Home » Archivi per ottobre 2008

Ott
30

Intranet e la torta dei contenuti

I progetti intranet, in genere, pur nella diversità che caratterizza ogni organizzazione, tendono ad avere degli andamenti piuttosto tipici, sia nella metodologia che nel design tecnologico. Questi andamenti sono lo specchio fedele della visione, esplicita o implicita, che guida il progetto, ovvero gli scopi che la intranet dovrebbe assolvere, i cambiamenti che dovrebbe apportare, il tipo di strategia nella quale la intranet si inserisce.

Questo fatto è tanto più vero nel caso della gestione dei contenuti. Sui contenuti si gioca la vera partita delle strategie di governance e di controllo. Proprio per questo sono un punto sensibile e rivelatore

Direi che possiamo distinguere 3 strategie di gestione dei contenuti, caratterizzate dal diverso “peso” che i vari attori in gioco ricoprono nella generazione della “torta” dei contenuti e dei servizi.

Per “attori” in gioco intendo in questo caso, tre gruppi precisi di persone:

– la redazione,
– i “referenti”, ovvero figure interne all’organizzazione che vengono identificate come rappresentanti di un settore o di una parte della intranet,
– i  dipendenti.

1) Modello “corporate”
E’ il modello che si è più diffuso nella prima fase, un modello nel quale una mitica “redazione” si incarica di gestire la maggior parte dei contenuti e dei servizi, ai referenti viene assegnato un ruolo sussidiario, relativo solo ad alcune zone limitate della intranet, mentre i dipendenti hanno un ruolo marginale, per lo più relegato a spazi di community ludica e bacheche.

torta contenuti intranet modello corporate

Inutile dire che questo modello, spesso diffuso nelle grandi aziende, tende rapidamente a rivelarsi insufficiente, quando non fallimentare: intranet scarsamente aggiornata, scarsamente visitata, noiosa, poco partecipativa, con contenuti autocentrati e istituzionali, con scarsa presenza nella dimensione operativa.

Spesso molto costosa, rivela una qualche utilità solo nel caso di intranet molòto legate all’erogazione di specifici servizi online, che diventano quindi il contenuto fondamentale. In questo caso la intranet può svolgere un suo ruolo, anche se limitato a questi precisi servizi.

2) Modello “redazione diffusa”
E’ il modello che, non senza fatica, tende ad affermarsi al’interno di realtà più attente alla partecipazione diffusa e ai ritorni operativi e nelle quali esiste una progettazione partecipata e una maggiore attenzione ai contenuti e alla messa in comune capillare di informazioni e saperi per tutta l’organizzazione.

In questo contesto la parte del leone la fanno i vari “referenti” che, in genere, tendono a presidiare aree specifiche della intranet ma anche a favorire la partecipazione di gruppi di colleghi all’interno dei rispettivi spazi. Anche il ruolo dei dipendenti aumenta, poiché sono maggiormente sollecitati e hanno più occasione per generare contenuti, siano essi in aree inerattive, in aree di news o in spazi documentali e di collaboration.

torta contenuti intranet modello redazione diffusa

E’ il modello adottato, in genere, nelle Pubbliche Amministrazioni, per ragioni legate più che altro alle modalità organizzative tipiche di queste realtà, ma anche altre aziende private tendono a strutturarsi in questo modo.

Questo modello, se adottato in modo correto e coerente, comincia a produrre risultati interessanti: i contenuti si allargano, la partecipazione cresce, le persone cominciano a trovare nella intranet un luogo in cui si riconopscono, i servizi si arricchiscono, l’ambiente è vitale. In genere sono intranet profilate e personalizzate, nelle quali le persone accedono in modo differnziato ai vari settori.

Sono anche intranet nelle quali cominciano a  transitare alcuni processi operativi locali, gestiti magari da referenti oeprativi di linea. Nel complesso questo modello tende in media a produrre valore “emergente”, ovvero non pianificato. Anche se, ripeto, va perseguito in modo corretto, coerente, e con teconlogie flessibili che permettono l’adattametno ai vari contesti

3) Modello “social network”
L’ultimo modello di gestione dei contenuti è quello che va sotto il nome di “intranet 2.0” o “enterprise 2.0”. In questo caso la gran parte dei contenuti (e dei servizi) è generata direttamente dai dipendenti, mentre redazione e referenti giocano un ruolo marginale, cambiando in parte anche il loro ruolo.

E’ in realtà il modello più avanzato, oggi molto discusso e sul quale si concentra l’attenzione e le sperimentazioni in tutto il Mondo. Proprio perché ancora giovane, è un modello sul quale abbiamo, oggi, meno casi di studio e un minor numero di “pattern” consolidati.

In ogni caso, in questo modello la intranet diventa uno spazio vitale e aggiornato, nel quale ciascuno costruisce propri contenuti e fruisce di percorsi personalizzati e “mediati” dalla stessa community.

torta contenuti intranet modello social network

Anche se non possediamo una casistica esaustiva su questo modello, oggi tende ad essere utlizzato più che altro in contensti nei quali sia necessario gestire la conoscenza aziendale, strutturata e destrutturata, e sia necessario favorire processi di auto-apprendimento.

Va anche detto che in questo modello le persone sono veramente al centro, sia come generatori di valore sia come soggetti attivi e visibli in un contesto che valorizza i contenuti – e i soggetti – migliori.

Le tecnologie, in questo caso, diventano fortemente “dialogiche” (tutto l’ormai noto armamentario 2.0 che conosciamo) ma anche i ruoli cambiano, assegnando ai referenti e ai redattori dei ruoli di “animatori” e di “Knowledge manager”

torta contenuti intranet come cambiano i ruoli

La redazione diventa un elemento di coordinamento e facilitazione (gestire criticità, erogare nuovi servizi, animare lo spazio ecc) mentre i referenti, in questa nuova visione, cessano di avere un ruolo “formale” e diventano i “champions” che aiutano lo spazio a crescere dando l’esempio in prima persona e aiutando tutti i dipendenti a partecipare.

Questi tre modelli di governance dei contenuti rappresentano quindi, in un certo senso, delle “tappe” storiche, oltre che logiche, anche se in alcuni casi troviamo progetti che fondono nello stesso ambiente diversi sistemi di governance (spcialmente nelle realtà molto grandi).

Il lavoro che abbiamo davanti è impegnativo: far capire gli svantaggi del modello 1, aiutare a passare dal modello 1 al modello 2, far funzionare bene il modello 2, capire in quali casi usare il modello 3, predisporre le tecnologie in modo da supprotare al meglio i vari modelli.

Tanti auguri a tutti.

Ott
25

La social guerra

Ogni volta che capito sul blog di Gigi trovo cose che mi fanno sbellicare. Questa ve la devo proprio segnalare, anche se magari, non so, è già un “cult” in giro.

In ogni caso, come sapete, io non sono così radicale e non faccio di tutte le reti un fascio…Non mi sento particolarmente ossessionato dai social network, credo che alcuni funzionino bene e altri meno e credo che dobbiamo imparare a gestirli, come tutto il resto del resto. Mi piace reincontrare vecchi amici su Facebook e trovo insulse le richieste di amicizia tanto per fare. Ogni tanto mi rompo le palle e chiudo un account. Ogni tanto riscopro un account attivato e ne faccio esperienza per qualche mese. E’ una cosa nuova: staremo a vedere…

Ott
25

Usare i wiki per i report

Per quelli che ancora pensano ai wiki interni in termini di Wikipedia..

E già che ci siamo beccatevi anche l’articolo di S. Mader: “5 usi concreti dei wiki dentro l’organizzazione“.

Ciao

Ott
25

Radiografia del vendor

Interessante questo esperimento: qualcuno ha usato Wordle per analizzare la frequenza dei termini sui siti dei vendor di prodotto Enterprise 2.0. Questo è il risultato (via ITsinsider)

mappa parole dei vendor enterprise 2.0

Come vedete la parola chiave è “Puoi“. Inoltre spiccano parole come “social”, “informazione”, “Contenuto”, “Community”, “Ricerca”. Molto più in piccolo troviamo le parole riguardanti i tools e gli oggetti tecnologici (blog, wiki, tags, feed, ecc).

Credo che la cosa sia rivelatrice, ma vi confesso che non ho ancora messo bene a fuoco di che cosa…:-)

Ott
24

La community British Airways

In questo video, Allen Huish, l’intranet manager di British Airways, racconta l’esperienza dei forum interni per gli equipaggi della compagnia (17.00 persone).

Questo caso, oltre a vincere uno dei premi dell’intranet Innovation Award è finito anche nel report di Nilesen sulle migliori intranet del 2008 (per una volta Nielsen e Septwo si trovano d’accordo).

E’ un caso è davvero interessante se consideriamo che il forum è davvero utilizzatissimo e che gli equipaggi non hanno un PC, ma si collegano da postazioni pubbliche dentro gli aeroporti.

Allen ha da poco aperto anche un blog, che vale la pena tenere d’occhio.

Ott
24

Tra top-down e bottom-up

Come sempre, i temi che solleva Richard Dannison sono interessanti e pertinenti. Attualmente è alle prese con il compito di distinguere, nella sua intranet, i contenuti che arrivano Top-down (ovvero dall’azienda) da quelli bottom-up (generati dai dipendenti).

La sua proposta è di usare un diverso header con un’icona che contraddistingua il secondo tipo di conenuti.

icona ugc in intranet

E’ una buona idea, ma che dire degli spazi “misti”? Ad esempio, il blog di un dirigente è top-down o bottom-up? E una pagina con le informazioni sul contratto di lavoro che però presenta un forum per chiarire aspetti normativi, è top-down o bottom-up? Difficile dirlo su due piedi…

Ad ogni modo ecco il link al post di Richard.

Ott
20

Social Sabre

Guardate che bell’esempio di social network interno:

Screenshot intranet sabre

E’ il social network di Sabre, società con 10.000 impiegati in tutto il mondo. E’ fatta in Ruby on rails e serve principalmente a supportare le attività e a fare rete tra le persone sparso in tutto il mondo. Notate il sistema di ranking personale. Inoltre, nel profilo, sono presenti moltissimi campi riguardanti hobby e interessi.

In particolare il profilo contiene

– Dove sei nato?
– Dove lavori ora?
– Che cosa fai veramente per vivere? (questa non l’ho capita n.d.r.)
– Chi sono i tuoi contatti e riferimenti interni?
– Quali sono i tuoi skills, expertise e cose che fai per ruolo?
– Sport e giochi d’acqua favoriti
– Spert senza i quali non puoi vivere (gli americani sono proprio fissati con gi sport n.d.r.)
– Hobbyes
– Musica preferita
– Celebrità a cui assomigli
– Posti in cui hai lavorato
– Posti in cui vorresti andare

Vi traduco un pezzo dell’articolo, a mio parere molto significativo:

“Su Sabretown gli utenti possono inserire una domanda per tutta l’organizzazione, e il motore di inferenza o rilevanza manderà la domanda automaticamente alle 15 persone più rilevanti (basandosi su quello che hanno scritto nel profilo, sui post nel blog e sulle risposte che hanno dato precedentemente”.

una figata pazzesca! Peraltro questo motore sembra sia la vera “killer application” del sistema (e lo credo bene!). Il risultato è che il 60% delle domande trova risposta entro un’ora e ogni domanda riceve in media 9 risposte. Capito gente?

Il successo è stato tale che ora la piattaforma è diventato un software che viene commercializzato all’esterno (cubeless).

Ecco il Link all’articolo completo

Ott
20

La survey di Toby

Se gestite una intranet, appena avete un po’ di tempo vi consiglio di compilare la survey di Toby Ward sulle intranet 2.0. Avrete in omaggio i risultati della ricerca, e non mi sembra male…

Ott
20

Reiss Romoli chiude? Ma dai…

Io, come tanti, alla Reiss Romoli dell’Aquila ci ho passato tanto tempo. Io, alla Reiss Romoli dell’Aquila, come tanti, ci ho seguito un sacco di corsi. Io, come tanti, ho un sacco di ricordi legati a quel posto, che ho incontrato in diverse fasi della mia vita.

Mi ricordo di un corso sulla qualità totale all’inizio della mia “carriera”, di un altro sulla negoziazione, di un altro ancora sui processi di Outsourcing. E me li ricordo bene, perché erano dei bei corsi. Delle cose fatte a regola d’arte.

Io, alla Reiss Romoli, più avanti, ci ho organizzato anche tanti eventi, quando stavo ad Alcatraz: notti insonni e febbrili passate a  preparare materiale, lavorando come un matto su presentazioni e spazi web da aggiornare. Ecco alcune foto dell’epoca:

io alla Reiss Romoli dell'Aquila

io alla Reiss Romoli dell'Aquila

io alla Reiss Romoli dell'Aquila

io alla Reiss Romoli dell'Aquila

io alla Reiss Romoli dell'Aquila

Alla Reiss ho mosso i primi passi nella progettazione web, e chi era vicino a me allora sa bene quante ingenuità mi portavo dietro. Ingenuità che ho superato anche stando in quel posto.

Infine, io alla Reiss Romoli dell’Aquila ci sono finito ad insegnare, ormai fuori da Alcatraz, libero e bello (e invecchiato).

Perché parlo di questo? Perché, a causa di una delle tante tristi vicende aziendali-istituzionali che riguardano questo Paese (ma di cui non si parla), la scuola Reiss Romoli sta per chiudere. Le persone della scuola hanno creato un blog per parlare della vicenda.

Simbolo giorni che mancano alla chiusura reiss Romoli

Certo, non è l’Alitalia, o altri “big” che fanno notizia. E per questo ve lo segnalo. Anche perché è uno dei pochi pezzi del mio passato che mi dispiacerebbe perdere.

Ott
17

Chi cerca trova

Per chi fosse interessato, segnalo questa risorsa sui motori di ricerca in ambito enterprise. In realtà la versa sergnalazione è al PDF da scaricare (dopo essersi registrati), con tanti interventi autorevoli a riguardo. E Buona ricerca a tutti.

Ott
17

Richard Dennison e l’appartenenza

Avevo un capo che mi diceva spesso: se fossi una donna ti bacerei. SI, insomma, era spesso d’accordo con quello che dicevo. Anche io sono spesso d’accordo con quello che dice Richard Dennison, al punto che quasi mi preoccupo (ma di certo non lo bacerò mai).

Insomma, recentemente ha scritto delle cose su che cosa significa coltivare il senso di appartenenza all’interno delle organizzazioni sulla quali direi che sono più che d’accordo. Quoto un pezzo del suo post:

“The problem is, you can tell people they are part of a business community (based on skills, experience, projects etc.) and provide excellent tools to support them in their community activities, but unless they feel they belong in some way, they won’t participate.

[…]

the main thing for me, is to ensure that the people who create stuff, or contribute stuff, are linked to what they create and are properly recognised by their peers for their contributions. And, that every community member can see the entirety of both there own contributions and those of others.

Ott
14

Dimenticare (per un momento) Facebook

Partiamo dal fatto che Facebook ha avuto, negli ultimi mesi, un’esplosione in Italia come poche altre applicazioni sociali.
I motivi sono vari e sono stati più volte sottolineati: dalla localizzazione in lingua italiana, che da noi è ancora un fattore determinante, alla presenza di applicazioni che gli permettono di cannibalizzare altri servizi in rete. In fondo, come ha sottolineato anche Massimo Mantellini qualche giorno fa, Facebook è il social network più completo: ogni tipo di attività di relazione, dalla pubblicazione di foto alla messaggistica istantanea è supportata e l’applicazione si avvia allegramente verso l’autosufficienza, cannibalizzando sulla sua strada ogni tipo di servizio specializzato, da Flickr a Twitter.
Personalmente mi è capitato recentemente di parlare con persone che mi dicevano :“si, beh, come su facebook”: con una disinvoltura tale da farmi quasi dimenticare che le stesse persone, qualche mese prima, mi avevano detto, quando avevo consigliato loro di iscriversi, cose come: “Facebook, ma che è sta minchiata?” . Le persone hanno la memoria corta, ma questo è un altro discorso.
Ora, sempre più spesso mi capita (e sono sicuro che capiti anche ad altri) di sentire citare Facebook come un’applicazione da prendere ad esempio per la costruzione dei social network interni. Se è l’applicazione più completa e pervasiva, perché allora non trarre ispirazione proprio da  Facebook e dalle sue tante potenzialità per la costruzione dei social network interni?
In realtà il problema in questo tipo di ragionamento sta proprio nelle premesse che dovrebbero costituirne la forza: Facebook è un’applicazione che rischia di mandarci fuori strada proprio perché è eccessivamente caratterizzata. Insomma, è troppo completa, e in questa sua completezza non vi è alcuno spazio per pensare una progettazione che tenga conto delle reali esigenze di un’organizzazione.
Se prendessi la mia pagina su facebook e la guardassi in controluce chiedendomi: Quale di queste applicazioni potrei utilizzare dentro l’organizzazione x? La risposta sarebbe “ben poche”.

home page facebook

Davvero guardando questa pagina vi vengono suggestioni per applicazioni intranet?
Perché invece non provare a lasciare Facebook al suo destino – e ai suoi soddisfatti utilizzatori – e provare a impostare il discorso su altre basi, diametralmente opposte.
In poche parole non dobbiamo cercare l’applicazione più completa e che non lascia scampo ma, al contrario, trovare qual è lo “scheletro” che fa da minimo comune denominatore in *tutti* i social network e che, pertanto, può essere usato poi come matrice di riferimento per costruire il nostro (tanto per essere chiari, questo modello “a togliere” è esattamente quello usato da Ning, che non a caso si propone come meta-social network)
Questo scheletro è dato, a mio modo di vedere, da tre componenti:
– Identità
– Relazioni
– Contenuti
Ogni social network che si rispetti, da Facebook a Myspace a Flickr e via dicendo è caratterizzato da una sapente miscela di queste tre componenti, declinate di volta in volta in modo diverso. Se ci pensate, potreste prendere ogni spazio social e scomporlo in questi tre elementi, guardando poi come giocano l’uno con l’altro all’interno dell’ambiente.
Potete prendere, che so, Google gruppi, Yahoo answers, Linkedin, Flickr e Slideshare, Anobii e Myspace e vedere, di volta in volta, quali contenuti e task sono abilitati, quali tipi di relazione, e soprattutto in che modo viene gestita l’identità digitale delle persone.
Ora, tutto questo è il sale della progettazione dei social network interni, e se mi chiedeste quale delle tre componenti sia la più rilevante vi risponderei senza esitazione: la prima.
L’identità è infatti il cardine e la base di qualsiasi progettazione di social network interni. E lo è perché le persone devono potersi riconoscere in un ambiente che valorizza il loro sapere, la loro professionalità, il loro talento, le loro passioni. Le persone non sono dei numeri o delle matricole la sfida di qualunque social netework è quella di scavalcare questa gestione burocratico-gerarchica dell’identità.
Lo schema di massima per la creazione dei social network interni diventa quindi qualcosa di simile a questo (guardate che vi sto facendo un regalone):

diagramma di social network interno

Se osservate bene, ho inserito gli oggetti “tipici” di ciascuna componente, provando a inserire anche degli esempi pere le intersezioni. Ora, quando progettiamo un social network interno, tenendo presente questo scheletro, quello che ci domanderemo non sarà: “Come facciamo a fare come Facebook”, ma sarà:
  • Come gestiamo l’identità?
  • Quali campi nel profilo sono adatti alla mia realtà aziendale?
  • Come gestisco gli skill e li metto in relazione?
  • Quali sistemi di reputation metto in piedi?
  • Quali sono i contenuti-chiave attorno a cui ruotano le attività dell’organizzazione?
  • Che tipo di gestione dei forum dovrò prevedere?
  • Quali tipi di notifiche sono adatti alla mia realtà?
  • Che tipo di relazioni voglio che siano abilitate dal sistema?
  • Quali sono i task chiave che gli utenti devono fare per partecipare in modo produttivo?
  • Quali voncoli mettiamo alle bacheche per premiare la collaboraizone?
E via dicendo.
Sono domande serie, che nascono solo nel momento in cui abbandoniamo le concrete realizzazioni che vediamo in giro (e che mai si adatteranno alla nostra specifica realtà), e proviamo a guardare le cose in modo più astratto.
Solo dopo questa “risalita” saremo un grado di scendere con un prodotto che sarà il “nostro” prodotto, e non lo scimmiottamento dell’ennesima moda del momento.

Ott
14

Evengelizzare, coinvolgere, convincere

L’ultimo post di Emanuele è molto interessante e vi consiglio caldamente di leggerlo. Trovate alcune testimonianze in presa diretta sull’adozione di modeli di Enterprise 2.0 nelle organizzazioni.

Io, in particolare, sono molto affezionato alla testimonianza di Nicola Zago e della Lago. Ho sentito con piacere Nicola a Varese, a giugno 2008: dimostra in modo eloquente come spesso l’innovazione, in Italia, passi per piccole realtà molto efficienti e decisamente più avanti dei dinosauri che ben conosciamo.

Vorrei riportare per intero un passo dell’intervento di Nicola: lo trovo particolarmente illuminante rispetto al necessario processo di “evangelizzazione interno” che questi progetti si portano dietro.

“[…] l’ispirazione, la scintilla iniziale nasce volentieri dal basso, quando qualcuno porta in aziende delle idee nuove, contaminando i propri colleghi. Questo approccio da evangelizzatore è chiave per diffondere l’adozione ad altri dipartimenti e per coinvolgere ulteriori referenti che a loro volta faranno da virus verso tutti i dipendenti già predisposti alla partecipazione. Il goal numero uno è mostrare risultati concreti con progetti piccoli ed a basso costo (misurabili per esempio con il numero dei commenti, con le recensioni ricevuti dai media tradizionali, etc) permettendo di costruire quella fiducia necessaria a giustificare ulteriori passi..”

Ott
14

Il tutorial dell’intranet blogger

Quando mettiamo in piedi dei blog interni siamo alle prese con qualche problema in più; in particolare dobbiamo fare i conti con il fatto che alcuni candidati blogger sono poco pratici dello strumento. E’ quindi una buona norma creare una sorta di mini-guida editoriale che aiuti il collega/futuro blogger a partire con il piede giusto. Ecco quindi, per voi lettori, una bozza su cui potrete basarvi per costruire le vostre guide editoriali interne. E’ divisa in due parti:

– Per che cosa puoi usare il tuo blog interno?
– Il decalogo del bravo intranet-blogger

Ok, non sorridete: molti di questi consigli vi sembreranno, a voi navigatori esperti, delle autentiche banalità, ma dovete tenere conto del target a cui questi consigli sono rivolti. Ecco il tutorial: ognuno potrà copiarlo e adattarlo come meglio crede alla propria realtà, avendo però una base di partenza che lo aiuti nel lavoro. Buon copia e incolla a tutti!

A) Per che cosa puoi usare il tuo blog interno?
Un blog è un oggetto molto versatile e ti permette di realizzare facilmente molte attività legate alla comunicazione e all’aggiornamento dei tuoi colleghi. Ecco di seguito alcune possibili applicazioni interne, anche se la gamma di usi non è vincolante: tu stesso potrai trovare nuove possibilità di utilizzo nella tua pratica quotidiana.

1) Aggiornare i colleghi sui propri progetti
Un blog è uno strumento che vive nel tempo. Questo significa che ti permette con facilità di aggiornare i colleghi, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, dell’avanzamento di un progetto che stai seguendo, mettendo in luce le novità, i punti deboli, le sperimentazioni, i punti di svolta

2) Informare i colleghi su una materia specialistica
Se sei uno specialista di una materia, probabilmente hai una serie di informazioni tecniche e puoi accedere ad una serie di fonti specialistiche a cui i tuoi colleghi non accedono. Grazie al blog puoi condividere con i tuoi colleghi queste conoscenza, inserente, di volta in volta, approfondimenti o segnalazioni rispetto alla tua specifica materia. In questo fai crescere le competenze diffuse della tua comunità di riferimento. Risparmiando, spesso, mail e telefonate di colleghi che ti domandano qualcosa.

3) Chiedere feed-back
Il blog, grazie alla sua struttura “dialogica” ti permette di entrare direttametne in contatto con i tuoi lettori. In questo modo puoi con facilità chiedere feed-back rispetto ad un progetto, ad una attività o ad un’idea che stai seguendo. Grazie al blog puoi fare mini-brainstorming e raccogliere rapidamente idee e suggerimenti dai colleghi

4) Mettere in contatto centro e periferia
Grazie al blog hai uno strumento che permette a chi sta in Direzione Generale di dialogare direttamente con il territorio e viceversa, diminuendo i tempi di touble solvinge accorciando le distanze nel flusso di informazioni-chiave necessarie all’organizzazione

5) Pubblicare documentazione
Grazie al blog puoi pubblicare documentazione e commentarla all’interno dei post. La documentazione sarà sempre disponibile e rintracciabile. Eviterai così l’uso della mail e allargherai il bacino di fruitori potenziali della documentazione

6) Pubblicare segnalazioni
Tutti navighiamo in rete, trovando risorse interessanti per il nostro lavoro. Con il blog potrai segnalare dei link interessanti riguardanti la tua attività e quella dei tuoi colleghi.

7) Condividere verbali
Grazie al blog potrai condividere verbali e resoconti di incontri e riunioni, evitando l’uso della mail e aumentando il bacino di lettori.

B) Il decalogo del bravo intranet-blogger
Di seguito trovi elencate alcune regole “auree” dell’attività di blogger. Seguirle ti aiuterà ad usare la meglio questo strumento e a metterne a frutto al massimo le sue potenzialità.

1) Centra il tema
Ricorda che i blog migliori (e di maggior successo) sono quelli legati ad un tema specifico, ovvero che hanno uno scopo preciso e restano, più o meno, coerenti con esso nel corso della vita del blog. Ricorda anche che non è indispensabile arrivare a tutti i colleghi: ogni blog si rivolge a nicchie di lettori interessati. Questo sottoinsieme di colleghi è la community che il tema del tuo blog aggrega.

2) Scrivi post brevi
Non è necessario che i post siano lunghissimi (ad esempio 2-3 pagine word). Anzi, è meglio che siano sintetici e vadano al dunque subito. Le persone in rete non leggono volentieri, e hanno poco tempo. Meglio quindi concentrarsi sull’essenziale. Ricorda: non stai scrivendo un romanzo né un saggio scientifico. Stai solo aggiornando i tuoi colleghi su progetti e segnalazioni. Mantieni i tuoi post in una lunghezza accettabile (da 5 a 40 righe) e sarai sicuro di essere letto.

3) Scrivi con regolarità
In un blog non è importante scrivere articoli lunghi e complessi una volta ogni tanto, ma al contrario scrivere post magari più brevi ma con una certa regolarità. Il blog è un “diario di bordo” e come tale dovrebbe contenere aggiornamenti continui. Non è necessario scrivere 2 o 3 post al giorno, ma mantenere una certa regolarità nella pubblicazione. Se decidi di scrivere un post alla settimana va bene, basta che tu lo faccia sempre. Mantieni un ritmo, tieniti in contatto con i tuoi lettori. Se poi qualche volta avrai qualche aggiornamento in più – o in meno – non è un problema. Ricorda comunque che il blog è uno strumento dinamico.

4) Scrivi in modo informale
Il blog non è una testata giornalistica o un convegno di scienziati: è un diario di bordo nel quale l’autore stabilisce una sorta di conversazione con i suoi lettori. Ricordati di mantenere uno stile informale. Puoi anche affrontare argomenti seri, o serissimi: l’importante è farlo nella consapevolezza di essere in un ambiente web di tipo colloquiale. Evita toni eccessivamente formali o altisonanti; cerca di scrivere nel modo in cui parleresti a un collega alla macchinetta del caffé.

5) Leggi i commenti dei tuoi colleghi
Nei blog ogni post è commentabile. Questo significa che qualche collega potrà commentare o integrare le informazioni che dai. Ricordati quindi di controllare periodicamente se ci sono commenti ai tuoi post.

6) Rispondi ai commenti
Nei blog l’autore dei post sta conversando con una community di lettori/commentatori. Ricordati di rispondere, all’interno del blog, ai commenti più significativi dei tuoi lettori. Ovviamente, non è necessario che tu risponda a *tutti*  i commenti di *tutti* i lettori; è sufficiente che, a fronte degli spunti che ritieni più significativi, tu dia una risposta, o integri e precisi le informazioni. Ricorda: la conversazione con la tua comunità di lettori è parte integrate dell’attività di blogging. Se riesci a mantenere un ritmo nella lettura/risposta ai commenti il successo del tuo blog è assicurato.

7) Impara a tollerare gli “off topic”
Nel blog potrà capitare che qualche lettore vada fuori tema o, peggio, scriva cose sgradevoli o inappropriate. Se la quantità di questi interventi resta entro un limite ragionevole, questo fatto è normale e capita sempre. Impara a tollerare questo tipo di manifestazioni, evita di rispondere a queste persone e concentrati invece sui commenti e gli interventi dei lettori più propositivi. Con il tempo, anche i polemici più accaniti si stancheranno.

8) Scrivi post “ricchi”
In un blog non siamo limitati a pubblicare solo testi. È possibile, anzi, arricchire ogni post con foto, video, link esterni e interni significativi, documentazione. Ed è possibile farlo con facilità. La redazione potrà darti una mano nell’imparare le semplici operazioni necessarie. Ricorda: un post ricco di contenuti sarà letto più volentieri e fornirà un’informazione più completa ai tuoi lettori.

9) Scrivi titoli significativi
Ogni post che scrivi ha un titolo. Ricorda che i titoli sono la prima cose su cui si concentra il lettore del web e rappresentano la prima “porta d’accesso” alle informazioni che fornisci. Ricorda di creare titoli che siano significativi e descrivano in modo diretto e completo il contenuto del post.

10) Mettici la faccia
Il blog è un oggetto “d’autore”, ovvero legato ad una persona o ad un gruppo di persone specifiche. È importante che queste persone siano riconoscibili, perché il lettore del blog desidera entrare in conversazione con persone “vere” e non con sigle aziendali. Ricorda: l’autore del blog sei tu, non la tua funzione d’appartenenza. Non nasconderti, anzi: fatti vedere e firma i tuoi interventi con nome e cognome.

11 – “Golden rule”) Divertiti!
Tenere un blog può essere impegnativo, ma ricordati che può anche essere molto piacevole. Raccontare la propria attività, aggiornare i colleghi, dare informazioni importanti e tempestive, dialogare con i lettori può essere una cosa soddisfacente, efficace,  ma soprattutto divertente. Ricordati, quando blogghi, di considerare sempre anche questo lato della questione.

Ott
14

Tutti al Felt, il sabato sera

Ricomincia la mia attività di musicista dei miei stivali. Quest’anno bazzicherò la scuola del Felt, a San Lorenzo (Roma) che da locale jazz è diventato un vero e proprio centro didattico, coordinato dal vulcanico Angelo Schiavi. Si suona assieme, si impara, ci si diverte. It’s only jazz.

Qui cè una notizia completa, con la programmazione dei corsi. C’è anche lo spazio su My space, (ovviamente se avete lo stomaco per reggere la lettura delle pagne di Myspace..)

Ott
9

ROI? Meglio il ROC

Per capire che cos’è il ROC leggetevi queste slide. Niente di che, ma l’idea è simpatica..

Measuring Social Software

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Ott
8

Ripartire da loro

Ammettiamolo: la maggior parte delle volte che mettiamo in linea i nostri progetti interni ci facciamo il segno della croce e speriamo di averla imbroccata, magari rassicurati dalla certezza interiore che noi conosciamo i nostri utenti, che ragioniamo come loro, che siamo dei bravi professionisti e, in definitiva, che se le cose, in un modo o nell’altro, si sistemeranno.

Questo modo a dir poco avventuroso di trattare i progetti ha alle sue spalle ragioni profonde, le quali naturalmente non giustificano le pratiche impressionistiche che ne sono diretta – e tangibile – conseguenza, ma che aiutano a inquadrare il problema. Una di queste ragioni è ovviamente, la fretta realizzativa, che fa in genere da contraltare alla pigrizia analitica di cui soffre buona parte del management committente. Stabilire delle date “a caso” per poi costringervi il progetto a qualunque costo non è solo un segno di pessima gestione manageriale, che tende a scimmiottare il peggior marketing d’assalto,  ma anche, e soprattutto, della definitiva rinuncia a qualunque aspirazione a capire effettivamente “come funziona la macchina”. In questo lago di ignoranza, su cui galleggiano presuntuosi proclami e coloratissime slide, i bisogni degli utenti sono i primi ad affondare.

Un’altra ragione delle modalità impressionistiche con cui i progetti intranet vengono portati avanti è lo spirito “dirigista” che ancora predomina in gran parte di essi;  uno spirito che, mentre chiede – anzi impone – agli utenti di partecipare alla progettazione, si guarda bene dal coinvolgerli anche solo minimamente e si compiace invece di dare alle persone finalmente qualcosa  di “nuovo”, come se l’effetto sorpresa dovesse magicamente sopperire alla carenza di funzionalità che solo un coinvolgimento vero avrebbe potuto rivelare. A volte qualcuno ha l’idea brillante di andare a sentire qualche utente test, scegliendolo – naturalmente – tra quelli che confermeranno le sue idee. Confortati da tale “discesa agli inferi” i progettisti andranno serenamente verso il “lancio” ovvero il giorno fatidico.  E a quel punto non basteranno le tecniche di guerrilla marketing nei corridoi dell’azienda.

Una terza ragione di questo guazzabuglio progettuale risiede nella parcellizzazione dei saperi che tante organizzazioni coltivano al proprio interno e che produce fratture profonde e incomprensioni continue tra i vari attori delegati agli aspetti tecnologici, comunicativi, operativi. L’indifferenza verso lo specifico realizzativo (come deve essere fatta un’interfaccia, quale deve essere la corretta architettura informativa ecc) da parte di chi si occupa di comunicazione, e, dall’altra parte, lo snobismo di certe élite tecnologiche nei confronti degli utenti o dei reali processi operativi, produce nei fatti degli oggetti enigmatici e un’opacità di fondo regna su tutto il progetto; le persone del team, come in un film di Antonioni, parlano da sole con gli occhi nel vuoto, guardando un sito web che – probabilmente – funzionerà. Ma forse no. Una  situazione collosa, che solo gli utenti, una volta che il sito è lanciato, si incaricheranno di sciogliere, lanciando noi, e il nostro progetto, dalla finestra.

Che cosa fare? Francamente vi confesso che mi sono stufato di seguire progetti facendo a testa o croce sul successo e rassicurando il management che tutto va bene perché rispetteremo i tempi in un progetto di cui non si capiscono più i contorni, non si sa a chi serva e perché, in definitiva, sia stato fatto.

Che cosa fare? C’è un solo modo per fare pulizia e per dare un senso al nostro lavoro (ma anche a quello dei committenti, in definitiva): ripartire dagli utenti. In definitiva sono loro i destinatari dei progetti, sono le loro esigenze il cuore del nostro sviluppo, sono le loro modalità di agire le milestones delle nostre release.

Molto meglio fare un brainstorming in più, girare per gli uffici, fare focus group, creare personas, (sul tema della personas ecco un’altra risorsa interessante) e mettere in gioco tutto l’apparato metodologico di analisi oggi a disposizione. Meglio perdere una settimana, un mese, meglio fare questo che dannarsi come matti intorno a obiettivi che sono solo nostri e che nulla hanno a che fare con coloro che poi, nel bene o nel male ne decreteranno il successo. O, nella maggior parte dei casi, il fallimento.

Ott
8

Dubbi e certezze su Sharepoint

Mi fanno sempre sorridere le marchette aziendali che DataManager ci propone da anni. Questa si intitola nientemeno che: “SharePoint, il Web 2.0 diventa cultura aziendale“, e tesse le lodi di Sharepoint come ambiente adatto per l’enterprise 2.0. Ora io sono non ho alcun dubbio che il buon Gigi, citato nell’articolo, stia facendo un ottimo lavoro nella sua realtà (ne sono realmente sicuro) , ma da qui a considerare questo prodotto il nonplusultra per tagging, RSS, blog e Wiki ce-ne-pas-sa.

Ok, lo posso integrare con altra roba, ma allora che me ne faccio di una – costosa – suite? Insomma ho parecchi dubbi, a differenza del’entusiasta redattore di DataManager.

A scanso di equivoci dico subito che non sono un esperto: ho solo visto SP in azione e ho partecipato a qualche riunione di progetto. Anche nella verisone 2008 resta un buon documentale (specialmente se usi roba Microsoft in azienda) e un buon strumento per creare team site. Per il resto (dal CMS alle funzionalità 2.0) se avete un’esisgenza un po’ particolare (e *tutti* hano un’esisgenza particolare): “ehi tutto si può fare”. Basta avere tempo, soldi e server potenti. Auguri, se siete in tanti.

Ok, e adesso via con le critiche e i controesempi..

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Grazie mille per la pazienza. E' l'Europa che ce lo chiede