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lug
2

Uno spiraglio nel firewall

A chi non l’avesse ancora fatto suggerisco di iscriversi al Worldwide Intranet Challenge (WIC), un gruppo su Linkedin promosso dal vulcanico Andrew Wright e dedicato interamente ai temi riguardanti le intranet; raccoglie moltissimi specialisti internazionali della materia, le discussioni sono molto pertinenti e avete modo di entrare in contatto con temi e problemi comuni in tutto il mondo.

Credo che nel nostro campo ogni iniziativa del genere sia una boccata d’aria fresca: dobbiamo cominciare a fare rete in tutti i posti disponibili, perché le intranet e i progetti Enterprise 2.0 stanno dietro i firewall aziendali e questo rende le cose molto, molto più complicate.

Tra le ultime segnalazioni del gruppo vi evidenzio la discussione riguardante il design della home page e quella sulle applicazioni killer della intranet. Inoltre qualche giorno fa Kevin Cody ha segnalato un PDF dedicato ai fallimenti dei progetti intranet. Potete scaricare il PDF da qui.

Buona lettura e buona iscrizione :-)

mag
26

Barcamp innovatori P.A.: ariecchime

Grazie al buon Gigi e ai ragazzi di theblogTV abbiamo anche i video delle interviste al Barcamp della P.A.

In questa ci sono anche io (sono decisamente sovraesposto mediaticamente in questo periodo). L’argomento non ve lo dico ma ve lo potete immaginare (purtroppo non è che mi capiti spesso di parlare d’altro in pubblico…)

mag
20

Intranet manager: un cocktail di attività

Ho parlato spesso del mestiere dell’intranet manager, mestiere che si è arricchito con l’arrivo dei social media, senza tuttavia cambiare in sostanza la sua fisionomia (alcune cose che ho scritto a riguardo le trovate qui, qui, qui, qui, qui )

Ora i ragazzi di CRM TV ne hanno ricavato un breve video, nel quale appare anche il sottoscritto

Giacomo Mason immagine intervista

feb
1

Che cos’è una intranet?

Qualcuno vuole aggiungere qualcosa a questa definizione di intranet di Richard Dennison? Io in genere comincio sempre le mie lezioni con questa domanda. Che per me resta aperta. Ma sono voltuto sare al gioco.

gen
28

TLC in presa diretta

Per chi è interessato all’introduzione delle nuove tecnologie e delle intranet in aziende di telecomunicazioni vi segnalo il blog Inside out di Richard Dennison, che racconta le esperienze quotidiane di un intranet manager in BT.

E per oggi proprio nun posso fà deppiù….-)

Ciao

gen
16

Lettera aperta al futuro intranet manager

Caro neo-laureato, che a volte mi scrivi per chiedermi consigli e che ti domandi, tu che hai studiato Scienze politiche, Lettere moderne, Sociologia, Filosofia eccetera, che ti domandi, dicevo, che cacchio di lavoro potrebbe mai essere quello di occuparti di intranet aziendali e se non sarebbe alla fine uno snaturamento e un ripiego rispetto al tuo talento e alle tue competenze.

Tu che hai combattuto mille battaglie e che vuoi dare il tuo contributo in questo Paese, tu che non sopporti quello che vedi in giro e che pensi che se andrai a lavorare in un ufficio comunicazione interna ti venderai al nemico.

Ho scritto questa lettera per te, per farti capire i vantaggi e le possibilità che offre occuparsi di intranet nella tua vita.

E’ un’esperienza che capita spesso agli umanisti (ed è capitata anche a me) quella di dover affrontare il mondo professionale legato al web e di pensare che sia una cosa da ingegneri o da informatici smanettoni, e poi scoprire che questo mondo ha tanti lati e che ciascuno può, un po’ magicamente, trovare una sua collocazione.

Questo è tanto più vero nel caso delle intranet, nella quali aspetti di comunicazione, informatica, design, gestione Risorse Umane, organizzazione del lavoro, community management, giornalismo, tendono a collassare (ed è per questo, caro neo-laureato, che è così raro trovare persone che sappiano portare avanti progetti di questo tipo: manca sempre qualche pezzetto).

Personalmente credo che questo tema sia destinato a crescere nei prossimi anni, ovviamente modificando progressivamente la sua fisionomia: le intranet del 1999 non sono le intranet di oggi e alcuni fenomeni esterni legati alla Grande rete influenzano anche le scelte che vengono fatte all’interno delle aziende.

E’ insomma un tema in grande fermento, e può essere un’ottima scelta per vari motivi:

1) E’ una palestra di project management. Gestire un progetto intranet richiede il coordinamento contemporaneo di diverse competenze, lo svolgimento in parallelo di diverse attività, la gestione di risorse umane, organizzative ed economiche. E’ quindi una crescita in ogni caso.

2) E’ facile valorizzare il proprio sapere e il proprio talento. Ci sono molti aspetti: applicativi, giornalistici, grafici, comunicativi, di relazione, di valorizzazione delle persone, di organizzazione. E’ quindi facile ritagliarsi un ruolo che rispecchi le proprie inclinazioni.

3) Costringe ad aggiornarsi. Non è possibile occuparsi di intranet se non ci si tiene costantemente aggiornati su vari versanti, dal web marketing alla sociologia del lavoro. E’ quindi un tema che, volenti o nolenti, ci tiene sul mercato.

4) Ci si misura con la parte più avanzata dei modelli organizzativi. Sempre di più il tema delle intranet si fonderà con quello dell’organizzazione del lavoro e dei nuovi modelli di azienda. Occuparsi di intranet significa allora affrontare di petto il tema del cambiamento organizzativo e quindi degli aspetti “hard” dell’attività aziendale.

5) Gli investimenti stanno crescendo. Sempre più aziende decidono che è arrivato il momento di passare ad intranet o di ristrutturarla. Certo, loro magari usano altri termini, ma il succo è lo stesso. Ed è necessario che ci siano persone che sanno come fare, perché è finita l’epoca in cui con la supercazzola ce la si cavava in qualche modo.

6) Gli oggetti di confine sono interessanti. Occuparsi di intranet ti dà modo di occuparti di molti “oggetti di confine” che sono a loro volta molto interessanti. Ne cito alcuni:

- L’-e-learning
- Il knowledge maangement
- L’e-commerce
- La Qualità interna
- Il giornalismo
- Il marketing e la pubblicità
- L’ergonomia cognitiva
- La sociologia del lavoro

7) E’ più facile sperimentare. Al contrario che in altri settori, maggiormente maturi e strutturati, su intranet c’è molta più possibilità di sperimentare e mettere alla prova le proprie idee. Cambiare le abitudini di un ufficio stampa o di un settore Relazione Esterne può essere relativamente difficile e frustrante. Fare passare l’idea di un blog interno, tanto per fare un esempio legato all’attualità, può essere relativamente più facile. Anche se non facilissimo (vedi punto successivo).

8) E’ una battaglia culturale. Il tema della intranet, che lo si voglia o no è un tema di frontiera e chiunque lo affronti sa che dovrà combattere.  Ma è anche uno dei terreni più promettenti per combattere una battaglia culturale nelle organizzazioni. Una battaglia per dare valore alla conoscenza, per valorizzare i talenti, per aumentare l’autonomia e la responsabilità individuale, per abbattere le gerarchie, per eliminare le “caste”. Intranet non è solo un argomento da ingegneri del software, ma un modo pratico e incisivo con il quale le nuove generazioni possono assolvere il loro compito storico, che è poi il compito di ogni generazione: uccidere i propri padri.

E i nostri padri, nelle aziende di oggi, si chiamano gerarchia, nepotismo, immobilismo, paura.

In bocca al lupo per tutto.

Ciao.

gen
7

Internal blogging rules

Toby Ward ha raccolto in giro un po’ di policy per il corporate blogging. elenca alcune di esse in modo esplicito

  • No all’anonimato. Ogni post deve avere il nome dell’autore, con un link alla sua mail
  • Ci vuole una frase che dica che il blog e i suoi contenuti sono frutto del punto di vista della persona e non solo e non necessariamente dell’impiegato.
  • Nel footer del blog ci deve essere un link alle policy relative alla privacy e alla confidenzialità delle informazioni, con implicita adesione di tutti
  • Ogni impiegato dovrebbe avere il consenso preliminare del suo capo per mantenere il blog
  • Il rispetto reciproco per la compagnia, i suoi clienti e impiegati è un fattore critico e dovrebbe riflettersi in quello che viene scritto
  • No al linguaggio insignificante: sviluppate una guida di stile che dia le linee guida rispetto al tono da usare (per esempio: professionale, ufficiale, conversazionale, senza gergo tecnico, ecc)

Ok ok, credo che alcune di queste siano discutibili, ed è anche vero che questi set di regolette per il corporate blogging stanno crescendo come funghi, ma è certo che, anche per il blog interni, una policy purchessia sia necessaria.

Quale potrebbe essere? Proviamo a elencare alcuni punti

- Se fai un blog interno ogni post avrà un link alla tua scheda sul cercapersone. Sei rintracciabile in ogni momento e tutti sappiamo chi sei.
- Se fai un blog interno spiega esattamente qual è il suo scopo, i suoi confini organizzativi, le sue modalità. Sia che parli di arti marziali perché sei un appassionato o del nuovo prodotto che segui come professional del marketing, comunque spiegalo fin da subito.
- Se fai un blog interno ti impegni ad aggiornarlo con regolarità, a fronte delle novità che capitano.
- Se fai un blog interno ti impegni a rispondere ai commenti dei colleghi. Anche quelli idioti, anche quelli di quelli che tu (e solo tu) reputi dei cazzoni.
- Se fai un blog interno avvisa i tuoi lettori che offese, illazioni e sarcasmi da quattro soldi potranno essere brutalmente cancellati. Siamo in azienda e siamo qui per collaborare. Se qualcuno vuole fare a botte, c’è il cortile esterno. Se qualcuno vuole
- Se fai un blog interno ti impegni ad essere completo: non solo testi ma anche foto, documentazione di progetto e tutto il materiale a supporto. Magari per te sono cose scontate, ma per i tuoi colleghi no
- Se fai un blog interno e qualcuno vuole partecipare come autore tu lo accetti con gioia e non ti metti a fare lo snob. Capito?
- Se fai un blog interno ti impegni ad usare un linguaggio adeguato al tuo pubblico di riferimento: se sono dei tecnici che appartengono alla tua tribù puoi usare il tuo gergo specifico, se sono un pubblico più vasto cerca di non usare gergo tecnico incomprensibile.
- Se fai un blog interno cerca sempre di specificare se quello che dici è un tuo punto di vista, da semplice collega o appassionato, o una posizione ufficiale dell’azienda. Se sei delle Risorse Umane e mi dici che quest’anno il budegt per la formazione si è ridotto, vogliamo sapere se è una voce di corridoio o un dato ufficiale.
- Se fai un blog interno ti impegni ad essere il più possibile trasparente e sincero verso le informazioni che dai sui progetti o le novità interne all’azienda che pubblichi. Se le cose fanno male lo dici, se le cose vanno a rilento ci spieghi perché. Eccetera.
- Se fai un blog interno e ti metti a fare polemiche con i colleghi lettori invece di aiutarli o a trattarli da idioti perché non ne sanno quanto te, la redazione ti chiude il blog senza che tu te la prenda
- Se fai un blog interno e a nessuno frega niente di quello che dici, la redazione ti chiude il blog senza che tu te la prenda.

dic
5

Quando il Wiki interno lo deve usare la mamma

Questo articolo, scritto da un dipendente, racconta come stanno andando le cose con il il wiki della Janssen-Cilag, di cui si è parlato recentemente.

Leggetelo con attenzione, perché racconta in prima persona i problemi e le sfide che si trova ad affrontare un’organizzazione reale alle prese con un sistema ad alto tasso di apertura e collaborazione come il Wiki.

Alcuni dati:

solo il 70% delle persone ha contribuito (e mi sembra comunque tanto)
l’80% delle pagine ha un solo contributore.

Il problema , insomma, sembra essere questo: il wiki è vissuto alla fine come una intranet tradizionale, nella quale c’è chi pubblica e chi legge. Inoltre, sembra ci sia una certa resistenza a pubblicare qualche cosa che non sia “finito”: le persone hanno resistenze a pubblicare work in progess.

Infine, c’è un problema di usabilità e il fatto che molti dicano di non aver tempo per pubblicare ha alle spalle una difficoltà d’uso percepita.

Ci sono comunque dei fatti positivi: le news, i progetti e le idee contenute nel wiki hanno nel tempo conquistato credibilità presso i dipendenti. Ma si tratta comunque di un utilizzo che rispecchia una mappa mentale degli utenti legata ancora in modo stretto ad una mentalità non apertamente collaborativa.

Guardate, questi sono problemi seri. Tuttavia il simpatico autore dell’articolo non vuole perdersi d’animo, e il gruppo di lavoro sta cercando di trovare delle soluzioni per favorire un accesso più semplice (ad esempio single sign-on e editnig immediato e facile) e incentivare la partecipazione.

Tra l’altro nell’articolo è presente il primo esempio di twitter interno (ebbene si), che è adesso in beta testing.

twitter_interno

Ecco due brani dall’articolo

“Il successo è determinato da quello che fai, non da quello che hai l’opportunità di fare. Implementare un wiki non è un successo, costruire un’organizzazione che prenda decisioni collettive e scriva contenuti in modo collaborativo lo è. La tecnologia può creare opportunità per cambiare il comportamento e allontanare il discorso da scuse (“è troppo difficile”) e ragioni (“è troppo rischioso”).”

“La formazione all’uso dei sistemi è importante, ma solo dopo che abbiamo fatto il possibile per creare un design a “zero training”. In un’intranet, l’utilizzatore finale è una persona come la tua mamma: disegnala pensando a lei!”

Che dire? In bocca al lupo ai questi ragazzi…

apr
20

Il ROI delle intranet? Eccolo.

Volete la prova che state lavorando bene e che state creando contenuti interessanti sulla intranet? Potete stabilire complicatissime metriche, ma la prova più certa e immediata è l’arrivo in rerdazione di mail come questa:

“Visto l’avvicinarsi della pensione mi chiedevo se è possibile da casa accedere al sito e continuare a seguire e interagire quanto di interessante state facendo. Complimenti e buon lavoro.”

apr
6

La roadmap di Intranetmanagement

Credo che, ogni tanto, si debba postare anche qualche cosa che giustifichi l’esistenza di questo spazio e il tempo che i suoi lettori generosamente gli dedicano.

E’ il caso di questa Roadmap che ho appena creato in vista di un progetto intraent che dovrò seguire totalmente dall’inizio. Ci sono, come è noto, precedenti illustri e questa roadmap ne tiene conto (così come tiene conto delle indicazioni di Nielsen). Ma è tuttavia rielaborata in modo originale, secondo la mia esperienza e la mia personale visione delle cose.

In essa trovate descritte tre dimensioni progettuali che corrono in parallelo: organizzazione, contenuti, tecnologia. Chi mi segue da un po’ di tempo sa bene che per me queste sono le tre macro-variabili da considerare in un porgetto intranet.

La roadmapa è oganizzata un po’ come le linee della metropolitana:

Linea azzurra: organizzazione

Linea rossa: contenuti

Linea verde: Design e tecnologie

In orizzontale trovate descritti alcuni strumenti o output da considerare. Le linee tratteggiate aiutano a scandire la dimensione tempoarle e i rapporti reciproci fra le tre dimensioni.

Intranet_roadmap

E’ ovvio che ciascun item della mappa ha una sua precisa dinamica e molto aspetti specifici da considerare (alcuni dei quali, a dire il vero, assai elaborati). Tuttavia, vista dall’alto, la mappa contiene (credo) quantomeno tutte le variabili e gli aspetti del progetto e vi potrà aiutare a costruire una intranet dall’inizio: dalle timide riunioni iniziali fino al suo lancio in “pompa magna”. Potete anche scaricare il PDF da qui.

Spero che possa esservi utile e, siccome mi è costata almeno tre miliardi di neuroni, aspetto fiducioso un vostro feedback…

:-)

mar
4

Intranet manager? Un lavoraccio, parola di Steptwo

Un bel paper, sul sito australiano steptwo, dedicato ai ruoli e responsabilità principali dell’intranet manager “medio”. Il paper elenca due tipi di ruoli:  Strategici e operativi. Vale la pena riportare i ruoli e le funzioni operative per intero

Contenuti

  • Scrittura, creazione, mantenimento, verifica, revisione, migrazione da altri sistemi da altri sistemi e meta dati.
  • Coordinare l’aggiornamento dei contenuti che arrivano da più parti.

Tecnologie

Responsabilità di coordinamento di grafici, sviluppatori HTML e di altre tecnologie web avanzate

CMS

Seleziona, implementa , controlla, gestisce e testa gli aggiornamenti del Content Management System, adattandoli alle esigenze specifiche

Comunità distribuita dei redattori

  • Supporto, addestramento, consigli, costruzione delle professionalità
  • Trovare i nuovi fornitori di contenuti e autori.

Analisi dei bisogni

Normali attività di rilevazione, sessioni di usabilità, stimolatore di cambiamenti migliorativi.

Design

  • Architettura delle informazioni
  • Layout delle pagine,
  • Design dei menabò

Policy

per la creazione, l’impaginazione, i processi di approvazione i workflow e controllo, i contenuti della hme page.

Contratti con i fornitori

controllare, negoziare ed implementare.

Day by day

Progettazione ed amministrazione quotidiane delle mansioni.

Gestione progetti

progettazione, amministrazione ed esecuzione delle iniziative Intranet.

Gestione del team

Bisogni quotidiani delle persone, sviluppo, recruiting, formazione.

Metriche di uso dell’intranet

Analisi degli usi e delle tendenze sul sito, rivedendo contenuti e qualità.

Ecco l’articolo. Da leggere attentamente (è anche scaricabile in PDF)

gen
9

Contro il neo-determinsimo tecnologico

Ma perché la discussioni che vorrei si sviluppassero sul mio blog attecchiscono invece sempre nei blogghe dell’altri?

Mistero. Ad ogni modo, vi invito a seguire questa discussione (post e commenti) perché credo che sia istruttiva. Le posizioni mi sembrano abbastanza composite ma chiare. Personalmente ripeto quello che ho sostenuto lì, ovvero: non credo al potere salvifico delle tecnologie in quanto tali, ancorché tecnologie 2.0.

Certo, devo ammettere che un wiki, rispetto ad un mega-portale, consente una maggiore “flessibilità interpretativa“ da parte delle comunità di utilizzatori, ma il punto non è questo. Il punto è che a essere deterministi, con la tecnologia, si rischia di fare veramente i conti senza l’oste.

dic
29

Intranet e politica (interna)

Un bell’articolo di Toby Ward su intranet e politica. Politica interna, ovviamente, quella continua guerra di posizione tra i vari settori che spesso succhia più energia della produzione stessa. Questa situazione esplode rapidamente con una intranet, che riguarda tutti i settori dell’organizzazione.

dic
28

Sei arrivata, e io ti aspettavo

Oggi è veramente un giorno strano per me.

Quando ho iniziato a fare questo lavoro di intranet manager avevo una serie di idee per la testa. Idee che riguardavano la collaborazione, le generazione di contenuti dal basso, l’autoregolazione, il prevalere delle conoscenze migliori, il mettere a fattor comune le esperienze, il bypassare le gerarchie e altre cose del genere.

Ho sempre sostenuto che una intranet dovesse aiutare le persone a lavorare attraverso la collaborazione e l’emergere di contenuti nuovi e interessanti, e che i “maga-portali” creati da una “redazione centrale” per una massa di inermi impiegati fossero solo una perdita di soldi e di tempo.

Ho sempre sostenuto queste cose; sapevo di avere intuito qualche cosa di profondo e di importante ma, a dire la verità, non avevo una chiara immagine di come tutto questo dovesse relizzarsi. Certo, con il web si possono fare molti tentativi, e io ho fatto molti tentativi usando il linguaggio, le metafore e la tecnologia di cui disponevo. Tutto sommato è andata abbastanza bene.

Oggi le cose sono cambiate, e quello che pochi anni fa poteva considerarsi visionario è oggi superato ampiamente dalla prosaica pratica corrente. Oggi abbiamo il linguaggio, le metafore e le tecnologie necessarie per fare tutto questo . Si chiama web 2.0.

un_esempio_di_intranet_2.0

Esiste un’azienda, a Seattle, di 1000 dipendenti, che ha creato una intranet totalmente 2.0. Le persone possono uploadare documenti e classificare le pagine aggiungendo i tag che preferiscono. I più popolari vengono evidenziati da una tag cloud e messi nella colonna di sinistra. Ogni dipendente ha la sua pagina personal, in parte riempita dall’alto e in parte aggiornabile da lui. Le persone non usano la mail ma un’istanza di Facebook per collagarsi tra di loro.

Il sito è un enorme wiki modificabile da chiunque. Le persone sono spinte a postare tutto il materiale che trovano in internet all’interno della intranet, usando Delicioous, Filkr e DIgg. Ogni dipendente può aprire un blog e i pipost più recenti appaiono nella home page. La home page stessa è costruita in modo da ospitare contenporaneamente contenuti generati dall’alto e contenuti emergenti.

Queso è l’articolo che ne parla, scritto da Andrew McAafee,  un professore della Harvard Business School, e potete giurarci che è una delle cose più importanti scritte in questi ultrimi anni sulle inranet.

Leggetelo e studiatelo con attenzione: non sono sogni di un visionario, ma solo la coerente applicaizone concreta di quello che  sta succedendo in giro.

Vi dico la verità: da una parte sono enormemente felice per questo ENORME passo in avanti e perché finalmente esiste un oggetto concreto che esprime tutte le aspirazioni che ho sempre avuto sulla intranet. Ma dall’altra sono anche un po’ storidito per aver pensato per anni a qualche cosa senza possedere un repertorio adeguato per esprimerla. Repertorio (di pratiche, metafore, tecnologie) che oggi comincia a diventare moneta corrente (anche se non in italia).

Per questo oggi è un giorno veramente strano per me.

dic
13

Se metti la foto, chiedi il permesso

E’ in vigore da tre settimane, ma l’ho saputo soltanto ora: Il Garante per la privacy ha emanato una direttiva per il trattamento dei dati personali sul luogo di lavoro. E’ citata anche la intranet aziendale (esattamente in questo punto).

Temo che bisognerà cominciare a chiedere le liberatorie…

nov
29

Scampoli della vita di Luca sulla Intranet ideale

Appena arrivato in ufficio, Luca apre il suo client di posta e scarica i messaggi. In realtà gli ha già dato un’occhiata rapida venendo in ufficio, dal suo cellulare. Poi apre il browser e si collega alla intranet aziendale. Guarda immediatamente se ci sono novità tra i feed che ha sottoscritto. Ce ne sono tre: una notizia sul nuovo piano di vendite scritta da Valentina, una collega della Direzione Centrale, una precisazione sulle ferie, scritta da Giancarlo dell’Ufficio Personale e l’avviso che una nuova video-lezione sul recente prodotto lanciato sul mercato è disponibile nell’Area “Formazione”.

Legge per prima la notizia sulle ferie e ringrazia pubblicamente Giancarlo per le precisazioni compilando il form di commenti in calce alla notizia; scarica gli allegati della notizia sul piano di marketing per sfogliarli più tardi (in genere le news di Valentina sono sempre interessanti e pertinenti) e apre la video-lezione, della durata di 15 minuti, girata da Franco, un collega del marketing strategico.

Ascolta e guarda con attenzione le novità (lui lavora nel supporto alle vendite, e la cosa lo interessa particolarmente) e alla fine apre il forum associato alla lezione per porre alcune domande di chiarimento: entro la mattinata, in genere, dovrebbero arrivare le risposte di Franco.

Dopo aver richiesto due giorni di ferie nella sua area di “amminsitazione” accede all’area “Documentazione”, dove sono presenti alcuni documenti nuovi, segnalati già in home: due manuali di funzionamento degli apparati (caricati nottetempo dai colleghi dell’Assistenza Tecnica) e un vademecum per un uso efficace della mail aziendale, caricato da un collega di I.T. Questo gli fa venire in mente che anche lui ha da tempo un documento su un progetto di vendita che vorrebbe condividere al più preso con gli altri. In serata lo caricherà (visto che è un po’ pesante è meglio aspettare che ci sia poco traffico sulla Rete).

Dopo aver smistato un po’ di posta e aver fatto un paio di telefonate apre l’area “Community” della intranet e va sulla sua pagina personale: nel forum tecnico c’è un messaggio dei una collega di Bari che lo ringrazia per il consiglio che le ha dato ieri sulla formattazione delle righe in Excel, nella’area ludica ci sono alcune nuove recensioni di dischi e libri e sul blog del Vertice c’è un nuovo post dell’Amministratore Delegato. Aggiunge un commento ad una recensione sulla quale è solo in pare d’accordo e si butta avidamente sul nuovo post dell’A.D. Si parla della nuova organizzazione del settore Vendite e della nuova articolazione territoriale. Legge con attenzione: chissà se poi queste cose le scrive veramente l’Amministratore Delegato…

Ad ogni modo, dopo averci pensato un po’, decide di commentare l’articolo perché alcune cose scritte proprio non le condivide. Nel pomeriggio entra nell’area del suo “Gruppo di lavoro virtuale”, che raccoglie tutti gli operatori del Supporto alle Vendite d’Italia. E da una settimana che vorrebbe chiedere delle cose Gianni, il tutor del gruppo ed esperto della comunità. Ma si accorge che la sua domanda è già stata fatta da un collega di Como. Legge la risposta di Gianni e lo ringrazia a sua volta. Non ha mai conosciuto Gianni di persona, ma è veramente un mito.

mag
18

Davide batte Golia 1-0

A volte la Storia ci dà torto, a volte ci dà ragione. Io ho lavorato come Intranet manager per anni all’interno di una grande azienda, Alcatraz. In questa azienda non ero l’unico a occuparmi della cosa: C’erano anche tanti altri settori e professionisti, gente con molto potere e molti soldi da spendere. E quando si parla di intranet viene sempre fuori la questione delle piattaforme, ovvero quegli oggetti che servono a gestire i contenuti. Ora, queste volpi dei Dirigenti IT volevano a tutti i costi stupirci con effetti speciali e con nuovi strabilianti oggetti.

Ed ecco che salta fuori la nuova super-piattaforma, chiamiamola “Macigno-costoso”. Ad ogni riunione si partiva magnificando le caratteristiche di Macigno-costoso, la Grande Piattaforma Universale dalla performance strabilianti. Certo, ci volevano 18 server e un team di gestione di 40 persone, ma la piattaforma era ottima. Solo che crashava ogni 4 minuti. Dopo due anni giravano le barzellette come con i carabinieri. Ad ogni riunione erano sempre tutti più incazzati. Specialmente noi, specialmente io, che nel tempo avevo costruito una piattaforma alternativa, chiamiamola “economica-piuma”. Io di piattaforme chiavi-in-mano ne avevo già fatta fuori una e mi sono sempre arrangiato costruendo e facendo costruire degli oggetti su misura.

Certo niente di stravolgente, ma stava su di un solo server e se qualche cosa non funzionava si cambiava e via. Niente: ci voleva Macigno-costoso. E giù a spiegare che noi eravamo dei dilettanti, che le aziende serie usavano piattaforme serie. “Certo”, dicevano, “oggi Macigno-costoso“ ha dei problemi, ma domani avremo l’integrazione universale dei dati. E poi ha molti vantaggi in più. Quali? Non si è mai saputo.

Ma intanto non funzionava neanche a calci nei polmoni, e anche la versione 6.0, quella che doveva risolvere tutto, si è trasformata nell’ennesimo buco nell’acqua. Ma non si poteva dire, perché se no i Dirigenti si arrabbiavano e si intristivano. Tre anni. Tre anni di schermaglie nelle quali mi sono giocato la carriera per dire cose che stavano sotto gli occhi di tutti. Ok, storia passata, io me ne sono andato e voi tenetevi Macigno-costoso.

Oggi vengo a sapere che il responsabile IT di Alcatraz (non un pisquano qualunque, ho detto il responsabile IT di un’azienda di 100.000 persone) ha riconosciuto che Macigno-costoso era una cazzata. Sembra che abbia detto: quelli di economica-piuma hanno delle performance migliori e non potremo mai competere: tanto vale che andiamo tutti su economica-piuma abbandonando macigno-pesante.

E tutti i Dirigenti e quadri, nel frattempo, quelli che dicevano cose come “Ma dove vuoi andare oggi, se non hai una cosa come Macigno-costoso” a dargli ragione,  a dire “e beh, ma questa cosa non è accettabile adesso basta non ne possiamo più e così via”. Gli stessi con i quali litigavo all’epoca. Domanda: ma perché abbiamo perso tre anni a litigare? Perché avete speso milioni di euro (milioni) e fatto perdere tempo a decine di persone e reso inefficiente un oggetto che doveva servire a 100.000 colleghi? Qualcuno pagherà per questo?

Va beh, oggi è un grande giorno per me. Ciao

mar
21

Per un uso sostenibile dello stagista

Cinzia, una delle tante tesiste che ho seguito nel tempo, mi confida che nell’azienda dove sta facendo lo stage (pagato, finalmente) si annoia a morte. Franco, altro neolaureato, mi parla di fotocopie. E altri miei allievi mi ripetono, periodicamente, la stessa solfa. Insomma: abbiamo brillanti laureati pieni di buona volontà che si ritrovano catapultati dal’oggi al domani in un’altra città, parcheggiati davanti ad un PC e nutriti da qualche polveroso organigramma da studiare o da qualche brochure che nessuno si degnerebbe di guardare. Perché?

La domanda è peregrina solo in apparenza: se lo stagista è trattato così, evidentemente, c’è sotto un idea del lavoro che forse va indagata meglio. Forse il lavoro è considerato troppo complesso per un novizo? La persona non conosce bene le procedure? Non vi fidate di chi non ha esperienza “sul campo”? Non scherziamo: forse avete un’idea troppo alta del vostro lavoro e un’idea troppo bassa degli altri. Quanto alle procedure…prima di diventare ‘procedure’ erano solo delle timide idee: forse però non ve lo ricordate più.

E allora vorrei provare a dare qualche indicazione per trattare meglio questa risorsa che, se ben usata, può dare un grande contributo al nostro lavoro.

1) Lo stagista non ha esperienza, ma proprio per questo è il miglior banco di prova per le nostre idee: ci dirà quello che pensa senza prudenze da quattro soldi e ci potrà fornire una visione fresca e non troppo compromessa dei nostri progetti.

2) Lo stagista è fresco di laurea, e per questo è il miglior candidato per confrontare i nostri metodi di lavoro con il più generale panorama accademico e dottrinale sull’argomento: potrà, se è il caso, fornire i dovuti approfondimenti e fare le dovute divagazioni. Guardate che non sono puttantate: tutto quello che facciamo, che lo sappiamo o no, sta sempre all’interno di un preciso “panorama”, ma questo panorama, spesso, lo ignoriamo perché troppo presi “al tornio”, a fare il pezzo. E’ bene che qualcuno ce lo illustri.

3) Lo stagista non è ancora invischiato nei nostri giochi politici da quattro soldi e può pertanto valutare in modo più sereno  i progetti e, soprattutto, lanciare delle idee che a noi non verrebbero mai in mente, causa la nostra irrimediabile autocensura. E’ un fattore di innovazione involontaria che va sfruttata.

4) Lo stagista ha voglia di lavorare: so che qualcuno potrà sorprendersi di questo, ma chi non ha sulle spalle anni di frustrazioni e tristi compromessi, chi deve mettere alla prova se stesso perché ha qualche cosa da dimostrare, lavora di più, meglio e con più entusiasmo. La cosa migliore per tutti, allora, è assecondare in tutti i modi questa insana pulsione. Poi passerà, ma per il momento perché non approfittarne, visto che ci guadagnano tutti?

5) lo stagista è molto più pronto di me e di voi ad affrontare i casi imprevisti: per lui tutto è nuovo, e quindi affronta le cose con una dose di energia cognitiva adatta a situazioni “di emergenza”, cosa che noi facciamo molto più raramente. Coglierà tutti i dettagli, sarà più pronto e, probabilmente, saprà elaborare meglio una soluzione, perché già orientato a risolvere in maniera creativa e divergente i problemi. Vorrei far notare di sfuggita che la vita lavorativa, oggi, non è fatta di compitini da svolgere, ma di emergenze da risolvere.

6) Infine, lo stagista ha un modo interiore, un modo che tiene dentro di se e che è la fotografia della vostra organizzazione. Quando vi fanno una fotografia digitate qual è la cosa che fate immediatamente? Non andate dal fotografo a vedere come siete venuti? Ecco, lo stagista vi ha fatto una foto: approfittatene.

Metteteli alla prova, portateli in riunione, dategli la parola quando potete, chiedete il loro parere, dategli degli obiettivi. Parlate con loro. Cercate di capire che cosa li motiva, che cosa  non gli quadra, che cosa pensano. Lo stagista è il vostro prezioso alleato, il vostro confidente, la vostra cartina di tornasole. E’ una persona laureata, intelligente e volenterosa. Buttatelo nella mischia, sommergetelo di lavoro, dategli delle sfide, guardate che cosa combina, provocatelo. Ascoltatelo.

Se userete così questa opportunità ci guadagnrete voi personalmente, ci guadagnerà l’azienda, ci guadagenrà lo stagista. In caso contrario, avremo sprecato un’altra occasione, producendo altri frustrati che giocano a solitario davanti al PC.