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Mag
29

Danza contemporanea e inserti cacofonici

Cari amici (romani) di blog, se volete assistere a una bella performance di danza e, contemporaneamente, farvi quattro risate alle mie spalle (in questo caso anche di fronte…) non potete assolutamente perdervi lo spettacolo di lunedì 31 maggio al teatro Sala uno di Roma, una serata nella quale sono indegnamente coinvolto nell’accompagnare (sic..) con il sax un gruppo di graziose e preparate danzatrici contemporanee del gruppo di Controchiave. Tranquilli, la mia presenza è alquanto limitata, e lo spettacolo fortunatamente presenta molte altre cose serie e suggestive (tra cui una performance di action paintig…). Non mancate: ehi, non perdetevi l’occasione di farmi perdere la faccia…. :-)))

Lunedì 31 maggio, ore 21.00 – Danze Contemporanee di “6.68 Controchiave-Danza” guidato da Francesca Sestili
SALA UNO TEATRO – p. Porta S. Giovanni, 10 – 067009329

Mag
27

Quali informazioni? Una bozza di classificazione

Una delle tante frasi fatte sulle intranet recita più o meno così: “i portali aziendali servono a veicolare informazioni”. Cercando poi di entrare nel merito di quali informazioni dovrebbero essere “veicolate” si scopre che le idee, a dispetto delle affermazioni apodittiche, sono alquanto confuse. Beh, certo, ovvio, si, le informazioni insomma, no? E allora proviamo a fare una classifica di queste benedette informazioni, ben sapendo che in intgranet gira anchje molto altro (formazione, documenti, spazi di community, ecc). Sulla base della mia esperienza ho individuato 5 categorie principali.

Informazioni istituzionali (Comunicati stampa, Informazioni complessive e numeri dell’azienda, Informazioni finanziarie/bilanci aziendali, Informazioni sulle scelte strategiche, Descrizione dei settori e delle attività…)
Informazioni organizzative (Organizzazione aziendale, Novità dalle Risorse Umane, Eventi aziendali, Nuovi progetti, Concorrenza, Campagne pubblicitarie, Cambiamenti nell’offerta… )
Informazioni operative (Nuove normative e disposizioni, Nuovi manuali e procedure, Schede tecniche, Listini, Aggiornamenti sui processi operativi e dettagli tecnici, Pert e tempistiche…)
Informazioni relazionali (Storie individuali, Interviste a responsabili, addetti, coordinatori, responsabili di progetti, Casi di successo, Rubriche di approfondimento…)
Informazioni di servizio (domani dalla 14 alle 15, la sede di via Manzoni non sarà accessibile dall’entrata principale… , E’ iniziata la distribuzione dei nuovi badge aziendali. L’appuntamento per fare le fotografie è fissato…, Per chi avesse bisogno di aiuto, è attivo un presidio per la compilazione del modello 730…)

Ok. Quali sono le categorie più importanti? Da una parte dovremmo rispondere che diupende dal “modello di business della intranet”, ma per la mia esperienza direi che in ogni caso sono la seconda e la terza categoria, organizzazione e operatività, ovvero gli elementi di maggior contatto tra le persone e l’azienda stessa.

Mag
26

Intranet portals: se ne parla a Torino

Forse è un po’ tardi, ma voglio lo stesso provare a segnalare questo evento, secondo me abbastanza interessante: stasera alle 18.00 a Torino, si parla di Intranet portals e sistemi di gestione della conoscenza. Organizza Inter.media.

Intranet Portals e Gestione della Conoscenza
Torino- C.so U. Sovietica 218/bis

Mag
24

Alcuni motivi per vivere a Roma e restarci per sempre

– In ogni posto dove capiti (pub, pizzeria, supermercato, laboratorio di analisi, ecc) devi imparare come funziona, e funzionano tutti in modo diverso.
– In metropolitana puoi attaccare bottone con chiunque, se ne hai voglia, senza passare per pazzo
– Le ragazze romane, che sono il sale della terra
– Chiunque impersoni temporaneamente un ruolo sociale è ben lieto di spogliarsene alla prima occasione per dirti: ao’ machevvoifa’…
– Nei bar, alla mattina, puoi commentare ad alta voce una notizia sul giornale scatenando dibattiti improvvisati e divertentissimi siparietti con tutti gli avventori
– Una coda alla posta o all’ospedale può trasformarsi per incanto in un’esperienza, ovvero qualcosa che si può raccontare (dico sul serio)
– Esite il jazz, la cultura alta, la cultura popolare, gli sperimentatori, il teatro d’avanguardia, le mostre e tutto quello che un amante del sapere può desiderare, in una misura di gran lunga superiore a qualunque città italiana (capito milanesi? CAPITO?????) ma senza ostentazione, con un sorriso, con autoironia e con una grande cortesia
– Chiunque abbia qualcosa da dire prima o poi la potrà dire, e troverà anche qualcuno che lo ascolterà
– Ho già elencato le ragazze romane?
– Infine Leuca, una persona veramente speciale (questo è un motivo molto personale, non contatelo…)

Roma mi è entrata dentro come una carezza, e resterà sempre con me. Roma, ti amo.

Mag
23

Contingenze, oblio

Ci sono cose della nostra esperienza che, malgrado la patetica ostinazione con cui ci ostiniamo a mantenere un’idea integra di noi stessi, svaniscono nell’oblio e, dopo averci magari torturato per tanto tempo, se ne vanno senza averci cambiato minimamente dentro, lasciandoci solo il residuo di un sordo logorio, come code sull’autostrada, che ci bloccano di sorpresa, ci coinvolgono, ci costringono a ripensare ai nostri piani, e subito scivolano nell’oblio nel momento in cui spariscono, ineludibili ed effimere, evanescenti e tenaci metafore della nostra memoria a singhiozzo. Realtà vissute come parentesi, presenze senza memoria, esperienze intense e vacue. Non le consideriamo nell’orizzonte della nostra esperienza ma ci sono. E noi siamo con loro. Costantemente. Mentre cerchiamo una via d’uscita, mentre facciamo progetti, mentre cerchiamo di migliorare, noi siamo immersi in questa enorme, inafferrabile e invisibile coda sull’autostrada. Bloccati da una contingenza inaspettata, con la convinzione che la nostra vita sia altrove. Cosa resterà del nostro lavoro quando lo avremo lasciato?

Cosa resterà dei nostri amori quando se ne andranno? Cosa resterà delle nostre case quando traslocheremo, dei nostri paesi e città quando fuggiremo? Cosa è rimasto delle nostre scuole, dei nostri maestri, dei nostri parenti, della nostra cultura, dei nostri grandi traumi, delle nostre piccole conquiste? Hanno lasciato un segno nella nostra carne o sono svaniti, e noi con loro? Forse sono presso di noi, e siamo addirittura noi stressi il segno tangibile, ultimo della nostra storia privata e della nostra Storia collettiva? Siamo noi l’unica testimonianza, la sintesi dell’insieme di contingenze che ci sovrasta, che ci ha sempre sovrastato, padrone incontrastato delle nostre vite? O non è forse un’illusione, la nostra, di poter conservare la nostra esperienza, la nostra integrità, la nostra memoria, di poter far tesoro delle cose che oggi ci sembrano così nitide davanti ai nostri occhi, così naturali nella loro presenza quotidiana, cose che non abbiamo scelto e che dimenticheremo, passando attraverso la vita più velocemente dei rifiuti che produciamo?

Amici persi per disattenzione, città abitate senza passione, case ed esistenze anonime, incontri casuali che si trasformano in destino, immagini che si fanno nebulose, convinzioni che non mettiamo più alla prova da troppo tempo. Fantasie arrugginite. Frammenti non ricomponibili della nostra vita destinati all’oblio. Perché noi non siamo padroni del nostro passato più di quanto non lo siamo del nostro futuro. Il presente è la nostra unica dimensione, questo presente che i manipola e si prende giuoco di noi, restituendo a noi stessi un’identità costruita per sottrazione dalla cose che abbiamo dimenticato.

Quando anche questa ennesima coda nella nostra autostrada si scioglierà, allora e solo allora potremo accorgerci di cosa è rimasto, e forse sarà solo quello che, nel bene o nel male, abbiamo deciso di scegliere. Quello sarà il nostro residuo di necessità che permane una volta evaporato il mare delle nostre contingenze.

Mag
21

La s-comunicazione d’impresa, ovvero l’arte di saper comunicare

La comunicazione d’impresa è una di quelle materie di cui nessuno sente l’esigenza e, proprio per questo, tutti ne parlano. Massime del tipo: “in azienda bisogna saper comunicare”, “soltanto chi sa comunicare avrà successo” e via con idiozie simili, che trovate su quei libretti del cavolo che vi affannate a correre a comprare, non significano nulla. Il contenuto semantico di simili asserzioni è vicino allo zero, come di frasi del tipo “la guerra è ingiusta”, “bisogna aiutare le persone più bisognose”, ecc.

Questo avviene quando le affermazioni sono vaghe e generiche. Ognuno può metterci il contenuto che vuole. Ma mentre in democrazia ciò non è poi tanto male perché l’approfondimento delle diverse opinioni dà la nascita allo scontro dialettico, in azienda, dove la democrazia è bandita (la comunicazione sta all’azienda come il manganello sta ai regimi totalitari), questi enunciati rimangono vuoti e sulla loro scarsità di contenuto, sulla loro ambiguità, sulla cattiva fede di chi li enuncia si regge la più bieca gestione del potere.

Parafrasando N.Chomsky possiamo allora dire che in azienda qualsiasi cosa va bene purché sia totalmente inutile. E la comunicazione interna rappresenta da questo punto di vista l’esempio perfetto.

Il comunicatore di professione è un tuttofare, un cicisbeo di corte pronto a piegarsi a ogni richiesta del sovrano. Tanto più è oscena la richiesta, tanto più lui risponde con entusiasmo. Tanto più si tratta di falsificare, inventare la realtà, tanto più lui si esalta. Nello scorso decennio il concetto di “inventare la realtà”, o meglio: “costruire la realtà” è andato molto di moda anche nei corsi formativi per neo-deficienti, oltreché nelle università americane. Però, più che un costruttore di realtà, lui è solo un denigratore della realtà.

Cura i siti Intranet, parla di Web usability, di community, di content manager, ecc. Proviene spesso dalle facoltà umanistiche, dove dice di aver avuto un passato fulgido. Si vanta di essere un bravo scrittore, ma non avendo trovato pubblico fuori, lo cerca dentro. Eccolo allora ergersi sulle barricate, con il petto gonfio al vento e la tastiera in mano, arringare le folle su come si deve scrivere, su come si devono colorare le slide, su come fare i pupazzi (lui, che è il re dei pupazzi, lo sa bene!). Lui oggi ci dice come si deve scrivere in una slide, come si comunica e quando. Insomma: lui pretende di aver riformato il linguaggio. Lui sogna il nuovo esperanto, ma intanto storpia l’italiano e dimentica Manzoni.

Lui dice che oggi si comunica diversamente, che la lingua così com’è non va bene, che il web è diverso, che la gente è diversa, che ci vogliono regole nuove, che bisogna trovare stili nuovi, ecc. Ostenta sicurezza e felicità, ma non ha né l’una né l’altra. La sera si trova spesso solo, piange sommessamente e chiama la mamma. Vorrebbe essere contento, gridare al mondo di essere il più fico, celebrare il suo nuovo linguaggio in locali cult, tastare il culo e le tette delle ragazze più in, dare libero sfogo al suo complesso smisurato di affermazione, ma nella realtà esterna, la sola ad avere esistenza, si scopre un essere virtuale.

In passato quest’uomo, o questa donna, sono stati extraparlamentari, ex sessantottini, ex –ex-ex, post-post moderni, hanno bazzicato Palo Alto e alla fine si trovano oggi soli, in più con un palo basso nel fondo schiena. Ma loro continuano a essere convinti che il futuro è in Arial 12 e che il grassetto può fare tendenza.

Mag
21

Gonzo in action

Io non so se all’Enel si sono accorti di avere per le mani uno dei più innovativi siti web aziendali che io conosca. Io li seguo dal 2002, con la loro graziosissima sezione Inpoesia, con cui hanno vinto il premio come miglior idea originale, e oggi scopro che il sito ospita un magazine on line di ottimo livello. Vi propongo ad esempio, l’articolo su Bateson, di Matteo Bertocci.

Ora io mi chiedo: ma i dirigenti Enel sanno di tutto questo? O è l’idea visionaria di un gruppo di anarchici web sfuggita alle maglie della burocrazia aziendale? Sia come sia, il sito merita veramente un premio per la miglior applicazione di gonzo maketing esistente in Italia. Bravi, bravi, bravi…

Mag
21

Niente resterà impunito… :-)

Qualcuno ha fatto, qui, il resoconto molto personale della mia presentazione di “Intranet” alla libreria Mel-bookstore, con tanto di recensione del libricino. Un grazie al mitico Zotware (a.k.a. IntranetMan) per l’attiva presenza e l’attenzione…

Mag
19

Prove tecniche di tutoring

L’arrivo di una nuova vivace stagista-tesista sulla comunicazione interna e sulla intranet mi ha nuovamente costretto ad indossare la maschera di “tutor”, ruolo che, a dir la verità, non mi dispiace affatto (sempre meglio che fare slide…). L’intensa attività ormai svolta in questo senso mi spinge, stasera, a inventare qualche titolo per possibili tesi di laurea riguardanti le intranet e la comunicazione interna aziendale in genere. Chissà che qualcuno non possa trovare qualche spunto. Garantisco quanto a originalità: i titoli li ho pensati adesso. Sono ovviamente gradite integrazioni e idee (che andranno tutte a favore della campagna: “Aiuta anche tu un tesista in Scienze della comunicazione”…)

– Intranet e comunità di pratiche: caratteristiche e sviluppo nell’interazione on line in azienda
– Mimesi simboliche: Intranet come “trait d’union” tra complessità organizzativa e complessità comunicativa
– Organizzazione, tecnologia, cultura: i fattori del cambiamento in azienda e il ruolo delle intranet
– Intranet: il ruolo delle community nell’azienda post-fordista
– Il ruolo delle intranet nell’accrescimento degli asset intangibili
– Caratteristiche e aspetti psicologici dell’interazione on line tra colleghi: una ricerca empirica
– Oltre l’informazione: la conoscenza e la sue generazione in intranet
– Riposizionamento in rete dei processi e nuovi modelli organizzativi
– Il principio cooperativo: generazione dell’informazione attraverso la ricerca consapevole

Mag
18

Le cose

Visto che sono strapreso dal lavoro e da altre bazzecole insignificanti, posso solo postarvi un mio racconto scritto all’epoca dell’università, ovvero quando eravamo saccenti, beffardi, creduloni e ignari. Ciao a tutti… :-)

Dopo quatto mesi di assenza, incrocio Giorgio, per caso, davanti alle aulette degli esami.
Dopo due minuti dal nostro incontro, esauritisi i saluti di rito, comincia a parlarmi del fatto che non crede più negli oggetti e che tutto è un segno…
Sembra che questa convinzione gli sia maturata in un momento imprecisato dei mesi scorsi. Da quel momento tutti gli oggetti si sono come “alleggeriti”.
Me lo spiega con aria complice, allusiva, come un segreto tra pochi iniziati, e quando dice “oggetto” mette la mano come se reggesse una palla, per farmi capire che gli oggetti sono proprio gli oggetti.

Io dico si, si, ok.
Tre minuti dopo, quando gli oggetti si sono già dissolti, mi spiega che collabora ad un lavoro di gruppo, composto solo di “segnisti”, e che vogliono anche pubblicare i risultati delle loro ricerche; niente di preciso, nessuna pretesa oracolare, una rivista “aperta”.

Io dico bene, bene, ok.

– “E il titolo qual è?” – Domando compassato, anche se in quel momento vorrei solo scappare, rendermi invisibile, volatilizzarmi. Lui si aggiusta gli occhiali con aria professionale e fa una breve pausa ammiccante prima di pronunciare: – “Micrologos”. “Forse il titolo è un po’ velleitario” – aggiunge prudentemente.

Io penso che di fronte alla definitiva scomparsa degli oggetti l’aggettivo “micro” sia addirittura modesto, ma non lo dico per non sembrare provinciale.
Mi confida, ciondolando, che ci hanno pensato due giorni, lui e la Luisa, indecisi tra un taglio “simbolico” e uno “allegorico”; annuisco, ipocritamente, sull’abisso che separa il simbolico dall’allegorico.
In realtà, mi confessa, aveva già capito tutto S. Beckett, che infatti lui e la Luisa stanno studiando intensamente, alla ricerca di tutti i punti in cui si avverte la sua forza “decostruzionista”.
Sotto un’aria vagamente ispirata, ripasso freneticamente tutto quello che ho letto di S. Beckett alla ricerca del suo decostruzionismo, ma lui è già scivolato su Lacan passando per il secondo Wittgenstein (ovviamente…), mentre le aule degli esami si stanno riempiendo fino all’inversosimile. Cinque minuti dopo si sono già dissolti, nell’ordine:
– Io
– Mondo
– Storia
– Metafisica

e altre tre o quattro parole con la maiuscola. Apprezzo il suo contegno nel riuscire a “decostruirmi” l’universo mentre la gente ci sommerge e il frastuono si fa assordante. Ad un certo punto mi ricordo con apprensione una cosa: -“senti” – gli domando con sincera curiosità -“ma tu non eri marxista?”.
“Vedi” – mi risponde concitato -“Marx, come tutti i pensatori dell’800, si è compromesso con i significati, non è riuscito a sganciarsi da un rapporto naturalistico con le cose, noi dobbiamo analizzare le catene di significanti, solo quelle hanno un valore. Le categorie che usava Marx” – aggiunge perentorio, mentre la gente ci è sempre più addossata – “vanno dissolte”. Tale accanimento “dissolutorio” mi fa pensare che probabilmente siamo in troppi nell’aula, infatti si fa fatica a respirare.
Forse le sue fantasie nascono da qui, penso, dall’affollamento di questo posto, ma lui mi toglie ogni dubbio, dicendo che il dissolvimento è una nuova “forma del pensiero”.
– Ah mi pareva – dico, non senza delusione, asciugandomi il sudore che ormai, dopo dieci minuti, comincia ad affiorare. Fortunatamente, non viene sfiorato l’argomento di una mia eventuale collaborazione al “progetto”; la possibilità viene liquidata alla radice dalla necessità di non compromettere con “una crescita vorticistica di idee” un’ipotesi di lavoro ancora, bisogna ammetterlo, molto precaria.
Aggiunge, laconico, che nel campo della comunicazione esistono “lacune incolmabili” e conclude che “bisogna restare con i piedi per terra”. Mentre mi domando che significato possa avere per lui quest’ultima frase, si ricorda che ha mille cose da fare e mi saluta. – E allora, gli oggetti? – Gli grido preoccupato, mentre si allontana velocemente nella densa melma di studenti. – Come? – mi domanda voltandosi. – Si, – dico – Gli oggetti, le cose…-
Mi guarda con bonaria sufficienza, capisce che non sono convinto e che, probabilmente, non ho capito nulla; alza le spalle con rassegnazione e, con soave leggerezza, si dissolve.

Mag
14

La giornata-tipo del content manager intranet

Me lo hanno chiesto (giuro) e allora provo a rispondere pubblicamente alla richiesta.Cari aspiranti content manager aziendali, non è una vita facile, credetemi…

Mattina
– Mentre sono in macchina controllo sul mio palmare-cellulare (ehi…) se ho ricevuto commenti sul blog
– Arrivo in ufficio e apro la posta, ovvero i *5* account che rispondono a mio nome: il mio, quello della intranet, quello della newsletter, quelli di progetto: caterva di messaggi. Tipo di messaggi ricevuti:

Richieste automatiche, da parte del mio CMS, di pubblicazione di notizie da parte di alcuni responsabili di sezione
Nuove foto scattate dai colleghi da inserire nella community fotografia
Nuove recensioni di libri, film, musica, da autorizzare
Richieste del mio responsabile rispetto ad attività che, in generale, ho già svolto prima dell’arrivo di suddette mail (svegliaaaa…)
Newsletter a cui sono iscritto
Proposte deliranti da parte di colleghi
Alcune parole chiave “sospette” nei forum che mi costringono ad andare a vedere i messaggi per capire di che si tratta
Segnalazioni di variazioni e aggiornamenti da fare sulla intranet, cortesemente indicate da zelanti colleghi
Messaggi allarmati da parte di responsabili che esigono una variazione su un testo pubblicato

– Autorizzo le notizie, autorizzo alcune foto e altre le casso, controllo i messaggi sospetti, guardo rapidamente le newsletter, rispondo alle proposte dei colleghi, faccio le variazioni e gli aggiornamenti segnalati. Mando al mio capo, con alcune note, una proposta di un collega che mi sembra particolarmente interessante. Segnalo al collega del publishing il messaggio allarmato per le variazioni.
– Mini-riunione con il collega dello sviluppo per definire i materiali del prossimo modulo di e-learning per i dirigenti: taglio dei testi, palinsesto e percorso, file audio e video, test di autovalutazione
Rientro in ufficio: altra valanga di mail a cui rispondere, tra cui una di un collega che non ho mai visto che mi da’ alcuni materiali da pubblicare
Guardo i materiali e li valuto: alcune foto, un testo, due schede tecniche, una prestazione in powerpoint. Rivedo il testo, scelgo le immagini, creo un abstract per il powerpoint, creo un titolo e uno strillo per la pubblicazione e passo tutto al magico collega del publishing. Abbiamo una nuova notizia per il canale Offerta.

Pausa. Vado un po’ in giro a trovare le mie colleghe gnocche. Così, solo per sport…

Al ritorno la collega-ansiosa mi ha gia mandato tre mail chiedendomi di modificare una virgola. Modifico la virgola
Arriva una mail chilometrica di un collega che mi racconta una storia strappalacrime sul suo rapporto con l’azienda. Cerco di rispondere e giro la mail a chi di dovere
Arriva anche una mail dei colleghi incacchiati a cui ho cassato le foto: devo spiegare loro che il bambino sul seggiolone non è di grande “impatto”…
Nel forum sulla creatività appare la parola “incapace”: vado a vedere di che si tratta. Ok, tutto bene.
Posso finalmente dedicarmi, fino all’ora di pranzo, a cercare di ottenere delle risposte sul nuovo server che abbiamo richiesto, scavando nella burocrazia interna, visto che il nostro sta tirando le cuoia
Telefonata: il referente del Customer Care mi chiede di dare un po’ più di evidenza alle nuove video-lezioni sui servizi a valore aggiunto. Ok, domani lo sbattiamo in prima pagina per una mattina.

Pranzo con amici-colleghi di altri settori in cui si parla di tutto tranne che di lavoro

Pomeriggio
Riunione con la collega per il questionario on line di soddisfazione sul progetto PincoPallino: mi porto dietro il collega esperto in ASP. Ci diamo i tempi e le modalità di erogazione
Torno: valanga di email. Solito discorso
Lavoro un po’ sulla community del marketing, che stiamo costruendo. Rivedo i testi introduttivi, e do’ ulteriori specifiche allo sviluppatore. Non mi convince il sistema documentale. Vedremo
Mando una mail al responsabile del Business Developement scusandomi dei ritardi nella creazione del nuovo template per le home page di sezione. Facciamo qual che possiamo
Rispondo a una collega che mi chiede dove trovare documentazione sulla sezione 1223AKXZAZ del sistema di CRM. Boh…Giro la mail
L’ennesimo collega mi chiede di aprire una community sulla poesia: dobbiamo proprio programmarla
Telefonata della collega della fatturazione che mi chiede perché il loro video non è ancora on line: le rispondo che un video da 1,5 giga non è molto adatto al web. Stiamo ancora lavorandolo. Cavolo
Mi arriva un articolo di quello della sezione Net economy sugli assett intangibili. Ok
Siamo sul tardi. E’ l’ora delle mail del capo. Fuoco di fila di botta e risposta
Pubblicazione di altre richieste automatiche da CMS
Variazioni e editing di piccoli testi che lasco in eredità Luciano per domattina

Finito.

Vado a casa e posto qualcosa sul blog prima di iniziare a suonare.

Mag
10

Letteratura impubblicabile

Sarà un argomento un po’ superato, ma il tema degli ipertesti continua ad affascinarmi. Per questo vi propongo il sito della biblioteca di letteratura impubblicabile, che è, in realtà, una riflessione sugli ipertesti. Di questo sito in realtà, più che i risultati mi interessano i presupposti teorici, e in particolare gli autori segnalati come antesignani della materia. Alcune citazioni non sono affatto banali e viene citato un autore su cui ritorneremo…

Mag
7

Ma che cavolo di lavoro è?

Se lo sono chiesti loro e, a un certo punto me lo sono chiesto anch’io: trasformare fogli excel in pagine web “cool”, gestire accese discussioni sui valori aziendali, parlare con i dirigenti di strategie manageriali, fare da psicanalista ai colleghi depressi, trovare software su richiesta, parlare di assett intangibili, correre nei corridoi inseguendo colleghi e pensando al post-fordismo, …ma che razza di lavoro è fare il Content Manager di una Intranet? Insomma una lezione anche per me..cmq tutto bene, credo. Grazie a tutti per l’incoraggiamento nei commenti del post precedente: mi sono serviti…

Per finire la tirata autocentrata vi segnalo la mia ultima intevista sulle undernet aziendali, pubblicata su ZeusNews.

Mag
5

Come agli esami…:-)

Domani mattina terrò la mia lezione all’Ateneo Multimediale sulle intranet. E’ la mia prima uscita sulla “piazza” milanese, e sono tutti professionisti. Insomma, ho una certa strizza. Mi tranquillizza il fatto che le mie *118* slide sono pronte, e stordirebbero chiunque. Speriamo bene. In caso contrario mi mangerò gli ortaggi…

Mag
4

Il valore rivelatorio degli scivoloni

Quando ho cominciato a occuparmi di intranet, l’interesse per la materia, nella mia azienda era assai scarso, per così dire. Insomma, a nessuno fregava niente di niente. E noi poveri ciucci, soli, pochi, senza budget, senza sponsor, siamo comunque andati avanti e abbiamo fatto un po’ di testa nostra. Avevamo un’idea e volevamo realizzarla. Punto.

Poco alla volta sono arrivati i successi: le pagine viste crescevano, cresceva l’interesse dei colleghi. Mail, richieste, offerte, eccetera. Del management nemmeno l’ombra. Ma esisteva questo management? O era un’entità fittizia? Ma chi cavolo lo aveva mai visto? Sapeva cosa stavamo facendo? Ci seguiva da lontano o ci ignorava come sempre? Noi, se vi devo dire la verità, ce ne fregavamo altamente.

Finché, un giorno pubblichiamo una particolare notizia, e scattano le telefonate. Convocati d’urgenza dal “grande capo” (il grande Budda de noantri…). Io di fronte a lui: di lato il mio capo diretto e il capo del mio capo (insomma questo Budda stava molto in alto…)

– Chi a pubblicato questa roba?
– Noi
– E chi vi ha detto di pubblicarla?
– Beh, nessuno, come sempre, noi agiamo in autonomia.
– E adesso questa roba la stanno vedendo 50.000 persone?
– Beh, sì, più o meno.
– Ma braaaavi (faccia sdegnata)
– Possiamo rimediare
– No, spegnete tutto…
– Guardi che si può rimediare….
– Allora Lei non mi ha capito….
– Ok, ok ok…

Ma allora il management la guardava la nostra roba, eccome se la guardava. Solo che non diceva nulla, fino a che un incidente di percorso si è trasformato in un momento di autocoscienza collettiva. Sono uscito da lì in parte preoccupato e in parte sollevato.

In quel preciso momento qualcuno aveva capito qualcosa di più sulle potenzialità del mezzo. Avrei voluto dirgli “Benvenuto nel progetto, grande Budda!”. Ma mi sono limitato a togliere la cosa e ad andare avanti. Certo, avevamo fatto una cazzata, ma ora esistevamo!

Mag
1

Brainstorming nella stanza dei bottoni

Scena: ufficio spazioso e ben illuminato. Sedie in pelle, tavolo in radica. Computer, schermo 21 pollici LCD, telefoni e palmari sparsi per la stanza. Davanti al computer tre persone. Eleganti, laureate, dirigenti.

– E se aggiungessimo un’ellisse tratteggiata che circonda i rettangoli?
– No, guarda la cosa migliore è fare un’altalena che mentre lo sviluppo scende la razionalizzazione sale…
– Si ma perché quel cerchio è così schiacciato?
– Perché se no non ci stava il messaggio…
– Ok, va bene per l’ascissa, ma sull’ordinata che cacchio ci mettiamo?
– Mhh…boh, potremmo mettere lo sviluppo delle competenze…
– Esatto! Così sembra anche che ci sia l’evoluzione. Prefetto!
– Dunque, dicevamo, le tre C: Competenza, Competizione e poi, e poi…
– Core Business…
– Cammino…
– Ma che, sei matto?
– Competence emprowement…
– Ma devono proprio essere tre?
– Beh…
– Ho trovato: compensation…
– Ma è una cosa che facciamo?
– Beh, in un certo senso…
– Ok, però nel freccione aggiungiamo il passo sull’analisi preliminare.
– E scriviamo “Per un nuovo sistema di sviluppo”
– No, direi “Per migliorare il sistema di sviluppo”
– Mmmhh, ancora meglio: “per ottimizzare il sistema di sviluppo”…
– Io vorrei, sai cosa vorrei? Vorrei che quando appare “sviluppo” si apre una finestra con tutti i progetti.
– Ma quali progetti esattamente?
– Beh…
– Scusa se ci ritorno, ma qual’è il fulcro dell’altalena?
– Beh, è…Il marketing strategico. Direi.
– Ah.
– E questo è il grafico con la customer satisfaction? E perché la linea è piatta?
– Beh…
– Togliamolo
– Scusate ma invece di “Compensation” non sarebbe meglio “Cooperazione?”
– Secondo me l’ellisse ci vuole…

La cosa prosegue fino a mezzanotte inoltrata.

(post sponsored by Powerpoint ®)

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Grazie mille per la pazienza. E' l'Europa che ce lo chiede