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Ott
18

Sei un lavoratore autonomo, e devi solo morire

Sei un lavoratore autonomo, e devi solo morire.

Sei un lavoratore autonomo ma non sei avvocato, architetto, notaio o medico. E neanche idraulico, elettricista o falegname. Magari sei web designer, archeologo, traduttore, grafico, pubblicitario, copywriter, pubblicista, videomaker, formatore, sviluppatore php, disegnatore, architetto dell’informazione, consulente aziendale, fotografo. Appartieni a uno stano contenitore che i tuoi genitori, ma anche l’INPS o il TG3, non hanno ancora imparato a riconoscere. Lavori col Computer.

Sei un lavoratore autonomo e lavori da casa. Ma questa condizione non assomiglia all’idea che ti eri fatto quando stavi in ufficio, non corrisponde al quadretto pigiama-computer-frigorifero. Ti svegli alle 7.00 e alle 20.00 alzi la testa e dici “toh”. Ti chiedono il venerdì sera le cose per lunedì mattina sapendo che le avranno. La tua casa assomiglia a un ufficio, mangi davanti al pc. La domenica puoi fare le slide in santa pace.

Sei un lavoratore autonomo perché c’hai la partita Iva. Quando eri privo di partita Iva, nella tua condizione di allegro dipendente o di cupo disoccupato, la Partita Iva ti sembrava un segno distintivo di professionalità, uno stigma del mondo dei seri lavoratori. Dopo un po’ ti accorgi che  partita Iva significa solo meno rogne per chi ti dà lavoro e tanti soldi che devi versare ogni trimestre. Anche se non ti hanno pagato. Ogni tanto puoi dire dei no, toglierti qualche soddisfazione, ma la maggior parte delle volte dirai di sì.

Sei un libero professionista, ma non sei un professionista libero. Le tue fatture giacciono da 6 mesi al ministero, e non c’è un cazzo che tu possa fare. Ti sei fatto la pensione integrativa, hai l’assicurazione sulla vita, sei stai fermo 6 mesi non si ricordano di te neanche i tuoi familiari. Non solo la banca, ma anche la Findomestic ti rifiuterà un finanziamento per il PC, per concederlo invece a tuo nonno pensionato a 600 euro al mese. Hai l’ansia.

Sei un lavoratore autonomo e non hai orari, assistenza, albi professionali, casse previdenziali, reti. Sei lasciato a te stesso, sei la quintessenza della condizione liquido-moderna di baumaniana memoria. Fai parte dell’ingranaggio ma non appartieni a una Classe, lavori duro ma non fai parte di un Popolo; nessuno scenderà in piazza per te, e tu non saprai mai con chi scendere in piazza. Fai parte della famosa “Moltitudine”, ma questo non ti tranquillizza, perché con i concetti filosofici non sempre si arriva a fine mese e la moltitudine va bene nei libri di Toni Negri ma non quando devi rivendicare un diritto.

Sei un lavoratore autonomo e devi essere sempre costantemente bravo e aggiornato se no nessuno ti richiamerà. Ma anche così ogni tanto qualcuno ti chiama e ti dice che hanno tagliato il budget, se ne riparla l’anno prossimo. E tu inventi, perché inventare è il tuo mestiere. Ti aggiorni, a tue spese, perché è l’unica cosa che puoi fare.

Sei un lavoratore autonomo ma non sei un parasubordinato, un cococo, un cocopro, un coccodè. Macché, tu fai un lavoro cognitivo in autonomia, cosa che non ti renderà simpatico a nessuno. In realtà non lo sai che cosa sei, fino a che non gli devi dare il 27% di INPS e il 27% di IRPEF e allora ti accorgi che c’è qualcuno che conta davvero tanto su di te.

Sei un lavoratore autonomo e non aspettarti la solidarietà di nessuno: non si dà solidarietà ai fantasmi, agli invisibili. Non sei un disoccupato quindi niente Santoro per te, non sei un precario, quindi niente Epifani-Bonanni-Angeletti per te.

Sei un lavoratore autonomo, e devi solo morire.
Oppure no. Oggi c’è qualcuno che sa bene chi sei e sta provando a cambiare le cose. Si chiama ACTA (Associazione consulenti del terziario avanzato).

Se ancora non li conosci fatti un giro sul loro sito, oppure su Facebook, su Twitter, su Linkedin o su Friendfeed.

Se ti sei riconosciuto nelle cose che ho scritto sono sicuro che non te ne pentirai.

Apr
1

In cerca di screenshot per il mio nuovo libro

Cari amici e lettori, so che non sto aggiornando questo blog che pure mi ha dato tante soddisfazioni e che non dovrei trascurare quantomeno per educazione,  ma sono alle prese con il mio nuovo libro, che dopo mesi e mesi di titubanza mi sono deciso a scrivere, e sto in apnea compulsiva come da copione. Il libro si intitolerà (ma guarda un po’) “Intranet 2.0” ed è una specie di manuale di gestione dei processi e dei tool collaborativi in azienda, con un occhio alle community, alla governance, alle funzionalità.

Vi dico subito che ho attinto a piene mani dalle cose che ho pubblicato in questi 6 anni sul blog quindi, lettore, se sei un mio fedele seguace puoi evitare di comperare il libro.  :-))

In realtà ho iniziato a scriverlo anche perché ho un buco lavorativo in parte cercato da me e in parte provvidenziale. Del resto, lavorare per non essere pagato, cosa che mi capita sempre più di frequente, non era la mia principale aspirazione come freelance.

Ma veniamo a noi. Mentre qui fuori stanno potando i miei ulivi e io qui dentro scrivo il mio libro sono alle prese col problema di trovare screenshot adeguati per supportare le cose che vado dicendo nel libro. Ho preso molto materiale dai miei contatti e dalla letteratura internazionale, ma sarebbe molto bello poter corredare il volume con qualche altro esempio italiano rilevante. Per questo vi chiedo, o lettori, se avete degli screeenshot interessanti tratti dalle vostre intranet che riguardano le funzionalità che elenco sotto e siete in grado di condividerli io sono qui.

Le immagini che inserirò, nell’eventualità, saranno corredate da una didascalia con l’indicazione “Per cortese concessione di nome persona – nomeazienda)

Di seguito elenco le funzionalità intranet per cui sto cercando screenshot:

  • Profilazione spinta (riconoscimento utente e visualizzazioni diverse
  • Commenti alle news
  • Commenti ai documenti
  • Voti di utilità ai contenuti
  • Personalizzazione: links
  • Personalizzazione: widget in home
  • “my page” con propri contenuti e iscrizioni
  • Rss dei contenuti
  • Notifiche via mail sui contenuti
  • Tagging sui contenuti
  • Comportamenti emergenti sui contenuti (più visti, più commentati, più votati ecc)
  • Profilo personale “arricchito” (vedi i miei post relativi)
  • Forum tecnici trasversali (es. pc help)
  • Forum tecnici settoriali
  • Forum di help desk con esperti
  • Forum con il Vertice
  • Forum Vita & lavoro
  • Funzionalità forum: galleggiamento, sticky post, segnala un abuso
  • Esempi di blog del vertice
  • Esempi di blog di esperti
  • Esempi blog di progetto
  • Esempi di blog della redazione
  • Esempi di wiki fuori da flusso (enciclopedie, glossari..)
  • Esempi di wiki dentro il flusso (gruppi di lavoro)
  • Funzionalità interne wiki: permessi, edit, wysywyg…
  • Social network interni
  • Microblogging
  • Virtual team
  • Calendari condivisi
  • task management
  • web conference
  • Idea box
  • Brainstorming online
  • Slidecast formativi
  • Video pillole formative
  • Web game formativi
  • Piattaforme di e-learning interne
  • Community ludiche (dopolavoro, recensioni, ricette ecc)
  • Bacheca vendo compro
  • community solidarietà
  • Condivisione foto

E’ tanta roba lo so: è tutto quello di cui parlo nel libro. Se pensate che la cosa possa interessarvi e pensate di avere materiale utile, mi servono in formato TIF (per la stampa). Potete usare la mia mail. Darete una mano a me, darete un po’ di visibilità a qualche vostro progetto, ma sopratutto aiuterete i decisori di questo Paese a capire che si può fare…(tra l’altro un grazie a chi, come Gigi, Roberto e Marco, mi hanno già dato molto materiale utile…)

Grazie a tutti e ci rivediamo alla fine dell’apnea.

Mag
26

Barcamp innovatori P.A.: ariecchime

Grazie al buon Gigi e ai ragazzi di theblogTV abbiamo anche i video delle interviste al Barcamp della P.A.

In questa ci sono anche io (sono decisamente sovraesposto mediaticamente in questo periodo). L’argomento non ve lo dico ma ve lo potete immaginare (purtroppo non è che mi capiti spesso di parlare d’altro in pubblico…)

Mag
4

Intranet identity: il mio intervento al prossimo Barcamp della P.A.

Cari lettori, come sapete il Barcamp InnovatoriPa, ovvero il barcamp dedicato alla Pubblica Amministrazione, è ormai alle porte (13 maggio alla Fiera di Roma, per chi fosse interessato), e questa volta ho deciso di partecipare con un mio intervento (se riuscirò a farlo, visto il bizzarro format che si sta configurando. *Leggetelo con attenzione*).

E così ho deciso di condividere con voi – in anteprima – la presentazione che vorrei fare, in modo da dare alle persone uno spunto in più per l’eventuale discussione.

Si tratta di una presentazione centrata sul concetto di identità e su come questo concetto, usato in vari modi nei social network, sia di fatto il ponte concettuale per passare dalle intranet 1.0 alle intranet 2.0 nelle organizzazioni.

La presentazione utilizza un set di foto bellissime, prese dal lavoro di Aldoaldoz su flickr.

Per la cronaca: ieri ho inserito la stessa presentazione –  tradotta in inglese – su Slideshare e lui stesso in persona l’ha inserita tra quelle “featured” sulla home page. Vi confesso che è stato un autentico momento di gloria per il vecchio Sliderman.

Momenti di gloria: la mia presentazione in home page su slideshare

Mag
2

Navigando tra i bandi di gara

Quest’anno ho deciso di fare meno formazione e più consulenza, tanto per provare ad esplorare territori nuovi (e anche perché sono stato tirato in mezzo, ma la vita è così: una via di mezzo tra scelte, necessità e appropriazione consapevole delle proprie necessità).

beh, insomma, comunque non avevo calcolato che questo avrebbe implicato la lettura sistematica di bandi di gara pipposissimi unita a presentazioni dall’esito incerto a clienti mediamente disinteressati e confezionamento di offerte lanciate sul mercato come messaggi nella bottiglia.

In questa attività un po’ disarticolata mi sono imbattuto, grazie al solito tam tam, nel bando del comune di Firenze per la fornitura della piattaforma intranet (per i fanatici, il capitolato tecnico è scaricabile in .doc da qui).

Ora, fermo restando che ho una nostalgia immensa di quando la home page del Comune di Firenze era la peggiore pagina web italiana (e batteva davvero ogni record) mi sono reso conto di quanti passi avanti siano stati fatti nei requisiti che le organizzazioni definiscono su progetti di questo tipo.

Leggendo il bando infatti troviamo, oltre a cose più canoniche quali autenticazione, integrazione applicazioni, creazione dinamica form ecc, che:

– Deve costare poco (e questo taglia fuori i grandi vendor)

– Deve essere tutto open source (idem)

– Deve essere personalizzabile dall’utente (fine del Grande Portale)

– Deve avere gli Rss con aggregatore integrato (idem)

– Deve avere il wiki

– Deve avere chat, folder personale, agenda condivisa

– Deve avere forum, sondaggi, questionari

– Deve avere un sistema di project management

e tante, tante altre cosucce mica male.

Guardate che non sono cose da poco: qualche anno fa credo proprio non avremmo trovato neanche la metà di requisiti di questo tipo in un bando come quello (credo).

Insomma, direi proprio che si stanno affermando una serie di nuovi standard anche solo dal lato dei requisiti tecnologici.

E questa è certamente una buona notizia.

Apr
3

Intranet insight: il video dei ragazzi di Oncommunity

I ragazzi di Scienze della Comunicazione si ritrovano in un social network che si chiama Oncommunity, nel  quale discutono, collaborano, intervengono, segnalano, condividono allegramente il loro essere parte di una comunità di futuri operatori della comunicazione.

In questo cammino hanno incontrato la intranet, cominciando a sperimentare anche questa dimensione come parte del loro percorso di apprendimento. E questo video è uno dei risultati del loro lavoro (troverete anche il sottoscritto, in qualche scena).


Trovi altri video come questi su Oncommunity

I giovani ragazzi di Scienze della comunicazione, stretti tra un sistema universitario lacunoso, un sistema di inserimento nel lavoro nepotistico, un sistema di riconoscimento sociale feudale e un sistema di ricambio manageriale oligarchico, non se la passano molto bene.

E anche se in passato sono stato molto duro con l’impostazione del loro corso di laurea e, in generale, con il processo di liceizzazione delle università italiane voglio, anche anche a mo’ di scuse tardive per l’acidità dei miei toni di allora, fare loro i miei più sinceri complimenti.

In blocca al lupo a tutti.

Mar
25

Liveblogging (ritardato ma piccante) sull’osservatorio Enterprise 2.0 di Milano

Perdonate i tanti errori di battitura…

[10.10]
intervento di Mariano Corso

L’importanza dell’Enterprise content management come nuovo ramo di gestione del’enterprise 2.0

dimensione della collaborazione unificata: c’è molto da fare specialmente sul’intergrazione tra le diverse applicazioni. Benefici: tanti, specialmente in tempo di crisi.
– riduzione costi telefonici
– riduzione costi di trasferta ecc
– tempestività decisionale
– integrazione con fornitori
– Benefici strutturali, rispetto a nuove logiche organizzative, più snelle

Dimensione di architetture adattive unificate
– investimenti più consistenti, perché toccano nodi infrastrutturali importanti, ma i livelli di sperimentazione sono bassi

Benefici:
– diminuzione costi di cambiamento
– personalizzazione più spinta
– flessibilità ed empowerment (l’utente assume maggiormente il controllo)

Dimensione social network e community
Crescita forte, ma investimenti bassi
sperimentazioni limitate ad ambiti locali

Benefici:
– riduzione costi comunicazione/informazione
– riduzione costi per erogazione dei servizi
– Identificazione talenti nascosti o segregati
– Impatti strutturali importanti ma poco compresi, ad esempio la possibilità di creare substrati relazionali che abilitano nuovi processi cllaborativi trasversali

I direttori HR fanno molto i visionari e vanno ai convegni a farsi belli, ma poi in pratica non vengono introdotte policy, procedure nuove, nuove abitudini e non si è riflettuto a sufficienza sulle potenzialità.

La maggior parte delle persone HR stanno vivendo queste cose come un “giochino” collaterale e accessorio. I veri innovatori HR sono solo il 12%.

La parte marketing e commerciale è invece coinvolta di più ed è attiva nel promuovere iniziative, ma manca la consapevolezza dei cambiamenti che sono necessari per usare al meglio questi nuovi canali.

Fine dell’intervento di Mariano Corso: l’Enterprise 2.0 può essere visto come un cavallo di Troia del cambiamento nelle organizzazioni, perché grazie ai suoi benefici di breve termine diventa attrattvio, ma in realtà porta il germe del cambiamento dentro l’mpresa. I confini organizzativi, diventano più sfumati, in modo naturale, e poi trasferendo il controllo verso le persone faccio operazioni di delega molto forti verso il personale operativo, e qusto trasferisce potere e autonomia alle persone. Questo provoca cambiamento al di là delle intenzioni.

Il cambiamento avviene comunque: il problema è che i cambiamenti poi vanno goveranti e le aree devono cambiare il loro modo di lavorare, ad esempio HR deve cambiare i suoi sistemi di sviluppo o il MK e commerciale deve integrare le nuove competenze che emergono. L’altra strategia, che è quella “attendista” è poco attuabile, perché questi strumenti, in mano alle persone, portano un cambiamento inarrestabile comunque.

Quale è la strategia? Sfruttare la crisi per portare logiche nuove in azienda

[10.30] Mariano se la prende con i CEO che non hanno capito assolutamente niente dell’Enterprise 2.0. Sono degli ingenuoni e ignoranti.

[10.40] intervento di Stefano Mainetti
campione di 102 aziende, tanto per cominciare

Circa un terzo di aziende pianifica i cambiamenti in modo pluriennnare. Circa due terzi agisce in modo estemporaneo sia come piani di svilppo che come governance.

C’è un forte bisogno di razionalizzazione delle iniziative, dovute anche alle mode del momento e ai convegni (ma guarda un po’).

Cosa cambia nell’IT?

– le legacy non sono più centrali, e le applicazioni esterne entrano pesantemente dentro le organizzazioni. In mezzo c’è un sistema di delivery che è sempre più multicanale (ipod, tablet pc ecc)

– Le interfacce sono sempre più ricche e mashuppabili

– Esistono sempre più sistemi di retrival e ricerca per governare la grande massa di informazioni che si riversano nei sistemi

– Le piattaforme diventano sempre più flessibili

– I servizi applicativi diventano molto più eterogenei e diversificati (social network interni e tutti gli strumenti del web 2.0)

– I dati, formali e informali entrano in gioco e i dati destrutturati vengono integrati con i dati formali e strutturati.

– Nascono nuovi modelli di offerta (cloud computing, SaaS) che permettono di realizzare tutto questo in modo nuovo e non legato a specifiche piattaforme.

Ok, si entra nel tecnico di cose di server e applicazioni con le slide deliranti tipiche fatte di blocchi e di frecce.

L’indagine su un campione di 162 utenti/manager: Bisogni prioritari: appartenenza aperta, global mobility, ecc

Che cosa si usa? IM, calendari, social network sono di uso quotidiano. Meno utilizzati sono i blog, le web tv ecc.  Il focus si sposta insomma sui bisogni degli individui. Social ranking e rating sono indietrissimo.

I nuovi attori dei sistemi informativi 2.0:
– i colleghi
– i business partner
– i sistemi inforamtivi tradizionali

Ok, altra slide delirante modello astronave: il succo è che tutto è legato alla possibilià offerta all’utente di configurare e modificare il proprio spazio. Chi definisce le regole? Ovviamente il modello d’impresa, le linee, l’IT

[10.55]
tavola rotonda
Roberto Battaglia, Responsabile formazione San Paolo
Grandi divari tra parole e fatti. I problemi tipici sono quelli legati all’accentramento e non condivisione dell’informazione perché perdo potere (la solita solfa) e l’anarchia delle conversazioni bottom-up (anche questa la solita solfa).

Per fortuna, dice, stanno arrivando giovani che nel giro di qualche anno rimpiazzeranno i vecchi (seee, aspetta).

Dice una cosa importante: bisogna lavorare sottotraccia, per potersi accreditare dimostrando risultati. E’ difficile dimostrare l’utilità dei social netwokr, ma questa è l’unica via per pter attrarre investimenti significativi.

Nunzio Calì, IT manager di Fiat: mostra un video tutto super-tencnologico in inglese, wow!!!!
Sembra di essere in uno spot, ma quanto dura ‘sto cacchio di video?

Dice che lui è il portavoce del Marketing (a vabbè): dice che la nuova 500 è nata con il contributo di tutti i clienti attraverso il “portale” (accidenti, una vera primizia, come notizia). Molte features della 500 sono state inserite dopo, sulla base delle richieste del cliente.

Il Mk ha creato una divisione chiamata “Fiat 2.0” – MK inovation.
Hanno creato una piattaforma distribuita – interna  – per la collaboration tra le persone delMK sparse in tutte le sedi del mondo. Non si sa che cosa fa, non si sa quante persone coinvolge.

Il 2.0 interno si applica però anche alle manifatture: cita il “World class manifacturing” come iniziativa che valuta il miglioramento dei processi nei vari reparti, con tanti premi e cottillons. L’idea è la filosofia del KAIZEN, mutuata dai giapponesi. Una competizione, insomma, è va bene così. La piattaforma consente ampi scambi e discussioni bottom up

[11.44] Tipo della Barilla che parla dell’iniziativa “il mulino che vorrei”, una community di idee intorno al brand. Niente di realmente nuovo, in verità, anche se il tipo ci crede un casino. La cosa che evidenzia è che le idee inviate, guarda un po’, vengono lette. Ma porca miseria, siamo veramente al punto che queste sono inziative di rilievo di cui parlare? Mah, sospendiamo il giudizio.

Dice che è un sito in cui “si interagisce con la marca”. non vi sembra una cosa un po’ spaventosa?
Ad ogni modo dice che le idee entreranno nei vari processi organizzativi, che saranno riorganizzati. Insomma, c’è un impegno aziendale, e almeno questo ce lo portiamo a casa. E’ già tanto rispetto alle iniziative farlocche di casa nostra

[11.51] Erminio Seveso Presidente di AUSED
I CIO hanno una forte pressione sul budget nelle aziende. Insomma, il loro compito è fare risparmiare le aziende e dare efficienza. c’è stato nel tempo uno spostamento dai prodoti e piataforme ai processi (ho già capito che è una pompa di intervento).

Dal suo punto di vista l’E2.0 riguarda principalmente elementi “di confine” tra processi strutturati e destrutturati. Si riescono a vendere solo se promettono vantaggi tangibili alle aziende. Il CIO deve giocare un ruolo di innovatore di frontiera, spostando l’attenzione sull’ascolto.

Dice che queste cose ricordano le resistenze di una volta verso i PC, perché anche quelle erano cose che davano autonomia alle persone e trasformavano le organizzazioni. I CIO devono cavalcare queste cose, anche se senza alleanze nelle aree di business la quota di budget non sarà mai significativa.

Il tipo del SAN PAOLO dice: i social network devono entrare “nel flusso” operativo, non possono stare ai margini. Poi ci sono effetti collaterali interessanti, ma arrivano dopo, in modo imprevisto. Il “rumore di fondo” delle conversazioni informali e del cazzeggio in realtà sono parte integrante del processo di apprendimento, purché ci sia anche la “ciccia” del lavoro. devono esserci enrambi – IMPORTANTE

[14.00] alcune “perle” dal dibattito con i fornitori di tecnologia

Zamperini, di Value Team, chiede quante persone in sala sono conesse con lui in qualche social network. Pochissime mani alzate, e considerando che Zamperini è praticamente uno spammer di vecchia data in questi luoghi la cosa mi fa abbastanza ridere.

Quello di Cisco cita come un settore promettente quello delle videoconferenze e degli instant messaging. Evviva l’enterprise 2.0!!!

E per finire, quello di Microsoft denuncia come il problema sia la scarsa integrazione di questi sistemi tra di loro e dice che ovviamente, Microsoffete ha risolto il problema. Come no, vallo a raccontare a tuti quelli che si sono presi Sharepoint e ci hanno dovuto attaccare l’inversomile pur di farlo funzionare “a carci nei pormoni”.

Nell’intervallo Emanuele Quintarelli mi dà una notizia interessante: sia le slide che il report sono disponibli a pagamento. Per un’iniziativa ampiamente foraggaita dai – soliti – sponsor e coordinata da un’università che ha già i suoi introiti non è niente male. E bravi politecnici, è così che si fa innovazione.

Ok, comincia la sessione pomeridiana.

[fine per mancanza di batteria]

Nov
25

Sergio Bologna parla di noi

In questo video (che è il secondo una più lunga serie) Sergio Bologna parla del della condizione del lavoratore autonomo nella società della conoscenza. Se non sapete chi è il mitico sergio Bologna partite da qui.

Un grazie come sempre ad ACTA e ad Alfonso Miceli

Mar
25

La politica e il fantasma che noi siamo

logo_ACTASe sei un libero professionista con Partita IVA, se non appartieni ad Albi o categorie definite, se vivi solo del tuo lavoro e delle tue capacità e le metti alla prova sul campo continuamente, se sei costretto ad aggiornarti costantemente a spese tue, se ti confronti dalla mattina alla sera a viso aperto e senza filtri protettivi con un mercato del lavoro in continuo mutamento, se fai un lavoro immateriale in autonomia senza orari, senza buoni pasto, senza garanzie, se paghi un casino di tasse e sei considerato comunque un evasore, se ti devi pagare la pensione integrativa e l’assicurazione sanitaria perché se ti ammali per te sono cazzi amari, se senti che nessuno in questo momento si occupa dei tuoi problemi perché non sei un parasubordinato né un lavoratore dipendente né un pensionato né un operatore di Cal center, insomma se nessuno riesce a capire chi cacchio sei…

Insomma, tienti libero il 31 marzo: a Milano si discute di questo e altro in un confronto tra i politici e le nuove categorie emergenti di professionisti, in vista delle prossime elezoni (ecco la brochure da scaricare in PDF).

Come sempre, promuove ACTA.

Dic
18

Finalmente il card sorting

Ogni tanto si trova qualche cliente illuminato, con il quale è possibile applicare delle metodologie evolute (va beh, diciamo delle metodologie e basta) alla progettazione della intranet.

In questo caso abbiamo avuto carta bianca praticamente su tutto, e forse è un segno dei tempi: abbiamo fatto i focus group, il brainstorming e anche, udite udite, ben 6 sessioni di card sorting con i dipendenti.

Da una parte c’eravamo io, Cristiano e qualcuno della Direzione, e dall’altra, di volta in volta, gruppi di 3 o 4 dipendenti. In mezzo, un insieme eterogeneo di contenuti, descritti da cartoline bianche, da raggruppare e ai quali dare un nome con le cartoline gialle.

Ecco la situazione di partenza:

Card_sorting_01

Ecco parte dei risultati

Card_sorting_02

Card_sorting_03

Card_sorting_04

Card_sorting_05

Inutile dire che i risultati sono stati molto interessanti e ci hanno dato parecchie indicazioni sulla progettazione delle sezioni e delle etichette della intranet.

Ecco alcune indicazioni di sintesi per chi volesse realizzare dei card sorting al proprio interno.

1) Due tipi di gruppi. Create due tipi di gruppi: quelli omogenei professionalmente e quelli che appartengono a settori diversi. Nel primo caso riuscirete ad avere una mappa mentale abbastanza precisa dei diversi gruppi profesisonali, mentre nel secondo caso potrete rilevare più facilmente i punti di frizione e i contenuti ambigui.

2) Voce alta. E’ importante il risultato, ma anche quello che avviene durante il card sorting. Fate in modo che esprimano a voce alta i loro processi di pensiero, in modo da cogliere i passaggi mentali che li portano a fare deterimnate scelte.

3) Colaborazione tra i partecipanti. E’ importante che le persone, durante il card sorting, diascutano tra loro e cerchino un accordo. Evitate che ciascuno faccia il suo compitino individualmente. Le scelte del gruppo sono mediamente più intelligenti e interessanti.

4) Focalizzazione su di sè. A volte c’è la tendenza da parte dei partecipanti a immedesimarsi nei panni del “collega-tipo”. Cercate di farli lavorare rispetto alle loro specifiche esigenze e alle loro idee particolari, evitando che si mettano “dall’altra parte” improvvisandosi designer.

5) Durata breve. Non più di 40-50 minuti

6) Nomi dei gruppi. E’ importante che le persone non solo raggruppino i contenuti, ma diano loro anche un nome. Dare un nome ad un insieme costringe i partecipanti a verificare la tenuta delle loro scelte e ad accorgersi di incongruenze o sovrapposizioni. Spesso nella fase di creazione dei nomi si fanno spostamenti anche consiestenti tra le carte raggruppate.

Ecco, adesso non avete proprio più scuse…

Lug
23

Piccola proposta di autocandidatura

Da Punto Informatico di oggi (intervista a Lelio Alfonso, Responsabile comunicazione istituzionale e del Governo):

Vogliamo inoltre potenziare sensibilmente il sistema di comunicazione interna, perché la P.A. ha “fame” di notizie ed è corretto che transitino direttamente in intranet e non solo attraverso i canali esterni. È una sfida culturale che credo sia giusto lanciare in questa fase.

Ecco, se avete bisogno di una mano, io sono qui.

Apr
24

Veneto Barcamp

Il 14 maggio si avvicina. Convegno e Barcamp in una sola giornata (due al prezzo di uno: conviene!). Organzza il vulcanico Gigi.

Il sottoscritto farà un breve intervento (solo al convegno, però, che i barcamp mi mettono agitazione…)

Ecco I dettagli dell’evento. Ci vediamo lì?

logo_venetocamp

Apr
12

Prove tecniche di progettazione condivisa

Ieri, al termine di una densa due-giorni di formazione/consulenza sulle intranet presso un Ente pubblico abbiamo inaugurato una sessione partecipata di creazione della mappa dei contenuti per la intranet dell’ente.

Avevo chiesto preliminarmente al mio committente di portare in aula più persone possibile, pescate nei diversi settori aziendali ritenuti “strategici” per il progetto.

Ovviamente mi sono ritrovato in aula persone che, formalmente, non avevano nulla a che fare con tutto questo, che in parte ne sapeveno poco o niente e che si sono ritrovate coinvolte “loro malgrado” in questa attività. Per me era una scommessa: avrebbe dato dei frutti tutto questo?

Nonostante il mio inguaribile pessimismo i frutti sono arrivati eccome, e alla fine avevamo quattro pagine di mappa preliminare di contenuti con tanto di indicazioni di massima delle persone da coinvolgerle per produrli o gestirli.

Mappa_contenuti_intranet

Ok, direte voi niente di speciale, solo fogli di carta. Ma in questo caso non conta il risutato, conta il metodo.

Abbiamo fatto un primo passo importante. E lo abbiamo fatto in modo trasparente, condiviso, aperto. E divertendoci pure. Niente stanzette segrete, niente trame alle spalle dei dipendenti. Un gruppo di persone che cerca di fare qualche cosa di utile su un progetto comune, che alla fine diventa veramente il progetto di tutti.

Alla fine alcune persone hanno chiesto cose come : “quad’è che ci ritroviamo per proseguire?”, “Possiamo aiutarvi a fare le interviste?” E cose del genere.

Non so esattamente dove arrivieremo con questo progetto, ma ieri è stata una giornata bellissima nella mia neo-vita di consulente.

Apr
6

La roadmap di Intranetmanagement

Credo che, ogni tanto, si debba postare anche qualche cosa che giustifichi l’esistenza di questo spazio e il tempo che i suoi lettori generosamente gli dedicano.

E’ il caso di questa Roadmap che ho appena creato in vista di un progetto intraent che dovrò seguire totalmente dall’inizio. Ci sono, come è noto, precedenti illustri e questa roadmap ne tiene conto (così come tiene conto delle indicazioni di Nielsen). Ma è tuttavia rielaborata in modo originale, secondo la mia esperienza e la mia personale visione delle cose.

In essa trovate descritte tre dimensioni progettuali che corrono in parallelo: organizzazione, contenuti, tecnologia. Chi mi segue da un po’ di tempo sa bene che per me queste sono le tre macro-variabili da considerare in un porgetto intranet.

La roadmapa è oganizzata un po’ come le linee della metropolitana:

Linea azzurra: organizzazione

Linea rossa: contenuti

Linea verde: Design e tecnologie

In orizzontale trovate descritti alcuni strumenti o output da considerare. Le linee tratteggiate aiutano a scandire la dimensione tempoarle e i rapporti reciproci fra le tre dimensioni.

Intranet_roadmap

E’ ovvio che ciascun item della mappa ha una sua precisa dinamica e molto aspetti specifici da considerare (alcuni dei quali, a dire il vero, assai elaborati). Tuttavia, vista dall’alto, la mappa contiene (credo) quantomeno tutte le variabili e gli aspetti del progetto e vi potrà aiutare a costruire una intranet dall’inizio: dalle timide riunioni iniziali fino al suo lancio in “pompa magna”. Potete anche scaricare il PDF da qui.

Spero che possa esservi utile e, siccome mi è costata almeno tre miliardi di neuroni, aspetto fiducioso un vostro feedback…

:-)

Mar
29

Trasferta sui chiodi

Eccomi in partenza per Milano. Non c’è niente di speciale sul piatto, solo cose di lavoro molto intricate. E per diversi motivi (alcuni dei quali sfuggono anche a me) sono in tensione. Tanta. Ok, sono evasivo, lo so. Ma tenete le dita incrociate lo stesso. ok? Ci risentiamo presto (spero).

Mar
27

Consultant life

Oggi sono qui, a presentare le mie 103 slide di analisi e la mia sessantina di screenshot. SI parla di intranet, gli interlocutori sono bravissimi, preparati e motivati, e spero tanto che vengano realizzate alcune delle cose che propongo. Allora sì che possiamo andare allegramente al prossmo Barcamp a parlarne….

Feb
1

Girooooovago

Stamattina vado qui. Non so perché: mi sono imbucato con alcuni ex colleghi in questa gita di studio. Per cui se qualcuno mi cerca, non credo che avrà difficoltà a trovarmi… (battutona)

Giu
3

I tre giorni del condor trasfertista

Arrivo come un razzo a Sesto S. Giovanni (MI) da Roma, giusto cinque minuti prima di iniziare una lezione all’università al’interno del master coordinato dal mio vecchio prof che non vedevo da 10 anni poi recupero di corsa chiavi di casa di amica che mi presta casa arrivo dai miei giusto il tempo di dire ciao e subito a cena con gli amici-colleghi milanesi. ubriaco. alla mattina arrivo di *valanga* di parenti per il matrimonio di mia sorellina, grande confusione in casa poi tutti in chiesa lo sposo arriva in tandem la sposa manca poco che guidi lei e dopo cerimonia tutti a mangiare. prendo numero di telefono di amica che oggi vive a Roma così magari se ribeccamo e poi danze popolari con suonatori dal vivo fino a tardi. Ubriaco. notte a casa di amica poi alla mattina Webit dove parlo con il mio editore e incotntro Mafe per la prima volta. chiacchiere e progetti, poi di corsa a casa a recuperare le ultime cose, poi di nuovo in centro a parlare con il Guru poi riprendo la metro, riprendo la macchina e ritorno a Roma in meno di 6 ore mentre parlo con il mio amico che non sentivo da sei anni e che mi ha hakerato il blog. Roma. Casa. Leuca. Respiro.

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Grazie mille per la pazienza. E' l'Europa che ce lo chiede