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Mag
30

Il fantasma del troll

Spesso, quando parlo di ambienti di discussione in intranet, emerge il “fantasma del troll”, ovvero la paura, che spesso mi viene manifestata anche da persone “illuminate”, di ritrovarsi a dover gestire colleghi che insultano, vanno fuori tema, cazzeggiano o creano tensione.

Hai voglia a dire che queste cose vanno gestite caso per caso, che nella maggior parte dei casi non succede, che siamo comunque in azienda, che è la comunità stessa dei colleghi che spesso li mette a tacere eccetera.

Le paure permangono, e del resto non potrebbe essere altrimenti: la comunicazione tra esseri umani è sempre, e comunque, una scommessa dagli esiti incerti.

Dico tutto ciò solo perché ho appena letto un articolo di Mafe, maestra di tutti noi nel gestire gli spazi di community, che mi sembra particolarmente interessante. Mafe scrive bene a prescindere, ma in questo caso credo ci sia un motivo in più per leggerla.

Quoto dall’articolo:

“Dietro ogni ambiente di community capace di autoregolamentarsi e di soddisfare le diverse esigenze delle persone che scelgono di frequentarlo, c’è un piccolo miracolo di ingegneria sociale, che può essere spontaneo e quasi inconscio o progettato a tavolino. Quando dietro una community ci sono l’istinto e la passione di un singolo o di un gruppo di amici, l’alchimia necessaria si sviluppa quasi sempre spontaneamente, senza richiedere particolari accorgimenti.”

La tesi è che se creiamo delle aspettative, come gestori della community, di controllo e moderazione rispetto ai troll, le persone si aspetteranno da noi che esercitiamo puntualmente questo ruolo e tendenzialmente abdicheranno dal tentativo (sempre comunque in fieri) di farlo da sole.

Mafe, sentiamo la necessità di un nuovo libro sulle community. Ecco, mò te l’ho detta…

Mag
28

Visioni mistiche: creare COP con la “work affinity”

Allora, seguite il mio ragionamento: una delle cose più interessanti di Anobii (e credo francamente che sia anche una sua “killer application”) è il grado di compatibilità tra utenti, creato attraverso un algoritmo automatico che controlla e miscela una serie di variabili: i libri a cui abbiamo dato lo stesso voto, i libri nella stessa edizione, gli autori in comune e così via.

affinità_su_anobii_01

affinità_su_anobii_02

Questo meccansimo è molto interessante perché crea una dinamica di serendipity tra le persone: ovviamente sono portato a visitare, contattare, fare rete con le persone con le quali il sistema mi dà un’alta compatibilità.

Peraltro, parlando di libri, tocchiamo una sfera particolarmente sensibile, dove le affinità su gusti e autori rappresentano una buona “radiografia” delle rispettive personalità.

Ok, adesso proviamo ad applicarlo internamente all’azienda: Luca, come tutti i dipendenti di Grande Azienda, è mappato sul cercapersone. Quindi l’azienda mette a disposizione del suo profilo, in modo automatico, settore, mail, telefono, repsonsabile, indirizzo e altri dati organizzativi.

Inoltre, il settore Formazione mette a disposizione del suo profilo i corsi a cui ha partecipato e le attività formative svolte.

Inoltre Luca ha compilato le parti del suo profilo di sua competenza: i progetti seguiti, le competenze su alcune aree di interesse aziendale, gli interessi personali, la conoscenza di alcune specifiche materie (informatica, lingue straniere ecc)

Infine: il profilo mostra i gruppi e i forum interni a cui Luca partecipa, la documentazione che ha caricato (e scaricato), con relativi tag, le pagine che ha creato con relativi tag.

Ok, adesso il sistema ha tutti gli elementi per creare una “work affinity” con gli altri colleghi dell’azienda: in altre parole, Luca è in grado di vedere, all’interno dell’azienda, tutti gli altri colleghi che, in base al magico algoritmo, hanno una qualche affinità, maggiore o minore, con lui.

Per esempio Luca scopre che ci sono altri colleghi, in altre sedi in italia, che smanettano su PHP, si sono occupati nel tempo di supporto alla vendita, suonano uno strumento e conoscono il tedesco. Questa, come direbe Etienne Wenger, è una Comunità di Pratica allo stato potenziale. O, per usare termini più alla moda, un social network basato sugli skills (e mi sorprende che Linkedin non ci abbia ancora pensato, ma forse sono ignorante io…),

A questo punto non resta, a Luca e amici, di creare un proprio gruppo online sulla intranet dove poter condividere le proprie conscenze e le proprie esperienze. Qunado ci sarà da risolvere un problema in PHP, tradurre un termine tecnico dal tedesco o mettere su un gruppo musicale beh, Luca avrà qualche canale in più per risolvere questi problemi. Al di fuori dei confini gerarchico-organizzativi.

E vissero felici e contenti.

Ok, il primo che la realizza faccia un fischio a tutti gli altri.

Mag
25

Per un wiki eco-compatibile

La presentazione è un po’ vecchiotta (del 2005), ma contiene alcune rappresentazioni secondo me preziose: si tratta di un lavoro di Elton Billings (un consulente come me), che sul suo Cluebox propone un buon modello per l’uso dei wiki dentro le intranet.

Notate che ho detto dentro le intranet e non come intranet: credo che dalla presentazione si capisca facilmente il perché di questa scelta eco-compatibile. Ecco alcuni schemi tratti dalla presentazione:

wiki_e_intranet_schema01

wiki_e_intranet_schema02

wiki_e_intranet_schema03

wiki_e_intranet_schema04

Ed ecco la presentazione in Ppt d scaricare (570 kb).

Ciao

Mag
22

Social software: qual è il più sexy?

Vi segnalo questo breve confronto/rassegna di piattaforme di social software: sono tutte adatte alla creazione di blog o wiki interni/esterni.

E’ interessante che uno dei parametri di valutazione sia l’essere o meno  “sexy”, ed effettivamente ci sono alcune piattaforme che appaiono più sexy di altre…

Ecco, adesso dopo questo post cominceranno ad arrivare visitatori che hanno cercato “sexy” su Google e vabbè: si aggiungeranno ai delusi delle voci “decostruzionismo”, “Senso della vita”, “come licenziare un dipendente”, “ermeneutica”, “persone brutte”, “funzione connotativa”.

Mag
22

Provocazioni

Mi piacciono le provocazioni, quando sono fatte con onestà e coraggio. Quelle disoneste e vili, invece, non mi piacciono. Credo che questa appartenga al primo tipo: “scrivere bene sul web? Non conta quasi nulla…” Voi che dite? (e non fate la battuta: “se è quello che scrivi tu siamo d’accordo”…:-))

Mag
22

Il lavoro in pratica

Immagine di Studiare le pratiche lavorativeCredo che una delle cose più interessanti nell’occuparsi dell’introduzione delle nuove tecnologie di collaborazione e comunicazione in azienda sia quella di poter indagare in modo più profondo che cosa significhi realmente lavorare e collaborare oggi.

Spesso, troppo concentrati sugli aspetti realizzativi, dimentichiamo infatti che le tecnologie si collocano all’interno di ambienti che sono già di per se complessi e attraversati da pratiche, discorsi, routine, saperi.

Per fortuna, così come è cambiato il lavoro in questi anni è anche cambiato il modo di studiarlo: non più come una variabile macro-economica in relazione a grandi scenari di mercato, ma come insieme di pratiche minimali e “dense”, da indagare servendosi di nuovi strumenti e nuovi saperi.

Per poter studiare il lavoro, oggi, dobbiamo rivolgerci meno alle discipline economiche e ingegneristiche e guaradre all’etnologia, alla psicologia sociale, all’etnometodologia, all’analsi della conversazione.

E questo è il pregio del bellissimo libro di Silvia Gherardi e Attilia Bruni: “Studiare le pratiche lavorative“, edito dal Mulino. Questo breve volume sintetizza il vastissimo campo di studi che gravita attorno  alle pratiche lavorative oggi (i cosiddetti workplace studies): questi studi si concentrano sull’uso del sapere, sul ruolo del corpo e della sensibilità, sul rapproto tra attori umani e ambienti tecnologicamente densi, sulle pratiche discorsive, sulla progettazione partecipata, sulle comunità di pratica, sul rapporto tra invenzione e regole, sul binomio oralità/scrittura, sull’uso e la costruzione dei contesti.

Non è solo un manuale di “nuova” sociologia del lavoro: è una finestra dalla quale finalmente possiamo vedere un panorama fino ad ora oscurato da schemi di analisi grossolani e ingenui e da criteri di valutazione meramente esteriori (la retribuzione, il grado di sicurezza contrattuale ecc).

Leggendolo si capisce come anche il lavoro di un pony express, di un operatore di call center o di un insieme di muratori sul tetti di casa possa essere un’avventura e un’impresa complessa dove entrano in gioco la sensibilità corporea, il coordinamento, la responsabilità individuale, l’uso creativo delle tecnologie, la riappropriazione delle routine, l’uso creativo del contesto, le competenze discorsive, l’uso dei propri saperi taciti. Una figata.

Tantissimi esempi e casi che mostrano come, in questo nuovo paradigma, non vi sia mai nulla di predeterminato (la tecnologia salvifica, la routine codificata ecc): vi sono solo situazioni a partire dalla quali una serie di attori trovano il modo di coordinarsi e di coordinare ciò che li circonda: un mondo nel quale dobbiamo mettere in discussione le vecchie opposizioni che fino ad oggi hanno guidato la nostra visione delle cose organizzative: individuale/collettivo, routinario/inventivo, regolato/destrutturato, intellettuale/fisico, serio/giocoso, ecc.

Ehi, è quello che facciamo tutti i giorni: ma possibile che non ce ne fossimo mai accorti?

Questo libro non vi servirà a progettare un bel niente, ma, come tutti i libri che contano vi aiuterà a guardare con occhi nuovi quello che avete sotto gli occhi tutti i giorni. E non è poco.

Mag
21

Segnalazioni

Non provate a bollire l’oceano (di contenuti) – by Column two

Le intranet non sono una discarica di informazioni – By Gerry McGovern

Il ROI dell’instant messaging in intranet: il caso IBM – By John mell via Emanuele

Team collaboration: 7 punti fermi per lavorare meglio insieme – By Robin Good

Wiki in azienda: il caso di designcommission – By Pbwiki

Il colore delle liste di link in intranet – By Jacob Nielsen

Mag
18

Appuntamenti

Vi segnalo due appuntamenti interessanti per chi si occupa di gestione della conoscenza, intranet, comunicazione interna ed enterprise 2.0.

– il primo, a Bologna il 6 giugno, si intitola: Connettiamoci! il web 2.0 nelle risorse umane, ed è organizzato da Stogea.

Ok, ci sono dentro quelli di Viadeo, che a me personalmente stanno un poco sullo stomaco, e il tutto ha l’aria di una grande marchetta, ma guardando il programma mi sembra di intravvedere qualcosa di interessante (ad esempio l’intervento, nel pomeriggio, di Paolo Amantia di ENI).

– Il secondo, organizzato dal vulcanico Quintarelli, si tiene a Varese il 25 giugno e si intitola “International forum on enterprise 2.0“; vedrà la partecipazione di alcune “guest star” come Stewart Mader. A questo mi sa che ci vado quasi di sicuro.

Ciao.

Mag
18

Non male…la mappa mentale

Potrei sbagliarmi, mi sembra che in questo periodo il tema delle mappe mentali stia subendo un’accelerazione sia nelle riflessioni teoriche che nelle pratiche diffuse: Umberto Santucci ne parla da tempo, e anche Luisa, da sempre affascinata dalle forme e dai risvolti pittorici del testo, dedica a loro più di un post.

Per non parlare di chi, come Roberta Buzzacchino, ne ha fatto il centro della sua riflessione online.

Insomma, sono lieto che questo tema si sia di recente intersecato con quello delle intranet, grazie al sempre pregevole lavoro di James Robertson e di Column two: ecco qundi una splendida mappa mentale dedicata allo sviluppo di intranet.

mappa_mentale_sviluppo_intranet

Ed ecco il link al post originale. Potetre scaricare la mappa ad una risoluzione più accettabile.

Mag
11

Moodlemoot 2008

Venerdì e sabato, assieme a Leuca, ho partecipato a Padova al Moodlemoot 2008, l’incontro periodico della comunità di sviuppatori e utilizzatori che si raccolgllie attorno alla piattarofma e-learning (open source) Moodle.

Non avevo particolari aspettative e proprio per questo l’evento mi è piaciuto moltissimo: tante persone simpatiche, tanta energia e tanti casi interessanti su cui riflettere.

Personalmente ero interessato all’utilizzo in ambito aziendale e di lifelong learning, a cui il convengo dedicava un’intera sessione: molto interesanti i casi di Aeronautica militare e delle comunità professionali in ambito agricolo (ve lo immaginate? ed è riuscito alla perfezione…).

Molto bello anche il caso di un’azienda manifatutriera che ha realizzato con Moodle un ambiente di autoapprendimento 2.0 (e parliamo di operai e tecnici di una piccola Impresa italiana, capito?). Ho seguito anche l’eseprienza  di Moolde per i funzionari della P.A. (progetto Parsec) gestito dal Formez e raccontato (anche ) da Michela.

Qualche considerazione a caldo:

1) La gente non sa fare le slide
E ne ho avuto una triste conferma anche in questo caso: beccatevi questi esempi, rubati col telefonino

slide_orribile_moodlemoot01

slide_orribile_moodlemoot02

2) C’è voglia di intranet
Molti casi presentati in realtà erano esempi di utilizzo creativo di Moolde per realizzare, di fatto, intranet aziendali e sistemi di knowledge sharing. Altra prova che le persone si arrangiano, in genere, con quello che hanno, anche se non sanno dare un nome alle cose.

3) L’univeristà è un altra cosa
La maggior parte dei progetti erano legati all’università. In questo ambito, in genere, le cose hanno una spinta maggiore ed il motivo credo risieda non solo nell’età dei partecipanti quanto nel fatto che gli studenti tendono ad aggregarsi e ad usare più facilmente questi sistemi, credo, perché fanno parte di comnità di pratica già avviate e con una pratica molto solida che condividono (studiare e laurearsi) al contrario di altre comunità che fanno più fatica a trovare un’identità.

Inoltre in ambito universitario cominciano ad emergere figure organizzative (tutor, docenti, facilitatori) che sono in grado di gestire in modo adeguato il processo.

Ma, come è emerso anche al convengo, anche le università sono di fornte ad un guado e non tutti i docenti capiscono cosa significhi realmente portare in rete i processi didattici.

Ok, ora parto per l’umbria dove mi attendono due giorni di corso (sopravviverò?)

Ciao

Mag
4

ForumPA: live a Roma il 14 maggio

Il 14 maggio parteciperò, assieme a Paolo, al convegno/tavola rotonda Da dipendente a protagonista. (La leva strategica della comunicazione interna), coordinato da Marco Stancati.

Si parlerà, assieme ad alcuni professionisti del settore, dei nuovi approcci alla comunicazione interna, anche a valle della nostra recente fatica editoriale. Il titolo del nostro intervento dovrebbe essere, più o meno: “La nuova comunicazione interna. Reti, comunità e narrazioni per superare il modello trasmissivo” (Booooooom).

Per chi fosse interessato l’appuntamento è alle 10.00 alla Nuova Fiera di Roma in via Portuense 1555 (Roma).

Ciao.

Mag
4

Wiki vs e-mail

Emanuele ha pubblicato due post molto ricchi e interessanti sul rapporto tra wiki e riduzione delle mail e sul ROI dei wiki interni.

E’ interessante anche l’articolo che cita, tratto da CIO.

Ciao

P.s. sull’argomento vi rimando anche al noto filmatino…

Mag
2

LDAP, amico mio

Nella vita di intranet c’è una cosa che sembra da smanettoni totali ma da smanettoni non è, ovvero il famoso LDAP, il protocollo che gestisce le identità e i permessi.

Nata come applicazione infrastrutturale, si è lentamente emancipata da questo ruolo invisibile e marginale per diventare una vera e propria feature che può determinare il successo o il fallimento della intranet.

Tramite questo protocollo, infatti, è possibile:

– Gestire la profilatura di accesso e i permessi
– Garantire il famigerato “Single sign on”
– Gestire le identità aziendali (e personali)
– Creare applicazioni killer come ll cercapersone, l’organigramma, il social network interno.

Insomma, senza una buona gestione di questo oggetto, (arricchito però in termini di competenze e informazioni personali generate dall’utente), ci ritroveremmo con il solito portalone generalista che sforna documenti in PDF.

Vi segnalo a proposito un recente articolo di Steptwo dedicato al tema.

Mag
2

E’ così anche da noi?

Magari…

vignetta_2.0_in_azienda

Via Obvious

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Grazie mille per la pazienza. E' l'Europa che ce lo chiede