Home » Archivi per marzo 2009

Mar
30

La intranet content map

Cari lettori, ho deciso di condividere con voi una mappa globale dei contenuti tipici di una intranet di successo. E’ ovvio che parlare di contenuti “tipici” è un po’ un ossimoro, visto che ogni azienda è un caso a se.

Diciamo che questa è una mappa-standard per un’azienda-stadard con esigenze-standard, ovvero per qualcosa che non esiste nell’esperienza empirica (si tratta quindi di un prototipo).

Credo, al di là delle necessarie varianti e integrazioni, che possa comunque servire come base per la progettazione di massima.

Ho individuato (come faccio sempre) 10 tipi di contenuti:

– Notizie e informazioni
– Documenti
– Servizi
– Instant content
– Formazione
– Multimedia
– Spazi “vita & lavoro”
– Iniziative speciali
– Comunicazione e collaborazione
– Applicazioni 2.0

Che cosa ne pensate? Ho dimenticato qualcosa?

P.S. Quasi dimenticavo di darvi il PDF da scaricare (ricordate però la Creative Commons). Buon lavoro.

Mar
30

Usability resources

I simpatici amici australiani di Infodesign hanno ampliato le risorse a disposizione per chi vuole fare usabilità e user experience sul serio.

Andatevi a vedere il loro elenco di risorse: troverete risposte alle vistre più morbose curiosità sull’argomento. Card sorting, scenari, partecipatory design, test di usabilità: ogni attività ha un suo articolo che spiega con precisione di che si tratta e come fare per portarla avanti.

Un insieme di risorse che vi aiuteranno a partire con il piede giusto nella progettazione di intranet.

Mar
27

Intranet 2.0 per Toby Ward

Una slidecast di Toby, con qualche esempio alla fine

Mar
27

Cose che scateneranno un putiferio nel vostro forum interno

Piccolo vademecum di sopravvivenza per community manager dei forum in intranet

1) Trappole
Evitate di cadere (e fare cadere i vostri utenti) nelle classiche “trappole” ovvero di creare o rispondere a messaggi che creeranno solo malumori e fraintendimenti, specialmente quelli sui “massimi sistemi” che sarebbero assolutamente da evitare.

Esempi:

Affermazioni religiose: Dio esiste/non esiste, ne sono sicuro
Attacchi ad personam: Il collega Pincopallino è veramente un coglione
Affermazioni politiche: un grazie i nostri politici…
Generici attacchi alla gerachia aziendale: un grazie ai nostri dirigenti
Attachi ad personam a personaggi pubblici: questo perché Berlusconi/Veltroni/Bossi/ è un…
Campanilismo territoriale: Noi al nord/noi al sud si che lavoriamo, voi no
Affermazioni sugli stranieri: questo perché i marocchini/rumeni/svedesi/altoatesini sono dei….

Se uno solo di questi messaggi parte, anche senza che l’autore ne sia esattamente consapevole si scatenerà in breve tempo un putiferio. La redazione dovrebbe monitorare, prevenire, curare

2) Messaggi subdoli

Poi ci sono frasi e affermazioni più subdole, perché attaccano solo in modo indiretto qualcosa o qualcuno, e per questo doppiamente pericoloee, ad esempio

– Sono sicuro che da quelle parti lavorate, come no…;-)
Certo, lo troveremo nelle procedure, come no
– Noi siamo a contatto con i clienti tutti i giorni. Ma aspettiamo con ansia le vostre “preziosissime” indicazioni
– Sono sicuro che voi di Milano/Palermo sapreste farlo meglio
– Con il vostro stipendio potete permettervelo :-)

Queste sembrano innocenti, con tutto il loro apparato di facine, ama sono in realtà delle bombe a orologieria. Vanno gestite subito e con intelligenza.


3) Personalismi, campanilismi, chattismi vari


Tipo:

– ehiiiii, ciao a tutti da Catanzaro, c’è qualcuno di Siracusa?
– Miriam, tu sei forteeeeee
– Qualcuno sa come si scartano di fonzies. Ho fameeeee

In generale andrebbero evitati tutti i messaggi personali perché aumentano il “rumore di fondo”, tutti gli attacchi “ad personam”, tutti gli argomenti (troppo) fuori tema. E in generale tutto quello che può essere gestito con altri strumenti one-to-one.

E’ ovvio che questa non è censura, ma solo buon senso. Prevenire è sempre meglio che curare
:-)

Mar
27

Piccole grandi scoperte

Sto scoprendo un sacco di bei siti in giro per la rete, che si occupano tutti di Enterprise 2.0, partecipazione eccetera.

Questo è veramente interessante: “The content economy”, creato da due svedesi che lavorano come consulenti per IKEA. In uno dei loro ultimi post hanno elencato una lunga serie di report su Enterprise 2.0 (anche se sono per lo più a pagamento).

Interessante anche IT Strategy, di Raj Sheelvant, un altro blog dedicato a questi temi. Tra l’altro in uno degli utlimi post riporta quasi integralmente un articolo di McKinsey: “Six ways to make web 2.0 work”.

Infine, ecco un post di Toby Ward sull’impatto dei social network dentro le organizzazioni.

Ciao

Mar
25

Liveblogging (ritardato ma piccante) sull’osservatorio Enterprise 2.0 di Milano

Perdonate i tanti errori di battitura…

[10.10]
intervento di Mariano Corso

L’importanza dell’Enterprise content management come nuovo ramo di gestione del’enterprise 2.0

dimensione della collaborazione unificata: c’è molto da fare specialmente sul’intergrazione tra le diverse applicazioni. Benefici: tanti, specialmente in tempo di crisi.
– riduzione costi telefonici
– riduzione costi di trasferta ecc
– tempestività decisionale
– integrazione con fornitori
– Benefici strutturali, rispetto a nuove logiche organizzative, più snelle

Dimensione di architetture adattive unificate
– investimenti più consistenti, perché toccano nodi infrastrutturali importanti, ma i livelli di sperimentazione sono bassi

Benefici:
– diminuzione costi di cambiamento
– personalizzazione più spinta
– flessibilità ed empowerment (l’utente assume maggiormente il controllo)

Dimensione social network e community
Crescita forte, ma investimenti bassi
sperimentazioni limitate ad ambiti locali

Benefici:
– riduzione costi comunicazione/informazione
– riduzione costi per erogazione dei servizi
– Identificazione talenti nascosti o segregati
– Impatti strutturali importanti ma poco compresi, ad esempio la possibilità di creare substrati relazionali che abilitano nuovi processi cllaborativi trasversali

I direttori HR fanno molto i visionari e vanno ai convegni a farsi belli, ma poi in pratica non vengono introdotte policy, procedure nuove, nuove abitudini e non si è riflettuto a sufficienza sulle potenzialità.

La maggior parte delle persone HR stanno vivendo queste cose come un “giochino” collaterale e accessorio. I veri innovatori HR sono solo il 12%.

La parte marketing e commerciale è invece coinvolta di più ed è attiva nel promuovere iniziative, ma manca la consapevolezza dei cambiamenti che sono necessari per usare al meglio questi nuovi canali.

Fine dell’intervento di Mariano Corso: l’Enterprise 2.0 può essere visto come un cavallo di Troia del cambiamento nelle organizzazioni, perché grazie ai suoi benefici di breve termine diventa attrattvio, ma in realtà porta il germe del cambiamento dentro l’mpresa. I confini organizzativi, diventano più sfumati, in modo naturale, e poi trasferendo il controllo verso le persone faccio operazioni di delega molto forti verso il personale operativo, e qusto trasferisce potere e autonomia alle persone. Questo provoca cambiamento al di là delle intenzioni.

Il cambiamento avviene comunque: il problema è che i cambiamenti poi vanno goveranti e le aree devono cambiare il loro modo di lavorare, ad esempio HR deve cambiare i suoi sistemi di sviluppo o il MK e commerciale deve integrare le nuove competenze che emergono. L’altra strategia, che è quella “attendista” è poco attuabile, perché questi strumenti, in mano alle persone, portano un cambiamento inarrestabile comunque.

Quale è la strategia? Sfruttare la crisi per portare logiche nuove in azienda

[10.30] Mariano se la prende con i CEO che non hanno capito assolutamente niente dell’Enterprise 2.0. Sono degli ingenuoni e ignoranti.

[10.40] intervento di Stefano Mainetti
campione di 102 aziende, tanto per cominciare

Circa un terzo di aziende pianifica i cambiamenti in modo pluriennnare. Circa due terzi agisce in modo estemporaneo sia come piani di svilppo che come governance.

C’è un forte bisogno di razionalizzazione delle iniziative, dovute anche alle mode del momento e ai convegni (ma guarda un po’).

Cosa cambia nell’IT?

– le legacy non sono più centrali, e le applicazioni esterne entrano pesantemente dentro le organizzazioni. In mezzo c’è un sistema di delivery che è sempre più multicanale (ipod, tablet pc ecc)

– Le interfacce sono sempre più ricche e mashuppabili

– Esistono sempre più sistemi di retrival e ricerca per governare la grande massa di informazioni che si riversano nei sistemi

– Le piattaforme diventano sempre più flessibili

– I servizi applicativi diventano molto più eterogenei e diversificati (social network interni e tutti gli strumenti del web 2.0)

– I dati, formali e informali entrano in gioco e i dati destrutturati vengono integrati con i dati formali e strutturati.

– Nascono nuovi modelli di offerta (cloud computing, SaaS) che permettono di realizzare tutto questo in modo nuovo e non legato a specifiche piattaforme.

Ok, si entra nel tecnico di cose di server e applicazioni con le slide deliranti tipiche fatte di blocchi e di frecce.

L’indagine su un campione di 162 utenti/manager: Bisogni prioritari: appartenenza aperta, global mobility, ecc

Che cosa si usa? IM, calendari, social network sono di uso quotidiano. Meno utilizzati sono i blog, le web tv ecc.  Il focus si sposta insomma sui bisogni degli individui. Social ranking e rating sono indietrissimo.

I nuovi attori dei sistemi informativi 2.0:
– i colleghi
– i business partner
– i sistemi inforamtivi tradizionali

Ok, altra slide delirante modello astronave: il succo è che tutto è legato alla possibilià offerta all’utente di configurare e modificare il proprio spazio. Chi definisce le regole? Ovviamente il modello d’impresa, le linee, l’IT

[10.55]
tavola rotonda
Roberto Battaglia, Responsabile formazione San Paolo
Grandi divari tra parole e fatti. I problemi tipici sono quelli legati all’accentramento e non condivisione dell’informazione perché perdo potere (la solita solfa) e l’anarchia delle conversazioni bottom-up (anche questa la solita solfa).

Per fortuna, dice, stanno arrivando giovani che nel giro di qualche anno rimpiazzeranno i vecchi (seee, aspetta).

Dice una cosa importante: bisogna lavorare sottotraccia, per potersi accreditare dimostrando risultati. E’ difficile dimostrare l’utilità dei social netwokr, ma questa è l’unica via per pter attrarre investimenti significativi.

Nunzio Calì, IT manager di Fiat: mostra un video tutto super-tencnologico in inglese, wow!!!!
Sembra di essere in uno spot, ma quanto dura ‘sto cacchio di video?

Dice che lui è il portavoce del Marketing (a vabbè): dice che la nuova 500 è nata con il contributo di tutti i clienti attraverso il “portale” (accidenti, una vera primizia, come notizia). Molte features della 500 sono state inserite dopo, sulla base delle richieste del cliente.

Il Mk ha creato una divisione chiamata “Fiat 2.0” – MK inovation.
Hanno creato una piattaforma distribuita – interna  – per la collaboration tra le persone delMK sparse in tutte le sedi del mondo. Non si sa che cosa fa, non si sa quante persone coinvolge.

Il 2.0 interno si applica però anche alle manifatture: cita il “World class manifacturing” come iniziativa che valuta il miglioramento dei processi nei vari reparti, con tanti premi e cottillons. L’idea è la filosofia del KAIZEN, mutuata dai giapponesi. Una competizione, insomma, è va bene così. La piattaforma consente ampi scambi e discussioni bottom up

[11.44] Tipo della Barilla che parla dell’iniziativa “il mulino che vorrei”, una community di idee intorno al brand. Niente di realmente nuovo, in verità, anche se il tipo ci crede un casino. La cosa che evidenzia è che le idee inviate, guarda un po’, vengono lette. Ma porca miseria, siamo veramente al punto che queste sono inziative di rilievo di cui parlare? Mah, sospendiamo il giudizio.

Dice che è un sito in cui “si interagisce con la marca”. non vi sembra una cosa un po’ spaventosa?
Ad ogni modo dice che le idee entreranno nei vari processi organizzativi, che saranno riorganizzati. Insomma, c’è un impegno aziendale, e almeno questo ce lo portiamo a casa. E’ già tanto rispetto alle iniziative farlocche di casa nostra

[11.51] Erminio Seveso Presidente di AUSED
I CIO hanno una forte pressione sul budget nelle aziende. Insomma, il loro compito è fare risparmiare le aziende e dare efficienza. c’è stato nel tempo uno spostamento dai prodoti e piataforme ai processi (ho già capito che è una pompa di intervento).

Dal suo punto di vista l’E2.0 riguarda principalmente elementi “di confine” tra processi strutturati e destrutturati. Si riescono a vendere solo se promettono vantaggi tangibili alle aziende. Il CIO deve giocare un ruolo di innovatore di frontiera, spostando l’attenzione sull’ascolto.

Dice che queste cose ricordano le resistenze di una volta verso i PC, perché anche quelle erano cose che davano autonomia alle persone e trasformavano le organizzazioni. I CIO devono cavalcare queste cose, anche se senza alleanze nelle aree di business la quota di budget non sarà mai significativa.

Il tipo del SAN PAOLO dice: i social network devono entrare “nel flusso” operativo, non possono stare ai margini. Poi ci sono effetti collaterali interessanti, ma arrivano dopo, in modo imprevisto. Il “rumore di fondo” delle conversazioni informali e del cazzeggio in realtà sono parte integrante del processo di apprendimento, purché ci sia anche la “ciccia” del lavoro. devono esserci enrambi – IMPORTANTE

[14.00] alcune “perle” dal dibattito con i fornitori di tecnologia

Zamperini, di Value Team, chiede quante persone in sala sono conesse con lui in qualche social network. Pochissime mani alzate, e considerando che Zamperini è praticamente uno spammer di vecchia data in questi luoghi la cosa mi fa abbastanza ridere.

Quello di Cisco cita come un settore promettente quello delle videoconferenze e degli instant messaging. Evviva l’enterprise 2.0!!!

E per finire, quello di Microsoft denuncia come il problema sia la scarsa integrazione di questi sistemi tra di loro e dice che ovviamente, Microsoffete ha risolto il problema. Come no, vallo a raccontare a tuti quelli che si sono presi Sharepoint e ci hanno dovuto attaccare l’inversomile pur di farlo funzionare “a carci nei pormoni”.

Nell’intervallo Emanuele Quintarelli mi dà una notizia interessante: sia le slide che il report sono disponibli a pagamento. Per un’iniziativa ampiamente foraggaita dai – soliti – sponsor e coordinata da un’università che ha già i suoi introiti non è niente male. E bravi politecnici, è così che si fa innovazione.

Ok, comincia la sessione pomeridiana.

[fine per mancanza di batteria]

Mar
24

Per cosa usare i wiki interni? Ecco qualche idea

Sembra stia diventando un po’ un tormentone: per che cosa possiamo usare queste piattaforme di collaborazione? In realtà la domanda è un po’ forviante, a mio parere, perché queste tecnologie hanno potenzialità – e ambizioni – più vaste della semplice applicazione locale.

Quello che voglio dire è che un wiki è un oggetto talmente plastico che tende a sostituire, come nuovo paradigma (tanto per fare le persone colte…), e a sovrapporsi a interi processi operativi, riconfigurandoli. In realtà è la cosa più vicina che conosca ad una general pourpose technology (come l’energia elettrica, tanto per capirci), capace di accogliere istanze, attività, processi assai eterogenei.

Detto questo, vi segnalo l’utlimo post di Nicolò Tosi, dedicato proprio ad esaminare i possibili usi dei wiki in azienda.

Nicolò ne elanca 10

  • Sviluppo software
  • E-Learning
  • Project Management
  • Informazioni generali e Knowledge Management
  • Comunità di pratica o user group
  • Ad-hoc collaboration
  • Supporto tecnico
  • Marketing e Customer Relationship Management
  • Resource Management
  • Ricerca e Sviluppo

Ma come ho detto è veramente difficile creare una tassonomia, anche solo provvisoria: ogni elenco sarà sotituito dalla Nuova Cosa Nuova che qualcuno si inventerà.

Nel frattempo vi segnalo un nuovo articolo di StepTwo dedicato al caso della intranet di EUMETSAT, che ha fatto di recente ampio uso sia dei forum che dei wiki per la collaborazione tra i dipendenti. Il risultato sembra molto interessante:

Screenshot wiki EUMETSAT
Screenshot wiki EUMETSAT

Infine, grazie a Wekey e a Stewart Mader ecco due presentazioni di due wiki aziendali, rispettivamente di SAP e Seibert.

Mar
24

Innovazione, caos, ambiguità

Una lunga citazione che credo meriti di essere riportata:

[…] Pensate ad esempio a Deborah Alvarez-Rodriguez di Goodwill. Quando è entrata in azienda, il morale era basso, i ricavi ristagnavano e i benefits dei dipendenti venivano tagliati a destra e a manca. Nel momento in cui mise piede in Goodwill, Deborah iniziò ad attuare dei grandi cambiamenti. “Mi rendevo conto che dovevo creare un certo livelo di caos”, ci ha detto. Il consiglio di amministrazione, il gruppo dirigente e i dipendenti erano spaventati.

“Devi essere proprio così scardinante?” le chiese un membro del consiglio. “Si” rispose con convinzione Deborah. “La nostra era un’organizzazionre totalmente gerarchica”, ci ha spiegato. “Dovevamo coinvolgere i collaboratori e indurli a diventare collaborativi e creativi. I dirigenti devono capire che le grandi ideee vengono da coloro che sono più vicini all’operatività“.

Deborah ha costituito dei team interfunzionali di una dozzina di persone in rappresentanza di tutti i livelli dell’azienda. Il management aveva l’ultima parola sulle loro proposte, ma ha accettato il 95% dei suggerimenti avanzati da questi circoli.

Nel giro di pochi mesi, gli sforzi di Deborah hanno dato un ritorno significativo: il caos che aveva creato ha contribuito a decentralizzare l’organizzazione coinvolgendo nel contempo i dipendenti. E’ riuscita così ad aumentare si ai ricavi sia i profitti.

Questo tipo di leaderesip non è ideale in tutte le situazione. I catalizzatori sono destinati a “scuotere la barca”. Sono molto più bravi come agenti di cambiamenti che come guardiani della tradizione. Operano con successo nelle situazioni che richiedono un cambiamento radicale e il pensiero creativo.

Apportano innovazione ma tendono anche a creare un certo livello di caos e ambiguità. Metteteli in un ambiente struturato e rischiano di soffocare; ma lasciateli sognare e faranno gradi cose. […]

da: “Senza leader . Da internet ad Al Quaeda: il potere segreto delle organizzazioni a rete”. O. Brafman – R.A. Beckstrom, Etas, 2007

P.s.: la dedico a Marco e a tutti quelli che cercano ogni giorno di “scuotere la barca”.

Mar
24

Fatti il tuo wiki con Foswiki

I ragazzi di GNUvox ci fanno sapere che è uscita la versione 1.0.4 di Foswiki, un software open source per realizzare wiki dentro le organizzazioni.

Non ho mai provato Foswiki (realizzato in Perl), ma sembra una alternativa promettente ai tanti software proprietari che oggi stanno arrivando anche sul mercato italiano.

La grande quantità di plugin a disposizione sembra poter garantire un buon livello di customizzazione per le diverse esigenze.

Di seguito il video introduttivo.


Hear about Foswiki’s advantages and see the Rich Text Editor from Foswiki Community on Vimeo.

Mar
20

La miniera degli screenshot

Come sapete, una delle cose più difficili su intranet è riuscire a fare dei benchmark seri, poiché manca la possibilità estesa di accesso alle risorse, le quali se ne stanno per lo più al calduccio dietro rispettivi i firewall.

Questo crea una specie di asfissia di fondo che rende difficile elaborare buone pratiche, definire degli standard, confrontarsi sul design. Ognuno opera un po’ “alla” cieca, sperando di imbroccarla. Report e studi vengono in aiuto, ma restano una goccia nel mare di lavoro, idee, soluzioni, energie che quotidianamente vengono messe in campo nel Mondo.

E ciò che ci manca sono principalmente gli screenshot, ovvero l’oggetto “principe” che condensa ed evidenzia le varie fasi del lavoro svolto. Senza screenshot è veramente inutile parlare di progetti, pratiche, esperienze nel design di spazi intranet, dato che viene a mancare la percezione diretta, oserei dire il “sapore” degli oggetti tecnologici di cui stiamo parlando.

In questo ambienti come Flickr ci vengono in aiuto, perché offrono la possibilità di condividere esperienze e screenshot con un vasto numero di utenti. E basta una ricerca anche sommaria per trovare cose interessanti: la più interessante di tutte, che vi consiglio di visitare subito, è il gruppo “Intranet design”, che ha lo scopo proprio di condividere schermate intranet con gli altri (anche se è in parte infestato da spammer tutti italiani. Bravi idioti…).

Altri screenshot interessanti sono quelli di Toughtfarmer, che offre schermate di ambienti intranet realizzati con la loro piattaforma wiki enterprise (ad esempio questo screenshot è veramente notevole).

Ma ce ne sono altri, ad esempio qui, qui, e qui).

La ricerca è solo all’inizio: untievi :-)

Mar
17

Alcune segnalazioni

E’ una risorsa vecchia ma ve la segnalo lo stesso perché offre anche l’excel da scricare: Una guida completa alla creazione dell’inventario dei contenuti del vostro sito (o intranet).

Intranetfocus ha aggiornato (al 2007) il suo documento Introduzione alla intranet governance

Remindo ci promette un buon sistema di microblogging per intranet. Qualcuno lo vuole provare?

Ecco infine una bella lista di 40 prodotti open source da scaricare per creare social network

Ciao ciao

Mar
17

Risorse per smanettoni

Come al solito Cristiano mi passa sempre delle risorse interessanti. Quest’utlima, tratta dal noto Boxesandarows, affronta il tema delle interfacce e della User experience negli ambienti di collaborazione 2.0.

L’autore (Mattew C. Clarke) ammette che ad oggi non esistono indicazioni precise, e che il suo è solo un contributo ad un dibattito in corso, ma il tema è interessante (e controverso), perché dalla soluzione di questo dibattito dipenderà la costruzione di ambienti veramente performanti per la collaborazione online tra colleghi e gruppi di lavoro.

I suoi consigli finali sull’uso di metafore coerenti, sull’architettura aperta delle applicazioni, sull’uso massiccio di script dinamici e su una focalizzazione spinta sui meccanismi di recupero della “storia” della collaborazione possono essere presi come indicazioni-quadro per lo sviluppo delle prossime interfacce collaborative.

Ma la cosa interessante dell’articolo, che Mattew dà per scontata ma che scontata non è (almeno per me), sono i suoi riferimenti a risorse e directory online verso strumenti di colalboration e CMS vari.

CMS Matrix. Questa la conoscenvo anche io: la più completa directory di CMS, con possibilità di fltraggio sulle singole caratteristiche. Da studiare attentamente prima di comprare qualunque cosa, MOSS in primis.

La directory di Capterra, che elenca quasi 200 applicazioni per la collaboration, sia web based che da scaricare. E c’è veramente dei tutto: action planning, brainstorming, cooperative Writing, document Management, calendari, task Management…

Beh, buon lavoro a tutti!

p.s. già che ci siamo, qualcuno ha provato Kentico?

Mar
15

Stai fresco con Alfresco

Uno dei migliori sistemi documentali open source. Con (più di) un occhio ai processi di collaboration formali e informali. Ecco una bella presentazione:

Mar
10

Piccoli disservizi su tutta la linea

Abbiate pazienza, ma sto effettuando il lungo, travagliato, sofferto, sospirato, controverso, utopico passaggio del mio blog su piattaforma WordPress, con annessa unificazione di blog e sito in un unico ambiente bello ricco di contenuti nuovi. Praticametne una traversata nel deserto.

Questo provocherà una serie di disservizi, quali la testata che non appare, oltre che tremori, sudorazione e abbassamento dell’emoglobina dei visitatori. Inoltre Splinder deve essersi accorto di qualcosa perché da qualche giorno non mi rivolge più la parola.

Stay tuned e pedonate questo povero blogger sempre più frastornato.

Mar
3

La scommessa del directory

Uno degli ultimi post di Jane McConnell riguarda un tema che mi sta molto a cuore, ovvero l’evoluzione del directory aziendale verso gli used generated content.

schema di Jane McConnel sul directory aziendale

Credo anche io che su questo tema si giochi una scommessa fondamentale: flessibilità, possibilità di modifica e di generazione dei contenuti sul directory rappresentano la vera sfida organizzativa per stemperare la visione gerarchico-organizzativa dei ruoli e delle competenze.

Tra l’altro Jane tiene un gruppo su linkedin dedicato agli intranet managers e al quale vi consiglio di aderire.

Ciao

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Grazie mille per la pazienza. E' l'Europa che ce lo chiede