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Gen
15

Il 26 marzo 2013 nuova edizione del mio corso, a Roma

Cari amici, non pago delle precedenti esperienze (tutte piuttosto positive, devo dire) ho organizzato una nuova edizione del mio corso “Progettare e gestire intranet che funzionano”. Anche questa volta, come la precedente edizione di maggio, il corso si terrà a Roma, nel comodo ed efficiente Centro congressi Cavour (vicino alla stazione Termini).

Come da tradizione il corso non è tecnico, ma metodologico, e come al solito trovate tutti i dettagli nella  scheda del corso. Vi aspetto.

Upgrade: per motivi organizzativi il corso è stato spostato al 7 maggio, con le stesse modalità. Ecco la scheda del corso aggiornata.


Gen
15

Come vendere la intranet al tuo capo: un webinar

Per chi fosse interessato segnalo che stasera, dalle 18.30 alle 19.30 (ora italiana) Toby Ward, di Prescient digital, tiene un webinar sul tema di come “vendere” al proprio interno un progetto di redesign della intranet.

Seguo spesso i seminari di Toby e trovo sempre degli spunti interessanti (o delle conferme di cose che già sapevo, ma anche questo è importante).

Ecco il link alla pagina del webinar, buona partecipazione a tutti.

Gen
11

Se una scintilla avvia la community

Molti produttori di social software hanno da tempo capito che per aumentare le vendite dei loro prodotti devono prima aumentare la cultura diffusa su queste piattaforme e devono raccontare storie sul loro utilizzo da parte delle organizzazioni. In questo senso il blog di Yammer (noto produttore di una piattaforma di microblogging, recentemente acquistato da Microsoft), attivo da 4 anni e mezzo, è davvero ben fatto e raggiunge con onestà il suoi obiettivo, dando nel contempo tante indicazioni utili in senso più generale.

L’ultimo post in particolare racconta come cBeyond (una società IT americana) ha condotto una campagna di un mese per aumentare l’adozione della piattaforma all’interno dell’azienda. Le idee sono molto originali e interessanti (dal “tip del giorno” al contest “pubblica la tua tazza per avere una tazza”) e testimoniano di come nelle strategie di adozione alto e basso, ufficiale e conversazionale debbano integrarsi armoniosamente.

 

Gen
8

Stasera, live, il caso Bupa e “My beautiful intranet”

Per chi fosse interessato segnalo che stasera, dalle 17 alle 18 (ora italiana), ci sarà un’altra sessione di IBF live, un webinar periodico organizzato dal gruppo di Intranet banchmarking forum.

Si parlerà del caso della intranet di Bupa (un’assicurazione sanitaria inglese, per inciso la intranet è realizzata con Jive) e contemporaneamente verrà annunciato il vincitore del contest 2012 “my beautiful intranet (goes social)“, che IBF organizza ormai da un paio d’anni.

Qui il form di iscrizione gratuito. Buona visione.

Gen
7

E’ “mia”, ma siamo sicuri? Spigolature sulle label

Un recente articolo di StepTwo fa il punto su una tendenza abbastanza consolidata nell’architettura informativa delle intranet, ovvero quella di inserire, spesso a sproposito, l’aggettivo possessivo “mio” all’interno di label che di “mio” contengono ben poco (ad esempio policy generali o informazioni HR).

Alcuni esempi presi dal mio archivio:

 

Label "my" in intranet

Label "my" in intranet

 

Giustamente Alex Manchester invita tutti a tenere a freno questa tentazione, che ambirebbe a caratterizzare in modo caldo e personale contenuti che spesso sono comuni a tutti (e che anzi, peraltro, proprio in questa universalità ripongono la loro forza).

Il consiglio di Alex è chiaro: usare il prefisso “my” sono per le cose che sono davvero personali (i miei progetti, il mio wall, i miei link eccetera) e lasciarlo perdere in tutte le altre occasioni.

Ricordiamoci che le cose buone sono spesso fatte da tanti dettagli azzeccati.

Gen
1

Del raccontare storie (e del saperle ascoltare)

Vorrei iniziare questo 2013 (anno del quale davvero non riesco a farmi un’idea, neanche vaga) segnalandovi qualcosa di davvero nutriente. Quest’estate, come spesso mi è successo negli anni, ho partecipato al Festival della mente di Sarzana (essendo la mia città natale mi permette un partecipazione particolarmente facile ad ogni edizione), ed ho potuto assistere all’intervento di Ascanio Celestini che ha raccontato, a ruota libera,  come è nato il suo rapporto con le storie e con la tradizione orale di cui oggi è, a modo suo, un erede.

Ascanio Celestini non ha certo bisogno di presentazioni ma questo intervento di tre quarti d’ora, fatto un po’ alla buona e senza una scaletta precisa, è stato qualcosa di particolarmente importante per me, perché è riuscito a toccare, con la consueta leggerezza di Celestini, alcuni temi credo fondamentali per noi contemporanei alle prese con la costante necessità di dare un ordine, di mettere in fila i diversi pezzettini slegati di esperienza con cui ci confrontiamo tutti i giorni.

E lo ha fatto parlando di cose marginali ed eterogenee: delle streghe della sua infanzia, di sua nonna, di viaggi in treno, del modo con cui sono nati i suoi spettacoli, delle persone che ha incontrato e ascoltato per costruire le sue storie.

Credo che Celestini non ambisse a dare nessuna indicazione complessiva per noi contemporanei: è troppo modesto anche solo per immaginarlo. Ma resta il fatto che riflettere sulle storie, su come le raccontiamo e le ascoltiamo, su come esse diano – letteralmente – forma alla nostra esperienza, su come la narrazione riverberi, in modo più o meno consapevole nel nostro quotidiano significa, volenti o nolenti, toccare un nodo cruciale che riguarda il modo in cui il mondo ci si presenta ogni giorno. Ovviamente è un tema conosciuto e che gode di ampia letteratura, (certa letteratura è ottima, altra davvero pessima)  ma Celestini ha il pregio di farci vedere tutte queste cose in azione.

Infine, il tema dell’ascolto. Verso la fine dell’intervento Celestini racconta come ha intervistato le persone che poi sono diventate protagoniste dei suoi spettacoli. In pochi munti troviamo un concentrato di metodo etnografico, che ci dà anche preziose indicazioni su come tutto noi, che lavoriamo in azienda o per le aziende, dovremmo operare quando ascoltiamo i dipendenti e ci facciamo raccontare le loro esperienze.

Ecco il link all’intervento, dura 45 minuti. Vi assicuro che sono ben spesi.

 

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Grazie mille per la pazienza. E' l'Europa che ce lo chiede