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Mar
26

La intranet e lo stagista in agrodolce

Ora, la notizia che Bricocenter cerca uno stagista per occuparsi della nuova intranet mi provoca sentimenti contrastanti: da una parte sono contento che le intranet siano uscite dalla fase “sono sistemi informativi da gestire lato server”, e mi rallegro che finalmente ci si ponga il problema dei contenuti e dell’efficacia comunicativa del progetto.

Dall’altra mi rendo mestamente conto che questi progetti restano ancora in una fase per così dire infantile, e per molti decisori interni si tratta alla fine di uno dei tanti “bidoni di benzina” da presidiare. E lo stagista casca a pennello (comunque, almeno in questo caso è previsto il rimborso spese).

Ma del resto la pervasiva polivalenza stagistica è una caratteristica ormai costante dello skyline aziendale e non ne farei neanche una questione di questo o quel progetto:  sono affamati, sono pazzi e soprattutto sono tanti. E i bidoni di benzina da presidiare non mancano mai.

Gen
22

Grafico, perché non parli?

Credo che tra le stranezze che dominano la letteratura internazionale sul tema intranet ed enterprise 2.0 meriti un posto di rilievo la compulsione infografica di Dion Hinchcliffe (che mi sembra sia pure peggiorata negli ultimi tempi).

Posso dire una cosa, molto sommessamente? Credo che questi grafici barocchi non solo dicano poco, ma in generale non facciano affatto bene alla causa.

Ecco :-)

 

 

The Changing DNA of Technology And Business

Big

Gen
18

L’onda di Forrester sul pianeta Terra

Ogni tanto arriva dall’iperspazio qualche società di consulenza internazionale che ci dice quali sono i software migliori in circolazione per gestire i contenuti aziendali. E’ il caso di Forrester, un’azienda che vive su Marte e che ogni tanto sforna i suoi mitici report.

Uno degli ultimi, relativo ai sistemi di Enterprise content management (ECM), ha il roboante di titolo di “the Forrester wave: Enterprise content management Q4 2011“.

Ora la mia domanda è semplicemente questa: perché nelle parti “fighe” di questi report (quelle in alto a destra per intenderci) devo sempre trovare prodotti che, quando me li ritrovo installati nelle aziende, suscitano, nel migliore dei casi, moti di ribrezzo nella maggior parte dei dipendenti?

Schema forrester ECM 2001

Le risposte possibili che mi sono dato per spiegare lo scarto valutazioni teoriche e esperienza quotidiana sono le seguenti:

1) il software è buono, ma in azienda è stato implementato male (da società di consulenza simili a Forrester)

2) il software è buono, ma per fare un’altra cosa rispetto a come viene usato (m siccome il software stava nel quadrante alto lo abbiamo preso lo stesso)

3) il software è “troppo” buono, e mentre ai dipendenti servono 3 cose lui ne fa 300 (e le 257 inutili sono tutte in primo piano rispetto alle 3 che servono)

4) il software è buono, funziona bene, ma si innesta su processi aziendali noiosissimi, e le persone associano la noia al prodotto, e non al processo (ok, questa è seria)

5) il software è buono ma solo in America

6) i Vendor pagano Forrester pr finire in questi report marziani

7) Ormai hanno messo quei nomi e si vergognano a toglierli.

Se vi interessa qui trovate il PDF da scaricare.

Gen
16

Le perle di saggezza di Bernabé

Ieri sera siamo stati qui, a sentire Negroponte e a rivedere un po’ di persone (che saluto ora visto che non le ho viste dopo).

Riporto in ordine sparso alcune perle di saggezza di Bernabè, (AD di Telecom Italia) perché ne vale davvero la pena:

– Il 97% degli italiani oggi hanno connettività. Se non si connettono è un problema di cultura.

– In California la connettività è di scarsa qualità, molto meglio l’Italia di San Diego o San Francisco, dove peraltro abbiamo una sanità che è davvero ottima.

– Telecom investe un casino in infrastrutture

– Siccome l’anziano non va su internet noi gli portiamo internet sul televisore così ci va

– Dei 26 milioni di italiani connessi in Rete almeno 22 sono su Facebook e questa è una popolazione che ha un’alfabetizzazione alta e un uso avanzato della Rete (sic, ma anche sigh, ma anche augh)

– In Italia c’è una sana concorrenza tra operatori telefonici che garantisce libertà di scelta e innovazione

Ok, ne ha detta anche altre che non ho fatto in tempo ad appuntarmi

Aggiungiamo il sorriso serafico, l’aria tranquilla da boss e da guru della Rete (ma chi gli ha dato questo ruolo non si sa), un gruppo di interlocutori che non ha battuto ciglio, a parte qualche timida e reverente osservazione di Sofri e  il povero Negroponte, (non ha caso uno che non riceve soldi da Telecom in forma diretta o indiretta),  che secondo me a un certo punto deve aver pensato che c’erano problemi di traduzione; infine, un quarto d’ora di pippa su Arpanet e le origini di Internet.

Ce ne siamo andati prima.

Apr
1

Il mio nuovo blog

Cari lettori, ecco il mio nuovo blog, (ovvero www.intranetmanagement.it) creato dopo più di 5 anni di frustrazioni e mal di pancia su Splinder. Mi raccomando di aggiornare i vostri feed, i vostri bookmark, i vostri link, le vostre blogroll, perché è questo l’indirizzo da cui il vostro autore scriverà d’ora in avanti.

Come potete vedere ho fuso assieme il vecchio blog e il vecchio sito, in modo da poter agevolmente aggiornare entrambi. E presto vi darò qualche aggiornamento sulle novità che ho inserito (e sto ancora inserendo) nello spazio.

E adesso due paroline a quelli di Splinder:
*****

Abbellii!!!

aò, la volete sapè ‘na novità? dopo 5 anni de bagni de sangue sono uscito dal tunnel della vostra stramaledetta piattaforma!!! Andate a zappare voi Drupal e tutta la generazione di smanenttoni che ci sta dietro. Avente finito di spadroneggiare sulla mia vita con la vostre assurde richieste.

Devo avere pazienza? State lavorando per me? Volete che passi ad un account pro? Ve lo scordate cocchidemamma, cominciate a fare funzionare quello che c’è invece di farvi le birre doppio malto.

Un saluto anche a vitafiorita, merendina76, sussurrodentro, poesiedellasera, cinninomiagolante e tutta la vostra simpaticissima comunità.

Adios

*************

Ok, chiusa parentesi. A Presto.

Dic
15

Usabilità e messaggi

I sacri testi ci dicono che l’usabilità passa anche per colori, segnali e messaggi. Questi tre elementi devono essere coerenti tra di loro e rispettare il “mapping” culturale degli utenti.

E allora che ne dite di questo bel messaggio del sito delle Poste?

massaggio sbagliato del sito poste

Mi fanno venire un collasso solo per dirmi che l’operazione è riuscita. Mah…

Dic
10

Tristezza Istat

Secondo l’ultimo rapporto Istat sull’utilizzo dell’ICT in azienda, il 22,7 delle aziende si avvale di intranet (e già questa è una notizia deprimente). Di queste:

“il 76,3% delle imprese che utilizzano intranet ricorre, in particolare, alla rete interna per la condivisione di documenti di lavoro, il 68,3% per la consultazione di materiale per la formazione e di manuali, il 60,1% per la diffusione di newsletter interne, il 59,3% per la consultazione di cataloghi di prodotti e servizi e, infine, il 36,6% per diffondere la strategia di impresa.”

Non vi sembra che in questo campionario manchi qualche cosa?

Va beh, qui trovate una delle tante fonti

Ott
8

Dubbi e certezze su Sharepoint

Mi fanno sempre sorridere le marchette aziendali che DataManager ci propone da anni. Questa si intitola nientemeno che: “SharePoint, il Web 2.0 diventa cultura aziendale“, e tesse le lodi di Sharepoint come ambiente adatto per l’enterprise 2.0. Ora io sono non ho alcun dubbio che il buon Gigi, citato nell’articolo, stia facendo un ottimo lavoro nella sua realtà (ne sono realmente sicuro) , ma da qui a considerare questo prodotto il nonplusultra per tagging, RSS, blog e Wiki ce-ne-pas-sa.

Ok, lo posso integrare con altra roba, ma allora che me ne faccio di una – costosa – suite? Insomma ho parecchi dubbi, a differenza del’entusiasta redattore di DataManager.

A scanso di equivoci dico subito che non sono un esperto: ho solo visto SP in azione e ho partecipato a qualche riunione di progetto. Anche nella verisone 2008 resta un buon documentale (specialmente se usi roba Microsoft in azienda) e un buon strumento per creare team site. Per il resto (dal CMS alle funzionalità 2.0) se avete un’esisgenza un po’ particolare (e *tutti* hano un’esisgenza particolare): “ehi tutto si può fare”. Basta avere tempo, soldi e server potenti. Auguri, se siete in tanti.

Ok, e adesso via con le critiche e i controesempi..

Ott
7

TV? TV aziendale? Ma sei sicuro?

Se c’è una cosa in cui veramente non credo è questa. Mettila un po’ come ti pare, ma si tratta fantastriliardi di soldi e un sacco di fatica per una cosa che non hai neanche il piacere di buttare nel cestino.

Spero ovviamente di essere smentito da fatasmagoriche applicazioni future, ma per il momento…mah.

Set
20

Aiuto, il social network parla di me.

Mauro Munafò, Mauro Munafò, Mauro Munafò, Mauro Munafò…Scrivo tante volte il suo nome in modo che si accorga che qui si sta parlando di lui. Mauro Munafò, Mauro Munafò, Mauro Munafò, Mauro Munafò..Perché faccio questo? Mauro Munafò, Mauro Munafò, Mauro Munafò, Mauro Munafò. Perché Mauro ha appena pubblicato un articolo su Repubblica nel quale parla, tanto per cambiare, dei “rischi” dei social network, in questo caso i – presunti – rischi di sputtanamento di fronte al futuro datore di lavoro.

Sembrainfatti che aziend e università stiano cominciando (in realtà le percentuali sono più basse di quello che mi aspettavo) a guardare i profili delle persone nei social network prima di fare i colloqui.

La notizia insomma è questa: i nostri spazi pubblici sono letti da qualcuno.  Accipicchia. Corbezzolini. Avete capito? Non vi sembra incredibile? E noi che pensavamo di poterla passare liscia. E no no no. Presto, correte subito togliere il vostro materiale compromettente!!!!

Non so se Mauro Munafò, (Mauro Munafò, Mauro Munafò, Mauro Munafò, Mauro Munafò) in questa ennesima opera di allarmismo si renda conto che è in buona compagnia con tanti, tanti, tanti altri gioranlisti “manistream” che si accorgono che esiste la Rete solo se ne devono segnalarne, in qualche misura, la pericolosità.

Pedofilia, pornografia, pirateria, phishing, spamming, virus e violazioni della privacy….Questa è la Rete per lorsignori e naturalmente  non si lamentino se poi le statistiche giocano a  loro favore. Ma per favore.

Sugerisco a Mauro Munafò di andare a sfrucugliare un po’ su Youtube: troverà sicuramente altri pruriginosi scoop per tenerci alla larga dalla Rete.

Ah, quanto avrei voluto commentare l’articolo direttamente sul sito di Republica ma ovviamente non si può. E allora: Mauro Munafò, Mauro Munafò, Mauro Munafò, Mauro Munafò, Mauro Munafò, Mauro Munafò, Mauro Munafò, Mauro Munafò, Mauro Munafò, Mauro Munafò, Mauro Munafò, Mauro Munafò, Mauro Munafò, Mauro Munafò, Mauro Munafò, Mauro Munafò…

Lug
6

Le favole della buona notte

Copertina libro De Biase Economia della felicitàCi sono alcuni libri che ci illuminano, altri che ci scuotono, altri che ci irritano fino all’inverosimile, altri che ci annoiano a morte. E c’è poi una categoria di libri che lasciano il lettore esattamente dove lo hanno trovato, forse con qualche briciolo di perplessità appena avvertita.
È il caso dell’ultimo libro di Luca De Biase “Economia della felicità”. Dalla blogosfera al valore del dono e oltre” edito da Feltrinelli.
Le tesi centrale del libro è che il sistema economico e il sistema dei Media sono in crisi e, così come sta nascendo un nuovo pensiero tra gli economisti di tutto il mondo fondato su un’altra idea dello sviluppo e della felicità, così sta nascendo un nuovo sistema di comunicazione tra le persone legato ai nuovi media, blogosfera in primis. De Biase vede in questi due fenomeni uno stretto collegamento, fondato sull’idea di dono, e impiega 190 pagine per illustrarcelo.
Nel farlo passa con disinvoltura dalla critica del PIL alla psicologia di Kahneman, dall’informazionalismo di Castells e Benkler agli studiosi della felicità, dai social network alla crisi dei media tradizionali, dall’epistemologia di Thomas Kuhn alla blogosfera.
Un’operazione di audace sincretismo. Riuscita? Eh, credo proprio di no.
Sarà la banalità inaccettabile con cui il tema della Rete e dei nuovi fenomeni emergenti vengono trattati, sarà la quasi totale mancanza di cifre e di fatti (ma non è questo che ci aspettiamo dai giornalisti?), sarà il modo quanto mai impressionistico con cui vengono passate in rassegna le posizioni di teorici dell’altra economia, degli studiosi a vario titolo interessati al tema della globalizzazione, di sociologi, epistemologi e premi Nobel.
Fattostà che il discorso di De Biase, lastricato di ottime intenzioni, finisce per rivelarsi poco più di una chiacchiera da bar intorno ad alcune buone letture che ciascuno di noi ha fatto, sta facendo o farà.
Il PIL che non basta più a descrivere le nostre vite, lo sviluppo come retorica ambigua, la felicità che torna al centro del dibattito economico mondiale, i fini che contano più dei mezzi, Google che premia sempre i migliori, i blogger come nuovi eroi che arricchiscono la Rete, i media tradizionali in crisi, l’immancabile cluetrain Manifesto, l’irrazionalità dei comportamenti dei consumatori, la ricerca del senso nel nuovo capitalismo, la mano invisibile deve essere regolata…Non manca proprio nulla.
E tutto si chiude in uno sconfortante esempio di neo-conformismo condito da millenarismi francamente fuori luogo.
Tra apocalittici e integrati, De Biase inaugura una terza via: l’apocalitticamente integrato: nel nuovo Mondo che descrive (o meglio che lascia intravedere) non c’è più spazio per i dubbi, e le voci critiche cessano improvvisamente: dimenticato lo strapotere delle grandi Corporation che oggi fanno il bello e il cattivo tempo sulla Rete sulle spalle dei contenuti generati dagli utenti; eclissati sempre più frequenti e imbarazzanti casi di inciuci tra questi stessi giganti e i governi locali assetati di censura; dimenticata la sempre più problematica questione della privacy (e del ben più importante principio di trasparenza asimmetrica, fondamento degli equilibri democratici), da sacrificare senza ombra di esitazione in nome del sacro network; dimenticato il sempre più eclatante digital/cultural divide che impedisce al 99 per centro della popolazione del mondo di partecipare in modo attivo (nel senso di De Biase) alla Rete (e quindi di che cosa stiamo parlando?); dimenticata la situazione, in certi casi imbarazzante di una blogosfera (in special modo italiana) per molti aspetti autocentrata, autocelebrativa, competitiva e poco propensa (altro che economia del dono..) a quel dialogo aperto di cui si vagheggia a piene mani; e, soprattutto, dimenticata la strutturale e ormai dimostrata incapacità della blogosfera stessa di costituirsi come nuovo soggetto di un cambiamento strutturale e di svincolarsi realmente dai media Mainstream.
Ma siamo davvero sicuri che la Rete ci salverà dall’egemonia del PIL? L’intenzione del libro è quella di dimostrare che è così, ma quello che esce è piuttosto una specie di favola della buona notte nella quale blogosfera, utenti, economia del dono, terzomondismo, teorici della decrescita, Google e OCSE, Taxisiti di New York e Amazon si tengono per mano ridendo allegramente.
Il risultato, lo dico a malincuore e con reale rammarico, è un pane fatto di briciole pescate tra fatti e gli autori tra i più noti del panorama nazionale e internazionale (non li cito per pudore), autori e fatti che qualunque addetto ai lavori conosce per dovere d’ufficio e che persino i non addetti ai lavori hanno in qualche modo masticato. Unico ricordo della matrice giornalistica di De Biase resta lo stile sincopato, quello che usa poche virgole e detesta i due punti per gettarsi. A capofitto. In. Un’orgia. Di punti fermi. Che detto per inciso, è il peggior regalo stilistico che il giornalismo di oggi lascia ai suoi lettori (Ilvo Diamanti docet). Il tutto condito con personalissime perle di saggezza di questo tenore:
In una fase di grandi cambiamenti è possibile che la rappresentazione mediatica e l’autorappresentazione della società si allontanino e appaiano sempre meno coerenti. E le domande, i dubbi, le paure, si moltiplicano. Per quanto si cerchino certezze, una questione latente sempre più importante pervade ogni descrizione sociale: che cosa ci accadrà, staremo peggio o meglio, come sarà il futuro?
Verrebbe da rispondere: eh, signora mia, che tempi, che tempi…
Forse potremmo chiederci quanta lucidità intellettuale siamo disposti a sacrificare sull’altare della promozione, nel nostro Paese, della cultura della Rete e della cultura della decrescita, ma soprattutto fino a che punto questa promozione deve spingersi sul pericoloso crinale della semplificazione e, in definitiva, della predica fuori luogo.
Credo che De Biase ci dimostri in modo quanto mai cristallino (e devo dire, nel suo caso, sorprendente) l’esistenza di una nuova “retorica della Rete” che, come tutte le retoriche, racconta una sua storia che si perfeziona nel tempo fino a bastare a se stessa. Non è questo che ci aspettiamo. Né dai maitre a penser né dai giornalisti.
È un vero peccato: un’altra occasione sprecata per fare della divulgazione seria nel nostro Paese, una divulgazione, cioè, capace di prendere le distanze dai clichè dominanti, in grado non scadere in vuoti tecnicismi e soprattutto in grado di dare una visione che sappia collegare in modo critico  passato, presente e futuro.
In questo caso la mancanza di Franco Carlini si fa sentire. Eccome.

Apr
29

(Non) notizie da Alcatraz

Mi commuovo sempre quando vengo a sapere qualcosa della mia vecchia azienda, specialmente se c’è anche di mezzo anche la intranet.

In questo caso si tratta piuttosto di una non-notizia, ovvero l’omissione, sulla intranet aziendale, di un qualsiasi riferimento alla recente morte sul lavoro di un collega, Antonio Carlino.

Dice che è per non deprimere il personale. Quello ancora vivo.

Gen
4

Dada Da-da, Tata Ta-Ta, Dada-dada Da-dà

Ormai è una specie gara a chi la lancia prima (la intranet 2.0) o a chi la spara più grossa (la notizia).

Va beh. insomma, mò è il turno di Dada che, secondo l’autorevole (?!?) Mytech ha “lanciato la intranet 2.0“. E come no (si metta in coda, prego… ).

Il nome è nientemeno che Tata 2.0 e lo screenshot è qualcosa che fa onore al miglior giornalismo d’assalto.

Dic
6

A piccole dosi

Ogni tanto vado sul fantastico blog della Grande Società di Consulenza, ma solo ogni tanto, perché se dovessi leggere costantemente questo blog passerei rapidamente dalla risata amara al fegato ingrossato per arrivare all’ulcera perforata.

Questo blog denuncia da anni, con ironia e amarezza, l’ingnoranza, la presunzione, la doppiezza, l’egoismo, il pressapochismo, la stupidità, il dilettantismo, la meschinità, la boria e la frustrazione che circolano negli ambienti aziendal/consulenziali (italiani?) e mi fa pensare che se Celine rinascesse probabilmente non si occuperebbe dei sobborghi di Parigi, ma andrebbe dritto dritto a lavorare in un’azienda del terziario avanzato italiano.

E pensate che sono più o meno tutte storie vere (l’ho chiesto a suo tempo all’autore).

Quest’ultima, che riguarda la progettazione del sito web del cliente, vale la pena di citarla.

Ott
29

Il link? E che devo fà tutto io?

Metti che uno legge su Repubblica questa notizia, che parla del vortice di spazzatura che infesta un’area poco frequentata del Pacifico.

Se ha un minimo di interesse farà una breve ricerca e troverà che questa cosa è conosciuta e, ad esempio, che Greenpeace fornisce una mappa interattiva del fenomeno e che Wikipedia ha una voce dedicata alla corrente che produce questo vortice disgustoso. Su alcuni blog ci sono anche delle foto, come qui.

Ok, fermiamoci qui. La mia domanda è: che cosa impedisce a un giornalista come Luigi Bignami, autore dell’articolo, di corredare il suo pezzo con questi materiali? Forse dovremmo considerare il suo articolo l’alfa e l’omega dell’informazione? O come un implicito spunto da cui partire per farci – da soli – le nostre ricerche? O come una cosa che Luigi Bignami ha saputo in esclusiva perché si è recato sul posto?

La cosa mi inquieta un po’ perché una delle cose che sentiamo dire (e che diciamo) in giro frequentemente è che quello che distingue il miglior giornalismo online dal giornalismo tradizionale è l’accesso diretto alle fonti e agli approfondimenti: scrivo il pezzo ma ti segnalo anche degli approfondimenti fighi, le fonti online da cui ho tratto la notizia, delle immagini o dei disegni che ho trovato in giro e che mi sembrano interessanti. Certo, mi prendo un impegno verso questi link che metto: ma è proprio per questo motivo che questa è una parte integrante dell’attività editoriale del giornalista, il cui valore si misura, come in ogni brava dinamica di rete, anche dalla qualità di link che segnala. E non è un optional: se sei bravo lo devi fà. O no?

Al di là delle polemiche mi piacerebbe sapere se tutto questo corrisponde ad una precisa policy editoriale (e credo di si) e in base a quale logica è stata redatta. Perché, ragazzi, qui stiamo parlando proprio dell’abc.

In ogni caso, per il momento darei un consiglio a Repubblica.it: di mettere alla fine di ogni articolo un piccolo disclaimer che reciti: “Ti intetressa questa notizia? Cercati pure altro materiale su Google e buona fortuna!.”

Mag
2

Io lavoro. Lavoro e basta (!?)

Ok, quando i lettori che mi hanno messo nel loro aggregatore scopriranno che i feed di Splinder sono fermi da due settimane avranno un sacco di cose da leggere (Splinder è veramente mitico, dovrebbe fare una joint Venture con Telecom Italia…)

Comunque, vi segnalo questo articolo di Andrew McCafee, che riflette su questa semplice domanda: le applicazioni di condivisione della conoscenza aziendale, (1.0 o 2.0)  sono una perdita di tempo per gli impiegati?

Ecco l’articolo.

Apr
18

Io lavoravo qui

E quante convention ho contribuito a organizzare in quella sede di Rozzano, quando stavo a Milano…Va beh, ho voltato pagina. Avrò fatto bene? Ancora non l’ho mica capito.

Ma una cosa è certa: sento veramente la mancanza di tutto il succoso gossip che in questo momento i miei colleghi staranno facendo  “da dentro” a proposito di quello che sta succedendo (e tenetemi al corrente, bastaaaaardi….).

Mar
23

Comunicazione non pervenuta

Leggiamo da questo comunicato stampa: “Sulla INTRANET del Ministero e sul sito www.pubblica.istruzione.it sono disponibili le risposte ai quesiti ad oggi pervenuti.”

Questioni aperte:

“Quesito” è molto diverso da “Domanda”?

“Pervenuto” è molto diverso da “Arrivato”?

Lo so, i puristi di qualunque parrocchia si indignerebbero anche solo per aver osato mettere sullo stesso piano parole con sfumature così diverse tra loro. E del resto è risaputo che nella lingua italiana non esistono sinonimi perfetti.

Nonostante questo nessuno mi può levare dalla testa che, se i testi sono tutti così, leggere la intranet del Ministero citato deve essere una barba colossale. Certo, il testo magari non farà una grinza, sarà anche giuridicamente “blindato”, ma credo che le persone lo avranno abbandonato molto prima di finirlo.

Come dire: l’operazione è riuscita, ma il paziente è morto.

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Grazie mille per la pazienza. E' l'Europa che ce lo chiede