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ott
29

La cassetta delle idee 2.0

Quello della raccolta, elaborazione e utilizzo delle idee in azienda è davvero un tema cruciale e tutte le aziende, specie se ispirate da modelli giapponesi (kaizen, kanban e così via) hanno cercato nel tempo di realizzare qualcosa che andasse nella direzione di raccogliere il più altro numero di idee da parte dei dipendenti.

http://locus.cwrl.utexas.edu/jbrown/files/idea%20box.gif

I primi sistemi erano certamente rozzi: cassette e spazi dove inserire il proprio foglietto. Che cosa non andava? Beh, è abbastanza facile da intuire: nessuna feedback, nessuna possibilità di interazione tra i produttori, nessuna catalogazione, localizzazione definita eccetera.

L’arrivo del web, e del web 2.0 ha permesso di realizzare delle applicazioni molto interessanti proprio dedicate a questo: io stesso ne ho realizzata una nel 2003 usando tecnologie abbastanza grezze (in realtà poco più che un forum). Sotto potete vedere lo screenshot: non era certo la cosa più “cool” della Terra, ma ha funzionato ed era quello che potevamo permetterci sotto tanti punti di vista:

Cassetta delle idee in intranet

Ora per fortuna le cose sono cambiate in meglio, ma il tema resta lo stesso, ed è cruciale: perché le idee sono dappertutto, perché le persone elaborano continuamente idee e ipotesi sulle cose che maneggiano quotidianamente nei loro luoghi di lavoro, perché il tema del cambiare è all’ordine del giorno in tutte le organizzazioni, perché la visibilità dei propri contributi è una moneta rara e perché non c’è nulla di più naturale che provare a pensare “e se si facesse così”?

Alcune idee sono solo bozze, altre sono immegini visionarie, altre sono frutto di paziende lavoro individuale ossessivo per migliorare un’ipotesi, altre sono nell’ordine naturale delle cose e aspettano solo una spinta per essere realizzate.

Qualche settimana fa Bill Ives ha pubblicato un bel caso di studio dedicato proprio a questo, raccontando il caso dell’applicazione “brainstorm” (nome non molto originale a dire il vero) realizzata da Intuit, un’azienda di 500 persone che opera nel web.

Gli screenshot sono molto interessanti (e potete misurare la distanza dalla “povera” applicazione che realizzai io 6 anni fa):

L’applicazione è molto interessante, a parte la gradevolezza grafica e l’interfaccia estremamente user friendly: le persone possono inserire idee, commentarle, taggarle, iscriversi ai tag, vedere idee affini ecc.

Forse manca solo l’opzione “diventa sponsor dell’idea” che è un’opzione che mi solletica assai: trasformare il “like” in qualcosa di più, ovvero nella potenziale disponibilità fare qualcosa per questa idea.

Ese poi diamo un limite a queste sponsorizzazioni individuali tutto ciò si trasformerebbe anche in un buon prediciton market, giusto?

lug
28

Non tutti i contenuti sono uguali

Una decina di giorni fa Mark Morrell (l’intranet manager di BT, che è un’azienda di  110.000 persone), ha pubblicato un post molto interessante, a mio parere più acuto e profondo di quanto l’autore stesso possa aver immaginato (non lo dico per offendere Mark, ovviamente, ma per provare ancora una volta che il testo ha sempre una sua autonomia rispetto all’autore, in accordo con il buon Paul Ricoeur).

E insomma, il post prova a classificare il tipo di contenuti che possono trovarsi su di una intranet “evoluta”, vedendoli dal punto di  vista sia del loro “statuto” che dei loro modi di produzione. Mark riferisce in specifico questa classificazione alla situazione interna a BT, ma credo che il modello abbia una sua universalità di fondo e si presti in modo molto plastico ad una serie di ragionamenti collaterali a mio modo di vedere assai interessanti (per inciso, credo che questa versatilità immaginativa sia il segno, in genere, delle classificazioni ben riuscite).

Mark divide i contenuti in:

- Ufficiali, ovvero prodotti da una redazione, o anche da referenti di una ipotetica redazione allargata

- Di team, ovvero prodotti all’interno di gruppi di lavoro più o meno chiusi e in ogni caso con un perimetro di visibilità ben definito e con scopi legati alla produzione “dentro il flusso dell’operatività”

- Crowd, ovvero prodotto all’interno della più ampia comunità aziendale, all’interno di spazi e piattaforme di condivisione pubbliche, quali ad esempio un forum tecnico, una bacheca, uno spazio di social networking

- Personali, ovvero prodotti da singole persone dell’azienda, ad esempio tramite un blog personale.

Ho provato a elencare questo tipo di contenuti nello schema seguente:

Schema tipi di contenuti intranet

Come vedete la classificazione consente di ospitare agevolmente buona parte dei tipici contenuti e progetti intranet. Il suo pregio, inoltre, risiede nel non confinare uno strumento ad un solo tipo di classificaizone: un wiki può essere di tema o crowd a seconda degli scopi e del “patto” che lo strumento riassume nell’organizzazione.

In questo contesto ci si può anche divertire a tracciare diversi scenari per le diverse proporzioni che tali insieme di contenuti possono avere in una intranet

Ad esempio, una intranet totalmente dominata dai contenuti ufficiali (queste sono le intranet per le quali che in genere viene chiesto oggi il mio intervento):

Intranet dominata dai contenuti ufficiali

Ecco ora una intranet con primi segni di apertura verso altri tipi di contenuti , anche se ancora timidamente. In questo caso ho ipotizzato che i contenuti di team si affaccino per primi, perché sono i maggiormente controllabili e quelli meglio vendibili internamente per giustificare la spesa

contenuti2b

Ed ecco invece una intranet nella quale i contenuti di team la fanno da padroni, con un’apertura verso contenuti crowd e contenuti personali. Queste sono le intranet costruite maggiormente attorno ad alcuni processi operativi che vengono supportati con spazi online (per inciso: in questi si usa spesso MOSS).

contenuti3

Ecco infine una intranet dominata da contenuti crowd, ad esempio in progetti di Knowledge management o applicazioni di social networking estese ecc.

Schema intranet dominata da contenuti crowd

Naturalmente, come tutte le classificazioni, anche questa presenta delle strane intersezioni empiriche un po’ paradossali, ma la cui paradossalità, paradossalmente, aiuta a capire meglio la natura degli oggetti che abbiamo a disposizione.

Qualche esempio:

- Il blog dell’Amministratore Delegato è personale o ufficiale?

- Se un team di lavoro si allarga in modo consistente ad altri partecipanti legati professionalmente, lo spazio è ancora di team o diventa crowd?

- Se nel social network interni sono presenti informazioni aziendali prese dai sistemi ufficiali, il sistema è crowd o ufficiale?

Insomma, le strane sovrapposizioni possibili sono molte, ma questo – ripeto – non è necessariamente un difetto.

Concludo con una domanda: riuscite a disegnare la intranet della vostra azienda sulla base di questa classificazione?

giu
23

Tra Fantozzi e Pol Pot

Non sono molto d’accordo con questo recente articolo di Seth Gottlieb, secondo il quale in intranet servono innanzitutto publisher, e non ha alcuna importanza se le tecnologie siano o no facili da usare.

La sua idea è che se non ci sono motivazioni sufficienti a pubblicare in intranet la facilità delle tecnologie non aiuterà, mentre se ci sono motivazioni sufficienti beh, certo non sarà un ostacolo. Non sono d’accordo, perché è proprio nell’abbassamento radicale dei costi (cognitivi e materiali) di transazione che si rende possibile un’esplosione di contenuti e le aziende (italiane) sono piene di persone che si tirano i remi in barca di fornte a tecnologie complicate, poco performanti ecc.

La soluzione di Seth è quella di rendere l’attività di publishig parte integrante della job description, magari con un capo polpottiano che te lo ricorda continuamente.

Riporto un passo dell’articolo

There is only so much you can do to motivate your employees to “want” to publish on your Intranet. You can make it part of their job description; you can recognize their efforts. But you will probably not be able to create the hunger for attention within your firewall that will unleash that entrepreneurial publisher spirit. If they have that spirit within them, it will be expressed on their personal blogs. To get your employees to act like journalists, you need a J. Jonah Jameson type. Maybe not as abrasive, but just as passionate. Have your internal publisher imagine that he is in a circulation war with a competing intranet and that he should do whatever it takes to capture and enthrall subscribers. Just tell him to 86 the cigar; he will never get that approved by HR.

Ma così non si va da nessuna parte, sul lungo periodo. Credo che per aumentare la quantità di contenuti e pubblicatori su intranet la sponsorship sia ovviamente necessaria, ma ancora di più lo sia rendere il blogging o qualsiasi altra dannata attività di pubblicazione una parte di lavoro che crea un qualche vantaggio per le persone (e per i pubblicatori innanzitutto).

Naturalmente possiamo discutere all’infinito su quali possano e debbano essere i vantaggi, ma questa deve essere la leva principale: contrariamente ritorneremmo a situazioni fantozziane di nuova generazione (“un commento Fantocci, almeno un commento di deve lasciare, capito Fatocci?“)

mar
30

La intranet content map

Cari lettori, ho deciso di condividere con voi una mappa globale dei contenuti tipici di una intranet di successo. E’ ovvio che parlare di contenuti “tipici” è un po’ un ossimoro, visto che ogni azienda è un caso a se.

Diciamo che questa è una mappa-standard per un’azienda-stadard con esigenze-standard, ovvero per qualcosa che non esiste nell’esperienza empirica (si tratta quindi di un prototipo).

Credo, al di là delle necessarie varianti e integrazioni, che possa comunque servire come base per la progettazione di massima.

Ho individuato (come faccio sempre) 10 tipi di contenuti:

- Notizie e informazioni
- Documenti
- Servizi
- Instant content
- Formazione
- Multimedia
- Spazi “vita & lavoro”
- Iniziative speciali
- Comunicazione e collaborazione
- Applicazioni 2.0

Che cosa ne pensate? Ho dimenticato qualcosa?

P.S. Quasi dimenticavo di darvi il PDF da scaricare (ricordate però la Creative Commons). Buon lavoro.

mar
17

Alcune segnalazioni

E’ una risorsa vecchia ma ve la segnalo lo stesso perché offre anche l’excel da scricare: Una guida completa alla creazione dell’inventario dei contenuti del vostro sito (o intranet).

Intranetfocus ha aggiornato (al 2007) il suo documento Introduzione alla intranet governance

Remindo ci promette un buon sistema di microblogging per intranet. Qualcuno lo vuole provare?

Ecco infine una bella lista di 40 prodotti open source da scaricare per creare social network

Ciao ciao

dic
12

Un esempio di materiale in una intranet 2.0

Condivido con voi un esempio di materiale che ho inserito l’altro giorno all’interno di un ambiente intranet 2.0 che sto seguendo. Come vedete viene creata un’anteprima del materiale, che può essere scaricato, commentato, modificato e segnalato dai colleghi.

Vicino al materiale troviamo autore (io), tag e skill per cui è indicato. Inoltre il materiale può essere votato, così come i commenti dei colleghi. Tutte queste operazioni, ovviamente, mi fanno guadagnare – o perdere – dei punti nel ranking della community (cliccate sull’immagine per vederla ingrandita).

schermata di contenuto in intranet 2.0

Ho oscurato delle cose è tagliato il contesto per riservatezza, ma credo che la logica generale si capisca. Che ne pensate?

ott
30

Intranet e la torta dei contenuti

I progetti intranet, in genere, pur nella diversità che caratterizza ogni organizzazione, tendono ad avere degli andamenti piuttosto tipici, sia nella metodologia che nel design tecnologico. Questi andamenti sono lo specchio fedele della visione, esplicita o implicita, che guida il progetto, ovvero gli scopi che la intranet dovrebbe assolvere, i cambiamenti che dovrebbe apportare, il tipo di strategia nella quale la intranet si inserisce.

Questo fatto è tanto più vero nel caso della gestione dei contenuti. Sui contenuti si gioca la vera partita delle strategie di governance e di controllo. Proprio per questo sono un punto sensibile e rivelatore

Direi che possiamo distinguere 3 strategie di gestione dei contenuti, caratterizzate dal diverso “peso” che i vari attori in gioco ricoprono nella generazione della “torta” dei contenuti e dei servizi.

Per “attori” in gioco intendo in questo caso, tre gruppi precisi di persone:

- la redazione,
- i “referenti”, ovvero figure interne all’organizzazione che vengono identificate come rappresentanti di un settore o di una parte della intranet,
- i  dipendenti.

1) Modello “corporate”
E’ il modello che si è più diffuso nella prima fase, un modello nel quale una mitica “redazione” si incarica di gestire la maggior parte dei contenuti e dei servizi, ai referenti viene assegnato un ruolo sussidiario, relativo solo ad alcune zone limitate della intranet, mentre i dipendenti hanno un ruolo marginale, per lo più relegato a spazi di community ludica e bacheche.

torta contenuti intranet modello corporate

Inutile dire che questo modello, spesso diffuso nelle grandi aziende, tende rapidamente a rivelarsi insufficiente, quando non fallimentare: intranet scarsamente aggiornata, scarsamente visitata, noiosa, poco partecipativa, con contenuti autocentrati e istituzionali, con scarsa presenza nella dimensione operativa.

Spesso molto costosa, rivela una qualche utilità solo nel caso di intranet molòto legate all’erogazione di specifici servizi online, che diventano quindi il contenuto fondamentale. In questo caso la intranet può svolgere un suo ruolo, anche se limitato a questi precisi servizi.

2) Modello “redazione diffusa”
E’ il modello che, non senza fatica, tende ad affermarsi al’interno di realtà più attente alla partecipazione diffusa e ai ritorni operativi e nelle quali esiste una progettazione partecipata e una maggiore attenzione ai contenuti e alla messa in comune capillare di informazioni e saperi per tutta l’organizzazione.

In questo contesto la parte del leone la fanno i vari “referenti” che, in genere, tendono a presidiare aree specifiche della intranet ma anche a favorire la partecipazione di gruppi di colleghi all’interno dei rispettivi spazi. Anche il ruolo dei dipendenti aumenta, poiché sono maggiormente sollecitati e hanno più occasione per generare contenuti, siano essi in aree inerattive, in aree di news o in spazi documentali e di collaboration.

torta contenuti intranet modello redazione diffusa

E’ il modello adottato, in genere, nelle Pubbliche Amministrazioni, per ragioni legate più che altro alle modalità organizzative tipiche di queste realtà, ma anche altre aziende private tendono a strutturarsi in questo modo.

Questo modello, se adottato in modo correto e coerente, comincia a produrre risultati interessanti: i contenuti si allargano, la partecipazione cresce, le persone cominciano a trovare nella intranet un luogo in cui si riconopscono, i servizi si arricchiscono, l’ambiente è vitale. In genere sono intranet profilate e personalizzate, nelle quali le persone accedono in modo differnziato ai vari settori.

Sono anche intranet nelle quali cominciano a  transitare alcuni processi operativi locali, gestiti magari da referenti oeprativi di linea. Nel complesso questo modello tende in media a produrre valore “emergente”, ovvero non pianificato. Anche se, ripeto, va perseguito in modo corretto, coerente, e con teconlogie flessibili che permettono l’adattametno ai vari contesti

3) Modello “social network”
L’ultimo modello di gestione dei contenuti è quello che va sotto il nome di “intranet 2.0″ o “enterprise 2.0″. In questo caso la gran parte dei contenuti (e dei servizi) è generata direttamente dai dipendenti, mentre redazione e referenti giocano un ruolo marginale, cambiando in parte anche il loro ruolo.

E’ in realtà il modello più avanzato, oggi molto discusso e sul quale si concentra l’attenzione e le sperimentazioni in tutto il Mondo. Proprio perché ancora giovane, è un modello sul quale abbiamo, oggi, meno casi di studio e un minor numero di “pattern” consolidati.

In ogni caso, in questo modello la intranet diventa uno spazio vitale e aggiornato, nel quale ciascuno costruisce propri contenuti e fruisce di percorsi personalizzati e “mediati” dalla stessa community.

torta contenuti intranet modello social network

Anche se non possediamo una casistica esaustiva su questo modello, oggi tende ad essere utlizzato più che altro in contensti nei quali sia necessario gestire la conoscenza aziendale, strutturata e destrutturata, e sia necessario favorire processi di auto-apprendimento.

Va anche detto che in questo modello le persone sono veramente al centro, sia come generatori di valore sia come soggetti attivi e visibli in un contesto che valorizza i contenuti – e i soggetti – migliori.

Le tecnologie, in questo caso, diventano fortemente “dialogiche” (tutto l’ormai noto armamentario 2.0 che conosciamo) ma anche i ruoli cambiano, assegnando ai referenti e ai redattori dei ruoli di “animatori” e di “Knowledge manager”

torta contenuti intranet come cambiano i ruoli

La redazione diventa un elemento di coordinamento e facilitazione (gestire criticità, erogare nuovi servizi, animare lo spazio ecc) mentre i referenti, in questa nuova visione, cessano di avere un ruolo “formale” e diventano i “champions” che aiutano lo spazio a crescere dando l’esempio in prima persona e aiutando tutti i dipendenti a partecipare.

Questi tre modelli di governance dei contenuti rappresentano quindi, in un certo senso, delle “tappe” storiche, oltre che logiche, anche se in alcuni casi troviamo progetti che fondono nello stesso ambiente diversi sistemi di governance (spcialmente nelle realtà molto grandi).

Il lavoro che abbiamo davanti è impegnativo: far capire gli svantaggi del modello 1, aiutare a passare dal modello 1 al modello 2, far funzionare bene il modello 2, capire in quali casi usare il modello 3, predisporre le tecnologie in modo da supprotare al meglio i vari modelli.

Tanti auguri a tutti.

lug
28

Come cambiano gli oggetti nella intranet 2.0

Ok, sempre da Toby vi riporto un bello schema che elenca alcune delle differenze tra intranet 1.0 e 2.0.

schema differenze intranet 1.0 e 2.0

Io modificherei alcuni elementi (ad esempio, il contrario di RSS direi che sono piuttosto le newsletter interne) e ci aggiungerei qualcosa:

Cercapersone/social network
Sistemi documentali/Slideshare
Sezioni di dipartimento/gruppi di discussione

E così via.

lug
28

Malattie e terapie

Molto carino uno degli ultimi post di Roberto Cobianchi, che dipinge in modo divertente una serie di situazioni aziendali tipiche (e malate) che potrebbero essere facilmente curate con qualche applicazione intranet come si deve.

Tra l’altro noto che il blog Roberto ha ritrovato, da un po’ di tempo, un suo filo conduttore, e di questo sono molto felice.

giu
6

Intranet e l’eco-consiglio

In genere, l’elenco delle categorie di contenuti che componogono le intranet, e che io utilizzo nei miei corsi e seminari, sono queste:

- Documenti
- Notizie e pagine informative
- Instant content
- Servizi e utility
- Applicazioni operative
- Spazi multimedia
- Strumenti di comunicazione/collaborazione
- Spazi di formazione e discussione
- Community ludiche
- Iniziative speciali
- Applicazioni 2.0

Queste categorie mi hanno assicurato, nel tempo, una tenuta robusta per  ”incassellare” tutti i tipi i servizi e singoli contenuti  che mi è capitato di vedere o progettare.

Ora, dato che sto lavorando con una Provincia  italiana e sono sensibile all’argomento, vi segnalo una notizia che cade sicuramente sotto la categoria “iniziative speciali”, ovvero la campagna “Scrivi il tuo ecoconsiglio“, apparsa di recente sulla intranet dell’Ente Provincia di Modena.

Le persone hanno potuto, per un certo lasso di tempo, inviare idee sul miglioramento dell’impatto ambientale della vita al lavoro e i migliori sono stati premiati dall’assessore provinciale all’ambiente. Ok, non sarà esattamente il fichissimo e super-cool enterprise 2.0, ma tant’è…

mar
11

La bacheca e il documento

Dunque, Virgilio Genio si è iscritto come follower al mio account su Twitter. Il fatto che un intero sito decida di iscriversi come amico mio su di un servizio che io non ho mai usato mi inquieta un po’. Non lo possiamo considerare spamming, giusto? Ma allora che cacchio è?

Ma passiamo oltre. L’indubbio successo di servizi come Yahoo answers o, per l’appunto, Virgilio Genio, mi richiama alla mente più di una considerazione sulla conoscenza e la sua trasmissione nelle organizzazioni. Sappiamo bene che nelle organizzazioni la conoscenza non è fatta (solo) di documenti, non è fatta solo di procedure, non è fatta solo di comunicazioni ufficiali che circolano dall’alto in basso.

Esistono, come noto, anche conoscenze che fanno da contesto operativo ai documenti, che rendono utilizzabili e vive le procedure, che affiancano – e traducono – le comunicazioni ufficiali.

Esistono conoscenze formali, sedimentate e strutturate, ed esistono informazioni informali, impressionistiche e destrutturate. Esistono le norme ed esistono i consigli; esistono i manuali ed esistono i post-it. Infine, esistono i saperi disciplinari ed esistono i trucchetti da quattro soldi.

Ora, come è ormai noto a tutti, per fare funzionare la baracca occorrono tutte queste conoscenze, ed il grande errore del Knowledge Management di prima generazione è stato, come ormai è noto a tutti, quello di concentrarsi solo sull’informazione strutturata, certificata, documentale.

Ora, credo proprio che se vogliamo provare a governare la conoscenza organizzativa dobbiamo innanzitutto inventarci qualcosa per catturare questo livello immediato, informale, destrutturato, minimale di conoscenza. E in questo senso servizi come Yahoo answers, Virgilio Genio, Linkedin Answers ma anche io lo so possano essere di grande ispirazione.

Credo che in un’ipotetica scala che associ diversi strumenti a diversi tipi di conoscenza, questi ambienti(chiamiamoli “bacheche” di consigli) stanno certamente al primo gradino. Ed è un gradino essenziale. Poi (ho detto poi)  arrivano i forum, ancora dopo i blog e i wiki e infine le news ufficiali e i sistemi documentali.

Un sistema di KM come si deve è capace di unire (e di offrire) tutto questo in un unico ambiente. Senza dimenticarci che quello che veramente dà unità al tutto non sono le basi dati unificate, ma le identità e le relazioni tra le persone.

Chiamiamolo “Knolwdge social network”: una costruzione complessa, nella quale i consigli rapidi e i botta e risposta dati al volo si rivelano i mattoncini fondamentali. Ma questo è esattamente quello che avviene anche nelle organizzazioni, no?

feb
12

Usare i blog interni per le beta-versioni

Come ho già detto in altre occasioni (in particolare la slide 13) i blog interni possono essere un ottimo strumento per condividere beta-versioni di un progetto con stakeholder e altri attori interessati.

In questo post di Bill Ives troviamo un caso concreto di questo utilizzo. In questo caso Cris Peterson, Il responsabile dei Sistemi informativi della Bridgespan ha usato un blog interno per condividere i materiali di una campagna di informazione.

Secondo Bill, Cris all’inizio era molto scettico rispetto ai blog, e aderiva all’affermazione di Guy Kawasaki secondo cui i blog “sono scritti da gente che non a niente da dire per altra gente che non ha niente da fare”.

Ha cambiato idea.

feb
1

Avanti e veloci: l’intervista

Sempre sullo stesso tenore, beccatevi l’intervista a Massimiliano Maini che spiega la filosofia del portale intranet “Aventi e veloci” di Fiat (vincitore del premio). Ah, l’inglese degli italiani…:-))

nov
28

Car Pooling e altre segnalazioni

I dipendenti (più di 4.000) del comune di Catania potranno usare la intranet per auto-organizzare (è proprio il caso di dirlo) un sistema di car pooling interno, ovvero di trasporto di gruppo da casa al lavoro e viceversa.

Un consiglio: usate Google maps e collegatelo al cercapersone interno: sarà più facile per le persone capire chi sta sulla loro strada e ha dato disponibilità (l’idea sta su una delle intranet segnalate da Nielsen nel suo report 2007).

Nel frattempo Eni riceve un premio per il suo sistema di Knowledge management interno. Il sistema di basa sul concetto, che ormai comincia ad essere abbastanza conosciuto, di comunità di pratica.

Infine, voglio segnalare il nuovo blog di Emanuele Quintarelli, dedicato al 2.0 dentro le aziende (un tema che, volenti o nolenti, affronteremo sempre più nei prossimi tempi). Si chiama socialenterprise, e promette bene.

Ciao.

ott
24

Metterci la faccia

Sam Marshall fa una proposta non certo apocalittica, ma proprio per questo implementabile da subito sulla vostra intranet: dare un volto alle persone che ricevono i feed-back. La questione è ovvia: se alla fine degli articoli, o nelle pagine di sezione della intranet ci sono, (come è assolutamente necessario) solo dei form di feed-back o delle mail per ricevere segnalazioni e contributi, il processo rischia di restare nell’anonimato. Con il rischio delle spiacevoli conseguenze del caso (flaming innanzitutto, ma anche poca serietà nei feed-back).

E’ molto più utile e produttivo che quando chiediamo un feed-back associamo a questa richiesta almeno la foto della persona concreta che lo riceverà. Questo, ovviamente è molto semplice da realizzare se, ad esempio, esiste una pagina dedicata alla redazione “allargata”, con foto e mail (e altre cose) relative a tutte le persone che collaborano e che sono, di volta in volta, destinatarie dei feed-back.

Se poi il cercapersone è  già strutturato in questo modo la cosa diventa ancora più facile. Alla fine si tratta di costruire dei profili come si deve delle persone che partecipano al progetto. e come sappiamo, in intranet, tutte le persone partecipano al progetto.

E’ un piccolo passo. Facciamolo.

apr
24

Esami di etica in intranet

Succede negli Stati Uniti: i dipendenti rispondono in intranet a domande sui comportamenti etici al lavoro (darsi malato, usare le attrezzature per scopi personali ecc). Se non superano l’esame vengono mandati a “ripetizioni” dalla Risorse Umane.

Ovviamente la segnalazione è più interessante per il dibattito nel quale si inserisce (assenteismo tollerabile o no?) che per lo specifico intranet. Diciamo che abbiamo preso due piccioni con na fava…

apr
23

Le migliori intranet del 2007

Cari lettori, anche quest’anno Nielsen ha pubblicato il suo report sulle migliori intranet del Mondo, e anche quest’anno vi fornisco una breve (breve?) panoramica degli aspetti più interessanti che sono emersi.
Le cose da dire sarebbero tante: per non allungare troppo non parlerò di alcuni aspetti canonici (cercapersone, bacheche annunci, pagine di news, spazi documentali, design, template ecc.) per concentrarmi solo sulle cose nuove che emergono dalla dieci intranet analizzate.
I dieci vincitori
Cominciamo con alcuni contenuti specifici per ogni singola intranet.  All’American Electric Power pubblicano la citazione e il fatto del girono, in modo da tenere aggiornata la intranet con contenuti automatici interessanti e hanno una sezione video spaventosa, con filmati di tutti i tipi, dai tutorial agli eventi live.
Esiste anche un simpatico sistema di cartoline elettroniche di ringraziamento che i colleghi possono spedirsi l’un l’altro.
Alla Comcast Corporation usano un sistema di calendario condiviso al quale gli utenti possono aggiungere eventi, integrando info “dall’alto” e “dal basso”. Interessante anche il motore di ricerca, che presenta dei “thumbnails” (anteprime in miniatura) dei documenti. E’ da notare anche l’uso intelligente di Ajax per fornire uno “snap” (in pratica una anteprima in trasparenza) dei link interni.
La DaimlerChrysler AG e la Volvo usano un articolato sistema di totem e chioschi per permettere agli operai negli stabilimenti di tutto Mondo di accedere alla intranet, nella quale sono contenute anche applicazioni self-services (es: timbrature) ed applicativi lavorativi.
Sempre alla DaimlerChrysler AG è interessante il cercapersone, che permette anche di cercare le persone per progetti seguiti e non solo per cognome
Alla Dow Chemical Company hanno fatto un concorso tramite il quale chiunque poteva voltare un proprio collega segnalando la sua disponibilità, il suo spirito collaborativo, ecc. Attraverso questo sistema di segnalazioni incrociate (comunque supervisionate dai responsabili) i colleghi più segnalati hanno potuto accedere ad un sistema di incentivi economici.
Altri contenuti interessanti: la biblioteca virtuale, la prenotazione dei voli, l’assistenza IT direttamente tramite intranet. E’ da segnalare, sul piano della strategia, che ogni pagina della intranet evidenza il referente per le informazioni contenute.
Infine, la intranet presenta anche una serie di “comunità di pratiche”, ovvero di gruppi di lavoro interni accomunati da affinità professonali.
La Infosys Technologies (azienda indiana) presenta ogni 15 giorni delle interviste ai dipendenti. La intranet è divisa in sottosezioni di dipartimento, gestite direttamente da figure interne ai dipartimenti stessi (circa 100 redattori distribuiti!)
La JPMorgan usa moltissimo i video (ad esempio per aggiornamenti di marketing) e ha tutta una sezione per i neo assunti (beati loro che assumono…). Il cercapersone è molto completo e porta anche ad una pagina web personale di ogni dipendente, con informazioni approfondite e non solo lavorative.
Sembra banale, ma trovo interessate che alla National Geographic Society ci sia una pagina, con tanto di motore con il: “chi devo chiamare per…”. Questo è un altro di quei servizi “a costo zero” che però in genere sono di estrema utilità in azienda.
Nella intranet della Royal Society for the Protection of Birds ogni notizia riporta anche i riferimenti e la foto del referente/contributore, aumentando la trasparenza e la possibilità di contatto tra dipendenti mediata dalla intranet. La rassegna stamba viene fornita tramite un sistema di RSS collegato alle fonti di informazjone sulla Grande Rete.
Nel cercapersone è possibile cercare anche per “soprannome” del collega. Ogni pagina della intranet presenta un form di feed-back verso la redazione.
La intranet della Volvo Group è gigantesca, e i suoi publisher/contributori sono ad oggi circa 1.500, nei diversi spazi, seguendo un sistema coerente di template predefiniti.
Alcuni temi trasversali
Moltissime intranet (ad esempio quella di Comcast, DaimlerChrysler AG o Dow Chemical Company) forniscono sistemi di personalizzazione dei contenuti (“my alerts”, “My links”, “My favourites”, “My news” ecc), in modo che la home page si popola di spazi con contenuti redazionali e di spazi con contenuti decisi e filtrati dal singolo dipendente.
E’ interessante notare anche l’apertura ai comportamenti emergenti: molte intranet (ad esempio quella di Dow Chemical Company, Volvo o la Royal Society for the Protection of Birds)  inseriscono dei box con i contenuti più richiesti dai colleghi, rimettendo in circolo, in questo modo, l’intelligenza collettiva e fornendo un servizio di filtro automatico che seleziona e mette in evidenza le cose ritenute più importanti dai colleghi.
Molte intranet cominciano a pubblicare foto e gallerie fotografiche, usando poi questo materiale in vari modo (dalla foto del giorno alle gallerie personali)
Molte intranet usano degli “instant content” che popolano la home page e la tengono aggiornata in modo semiautomatico: previsioni meteo, quotazioni borsa, instant poll, calendari, foto del giorno, citazione del giorno.
Scampoli di 2.0
Le intranet mondiali cominciano ad utilizzare in modo abbastanza naturale anche le applicazioni 2.0., integrandole nella struttura generale della intranet e adattandole in modo creativo alle esigenze particolari di un contesto lavorativo.
All’American Electric Power usano i blog interni per portare avanti la “discussione della settimana”. Ogni settimana la redazione lancia un post con il tema della settimana e inizia così una discussione con i colleghi. Questo è un buon modo, a mio parare, di usare i blog in modo intelligente.
In Mircosoft ogni categoria di notizie è sottoscrivibile tramite RSS. Anche in questa intranet, con moderazione, vengono usati i blog interni
Nella intranet del National Geographic sono stati aperti alcuni wiki interessanti: ad esempio un o sulle donne esploratrici. Altri wiki sono quello sugli acronimi aziendali e quelli legati a specifici gruppi di progetto, che condividono in questo modo documenti e informazioni in modo facile e rapido.
Anche da loro un dettagliato sistema di RSS permette ai dipendenti di filtrare le informazioni su tutta la intranet.
Infine (ed è l’unico caso che ho visto fino ad ora) viene usato anche un sistema di podacsting interno per report e presentazioni.
Alla Royal Society for the Protection of Birds hanno creato un sistema di “carpooling” (dipendenti che danno un passaggio alla mattina ai colleghi) facendo un “mash up” applicativo tra il cercapersone e le mappe di Google; in questo modo è facile vedere le zone dove abitano i colleghi e contattarli per un passaggio. Ottimo!
Per ora è tutto.

apr
13

Un gioco da 500.000 dollari

Vi segnalo, grazie al blog di Roberto Cobianchi, il caso di studio di un’azienda Americana, (la Intrawest Placemaking) che ha creato una intranet dove tutti (dico tutti) possono scrivere.

Questo abbassamento drastico della soglia di accesso ha provocato un enorme afflusso di idee e progetti condivisi sullo spazio web interno, tra cui un’idea innovativa lanciata da un dipendente, (un nuovo sistema di posa del calcestruzzo, a quanto ho capito col mio pessimo inglese) che è diventata uno standard di produzione per l’azienda in tutto il mondo, facendole risparmiare centinaia di migliaia di dollari.

Bisognerebbe farlo leggere a quelli pensano che sono tutte cacchiate, che stiamo giocando ai comunicatori, che non vedono il ritorno economico o che, quando vedono un messaggio in un forum interno, dicono: “ma questo chi l’ha autorizzato?”. Beh, non sono tutte cacchiate.

Tante idee così così, qualche autentica puttanata, qualcuno che mena il can per l’aia, qualche perdigiorno. E poi un’idea innovativa che crea vero valore economico. Credo proprio che ci dobbiamo prendere tutto il pacchetto.

Ecco l’articolo.