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31

Libri che ho maneggiato in questi giorni di festa, alcuni leggendoli, altri scorrendoli, ma sempre con un peso nel cuor e forse ne parlerò e forse no, ma intanto faccio questo post sotto forma di titolo perché oggi mi sento uno sperimentatore che cerca il limite e cammina sul crinale dove forma e contenuto passano l’uno nell’altra (è un famoso crinale che sta in Friuli, credo) e insomma se invece di fare queste puttanate mi dessi da fare sarebbe meglio. Speriamo nel 2008 (si dice così, in questi giorni)

Community Management. Processi informali, social networking e tecnologie Web 2.0 per coltivare la conoscenza nelle organizzazioni

Emanuele Scotti, Rosario Sica

Apogeo

L’italiano dei giornali

Riccardo Gualdo

Carocci

Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita

Giulio Cesare Giacobbe

Ponte alle Grazie

Plasmare il web. Road map per siti di qualità

Roberto Polillo

Apogeo

Il lavoro non è una merce. Contro la flessibilità

Luciano Gallino

Laterza

Cultura convergente

Henry Jenkins

Apogeo

Ma libera veramente. Trent’anni di Radio Popolare: voci, parole eimmagini.

Kowalski

Trilogia della città di K.

Agota Kristof

Einaudi

Manuale di redazione

Mariuccia Teroni

Apogeo

La saggezza della folla

James Surowiecki

Fusi Orari

La lettera uccide

Giovanni Lussu

Nuovi Equilibri

Per la verità. Relativismo e filosofia

Diego Marconi

Einaudi

Buon anno a tutti!

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20

Esitare per enfatizzare

Ok, non c’entra niente, ma vi segnalo lo stesso questo post sulla funzione dell’esitazione del discorso nella comprensione linguistica.

Sembra che una certa dose di “ehm” o “uhm”, nel discorso abbia un ruolo cognitivo di segnale di allarme rispetto a incongruenze semantiche e permetta anche un più alto indice di memorizzabilità di quella parte del discorso.

Insomma, l’esitazione ha anche una funzione comunicativa. Quindi se in aula ogni tanto esito non ve la prendete: lo faccio per voi :-)

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18

Finalmente il card sorting

Ogni tanto si trova qualche cliente illuminato, con il quale è possibile applicare delle metodologie evolute (va beh, diciamo delle metodologie e basta) alla progettazione della intranet.

In questo caso abbiamo avuto carta bianca praticamente su tutto, e forse è un segno dei tempi: abbiamo fatto i focus group, il brainstorming e anche, udite udite, ben 6 sessioni di card sorting con i dipendenti.

Da una parte c’eravamo io, Cristiano e qualcuno della Direzione, e dall’altra, di volta in volta, gruppi di 3 o 4 dipendenti. In mezzo, un insieme eterogeneo di contenuti, descritti da cartoline bianche, da raggruppare e ai quali dare un nome con le cartoline gialle.

Ecco la situazione di partenza:

Card_sorting_01

Ecco parte dei risultati

Card_sorting_02

Card_sorting_03

Card_sorting_04

Card_sorting_05

Inutile dire che i risultati sono stati molto interessanti e ci hanno dato parecchie indicazioni sulla progettazione delle sezioni e delle etichette della intranet.

Ecco alcune indicazioni di sintesi per chi volesse realizzare dei card sorting al proprio interno.

1) Due tipi di gruppi. Create due tipi di gruppi: quelli omogenei professionalmente e quelli che appartengono a settori diversi. Nel primo caso riuscirete ad avere una mappa mentale abbastanza precisa dei diversi gruppi profesisonali, mentre nel secondo caso potrete rilevare più facilmente i punti di frizione e i contenuti ambigui.

2) Voce alta. E’ importante il risultato, ma anche quello che avviene durante il card sorting. Fate in modo che esprimano a voce alta i loro processi di pensiero, in modo da cogliere i passaggi mentali che li portano a fare deterimnate scelte.

3) Colaborazione tra i partecipanti. E’ importante che le persone, durante il card sorting, diascutano tra loro e cerchino un accordo. Evitate che ciascuno faccia il suo compitino individualmente. Le scelte del gruppo sono mediamente più intelligenti e interessanti.

4) Focalizzazione su di sè. A volte c’è la tendenza da parte dei partecipanti a immedesimarsi nei panni del “collega-tipo”. Cercate di farli lavorare rispetto alle loro specifiche esigenze e alle loro idee particolari, evitando che si mettano “dall’altra parte” improvvisandosi designer.

5) Durata breve. Non più di 40-50 minuti

6) Nomi dei gruppi. E’ importante che le persone non solo raggruppino i contenuti, ma diano loro anche un nome. Dare un nome ad un insieme costringe i partecipanti a verificare la tenuta delle loro scelte e ad accorgersi di incongruenze o sovrapposizioni. Spesso nella fase di creazione dei nomi si fanno spostamenti anche consiestenti tra le carte raggruppate.

Ecco, adesso non avete proprio più scuse…

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6

A piccole dosi

Ogni tanto vado sul fantastico blog della Grande Società di Consulenza, ma solo ogni tanto, perché se dovessi leggere costantemente questo blog passerei rapidamente dalla risata amara al fegato ingrossato per arrivare all’ulcera perforata.

Questo blog denuncia da anni, con ironia e amarezza, l’ingnoranza, la presunzione, la doppiezza, l’egoismo, il pressapochismo, la stupidità, il dilettantismo, la meschinità, la boria e la frustrazione che circolano negli ambienti aziendal/consulenziali (italiani?) e mi fa pensare che se Celine rinascesse probabilmente non si occuperebbe dei sobborghi di Parigi, ma andrebbe dritto dritto a lavorare in un’azienda del terziario avanzato italiano.

E pensate che sono più o meno tutte storie vere (l’ho chiesto a suo tempo all’autore).

Quest’ultima, che riguarda la progettazione del sito web del cliente, vale la pena di citarla.

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5

Quando il Wiki interno lo deve usare la mamma

Questo articolo, scritto da un dipendente, racconta come stanno andando le cose con il il wiki della Janssen-Cilag, di cui si è parlato recentemente.

Leggetelo con attenzione, perché racconta in prima persona i problemi e le sfide che si trova ad affrontare un’organizzazione reale alle prese con un sistema ad alto tasso di apertura e collaborazione come il Wiki.

Alcuni dati:

solo il 70% delle persone ha contribuito (e mi sembra comunque tanto)
l’80% delle pagine ha un solo contributore.

Il problema , insomma, sembra essere questo: il wiki è vissuto alla fine come una intranet tradizionale, nella quale c’è chi pubblica e chi legge. Inoltre, sembra ci sia una certa resistenza a pubblicare qualche cosa che non sia “finito”: le persone hanno resistenze a pubblicare work in progess.

Infine, c’è un problema di usabilità e il fatto che molti dicano di non aver tempo per pubblicare ha alle spalle una difficoltà d’uso percepita.

Ci sono comunque dei fatti positivi: le news, i progetti e le idee contenute nel wiki hanno nel tempo conquistato credibilità presso i dipendenti. Ma si tratta comunque di un utilizzo che rispecchia una mappa mentale degli utenti legata ancora in modo stretto ad una mentalità non apertamente collaborativa.

Guardate, questi sono problemi seri. Tuttavia il simpatico autore dell’articolo non vuole perdersi d’animo, e il gruppo di lavoro sta cercando di trovare delle soluzioni per favorire un accesso più semplice (ad esempio single sign-on e editnig immediato e facile) e incentivare la partecipazione.

Tra l’altro nell’articolo è presente il primo esempio di twitter interno (ebbene si), che è adesso in beta testing.

twitter_interno

Ecco due brani dall’articolo

“Il successo è determinato da quello che fai, non da quello che hai l’opportunità di fare. Implementare un wiki non è un successo, costruire un’organizzazione che prenda decisioni collettive e scriva contenuti in modo collaborativo lo è. La tecnologia può creare opportunità per cambiare il comportamento e allontanare il discorso da scuse (“è troppo difficile”) e ragioni (“è troppo rischioso”).”

“La formazione all’uso dei sistemi è importante, ma solo dopo che abbiamo fatto il possibile per creare un design a “zero training”. In un’intranet, l’utilizzatore finale è una persona come la tua mamma: disegnala pensando a lei!”

Che dire? In bocca al lupo ai questi ragazzi…

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5

Osservatori alla francese

Anche in Francia esiste un’osservatorio sulle intranet. Lo vengo a sapere grazie a Emergencveweb, un blog Canadese che si occupa di intranet.

loro_osservatorio_intranet_francesi

Il documento aggiornato con l’ultima sintesi, in PDF, lo potete scaricare da qui.

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Gli schemi di Fred

Gli schemi di Fred Cavazza sono celebri per la loro chiarezza e semplicità. Ecco quello che ha realizzato per parlare di Enterprise 2.0.

Enterprise_2.0

Ecco il link all’articolo completo.