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lug
29

Vacanze

Cari lettori e amici, è arrivato anche per me il momento delle ferie. Per una serie di motivi, in parte ignoti anche a sottoscritto, in questo periodo il mio blog ha subito una sterzata professionale della quale non so e preoccuparmi o rallegrarmi. Cercherò di sciogliere i miei dubbi in vacanza, anche se non so se ne avrò il tempo.

Vado per un po’ di settimane negli Stati Uniti a cercare, tra le altre cose, di migliorare il mio patetico inglese.

Un grazie di cuore a tutti e ci risentiamo a settembre.

lug
29

People want to find people

Rilancio un post segnalato dall’ottimo column two che riguarda l’introduzione dei social network in azienda. Credo sia molto interessante, anché perché vissuto in presa diretta.

Vi riporto un estratto che mi sembra molto significativo e che corrisponde anche alla mia espeienza personale. Il succo è che le altre persone sono la vera killer application delle intranet.

“what do people want most to find on your intranet? Other people. That is the number one application on the intranets I’ve worked on and on the intranets I’ve talked to other intranet managers about. People want to find people. Sometimes people want to find specific people, because you want to phone or email a particular person, or maybe visit their office. Sometimes you want to find someone who knows something, but you don’t know who that is, but maybe you know someone who knows someone, or maybe you can find a blog where they’ve laid out everything you need to know. Having a “wisdom network,” where you can identify and share individual expertise, can also be a vital tool on intranets.”

Ecco il post originale.

lug
28

Segnalazioni editoriali

Che dite, ce lo compriamo?

copertina del libro enterprise 2.0

O sarà la solita bufala? :-(

lug
28

Enterprise 2.0 blueprint

Nella sua meticolosa pretenziosità ha un suo fascino. Come direbbe Leuca, gli esseri umani (e io tra questi) non possono proprio fare a meno di cercare di mettere sempre al loro posto tutti i pezzettini. Qui c’è il post originale (da cui potete scaricare il pdf in formato leggibile) e questo è il blog da qui l’ho pescata. (e anche questo)

Enjoy!

lug
28

Le community di clienti secondo Dion

Gli schemi di Dion Hinchcliffe sono sempre così carini…

tipi di community online

In questo caso si parla di community di clienti, e il post è molto ricco di consigli. Da mettere a confronto con il recente e, devo dire a malincuore, pionieristico e coraggioso Vodafonelab (che comunque resta un’azienda che mi sta immensamente sulle palle. Ecco mo l’ho detto).

lug
28

Come cambiano gli oggetti nella intranet 2.0

Ok, sempre da Toby vi riporto un bello schema che elenca alcune delle differenze tra intranet 1.0 e 2.0.

schema differenze intranet 1.0 e 2.0

Io modificherei alcuni elementi (ad esempio, il contrario di RSS direi che sono piuttosto le newsletter interne) e ci aggiungerei qualcosa:

Cercapersone/social network
Sistemi documentali/Slideshare
Sezioni di dipartimento/gruppi di discussione

E così via.

lug
28

Taggare i colleghi con Fringe

Sempre a proposito di Cercapersone che evolvono verso il social network incorporando la conoscenza aziendale, devo per forza segnalarvi il sistema sperimentale messo in piedi da IBM e chiamato Fringe.

Toby Ward ne mostra uno screenshot (ma come farà a trovare tutti ‘sti screenshot? mah…):

Fringe il social tagging di ibm

Questo sistema è nato dalla constatazione che molti dipendenti non compilavano completamente i campi del cercapersone, perdendo così un’occasione per aumentare il capitale di competenze visibili nell’organizzazione. Con Fringe ciascun dipendente può taggare le competenze, sia sue che dei colleghi, aggiungendo così campi descrittivi al suo profilo.

A scanso di equioci va detto che il sistema tiene traccia sia dei taggati che dei taggatori, e chinque può vedere le operazioni fatte dagli altri sul proprio profilo. Seocndo i creatori questo sistema dà tre benefici: Il taggatore aumenta la possibilità di trovare/ritrovare la persona per competenza, il tagato arricchisce il suo profilo e tutta la comunità si ritrova una knowldge-base di compeenze coi fiocchi.

Cigliegna sulla torta: il sistema è integrato con il vero e proprio sistema di social network interno di IBM, ovvero BeeHive (sotto uno screenshiot).

beehive social network interno di ibm

Insomma, da IBM non me lo sarei aspettato, veramente.

lug
28

Le slide di Jane

Queste bellissime slide di Jane illustrano i risultati della sua global survey annuale sulle intranet. Sono veramente interessanti e molto dettagliate riguardo ai trend di adozione di strumenti e processi 2.0 in azienda. Con qualche consiglio utile. Da leggere con attenzione.

lug
28

Malattie e terapie

Molto carino uno degli ultimi post di Roberto Cobianchi, che dipinge in modo divertente una serie di situazioni aziendali tipiche (e malate) che potrebbero essere facilmente curate con qualche applicazione intranet come si deve.

Tra l’altro noto che il blog Roberto ha ritrovato, da un po’ di tempo, un suo filo conduttore, e di questo sono molto felice.

lug
28

Piccoli movimenti dialettici

Sono molto felice di poter osservare da vicino la community interna che sto seguendo e di cui ho parlato qualche post fa; mi sembra di essere un genitore che guarda i progressi del suo pargolo, anche se forse il paragone è eccessivo.

In ogni caso si cominciano ad osservare fenomeni interessanti, e ovviamente hanno tutti a che vedere con le varie forme di circolazione dei saperi all’interno dell’ambiente, anche se in definitiva sono rivelatori, a mio parere, del più complesso insieme di dinamiche che si creano sempre in ambito organizzativo intorno al tema della conoscenza. Oggi voglio citare due episodi, riveltori rispettivamente di due distinte dialettiche:

Dialettica tra formale e informale
La community non è fatta solo di conversazioni e post, ma anche di guide e pagine “ufficiali”, su cui si appoggiano gli operatori. L’altro giorno un operatore ha rilevato un “bug” in una di queste guide ufficiali, ha inserito un post nel forum, e subito uno degli esperti ha messo mano alla guida per coreggerla e completarla con le indicazioni ricevute, ringraziando poi nel foruml’operatore  invitando gli altri a fare altrettanto nel caso trovassero dei bug.

In questo caso, quindi un ambiente informale è stato utilizzato per integrare le informazioni dell’ambiente formale.

Dialettica tra strutturato e destrutturato
La community non è fatta solo di indicazioni e consigli destrutturati, ma anche di materiali strutturati per l’apprendimento (PPT e PDF, che presto, peraltro, sarano votabili e commentabili dagli utenti). L’altro giorno un esperto ha pubblicato sul forum una serie di indicazioni tecniche (Router, wi-fi ecc) su alcune procedure da eseguire sul prodotto. Gli operatori hanno apprezzato, ma alcuni non riuscivano ad utilizzare in modo completo le indicazioni, per ragioni tecniche. La redazione, in questo caso, ha creato un ulteriore materiale formativo “strutturato”, sulla base delle indicazioni date nel forum, mettendolo a disposizione di tutti.

In questo caso, quindi, un materiale poco strutturato si è, per così dire, sedimentato in un materiale più stabile, diventando patrimenio esplicito della comunità.

Sono piccoli episodi, ma ci rivelano qualcosa sulla dinamica delle conoscenze in ambito organizzativo: se ci pensiamo, le conoscenze stanno sempre all’intersezione di vari piani (formale/informale, alto/basso, strutturato/estrutturato, Implicito/esplicito, conversativo/diriettivo, denotativo/relazionale) e la vera sfida in ambienti del genere è quindi quella di riuscire a cogliere sempre, nello stesso movimento (come direbbe Hegel), entrambi i lati delle opposizioni, restituendone una sintesi che sia il frutto migliore di entrambe.

Se riusciamo a fare questo, possiamo dire di essere entrati nel “Knowledge management 2.0″. Ok?

lug
28

Le news? stiano al loro posto

Per una volta sono d’accordo con l’ultimo post di Gerry Mc Govern (non che le altre volte fossi in disaccordo: è solo che, putroppo, negli ultimi tempi nei post di gerry non c’è mai nulla sui cui essere in accordo o in disaccordo).

Il senso del post è che quando gli spazi web (internet o intranet) sono gestiti a giornalisti/comunicatori lo spazio tende a riempirsi fino all’inverosimile di “news” e questo, specialmente in intranet, può creare qualche problema. In effetti ho vissuto questa spiacevole esperienza più di una volta sulla mia pelle e devo ribadire, con buona pace dei comunicatori interni, che una intranet non è un giornale online, o almeno non è solo quello.

Oggi poi, in epoca di social network, la sfida che ci attende è più complessa e non possiamo permetterci di lasciare che la home page sia egemonizzata dalle news e tanto meno da chili e chili di link alla rassgna stampa in PDF.

In genere uno piccolo spazio per le news, in home page, è più che sufficiente (e va bene, lasciamo che sia anche lo spazio principale, ma comunque confinato), lasciando libero il resto della pagina per altri elementi (applicazioni e tools, filtri dalla community, scorciatorie per parti profonde, ecc).

In ogni caso penso che il tempo delle news “pure” sia finito da un pezzo e, personalmente, consiglio sempre di sostituire il tool che genera news con un “blog delle news”, curato dalla redazione. Stesso risultato, ma con qualcosa in più, che dite?

lug
24

The process

Fantastico! Naturalmente vale anche per i progetti interni…

lug
23

Il dilemma del progettista

Jane McConnell, parlando del ruolo chiave dell’uomo HR nei progetti intranet, descrive nel contempo due esempi di diverso approccio nella promozione dei tools intranet all’interno dell’organizzazione:

1) “Rendi disponibile il tool e lascia che le persone che lo useranno guidino la strategia”

2) “Carca di capire bene come le persone lavorano e dai loro ciò che gli serve”

L’alternativa, insomma è: apertura o metodologia? Comportamenti emergenti o User Centred Design? Jane non prende posizione per l’una o per l’altra, ma si limita a rilevare come entrambe possano giocare un buon ruolo nell’evoluzione della intranet (per inciso: Jane attribuisce ad HR un compito fondamentale in questo, e io sono d’accordo).

Confesso che propendo, per inclinazione personale prima ancora che per metodologia adottata, a privilegiare la seconda soluzione, anche se la prima conserva un suo fascino, subordinato tuttavia alla capacità dell’organizzazione di adattarsi in modo rapido ai diversi utilizzi emergenti dei software. Direi che, in estrema sintesi, la prima soluzione può funzionare, a mio parare, in contesti più maturi dal punto di vista culturale e organizzativo.

Sia come sia, quello che è sicuro è che non c’è una terza alternativa a questo dilemma (ci possono esseere semmai dei compromessi), e in particolare non funziona – mai – questa terza possibilità (che Jane, curiosamente, non prende in considerazione):

3) “Metti in piedi il tool perché è di moda e i consulenti ti hanno detto che è fico e costruiscilo secondo la tua personale idea di come dovrebbero andare queste cose e fregatene delle persone che lo useranno tanto tu ti stai divertendo un casino e ai Capi piace come gli hai venduto ‘sta cosa e quindi tutto va a gonfie vele. E poi comunque è gia tutto realizzato per cui…”.

Ecco, questo proprio no.

lug
23

Usate bene il vostro tempo

Come dovrebbero ripartire il loro tempo gli intranet manager? La posizione di Catherine Grenfell ha il pregio di essere chiara. Secondo lei una ripartizione equilibrata dovrebe essere

30% Mantenimento ed esercizio giorno per giorno
40% Nuovi progetti e nuove iniziative
30% Gestione delle relazioni con la redazione e i vari referenti

Non ho niente da aggiungere tranne che, molto spesso, nella realtà queste percentuali subiscono inquietanti variazioni a seconda di quali siano gli attori in gioco. Potremmo fare degli esempi e mettere delle percentuali spannometriche:

Intranet progettata e gestita dagli informatici
50 – 40 – 10

Intranet progettata e gestita con consuenti esterni
1- 98 – 1

Intranet gestita da quelli di Risorse Umane
10 – 30 – 60

Intranet gestita da quelli della comunicazione
10 – 10 – 80

Intranet gestita dalle linee operative
80 – 10 – 10

Sono percentuali date un po’ a naso, ma secondo me si avvicinano. Voi che dite?

lug
23

Taggo o non taggo?

La questione sta diventando spinosa, e me ne sono in parte occupato su questo blog, ma man mano che passa il tempo diventa sempre più urgente una soluzione percorribile (e esportabile). Sto parlando del difficile rapporto, nelle intranet, tra tassonomie e folksonomie e mi sembra che in giro soluzioni standard a cui fare riferimento non ce ne siano.

La cosa mi torna in mente leggendo un recente post di Toby Ward, dal titolo “Taxonomy driven folksonomy“. Toby mette bene in luce i termini della questione:

“There are of course pros and cons for both arguments. The major advantage to the corporate taxonomy is that it represents a single policy for all, presumably driven by experts that should know how to classify content. However, such an approach cannot take into account the full nomenclature and cultural nuances of an entire organization, and all of its teams, nationalities, and roles. However, user content tags (metadata) can be determined by anyone, but can be subjective, inconsistent, and often lack objectivity, or worse are flat-out wrong.”
Una cosa è certa: una soluzione definitiva ancora non c’è, perché se è vero che ormai indispensabile trovare nuovi sistemi di classificazione che ci facciano uscire dalla soffocante selva di categorie, sottocategorie, sottosottocategorie ecc (insomma, il portal-style ancora imperante in molti sistemi di KM e intranet), è anche vero che una folksonomia pura può rivelarsi un rischio rispetto ad un’utenza non particolarmetne sofisticata e magari poco propensa a fantasiose classificazioni dal basso. Non possiamo chiedere troppo alla sora Lella.
E allora che cosa fare? La soluzione che da più parti viene avanzata è quella di trovare dei sistemi ibridi, con tutto il carico di ambiguità, ma anche di aprertura, che questo comporta. Toby ne cita uno, ma non è certo l’unico.

tassonomie e folksonomie in intranet

Quello che si è capito è che il principio, in generale, dovrebe essere quello di fare riferimento ad una tassonomia generica, ma flessibile (chiamiamola griglia euristica) di classificazioni, generate dall’alto (esperti, progettisti, content owner…) che sccessivamente va ad arricchirsi e a raffinarsi con i tag generati dal basso. In questo modo si stabilisce un equilibrio che, pur facendo fuori i vecchi sistemi di classificazione rigidi e piramidali, conservi il meglio di questo approccio accogliendo le nuove tendenze.

Questo il principio generale: le soluzoni tecniche saranno ovviamente materia di interessanti discussioni nei prossimi mesi/anni.

lug
22

Intranet e call center

Credo che chiunque si occupi di creare spazi intranet dentro i call center dovrebbe leggersi questo articolo di Elizabeth Marsh, perché bette bene in luce le questioni chiave che ruotano attorno a quel mondo.

Come tutti possono intuire, progettare spazi in quei contesti costituisce una sfida progettuale su molti fronti: tecnologico, ergonomico, manageriale, culturale, organizzativo. Ma i risultati possono andare ben oltre le aspettative di breve periodo.

La sfida è aperta…

lug
21

La my page e il social network di BT

Non so l’avete già vista o ve la siete persa, ma è talmente importante che ve la propongo comunque: circa un mese fa Richard Dennison ha pubblicato un post con uno screenshot da acquolina in bocca che mostra le funzionalità della “My page” che ha realizzato nella sua organizzazione.

scree della My page di BT

Guardatelo con attenzione perché, per quanto mi riguarda, è la realizzazione di (quasi) tutti i miei più perversi desideri rispetto ai social network interni e all’infrastruttura che deve governade un sistema di Knowledge management di nuova generazione.

Da quello che si vede (e da quello che ci dice Richard) le funzionalità sono queste

– Fotografia
– Nome
– Mail
– Ruolo organizzativo
– A proposito di me
– Aggiunta di contatti con relativa attività al momento
– FAQ personali, ovvero domande che gli altri visitatori possono lasciare a Richard sulla sua pagina
– Social bookmarking
– Recenti attività del network di Richard
– Un “wall” di messaggi
– Due campi chiamati “skill” e “interessi”. Nel momento in cui Richard riempie quei campi il sistema gli offere delle opzioni rispetto alle scelte già fatte da altri e se decide di aggiungere uno skill o un interesse già postato il sistema gli mostra i contatti aziendali relativi. Fi-chis-si-mo!!!

Quello che manca, secondo me, è un aggancio ai materiali (documenti che ho reso pubblici, interventi nei forum, pagine create nel wiki ecc) e un sistema di ranking sulla qualità delle risposte, della collaborazione e dei contenuti pubblicati. In ogni caso credo sia una delle realizzazioni 2.0 concrete più avanzate che abbia visto fino ad ora in un’azienda.

Prendere esempio.

lug
21

Segnalazioni

L’architettura informativa delle intranet (uno studio di Toby Ward riguardante architettura, categorie, label e navigazione su un cospicuo gruppo di intranet, da affiancare all’analogo studio – a pagamento – di Jacob Nielsen).

Le slide dell’international enterprise 2.0 forum di Varese (animato dal vulcanico Quintarelli).

I costi “soft” delle intranet fallimentari (perdita di credibilità, mancanza di supporto del management, calo del morale tra gli sviluppatori e così via. Un bell’articolo dell’intranet journal).

Usare i widget personalizzabili con Lotus notes (sempre via l’intranet journal).

Le 7 differenze tra web 2.0 ed enterprise 2.0 (sono: orientamento dei contenuti verso il lavoro, accountability, maggiore forzatura nell’utilizzo, trasparenza, effetto network amplificato, facilitazione all’uso, produttività sociale).

Qual è la diffferenza tra contenuti “sociali” e contenuti di Business? (La risposta di Richard Dennison è: nessuna. Un bel post a difesa degli elementi “relazonali” e di cazzeggio sulle intranet).