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mag
11

Moodlemoot 2008

Venerdì e sabato, assieme a Leuca, ho partecipato a Padova al Moodlemoot 2008, l’incontro periodico della comunità di sviuppatori e utilizzatori che si raccolgllie attorno alla piattarofma e-learning (open source) Moodle.

Non avevo particolari aspettative e proprio per questo l’evento mi è piaciuto moltissimo: tante persone simpatiche, tanta energia e tanti casi interessanti su cui riflettere.

Personalmente ero interessato all’utilizzo in ambito aziendale e di lifelong learning, a cui il convengo dedicava un’intera sessione: molto interesanti i casi di Aeronautica militare e delle comunità professionali in ambito agricolo (ve lo immaginate? ed è riuscito alla perfezione…).

Molto bello anche il caso di un’azienda manifatutriera che ha realizzato con Moodle un ambiente di autoapprendimento 2.0 (e parliamo di operai e tecnici di una piccola Impresa italiana, capito?). Ho seguito anche l’eseprienza  di Moolde per i funzionari della P.A. (progetto Parsec) gestito dal Formez e raccontato (anche ) da Michela.

Qualche considerazione a caldo:

1) La gente non sa fare le slide
E ne ho avuto una triste conferma anche in questo caso: beccatevi questi esempi, rubati col telefonino

slide_orribile_moodlemoot01

slide_orribile_moodlemoot02

2) C’è voglia di intranet
Molti casi presentati in realtà erano esempi di utilizzo creativo di Moolde per realizzare, di fatto, intranet aziendali e sistemi di knowledge sharing. Altra prova che le persone si arrangiano, in genere, con quello che hanno, anche se non sanno dare un nome alle cose.

3) L’univeristà è un altra cosa
La maggior parte dei progetti erano legati all’università. In questo ambito, in genere, le cose hanno una spinta maggiore ed il motivo credo risieda non solo nell’età dei partecipanti quanto nel fatto che gli studenti tendono ad aggregarsi e ad usare più facilmente questi sistemi, credo, perché fanno parte di comnità di pratica già avviate e con una pratica molto solida che condividono (studiare e laurearsi) al contrario di altre comunità che fanno più fatica a trovare un’identità.

Inoltre in ambito universitario cominciano ad emergere figure organizzative (tutor, docenti, facilitatori) che sono in grado di gestire in modo adeguato il processo.

Ma, come è emerso anche al convengo, anche le università sono di fornte ad un guado e non tutti i docenti capiscono cosa significhi realmente portare in rete i processi didattici.

Ok, ora parto per l’umbria dove mi attendono due giorni di corso (sopravviverò?)

Ciao

apr
2

Podcasting lacustre

Lo segnalo anche se sono d’accordo fino a un certo punto. Michael Rudnick, sul suo blog, cI dice che il podcasting può essere una buona occasione di comunicazione interna.

Io sono d’accordo ma gli esempi che propone (discorsi del CEO, avvisi sui benefit aziendali da parte di quelli delle Risorse Umane) mi sembrano un po’ scontati e poco interessanti. E’ come usare un tre alberi per fare il giro del laghetto.

Credo che il podcasting interno, anche tra gli specialisti d’oltreoceano, sia una pratica ancora tutta da inventare e un terreno di sperimentazione nel quale nell’immediato futuro ne vedremo delle belle.

Da parte mia propongo alcuni usi possibili (per ora solamente vagheggiati):

- La rassegna stampa mattutina, invece dei soliti pidieffoni da scaricare

- La formazione aziendale, tramite tool periodici da scaricare dalla intranet (pensiamo ai corsi di lingua, ma anche per argomenti tecnici legati alle esigenze locali)

- La raccolta delle pubblicità e degli spot radiofonici che vengono lanciati dall’azienda sui media mainstream

- Audioguide per visitare i reparti produttivi dell’azienda, per chi va in trasferta in altre sedi dell’azienda

- Audioguide tecniche che sostituiscano la manualistica per semplici operazioni di manutenzione su alcuni semplici impianti, per il personale dell’assistenza tecnica

- Gli audio delle convention

Vi vengono in mente altre idee?

gen
3

Anche l’e-learning verso il 2.0?

Per capirlo, alcuni formatori e ricercatori legati all’LTE di Firenze e alla mitica casa editrice Erickson. hanno cominciato a discuterne online.

Questi la sanno veramente lunga….Il loro blog è nato da poco, ma è una vera chicca…

nov
6

Ci sono. Evanescente, ma ci sono

Lo so, non aggiorno tanto in questo periodo. E’ che sono molto preso a immaginare il mio prossimo futuro e a coltivare la mia precaria autostima. Vorrei finire di rivedere il mio libro sulla comunicazione interna, sperando che finalmente qualcuno me lo pubblichi. Poi vorrei fare tradurre in inglese il mio libro sulle intranet. E vorrei diventare un saxofonista serio.

Poi vorrei insegnare all’università del Canton Ticino. E vorrei fare tante ma tante altre cose. Ma soprattutto vorrei finalmente costruire – ed erogare – un corso online sulle intranet (e state certi che prima o poi – da solo o in compagnia – ci riuscirò). A proposito: voi come lo vedreste un corso tutto in e-learning sulle intranet (diciamo della duarata – canonica – di 12 settimane)? Partecipereste?

Ma soprattutto: quanto sareste disposti a pagarlo? Il fatto è che forse (dico forse)  me lo dovrò fare tutto da solo (compreso acquisto-settaggio della piattaforma) e non so mica se mi conviene…

mag
17

A lezione di e-learning

Leuca, la mia socia, l’hanno intervistata sull’e-learning. C’è anche l’audio (con tanto di di sciacquone…)
:-D

feb
15

Smanettoni mondiali

Lunedì sono stato qui, alla conferenza mondiale delle Open University. 38 Paesi che discutono di e-learning, e succedono cose strane tipo l’indiano che discute con il giapponese sull’autorevolezza di un modello Wikipedia applicato alla formazione. Incredibile. Fichissimo. Ma la cosa veramente nuova che ho capito è che al mondo *nessuno* sa fare le slide. E’ stato veramente il festival dello smanettonismo di powerpoint. E ne andavano pure orgogliosi. Si vedeva.

Ma tipo, non so, che il croato aveva, in una slide, tipo 12 oggetti che si muovevano contemporaneamente, e i punti-elenco apparivano facendo una specie di menuetto interminabile. Ha ringraziato in pubblico la sua collaboratrice per la presentazione. Ammazza, che onore. il belga aveva slide con tre (dico tre) livelli di indentatura, e il tutto appariva come una grande macchia. Il grassetto sparso come concime rendeva il tutto una specie di labirinto di testi. Il pakistano (bellissimo intervento, peraltro, voglio andare in Pakistan) non aveva slide, ma in compenso leggeva (dico leggeva) l’intervento. In-sos-te-ni-bi-le. Il giapponese aveva uno sfondo diverso ad ogni slide, quindi prima giallo canarino, poi verde mela, poi rosa fuxia eccetera. I testi andavano da 10 pt a 48 pt, senza un motivo apparente. Nella presentazione dell’americano-coreano pezzi di testo erano riversati senza alcun ritegno sulle povere slide, fino a scoppiare. In generale le animazioni troneggiavano, beffarde e gratuite, su tutto. Ah, dimenticavo, tutto in inglese senza traduzione. E nessuno che batteva ciglio. Forse perché dormivano, non so (no, in realtà quello a fianco a me a un certo punto dormiva proprio). Ragazzi, c’è molto, ma molto lavoro da fare.

feb
9

PowerPoint, l’e-learning e moi

SlidermanOgni tanto mi ricordo di essere un creatore, nonché fruitore, nonché esperto di presentazioni in powerpoint (come risulta dal simpatico regalo qui a sinistra, fatto da un mio ex collega che saluto: ciao Luciano).

Insomma, mi ricordo di questo anche perché sta per partire un corso (creato da me)  tutto in modalità e-learning, sulla presentazione efficace con le slide.

Giuro che mi hanno chiamato loro. Io non ho mai cercato le slide: sono state sempre loro a trovare me, per quanto io mi nascondessi. E oggi mi hanno scovato in una nuova variante, ovvero come autore di un corso online.

L’e-learning è una cosa bella. L’e-learning è una cosa coinvolgente. L’e-learning è una cosa calda. L’e-learning non ha niente a che vedere con i CD-Rom, con la scuola Radio elettra, con le trasmissioni televisive che vanno in onda alle tre di notte. L’avevo solo intuito: ora comincio a capirlo.

Ne riparleremo. Per ora vi segnalo un bel po’ di risorse per chi è a caccia di consigli e trucchi per le sue presentazioni. Cominciamo a Beyond bullets (“oltre i punti elenco”), il bel blog curato da Cliff Atkinson, che ha anche scritto un libro sull’argomento. Proseguiamo con Presentation zen, il blog di Garr Reynold, un consulente che ha lavorato molto in giappone ed è appassionato di “Star wars”.  Anche gli articoli di Indezine non sono male. Per non parlare del blog di Tony Ramos (un po’ confuso ma ricco). Ottimo anche il blog Powerpointless.

Devo proseguire? In questa cavalcata infinita tra siti, articoli, libri e blog che parlano di presentazioni ho capito una cosa: negli Stati Uniti la “questione Powerpoint” è molto sentita ed è presa molto, ma molto sul serio.

dic
28

Voglia di e-learning

Credo sia passato un po’ sotto silenzio: secondo i dati dell’osservatorio sull’e-learning, giunto alla sua quarta edizione, il giro di affari dell’e-learning in italia si attesta, nel 2005, intorno ai 431 milioni di euro (+17,9% sul 2004). Cominciano ad essere cifre di tutto rispetto.

Tra l’altro, visto che il trend è in crescita costante e che nel nostro Paese c’è ancora molto (ma proprio molto) da fare,  la scelta professionale di dedicarsi ai contenuti per l’e-learning potrebbe essere uno sbocco concreto per tanti giovani neo-laureati umanisti. Capito ragazzi? Buttateci un occhio…

giu
9

Dentro il cooperative learning

Si parla sempre più spesso di apprendimento cooperativo. Ma come realizzarlo concretamente? Quali sono le condizioni che lo favoriscono e quali quelle che lo ostacolano? Questo articolo di Fabrizio Pivari (che non ricordo assolutamente come ho scovato) ha il pregio di affrontare più nel dettaglio le questioni legate al cooperative learning. Niente di stratosferico, non troverete modelli astratti e sofisticati, ma solo qualche buon consiglio (e non è poco). E almeno avremo tutti qualche cosa di concreto di cui (stra)parlare…

feb
23

Sintassi, semantica e pragmatica in rete

Originale, come sempre, la rivista on line Formare, che offre una serie di elementi teorici di buon livello assieme a ricerche empiriche di estremo interesse. Preso come sono, in questo periodo,  dai problemi legati a tutto ciò che, nella scrittura in rete,  ”eccede” la scrittura stessa, vi segnalo, dall’archivio della rivista, questa interessante ricerca sulla pragmatica della comunicazione nei sistemi di e-learning. Non fatevi spaventare dalle parole e dai grafici: è tutto abbastanza semplice.  Prima o poi posterò anche io qualcosa sull’argomento. Ma non ora (Alcatraz mi chiama). Ciao

gen
10

Il Learning object non ci salverà

Molto interessante, su Indire, questa intervista a Giovanni Biondi sul ruolo dei learning object nella formazione a distanza.
Il senso è: affidare in toto a questi oggetti il peso della risposta alla domanda di apprendimento rischia di riprodurre, in maniera povera , il classico modello trasmissivo. Ma la rete è qualcosa d’altro, e i learning object sono validi solo se il contesto d’apprendimento è valido.
Dove “contesto” significa, in questo caso, cooperazione all’apprendimento.

apr
25

Formazione in rete: qualcosa si muove

Il tema della formazione e delle risorse didattiche in rete mi appassiona moltissimo (sarà la nostalgia dell’università…). Ad ogni modo rilancio, dopo la segnalazione di Ubik, il sito FAR, coordinato da Luciano Gallino, il quale ha coinvolto numerosi professori dell’Università di Torino in un progetto di formazione aperta e di didattica in Rete. All’insegna della massima libertà e con un approccio sperimentale. Nel sito potete assaggiare, ad esempio, il corso di Pedagogia Generale oppure di Psicologia sociale. Anche in questo caso siamo distanti dall’ortodossia dell’e-learning e dal modello Piattaforma-chiavi-in-mano, ma l’esperimento è entusiasmante.

Tra le tante risorse raccolte dai vari docenti, vi rimando, sulla base del mio personale interesse, ai testi integrali del “Tractatus” di Wittgenstein, della “Città del sole” di T. Campanella, del “Critone” di Platone.

apr
12

Idee per un e-learning artigianale

Non ho ancora capito se le famose “piattaforme” siano un vantaggio o un ostacolo alla diffusione dell’e-learning in Italia. Costano come uno yacht, sono più complicate di un razzo spaziale, hanno bisogno di manutenzione più di un albergo a cinque stelle e le persone che dovrebbero usarle le considerano poco più di un gioco da idioti. Colpa delle aziende produttrici? Dell’ignoranza manageriale diffusa? Buona la teoria ma pessima la realizzazione? Un po’ di tutto questo, certamente.

Certo, non bisogna fare di tutta l’erba un fascio, ma bisogna ammettere che la situazione, oggi, ha del ridicolo. E’ chiaro che poi le aziende non investono.

Ad ogni modo, eccovi qualche idea artigianale che supera in parte questi problemi. Non richiedono piattaforme ma solo un po’ di fantasia, buona volontà e un paio di colleghi smanettoni. Tutte testate di persona. Funzionano.

La slide parlante

Scaricatevi gratuitamente Publisher, poi prendete una web cam e fate fare al vostro docente una lezione in cui commenta le sue slide sul PC. Il tutto viene impacchettato e diffuso in intranet, un po’ come se fossero le lezioni del progetto Nettuno alla RAI. Se le lezione è molto lunga la si può spezzare in più parti per alleggerire il peso del download e permettere una visione granulare.

Si può anche aggiungere, nella pagina da cui si scaricano le lezioni, una bacheca di commenti da parte dei fruitori.

L’aula virtuale

Se ne parla tanto, ma si può realizzare con poco. Prendete il vostro docente in un’aula reale, lo riprendete con la telecamera e diffondete il segnale in intranet con un sistema come Net meeting: l’utente vedrà il docente, i materiali che il docente illustra, e potrà partecipare con una chat alla lezione. Il problema è la larghezza di banda del segnale. Trovate voi la vostra dimensione ottimale.

Il forum verticale

Avete un progetto o prodotto che dovete illustrare alla popolazione? Craccatevi un forum da internet (ce ne sono tantissimi…), lo inserite in una pagina intranet in cui mettete la documentazione del progetto da scaricare. Poi prendete il capo progetto, o il product manager, insomma chi ne sa veramente qualcosa, e lo mettete a disposizione come tutor, avvisando via mail tutti i partecipanti e gli interessasti della presenza di questa opportunità. Dopo un mese di discussioni, domande, approfondimenti, ecc. prendete questo materiale e lo trasformate in FAQ, o in capitoli di una lezione da scaricare. In questo modo la lezione è stata costruita da tutti (per inciso, questo è uno dei presupposti teorico-filosofici dell’e-learning).

Prendete tutto questo e racchiudetelo in una sezione della intranet che si chiamerà “Formazione”, in cui inserirete anche manuali, dispense, link utili, riferimenti interni aziendali.

Beh, quanto costa tutto questo? Nulla. Avete usato solo le competenze interne e le dotazioni aziendali, (posto che la vostra azienda abbia intranet, web cam, Pacchetti Office, ecc). Certo, non sarà la formazione con la F maiuscola di cui si vagheggia nei convegni sull’e-learning.

Non c’è la tracciabilità, il costruttivismo, la modularità, l’interoperabilità, la scalabilità, l’impedenza, ecc.. ma intanto avete portato a casa qualcosa. E, probabilmente, risparmiato dei soldi.

Se poi volete capire di più sull’e-learning serio, vi segnalo una delle tante risorse. Ma ci ritorneremo.

mar
9

Intranet e i suoi alleati

Un rapido post, rubato ai miei enormi casini di questi giorni, per segnalarvi l’archivio di Form@re, una webzine dedicata ai temi dell’e-learning e apprendimento in rete. Intranet, si sa, ha dei potenti alleati: i sistemi di knowledge management e i sistemi di e-learning. Questi tre oggetti vanno tenuti concettualmente distinti, anche se spesso e volentieri si trovano utili sovrapposizioni operative. Qui trovate modelli teorici, casi di studio, sperimentazioni, ecc. Ciao