Home » Archivi per gennaio 2008

Gen
30

E’ uscito? Non è uscito? Boh…

Da qui non si capisce…Appena so vi avviso.

Gen
28

TLC in presa diretta

Per chi è interessato all’introduzione delle nuove tecnologie e delle intranet in aziende di telecomunicazioni vi segnalo il blog Inside out di Richard Dennison, che racconta le esperienze quotidiane di un intranet manager in BT.

E per oggi proprio nun posso fà deppiù….-)

Ciao

Gen
28

Enlarge your ranking with…Repubblica.it

Il mio amico, nonché coautore del nostro prossimo libro (in uscita a giorni) nonché ex collega Paolo Artuso è finito su Repubblica.it con il suo lavoro fotografico sulle pubblicità. Gli ha mandato una mail e questi gli hanno detto: ok, mandacele subito. Tanto di cappello. Il suo è un lavoro davvero originale, di cui mi aveva parlato a suo tempo e che finalmente posso ammirare. Sono curioso di sapere come un fatto del genere aumenterà il suo ranking su Google.

E se lo merita davvero, anche se quella colonna del sito è sempre stata un vero puttanaio. Del resto Repubblica.it si avvia a diventare il campione italiano dei treni persi (blog, citizen journalism, tagging, accesso alle fonti, ecc). Eravate dei pionieri, siete diventati dei pizzicagnoli e vi state facendo battere persino dal Corriere e da Panorama. Ma non vi dispiace un po’?

Va beh, chiusa parentesi. Sono sicuro che ad Alcatraz si leverà il solito coro di  “ma tu sei sprecato qui dentro”.  Lo so, ma è duro rinunciare a questo…Dai Paolo, ce la puoi fare…

Gen
27

Non è la solita musica

Finalmente sono riusciti a farlo. Che cosa? Il blog della scuola di musica di Testaccio, ovvero la scuola che è stata il mio ponte emozionale tra Roma e Milano, tra il passato e il futuro, tra la mia vecchia vita, prigioniera dei fantasmi della mia giovinezza e la mia nuova vita piena di promesse, sfide professionali e mozzarelle fritte come antipasto.

Quando arrivai a scuola ero il nevrotico permaloso incazzato ansioso  di sempre (e Angelo, non so se per sadismo o per maliteso senso di precisione storica, continua a ricordarmelo). Ma del resto liberarsi di queste zavorre non è facile: una nuova città ti offre solo un nuovo palcoscenico, sta a te cambiare il copione che reciti. Spero, alla fine, di esseci riuscito.

Gen
18

Maglio tardi che mai

Ho capito finalmente che cosa sono e a che cosa mi possono servire i wikipatterns e sono molto contento. Forse riuscirò anche ad applicarne qualcuno nel breve periodo in ambito intranet (ma è meglio non dire niente per non portare jella).

Intanto mi sto dedicando alla traduzione (quasi) integrale di Ning in italiano e quando avrò finito lancerò un nuovo social network (ecco, mò l’ho detto). stay tuned

Gen
16

Anobii, sei ingiusto

Questa è la mia libreria su Anobii: ci sono quasi 2.000 volumi, li ho taggati quasi tutti, ho messo più di cento commenti, ho un sacco di vicini, un certo numero di amici, sono iscritto a una marea di gruppi. Insomma, sono attivo.

Ma Anobii non si accorge di me.

Maledetto social network irriconoscente, ti ho dato tutto e ora sono niente (Citazione a A. Ginsberg). Che cos’altro vuoi da me? Il sangue, il sudore, la mia anima dannata?  Insomma, il problema, nella sua squallida e puerile semplicità, è questo: come cacchio si fa a finire nella top 50? Lo so, è da cretini totali, ma li mortacci de Pippo, ormai è diventata una questione personale.  DEVO entrare nella top 50 o la mia vita non avrà più alcun senso. Si accettano trucchi da quattro soldi. Grazie

Gen
16

Segnalazioni spiripille

Silvano Tagliagambe, filosofo della scienza, ha scritto una bella recensione del libro di Yochai Benkler “La ricchezza della rete. La produzione sociale trasforma il mercato e aumenta le libertà”. Interessante l’accostamento tra Thomas kunh e Etienne Weger.

Qualche cambiamento in arrivo nelle regole di design dei siti web: sembra che l’uso intensivo dei motori di ricerca e dei social media abbia cambiato le proporzioni ideali che nelle pagine web dovrebbero essere assegnate a navigazione, identità del sito e contenuti, sbilanciando la percentuale verso i primi a scapito degli ultimi. Lo afferma Jupiter research (via Punto informatico).

Tanto per rendersi ancora più simpatica, Microsoft crea il software che controllerà tutto quello che facciamo in ufficio, ci misurerà la pressione e calcolerà il nostro livello di appagamento. Questa si che è ua vera Killer application. Già ribattezzata “Grandissimo fratello” (via Visionpost).

Interessante l’ultimo post di di A. Mcaafe, dedicato all’uso operativo/meditativo degli strumenti collaborativi in azienda. Secondo Andrew, che cita il recente blog Trasparent Office, strumenti come i wiki sono usati oggi solo se entrano nel “flusso operativo” delle attività. In caso contrario le persone non li usano. Il problema, ovviamente è definire che cos’è “flusso operativo”. La soluzione di Andrew è abbastanza semplice: perché non fare entrare “a forza” i comportamenti collaborativi nel flusso quotidiano delle persone, magari inserendo la collaoraizone e l’uso degli strumenti tra gli obiettivi individuali? Una soluzone drastica, che dite?

E per finire in bellezza, facciamoci un giro sul blog italiano dedicato a ChucK Norris. Quando qualche anno fa, nella mia ingenuità mediatica, vedevo il famigerato telefilm “Walker Texas Ranger”, alle 8 di sera, inorridivo e mi dicevo che tutta quella violenza contrabbandata come semplice modalità di relazione tra gli esseri umani , quell’universo puerile fatto di cattivoni e difensori della egge non avrebbe portato nulla di buono e avrebbe corrotto le menti. Beh, fortunatamente mi sbagliavo: oltre un cerrto livello, la stupidità prodiuce i suoi anticorpi e le persone sono molto più consapvoli dei meccanismi narrativi usati dai media di quanto gli intelletuali siano disposti ad ammettere. Meno male.

Gen
16

Lettera aperta al futuro intranet manager

Caro neo-laureato, che a volte mi scrivi per chiedermi consigli e che ti domandi, tu che hai studiato Scienze politiche, Lettere moderne, Sociologia, Filosofia eccetera, che ti domandi, dicevo, che cacchio di lavoro potrebbe mai essere quello di occuparti di intranet aziendali e se non sarebbe alla fine uno snaturamento e un ripiego rispetto al tuo talento e alle tue competenze.

Tu che hai combattuto mille battaglie e che vuoi dare il tuo contributo in questo Paese, tu che non sopporti quello che vedi in giro e che pensi che se andrai a lavorare in un ufficio comunicazione interna ti venderai al nemico.

Ho scritto questa lettera per te, per farti capire i vantaggi e le possibilità che offre occuparsi di intranet nella tua vita.

E’ un’esperienza che capita spesso agli umanisti (ed è capitata anche a me) quella di dover affrontare il mondo professionale legato al web e di pensare che sia una cosa da ingegneri o da informatici smanettoni, e poi scoprire che questo mondo ha tanti lati e che ciascuno può, un po’ magicamente, trovare una sua collocazione.

Questo è tanto più vero nel caso delle intranet, nella quali aspetti di comunicazione, informatica, design, gestione Risorse Umane, organizzazione del lavoro, community management, giornalismo, tendono a collassare (ed è per questo, caro neo-laureato, che è così raro trovare persone che sappiano portare avanti progetti di questo tipo: manca sempre qualche pezzetto).

Personalmente credo che questo tema sia destinato a crescere nei prossimi anni, ovviamente modificando progressivamente la sua fisionomia: le intranet del 1999 non sono le intranet di oggi e alcuni fenomeni esterni legati alla Grande rete influenzano anche le scelte che vengono fatte all’interno delle aziende.

E’ insomma un tema in grande fermento, e può essere un’ottima scelta per vari motivi:

1) E’ una palestra di project management. Gestire un progetto intranet richiede il coordinamento contemporaneo di diverse competenze, lo svolgimento in parallelo di diverse attività, la gestione di risorse umane, organizzative ed economiche. E’ quindi una crescita in ogni caso.

2) E’ facile valorizzare il proprio sapere e il proprio talento. Ci sono molti aspetti: applicativi, giornalistici, grafici, comunicativi, di relazione, di valorizzazione delle persone, di organizzazione. E’ quindi facile ritagliarsi un ruolo che rispecchi le proprie inclinazioni.

3) Costringe ad aggiornarsi. Non è possibile occuparsi di intranet se non ci si tiene costantemente aggiornati su vari versanti, dal web marketing alla sociologia del lavoro. E’ quindi un tema che, volenti o nolenti, ci tiene sul mercato.

4) Ci si misura con la parte più avanzata dei modelli organizzativi. Sempre di più il tema delle intranet si fonderà con quello dell’organizzazione del lavoro e dei nuovi modelli di azienda. Occuparsi di intranet significa allora affrontare di petto il tema del cambiamento organizzativo e quindi degli aspetti “hard” dell’attività aziendale.

5) Gli investimenti stanno crescendo. Sempre più aziende decidono che è arrivato il momento di passare ad intranet o di ristrutturarla. Certo, loro magari usano altri termini, ma il succo è lo stesso. Ed è necessario che ci siano persone che sanno come fare, perché è finita l’epoca in cui con la supercazzola ce la si cavava in qualche modo.

6) Gli oggetti di confine sono interessanti. Occuparsi di intranet ti dà modo di occuparti di molti “oggetti di confine” che sono a loro volta molto interessanti. Ne cito alcuni:

– L’-e-learning
– Il knowledge maangement
– L’e-commerce
– La Qualità interna
– Il giornalismo
– Il marketing e la pubblicità
– L’ergonomia cognitiva
– La sociologia del lavoro

7) E’ più facile sperimentare. Al contrario che in altri settori, maggiormente maturi e strutturati, su intranet c’è molta più possibilità di sperimentare e mettere alla prova le proprie idee. Cambiare le abitudini di un ufficio stampa o di un settore Relazione Esterne può essere relativamente difficile e frustrante. Fare passare l’idea di un blog interno, tanto per fare un esempio legato all’attualità, può essere relativamente più facile. Anche se non facilissimo (vedi punto successivo).

8) E’ una battaglia culturale. Il tema della intranet, che lo si voglia o no è un tema di frontiera e chiunque lo affronti sa che dovrà combattere.  Ma è anche uno dei terreni più promettenti per combattere una battaglia culturale nelle organizzazioni. Una battaglia per dare valore alla conoscenza, per valorizzare i talenti, per aumentare l’autonomia e la responsabilità individuale, per abbattere le gerarchie, per eliminare le “caste”. Intranet non è solo un argomento da ingegneri del software, ma un modo pratico e incisivo con il quale le nuove generazioni possono assolvere il loro compito storico, che è poi il compito di ogni generazione: uccidere i propri padri.

E i nostri padri, nelle aziende di oggi, si chiamano gerarchia, nepotismo, immobilismo, paura.

In bocca al lupo per tutto.

Ciao.

Gen
14

Il social network al microscopio

Non so se lo conoscete già, perché è in giro da qualche mese, ma ve lo segnalo comunqe (io l’ho beccato tramite Daily bit). Si tratta di un breve saggio, scritto a quattro mani da Gianandrea Giacoma e Davide Casali.

Il titolo è molto promettente, e il contenuto, almeno ad un primo sguardo, molto interessante: “Elementi teorici per la progettazione di social network“. Come link vi rimando al post di Davide Casali. Chi volesse integrare il testo o intervenire può farlo sul wiki dedicato.

Bravi ragazzi!

Gen
12

Lorem ipsum: l’archi-testo del web

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Chi si è trovato coinvolto in progetti web avrà certamente usato (o visto) dei finti testi come questo. In particolare, proprio il famoso “Lorem Ipsum”, il testo latino considerato l’ideale per riprodurre le irrergolarità dei testi veri e creare quindi dei prototipi di pagina web che assomiglino  il più possibile alle pagine finali. Questo testo è di Cicerone, e la storia del suo uso risale addirittura ai primi stampatori del ‘500. In questo sito trovate tutti i dettagli di questa frase, famosa sua malgrado.

Trovate anche un generatore autormatico di testi Lorem Ipsum.

Ciao

Gen
7

Internal blog experience

Un video che racconta l’esperienza di una piccola azienda che ha messo su un blog interno dove scrivono tutti. E il bello e che un sacco di gente, a quanto si vede dal video, non aveva idea di che cosa fossero i blog. Le cose interessanti arrivano alla fine. Ma…in che lingua parlano?

Mi sa che si nota che oggi sto a cazzeggià eh..:-)

Gen
7

Enterprise bookmarking

A vuole capire come può funzionare un sistema di social bookmarking in intranet consiglio di guardare questo video, prodotto da una delle più attive società che commercializzano sistemi di questo tipo.

Gen
7

Facebook si, Facebook no, Facebook forse

La mia stima verso le persone di Intranet Benchmarking forum aumenta ogni giorno di più: mi sembrano tra le poche voci del panorama intranet e corportate web capaci di esprimere posizioni quantomeno problematiche sui temi a la page del momento.

Ed è innegabie che  tra i temi più alla moda, (nel nostro piccolo intranet-mondo), ci sia l’uso di Facebook come intranet, un tema che è di fatto diventato un meme dopo la segnalazione di Bill Ives dell’uso di Facebook come intranet aziendale da parte di Serena Software (qui trovate l’accesso, ovviamente con password).

Come dicevo, le reazioni sono state tante  (qui una reaction in italiano), ma la migliore, a mio parere, credo che sia proprio quella dei tipi di IBF.

Il post si intitola Facebook will not cut it as your intranet e penso che valga la pena leggerlo per intero. Riporto uno dei brani secondo me più significativi del post:

Quello che FB ha fatto è accelerare il passo delle organizzazioni verso lo sviluppo di sistemi di connessione e comunicazione interna che abbiano delle funzionalità simili a FB. I tool collaborativi stanno crescendo nella considerazione e ora abbiamo delle nuove frasi tipiche che vengono espresse abitualmente dentro le aziende…Invece di “Perché il nostro motore di ricerca non può essere come Google”, ora abbiamo “Perché la nostra intranet non può essere come FaceBook”?

Anche Toby Ward ha parlato recentemente del ROI di Facebook, esprimendo una posizone a mio avviso lievemente ambigua a riguardo. Ci sono tuttavia due cose positive nel suo post:

– La segnalazione di un software aggiuntivo (esattamente WorkBook) per migliorare la sicurezza delle intranet fatte con FeceBook

– Il link al gruppo che creato su Facebook sul tema delle intranet (segno, come dicevo, di una certa ansia, per non dire ambivalenza, da parte di Toby verso questo strumento).

Ok, fine di questo post straripante di link

P.s. Dimenticavo il mio link su Facebook, che a questo punto ci può anche stare

P.P.s Dimenticavo di esplicitare la mia posizione: a me facebook sta un tantino sulle palle, ma va beh…

Gen
7

Internal blogging rules

Toby Ward ha raccolto in giro un po’ di policy per il corporate blogging. elenca alcune di esse in modo esplicito

  • No all’anonimato. Ogni post deve avere il nome dell’autore, con un link alla sua mail
  • Ci vuole una frase che dica che il blog e i suoi contenuti sono frutto del punto di vista della persona e non solo e non necessariamente dell’impiegato.
  • Nel footer del blog ci deve essere un link alle policy relative alla privacy e alla confidenzialità delle informazioni, con implicita adesione di tutti
  • Ogni impiegato dovrebbe avere il consenso preliminare del suo capo per mantenere il blog
  • Il rispetto reciproco per la compagnia, i suoi clienti e impiegati è un fattore critico e dovrebbe riflettersi in quello che viene scritto
  • No al linguaggio insignificante: sviluppate una guida di stile che dia le linee guida rispetto al tono da usare (per esempio: professionale, ufficiale, conversazionale, senza gergo tecnico, ecc)

Ok ok, credo che alcune di queste siano discutibili, ed è anche vero che questi set di regolette per il corporate blogging stanno crescendo come funghi, ma è certo che, anche per il blog interni, una policy purchessia sia necessaria.

Quale potrebbe essere? Proviamo a elencare alcuni punti

– Se fai un blog interno ogni post avrà un link alla tua scheda sul cercapersone. Sei rintracciabile in ogni momento e tutti sappiamo chi sei.
– Se fai un blog interno spiega esattamente qual è il suo scopo, i suoi confini organizzativi, le sue modalità. Sia che parli di arti marziali perché sei un appassionato o del nuovo prodotto che segui come professional del marketing, comunque spiegalo fin da subito.
– Se fai un blog interno ti impegni ad aggiornarlo con regolarità, a fronte delle novità che capitano.
– Se fai un blog interno ti impegni a rispondere ai commenti dei colleghi. Anche quelli idioti, anche quelli di quelli che tu (e solo tu) reputi dei cazzoni.
– Se fai un blog interno avvisa i tuoi lettori che offese, illazioni e sarcasmi da quattro soldi potranno essere brutalmente cancellati. Siamo in azienda e siamo qui per collaborare. Se qualcuno vuole fare a botte, c’è il cortile esterno. Se qualcuno vuole
– Se fai un blog interno ti impegni ad essere completo: non solo testi ma anche foto, documentazione di progetto e tutto il materiale a supporto. Magari per te sono cose scontate, ma per i tuoi colleghi no
– Se fai un blog interno e qualcuno vuole partecipare come autore tu lo accetti con gioia e non ti metti a fare lo snob. Capito?
– Se fai un blog interno ti impegni ad usare un linguaggio adeguato al tuo pubblico di riferimento: se sono dei tecnici che appartengono alla tua tribù puoi usare il tuo gergo specifico, se sono un pubblico più vasto cerca di non usare gergo tecnico incomprensibile.
– Se fai un blog interno cerca sempre di specificare se quello che dici è un tuo punto di vista, da semplice collega o appassionato, o una posizione ufficiale dell’azienda. Se sei delle Risorse Umane e mi dici che quest’anno il budegt per la formazione si è ridotto, vogliamo sapere se è una voce di corridoio o un dato ufficiale.
– Se fai un blog interno ti impegni ad essere il più possibile trasparente e sincero verso le informazioni che dai sui progetti o le novità interne all’azienda che pubblichi. Se le cose fanno male lo dici, se le cose vanno a rilento ci spieghi perché. Eccetera.
– Se fai un blog interno e ti metti a fare polemiche con i colleghi lettori invece di aiutarli o a trattarli da idioti perché non ne sanno quanto te, la redazione ti chiude il blog senza che tu te la prenda
– Se fai un blog interno e a nessuno frega niente di quello che dici, la redazione ti chiude il blog senza che tu te la prenda.

Gen
4

Dada Da-da, Tata Ta-Ta, Dada-dada Da-dà

Ormai è una specie gara a chi la lancia prima (la intranet 2.0) o a chi la spara più grossa (la notizia).

Va beh. insomma, mò è il turno di Dada che, secondo l’autorevole (?!?) Mytech ha “lanciato la intranet 2.0“. E come no (si metta in coda, prego… ).

Il nome è nientemeno che Tata 2.0 e lo screenshot è qualcosa che fa onore al miglior giornalismo d’assalto.

Gen
4

FAQ-mania

Non voglio rubare il mesitere a Luisa, ma dato che in questo periodo sono anche alle prese con la gestione dei sistemi di FAQ in intranet vi devo segnaere per forza questo sito dedicato al web writing dove sono veramente fanatici della scrittura di FAQ (trovate risorse su come scirverle qui e qui, mentre da qui scaricate anche una FAQ guide-style in PDF).

Perché questi tizi siano così intrippati con la scrittura di FAQ è una FAQ che resterà senza risposta..:-)

Gen
3

News about me

Questo è un post di servizio per mia sorella, che in genere si informa sulle novità della mia vita leggendo il mio blog. Allora: mi sono ammalato: ho una tosse del cacchio e sto prendendo la propoli in un formato ridicolo (tipo dei mini-gavettoni da spararsi in bocca).

Nel frattempo, come sai, sto cercando di smettere di fumare (terzo tentativo) usando stavolta la vareniclina, e sembra che stia funzionando, ma sono nervoso, nervosissimo: mi incazzo per un nonnulla, mi deprimo per ancora meno e ho una voglia costante di scappare e farmi coast-to-coast con una Harley-Davidson.

Champix_per_smettere_di_fumare

Puoi quindi immaginare come vanno le cose qui a casa. Puoi immaginare? No.

Ma cambiamo decisamente argomento. Sto costruendo come un forsennato i wireframe di una intranet di un grosso cliente (quello del card sorting) e sono molto depresso perché riesco con molta fatica ad uscire dal cosiddetto portal-style. Tu ti chiederai giustamente che cosa sono i wireframe, che cosa cacchio è il portal-style e da dove salta fuori una cosa come il card sorting: per semplificare diciamo che sono tutte cose che io faccio di solito in Powerpoint. Pensa che divertimento.

Ieri mi ha chiamato a sorpresa Paolo, il mio amico-collaga dell’università (ti ricordi?). Dopo 13 anni che non ci sentivamo ha esordito dicendo: “Ciao sono io”. Minkia.  All’epoca leggeva molto Nietzsche e riparava motorini. Che cosa farà oggi? Credo che la domanda rimarrà senza risposta.

Un saluto ai nipotini.

Gen
3

Apologia del baretto

Per quello che è arrivato a questo blog cercando:  “problemi di stomaco mensa aziendale“. Ehm, amico, posso dire che ti capisco, ma accetta un consiglio: se non lavori in uno di quei posti alla Houellebecq, ovvero vetro-cemento disperso nel nulla (sul modello di questa foto) allora hai due chance:

1) portarti la roba da casa (ovviamente se ti porti gli involtini primavera del giorno prima i tuoi problemi resteranno). Questo risolverà in parte il problema dello stomaco, ma aggraverà in parte quello della tua depressione latente, della cui presenza sono quasi certo (altrimenti non avresti cercato “problemi di stomaco mensa aziendale” e probabilmente non avrsti cliccato qui).

2) Andare al baretto/trattoria vicino al lavoro. Questa è senz’altro la scelta migliore. Certo, ti costa qualche euro in più ma, credimi, ne vale la pena. Inoltre, per almeno mezz’ora potrai sentirti una semplice persona libera che va a mangiare in un posto carino, entrarai in contatto con individui che non necessariamente sono tuoi colleghi e, soprattutto, terrai viva una qualche forma di vaga possibilità sessuale che, sebbene astratta e nel tuo caso probabilmente velleitaria, resta comunque un potente motore per andare avanti nella vita. Potremmo mai vivere senza una qualche promessa di avventura?

P.s. Sul tema referral restano per me un mistero quelli che – da anni – arrivano qui cercando “Persone brutte”. Amici, voi non lo sapete, ma questa vostra scelta mi ferisce un po’. Ecco.

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Grazie mille per la pazienza. E' l'Europa che ce lo chiede