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Apr
29

Undernet: vitalità, anarchia, mal di testa

Talvolta (spesso) capita che in azienda qualcuno adatti il suo PC a web server, e cominci a pubblicare per i cavoli suoi creando, di fatto una intranet “abusiva”. Questo fenomeno è conosciuto con il nome di undernet e si sviluppa, ovviamente, in ambienti con forte know-how tecnologico (anche se, magari, con non altrettanta cultura della comunicazione). Personalmente ho verso le undernet un atteggiamento ambivalente: da una parte testimoniano della vitalità e della voglia di comunicare, e sono anche un prezioso campanello d’allarme e un segno di insoddisfazione per la intranet ufficiale, dall’altra mi rompono veramente le scatole. Troppa anarchia. Troppo smanettonismo. Veramente troppo. Ma insomma, me ne sono fatta una ragione.

Da me ce ne sono centinaia. Le lascio vivere. Anzi, le aiuto a svilupparsi. Del resto non potrei fare diversamente. Ho adottato il trucco di cominciare a dare “voti” (da una a 5 stellette) a tutte. Funziona.

Le persone valutate male mi chiamano allarmate chiedendomi come fare a guadagnare dei voti in più. E così si allineano, accettano i consigli, lavorano in sinergia con la redazione centrale. E integrano i loro contenuti con i nostri. Siamo proprio dei bambinoni.
Un recente articolo su Computerworld traccia una sintesi del fenomeno, (anche se non molto sviluppato in Italia), riprendendolo dall’articolo di Nadia Nonis

4 Commenti

  1. nonsolomenta1 ha detto:

    Non credo di aver capito bene cosa sono le undernet…Ciao signore gentile :)

  2. 02068449 ha detto:

    mi spiace mentina. Cavolo…

  3. utente anonimo ha detto:

    E’ una cosa molto carina e sono certo che quelle undernet portino contributi validi.
    Ma, -come osservi-, troppa anarachia.
    E in qualche caso, la troppa anarchia è stata risolta con l’adozione di un “grande fratello”.
    Non dico che sia giusto così, ma qualche volta bisogna fare i conti anche con le volontà aziendali.
    La mia domanda, quindi, è: possibile che i signori di Direzione Generale riescano a trovare soltanto soluzioni coercitive?
    Eppure quelle undernet lavorano anche per loro…
    -IntraNetMan-

  4. 02068449 ha detto:

    Infatti bisogna cercare di farli collaborare in maniera non coercitiva, utilizzare la loro passione e la loro buona volontà per produrre idee nuove. A volte ci si riesce a volte no. Spesso le persone vogliono integrarsi: bisogna solo mostrare loro che conviene a tutti. E comunqu bisogna valorizzare il lavoro di tutti. Insomma, non farei il processo alle streghe dei siti abusivi, (sono una cosa della vita…) ma neanche l’apologia ideologica delle undernet, come fa ad es. Weinberger. Scommetto che Mentina a questo punto è sempre più preplessa… :-)

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Grazie mille per la pazienza. E' l'Europa che ce lo chiede