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Mar
31

Web writing e PA: c’è ancora speranza!

Cari amici, come sapete una delle mie attività collaterali riguarda la formazione sulla scrittura online, in particolare la redazione di pagine informative, e ancora più in particolare quella delle pagine della Pubblica Amministrazione.

Recentemente ho tenuto un breve corso ad alcuni dipendenti della Regione Sicilia, e alla fine della giornata ho affidato loro un esercizio di riscrittura di un testo particolarmente importante per il cittadino (capirete bene, si tratta di soldi in prestito per le famiglie bisognose).

Le persone stanno lavorando e stamattina mi è arrivata una proposta di riscrittura particolamente efficace, che vi sottopongo:

Il testo prima:

Qui trovate il testo originale online:

Il testo dopo:

Possiamo fare molte considerazioni su quanto questo testo sia ancora migliorabile sotto diversi profili, ma io devo dire che sono davvero soddisfatto: è bastata una giornata di lavoro per migliorare in modo drastico la qualità del testo originale.

Questo dimostra una cosa su tutte: le persone della PA, anche di quella in apparenza più burocratica e distante, non sono certo raffinati web writer, ma neanche lugubri burocrati senza speranza.

Sono persone che, semplicemente, non hanno mai fatto mente locale su come si possa scrivere meglio, e non avevano mai sperimentato alternative.

Oggi è davvero una bella giornata per me.

Mar
31

Le molte virtù del “fat footer”

Una delle cose che spesso vengono lasciate al caso, nella progettazione intranet, sono i footer, nei quali in genere vengono inseriti, quando ci si ricorda, pochi sparuti link e qualche striminzito disclaimer. A volte si trovano replicati alcuni link chiave ma, insomma, questo elemento non è mai stato ritenuto strategico.

Ma le cose cambiano, e la necessità sempre più urgente di fare pulizia nelle pagine, specialmente in homepage, e di evitare ingombri eccessivi nella navigazione ha fatto riscoprire questo elemento, spingendo i progettisti ad usarlo in modo strategico per fornire elementi di navigazione e contenuti chiave.

Bill Donaldson ha recentemente scritto un breve articolo che elogia i molti pregi di questi “fat footer”, che sempre di più assomigliano a veri e propri menù di navigazione principale all’interno delle intranet. Ecco un esempio, tratto dalla intranet di Judge group:

 

Judge Group new intranet fat footer

Bill segnala anche una bella rassegna di fat footer da cui trarre ispirazione. Ecco alcuni esempi.

Dark fat footer at weightshift.com
The huge fat footer at zappos.com lists one of more core values of the company in giant text. This time it's "Build Open and Honest Relationships With Communication"

Mar
29

E i contenuti? Ce li siamo dimenticati

Una delle attività più sottovalutate nei progetti intranet riguarda ciò che dovrebbe, in effetti, essere al centro del progetto, ovvero i – benedetti – contenuti. Nelle attività di redesign si pensa alla governance, alla tecnologia, alla progettazione, alla grafica, alla strategia, mentre i poveri, malcapitati contenuti se ne stanno buoni buoni in attesa che qualcuno si occupi di loro.

E quando arriva il momento del sospirato “porting”, solo  allora ci accorgiamo che non sappiamo quanti sono, quali sono, quali siano importanti, quali siano obsoleti, e soprattutto quanto è lungo il processo di migrazione e aggiornamento.

Lo capisco: occuparsi di inventariare i contenuti, magari su un mega figlio excel, è una gran rottura di palle. Ma non dobbiamo dimenticarci che è per questo che le persone vengono sulla intranet, e dedicare a questo argomento uno spazio nel progetto resta una cosa fondamentale (excel compreso).

Anche perché è a partire dai contenuti (quelli che ci sono, quelli che non ci sono ma che ci dovrebbero essere, quelli che ci sono ma NON ci dovrebbero essere), che si possono prendere tutte le decisioni strategiche che servono.

Se ne è accorto Christopher Detzi, che racconta su UX magazine come ha inventariato i contenuti nel redesign di una intranet. Detzi si è accorto che grazie a questo lavoro di catalogazione e inventory ha potuto capire che i contenuti erano molto meno di quelli che si stimavano e spesso duplicati,  poco aggiornati o collocati male.

Structure

 

Detzi spiega che la cosa fondamentale non è tanto il brutale excel con una riga per ogni contenuto, ma piuttosto capire:

  • il formato (doc, pdf, html…)
  • la collocazione prevalente nelle sezioni (la vedete rappresentata sopra)
  • gli accessi prevalenti

A partire da questi dati è possibile rispondere alle domande giuste e prendere decisioni più consapevoli.

Mar
19

La intranet mobile di QUT

La Queensland University of technology è un’università australiana, con 40.000 studenti e 4.000 impiegati. Perché ne parliamo? perché da circa un anno ha lanciato una versione mobile della propria intranet che ha avuto parecchio successo (è stata anche premiata quest’anno da Step two).

La intranet di QUT non è una applicazione, ma una versione della loro intranet pensata per il mobile, e i creatori ci spiegano perché in questa presentazione, che documenta molto bene tutto il processo di sviluppo dell’applicazione, e ci racconta anche le lezioni imparate durante questo lavoro.

Credo ci sia un estremo bisogno di casi ben documentati come questo per affrontare nel migliore dei modi e senza brancolare nel buio il lavoro che ci aspetta dietro l’angolo nei prossimi due o tre anni  :-)

 

 

Mar
16

L’organizzazione delle informazioni secondo Pebbleroad

Il team di Pebbleroad ha pubblicato un nuovo paper gratuito, che va ad aggiungersi all’intranet manager’s guidebook, pubblicato lo scorso anno.

Il nuovo paper è dedicato all’organizzazione delle informazioni, sia sul web che negli spazi intranet. In realtà non dice nulla di particolarmente novo, ma sistematizza un bel po’ di informazioni e fornisce anche una buona introduzione alla classificazione a faccette, che oggi è uno standard ormai riconosciuto per l’organizzazione dei documenti, delle pagine e dei risultati dei motori di ricerca in  intranet.

Da qui potete scaricare direttamente il PDF (7 mb).

Mar
12

Il potere del pushing automagico

C’è un aspetto, nella strategia di costruzione dei social network interni e delle community di colleghi, che a dire il vero ho sempre sottovalutato, ma che mi è diventato chiarissimo leggendo il recente paper di steptwo “A week in the digital workplace“, una intelligente ed aggiornata rassegna di tool e caratteristiche innovative negli ambienti intranet raccontati in forma di narrazione, precisamente da punto di vista di un neo-assunto. Il racconto è in realtà basato su strumenti e casi realmente esistenti, in diverse aziende intercettate dalla società australiana.

Questo aspetto che ho sempre tralasciato riguarda l’integrazione degli aspetti di “push automatico” nella più generale strategia di adozione degli strumenti. Certo, sappiamo che nessuna iniziativa social interna può sopravvivere se non si alimenta del contributo e dell’azione volontaria delle persone (aspetto pull), e sappiamo anche che, allo stesso tempo, nella prima fase di un progetto del genere l’impegno nel favorire l’adozione e nel rompere le diverse forme di resistenza deve essere massima (aspetto push organizztivo).

Tuttavia ho sempre pensato questo impegno come uno “spingere” curato da qualcuno in carne e ossa (la redazione, il community manager ecc) e non come qualcosa che è inscritto nel sistema stesso.

Uno screenshot tratto dal report può aiutare a spiegarmi:

La nostra neo assunta è invitata, in maniera “automagica” a compiere delle azioni concrete e a sviluppare delle connessioni sulla base di informazioni che il sistema a elaborato: unirsi a gruppi di lavoro o di discussione, entrare in contatto con colleghi, svolgere dei task eccetera.

Voi direte: niente di nuovo. Facebook, Linkedin e tutti gli altri social network più popolari fanno questo da tempo. Anzi, questa caratteristica è presente anche in servizi 2.0 ante litteram, come i consigli di lettura di Amazon e così via.

E’ vero. Tuttavia questa caratteristica, così presente nei network della grande rete, non è stata adottata in modo altrettanto radicale dai sistemi enterprise e sfido chiunque sia alle prese con progetti del genere in Italia a citarmi  aziende che ci hanno pensato.

Ed è invece un pattern potentissimo, perché:

  • permette alle persone di prendere confidenza con il sistema (aspetto didattico);
  • seleziona nel mare magnum delle possibili azioni quelle più utili per le persone (aspetto economico);
  • fornisce un contesto divertente e un po’ misterioso al tutto (aspetto ludico).

Il sistema quindi dovrebbe potermi proporre in maniera automagica contenuti, connessioni e task sulla base:

  • di quello che sono (ruolo e autorappresentazione del profilo, ecc.);
  • di quello che faccio (#hashtag che utilizzo, contenuti che pubblico, sottoscrizioni precedente ecc.).

Ora, perché questo pattern viene poco adottato nelle aziende? Credo che il problema stia nel fatto che questo tipo di funzionalità se ne sta in genere dietro le quinte, tra le pieghe di algoritmi a noi invisibili e perciò difficilmente replicabili. Per quali imperscutabili ragioni Amazon mi consiglia questo libro e non un altro? Come viene calcolato il grado di compatibilità tra lettori di Anobii? Nessuno lo sa con certezza.

Inoltre, in azienda si ha scarsa inclinazione per questi meccanismi legati alla serendipity: la retorica prevalente, come sappiamo, è legata alla precisione piuttosto che all’affinità.

In ogni caso, secondo una ricerca recente condotta da Usability resources inc (ricerca che potete scaricare da qui e che mette a confronto le funzionalità di Sharepoint con quelle della piattaforma Moxie, sponsor della ricerca) l’aspetto di wizard e di ricerca guidata è una delle chiavi per l’adozione di queste piattaforme.

Di questa ricerca è stata fatta anche un’infografica:

does-design-matter_new1.jpg

 

Finisco dicendo che al momento sono alle prese con la progettazione di una piattaforma di condivisione per un ambiente di progettisti meccanici, i quali devono essere in grado di unire in uno stesso ambiente contenuti molto formali e strutturati con annotazioni e richieste informali.

In questo caso la piattaforma dovrà essere in grado di filtrare e notificare automagicamente persone e discussioni sulla base degli #hashtag più usati o sottoscritti dai singoli (credo che questo algoritmo ce lo dovremo creare ex novo).

Insomma, credo davvero che questo sia un pattern fondamentale. Qualcuno lo ha adottato in qualche progetto in Italia?

Mar
7

Il 17 aprile 2012 nuova edizione del mio corso, a Roma

Cari amici, vi segnalo che ho organizzato una nuova edizione del mio corso “Progettare e gestire intranet che funzionano”. Dopo le due folgoranti edizioni precedenti la prossima tappa sarà a Roma, il 17 aprile, al Centro congressi Cavour (vicino alla stazione Termini.

Trovate tutti i dettagli nella  scheda del corso. Vi aspetto.

 

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Grazie mille per la pazienza. E' l'Europa che ce lo chiede