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Lug
28

E’ arrivata l’ora anche per me

Di andare in ferie. Ci risentiamo ad inizio settembre (forse). Per la cronaca, nella prima pare delle ferie vado qui (ci vado con la mia compagna e mia sorella mia ha detto che è come andare all’Oktoberfest portandosi la birra. Ma io sono sereno, davvero).

Poi invece vado qui. Ciao a tutti.

Lug
28

Non tutti i contenuti sono uguali

Una decina di giorni fa Mark Morrell (l’intranet manager di BT, che è un’azienda di  110.000 persone), ha pubblicato un post molto interessante, a mio parere più acuto e profondo di quanto l’autore stesso possa aver immaginato (non lo dico per offendere Mark, ovviamente, ma per provare ancora una volta che il testo ha sempre una sua autonomia rispetto all’autore, in accordo con il buon Paul Ricoeur).

E insomma, il post prova a classificare il tipo di contenuti che possono trovarsi su di una intranet “evoluta”, vedendoli dal punto di  vista sia del loro “statuto” che dei loro modi di produzione. Mark riferisce in specifico questa classificazione alla situazione interna a BT, ma credo che il modello abbia una sua universalità di fondo e si presti in modo molto plastico ad una serie di ragionamenti collaterali a mio modo di vedere assai interessanti (per inciso, credo che questa versatilità immaginativa sia il segno, in genere, delle classificazioni ben riuscite).

Mark divide i contenuti in:

Ufficiali, ovvero prodotti da una redazione, o anche da referenti di una ipotetica redazione allargata

Di team, ovvero prodotti all’interno di gruppi di lavoro più o meno chiusi e in ogni caso con un perimetro di visibilità ben definito e con scopi legati alla produzione “dentro il flusso dell’operatività”

Crowd, ovvero prodotto all’interno della più ampia comunità aziendale, all’interno di spazi e piattaforme di condivisione pubbliche, quali ad esempio un forum tecnico, una bacheca, uno spazio di social networking

Personali, ovvero prodotti da singole persone dell’azienda, ad esempio tramite un blog personale.

Ho provato a elencare questo tipo di contenuti nello schema seguente:

Schema tipi di contenuti intranet

Come vedete la classificazione consente di ospitare agevolmente buona parte dei tipici contenuti e progetti intranet. Il suo pregio, inoltre, risiede nel non confinare uno strumento ad un solo tipo di classificaizone: un wiki può essere di tema o crowd a seconda degli scopi e del “patto” che lo strumento riassume nell’organizzazione.

In questo contesto ci si può anche divertire a tracciare diversi scenari per le diverse proporzioni che tali insieme di contenuti possono avere in una intranet

Ad esempio, una intranet totalmente dominata dai contenuti ufficiali (queste sono le intranet per le quali che in genere viene chiesto oggi il mio intervento):

Intranet dominata dai contenuti ufficiali

Ecco ora una intranet con primi segni di apertura verso altri tipi di contenuti , anche se ancora timidamente. In questo caso ho ipotizzato che i contenuti di team si affaccino per primi, perché sono i maggiormente controllabili e quelli meglio vendibili internamente per giustificare la spesa

contenuti2b

Ed ecco invece una intranet nella quale i contenuti di team la fanno da padroni, con un’apertura verso contenuti crowd e contenuti personali. Queste sono le intranet costruite maggiormente attorno ad alcuni processi operativi che vengono supportati con spazi online (per inciso: in questi si usa spesso MOSS).

contenuti3

Ecco infine una intranet dominata da contenuti crowd, ad esempio in progetti di Knowledge management o applicazioni di social networking estese ecc.

Schema intranet dominata da contenuti crowd

Naturalmente, come tutte le classificazioni, anche questa presenta delle strane intersezioni empiriche un po’ paradossali, ma la cui paradossalità, paradossalmente, aiuta a capire meglio la natura degli oggetti che abbiamo a disposizione.

Qualche esempio:

– Il blog dell’Amministratore Delegato è personale o ufficiale?

– Se un team di lavoro si allarga in modo consistente ad altri partecipanti legati professionalmente, lo spazio è ancora di team o diventa crowd?

– Se nel social network interni sono presenti informazioni aziendali prese dai sistemi ufficiali, il sistema è crowd o ufficiale?

Insomma, le strane sovrapposizioni possibili sono molte, ma questo – ripeto – non è necessariamente un difetto.

Concludo con una domanda: riuscite a disegnare la intranet della vostra azienda sulla base di questa classificazione?

Lug
27

La coda lunga dell’attività in intranet

Il post che vi segnalo in realtà parla dell’eterna lotta tra IT e comunicazione nella gestione delle intranet, ma nel parlare di questo mette in evidenza un pattern tipico delle intranet (pattern di cui ho già parlato a suo tempo, riferendolo alla comunicazione interna in generale, e declinandolo poi anche sul tema delle community).

Il tema è quello della distribuzione delle informazioni in intranet e anche secondo J. Boye il “grosso” dell’attività avviene nella coda lunga.

Long Tail intranets

Se guardiamo infatti agli accessi e alle pagine viste delle intranet, vediamo che in media vi sono alcune pagine visitatissime e una coda lunga di servizi e informazioni che in realtà copre la maggior parte degli accessi (questo peraltro l’ho verificato personalmente sul campo, tanto che all’epoca ero piuttosto insoddisfatto dei miei sistemi di analisi, che non andavano oltre i 500 risultati).

Ora, questa dinamica ha ovviamente delle importanti implicazioni per gli intranet manager. Proviamo a elencare rapidamente quali:

Non ci interessa dare pochi a molti, ma dare tanto a pochi. Non pochi servizi per tutti, ma moltissimi servizi e informazioni per un numero indefinito di nicchie di colleghi.

Il lavoro di publishing è condiviso. Se vogliamo presidiare la coda lunga dovremo attrezzarci affinché il perimetro di chi pubblica si allarghi, perché nessun team redazionale sarà in grado di coprire tutte le aree potenziali delle informazioni che servono alla coda lunga dei colleghi.

Disponetevi a perdere in parte il controllo. In un costento in cui ciò che ci intereessa è presidiare la coda lunga delle informazioni (e dei servizi) dobbiamo mettere in conto di utliuzzare la intranet come vero e proprio SaaS, nel quale mettere a disposizione una piattaforma che verrà poi utilizzata in modi solo in parte prevedibili.

Ci sono altre implicazioni a cui non ho pensato?

Lug
26

Segnalazioni su collaborazione, conoscenza e altre amenità

Ecco un po’ di segnalazioni in ordine sparso di articoli, post e interventi su diversi aspetti collegati al tema delle intranet e della collaborazione (ne ho tantissime, questa è solo una prima parte)

L’enterprise 2.0 va bene solo per i wkowledge worker? Un bell’articolo che spiega come diversi tipi di strumento e diversi tipi di iniziative possano, a diverso titolo, riguardare tutta l’organizzazione e non solo le èlite interne.

spectrum of social software participation

Otto buone ragioni di business per adottare una intranet. Un bell’articolo e un bello schema riassuntivo

CIBA intranet model

Esiste qualcosa come “il miglior CMS per il mio settore merceologico”?. Un bell’articolo di Tony Byrne prova a spiegare perché questa è una domanda fuori luogo. Le specifiche di un CMS hanno un rapporto solo marginale con il tipo di attività e di prodotti dell’azienda, e ne hanno uno molto più stretto con i processi interni della specifica organizzazione.

44 guiedline per la vostra intranet. Senza pretese, un articoletto con un po’ di punti chiave da tenere a mente.

– I punti di contatto tra Enterprise 2.0 e Enterprise content Management. Oscar Berg prova ad affrontare una questione che emerge sempre più potentemente all’interno del discorso teorico sull’adozione di questi strumenti

– Quando usare i PDF e quando i form in una intranet. Un bell’articolo che spiega come impostare un uso sostenibile dei (tanti) PDF che affollano le nostre intranet.

– Enterprise 2.0 come volano. La metafora del volano applicata ai progetti enterprise 2.0. E’ citato anche il caso della Toyota (ma è di qualche anno fa) con tanto di PDF.

– Quando l’1.5 è meglio del 2.0. Un post che prova a problematizzare la tematica dei contenuti generati dagli utenti. A volte una forma di supervisione e di controllo è assolutamente necessaria. E questo è un tema davvero pertinente per tutti i progetti interni.

Buona lettura.

:-)

Lug
26

I social network interni secondo Ross Dawson

Continua la pubblicazione a puntate del libro di Ross Dawson dedicato all’enterprise 2.0. Da qualche giorno è disponibile un assaggio del capitolo 11, dedicato ai social network dentro le organizzazioni. Come sempre gli schemi di Ross sono molto belli e chiari:

Intranet_social_network_schema

Il testo è pubblicato su Scribd

IE2 Sample Chapter 11

_______________

Purtroppo il volume intero costa 195 dollari ma sono molto tentato di acquistarlo (e in ogni caso se lo fate voi, o lo fate fare alle vostre aziende,  mi raccomando fatemelo sapere, mi raccomando…:-)

Lug
26

La torre e la nuvola

Finalmente ho letto la traduzione di Robin Good di un articolo di Mark Pesce sull’emergere dei sistemi organizzativi a nuvola (Wikipedia, tanto per fare il solito esempio) e il loro rapporto con i sistemi gerarchici classici.

Quoto Cito dalla traduzione dell’articolo:

******************************************************

[…]
In altre parole, cinque persone devono prendere l’iniziativa, guidando tutti gli altri nella nuvola con la loro dedizione, con il loro altruismo e la loro apertura. Questo numero vale probabilmente per nuvole di qualunque tipo – trova cinque persone davvero impegnate e vedrai la nuvola trasformarsi in una tempesta.

Alla fine della trasformazione non ci sarà più nessuna gerarchia. Ci saranno, invece, cerchi concentrici di individui impegnati. Nel cerchio centrale, quelle cinque o più persone impegnate; nel cerchio successivo ci sono più persone che lavorano con i primi cinque secondo la loro disponibilità di tempo e opportunità; e così via, verso l’esterno, a livelli decrescenti di impegno, fino ad arrivare a coloro che semplicemente contribuiscono aggiungendo una parola o una correzione grammaticale, senza che abbiano un vero collegamento con i cinque del cerchio centrale, se non per quanto riguarda la comunanza degli obiettivi.

****************************************

Ora, naturalmente, il problema in azienda sarà di trovare e mettere in gioco queslle 5 persone. E di fare in modo che i cerchi concentrici diventino davvero ampi.

Lug
26

E’ partita la survey di Jane. Volete partecipare?

Cari lettori, vi segnalo che è attiva da qualche tempo, e fino al 31 agosto, la  Global intranet strategies survey, un indagine a tappeto sullo stato dell’arte delle intranet mondiali.

L’animatrice è la cara Jane McConnell, una delle più attive ed esperte consulenti intranet al mondo (e che tra l’altro mi ha citato recentemente in un suo post, a valle della mia esplicita richiesta di essere inserito tra i siti specializzati, ma guarda un po’ che vanitoso che sono).

La survey è una delle poche occasioni che esistono a livello globale per confrontare i trend, le iniziative e le strategie attualmente in campo sulle intranet credo valga davvero la pena partecipare.

Non è una gara, non si vince niente (a parte la possibilità di ricevere gratuitamente il report di sintesi e questo è già qualcosa), ma si ha la possibilità di contribuire a definire il “grande disegno”.

Consiglio tutti i gestori di intranet in Italia di partecipare e fare sentire la loro voce. E’ una delle poche occasioni che abbiamo per confrontarci al di fuori nel nostro orticello e credo non vada sprecata.

Buona survey a tutti!

Lug
25

Una rappresentazione del meta-ambiente

Cito questo articolo di Patrick Vettelapesca (il tipo non mi è molto simpatico a dire il vero, e oggi lavora come architetto dell’informazione in BBC), perché prova a fornire una rappresentazione della complessità dei sistemi, dei silos e del tipo di saperi e informazioni con cui le intranet di trovano a dover fare i conti:

La sua idea di “lean intranet” è quella di una sistema capace di dialogare, alla lunga, con tutti  questi sottosistemi

Il pregio dell’articolo non è tanto quello di dirci come dovrebbe fare la intranet a realizzare questo obiettivo, quanto quello di aver provato a buttare giù una lista di quali siano questi sottosistemi, ovvero:

  • Email
  • Transazioni
  • siti internet
  • Applicazioni gestionali
  • Sistemi ERP
  • Applicazioni collaborative)
  • Progetti di comunicazione interna
  • Informazioni esterne
  • Sistemi basati su carta
  • Applicazioni e sistemi informali
  • Conoscenza tacita

Ovviamente sono sempre possibili vari livelli di integrazione: unire le basi dati delle varie applicazioni non è la stessa cosa di unificare l’interfaccia e la navigazione principale, che a sua volta è cosa diversa dal mettere semplicemente dei link a disposizione sulla intranet.

Diciamo che è un percorso, che andrà valutato progressivamente importando di volta in volta i “pezzi” più strategici. Per proseguire nel tempo con il resto.

Lug
25

Unire globale e locale in un framework comune

Un bell’articolo di Bertrand Duperrin esamina il rapporto controverso che abitualmente in instaura tra Dipartimento IT e dipartimento HR nella costruzione di progetti 2.0 interni. La sua idea è anche la mia: senza collaborazione fattiva tra i due non si va da nessuna parte.

La sua idea è di riuscire a creare un team di esperti interfunzionale che possa fare da driver di progetti locali su un framework globale interno. Creare questo team che lavora “in tandem” è dunque una parte integrante della strategia preliminare d’approccio. I passi successivi sono quelli di realizzare progetti pilota di dimensioni ridotte che possano fare da volano al resto dell’organizzazione.

Cito la parte finale del post:

One of the best practices I identified is to create an internal “enterprise 2.0″ expertise team which provides local projects with a global framework (tools, methodology, follow-up, consulting….) which meets both the corporate need for rationality, governance and security and the local management need for flexibility, autonomy, quickness. My experience tells me this kind of model, that works quite well, is in most cases driven by IT departments that hire a few “human things” professionals. Is it irrelevant to think that such a team could be built by an HR team or, even better, co-built by both HR and IT teams ?

Lug
12

Nuova casa per il mio blog presentazioni efficaci

Cari amici, questo è un post di servizio per segnalarvi che il mio blog sulle presentazioni efficaci, ovvero il lato oscuro di intranetmanagement, ha finalmente cambiato casa e, grazie a una fuga rocambolesca, ha abbandonato l’allegra combricola di sbandati campeggiatori del web di Splinder per approdare al più comodo salotto di Worpress.

Il blog si intitola ancora, ostinatamente, “presentazioni  efficaci” e continua a raccontare, con imperterrita verve compulsiva, delle mie scorribande nel mondo delle presentazioni, del public speaking, delle slide e di tutto quello che ruota attorno al surreale mondo di Powerpoint.

Come dico sempre nei miei corsi non sono solo in questa battaglia: negli Stati Uniti ci sono schiere di “guru” delle presentazioni, (e mi rendo conto che questa sia una cosa piuttosto sorprendente per il nostro Paese); guru come Garr, Olivia, Cliff, Nancy, Andrew, Tony, Eric, Brent, Bert e molti altri.

Guru ai quali il sottoscritto non prova neanche ad accostarsi, beninteso. Tuttavia, come ho detto sul mio blog, volevo cominciare a trattarmi bene, e la fuga da Splinder era davvero il primo passo.

Per chi volesse continuare a seguire le attività del blog e del suo autore, consiglio di cambiare i propri feed con quelli nuovi.

Grazie a tutti della pazienza.

Il vostro Sldierman.

sliderman logo

Lug
9

La vera sfida dei wiki è entrare nel flusso

Un bell’articolo pubblicato sul blog di Stewart Mader fa il punto sulle dinamiche organizzative tipiche dei wiki interni, e si focalizza su una questione – a dire il vero – assai dibattuta tra gli smanettoni che si occupano di ‘sta roba, ovvero la distinzione tra “fuori-dal flusso” e “dentro-il-flusso”.

L’articolo si intitola significativamente “In-the-Flow & Above-the-Flow: Two Types of Wikis at Work” ed è stato scritto da un vicepresident si Socialtext, un big vendor del settore.

Di che si tratta? E’ presto detto: il senso dell’articolo è che se consideriamo i wiki unicamente come oggetti che si pongono al di fuori dei normali flussi di lavoro (ad esempio come enciclopedie, indici, repository o altri spazi di publishing  destinati a una conoscenza incrementale sganciata dall’operatività) la dinamica di questi oggetti sociali rischia di assestarsi su una bassa percentuale di partecipanti molto motivati, lasciando da parte tutti gli altri.

Cito dall’articolo:

Above-the-flow wikis are used lightly (when at all) by large groups of people. Many are encouraged to participate, but participating is rarely an urgent or critical-path activity. Lurking is extremely common, and the bulk of content comes from <5% of users who are either personally invested in the success of the project or just love to publish. Wikipedia works because of the law of large numbers: A small percentage of a huge number is still a large number.

Diverso è il caso dei wiki usanti dentro i flussi di lavoro: qui troviamo piccoli tema di persone che invece di usare la mail o cartelle di rete condivise utilizza uno strumento di colalboration per portare avanti le normali attività. Senza troppi clamori.

La differenza è sostanziale, e può essere rappresentata – classicamente – in questo modo

due tipi di wiki

Nel primo caso abbiamo wiki con grande partecipazione di – tutto sommato – poche persone, mentre nel secondo caso avremo tanti wiki a cui partecipano poche persone ciascuno (i membri di un team interfunzionale, di un dipartimento eccetera) e che nel complesso coprono però gran parte dell’azienda.

Questa è la vera sfida, ed è naturalmente molto più complicata della creazione di un’enciclopedia interna, perché

  • richiede la partecipazione di tutti, a diverso titolo
  • cambia il modo di lavorare di tutti, a diverso titolo
  • inaugura dinamiche solo parzialmente prevedibili

E’ una differenza sostanziale,  e voglio aggiungere una cosa: le grandi rivoluzioni avvengono quanto tante persone, in modo più o meno coordinato passano individualmente ad utilizzare nuove tecnologie spesso per scopi eterogenei ed individuali (pensate alle mail) e credo che potremo dire di avere fatto un reale passo in avanti davvero solido solo quando saremo riusciti a catturare la coda lunga dei processi operativi all’interno delle nuove dinamiche collaborative.

Lug
7

Babbo Natale e l’Enterprise 2.0

Bertrand Duperrin ha scritto un bel post provocatorio sul crepuscolo dell’enterprise 2.0. e l’emergere della socializzazione dei processi. Il senso è che tutte le discussioni tra specialisti che facciamo a riguardo sono e resteranno, per le aziende, dei discorsi vaghi e accademici finché questi sistemi non dimostreranno il loro valore. Ed è su questo che bisogna puntare. Il resto sono pippe.

Cito dal post:

Many people complain about companies who don’t understand enterprise 2.0, say that managers should by dictionnaries, that we may have to wait for an entire generation do retire (or die) to get to something. I don’t subscribe to this point of view. More, I think it traduces a total lack of humility : it’s enterprise 2.0 that has to learn to speak the enterprise language, because even if we change the way things are done, there are structuring realities that are unchanging.

[…]

Of course, some may prefer the “believe in Santa Claus” attitude. Complain about being misunderstood. Repeat endlessly that ROI is not the point. Wonder if Sharepoint is an enterprise 2.0 platform or not. Say we have to believe. Tearing one’s hair out because nobody understands it’s about people and not about technology. Wonder what a community is. Wonder about what email is worth. Say it’s not a revolution but an evolution (or the contrary). Make it a religious case and burn heretics. But, in this case, we may go round in circles for many years without making any kind of progress.
Successful companies didn’t lose their time on this kind of questions. They wanted to create value and tackled the way value is actually created. They took into account the fact they had to adress people’s daily tasks and concerns, make sense regarding to collective and individual issues, position their 2.0 project on a strategic point so that they couldn’t afford failure. In short : they took enterprise 2.0 out of its traditional sanitized zone an applied it to what determines and structures the company’s activity.

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Vi segnalo anche un’altra risorsa critica (questa volta in generale), che parla della noiosità dell’eneterprise 2.0. e mi sembra uno dei pochi articoli intelligenti scritti sul tema.

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Grazie mille per la pazienza. E' l'Europa che ce lo chiede