerò il sito con cose abbastanza interessanti, ma voglio aprire al più presto un blog dedicato ai dettagli della vita quotidiana. Leggo l’ultimo libro di Wenger tradotto in italiano (una figata) dopo una sfilza di cazzate indegne che ho letto solo perché devo capire cosa non fare nel mio prossimo libro (ad esempio citare chiunque passa per strada, riportare interi brani non tradotti, seppellire il lettore di punti elenco senza sostanza, nascondermi dietro formule magiche e mantra manageriali). Devo tagliarmi i capelli, trovare nuovi clienti, andare all’Ikea, comprare lo stereo, migliorare l’intonazione del sax soprano perché quando faccio le note alte sembra che stiano strozzando una gallina. Voglio finirla di fare liste per ogni cosa che devo fare. E voglio finalmente smetterla di pensare che sono in ritardo su ogni cosa.

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Grazie mille per la pazienza. E' l'Europa che ce lo chiede