Home » Archivi per marzo 2013

Mar
28

Il benchmark del Worldwide intranet challenge (in italiano)

In attesa di cambiare vita e mettere in piedi, come hanno fatto i miei amici, il canonico agriturismo in Sabina, sono diventato partner italiano del WIC (Worldwide intranet Challenge), ovvero un network mondiale di professionisti delle intranet (ebbene si, c’è anche il mio nome), animato dall’australiano Andrew Wright.

Lo scopo del network è creare un benchmark mondiale permanente sulle intranet e creare una vera rete di scambio di esperienze, standard, casi, eventi eccetera. Il network ha anche un gruppo molto attivo su Linkedin che conta più di 11.000 membri e che vi consiglio caldamente.

Ma il WIC parte sostanzialmente da una survey mondiale di cui Andrew ha pubblicato sul suo blog i risultati relativi al 2012. Chiunque sia un utente di una intranet può partecipare, segnalando i punti di forza e di debolezza del proprio sito interno. I risultati compongono un ranking delle miglior intranet sotto diversi profili.

In questa presentazione trovate più dettagli:

 

 

Recentemente Andrew mi ha scritto dicendomi che, sebbene il questionario sia anche in lingua italiana, nessuna intranet italiana è ancora stata segnalata (e te pareva). Orbene questo post vuole correre ai ripari: intranet manager, reponsabili della comunicazione, fatevi avanti. Registratevi al  WIC e riceverete un link (in italiano) a un questionario che potrete distribuire ai vostri colleghi. I risultati vi saranno poi recapitati a parte.

Il questionario richiede solo 10 minuti. Si può fare :-)

 

Mar
27

Bauman, le comunità e i social network

Mi ero dimenticato di segnalare questo intervento di un anno e mezzo fa (settembre 2011) di Zygmunt Bauman al Festival della mente di Sarzana. L’argomento principale è il controverso e antinomico rapporto tra protezione e libertà all’intero degli aggregati sociali che oggi chiamiamo comunità  e social network (se vi ricordate avevo scritto qualcosa a riguardo nel 2009).

E’ incredibile come uno studioso di 87 anni riesca ad essere così profondo e illuminante su di un tema che all’apparenza dovrebbe lasciarlo quantomeno indifferente. Tuttavia il tema non è Facebook, ma il concetto di comunità che, assieme a quello di identità, riveste un’importanza crescente nello studio della contemporaneità e ha occupato una parte del lavoro del sociologo polacco.

Riporto – a memoria – solo una delle tante perle dell’intervento:

Le comunità che ho conosciuto io erano qualcosa in cui era molto difficile entrare, e anche molto difficile uscire

L’intervento dura un’ora e credo ne valga davvero la pena.

Mar
26

Intranet e il catalogo (sognato) degli skill

A pensarci bene, di fronte al – frequente – problema di “mappare le competenze e gli skills” delle persone in azienda mi sento un po’ come Sant’Agostino di fronte al concetto di tempo (Cos’è dunque il tempo? Se nessuno m’interroga, lo so; se volessi spiegarlo a chi m’interroga, non lo soConf.  11, 14,1 7).

Insomma, siamo tutti d’accordo che avere una “mappa” dinamica di quello che le persone sanno fare, magari associata  al loro profilo personale e ricercabile per parola chiave, sia una cosa ottima per tutti, ma quando cominciamo a riflettere su cosa siano e come debbano essere raccolte queste competenze cominciano i problemi.

Fate questo esperimento: mettetevi davanti ad un foglio bianco, spegnete il computer e il cellulare, concentratevi e provate, in 5 minuti, a scrivere i vostri skill sul foglio. Fatto? Non è un gran risultato, vero? Magari avete una conoscenza perfetta delle strade di Barcellona, ma non vi è venuto in mente di scriverlo. E così. Se però vi chiedo di elencarmi i vostri skill sugli applicativi grafici, sulle tecniche di meditazione, sulle lingue straniere o sui sughi col pomodoro ecco che la vostra mente comincia a ritrovare degli elementi. Una specie di archeologia dei saperi (scusate il gioco di parole foucaultiano).

Il fatto è che le competenze si comportano come il linguaggio, nel modo in cui Wittgenstein lo raffigurava nelle Ricerche filosofiche in un celebre passo (ecco un riferimento tra i tanti):

Il nostro linguaggio può essere considerato una vecchia città: un dedalo di stradine e di piazze, di case vecchie e nuove, e di case con parti aggiunte in tempi diversi; e il tutto circondato da una rete di nuovi sobborghi con strade diritte e regolari, e case uniformi. (Ric. Fil, oss. 18)

Esistono skill perfettamente definibili, perché appartengono a una qualche pratica specialistica dominata da sottocodici linguistici (i sobborghi con le strade dritte nella metafora di Wittgenstein) e una propria storia consolidata nel tempo (pensiamo alla divisione accademica dei saperi). Ma ne esistono altri che possono emergere solo laddove una qualche forma di “contesto” ne ritagli  il profilo: conoscere perfettamente le strade di Barcellona è uno skill – eccome – per un pony express catalano.

Si potrebbe continuare a divagare, ma vorrei invece fermarmi per osservare come, in questo terreno così scivoloso e pieno di trappole si siano create nel tempo  due strade, una antica, l’altra recentissima, che affrontano il problema da due punti di vista diametralmente opposti:

  • l’approccio top-down, rappresentato da tutti i progetti più o meno tradizionali di skill matrix, ovvero la definizione delle competenze come un catalogo precostituito associato al proprio ruolo, secondo il tradizionale approccio dello skill management;
  • l’approccio bottom-up, rappresentato oggi nella sua forma migliore dalla sezione skills di Linkedin, non a caso una sezione definita sperimentale, che consiste nella mappatura degli skill a partire da una raccolta non regolata di tutti gli utenti.

Le due strade per mappare le competenze

Il primo approccio è piuttosto semplice (e anche divertente) perché prevede una sequenza di passi piuttosto chiara:

  • definire i ruoli organizzativi nell’organizzazione;
  • associare le competenze richieste per ciascun ruolo;
  • mappare le competenze (in genere con un grading da 1 a 5);
  • predisporre le necessarie azioni di sviluppo per coprire i “buchi” di competenze nei diversi ruoli.

Di seguito alcuni esempi, più o meno “evoluti”, di questi approccio:

mappatura_skill_top_down

 

sungard_avantgard_skillmatrix_reporstartscreen_web

Il primo esempio è tratto da un progetto che ho seguito personalmente per operatori di call center: potete notare, nella versione aggiornata dell’applicazione, che a fronte della competenza mappata dalla persona vengono proposti, in modo automatico, dei contatti che hanno competenze simili e dei materiali formativi a supporto.

Il secondo appartiene invece ad una intranet che ha vinto un premio nel 2009 nel contest di StepTwo.

 

Ora, paragoniamo questo approccio a quello che vediamo all’opera in Linkedin:

Skill Linkedin 01

 

Skill Linkedin 02

 

Quali sono le differenze? Elenco le principali:

  • Le competenze non sono legate al ruolo: posso essere esperto di giardinaggio e di Photoshop;
  • le competenze sono un catalogo dinamico che si alimenta man mano: ogni nuova aggiunta diventa così una possibilità da selezionare per chi viene dopo;
  • le competenze diventano Tag, che vengono  associati da basso in base alle associazioni che gli utenti stessi fanno (è probabile che se sono competente in “intranet strategy” lo sia anche in “intranet portals”, semplicemente perché gli utenti tendono ad associare il possesso di queste competenze);
  • le competenze vengono valutate dagli altri, che possono confermarne il possesso, aggiungendo così anche un meccanism,o di gioco e relazione, oltre che di filtro e selezione;
  • sono le persone stesse ad aiutarsi nel definire quali competenze mettere, grazie al semplice meccanismo di autocomplete che il sistema propone.

Vi confesso che trovo questo esperimento di Linkedin di un’importanza cruciale e penso che chiunque si occupi di competenze in azienda dovrebbe seguirlo con attenzione. Credo che questo esperimento (che forse solo Linkedin poteva fare, sia per il volume di utenti sia per la sua natura come social network) ci dica molto già adesso su quali siano i meccanismi necessari per creare sistemi simili in azienda.

Da parte mia vedo almeno due azioni indispensabili affinché queste iniziative non si rivelino un buco nell’acqua:

  • creare sempre un contesto, ovvero un insieme di “categorie” che aiutino le persone a fare mente locale su quali siano le competenze da elencare. Le categorie dovrebbero essere aperte e dinamiche come gli stessi skill, ma dovrebbero costituire un nucleo di partenza
  • creare un bacino, ovvero permettere alle competenze già inserite di fare da guida per i colleghi, ad esempio attraverso i sistemi di autocomplete.

Aggiungiamo, come sempre, una buona dose di pazienza e umiltà: la partecipazione degli altri è sempre un regalo, non dimentichiamolo.

Mar
26

La intranet e lo stagista in agrodolce

Ora, la notizia che Bricocenter cerca uno stagista per occuparsi della nuova intranet mi provoca sentimenti contrastanti: da una parte sono contento che le intranet siano uscite dalla fase “sono sistemi informativi da gestire lato server”, e mi rallegro che finalmente ci si ponga il problema dei contenuti e dell’efficacia comunicativa del progetto.

Dall’altra mi rendo mestamente conto che questi progetti restano ancora in una fase per così dire infantile, e per molti decisori interni si tratta alla fine di uno dei tanti “bidoni di benzina” da presidiare. E lo stagista casca a pennello (comunque, almeno in questo caso è previsto il rimborso spese).

Ma del resto la pervasiva polivalenza stagistica è una caratteristica ormai costante dello skyline aziendale e non ne farei neanche una questione di questo o quel progetto:  sono affamati, sono pazzi e soprattutto sono tanti. E i bidoni di benzina da presidiare non mancano mai.

Mar
22

La (affascinante) roadmap della community UBM

Vi devo dire la verità, sono rimasto abbastanza colpito dal caso recente pubblicato da Community Roundtable a proposito del progetto di community interna realizzato da UBM nell’arco di tempo che va dal 2008 al 2012.

Ma non tanto per i contenuti del progetto (di fatto si parte da un wiki per poi mettere in piedi un blog del CEO e farlo crescere fino a creare una comunità ramificata), quanto per la bella rappresentazione visuale che ne viene data nel report, e in particolare per la legenda che descrive il tipo di attività che viene fatta nel tempo:

legenda attività community

roadmap costruzione community interna

La legenda, e la rodmap nella quale è inserita, riescono a sintetizzare molto bene quali tipi di attività diverse stiano dietro la costruzione di un processo del genere.

Potete leggere il (breve) report da qui, buona lettura :-)

 

 

Mar
12

Info di servizio: il mio corso è stato spostato al 7 maggio

Cari lettori, nel convulso accavallarsi di attività scoordinate che contraddistingue questo periodo storico ho solo il tempo di avvisarvi che per motivi organizzativi il mio corso sulle intranet è stato spostato al 7 maggio, con le stesse modalità.

Ecco la scheda del corso, un saluto a tutti.

Questa pagina utilizza i cookies, come le pagine di mezzo mondo. I cookies sono una cosa che fa parte della vita, ok? Don't worry http://www.intranetmanagement.it/cookies/

Questa pagina utilizza i cookies, come le pagine di mezzo mondo. I cookies sono una cosa che fa parte della vita, ok? Don't worry

Grazie mille per la pazienza. E' l'Europa che ce lo chiede