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Lug
29

Testare l’usabilità dell’architettura con il tree testing

Come ormai sappiamo, uno dei modi migliori per aumentare l’efficacia dell’architettura informativa di un sito web è testarla con gli utenti usando la tecnica del tree testing. Questo vale naturalmente anche per le intranet, e in questo caso saranno i nostri colleghi ad essere coinvolti nelle sessioni di test.

Su questo tema esistono molti contributi, a partire dal bell’articolo di StepTwo del 2011 che spiega nel detaglio come fare usando semplici fogli di carta:

 

Tuttavia la soluzione “live” non è l’unica possibile, ed esistono oggi dei tool online che permettono di fare questo test direttamente via web. Il più famoso (o meglio quello che io uso e conosco) si chiama Treejack ed è davvero ottimo e a buon prezzo (ecco un esempio di come lavora).

Naturalmente ci sono una serie di accortezze per fare funzionare bene il test, e per questo voglio segnalarvi questo aritcolo che elenca 7 trucchi per migliorare il tree testing della intranet usando Tree jack.

Beh, ora non resta che provare, che dite? :-)

 

Feb
7

Creare contenuti per intranet: una mini guida da scaricare

Come tutti ormai sappiamo creare contenuti per la intranet (news, avvisi, pagine informative, segnalazioni, guide, FAQ ecc) è una di quelle attività un po’ prosaiche e routinarie, ma che nel lungo periodo assicurano utilità e continuità di accesso a questo strumento.

Per questo è molto importante darsi e dare a tutti i redattori distribuiti degli standard di scrittura e di editing,  attraverso guide, manuali, tutorial e sessioni formative. Anche se queste guide e questi standard coincidono per lo più con i buoni standard di scrittura professionale e di editing per il web, ogni tanto escono dei prodotti specifici e oggi voglio segnalarvi una bella mini guida per creare contenuti per intranet, redatta in tandem da Sam Marshall e da Wedge.

 

Writing guide collage

Dovete solo lasciare nome e mail per ottenere il link da cui scaricare la guida. Buona lettura a tutti.

Mag
21

Test di usabilità, questi sconosciuti

Ripetete con me: usabilità significa test di usabilità. Non opinioni su che cosa sia l’usabilità, non patetiche intenzioni di design. L’usabilità si misura nei fatti, ovvero là dove gli utenti incontrano le nostre interfacce. E per passare dalle parole ai fatti esiste solo un modo: i test. Per parlare di questo oggi ospito sul mio blog, con molto piacere, un post di Raffaella Roviglioni, esperta di usabilità e User experience, nonché mia collaboratrice su progetti intranet. Se volete saperne di più la scheda di Raffaella è più sotto (oltre che nella sezione “collaboratori“).

L’usabilità delle intranet: testarla per migliorarla

di Raffaella Roviglioni

Una intranet usabile è quella che consente alle persone di svolgere facilmente e velocemente i loro compiti quotidiani e le loro attività online. Rispetto ai siti web le intranet dovrebbero essere molto più usabili, per una serie di motivi: abbiamo un controllo completo sull’ambiente digitale a disposizione (piattaforma e pc), conosciamo in dettaglio gli utenti (nostri colleghi) e riscontriamo in modo diretto il vantaggio di investire sull’usabilità per guadagnare in efficienza.

E invece non è così, come ci racconta Nielsen. Come mai? Spesso le intranet scontano problemi legati da una parte a un’architettura obsoleta, non pensata per i veri utilizzatori della piattaforma, e dall’altra a una navigazione difficoltosa per la presenza di tanti applicativi sviluppati con tecnologie che non si parlano tra loro (o, se lo fanno, complicano ancora di più le cose).

Che cosa possiamo fare in questa situazione? La cosa migliore è sempre quella di pianificare una serie di test con gli utenti sia per monitorare la situazione attuale (ed eventualmente decidere di intraprendere un percorso di riprogettazione) sia per affiancare un lavoro di progettazione ex-novo.

test di usabilità

Primo passo: i compiti da svolgere
In entrambi i casi, una delle prime cose da fare è individuare i compiti da far svolgere alle persone durante i test. Non dobbiamo inventarli di sana pianta, ma piuttosto “ricavarli” a partire dalle azioni quotidiane che le persone svolgono sulla Intranet. Ecco, a titolo puramente indicativo, alcuni esempi di azioni:

  • Hai bisogno rapidamente del numero di Roberto Rossi per chiamarla al telefono.
  • Devi organizzare una riunione con 5 partecipanti (te compreso) dalle 10:00 alle 11:00 di venerdì prossimo (20 aprile).
  • Ti arriva un avviso sull’e-mail perché un tuo collaboratore ha richiesto una settimana di ferie. Segui il link fino a questa pagina e procedi.
  • Tuo figlio si è ammalato e vuoi avere informazioni sul congedo per malattia.

Se non avete ancora questo elenco buttate giù una lista a partire da quello che è possibile fare sulla vostra intranet: richiedere delle ferie, scaricare il modulo per il rimborso spese, verificare la busta paga, cercare un collega per avere il suo numero  interno, e così via. Sottoponete poi questo elenco ai vostri colleghi per verificarlo e completarlo, e a partire da ciascun elemento scrivete un caso d’uso verosimile.

I risultati migliori si hanno quando si riesce a descrivere un compito sotto forma di storia, in cui la persona è protagonista dell’azione da svolgere.

Secondo passo: le persone
Una volta elaborati i compiti, bisogna trovare le persone giuste su cui testarli. Normalmente una sessione con 5-6 persone è sufficiente per far emergere i problemi di usabilità principali. L’importante è che siano un campione rappresentativo della popolazione aziendale: scegliete persone con ruolo, anzianità aziendale, sesso e nazionalità diversi.

Test di usabilità su carta

Terzo passo: il setting
I test possono essere svolti  direttamente presso le postazioni dei colleghi, utile soprattutto se state valutando la intranet attuale, oppure in una postazione ad hoc allestita in una sala riunioni in cui farete accomodare di volta in volta i partecipanti. Questa seconda modalità è usata in particolare quando si testano prototipi cartacei durante un processo di progettazione (ecco un video che ne illustra uno).

Se volete essere rigorosi sarebbe meglio registrare la sessione in video, inquadrando sia il viso delle persone che lo schermo o il prototipo con cui stanno interagendo. In caso non sia proprio possibile registrate almeno l’audio e usate un osservatore che prenda appunti dettagliati su cosa fa il partecipante in ciascun compito.

Quarto passo: i ruoli
Nello svolgimento del test è utile ricordare il vostro molteplice ruolo:

  • Osservatore: non dovete interferire con il compito del partecipante, quindi lo osserverete in totale silenzio, senza mai suggerire alcunché (nemmeno con il linguaggio non verbale!). Segnatevi su un quaderno eventuali domande da fare alla fine del test, se volete chiarimenti o spiegazioni.
  • Moderatore: sta a voi tenere il tempo, quindi eventualmente fermare un compito che si dilunga troppo o saltare al successivo se il partecipante si blocca e non riesce a finirlo. Siete anche voi a mimare le interazioni della piattaforma qualora stiate svolgendo un test su carta.
  • Facilitatore: tenete sempre a mente che è il partecipante che si sentirà sotto esame anche se voi state testando un applicativo e non le sue capacità. Rassicuratelo all’inizio e durante tutto il test, e accompagnate le sue osservazioni annuendo e prendendo appunti.

Quinto passo: l’analisi dei risultati
L’analisi dei risultati può essere più o meno schematica, a seconda dei casi e delle necessità. Anche quando volete ottenere dati sintetici, il mio consiglio è di non saltare alle conclusioni basandovi sulle proprie impressioni a caldo: spesso la memoria ci inganna, specie se siamo noi i progettisti. Pur non essendo un test quantitativo, a volte è utile ricorrere ad alcuni indicatori numerici come punto di partenza:

  • Il successo nel completamento del compito, che può essere espresso come 0/1 o come scala, per esempio da 0 a 3 (non completato, completato con molta frustrazione, completato con alcuni ostacoli e difficoltà, completato senza problemi).
  • Il tempo di svolgimento del compito, magari confrontato con un riferimento valutato in precedenza, o per testare le vostre aspettative.

Le conclusioni che si possono trarre dai test sono molteplici: potete essere fiduciosi che un compito che nessuno dei partecipanti è riuscito a svolgere sia un campanello d’allarme di qualcosa che va risolto e alla svelta. Se invece solo alcune persone hanno incontrato delle difficoltà specifiche, il problema forse si presenta solo per alcuni tipi di utenti o in situazioni particolari.

Anche se meno prioritario del caso precedente può comunque essere d’impatto per l’usabilità della vostra intranet, quindi sondate ulteriormente ripetendo test mirati, con altre persone, fino a che non l’abbiate compreso in profondità.

Ecco, per finire, qualche libro utile per approfondire l’argomento:

Buona lettura e buoni test a tutti :-)

 

Raffaella Roviglioni

Raffaella Roviglioni

[Raffaella Roviglioni]

Si è occupata di web e progettazione, nell’ultimo decennio, prima in veste di curatrice di contenuti e in seguito come architetto dell’informazione, web project manager e infine come User Experience Designer. Arriva a questa professione da un percorso non esattamente ortodosso, ma che rappresenta per lei un arricchimento e una spinta a non smettere mai di imparare e di mettersi in discussione.
E’ convinta di contribuire a rendere il mondo un posto migliore grazie a una progettazione che mette al centro le persone. Attualmente lavora come consulente freelance progettando portali e applicazioni intranet, siti web, app e giochi, oltre a interessarsi di sistemi più complessi di service design.

Mail: raffaella@roviglioni.it
LinkedIn: http://it.linkedin.com/in/raffirovi
Web: http://roviglioni.it
Twitter: @raffiro

Mag
14

Scrivere nei social media: i miei appunti

Vi segnalo solo alcuni appunti che ho pubblicato ieri su Slideshare relativamente alla scrittura professionale nei social media (blog, Facebook, twitter). Sono tratte da una lezione-laboratorio molto più lunga che ho fatto l’anno scorso per la redazione web di un ministero.

Credo sia sempre molto difficile dare delle “regole” per strumenti così fluidi, vicini all’oralità e molto legati allo “stare dialogante” (se si capisce cosa voglio dire), ma ci ho provato a partire dalla mia esperienza e dalla (poca) letteratura specifica.
Buona lettura :-)

Mag
2

Intranet e la sottile arte del quick link

Sono sempre attratto da ogni articolo o post che dia indicazioni pratiche sul “come fare qualcosa” in ambito intranet, in special modo riguardo alla gestione dei contenuti. Per questo vi segnalo volentieri un recente articolo di IBF intitolato “La maledizione dei quick links“, che spiega come gestire i problemi relativi ad uno dei contenuti più comuni sulle intranet, ovvero il comodo box (in genere messo nella colonna di destra) che elenca una serie di risorse profonde da raggiungere subito, i “quick link” appunto.

Il problema è che questi link spesso non sono per niente quick, anzi a volte ci mandano fuori strada, o ci fanno fare giri assurdi tra le pagine della intranet o addirittura ci portano in posti di cui non ci potrebbe fregare di meno. Louise Bloom di IBF ci fa un buon esempio di un box di quick link ben disegnato:

 

Ideal Quick Links design with annotations

E ci dà alcuni consigli di buon senso per la loro creazione:

#1 – Scegliere i link per la loro importanza e popolarità e non in virtù di considerazioni “politiche”.

#2 – Mantenere una lista corta e leggibile.

#3 – Linkare direttamente alle risorse indicate.

#4 – Scrivere label chiare e senza gargo astruso.

#5 – Indicare con una icona l’apertura in una nuova finestra.

#6 – Indicare se è richiesto un login.

#7 – Lasciare che gli utenti aggiungano i loro link.

#8 – Arricchire la lisata con un tooltip di spegazione.

 

Tutto chiaro? Buon lavoro :-)

Mar
31

Web writing e PA: c’è ancora speranza!

Cari amici, come sapete una delle mie attività collaterali riguarda la formazione sulla scrittura online, in particolare la redazione di pagine informative, e ancora più in particolare quella delle pagine della Pubblica Amministrazione.

Recentemente ho tenuto un breve corso ad alcuni dipendenti della Regione Sicilia, e alla fine della giornata ho affidato loro un esercizio di riscrittura di un testo particolarmente importante per il cittadino (capirete bene, si tratta di soldi in prestito per le famiglie bisognose).

Le persone stanno lavorando e stamattina mi è arrivata una proposta di riscrittura particolamente efficace, che vi sottopongo:

Il testo prima:

Qui trovate il testo originale online:

Il testo dopo:

Possiamo fare molte considerazioni su quanto questo testo sia ancora migliorabile sotto diversi profili, ma io devo dire che sono davvero soddisfatto: è bastata una giornata di lavoro per migliorare in modo drastico la qualità del testo originale.

Questo dimostra una cosa su tutte: le persone della PA, anche di quella in apparenza più burocratica e distante, non sono certo raffinati web writer, ma neanche lugubri burocrati senza speranza.

Sono persone che, semplicemente, non hanno mai fatto mente locale su come si possa scrivere meglio, e non avevano mai sperimentato alternative.

Oggi è davvero una bella giornata per me.

Gen
12

Del perché creare cose cretine è meglio del non crearne affatto

Una delle cose che ci sentiamo spesso ripetere in riunione quando progettiamo ambienti collaborativi è “ma se poi cazzeggiano, si dicono cose inutili o si mettono a giocare? Questo non possiamo permetterlo”.

Questa cosa della paura del cazzeggio, del terrore che ogni cosa creata in azienda sia ben ancorata alla retorica della seriosa operatività (che mai del resto si ritrova nella realtà), beh, questa cosa non mi ha mai convinto.

Il fatto è che ho sempre pensato che l’atto di collaborare a qualcosa, a qualsiasi cosa, fosse già un passo in avanti rispetto al non fare assolutamente nulla. E non importa quale sia l’oggetto del collaborare: le persone, ho sempre pensato, stanno costruendo comunque capitale sociale nell’organizzazione.

Ok, ora non c’è nessuno al mondo, credo, che sia capace di dare forma rigorosa a questi pensieri più di Clay Shirky, lo studioso di cultura digitale del quale è uscito recentemente in italiano il secondo libro, Surplus cognitivo.

Shirky ha parlato di parte di questo libro alle TEd conference e oggi voglio segnalarvi il video del suo intervento, come al solito impeccabile quanto a chiarezza, lucidità e capacità di raccontare storie.

In questo video Shirky parla dei temi fondamentali del suo libro: delle motivazioni intrinseche alla collaborazione; di come i media digitali abbiano cambiato il panorama della collaborazione e abbiano fatto diventare il nostro tempo libero qualcosa di più di un tempo da occupare consumando; di come la collaborazione con i media digitali possa essere un veicolo per aggregare cose molto serie (le violenze in Kenia) o molto frivole(i LOLcats) , ma di come il suo motore interno resti lo stesso; e infine di come la radice da cui trae origine la collaborazione sia qualcosa che eccede le dinamiche economiche in cui comunemente ci riconosciamo.

La conclusione è chiara: se vogliamo una cultura della collaborazione attraverso i media digitali dobbiamo accettare anche le conseguenze frivole, dilettantesche, cretine di questa collaborazione.

Dura 13 minuti, e vi assicuro che ne vale davvero la pena (è sottotitolato in italiano).

Dic
28

La difficile arte dell’intranet content manager

Chi si occupa di contenuti per la intranet, che questa sia sociale o no, ha di fronte a se un lavoraccio quotidiano: trovare risorse, rendere presentabili risorse altrui, aggiornare testi e documenti, trasformare il formato di contenuti originari in qualcosa di digeribile e così via.

Ma allo stesso tempo deve gestire l’aspetto umano e organizzativo della questione: deve farsi dare contenuti da persone di altri settori, gestire i problemi della redazione distribuita, fare rispettare standard e policy editoriali, contattare IT per tutti i malfunzionamenti e i fine tuning tecnologici, riportare ai manager.

E molto, molto altro. Oltre a celebrare questo mestiere (a volte dileggiato da colleghi che entrano nella tua stanza con un sorrisetto che dice tra le righe “qui state giocando”) vorrei oggi segnalare alcune risorse pescate in giro che affrontano da diversi punti di vista questa attività.

Ad esempio Malcom Davidson, un web writer inglese, spiega in questo post come non sia possibile, ma neanche desiderabile, ottenere una “voce unica” in ciò che viene scritto per intranet. Per varie ragioni ciò che viene pubblicato è sempre molto eterogeneo, affidato a sensibilità diverse che non sempre rispettano gli standard. Ma in intranet possiamo fare a meno di queste sottigliezze.

Tuttavia la buona scrittura è una competenza che dovrebbe essere diffusa tra tutti i publisher: ecco un post che spiega come fare buoni titoli per intranet e un altro, molto interessante, che fornisce qualche consiglio per chi organizza corsi di scrittura tra i redattori intranet.

Una delle tante attività del content manager è quella di pubblicare o editare documenti: ecco qualche consiglio da Janice Redish, tratto dal suo libro “Letting go of the words“, su come gestire i PDF, una delle tanti croci che affliggono i content manager. In particolare vi segnalo il punto in cui l’autrice specifica come dare due versioni, una in PDF e una in una sere di pagine html, sia a volte la soluziojne preferibile (ad esempio per il contratto di lavoro).

 

figure 5-14

 

Un’altra risorsa interessante è questo post che spiega come le narrazioni siano un contenuto fondamentale per le intranet. L’autore lo ha capito conversando con il CEO di un’azienda, il quale gli ha confidato che per capire che cosa succede in azienda la cosa migliore è chiederlo ai fumatori: sono infatti quelli che più si raccontano storie mentre sono in cortile a fumare. La morale della storia è che tutto quello che riesce a “mimare” questo strato narrativo è il benvenuto in intranet.

Infine, un articolo che non riguarda direttamente le intranet ma che spiega bene quali elementi considerare per creare un buon content mix in un progetto web.

 

Buona lettura (e scrittura).

Dic
17

Quando la generazione F entra in azienda

Marco Minghetti ha pubblicato la traduzione in italiano di parte di un articolo di Gary Hamel dedicato allo scontro culturale (e generazionale) tra le aspettative della generazione F (indovinate un po’ per cosa sta la “F”) in termini di “etica pratica” del management e la vecchia cultura manageriale che si respira nelle aziende. L’articolo originale si intitola significativamente “The Facebook Generation vs. the Fortune 500“.

In realtà l’etica – e l’estetica – della generazione F (meritocrazia, contributo dei pari, gerarchie emergenti, autoorganizzazione, eguale accesso alle opportunità, eccetera) più che un portato di Facebook sono piuttosto l’onda lunga dell‘etica hacker, che oggi arriva alla spicciolata all’interno delle organizzazioni e le sottopone ad un lento e inesorabile logoramento dall’interno.

<apocalittic mode on>E in fondo tutto quello che facciamo giorno dopo giorno per portare un po’ di innvoazione di rete nelle aziende non è altro che una parte di questo ineluttabile sgretolamento.<apocalittic mode off>

 

Nov
6

La User Experience come non l’avete mai vista: inizia il master a Roma

La User Experience non è una cosa alla moda, e neanche un termine “cool” da usare in riunione: è quell’esperienza sottile per cui proviamo soddisfazione quando usiamo il nostro Iphone o che ci fa orientare con sicurezza in un aeroporto sconosciuto; è quella strana cosa che ci fa sentire a casa quando siamo all’Ikea o che ci fa interagire su un sito senza neanche pensarci. E’ l’impalpabile punto di incontro tra i nostri bisogni, le nostre azioni e la parte visibile delle tecnologie.

Misticismo? Neanche per sogno. La User Experience si occupa di un punto di intersezione preciso tra la nostra esperienza e gli artefatti tecnologici, ed è essa stessa frutto di un’intersezione disciplinare tra psicologia, ingegneria, design. Insomma è una cosa seria, che non si improvvisa in un fine settimana e meno che mai si progetta in frettolose riunioni aziendali.

C’è dunque bisogno di specialisti, ma dove trovarli? E qui veniamo al punto.

In Italia le cose sono ancora agli inizi, anche se il terreno è davvero promettente (e sappiamo tutti quanto c’è da lavorare in questo campo: basta pensare al sito dell’Inps o alla segnaletica del raccordo anulare, tanto per citare le prime due cose che mi passano nella testa). Proprio per questo sono davvero contento di segnalare il primo Master italiano in User Experience (UX) nell’ambito dell’Information Communication Technology (ICT) che avrà inizio a gennaio 2012 presso il Dipartimento di Psicologia dei Processi di Sviluppo e Socializzazione dell’Università La Sapienza.

Il master è diretto da Alessandra Talamo (che finalmente ho conosciuto, dopo avere letto i suoi libri) e ha tra i suoi coordinatori anche il mio socio, Cristiano Siri, ma saranno tanti gli insegnanti che si alterneranno durante i suoi 12 mesi di svolgimento. Gli studenti avranno poi la possibilità di mettere in pratica quanto appreso su progetti concreti, legati a prodotti o servizi reali. Insomma, un percorso per diventare un professionista completo nel campo.

Per chi volesse ulteriori informazioni vi segnalo il sito del master e la brochure da scaricare. Le iscrizioni si chiudono il 21 novembre.

Ecco le indicazioni per iscriversi.

 

Gen
11

A Cagliari, il mio corso di web writing

Quando ho partecipato l’anno scorso è stata una bellissima esperienza, e gli amici di Eutropia sono davvero simpatici e ospitali (e stanno facendo un ottimo lavoro di promozione della cultura digitale in Sardegna).

Per cui quest’anno si replica, e a maggio terrò le mie due giornate sul web writing all’interno del più vasto master: “Le nuove frontiere del marketing e delle comunicazione digitale“, con tanti docenti in gamba e un programma collaudato e completo.

Per chi fosse interessato ecco il programma in PDF.

Ciao ciao

Gen
22

Il prezzo del coordinamento. Il video di Clay Shirky

Chi ha un po’ di dimestichezza con l’inglese e conosce un po’ le idee di Clay Shirky apprezzerà questo video tratto delle TED conference, nel quale Clay parla della difficoltà del coordinamento istituzionale (quello delle imprese) rispetto ai sistemi di condivisione online.

Il senso è che nelle organizzazioni fisiche il coordinamento ha un costo, e questo costo deve essere compensato da output adeguati. Questo taglia fuori la possibilità di usare la coda lunga della partecipazione. Cosa che non succede online, ovviamente.

E’ un condensato del Shirky-pensiero e troverete alcuni temi dominanti della sua riflessione: l’abbassamento dei costi di transazione nei sistemi online, la coda lunga e l’inutilità dei valori medi, la difficoltà a rendere istituzionale la collaborazione della folla, la ridefinizione del concetto di professionalità.

Credo che sia una riflessione molto importante per chi si occupa di gestire il cambiamento organizzativo dai sistemi burocratico-gerarchici ai sistemi a rete dentro le aziende. Buona visione.

Giu
21

Scrivere per il web: il mio mini-manuale

Mi ero dimenticato di averlo scritto, qualche tempo fa, su commissione; poi una serie di vicissitudini mi ha portato a ritrovarlo, grazie al fatto che uno dei destinatari lo ha pubblicato su Issuu.

Si tratta di un manuale di scrittura per il web che ho creato qualche tempo fa per tutti i redattori locali della Polizia di Stato (ma la copertina non è mia). E’ un manuale molto sintetico, per non addetti ai lavori  e – beninteso – non troverete nulla di realmente nuovo (salvo forse qualche esempio); inoltre di molte delle cose che scrivo sono – naturalmente – debitore a Luisa (come, ad esempio, l’idea della pagina come una mappa geografica vista dall’alto, e di molte molte altre suggestioni sparse).

Visto che Federico ha deciso di pubblicarlo lo rilancio anch’io, in preda a questa vuota compulsione narcisistica domenicale.

Mag
19

Mark, Bill, Stephan e molti altri

La blogosfera si arricchisce di nuovi spazi dedicati a intranet, community, collaboration e così via.  E’ difficile stare dietro a tutto, ma alcune cose le voglio proprio segnalare.

Innanzitutto il blog di Mark Morrell, ovvero l’intranet manager di BT (ma allora Richard Dennison chi è? Ragazzi, mettetevi d’accordo eh…).

Poi il blog Intranet matters. Ok, è in tedesco, ma in questo blog trovate una cosa che avrei voluto fare anch’io ma non ci sono ancora riuscito, ovvero una pagina solo di case studies. Assolutamente da non perdere.

Ancora, ChiefTech, blog australiano di james Dellow, un altro profesisonista che lavora nel campo (in Australia non fanno altro a quanto pare).

Ah, va segnalato il caso di studio di Vistawiki, il wiki interno di Vistaprint.

Infine, un articolo di Giovanni Acerboni sul costo globale della scrittura dentro le organizzazioni pubbliche.

Ciao

Mag
1

Non aprite quell’aggregatore

Ma si può vivere così?

Schermata dei mei feed non letti su netvibes

La prossima volta che risento la pippa che con il nuovo web filtriamo le informazioni e l’overflow di trasforma magicamente in coda lunga e teniamo sotto controllo le nostre fonti e ci costruiamo il palinsesto e non ci sfugge niente eccetera eccetera avvisatemi, perché ho due coesette da aggiungere.

Il fatto è questo: quando anche solo l’idea di aprire il tuo aggregatore e vedere la carrellata indigeribile di notizie che ti si sono scaraventate addosso nel frattempo ti provoca un misto di nausea, ansia e senso di colpa, ecco in quel momento stai usando i feed RSS al massimo delle loro potenzialità.

Il che significa, in altre parole, che sono una delle paradossali tecnologie il cui successo teorico coincide con il suo fallimento pratico.

Apr
28

Progettare siti web della P.A. con metodi “user centred design”

Non so a quanti sia arrivato all’orecchio, ma il CNIPA, fornitore ufficiale di documentazione pallosissima (e in genere disattesa)  per regolare l’informatica nella Pubblica Amministrazione, ha da poco pubblicato delle “Linee Guida di progettazione e sviluppo per i siti delle pubbliche amministrazioni“.

In preda ad una insana compulsione me lo sono letto e devo dire che si trova tracciata una metodologia coi fiocchi, che stabilisce in modo netto step, attori, documentazione da produrre in ogni fase del progetto, seguendo un approccio rigorosamente da User centred design.

Interessante anche il modello operativo (ben 170 pagine) che descrive servizi e funzionalità possibili, con un occhio al web 2.0 e alle nuove tendenze.

In complesso due strumenti regolatori abbastanza utili (anche se non esaustivi) per avvicinarsi in modo serio a un progetto web nella P.A.

Apr
24

Tiriamoci un po’ su (di ranking)

Vi rimpallo, grazie a Punto Informatico di ieri, la traduzione in italiano della guida di Google all’ottimizzazione per i motori di ricerca. Un breve documento che è bene avere sempre a portata di mano. Siete sicuri di avere fatto bene i compitini? Verificatelo…

E già che ci siete fatevi un giro nell’universo nascosto delle informazioni per sviluppatori. C’è sempre da imparare…

Ah, sono finito anch’io su liquida magazine. E vabbè…

Mar
30

La intranet content map

Cari lettori, ho deciso di condividere con voi una mappa globale dei contenuti tipici di una intranet di successo. E’ ovvio che parlare di contenuti “tipici” è un po’ un ossimoro, visto che ogni azienda è un caso a se.

Diciamo che questa è una mappa-standard per un’azienda-stadard con esigenze-standard, ovvero per qualcosa che non esiste nell’esperienza empirica (si tratta quindi di un prototipo).

Credo, al di là delle necessarie varianti e integrazioni, che possa comunque servire come base per la progettazione di massima.

Ho individuato (come faccio sempre) 10 tipi di contenuti:

– Notizie e informazioni
– Documenti
– Servizi
– Instant content
– Formazione
– Multimedia
– Spazi “vita & lavoro”
– Iniziative speciali
– Comunicazione e collaborazione
– Applicazioni 2.0

Che cosa ne pensate? Ho dimenticato qualcosa?

P.S. Quasi dimenticavo di darvi il PDF da scaricare (ricordate però la Creative Commons). Buon lavoro.

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Grazie mille per la pazienza. E' l'Europa che ce lo chiede