Home » Intranet » e-learning

gen
27

Gamificare la intranet, siamo solo all’inizio

Il tema della gamification, ovvero dell’uso di meccaniche di gioco in ambienti non giocosi, si arricchisce continuamente di nuovi contributi e credo che, assieme a quello della intranet in mobilità, sarà l’argomento dominante nella progettazione intranet dei prossimi due-tre anni.

Su questo terreno c’è infatti spazio per molte sperimentazioni,  e cominciano ad uscire alcuni casi e molte idee. Sylvain Cottong, ad esempio, cita il caso di Google e della sua politica per le trasferte (i soldi che avanzi li puoi usare la volta dopo, donarli o farteli rimborsare) in un post dedicato proprio alla gamification nelle intranet sociali.

Ancora, Ellisa Calder spiega come usare la gamification in Sharepoint. Ad esempio, dice Ellisa, se vogliamo che le persone inseriscano bene i metadati nei contenuti pubblicati possiamo stabilire un set di Badge dedicati a questo argomento.

Ma naturalmente possiamo applicare meccanismi simili a tantissimi altri task. Ultimamente, ad esempio, mi è capitato di proporre di usare delle “coccarde” che appaiono automaticamente sul profilo del dipendente che conclude un modulo formativo in e-learning.

Credo che l’applicazione di queste meccaniche  sia alla fine molto più facile di quanto possa sembrare e, una volta rotto il ghiaccio, possa davvero funzionare, sempre che si sia fatto un minimo di studio preliminare dell’ambiente organizzativo.

Credo quindi che in futuro, di fronte ad ogni nuova iniziativa in intranet dovremmo chiederci:

  • quali contenuti dovranno essere prodotti?
  • chi dovrà produrli?
  • in quale forma saranno pubblicati?
  • quali comportamenti vogliamo incentivare?
  • Attraverso quali meccaniche di gioco?

Ne riparleremo, spero con qualche caso in più da esibire.

gen
9

10 step per un’e-learning sostenibile in intranet

Io davvero non capisco: sono passati quasi 8 anni (otto) da quando scrissi un post su come realizzare iniziative formative a costo zero sulla intranet (il post ebbe dei commenti interessanti).

Oggi mi guardo in giro e quello che vedo è, in primo luogo, la crescita di contributi teorici di livello sempre più alto: cito solo a titolo di esempio articoli come “Desiging training for organization 2.0” oppure, ancora più articolato, “A framework for social learning in the enterprise“, che contiene anche degli acuti schemi come questo:

 

emergent practices

E ispirate tabelle come questa:

get real jaycross

Non fraintendetemi, sono contributi seri e molto interessanti. Tuttavia, a dispetto dello speranzoso titolo della tabella precedente, devo dire che nella pratica non vedo molti cambiamenti dalla situazione di allora: le aziende sono ancora impantanate, spesso, tra la scelta di costose piattaforme all inclusive (che nel frattempo si sono moltiplicate come funghi), il non fare assolutamente nulla (la scelta prevalente) e l’adozione di spericolati modelli di edutainment proposti da solerti consulenti-milanesi-moderni (che non linko per decenza).

Ora, io credo ancora che si possano fare tante belle cose per la formazione su intranet, a costi ragionevoli e con risultati decenti: basta, come al solito, partire leggeri appensantendo le cose man mano che si ottengono risultati.

Per questo voglio provare, ancora una volta, a stilare un rapido vedemecum in 10 passi per la creazione almeno di un abbozzo di progetto sostenibile di e-learning in intranet.

Vademecum: i 10 passi per un’e-learning sostenibile in intranet

 

1) Passo uno: create un’area formazione. Sulla vostra intranet create un’area di primo o di secondo livello che chiamerete (guarda un po’) “Formazione”. In questa area dovrà andare tutto quello che riguarda la formazione. L’area sarà anche evidenziata in home. ovviamente, l’area sarà gestita in modo formale da qualcuno, incaricato di portare avanti tutto il progetto. Quel qualcuno sarà evidenziato nella sezione. La sezione conterrà una serie di sottosezioni, tra cui la sottosezione “Formazione online”.

2) Passo due: popolatela di informazioni di base. Cominciate inserendo nell’area tutto ciò che riguarda la formazione in azienda. Intendo cose come (in ordine dal più facile al più difficile):

  • i riferimenti per la formazione (mail, telefoni ecc);
  • i riferimenti dei centri di formazione (indirizzi, mappe, fotografie ecc);
  • come fare per partecipare ai corsi (policy, documentazione);
  • link di riferimento (interni e esterni, ad esempio ai questionari online di fine corso);
  • news sulla formazione;
  • il catalogo formativo diviso per aree;
  • il calendario dei prossimi corsi;
  • (in fase avanzata) la possibilità di iscriversi ai corsi.

3) Passo tre: inserite il materiale formativo statico. Cominciate a creare una biblioteca online con tutto il materiale formativo che avete a disposizione, catalogato e descritto. I materiali arriveranno da tre fonti:

  • settori e dipartimenti che possiedono manualistica (ad esempio il settori IT, ma anche il marketing e altri settori);
  • dispense dei corsi già effettuati (dovete farvi firmare una liberatoria dai docenti esterni che fanno formazione per voi);
  • semplici dipendenti che hanno creato manuali e vademecum e, su vostra richiesta, hanno deciso di pubblicarli a beneficio di tutti i colleghi.

In una fase avanzata del progetto, ciascun materiale dovrà essere:

  • commentabile;
  • votabile;
  • salvabile tra i preferiti;
  • collegato al profilo personale dell’autore nel caso di contributi di colleghi.

4) Passo quattro: definite la strategia per l’e-learning. A questo punto avete già il set minimo di contenuti per un’area formativa decente. Ora potete iniziare a pensare all’e-learning vero e proprio. Per farlo dovete adottare una strategia, e per adottare una strategia dovete mettere a fuoco bene una serie di cose:

  • chi sono i destinatari (meglio pensare sempre in termini di segmenti di popolazione omogenei piuttosto che dell’interna azienda);
  • in quale contesto operativo avverrà la formazione (persone al computer, venditori fuori sede ecc);
  • attraverso quali device dovrà essere fruita la formazione (pc, ntebook, totem, tablet, smartphone);
  • Quali sono le esigenze che si prestano meglio ad una formazione online (ad esempio formazione breve ad alto tasso di aggiornamento);
  • quali contenuti sono più adatti a essere trasformati in learning object (ad esempio contenuti informativi sui listini commerciali, il funzionamento di un nuovo software ecc);
  • da chi arriveranno i contenuti (ad esempio i product manager o l’help desk IT);
  • quali saranno i rapporti possibili con la formazione d’aula (ad esempio materiali preliminari da fruire prima dell’aula o forum post aula ecc) ;
  • quale tipo di interazione dovrà avvenire prima, durante e dopo i corsi (forum, esercitazioni, comunità di pratica post formazione ecc);
  • che tipo di vincoli dovrà avere il percorso formativo (superamento di test, livelli ecc);
  • come dovranno essere monitorati i risultati;

Impostare questa strategia è fondamentale per capire esattamente che cosa vogliamo ottenere, come vogliamo ottenerlo e di quali risorse dobbiamo dotarci.

5) Passo cinque: procuratevi il software. Per iniziare non avete bisogno di molto:

procuratevi Articulate (prezzo: circa 750 euro). Vi servirà per creare corsi fatti di “slide parlanti” di alta qualità, nei quali potrete inserire anche quiz intermedi e altre funzionalità interessanti. I tipi di Articulate tengono anche un loro bleg molto utile, nel quale trovate moltissimi consigli e trucchi per creare corsi efficaci con questo software.

Procuratevi Camtasia (prezzo: 23o euro circa). Vi servirà per tutto quello che è video-screencast e videotutorial, molto utili per mostrare funzionalità software e altre cose che avvengono su uno schermo.

Procuratevi Adobe Conncect (prezzo: dipende dalla soluzione scelta). Vi servirà per le aule virtuali, le web conference e tutto ciò che è comunicazione sincrona. Con questo software il docente potrà parlare in diretta a una platea di colleghi selezionati, mostrare slide in tempo reale, condividere lo schermo e chattare con gli allievi.

Ovviamente una volta in vostro possesso dovrete imparare a usarli, in modo da rendervi il più possibile autonomi rispetto a società di consulenza e specialisti vari.

6) Passo sei: create i materiali. Questo è il passo più complicato, perché richiede tempo e la disponibilità dei vari attori aziendali in qualità di docenti. Ovviamente comincerete con il creare pochi materiali scelti tra quelli che facciano da apripista organizzativo, aumentando man mano il loro numero. La creazione di questi primi materiali dipenderà ovviamente dalle strategia che avrete deciso nel passo quattro.

Facciamo finta che come primo step vogliate produrre:

  • un video-screencast di 20 minuti sull’uso del nuovo CRM;
  • una lezione di un’ora (voce più slide) sulla Legge 626;
  • un’aula virtuale sincrona di un’ora sul listino commerciale del nuovo prodotto dell’azienda.

In tutti e tre questi casi avete bisogno di contattare i tre docenti, spiegare loro le modalità di erogazione, lavorare fianco a fianco con loro per preparare la lezione o il video.

Una volta prodotti questi contenuti o, nel caso dell’aula virtuale, predisposto l’ambiente, i contenti possono essere messi nell’area della intranet e fruiti. Nel caso dell’aula virtuale dovrete invece comunicare ai colleghi l’indirizzo web a cui collegarsi a una data ora.

7) Passo sette: costruite l’interazione e aggiungete un pizzico di 2.0. Per ora abbiamo costruito un ambiente e lo abbiamo popolato di learning object. Manca ancora la possibilità di interagire, in primo luogo con il docente, ma anche tra i diversi allievi.

Per aggiungere questa dimensione potete operare in vari modi, ad esempio:

  • aggiungete un forum per ogni contenuto prodotto. Il forum servirà a fare domande al docente o a interagire orizzontalmente tra partecipanti;
  • aggiungete un wiki didattico, che sarà a disposizione degli allievi per creare contenuti (magari su input del docente), per commentare o per eseguire dei compiti prestabiliti;
  • create un gruppo chiuso online per ogni aula, anche tradizionale, in modo che le persone che hanno fatto formazione d’aula possano avere un correlato online a valle della formazione;
  • aggiungete una chat d’aula per chi partecipa ai vari corsi;
  • le possibilità di voto-commento che abbiamo visto al passo tre.

Le possibilità sono tante, e andranno stabilite prima, come set di possibilità, in coerenza con la strategia che vi sarete dati.

8) Passo otto: automatizzate e aggiungete funzionalità avanzate. Ora avete un ambiente che contiene informazioni di base, materiali statici, learning object e possibilità interattive. E’ già un bel passo in avanti. Ma man mano che l’ambiente cresce e gli utilizzatori aumentano aumenteranno anche le esigenze, le quali richiederanno sviluppi ulteriori, per consentire da una parte di automatizzare alcune attività e dall’altra di avere a disposizione funzionalità avanzate. Questi ulteriori sviluppi potranno riguardare, ad esempio:

  • l’iscrizione ai corsi, che potrà essere automatizzata via web;
  • la ricerca, che potrà essere potenziata con un motore di ricerca specifico;
  • i feed back, tramite questionari online da erogare a fine corso;
  • il portafoglio formativo di ciascuno, che potrà essere popolato in automatico una volta fruiti i corsi (e superati gli eventuali quiz). Parte di queste informazioni potranno anche essere rappresentate sul profilo personale;
  • l’accesso ai corsi, tramite una profilazione degli utenti rispetto ai diversi materiali inseriti;
  • il collegamento diretto con la intranet, tramite ad esempio una portlet sulla intranet che dà accesso diretto ai corsi e ai materiali a cui sono iscritto.

Anche in questo caso le possibilità sono molte e dipenderanno dalle esigenze specifiche dell’azienda così come dai vincoli di budget e competenze di sviluppo presenti. Ovviamente se siete a questo step di sviluppo (ma non prima) potete davvero pensare di dotarvi di una piattaforma di e-learning, come ad esempio Moodle, integrandola in modo forte con la intranet.

9) Passo nove: comunicate e sostenete. Un processo del genere, come tutti i processi mediati dalle tecnologie che cambiano un po’ le abitudini organizzative, vanno comunicati e sostenuti, specialmente nella fase iniziale. Un processo del genere lasciato a se stesso rischia di afflosciarsi anche se animato dalle migliori intenzioni. Per questo saranno necessari:

  • una comunicazione costante (via mail e via intranet) delle nuove possibilità formative, con modalità, istruzioni per l’uso e FAQ;
  • una promozione puntuale via web dei contenuti pubblicati, ad esempio con finestre sulla intranet che evidenziano l’ultimo corso o video screencast;
  • una promozione nei contesti fisici dove si fa formazione, accompagnano ogni corso con i riferimenti online;
  • riunioni e incontri costanti con i vari stakeholder, fornitori di contenuto e settori interessati per capire meglio che cosa va e che cosa non va.

10) Passo dieci: consolidate il processo e monitorate i risultati. Ok, adesso quello che vi resta da fare è inserire questa attività in modo stabile nella vita organizzativa in modo che, ad ogni nuova occasione, la possibilità dell’online sia sempre presente come un’opzione percorribile.

Se ci sarà una nuova iniziativa che richiede formazione dovrete sempre chiedervi (e chiedere agli stakeholder): la svolgiamo in aula, online o in aula+online? In questo modo l’attività online entrerà a fare parte stabilmente della vita organizzativa. Da ultimo, dovrete monitorare i risultati di queste iniziative, sia tramite i dati di accesso, sia tramite i questionari di fine corso e infine tramite uno specifico questionario sulle iniziative online che predisporrete ogni 6 mesi.

Ecco fatto. E’ difficile? Beh, forse un po’, ma non mi dite che non è possibile. Ci rivediamo tra otto anni e vediamo che è successo, ok?

dic
24

L’adozione della intranet 2.0 e i suoi dilemmi

C’è un aspetto che riguarda i social software interni e più in generale tutte le funzionalità avanzate di collaborazione e community che, fino a ora, non ero mai riuscito a chiarirmi: quanto dobbiamo lasciare libere le persone di adottare queste funzionalità e quanto invece dobbiamo costruire un contesto adeguato capace di dare un senso operativo a questi strumenti?

Naturalmente conosco bene l’importanza del community management, e io stesso battuto su questo tasto ripetutamente in questi anni. In buona compagnia peraltro: basta leggere ad esempio “Software is not enough“, di Rachel Happe o”6 Keys to Launching Successful Collaborative Intranet Groups“, o ancora “Enabling Participation: More Art Than Science“, solo per citare alcuni esempi, per rendersi conto di quanto sia diffusa la convinzione che sia *sempre* necessaria una qualche strategia di adozione.

Eppure c’è qualcosa che non mi quadra in questa posizione così netta: tutte le volte che un cliente mi parla del successo immediato del nuovo sistema di instant messaging o tutte le volte che leggo di come un qualche software di microblogging sia stato adottato seza problemi all’inerno di una certa realtà organizzativa, un campanello d’allarme suona nella mia testa.

In questo caso infatti non c’è alcuna “strategia di community management”, ma solo una logica Software as a Service (SaaS) nella quale un nuovo sistema viene messo online per fare fare ai dipendenti alcune cose (in genere comunicare) dopodiché vengono esaminati i risultati e i valutati comportamenti.

Come la mettiamo allora, SaaS o community management? Notate che le conseguenze della risposta influenzano l’organizzazione interna, il peso che le tecnologie assumeranno, le strategie di comunicazione e di analisi preliminare.

E la risposta è che queste due alternative non si escludono tra loro, e il dilemma tra “lanciare un software e vedere che effetto fa” e “costruire il contesto perché le persone lo utilizzino” è in realtà falso. Si tratta di capire che le due alternative sono in realtà due estremi di uno stesso spettro, nel quale vanno inseriti i diversi strumenti.

Spero che lo schema seguente mi aiuti a farmi capire:

Lo schema presenta:

  • nella parte alta gruppi di strumenti, in ordine di adottabilità SaaS;
  • nella parte bassa le relative strategie di adozione.

All’estremo sinistro dello spettro abbiamo gli strumenti che possono essere erogati in modalità SaaS, e man mano che ci spostiamo verso destra troviamo strumenti e funzionalità che necessitano sempre di più di modalità gestionali complesse.

Come vedete, all’estremo sinistro troviamo strumenti legati per lo più alla comunicazione, mentre all’estremo destro troviamo iniziative legate per lo più alla partecipazione attiva e alla produzione di contenuti. Come vedete, gli strumenti SaaS come la webmail o l’instant messaging necessitano in genere solo di policy e tutorial, mentre man mano che ci spostiamo verso destra le strategie di adozione diventano sempre più complesse.

Adottare in modalità SaaS un sistema di IM è quindi relativamente più “facile” che adottare gli RSS, che sono più facili della compilazione del profilo personale arrichito, il quale è a sua volta più facilmente adottabile dei commenti ai contenuti e così via, fino ad arrivare ai wiki o ai forum tematici.

Credo che questa soluzione, che vede SaaS e communtiy management lungo una linea di continuità, permetta di superare certe “anomaile di Kuhn” nelle quali talvolta ci capita di imbatterci (almeno per me).

Che ne dite? Intanto buon Natale a tutti.

mag
11

Moodlemoot 2008

Venerdì e sabato, assieme a Leuca, ho partecipato a Padova al Moodlemoot 2008, l’incontro periodico della comunità di sviuppatori e utilizzatori che si raccolgllie attorno alla piattarofma e-learning (open source) Moodle.

Non avevo particolari aspettative e proprio per questo l’evento mi è piaciuto moltissimo: tante persone simpatiche, tanta energia e tanti casi interessanti su cui riflettere.

Personalmente ero interessato all’utilizzo in ambito aziendale e di lifelong learning, a cui il convengo dedicava un’intera sessione: molto interesanti i casi di Aeronautica militare e delle comunità professionali in ambito agricolo (ve lo immaginate? ed è riuscito alla perfezione…).

Molto bello anche il caso di un’azienda manifatutriera che ha realizzato con Moodle un ambiente di autoapprendimento 2.0 (e parliamo di operai e tecnici di una piccola Impresa italiana, capito?). Ho seguito anche l’eseprienza  di Moolde per i funzionari della P.A. (progetto Parsec) gestito dal Formez e raccontato (anche ) da Michela.

Qualche considerazione a caldo:

1) La gente non sa fare le slide
E ne ho avuto una triste conferma anche in questo caso: beccatevi questi esempi, rubati col telefonino

slide_orribile_moodlemoot01

slide_orribile_moodlemoot02

2) C’è voglia di intranet
Molti casi presentati in realtà erano esempi di utilizzo creativo di Moolde per realizzare, di fatto, intranet aziendali e sistemi di knowledge sharing. Altra prova che le persone si arrangiano, in genere, con quello che hanno, anche se non sanno dare un nome alle cose.

3) L’univeristà è un altra cosa
La maggior parte dei progetti erano legati all’università. In questo ambito, in genere, le cose hanno una spinta maggiore ed il motivo credo risieda non solo nell’età dei partecipanti quanto nel fatto che gli studenti tendono ad aggregarsi e ad usare più facilmente questi sistemi, credo, perché fanno parte di comnità di pratica già avviate e con una pratica molto solida che condividono (studiare e laurearsi) al contrario di altre comunità che fanno più fatica a trovare un’identità.

Inoltre in ambito universitario cominciano ad emergere figure organizzative (tutor, docenti, facilitatori) che sono in grado di gestire in modo adeguato il processo.

Ma, come è emerso anche al convengo, anche le università sono di fornte ad un guado e non tutti i docenti capiscono cosa significhi realmente portare in rete i processi didattici.

Ok, ora parto per l’umbria dove mi attendono due giorni di corso (sopravviverò?)

Ciao

apr
2

Podcasting lacustre

Lo segnalo anche se sono d’accordo fino a un certo punto. Michael Rudnick, sul suo blog, cI dice che il podcasting può essere una buona occasione di comunicazione interna.

Io sono d’accordo ma gli esempi che propone (discorsi del CEO, avvisi sui benefit aziendali da parte di quelli delle Risorse Umane) mi sembrano un po’ scontati e poco interessanti. E’ come usare un tre alberi per fare il giro del laghetto.

Credo che il podcasting interno, anche tra gli specialisti d’oltreoceano, sia una pratica ancora tutta da inventare e un terreno di sperimentazione nel quale nell’immediato futuro ne vedremo delle belle.

Da parte mia propongo alcuni usi possibili (per ora solamente vagheggiati):

– La rassegna stampa mattutina, invece dei soliti pidieffoni da scaricare

– La formazione aziendale, tramite tool periodici da scaricare dalla intranet (pensiamo ai corsi di lingua, ma anche per argomenti tecnici legati alle esigenze locali)

– La raccolta delle pubblicità e degli spot radiofonici che vengono lanciati dall’azienda sui media mainstream

– Audioguide per visitare i reparti produttivi dell’azienda, per chi va in trasferta in altre sedi dell’azienda

– Audioguide tecniche che sostituiscano la manualistica per semplici operazioni di manutenzione su alcuni semplici impianti, per il personale dell’assistenza tecnica

– Gli audio delle convention

Vi vengono in mente altre idee?

gen
3

Anche l’e-learning verso il 2.0?

Per capirlo, alcuni formatori e ricercatori legati all’LTE di Firenze e alla mitica casa editrice Erickson. hanno cominciato a discuterne online.

Questi la sanno veramente lunga….Il loro blog è nato da poco, ma è una vera chicca…

nov
6

Ci sono. Evanescente, ma ci sono

Lo so, non aggiorno tanto in questo periodo. E’ che sono molto preso a immaginare il mio prossimo futuro e a coltivare la mia precaria autostima. Vorrei finire di rivedere il mio libro sulla comunicazione interna, sperando che finalmente qualcuno me lo pubblichi. Poi vorrei fare tradurre in inglese il mio libro sulle intranet. E vorrei diventare un saxofonista serio.

Poi vorrei insegnare all’università del Canton Ticino. E vorrei fare tante ma tante altre cose. Ma soprattutto vorrei finalmente costruire – ed erogare – un corso online sulle intranet (e state certi che prima o poi – da solo o in compagnia – ci riuscirò). A proposito: voi come lo vedreste un corso tutto in e-learning sulle intranet (diciamo della duarata – canonica – di 12 settimane)? Partecipereste?

Ma soprattutto: quanto sareste disposti a pagarlo? Il fatto è che forse (dico forse)  me lo dovrò fare tutto da solo (compreso acquisto-settaggio della piattaforma) e non so mica se mi conviene…

mag
17

A lezione di e-learning

Leuca, la mia socia, l’hanno intervistata sull’e-learning. C’è anche l’audio (con tanto di di sciacquone…)
:-D

feb
15

Smanettoni mondiali

Lunedì sono stato qui, alla conferenza mondiale delle Open University. 38 Paesi che discutono di e-learning, e succedono cose strane tipo l’indiano che discute con il giapponese sull’autorevolezza di un modello Wikipedia applicato alla formazione. Incredibile. Fichissimo. Ma la cosa veramente nuova che ho capito è che al mondo *nessuno* sa fare le slide. E’ stato veramente il festival dello smanettonismo di powerpoint. E ne andavano pure orgogliosi. Si vedeva.

Ma tipo, non so, che il croato aveva, in una slide, tipo 12 oggetti che si muovevano contemporaneamente, e i punti-elenco apparivano facendo una specie di menuetto interminabile. Ha ringraziato in pubblico la sua collaboratrice per la presentazione. Ammazza, che onore. il belga aveva slide con tre (dico tre) livelli di indentatura, e il tutto appariva come una grande macchia. Il grassetto sparso come concime rendeva il tutto una specie di labirinto di testi. Il pakistano (bellissimo intervento, peraltro, voglio andare in Pakistan) non aveva slide, ma in compenso leggeva (dico leggeva) l’intervento. In-sos-te-ni-bi-le. Il giapponese aveva uno sfondo diverso ad ogni slide, quindi prima giallo canarino, poi verde mela, poi rosa fuxia eccetera. I testi andavano da 10 pt a 48 pt, senza un motivo apparente. Nella presentazione dell’americano-coreano pezzi di testo erano riversati senza alcun ritegno sulle povere slide, fino a scoppiare. In generale le animazioni troneggiavano, beffarde e gratuite, su tutto. Ah, dimenticavo, tutto in inglese senza traduzione. E nessuno che batteva ciglio. Forse perché dormivano, non so (no, in realtà quello a fianco a me a un certo punto dormiva proprio). Ragazzi, c’è molto, ma molto lavoro da fare.

feb
9

PowerPoint, l’e-learning e moi

SlidermanOgni tanto mi ricordo di essere un creatore, nonché fruitore, nonché esperto di presentazioni in powerpoint (come risulta dal simpatico regalo qui a sinistra, fatto da un mio ex collega che saluto: ciao Luciano).

Insomma, mi ricordo di questo anche perché sta per partire un corso (creato da me)  tutto in modalità e-learning, sulla presentazione efficace con le slide.

Giuro che mi hanno chiamato loro. Io non ho mai cercato le slide: sono state sempre loro a trovare me, per quanto io mi nascondessi. E oggi mi hanno scovato in una nuova variante, ovvero come autore di un corso online.

L’e-learning è una cosa bella. L’e-learning è una cosa coinvolgente. L’e-learning è una cosa calda. L’e-learning non ha niente a che vedere con i CD-Rom, con la scuola Radio elettra, con le trasmissioni televisive che vanno in onda alle tre di notte. L’avevo solo intuito: ora comincio a capirlo.

Ne riparleremo. Per ora vi segnalo un bel po’ di risorse per chi è a caccia di consigli e trucchi per le sue presentazioni. Cominciamo a Beyond bullets (“oltre i punti elenco”), il bel blog curato da Cliff Atkinson, che ha anche scritto un libro sull’argomento. Proseguiamo con Presentation zen, il blog di Garr Reynold, un consulente che ha lavorato molto in giappone ed è appassionato di “Star wars”.  Anche gli articoli di Indezine non sono male. Per non parlare del blog di Tony Ramos (un po’ confuso ma ricco). Ottimo anche il blog Powerpointless.

Devo proseguire? In questa cavalcata infinita tra siti, articoli, libri e blog che parlano di presentazioni ho capito una cosa: negli Stati Uniti la “questione Powerpoint” è molto sentita ed è presa molto, ma molto sul serio.

dic
28

Voglia di e-learning

Credo sia passato un po’ sotto silenzio: secondo i dati dell’osservatorio sull’e-learning, giunto alla sua quarta edizione, il giro di affari dell’e-learning in italia si attesta, nel 2005, intorno ai 431 milioni di euro (+17,9% sul 2004). Cominciano ad essere cifre di tutto rispetto.

Tra l’altro, visto che il trend è in crescita costante e che nel nostro Paese c’è ancora molto (ma proprio molto) da fare,  la scelta professionale di dedicarsi ai contenuti per l’e-learning potrebbe essere uno sbocco concreto per tanti giovani neo-laureati umanisti. Capito ragazzi? Buttateci un occhio…

giu
9

Dentro il cooperative learning

Si parla sempre più spesso di apprendimento cooperativo. Ma come realizzarlo concretamente? Quali sono le condizioni che lo favoriscono e quali quelle che lo ostacolano? Questo articolo di Fabrizio Pivari (che non ricordo assolutamente come ho scovato) ha il pregio di affrontare più nel dettaglio le questioni legate al cooperative learning. Niente di stratosferico, non troverete modelli astratti e sofisticati, ma solo qualche buon consiglio (e non è poco). E almeno avremo tutti qualche cosa di concreto di cui (stra)parlare…

feb
23

Sintassi, semantica e pragmatica in rete

Originale, come sempre, la rivista on line Formare, che offre una serie di elementi teorici di buon livello assieme a ricerche empiriche di estremo interesse. Preso come sono, in questo periodo,  dai problemi legati a tutto ciò che, nella scrittura in rete,  “eccede” la scrittura stessa, vi segnalo, dall’archivio della rivista, questa interessante ricerca sulla pragmatica della comunicazione nei sistemi di e-learning. Non fatevi spaventare dalle parole e dai grafici: è tutto abbastanza semplice.  Prima o poi posterò anche io qualcosa sull’argomento. Ma non ora (Alcatraz mi chiama). Ciao

gen
10

Il Learning object non ci salverà

Molto interessante, su Indire, questa intervista a Giovanni Biondi sul ruolo dei learning object nella formazione a distanza.
Il senso è: affidare in toto a questi oggetti il peso della risposta alla domanda di apprendimento rischia di riprodurre, in maniera povera , il classico modello trasmissivo. Ma la rete è qualcosa d’altro, e i learning object sono validi solo se il contesto d’apprendimento è valido.
Dove “contesto” significa, in questo caso, cooperazione all’apprendimento.

apr
25

Formazione in rete: qualcosa si muove

Il tema della formazione e delle risorse didattiche in rete mi appassiona moltissimo (sarà la nostalgia dell’università…). Ad ogni modo rilancio, dopo la segnalazione di Ubik, il sito FAR, coordinato da Luciano Gallino, il quale ha coinvolto numerosi professori dell’Università di Torino in un progetto di formazione aperta e di didattica in Rete. All’insegna della massima libertà e con un approccio sperimentale. Nel sito potete assaggiare, ad esempio, il corso di Pedagogia Generale oppure di Psicologia sociale. Anche in questo caso siamo distanti dall’ortodossia dell’e-learning e dal modello Piattaforma-chiavi-in-mano, ma l’esperimento è entusiasmante.

Tra le tante risorse raccolte dai vari docenti, vi rimando, sulla base del mio personale interesse, ai testi integrali del “Tractatus” di Wittgenstein, della “Città del sole” di T. Campanella, del “Critone” di Platone.

apr
12

Idee per un e-learning artigianale

Non ho ancora capito se le famose “piattaforme” siano un vantaggio o un ostacolo alla diffusione dell’e-learning in Italia. Costano come uno yacht, sono più complicate di un razzo spaziale, hanno bisogno di manutenzione più di un albergo a cinque stelle e le persone che dovrebbero usarle le considerano poco più di un gioco da idioti. Colpa delle aziende produttrici? Dell’ignoranza manageriale diffusa? Buona la teoria ma pessima la realizzazione? Un po’ di tutto questo, certamente.

Certo, non bisogna fare di tutta l’erba un fascio, ma bisogna ammettere che la situazione, oggi, ha del ridicolo. E’ chiaro che poi le aziende non investono.

Ad ogni modo, eccovi qualche idea artigianale che supera in parte questi problemi. Non richiedono piattaforme ma solo un po’ di fantasia, buona volontà e un paio di colleghi smanettoni. Tutte testate di persona. Funzionano.

La slide parlante

Scaricatevi gratuitamente Publisher, poi prendete una web cam e fate fare al vostro docente una lezione in cui commenta le sue slide sul PC. Il tutto viene impacchettato e diffuso in intranet, un po’ come se fossero le lezioni del progetto Nettuno alla RAI. Se le lezione è molto lunga la si può spezzare in più parti per alleggerire il peso del download e permettere una visione granulare.

Si può anche aggiungere, nella pagina da cui si scaricano le lezioni, una bacheca di commenti da parte dei fruitori.

L’aula virtuale

Se ne parla tanto, ma si può realizzare con poco. Prendete il vostro docente in un’aula reale, lo riprendete con la telecamera e diffondete il segnale in intranet con un sistema come Net meeting: l’utente vedrà il docente, i materiali che il docente illustra, e potrà partecipare con una chat alla lezione. Il problema è la larghezza di banda del segnale. Trovate voi la vostra dimensione ottimale.

Il forum verticale

Avete un progetto o prodotto che dovete illustrare alla popolazione? Craccatevi un forum da internet (ce ne sono tantissimi…), lo inserite in una pagina intranet in cui mettete la documentazione del progetto da scaricare. Poi prendete il capo progetto, o il product manager, insomma chi ne sa veramente qualcosa, e lo mettete a disposizione come tutor, avvisando via mail tutti i partecipanti e gli interessasti della presenza di questa opportunità. Dopo un mese di discussioni, domande, approfondimenti, ecc. prendete questo materiale e lo trasformate in FAQ, o in capitoli di una lezione da scaricare. In questo modo la lezione è stata costruita da tutti (per inciso, questo è uno dei presupposti teorico-filosofici dell’e-learning).

Prendete tutto questo e racchiudetelo in una sezione della intranet che si chiamerà “Formazione”, in cui inserirete anche manuali, dispense, link utili, riferimenti interni aziendali.

Beh, quanto costa tutto questo? Nulla. Avete usato solo le competenze interne e le dotazioni aziendali, (posto che la vostra azienda abbia intranet, web cam, Pacchetti Office, ecc). Certo, non sarà la formazione con la F maiuscola di cui si vagheggia nei convegni sull’e-learning.

Non c’è la tracciabilità, il costruttivismo, la modularità, l’interoperabilità, la scalabilità, l’impedenza, ecc.. ma intanto avete portato a casa qualcosa. E, probabilmente, risparmiato dei soldi.

Se poi volete capire di più sull’e-learning serio, vi segnalo una delle tante risorse. Ma ci ritorneremo.

mar
9

Intranet e i suoi alleati

Un rapido post, rubato ai miei enormi casini di questi giorni, per segnalarvi l’archivio di Form@re, una webzine dedicata ai temi dell’e-learning e apprendimento in rete. Intranet, si sa, ha dei potenti alleati: i sistemi di knowledge management e i sistemi di e-learning. Questi tre oggetti vanno tenuti concettualmente distinti, anche se spesso e volentieri si trovano utili sovrapposizioni operative. Qui trovate modelli teorici, casi di studio, sperimentazioni, ecc. Ciao