Home » Archivi per settembre 2011

Set
30

Il sottile brivido della news commentabile

Molte organizzazioni alle prese con l’idea di introdurre nelle loro intranet elementi di interazione, strumenti di collaborazione o iniziative di coinvolgimento potrebbero fare un piccolo passo in questa direzione con un semplice accorgimento: permettere i commenti alle news.

Ne abbiamo parlato spesso e un recente post di James Robertson ci ricorda i vantaggi delle news commentabili. Considerate che le news sono un oggetto onnipresente nelle intranet, e l’introduzione dei commenti da parte dei dpendenti rappresenta uno dei tanti “ponti” che permettono un passaggio graduale da un approccio top-down a uno bottom-up.

Secondo il giudizio di Nina Sonne Nikolaisen, di Cowi (un’azienda che ha implementato la funzionalità) i commenti si ripartiscono in genere tra:

  • lamenti
  • approfondimenti correlati
  • domande professionali
  • annunci

 

 

 

Robertson elenca alcuni accorgimenti per un’adozione migliore della funzionalità:

 

  • Evitare l’anonimato
  • Facilità di utilizzo
  • Visibilità in homepage
  • Policy chiare
  • integrazione dei commenti con il profilo
  • adozione incoraggiata dall’alto.

Lo so, per molte aziende, anche questa semplice iniziativa può provocare qualche brivido; tuttavia i vantaggi reali superano in genere di gran lunga i rischi possibili e sappiamo tutti bene quanti danni e quanta immobilità procuri basare le decisioni sulle proprie paure invece che sui propri sogni.

In realtà credo sia davvero un piccolo passo, che potremmo provare a fare tutti.

Set
28

Rischi e vantaggi di Sharepoint 2010: un white paper

Mark Morrell, attivo intranet manager di BT, ha scritto un white paper di 12 pagine basato sulla sua esperienza con Sharepoint 2010. Non l’ho ancora letto, ma intanto ve lo segnalo. Buona lettura.

Set
21

Rompere i silos è davvero sempre una buona idea?

Mi piacciono gli articoli fuori dal coro, nel mio settore e in generale su qualsiasi materia di discussione, perché se sono intelligenti fanno fare a tutti un passo in avanti. E una delle materie meno messe in discussione a livello organizzativo è quella dei silos funzionali (notoriamente “da rompere”). In generale la cosa suona bene, ma restano dei dubbi che Sam Marshall si è occupato di portare allo scoperto.

Che cosa guadagnamo, dal punto di vista organizzativo, con la presenza dei silos? Sam elenca 5 cose:

  • Collaborazione
  • Appartenenza
  • Filtro
  • Fiducia
  • Direzione

Un post su cui riflettere, anche in termini di rapporto tra i silos e le comunità di pratica.

Set
20

Misurare la salute delle community

E’ uscito un un bell’articolo di Steve Dale che parla delle comunità di pratica online e del ruolo dei facilitatori, oltre che del problema di misurare il loro successo. In realtà Steve non vuole parlare di “successo” e preferisce riferirsi alla salute delle comunità, in analogia con gli organismi viventi.

La salute delle CoP si misura, ovviamente, verificando i sintomi vitali innanzitutto (numero di post, numero di  partecipanti…) ma anche verificando quale sia il ritmo di una community, ovvero il suo metabolismo.

Steve ribadisce che il moderatore mantiene un ruolo fondamentale, e ripesca il noto schema di Dion Hinchcliffe

Facilitator Role

L’analogia con gli organismi viventi permette altre interessanti variazioni, per esempio l’analisi dei “sintomi” di malessere di una community, con associati i rimedi per ciascuno di essi.

Da leggere.

 

 

Set
19

Il mio corso sulle intranet sbarca a Milano, il 25 ottobre

Cari lettori, dopo il buon successo della scorsa edizione romana del mio corso sulle intranet ho deciso di replicare, questa volta a Milano. Il corso “Progettare e gestire intranet che funzionano“, sempre organizzato da ICM, società con cui collaboro da un po’, si terrà per la precisione a Rozzano (sede Selex Elsag), e vi aspetto numerosi (max 12 posti).

Con l’occasione vi segnalo anche che l’area formazione del mio blog si è arricchita di un nuovo prezioso corso, tenuto da Cristiano Siri, sullo User experience design per le intranet. Il corso è davvero efficace, così come il docente, e può costituire un buon proseguimento del mio corso base.

Grazie a tutti!

 

Set
16

Lo stato delle intranet in una infografica

Finalmente anche la intranet ha la sua bella infografica. Non che se ne sentisse davvero la mancanza, in mezzo all’attuale diluvio di proposte che parlano un po’ di tutto. In ogni caso a colmare il vuoto (diciamo così) sulle intranet ci ha pensato Socialcast, un noto vendor di soluzioni social per le intranet tradizionali, che sul suo blog ha pubblicato questo generoso tappetone.

Ed ecco il poster, preso dal loro post. Diciamo che ho visto di peggio.

#E2sday: The Problem With the Intranet

 

Set
15

Se 9 milioni vi sembran pochi

Su Ragan troviamo una bella rassegna di casi di studio (in realtà sono solo citazioni) di organizzazioni che hanno adottato con successo sistemi di generazione di idee da parte dei dipendenti. Un caso che mi ha colpito è quello dello Stato del Kentucky: in un anno il sistema ha raccolto idee che hanno fatto risparmiare all’amministrazione quasi 9 milioni e mezzo di dollari.

Ovviamente esiste un sistema di rewarding delle idee: va da un minimo di 100 dollari ad un massimo di 2.500 sulla base dei risparmi documentabili che l’idea genera. Qui trovate un approfondimento sul caso del Kentucky (ecco il link – riservato – alla piattaforma. Perché l’ho messo se è riservato? boooh, forse per convincere me stesso che non sto sognando).

Insomma, sarebbe possibile farlo anche nelle amminsitrazioni italiane? Se si, in quali? E se no, perché?

 

Set
14

Dal centro alla periferia e ritorno

C’è un articolo recente di Step Two sul quale sono passato rapidamente nei giorni scorsi ma che stamattina ho letto con più attenzione. Parla di un cosa all’apparenza marginale ma che marginale non è, ovvero i luoghi in cui si produce innovazione nei progetti intranet.

L’articolo si focalizza sulle soluzioni trovate a livello locale per adattare le intranet di grandi aziende a piccole realtà decentrate, ma il suo valore si può allargare all’innovazione in generale. Simo abituati a pensare all’innovazione come una grande onda che poco alla volta coinvolge tutti i settori di un’azienda, a partire da alcuni input dati a livello centrale, ma questa è solo una parte della storia.

L’altra parte riguarda il modo in cui le persone interpretano l’innovazione, la adattano e soprattutto riguarda il modo in cui affrontano quotidianamente sfide e problemi a cui nessuno aveva pensato, e che entrano dalla finestra sotto forma di pressioni del mercato, vincoli locali, richieste dei clienti, micro-culture eccetera. In questo ambito si gioca spesso il successo o il fallimento dei mega progetti, ovvero grazie a mediazioni- innovative-periferiche: un ufficio periferico inventa un nuovo data-base, qualcuno allo sportello delocalizzato trova nuove modalità di comunicazione che riducono la fila, e così via.

Negli uffici locali, nelle sedi periferiche, nelle filiali distaccate, nei remoti open space, nei call center dislocati in questo momento c’è qualcuno che sta trovando soluzioni nuove a problemi a cui voi non avevate neanche pensato, in modi che nelle vostre sedi centrali non sarebbero mai venuti in mente. Soluzioni tecnologiche, organizzative, logistiche, comunicative.

Perché la necessità aguzza l’ingegno, e  perché l’autonomia aumenta la motivazione. Spesso si parla di intranet come un modo per creare innovazione. In realtà l’innovazione esiste già nella vostra azienda, che lo vogliate o no. Intranet può fare belle quello che fanno bene le reti: amplificare questa innovazione e renderla disponibile.

Ora il problema (vostro e nostro) dell’innovazione interna cambia un pochino i suoi connotati e assume la forma di una domanda di questo tipo: quanta distorsione organizzativa siamo disposti a sopportare per permettere che le cose funzionino?

 

Set
13

La community che non lascia scampo

I venditori di un’azienda sono in genere tra le persone più difficili da coinvolgere in qualsiasi progetto di cooperazione, collaborazione o community. Sono in genere piuttosto sfuggenti, organizzativamente dispersi, mediamente opportunisti e, inesorabilmente, senza un attimo di tempo. Sono, è vero, gruppi professionali piuttosto omogenei, con competenze, problemi e  richieste molto simili, ma questo in genere stenta a trasformarsi in reale opportunità: se una cosa non li interessa li vedrai la prima volta e poi spariranno sulle loro auto aziendali a caccia di nuovi contratti.

E così. E proprio per questo mi ha fatto piacere leggere del caso delle community di venditori in Sap, scritto dal loro organizzatore, Scott Lawley. Scott è partito proprio dai problemi che ho rapidamente evidenziato, per cercare di costruire qualcosa di realmente utile (chiamiamolo il network “che non lascia scampo”). E per realizzarlo si è mosso in modo diametralmente opposto all’approccio diciamo “classico”: invece di creare delle community per poi cercare di infilarci le persone a forza è partito dalle persone e dalla loro situazione reale, per cercare di costruire qualcosa che usasse la logica del network per risolvere problemi i loro reali problemi.

E quale era questa situazione reale? Scott lo spiega chiaramente: i venditori passano l’80% del loro tempo fuori ufficio e hanno come problemi principali quelli di trovare esperti internamente e di ottenere risposte rapide alle loro domande.

A partire da questa situazione Scott ha costruito un social network basato sui due assi principali:

Mobilità: accesso tramite device mobili

Expertize: mappatura degli esperti interni e criteri di filtro.

Molto interessante anche il modo in cui hanno definito che cos’è un “esperto”, e lo hanno fatto incrociando 7 parametri che vanno dall’affidabilità alla disponibilità dell'”esperto”.

SAP Talk Data Sources

Questo caso, grazie alla sua applicazione ad una popolazione “difficili”,  mostra in modo cristallino qual è la strada da percorrere nel progettare community: adattare la logica e la potenza del network per risolvere problemi reali, portare il network “nel flusso” delle attività, partire dalle persone e non dalle nostre idee, spesso sbagliate, di come dovrebbero andare le cose.

Set
13

Lavorare in ecosistemi digitali, un whitepaper

Per chi fosse interessato,  Stephan Schillerwein, già autore di intranet matters, sta per pubblicare presso l’Infocentric Research di Zurigo un whitepaper dedicato ai cambiamenti in atto nei luoghi di lavori con l’emergere dei “digital workplace”.

Nelle sue parole:

The whitepaper makes a strong case for why we need to completely change our perspective when it comes to intranets and the many other tools and work practices we use when dealing with information.

Per riceverlo basta pre-registrarsi. Buona lettura.

 

 

Set
13

Pillole di Alfresco

Tanto per continuare sull’argomento CMS & affini, vi segnalo questa presentazione (ovviamente autopromozionale) che illustra i benefici dell’integrazione di due sistemi open source, ovvero Liferay e Alfresco, due piattaforme che in genere vanno a braccetto come Stanlio e Ollio. Insieme possono costituire una valida alternativa open source a piattaforme per portali intranet molto più blasonate.

E tanto per non dimenticarci mai dell’aspetto irrazionale, per non dire schizofrenico, con cui a volte vengono affrontate queste scelte vi segnalo un bell’articolo di Janus Boye sulle 8 caratteristiche di un CMS che i clienti vogliono ma che poi non usano.

 

Set
12

C’è vita oltre Sharepoint? Si!

E’ fuor di dubbio che il mercato delle tecnologie per intranet, che siano sociali, che non lo siano o che lo siano metà e metà, è davvero frammentato: in genere le aziende “agganciano” i progetti intranet ad altri progetti preesistenti e così le scelte sono condizionate da variabili che a volte con le esigenze della intranet c’entrano davvero poco. In questa frammentarietà abbiamo però la certezza, confermata da più parti, ovvero che Sharepoint stia crescendo un po’ dovunque.

Tuttavia, questa crescita è ancora ben lungi dall’essere diventata egemonia e gli ultimi dati che arrivano dalla ricerca di Toby ward sembrano confermarlo: solo un terzo del campione di più di 800 aziende comprese nella sua survey annuale ha adottato soluzioni “portal” per la propria intranet (e tra queste che Sharepoint ma anche altri prodotti.

Social Intranet Study Tech Platforms June 15 2011

Il resto della torta è occupato da sistemi di CMS puri, soluzioni ibride e soluzioni costruite internamente (sempre molto presenti). Altro dato interessante: l’emergere di CMS open source quali Plone (vecchia conoscenza) e Hippo (questo non l’avevo davvero mai sentito, ignoranza mia).

C’è da dire che la survey di Toby è dedicata principalmente alle intranet “sociali” (ma poi dentro c’è sicuramente di tutto), ma ci offre comunque uno spaccato interessante, anche perché spezza una monotonia che sta diventano un po’ assordante.

 

Set
5

Da PebbleRoad, una roadmap per le intranet

Ci sono talmente tante cose con cui potrei ricominciare a scrivere dopo così tanto tempo che, come ovvio, lascio perdere (e soprattutto mi astengo dal tediarvi con le minuziose descrizioni delle mie letture o frequentazioni estive. spero – per me – che qualcosa trasparirà nei miei scritti autunnali).

Mi limito a segnalarvi un PDF che è stato pubblicato in estate da PeppleRoad e che riporta una roadmap per il redesign di una intranet piuttosto dettagliata.

image

 

La guida è gratuita e ben strutturata, anche se molto sintetica (ma i link di approfondimento sono abbastanza centrati).  Potete scaricare direttamente il PDF da qui .

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Grazie mille per la pazienza. E' l'Europa che ce lo chiede