Home » Enterprise 2.0 » Micro-blogging

feb
18

Ancora sulle applicazioni interne di domanda/risposta

Ho parlato più volta del caso di “Sabre town“, il social network interno a Sabre e dedicato a domane e risposte professionali  tra colleghi (qui potete scaricare il PDF con il caso descritto da Stetwo). E’ uno dei casi più interessanti al mondo di microblogging interno che funziona, e secondo i coordinatori ha già fatto risparmiare all’azienda centinaia di migliaia di dollari (soldi veri, non del Monopoli).

Come sapete (perché vi ho fatto una capa tanta) credo che il tema delle domande-risposte dentro l’organizzazione sia una delle cose più promettenti e interessanti sul tappeto perché è un argomento capace di produrre molto valore con uno sforzo minore che per altre iniziative. Il motivo di questa relativa facilità credo risieda in alcune caratteristiche proprie di questi progetti:

- Intercettano n bisogno comune a tutti: tutti abbiamo bisogno di chiedere qualcosa a qualcuno durante la nostra giornata lavorativa, e lo stesso fanno gli altri con noi.

- Mappano online una pratica già consolidata: non si tratta di far fare alle persone qualcosa di nuovo (come scrivere un documento in parallelo tra più persone) ma di portare online qualcosa che le persone conoscono bene.

- La proposta è semplice: il tipo di progetto è facile da capire, in altre parole, nei termini di Clay Shirky, promessa, strumenti e patto sono assolutamente chiari a tutti fin dall’inizio.

- L’applicazione è semplice da imparare: non richiede sofisticati layer e bottoni, ma è sufficiente, lato utente, un form per inviare la domanda e una bacheca per leggere domande e risposte, e questo abbassa  la curva di apprendimento. Certo, ci saranno tag e altre opzioni; certo, il codice per inviare le domande agli esperti magari sarà sofisticato, ma lato utente la cosa è molto semplice e comprensibile.

Il tema delle domande/risposte è quindi davvero esplosivo e in rete ci sono molti esperti che cominciano a parlarne e a riportare casi interessanti (leggete ad esempio questo post di Gil Geuda dedicato al problema di trovare esperti in azienda e alla sua analisi di ArdWark, applicazione per fare, guarda un po’, domande/risposte in rete agli esperti. L’applicazione tra l’altro è stata comprata la settimana scorsa da Google e la cosa la dice lunga sugli investimenti e l’attenzione in questo campo).

Dato che Sabre è uno dei vincitori dell’Intranet Award 2009 i ragazzi di Steptwo hanno fatto l’intervista al coordinatore del progetto e l’hanno pubblicata su youtube. Credo valga la pena.

feb
2

Una manciata di link su collaborazione, ruolo di H.r. microblogging interno, community management e molto altro

Vi segnalo un po’ di link interessanti in ordine sparso: riguardano argomenti un po’ disparati (e-learning, collaborazione, ruolo di h.r. ecc)  ma sempre legati al tema centrale di questo blog.

Alcune preoccupazioni attorno al microblogging interno. Oscar Berg affronta alcune tipiche obiezioni (poche persone orientano le discussioni, arriva lo spam, c’è il rischio di essere fraintesi). Interessante anche un suo articolo precedente:  “Il microblogging interno può intimidire“.

L’importanza di un community management attivo, provata con i dati.  L’esperienza di un community manager nel corso di un anno di gestione; i numeri mostrano che cosa succede quando le communty vengono lasciate sole. Appassiscono.

Google Analytics - 1/1/2008 to 12/31/2008

Come cambia il ruolo di H.R. con il web 2.0. Una tabella interessante (in francese). Sul tema leggete anche il post di Jon Husband.

RH 2.0   HR 2.0

L’organizzazione tradizionale è una macchina e noi invece siamo esseri umani. Questo articolo prosegue il tema del rapporto tra orgnanizzazione e processi informali, tra struttura e flusso. Aspettiamo gli altri articoli della serie

Employee_Engagement_This_is_how_it_is2

Il lato oscuro dell’enterprise 2.0. E’ bene che qualcuno ricordi non solo le promesse ma anche i rischi. Anche perché sono quelli che i manager vedono per primi. Bella anche la presentazione.

12 motivi per i quali l’e-learning è così efficace. Vale la pena ripassarseli.

Tecnologia e processi collaborativi negli ambienti di ricerca e sviluppo. Interessante esplorazione dei mutamenti nei tema di lavoro legati alla ricerca con l’arrivo delle tecnologie di social networking per i team.

Un bel caso di studio su un blog interno. E alcune regole per farlo funzionare bene.

E per finire, alcuni dubbi sull’efficacia effettiva dei sistemi online per la ricerca di esperti interni. Il senso è: magari li trovo più facilmente, ma se sono straimpegnati che ci faccio? In risposta a questo articolo, un po’ troppo agiografico.

Buona lettura :-)

gen
27

Enterprise microblogging matrix (by Pistachio)

Non so perché ma credevo di averla già segnalata. Si tratta di una ricerca di Pistachio consulting dedicata ad alcuni tool per il microblogging interno.

Pistachio ha creato una matrice di comparazione molto interessante, e di alcune applicazioni non ne avevo minimamente sentito parlare.

Potete scaricare tutto il report da qui.

Oppure leggerlo su Scribd.

Enterprise Micro Sharing Tools Comparison 11032008

gen
21

Procedure o micro-blogging? Appunti per uscire da un falso dilemma

Bertrand Duperrin torna a parlare delle molte virtù del micro-blogging interno e io lo segnalo volentieri perché questa cosa degli aggiornamenti di stato per fare domande e ricevere risposte tecniche all’interno di un’impresa mi sembra l’utilizzo più interessante e promettente.

Bertand parla esplicitamente di questo uso attraverso la metafora del messaggio nella bottiglia. Riporto un brano del post:

One of the best use of these new tools and practices is “bottle in the sea”. The famous “who knows ? Who has any information about ?”. Notice that there are also implicit bottles, those we don’t throw consciously and that are in every status update, despite of us. For instance when we say “going to meet such prospect”, we don’t expect anything back. But someone can answer “I know them well / I already worked on similar cases / etc…”. In brief, a status update can also be seen as an implicit question, adressing the sphere of the “unknown unknown” that sounded quite funny in Rumsfeld’s mouth but that is not so far from our concerns.

Secondo Bertrand questo approccio alla gestione conoscenza funziona bene per le informazioni strutturate e codificate (e quindi meglio trasmissibili), ma per le quali le persone non hanno idea di dove andare a pescarle.

In this case, if search is too tedious, or if I ignore the very existence of the tools that may help me, I need one of my peers to direct me to this information which existence and location he knows.

L’unico problema è questo: e le se persone non sono disponibili? Ovvio che il bel sistemone informativo è sempre a disposizione mentre i colleghi che sanno la risposta no. Eppure tutto questo discorso non mi convince; in fondo i sistemi informativi non sono sempre disponibili e anche quando lo sono non sempre hanno la risposta.

E’ ovvio che siamo in genere molto più disponibili ad affidarci a tali sistemi piuttosto che ad un sistema di reti di colleghi informale, perché ovviamente su di essi ricadono aspettative -  retoriche – di affidabilità, serietà, disponibilità eccetera. Tutte le caratteristiche che cerchiamo invano negli esseri umani.

Ma tutta questa discussione ci manda fuori strada perché si basa su alternative fittizie che vengono contrapposte artificialmente. O i sistemi o le persone, o le informazioni strutturate o i consigli informali, o l’evanescenza del real time o la permanenza dei manuali e delle procedure.

Ma se osserviamo come interagiscono le persone nella loro attività quotidiana e che uso fanno delle risorse a loro disposizione ci accorgiamo che queste alternative di fatto collassano l’una nell’altra. Provate ad osservare da vicino un pony express, un muratore sul tetto, un tranviere, una commessa dei grandi magazzini, un operatore di call center, un funzionario di banca: vi accorgerete che ciascuno di loro fa un suo continuo e mescolato di risorse cognitive personali, valutazioni ambientali, interazioni coi colleghi, uso di tecnologie strutturate, uso di tecnologie di comunicazione, procedure codificate, soluzioni non codificate.

Quello che le persone hanno a disposizione è in genere un vero e proprio ecosistema, di cui ovviamente il micro-blogging può (o no) rappresentare un elemento. Ed è bene che questo ecosistema, come tutti gli ecosistemi, sia sufficientemente ricco per permettere lo sviluppo e la salute dei suoi partecipanti.

I nuovi media non sostituiscono i vecchi media, le nuove procedure convivono con le vecchie, i vincoli e le possibilità di un nuovo ambiente si mescolano con le conoscenze pregresse delle persone che lo abitano. A volte il micro blogging funzionerà, a volte no, a volte i sistemi di incepperanno e a volte andranno alla grande, a volte il collega di stanza di manderà a cagare e a volte invece sarà disponibile.

L’importante è che la bio diversità cognitiva e le possibilità a disposizione tendano ad arricchirsi. E allora anche i messaggi nella bottiglia avranno un loro senso, al di là delle – sempre perdenti – aspettative magiche.


gen
3

Microblogging fai-da-te con Socialcast

Sto provando ad utilizzare Socialcast, un servizio online per gestire il lifestreaming aziendale e  e devo dire che è un’applicazione di microblogging interno che promette bene. Il modello di business è il solito: puoi utilizzarla gratuitamente, con funzionalità limitate,  con la mail aziendale tua e dei tuoi colleghi;  se vuoi delle funzionalità aggiuntive (come il question and answers) devi fare richiesta inserendo la tua carta di credito (e questo è un po’ inconsueto in effetti). Per le funzionalità a livello enterprise c’è un prezzo da pagare.

Le funzionalità e l’interfaccia, ovviamente, scimmiottano un po’ i social network mainstream, ma nel complesso è interessante. C’è qualcuno che vuole fare una prova un po’ più intensiva con un gruppo di colleghi un po’ numeroso? Sarebbe interessante…

giu
26

Appunti sul microblogging in intranet

Il tema del microblogging in azienda in passato mi lasciava un po’ indifferente, perché non riuscivo proprio a dargli una collocazione operativa. Non riuscivo ad immaginarmelo. Sbagliavo. In realtà una collocazione ce l’ha, eccome.

Il microblogging (ovvero la possibilità di aggiornare il proprio status e fare sapere qualcosa in modo rapido a un gruppo di persone) è anzi, forse, il modo migliore per gestire l’insieme di conoscenze “fluide” e contestuali che attraversano quotidianamente le attività organizzative.

Fare domande ad un gruppo di colleghi, segnalare una risorsa al proprio team, condividere piccole esperienze a beneficio dei propri colleghi non sono altro che le attività che quotidianamente ciascun dipendente fa per conto suo in azienda. Queste tecnologie permettono di espandere al quadrato e di capitalizzare un’attività che è forse la più naturale per le persone in azienda (molto di più che caricare un documento e mettere dei metadati, ad esempio)

Il modello migliore che mi viene in mente in questo senso è, come ho già detto, Yahoo anwsers, oppure Stack overflow e non a caso uno dei casi più belli e funzionali che ho potuto vedere, quello della Sabre, si ispira proprio a questo tipo di modelli di microblogging. (Qui potete leggere il caso di studio della Sabre)

Schermata domande e risposte social network Sabre

La mia idea che è queste cose possono funzionare alla grande, ma, rispetto ad un tool come Twitter, è necessario aggiungere una serie di funzionalità che permettono l’uso in modo appropriato all’interno del contesto lavorativo.

Ad esempio:

- Possibilità di condividere in modo differenziato. Se mando un messaggio devo poter sceglierlo se mandarlo a tutti, solo ai miei contatti, solo ai miei gruppi di lavoro, solo agli esperti della materia (se sono stati previsti), solo ad una persona in specifico (modalità Instant messaging)

- Commentabilità. Ogni domanda o post deve poter essere commentato (è il grande passaggio da Twitter e Friendfeed)

- Tag e categorie. Qui ci vengono in aiuto Yahoo answers e Stack overflow. Devo poter associare i post a categorie (Y. answers ) o tag (Stack overflow) in modo da creare una base di conoscenza in cui poi le persone possono pescare.

- Voti. Ogni risposta è votabile dai colleghi (pollicioni)

- Esperti. Ci si può candidare come esperti di una categoria o tag. A questo punto le domande o i post riguardanti quel tag o categoria verranno inviate di default alle persone, con un alert aggiuntivo.

C’è altro? Probabilmente si, siamo solo agli inizi. Mi in ogni caso le attività che questi sistemi sono destinati a supportare richiederanno comunque e sempre un impegno di personalizzazione relativamente alle singole organizzazioni (è il motivo per cui usare Twitter non è la scelta più indicata).

A supporto di quanto dico vi segnalo una serie di risorse molto interessanti sull’argomento

Twitter-like tools for enterprise. Un bellissimo articolo sull’inserimento di questi tool per gestire la conoscenza fluida. Quoto:

“internal microblogging allows people to talk about things that they can’t talk about externally. It’s potentially a form of catharsis. An interesting metric – on Twitter, 80% of traffic is social. On internal microblogging platforms, 80% is professional. That changes the way we need to think about these tools. There’s a need to separate the wheat from the chaff – how to balance the big talkers from the important talkers? One of the panellists reported that he stopped using twitter because the loudest and most verbose people used it; while more innovative/quiet people didn’t use it – quality vs quantity.”

Twitter on your intranet: 17 microblogging tools for business. Un bell’articolo di Dion Hinchcliffe sui motivi organizzativi e tecnologici per i quali è meglio installare una piattaforma all’interno, invece di usare un prodotto esterno. Inoltre Dion cita ben 17 prodotti che si possono utilizzare. Tra l’altro cita anche un prodotto open source, ovvero Laconica.

Anche Andrew McAfee dedica un post all’argomento, concentrandosi però sui vantaggi del “modello” twitter, mentre Gil Yehuda riconosce che a livello enterprise Twitter è davvero primitivo, e afferma con decisione che se vogliamo usare questi sistemi internamente i pattern di adozione sono molto più complessi e ci deve essere uno scopo organizzativo ben preciso. In ogni caso, come dice Oscar Berg, l’informazione ha bisogno fluire.

Finisco riproponendo il caso di Jitter, l’esperimento di microblogging di Janssen-Cilag australia e nuova Zelanda

mar
17

Alcune segnalazioni

E’ una risorsa vecchia ma ve la segnalo lo stesso perché offre anche l’excel da scricare: Una guida completa alla creazione dell’inventario dei contenuti del vostro sito (o intranet).

Intranetfocus ha aggiornato (al 2007) il suo documento Introduzione alla intranet governance

Remindo ci promette un buon sistema di microblogging per intranet. Qualcuno lo vuole provare?

Ecco infine una bella lista di 40 prodotti open source da scaricare per creare social network

Ciao ciao

nov
26

Segnalazioni nutrienti

Articoli da leggere perché ne vale la pena

Usare ”avvocati” dei personaggi per sviluppare portali intranet centrati sull’utente. Un articolo molto interessante sulla metodologia dei personagi in intranet e il loro uso tramite persone reali. Qui un altro articolo – classico - sul tema. Se non sapete che cosa sono i personaggi scopritelo qui (e qui).

Chiedere o non chiedere alle persone che cosa vogliono dalla intranet? Secondo Allen Huish il medico non ci chiede: “Che medicina vuoi?”, ma: “Che problema hai?”

Che cosa i CMS possono imparare dai wiki. Un post di Column two.

Pattern ricorrenti nelle strategie e nella governance delle intranet. Interessante, a mio giudizio, l’osservazione che gli standard e le linee guida producono valore solo se riusciamo a farle rispettare.

Le intranet sono stagnanti? Se lo chiede Shiv Singh.

Produttività 2.0. Come le nuove regole al lavoro stanno cambiando il gioco. Interessante e divertente il raffronto tra “vecchia scuola” e la “nuova scuola” rispetto a temi quali la visione, la pianificazione, la documenazione, la produttività…

Un esperimento di microblogging in azienda. Grazie a Jitter, la piattforma twitteristica di Janssen-Cilag.

I sette principi del Knowledge management. By Cognitive edge.

Quando un wiki e quando un blog? Un articolo che mette le cose in ordine. Su questo tema leggete anche questo.

Un approccio basato sugli scenari per valutare il social software. Interessante la distinzione dei vari scenari d’uso interni e la conseguente scelta del mix di strumenti.

Attivio risolverà il conflitto tra dati strutturati e non strutturati? Staremo a vedere.