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Ott
29

Il link? E che devo fà tutto io?

Metti che uno legge su Repubblica questa notizia, che parla del vortice di spazzatura che infesta un’area poco frequentata del Pacifico.

Se ha un minimo di interesse farà una breve ricerca e troverà che questa cosa è conosciuta e, ad esempio, che Greenpeace fornisce una mappa interattiva del fenomeno e che Wikipedia ha una voce dedicata alla corrente che produce questo vortice disgustoso. Su alcuni blog ci sono anche delle foto, come qui.

Ok, fermiamoci qui. La mia domanda è: che cosa impedisce a un giornalista come Luigi Bignami, autore dell’articolo, di corredare il suo pezzo con questi materiali? Forse dovremmo considerare il suo articolo l’alfa e l’omega dell’informazione? O come un implicito spunto da cui partire per farci – da soli – le nostre ricerche? O come una cosa che Luigi Bignami ha saputo in esclusiva perché si è recato sul posto?

La cosa mi inquieta un po’ perché una delle cose che sentiamo dire (e che diciamo) in giro frequentemente è che quello che distingue il miglior giornalismo online dal giornalismo tradizionale è l’accesso diretto alle fonti e agli approfondimenti: scrivo il pezzo ma ti segnalo anche degli approfondimenti fighi, le fonti online da cui ho tratto la notizia, delle immagini o dei disegni che ho trovato in giro e che mi sembrano interessanti. Certo, mi prendo un impegno verso questi link che metto: ma è proprio per questo motivo che questa è una parte integrante dell’attività editoriale del giornalista, il cui valore si misura, come in ogni brava dinamica di rete, anche dalla qualità di link che segnala. E non è un optional: se sei bravo lo devi fà. O no?

Al di là delle polemiche mi piacerebbe sapere se tutto questo corrisponde ad una precisa policy editoriale (e credo di si) e in base a quale logica è stata redatta. Perché, ragazzi, qui stiamo parlando proprio dell’abc.

In ogni caso, per il momento darei un consiglio a Repubblica.it: di mettere alla fine di ogni articolo un piccolo disclaimer che reciti: “Ti intetressa questa notizia? Cercati pure altro materiale su Google e buona fortuna!.”

2 Commenti

  1. utente anonimo ha detto:

    Perché ti scandalizzi?

    Aldilà (non ho voglia di controllare se si scrive proprio così) di una naturale presunzione del giornalista unita alla consapevolezza della propria inadeguatezza (motivo per cui esiste un inutilissimo ordine ancora più selettivo di quello degli architetti) si tratta probabilmente di una precisa tattica commerciale.

    Infatti, repubblica.it non è un sito creative commons o web2.0 ma è un sito che nasce e viene tenuto in piedi solo per motivi commerciali. Ne deriva che qualunque link a siti ed informazioni esterne, per quanto utili possano essere, sono fortemente sconsigliati, proprio perché potrebbero deviare l’attenzione degli utenti.

    It’s only business, baby

    Ciao

    Gianluca

  2. 02068449 ha detto:

    Ciao Gianluca,

    sono d’accordo ma il problema è che questa strategia danneggia, alla lunga, anche il business.

    Voglio dire: buoni link = buon giornalismo = più lettori = più pubblicità ecc.

    Cioè ormai lo sanno tutti che funziona così. Il miglior giornalismo online è questo e non credo che a quelli di Repubblica non gli freghi niente di essere meglio o almeno allineati con i migliori.

    Che hanno in testa quelli del marketing di Repubblica.it? Le pigne?

    :-)

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Grazie mille per la pazienza. E' l'Europa che ce lo chiede