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Feb
10

News from my soul

La musica è l’unica attività che mi permette di staccare veramente dal lavoro.

Certo, uso sempre il PC, ma usare Sibelius è come andare a Gardaland. Altro che PPT. E siccome su questo blog non ci facciamo mancare niente ecco a voi, direttamente da Scrbid, un nuovo brano che ho composto, basato sulla sequenza armonica di “What’s news?”, una classica ballad (qui soto una delle tante versioni)

L’istinto sarebbe stato di intitolarla “No news”, ma alla fine l’ho intitolata “News from my soul”, che mi sembra più ottmistica e in fondo rispettosa di me. Non è niente di più che un esercizio che faccio per la mia attività orchestrale (e il mio maestro ovviamente mi massacrerà), ma mi è costato tutto il giorno e ne sono un po’ soddisfatto. (che dici Gianluca, possiamo accontentarci? :-)

La versione è per strumenti i C. Se servisse il file per strumenti in Eb e Bb non avete che da chiedere: per me sarà un onore…

Ott
30

I want to “changes” my rhythm (narcissistic post)

Ma che blogger sarei se non vi mettessi puntigliosamente al corrente di ogni minima puttanata che faccio?

Perciò, rispettando la tradizione, vi sottopongo il brano che ho creato all’interno del laboratorio orchestrale a cui partecipo. Il brano (corretto dal nostro maestro) è una variazione sulla nota sequenza armonica Rhythm changes (detta anche Anatole, in Italia, e solo in Italia). Su questa sequenza armonica hanno composto i più grandi (da Parker a Rollins) e naturalmente non potevo non infilarmi anch’io giusto per rovinare un po’ sta lista di capoccioni.

anatole_mio_brano

Lo spartito contiene il tema, il background e la sequenza armonica (un po’ modificata in alcuni punti per motivi di background). Ecco dunque il PDF da scaricare della mia fatica.

Per chi fosse interessato fornisco anche il file in formato sibelius, per permettere tutte le manipolazioni del caso.

Ciao ciao

Ott
17

La mia CdP musicarella

Ok, non ve ne fregherà niente, ma io sono molto contento di questo nuovo spazio che ho messo in piedi per supportare il lavoro della Franknsteinband, l’orchestra jazz a cui partecipo.

Home_page_gruppo_frankenteinband

Ho usato google gruppi, che tutto sommato dà le funzionalità che servono.Per il momento è tutto abbastanza fico: abbiamo le nostre discussioni, inseriamo i nostri brani, il nostro maestro li corregge, creiamo pagine di aiuto e tutto è divertente e utile.

Non posso negare che questo sia anche un piccolo esperimento personale, per vedere come, all’interno di una Comunità di Pratica (e sfido chiunque a dire che questa non lo sia), si articoli la dialettica tra partecipazione e reificazione.

Staremo a vedere. Bye.

Ott
15

Come rimanere giovani

La giovinezza è una questione di ritmo interiore. E questo ritmo ha un nome: calypso.
Se verso metà del pezzo sentite che una voce dentro di voi dice: “vai, vai, vai…”, beh, c’è qualche speranza.

Mar
26

Angelo’s space

Ho conosciuto Angelo un po’ di anni fa, quando arrivai a Roma per la prima volta. Allora non ci capimmo: credo fossimo entrambi troppo rapiti dalla nostra storia per provare a uscire da noi stessi e confrontarci veramente.

Oggi molte cose sono cambiate: Angelo è il mio maestro di improvvisazione jazz e anche un amico. Il suo nuovo disco è un omaggio al jazz come non se ne sentivano da tempo. In fondo, un atto di generosità e di rispetto. E il rispetto merita rispetto.

Feb
10

Molto più di una nota

“Devi smetterla, quando provi a suonare una nota, di cercare di fare qualcosa. La nota è lì: è solo il tuo tentativo di suonarla che ti impedisce di farlo”.

Il mio maestro di flauto traverso parla così. E non è stato neanche in Cina ad imparare l’arte del Wuwei.  E’ un uomo capace di insegnarti molto di più di uno strumento. E lo fa con serenità e riserbo. La profondità ama nascondersi.

Nov
7

Usabilità e cantabilità

L’usabilità è un concetto potente. Talmente potente che è possibile ritrovarlo in moltissimi campi al di fuori del web. E’ come un grimaldello teorico che aiuta ad entrare nel cuore di alcuni processi creativi. Sembra incredibile, ma è cosi, ad esempio in musica. Ho composto, come esercizio, un brano (che vi faccio scaricare) , basato sulla sequenza armonica di uno sandard jazz arcinoto, ovvero “Autumn leaves“.

E nello scriverlo mi sono accorto di come alcune regole di composizione siano, in fondo,  delle regole di buona usabilità per la costruzione di temi musicali. Potremmo chiamarle regole di  “cantabilità“.

Un tema jazz, ad esempio, deve essere simmetrico, e conservare una struttura di fondo riconoscibile. Deve essere semplice, “cantabile”, appunto, e deve cercare di non “svolazzare” troppo all’interno del pentagramma, rimanendo entro intervalli piccoli. Deve appoggiarsi il più possibile su alcune note particolari degli accordi e deve ruspettare alcune convenzioni formali e strutturali. Ci sono molte altre regole, che in buona parte ignoro (essendo io, alla fin fine, un dilettante) ma non importa: nel crearlo ho capito alcune cose, non solo musicali.

Ho capito che la simmetria paga, e che non c’è atto creativo che non stia all’interno di un campo di vincoli (fisici, culturali, materiali, formali, convenzionali, matematici, ecc) dei quali tenere conto. Ed è proprio nella continua tensione tra le nostre intenzioni e questo insieme di  vincoli che nascono le cose che poi si danno alla nostra esperienza come belle, brutte, gradevoli ecc.

Ok, ho finito, vi lascio in compagnia del mio brano (del quale, se non si fosse ancora capito, sono nel mio piccolo soddisfatto). PDF da 150 kb.

spartito_di_leuca_promenade_by_giacomo_mason

Giu
16

Litanie armoniche parte 2

Perché nessuno mi ha mai spiegato che l’accordo di dominante lo posso sostituire con l’accordo della II spostato di mezzo tono sotto per fare la discesa cromatica? Perché nessuno mi ha mai spiegato, in anni e anni di studio, che linea portante nascosta sotto un anatole come I got rithm è una banale filastricca da cartone animato? Ma quante cacchio ne devo ancora scoprie prima di capire che ho studiato a cacchio tutti questi anni?

Giu
9

Come il cacio sui maccheroni

Niente, è che siccome ho scoperto quanto ci stanno bene la nona bemolle e la quinta + sugli accordi di dominante che risolvono sul primo grado, ci tenevo a comunicarlo…Certo, direte voi, bella forza, bastava leggersi gli assoli di Parker per capirlo, ma per trovare bisogna cercare

Mag
29

Vuoti nutrienti

Come ho più volte sostenuto, tutto ciò che ha importanza per noi non avrebbe senso se non in rapporto a ad ampie dosi di vuoto. Soprattutto nella comunicazione, nulla di ciò che esprimiamo avrebbe importanza senza questo elemento intangibile e potente. E non è detto che il vuoto vada per forza riempito. Il vuoto sta lì, a nostra disposizione per essere plasmato (e plasmare) la nostra comunicazione.

Pensate alle pause retoriche nel discroso, agli spazi vuoti nelle pagine web, al rarefatto stile narrativo di alcuni autori americani contemporanei (Carver, Ford, tanto per citarne due tra i più noti), alla necessità di non sovraccaricare una slide di troppo testo.

Il vuoto. Senza un buono uso di questo elemento non c’è comuniczione. E lo stesso vale per la musica. A questo proposito vi segnalo, da scaricare, una bella dispensa di Piero Quarta: “Il silenzio in musica“, che trovare sul sito della Scuola Popolare di musica di Testaccio. Tra l’altro è analizzato il famoso assolo di Miles Davis in “so what”, clamoroso esempio di uso del silenzio e delle pause nella costruzione della frase musicale.  Per appassionati, ma non solo…

Mag
27

Sta arrivando, eccolo che arriva…

Beh, ogni tanto bisogna farsi un regalo, che dite?

sax_soprano_yamaha_yss_675

Ho rotto il salvadanaio e oggi mi scappa di prenderloooo……

Nov
29

Dice dice lui…

L’ultimo singolo di Frankie è, come al solito di grande livello (il suo sito, invece, un po’ meno, ehm…). Frankie è davvero un artista della parola, della parola viva, orale, raccontata, vissuta, agonistica, e-ve-ne-men-zia-le (scusate, mi è scappato il parolone…). Due citazioni che meritano:

“Il tuo posto è in braccio a Sant Antonio, sei talmente anonimo che vieni superato da Sempronio…”

“Sei come sei, vali quanto una verruca messa all’asta su Ebay…”

E qui trovate il testo completo del brano.
Massimo rispetto, gente…

Mag
2

Don’t Explain

Stamattina mi sento così

Apr
14

Il verso di oggi

Se fossi un vero viaggiatore
ti avrei già incontrato

I. Fossati

Feb
10

Performance, esecuzione, prassi compositiva

il rapporto tra oralità e scrittura non riguarda solo il linguaggio alfabetico ma anche, ad esempio, quello musicale. Leggete in proposito questo interessante articolo sulla prassi compositiva di Frank Zappa.

Set
9

Filava l’amianto del vestito del santo: sulla postmodernità di Rino Gaetano

L’opera d’arte, si sa, è il composto indissolubile della produzione individuale e dell’infinita serie di letture che essa inaugura a partire dal suo prodursi. Non si darebbe opera se non esistesse una serie infinita di interpreti disposti ad assegnargli, di volta in volta, nuovo senso e nuova vita. L’evento artistico è, in questa prospettiva, una condizione “a posteriori”, che si realizza attraverso gli occhi di generazioni di interpreti estetici. In questo senso risiede la sua “polisemia”, ovvero la sua capacità di produrre nuovo senso. In questo senso la sua, diciamo, eternità. E’ successo per Platone, è successo per Dante, è successo per i pittori fiamminghi. Beh, sta succedendo anche per Rino Gaetano.

Raccolte di canzoni, festival alla memoria, gruppi che ne eseguono i brani. Articoli, rassegne, eventi. E tanta simpatia intorno ad un cantautore calabrese che ha vissuto una brevissima stagione di successo interrotta bruscamente dalla sua prematura scomparsa. Rino Gaetano è uno degli autori più creativi e misteriosi prodotti dal nostro laboratorio nazionale: non tanto per il contenuto specifico della sua opera ma, come dicevamo e come spesso avviene nel campo della storia dell’arte, per l’ambigua quanto altalenante vicenda della sua fruizione e della sua “lettura”. Incompreso, ignorato, compreso male, difficilmente schematizzabile, rivalutato, osannato, consacrato. Non si sa ancora se di destra o di sinistra, se populista o aristocratico, cantava, o meglio gridava, in una romanità posticcia storie di vita del suo tempo (la fine degli anni ’70) alternando cultura alta e bassa, visioni globali e patemi locali, frammenti di vita e biografie immaginate, Storia e cronaca in una paratassi artistica difficilmente dominabile. Oppure comprensibilissima.

Ci domandiamo allora perché sentiamo cosi vicino a noi questo cantautore così calato nel suo tempo eppure così distante, così popolare e così aristocratico, così allegro anche se sentiamo, in questa allegria, come un eco tragico e contraddittorio. La risposta, a mio avviso, sta in un concetto che nasce all’interno della storia dell’arte ma che si è allargato fino a diventare una categoria concettuale potente. Un concetto che più volte abbiamo avocato in questo blog, ovvero il concetto di postmodernità.

Rino Gaetano è un autore profondamente post moderno: lo è nello stile, nelle sue intenzioni, nei suoi effetti. A questo proposito riporto, prendendolo da un bell’articolo in rete (presente anche una buona bibliografia) i caratteri principali attribuibili alla postmodernità, rispetto al cosiddetto “modernismo”:

Modernismo – Postmodernismo

romanticismo/simbolismo — patafisica/dadaismo
forma (congiuntiva,chiusa) — antiforma (disgiuntiva, aperta)
finalità — gioco
progetto — caso
gerarchia — anarchia
controllo/logos — finimento/silenzio
oggetto d’arte/opera finita — processo/performance/happening
distanza — partecipazione
creazione/totalizzazione/sintesi — decreazione/decostruzione/antitesi
presenza — assenza
concentrazione — dispersione
genere/confine — resto/intertesto
semantica —retorica
paradigma — sintagma
ipotassi — paratassi
metafora — metonimia
>selezione — combinazione
radice/profondità — rizoma/superficie
interpretazione/lettura — controinterpretazione/fraintendimento
significato — significante
leggibile — scrivibile
narrazione/grande histoire — anti-narrazione/petite histoire
codice principale — idioletto
sintomo — desiderio
tipo — mutante
genitale/fallico — polimorfo/androgino
paranoia — schizofrenia
origine/causa — differenza-differenza/traccia
Dio Padre — Spirito Santo
metafisica — ironia
determinatezza — indeterminatezza
trascendenza — immanenza

Gioco, caso, anarchia, partecipazione, decostruzione, antitesi, paratassi, metonimia, significante, ironia, indeterminatezza…Pensate a canzoni come “Berta filava”, “il cielo e sempre più blu”, “nunteregghepiù”, “Sfiorivano le viole” e molte altre.

Rino Gaetano è, nella sua intera proposta artistica, uno squarcio postmoderno nella tarda modernità della canzone d’autore italiana, con tutte le conseguenze ermeneutiche che questo ha comportato e comporta tuttora da parte dei suoi lettori .

Rimane un quesito aperto: è possibile, per una sorta di proprietà transitiva e metonimica delle culture, attribuire a tutto quello strano periodo che furono la fine degli anni 70 nel nostro paese una caratteristica complessiva di postmodernità? E, se sì, la sua riscoperta in questi anni, in quanto moda svuotata di significato, non rappresenta forse una sorta di paradossale nemesi storica?

Apr
13

I cantautori e l’aura di Benjamin

La canzone d’autore è probabilmente una delle più alte forme di arte del nostro Paese. Dico sul serio.
Pensateci: non esistono tanti cantautori come in Italia. Ma non è solo un discorso legato alla quantità: la canzone d’autore è una vera e propria “forma” artistica, al pari della pittura o della scultura, e noi italiani tendiamo a usare quella, perché è quella che conosciamo meglio. Del resto mentre nell’800 in tutta Europa si sfornavano romanzoni, magari pubblicati a puntate sulle riviste (quindi popolari, come Dostoevskij) da noi esisteva e fioriva il melodramma.
Ancora oggi molti anziani semi-analfabeti, in Italia, conoscono a memoria le arie della musica lirica. E, insomma, qualcosa vorrà dire.

Insomma, una cosa del nostro DNA culturale. E, come tutte le vere forme d’arte ha avuto i sui precursori, i suoi innovatori, i suoi maestri, le sue correnti, le sue contaminazioni, le sue forme manieristiche, le sue scuole, i suoi momenti minori, le sue piccole rivoluzioni. I suoi dissidenti, i suoi eretici e i suoi cani sciolti.

La canzone melodica, legata ancora al mondo della lirica, (C. Villa, N. Pizzi) cede il passo agli urlatori (il clan di Celentano ad esempio), alle contaminazioni beat (C. Caselli) mentre c’è chi la modifica “dall’interno” usando gli stessi canoni melodici portati all’estremo per andare oltre, molto oltre, arrivando al jazz (L. Tenco).
La stessa Mina prende un brano cantato melodicamente da Jonny Dorelli (“Nessuno, ti dico nessuno”) e lo trasforma, lo stravolge, lo rende assmilabile alla nuova generazione, in uno scisma che si consuma dolcemente. Fioriscono le contaminazioni territoriali (De Andrè con Brassens, Gaber con Brel) e artistiche (Guccini che utilizza il dolce stil novo, ancora De Andrè che pesca nella narrativa americana, Gaber che pesca a piene mani dalla filosofia contemporanea e gioca con la psicanalisi..)

Insomma, un gran casino. Ora se è questa è una forma d’arte deve avere un suo linguaggio. Qual è il linguaggio della canzone d’autore? La musica spesso è derivata da altre forme (dal beat, dal rock, dal country, dalla musica lirica, dal progressive anglosassone) e quanto alle parole…avente mai provato a leggerle senza musica?

– Mi sono innamorato di te perché non avevo niente da fare

– E scappò via con la paura di arrugginire, il giornale di ieri lo dà morto arrugginito

– Mi guardo intorno e sono tutti migliori di me

– Ti cerco un po’, prendo una birra, e un altro po’ d’amore se ne va

– E che ridicolo che è incontrare i loro volti: “come va, che stai facendo”, ti dicono ridendo

– Un gran senso di vita, vorresti fermarlo, ma è tardi. E’ già tra i ricordi

– Atrii a piastrelle di stazioni secondarie

– Tu con le tue bianche mani, sembri un sogno lontano, ma sei come le altre

Beh, non è la stessa cosa..E ho usato alcuni tra i versi più belli che io conosca. In realtà la canzone d’autore resta un mistero, che si può svelare, secondo me, solo se facciamo riferimento alla cultura orale, ovvero ad una cultura dell’evento, contrapposto all’oggetto. Walter Benjamin parlava in un suo famoso saggio, della perdita dell’aura nell’opera d’arte, ad opera della sua riproducibilità tecnica.Ecco, la canzone d’autore è, e resta, al di là della sua riproducibilità, piena di “aura”, nel senso di Benjamin.

Buon ascolto.

Apr
11

Perché i Doctor 3 sono bravi

I “Doctor 3” sono tre jazzisti abbastanza famosi, se si può parlare di fama all’interno dello sfigato ambiente jazzistico, popolato da sfigati squattrinati segaioli, che dopo avere studiato con la testa china per vent’anni, se va bene, ed essere capaci di produrre cose che fanno venire la pelle d’oca, si ritrovano a suonare per venti persone e 50 euro se va bene (per la cronaca: se cercate donne, soldi, successo, non entrate nel mondo del jazz. Solo per questo vi amo jazzisti…), beh, questi tre hanno fatto un gruppo, i Doctor 3 appunto.

E già questo è stano: nel jazz sono rarissime le formazioni stabili. Si contano sulle dita di una mano. Il resto è composto da anime individuali che peregrinano con il loro strumento e si ritrovano, talvolta, a suonare assieme sulla base di un grande “Altro” che è la musica jazz.

Ora che ci penso, questo mi ricorda i blog…

Va beh, insomma, questi qui, i Doctor 3, invece un giorno si ritrovano e dicono: noi siamo bravi, siamo bravissimi, ma dobbiamo guardarci intorno. Noi suoniamo il jazz ma perché, dico perché dobbiamo rinchiuderci in questo recinto armonico-ritmico-melodico, che poi la gente dice “che palle sto jazz…”?

Parliamoci francamente, cosa rimane più impresso nell’orecchio dell’ascoltatore medio che non è stato iniziato alle sfigate alchimie matematiche del jazz? Cosa si fischietta mentre ci si fà la barba? Le sequenze II-V-I? I temi di J. Coltrane? E tu Danilo guardami in faccia: sei un mostro di bravura, un poeta del pianoforte, uno dei migliori d’Europa, ma quanti ti conoscono in Italia? Danilo, non barare, i parenti non contano…

Insomma questi si mettono d’impegno e cominciano a studiare i temi delle canzoni pop, della musica tradizionale, della canzone d’autore, della canzone melodica italiana. Prendono Domenico Modugno, Sting, i Led Zeppelin, i Beatles. Usano Caludio Baglioni, Sakamoto, Peter Gabriel. Gli U2. Da lì ripartono per ricostruire un percorso jazzistico che vada oltre il jazz. Usano questi temi, li ripropongono, li stravolgono, li ammiccano, li ricompongono. E fanno jazz. E’ questa la cosa grande.

Beh, un trionfo. Migliore formazione jazz del 1999, se non erro. Umbria jazz. Insomma, un grande successo. Finalmente il jazz scende dal piedistallo e ritrova i suoi ascoltatori, riscopre le sue radici popolari e si mostra come un complesso meccanismo capace ancora di stupire e emozionare. Finalmente il jazz. Finalmente.

In vacanza, con i miei amici non jazzisti, ascoltavamo i Doctor 3. Loro riconoscevano i temi, ed erano felici. Anche Io ero felice.

Grazie Doctor 3.

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Grazie mille per la pazienza. E' l'Europa che ce lo chiede