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Set
27

15 consigli per una community interna coi fiocchi

Nell’affollatissimo panorama di post che danno buoni consigli su come aumentare la partecipazione, l’adozione  e l’engagement dei dipendenti ai progetti social interni (bastino ad esempio articoli come  Employee engagemente and intranets di Steptwo oppure Social intranet Adoption di IBF o ancora For Enterprise Social Networks, how much adoption is enough? di Yammer e così via per decine e decine di post) spicca un post recente apparso sul blog di Thougtfarmer.

Il post, oltre a dare 15 buoni consigli per coltivare una community interna cerca anche di formalizzare un po’ il fenomeno “community”, distinguendo (come anche io faccio più o meno negli stessi termini e come ormai vedo che viene fatto abitualmente in  letteratura) tra gruppi funzionali, team di lavoro, comunità di pratica e comunità di interessi (io in genere aggiungo un quinto livello che è quello dei veri e propri network o “ecosistemi”, ad esempio nelle iniziative di idea management).

 

4-types-intranet-groups

 

Insomma, il post (che è in realtà il risultato di un workshop tenuto di recente) è un po’ più “solido” di quelli che si trovano in giro abitualmente, e pertanto lo segnalo volentieri.  Per comodità traduco anche almeno i titoli dei 15 consigli:

  1. Avere un responsabile della community
  2. Darsi da fare proattivamente per aggiungere membri
  3. Coltivare relazioni offline
  4. Raccogliere i bisogni dei membri
  5. Permettere ai nuovi arrivati di eseguire operazioni semplici (es. “presentati agli altri”)
  6. Fornire supporto e aiuto
  7. Mostrare quale è il “tono” della community
  8. Costruire un minimo di palinsesto
  9. Essere regolari con gli aggiornamenti, avere un ritmo
  10. Mantenere aggiornato il materiale ufficiale
  11. Trovare qualcosa di interessante per mantenere alta l’attenzione
  12. Valorizzare i partecipanti
  13. Collegarsi agli altri contenuti della intranet
  14. Includere informazioni di servizio della inranet
  15. Trasformare gli interventi della community in materiale strutturato.

Si potrebbe andare avanti ore e ore a elencare consigli come questi, e chi ha un po’ di dimestichezza con le community interne se che ci sono molti aspetti da considerare. In ogni caso trovo questi particolarmente di buon senso e tutto l’articolo è molto interessante.

Concludo il post con la canonica Call to action bloghereccia: e voi quanti ne avete adottati nella vostra azienda?

Ce ne sono altri che vi sentireste di dare? :-)

Un commento

  1. Stefania ha detto:

    Tutti punti interessanti.
    Io aggiungerei che gli strumenti social debbano essere accattivanti e facili nell’utilizzo sia via web sia via mobile. Se non sono così le persone accedono una volta e poi mai più.
    Altro fattore fondamentale è che i contenuti debbano essere un giusto mix di dati utili al lavoro quotidiano e informazioni più “ludiche”. Se non c’è questo equilibrio il social rischia di diventare o una replica della intranet o un gioco di cui non si percepisce l’utilità.
    Mi piacerebbe sapere come altri in Italia hanno risolto il problema di valorizzare i partecipanti. Spesso nelle aziende, per non fare torti a nessuno, non si valorizza alcun membro della community. A mio giudizio è un approccio non sempre corretto e vorrei trovare modalità di valorizzazione che non ledano la sensibilità delle persone…

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Grazie mille per la pazienza. E' l'Europa che ce lo chiede