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Mar
15

Le 3 velocità della collaborazione in azienda

Quando si parla di collaborazione in azienda si rischia sempre di fare un po’ di confusione tra livelli, strumenti e significati diversi. Dopo tutto si collabora parlando, telefonando, passandosi documenti, e in tanti tanti altri modi. E per questo parlare di “strumenti di collaborazione” o di “intranet collaborativa” rischia spesso di confondere ciò che dovrebbe invece contribuire a chiarire.

Ora, in genere si riconsoce un buon modello esplicativo quando non solo riesce ad illuminare in modo chiaro pezzi di realtà, ma anche quando riesce a farlo in modo elegante e possibilimente semplice. E il modello delle tre velocità, proposto da Davide “folletto” Casali (lo ha proposto per la prima volta nel libro curato da Hugo Messer) ha proprio questo pregio.

Il modello, in sintesi è questo: la collaborazione in ogni organizzazione avviene *sempre* (e questo è importante) su tre piani diversi, corrispondenti a 3 diverse “velocità”:

  • collaborazione realtime;
  • collaborazione asincrona;
  • collaborazione “documentale” (se così posso tradurre “storage”).

Questi tre livelli sono presenti in ogni ambito che preveda collaborazione, e vengono “agiti” di volta in volta con strumenti più o meno adeguati (a partire dalle triade infernale telefono – email – dischi di rete).

Davide ne elenca diversi (da Hangout a Yammer, da Sharepoint a WordPress) ed il pregio del modello è proprio quello di poter collocare in modo funzionalmente corretto un buon numero di soluzioni che oggi affollano il mercato e vangono frettolosamente classificate sotto il termine-ombrello di “strumento per la collaborazione”.

Ancora più interessanti sono a mio modo di vedere alcuni principi strategici che Davide elenca e che dovrebbero essere cultura comune per ogni progettista di ambienti di collabroazione interni:

  1. Una strategia di collaborazione deve sempre affrontare tutti e tre i livelli (e nessun tool è in grado da solo di affrontmarli tuti e tre).
  2. E’ bene non mettere in compitizione più strumenti per lo stesso livello (ad esempio Skype e Hangout, tanto per dire).
  3. E’ importante permettere forme di integrazione tra gli strumenti ai diversi livelli.

Interesante vero? Ecco la presentazione di Davide che, oltre al suo articolo sul tema, permette di approfondire meglio la questione.

Buona lettura (e buona collaborazione).

Ott
11

Progettare community con il motivational design

Dobbiamo ammetterlo: spesso ci barcameniamo tra progetti di community interne o di intranet “sociali” con solo una vaga idea di quello che succederà e, talvolta, anche con un’analoga incertezza su quello che dovrà succedere. Ad esempio, le persone potranno creare gruppi, votare i contenuti, creare un profilo ricco, guadagnare dei punti, o ciascuna di queste cose potrebbe essere indifferente o addirittura controproducente nell’economia complessiva del sistema?

L’analisi degli utenti, la progettazione basata su euristiche e standard riconosciuti e la nostra esperienza possono fare molto (assieme alla disponibilità e all’apertura mentale delle aziende, come ovvio) ma arrivano fino a un certo punto.

Qual è il pezzo che manca?  Progettare elementi partecipativi in un ambiente intranet dovrebbe sempre tenere conto di una domanda fondamentale: “perché le persone dovrebbero voler fare questo?” Insomma, per progettare qualcosa di davvero utile è necessario guardare in faccia le motivazioni delle persone. E, se possibile, incorporare queste motivazioni nei nostri artefatti sotto forma di funzionalità, di dinamiche, di soluzioni progettuali pensate per supportarle (e per aumentarle).

Come fare? In questo ci viene in aiuto il lavoro di due progettisti italiani, Gianandrea Giacoma e Davide Casali, che da tempo si occupano di questi temi e hanno prodotto un testo importante “Motivational Design” che nelle loro intenzioni vuole essere un punto di partenza per una nuova pratica progettuale da affiancare al “classico” User Centred Design.

Il testo è sotto licenza Creative Commons ed è scaricabile liberamente (ecco il PDF).

motivational designCredo che su questo terreno siamo davvero agli inizi, ma credo anche ce se c’è un territorio che vale la pena di esplorare per chi, come me, si occupa in qualche modo di ingegneria della partecipazione, beh, quello delle motivazioni sociali (unito all’usabilità sociale) è certamente uno di questi.

Per chi fosse interessato, stasera parleremo del testo di Davide e di Gianandrea al Rome UX Book club, che in questa occasione si riunisce alle 19:30 al Books&Brunch in Via Saluzzo 53/55 (Roma).

 

 

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Grazie mille per la pazienza. E' l'Europa che ce lo chiede