Home » Archivi per settembre 2008

Set
29

Vittorio, grazie di esistere

DIte quello che volete, ma resto convinto che Vittorio Zucconi sia, in assoluto, il miglior giornalista d carta stampata d’Italia. Sono capitato per caso su questo articolo sulla crisi finanziaria di USA e non sono riuscito a smettere di leggere. Un capolavoro assoluto di stile, ritmo ed equilibrio. Un vero narratore prestato al giornalismo, un vero giornalista prestato alla triste stampa italiana.

Set
21

Geert Lovink e i blog

copertinadi zero commentsForse vi siete persi questo libricino di Lovink, che contiene tre brevi saggi dedicati al web 2.0, alla blogosfera e all’arte digitale. Siccome Non vorrei che questo libro, critico e intelligente, passasse inosservato, vorrei dare il mio contributo alla causa riportando, testuali, alcuni brevi brani del saggio sui blog che considero particolarmente significativi. Prendeteli come un sunto del sunto del libro.

Credo che Lovink abbia fatto dell’essere “oltre” un mestiere, per cui il suo stile risulta appesantito da una certa sfuggevolezza di fondo. Ma credo che alcune delle sue osservazioni sul nichilismo, sul rapporto con la verità, sulla difficoltà ad usare i media sociali per crreare un vero dibattito, siano illuminanti.

Ciascuno tragga le proprie considerazioni. E, magari, legga il libro. Buona lettura.

[…]

L’erosione dei mass media non si vede dal ristagno delle vendite e dalla diminuzione dei lettori di quotidiani, e in molte parti del mondo il pubblico televisivo è ancora in crescita. A essere in declino è la fede nel messaggio. L’importanza del nichilismo sta lì, e i blog agevolano questo processo come nessun’altra piattaforma aveva mai fatti prima. Venduti dai positivisti come media dei cittadini, i blog aiutano gli utenti a passare dalla verità al nulla.

[…]

Molti non hanno il tempo o la concentrazione necessari per fare un lavoro di ricerca come si deve e preferirebbero seguire il branco, cosa per la quale i blogger sono famosi.
[…]
Il post originale pubblicato dal proprietario del blog non è uguale alla risposta del lettore. Gli utenti sono ospiti, non partner paritari e tanto meno antagonisti.
[…]
I blog danno vita a comunità di persone che la pensano alo stesso modo, e il dibattito rimane all’interno del nuvole di blog omogenei.
[…]
Commentare un blog con il quale si è in disaccordo è ritenuto persino insensato; ma se per esempio non siete d’accordo con Ito, è molto più sicuro postare le osservazioni sul vostro blog – “ti ho bloggato” – ma la possibilità che qualcuno come Ito possa rispondere è prossima allo zero. Ecco il limite dei blog. Molti blog eliminano del tutto la possibilità di rispondere, in particolare i diari delle celebrità e i blog degli amministratori delegati, scritti e gestiti da redattori professionisti.
[…]
I blog non sono né religiosi né secolari, sono “post-virtù”.
[…]
Le pagine dei blog stanno cominciando a somigliare ai portali barocchi di e-commerce degli anni
novanta: un cattivo presagio.
[…]
È l’inesorabile incertezza del quotidiano a essere bloggata. Mentre gli imprenditori colonizzano il futuro, eccitati da allucinazioni coltive, i blogger disgelano il presente nel quale sono intrappolati. Bloggare è la risposta alla “individualizzazione della ineguaglianza sociale”.
[…]
La sfida lanciata da milioni di blogger è: come superare l’insignificanza senza ricadere nelle strutture di significato centralizzate?
[…]
I blog creano arcipelaghi di link interni, ma si tratta di legami molto deboli; per di più, non solo i blogger si riferiscono e rispondono in genere solo ai membri della loro tribù online ma non hanno alcuna idea di quello che potrebbe accadere se includessero i loro avversari. […] Grazie alla sua vastità, la prateria dei blog non è uno spazio conteso. Le differenze di opinione devono prima formarsi: non piovono dal cielo. Fabbricare opinioni è una raffinata arte di creazione dell’ideologia. [..] . E’ la condivisione dei pregiudizi, o forse delle convinzioni, a guidare la crescita del potere dei blog e della loro visibilità sugli altri media.
[…]
L’obiettivo delle libertà radicale, si potrebbe sostenere, è creare autonomia, superare il predominio delle media corporation e il controllo statale e non essere più importunati dai loro “canali”. La maggior parte dei blog mostra una tendenza opposta: l’ossessione per i fatterelli rasenta l’estremismo; invece dell’appropriazione selettiva si verificano sovraidentificazione e dipendenza bella e buona, in particolare dalla velocità della cronaca in tempo reale.
[…]
La vita è piena di cambiamenti e avventure, a a un certo punto l’attenzione riservata ai blog si smorzerà; saranno sostituiti dalla Cosa Nuova, proprio come loro stessi hanno sostituito i siti web e le homepage.

Set
20

Aiuto, il social network parla di me.

Mauro Munafò, Mauro Munafò, Mauro Munafò, Mauro Munafò…Scrivo tante volte il suo nome in modo che si accorga che qui si sta parlando di lui. Mauro Munafò, Mauro Munafò, Mauro Munafò, Mauro Munafò..Perché faccio questo? Mauro Munafò, Mauro Munafò, Mauro Munafò, Mauro Munafò. Perché Mauro ha appena pubblicato un articolo su Repubblica nel quale parla, tanto per cambiare, dei “rischi” dei social network, in questo caso i – presunti – rischi di sputtanamento di fronte al futuro datore di lavoro.

Sembrainfatti che aziend e università stiano cominciando (in realtà le percentuali sono più basse di quello che mi aspettavo) a guardare i profili delle persone nei social network prima di fare i colloqui.

La notizia insomma è questa: i nostri spazi pubblici sono letti da qualcuno.  Accipicchia. Corbezzolini. Avete capito? Non vi sembra incredibile? E noi che pensavamo di poterla passare liscia. E no no no. Presto, correte subito togliere il vostro materiale compromettente!!!!

Non so se Mauro Munafò, (Mauro Munafò, Mauro Munafò, Mauro Munafò, Mauro Munafò) in questa ennesima opera di allarmismo si renda conto che è in buona compagnia con tanti, tanti, tanti altri gioranlisti “manistream” che si accorgono che esiste la Rete solo se ne devono segnalarne, in qualche misura, la pericolosità.

Pedofilia, pornografia, pirateria, phishing, spamming, virus e violazioni della privacy….Questa è la Rete per lorsignori e naturalmente  non si lamentino se poi le statistiche giocano a  loro favore. Ma per favore.

Sugerisco a Mauro Munafò di andare a sfrucugliare un po’ su Youtube: troverà sicuramente altri pruriginosi scoop per tenerci alla larga dalla Rete.

Ah, quanto avrei voluto commentare l’articolo direttamente sul sito di Republica ma ovviamente non si può. E allora: Mauro Munafò, Mauro Munafò, Mauro Munafò, Mauro Munafò, Mauro Munafò, Mauro Munafò, Mauro Munafò, Mauro Munafò, Mauro Munafò, Mauro Munafò, Mauro Munafò, Mauro Munafò, Mauro Munafò, Mauro Munafò, Mauro Munafò, Mauro Munafò…

Set
13

Eccomi

Sono tornato. E’ stato massacrante. Su questa cartina abbiamo disegnato la linea del nostro itinerario, deciso giorno per giorno. 9.000 kilometri.

Itinerario viaggio

Le foto le trovate nel mio album su Flickr. Ma anche nel mio profilo su Facebook

Ecco una anticipazione

Rocce Utah

Alcune cose che ho capito in questo viaggio

– New York è una città noiosa e sempre uguale a se stessa, piena di gente che cammina mangiando, telefonando, ascoltando l’ipod. Una civiltà morente. Scappare.
– Gli americani mangiano male, ma che dico male, malissimo. Di più
– L’america si sviluppa in orizzontale. Fuori dalle città è il trionfo della casetta unifamiliare. Bellissimo.
– La Pensylvania sembra la Svizzera.
– E’ bello seguire le regole quando le seguono tutti e quando le regole sono pensate per le persone.
– Le rocce possono anche parlare.
– San Francisco è fantastica.
– La sede di Google sembra un villaggio turistico. C’è anche la discoteca e il beach volley. Con la sabbia.
– Gli americani sanno dire “sorry” al momento giusto. Questo sorry, che noi italiani ci siamo dimenticati, è il vero antidoto sociale alla brutalità metropolitana. Tra milioni di sconosciuti è necessario sviluppare regole di cortesia e rituali riparatori. Se no scendi col cric. O vai dal terapeuta.
– Non capisco come gli hippies si siano potuti accampare a Big Sur. E’ a strapiombo sul mare.
– Starbucks è fantastico
– Gli americani si sentono veramente parte di qualcosa. Noi ormai ci sentiamo ciascuno per la sua strada anche se facciamo esattamente la stessa vita e siamo alle prese con gli stessi problemi.
– Quando vi chiedete “ma dov’è la città” vuol dire che ci siete dentro.

Ciao ciao

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Grazie mille per la pazienza. E' l'Europa che ce lo chiede