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Apr
29

E’ primavera

Cambiamenti nel template. In vista di.

Apr
29

Aldo Gargani su linguaggio e tecnica

Aldo Gargani, filosofo ed eminente studioso di Wittgenstein, già a suo tempo apprezzato per il “il sapere senza fondamenti” (ormai fuori catalogo) si interroga in questa intervista, su linguaggio e tecnica. Moltissimi gli spunti e le parole chiave per una nuova filosofia della comunicazione (tema sul quale sto finendo di scrivere il mio prossimo libro): la fine del linguaggio come etichetta, le metafore vive, la rivalutazione del concetto di malinteso e il la necessità dell’elaborazione di una sorta di “teoria dell’interlocutore”.
Ottimo l’approccio, anche nutro alcune riserve sulla posizione, tutto sommato equidistante, rispetto alle nuove tecnologie. Oggi possiamo, forse, dire qualche cosa di più.
Uno stralcio:

Si dice che le espressioni trovino il loro significato nelle circostanze dell’uso, ma neanche questo può bastare, perché il contesto non sarà mai una garanzia che due più persone stiano realmente comunicando tra loro; questo perché ogni volta che si parla siamo, sì, inseriti in un contesto comunicativo ma dobbiamo, come parlanti in campo, poter elaborare tutto un processo di interpretazione volto ad eliminare i malintesi, i quali, a loro volta rappresentano un elemento negativo ma, al tempo stesso, sono anche l’elemento indispensabile attraverso il quale gli uomini possono cercare di approssimare una possibilità di comunicazione fra loro.

Questa possibilità di malinteso, per esempio, è interdetta dalla tecnologia informatica, perché la tecnologia informatica presume che due o tre parlanti posti uno di fronte all’altro e situati in un certo contesto, scatti, automaticamente, la comunicazione. Questo non è sempre vero e il computer non può tenere conto di questo. Si trascura il ruolo del malinteso un ruolo che necessita di essere elaborato. Ogni volta che io parlo è come se io dovessi sviluppare una sorta di teoria dell’interlocutore, come stiamo facendo Lei ed io adesso.

Apr
28

Misteri (culturali) Italiani

Cavolo, questa proprio non la sapevo: non solo ha scritto uno dei testi più importanti degli ultimi 20 anni, non solo è vissuto a lungo (è morto nel 2003) potendo vedere le trasformazioni operate sul linguaggio dalle nuove tecnologie (trasformazioni che vanno esattamente nella direzione di quella “oralità secondaria” che egli aveva, a suo tempo, prefigurato in modo quasi visionario).
Non solo ha scritto tantissimo (e allora, mi chiedo, cosa aspettano editori come Il mulino, Armando e Laterza a tradurre e pubblicare la sua opera completa), ma oggi scopro, grazie a Leuca, che era un pastore gesuita! In questo articolo troviamo la sua commemorazione da parte della Saint Louis University.

Walter_ong_2003

Cari amici, aderiamo alla petizione “Adotta un testo di Ong” e facciamo pressione su questi cavolo di editori: scrivete anche voi una mail alla Casa editrice Il mulino e alla casa editrice Armando affinché si diano da fare! Credetemi: è nel nostro interesse.

Apr
27

Voglia di Houellebecq

Non so voi, ma io sento una grande mancanza, quasi un bisogno di leggere qualche cosa di nuovo di Michel Houellebecq, e per questo mi attacco a tutto quello che mi capita. COsì oggi vi segnalo un testo inedito, pubblicato dalla Newsletter  “I miserabili” e tradotto dall’attivissimo Giuseppe Genna.

[…]Apro gli occhi e constato che il mio sogno è alquanto superficiale. Mi accendo una nuova sigaretta, tormento il filtro, in realtà non esiste armonia con l’universo. Nei momenti di felicità, per esempio contemplando un bel paesaggio, so istantaneamente che io non ne faccio parte, il mondo mi appare come qualcosa di estraneo, non conosco nessun luogo dove io possa sentirmi a casa.[…] M.Q.

Apr
26

Filosofia analitica per tutti

Ok, oggi un’irrefrenabile pulsione transcontinentale mi spinge a sengalarvi un po’ di risorse sulla filosofia della mente, la filosofia del linguaggio e, in genere, gli argomenti legati alle discipline della filosofia analitica (che com’è noto, regnano in territorio anglosassone.). Gli autori però sono tutti italianissimi, e appartengono alla ristretta cerchia dei filosofi analitici nostrani. Ok, cominciamo con un’“introduzione alla filosofia della mente”, di Michele Di Francesco (PDF), tratta dal libro collettivo sui nuovi argomenti  della filosofia conteponeanea scaricabile da SWIF. Prwsoeguiamo con il saggio “Competeneza, riconoscimento e procedure”, tratto dal sito di Diego Maconi. Tra le pubblicazioni di Achille Varzi, vi segnalo questo “Ontologia: dove comincia e dove finisce (PDF)“, e anche il dialogo immaginario “All the tinghs you are” (PDF). Ancora, l’introduzione all’empirismo logico di Paolo Parrini e “Da Frege all’intelligenza artificiale“, di Carlo Penco. Infine, “Esternismo e computazione” di Alfredo Paternoster.
Tutta gente con la quale, una volta, avevo una certa frequentazione. Ciao

Apr
20

A loro non piace

Per  qualche inspiegabile motivo vengo a volte consultato da simpatici e sconosciuti giornalisti sui temi più svariati (fino ad ora: undernet e blog aziendali). Ultima performance del sottoscritto: Affari e finanza di lunedì 18 Aprile. Ok, sono ovviamente contento e fiero di me. Solo una precisazione: io non sono “manager” di un bel niente, capito? Non scriverelo nelle interviste, scrivete magari editor, schiavo, fattorino, ma evitate di citare quella dannata parolina, perché dovete sapere che ogni volta che appare la parola manager associata al mio nome mi viene tagliata una falange del dito mignolo. Inoltre, qui ad alcatraz la parola è assai squalificante e mina non poco la mia autostima, già seriamente minacciata ogni volta che mi guardo nello specchio.

Ehm, va bene direttore? Io l’ho detto eh, ho fatto quello che potevo. La prego, no, mi inginocchio sui ceci, eh? Vi prego, per questa volta fatemi solo mangiare il sale, lasciatemi, farò tutte le slide che voltete, no lasciate stare il coltello, scriverò mille volte la frase “sinergie migliorative”, no il dito noooo….

Apr
20

Tra il dire e il fare c’è di mezzo il motore

La lettura delle novità pubblicate su Portalino.it mi provoca sempre una certa ilarità, unita ad un sano scetticismo illuminista. In genere sI parla di strepitose innovazioni nel settore bancario, e questa è volta della intranet di Unicredit.   Sintesi dell’articolo: prima in Unicredit c’era un gran casino fatto di undernet disomogenee con contenuti scadenti e assolutamente inutili. Poi, dopo che si sono fatti il mazzo così per un anno intero (si presume nel 1998-99) e dopo che il management ha mosso le chiappe e aprerto il portafogli, ecco che arriva il superPortale con il framework comune, le applicazioni personalizzate e l’approccio strategico (leggi: prima si usava solo come accessorio e adesso invece è un supporto all’attività.)

Ok, vediamo. Io, casualmente, sono un cliente Unicredit: un giorno dell’anno scorso (a megaportalone avviato) vado in banca per accendere un nuovo conto corrente: il consulente, persona cortese, paziente e anche competente mi spiega che c’è opzione “giusta” per me (leggi: correntista sfigato). Basta scaricare il modulo con le condizioni e firmarlo. Ok, e allora vediamo ‘ste condizioni. Vedo che Il consulente si attacca alla intranet (sezione tipo “contattualistica”) e comincia a navigare: e naviga di qua, e naviga di là, e poi torna indietro, e poi cambia categoria.
Conversazione:

– io: ehm è la vostra intranet?
– Lui: si
– Io: e..come va, come va?
– Lui: mah, abbastanza bene
– Io: Ma il modulo non si trova…
– Lui: eh, si. Però, aspetti, mi ricordo che era, dunque…vado qua…(pensiero mio: sta dando la colpa a se stesso e non al sistema)

Dopo 5 minuti

– Io: perché non prova con il motore di ricerca? (n.b. piazzato al centro in bella evidenza)
– Lui: ah, no non si trova mai nulla, ma..aspetti (finalmente trova il modulo e lo stampa)

Domanda: Questo è l’approccio strategico? E se non fosse stato strategico cosa sarebbe successo? Pernacchie?

Apr
16

Tranquilli, ne usciremo

Non posso che sottoscrivere il corsivo di Michele Serra su “La repubblica” di oggi, che è riuscito a strapparmi una risata amara, liberatoria e inaspettata in questa assonnata e piovosa mattinata romana. Non posso evitare di riportarne almeno la conclusione:

Ci fu un tempo in cui […] le cose non solo andavano male, ma avevano un quid di pazzia, di surrealtà, di rovinosa perdita di controllo, e ci si svegliava la mattina chiedendosi se era proprio vero, e come era stato possibile. Alla politica, per quanto mi riguarda, chiedo onestà, passione, speranza, ma moderatamente. Le chiedo soprattutto, dopo questa esperienza, di riuscire ad annoiarmi, di passare, almeno ogni tanto, inosservata, come una routine, come una cosa necessaria e non straordinaria. Che si possa tornare ad aspettare i titoli de un qualunque tg senza aggrapparsi ai braccioli della poltrona.

Apr
14

Il verso di oggi

Se fossi un vero viaggiatore
ti avrei già incontrato

I. Fossati

Apr
13

L’importanza del fattore G(ino)

Mai addormentarsi sugli allori. Mai credere di essere arrivato alla fine. Mai credere che non accada nulla solo perché alle nostre orecchie non arriva nulla. Mai credere di aver creato la intranet che non lascia scampo.
Abbiamo raccolto tutte le informazioni possibili e immaginabili, abbiamo una rete di referenti ramificata e attenta, siamo sensibili e innovativi. Insomma ci diamo da fare, sulla nostra intranet. Eppure.

Eppure qualche cosa non torna, un senso di incompletezza, un imponderabile fattore “G” che grava sulla nostra intranet e sul nostro stomaco, e che ci lascia eternamente insoddisfatti.

In mensa, mangio da solo. A fianco a me altre persone. Chiacchiere informali alla mia  sinistra, chiacchiere informali alla mia destra. A sinistra si discute animatamente della scarsa trasparenza nei criteri di sviluppo del personale (questo risuona nella mia mente come: datti da fare per renderli più chiari attraverso la intranet!). Tuttavia il tema è ben conosciuto, e gode di una serie di varianti e di un’aneddotica pressoché infinita.

Alla mia destra invece, le cose si fanno più interessanti. Si discute di operatività concreta. Una collega di non so quale settore commerciale parla a una collega della Direzione Centrale. Argomento: modalità organizzative interne. E salta fuori che grazie ad un software realizzato da Gino ora i dati sparsi e disomogenei sono diventati una base dati coi fiocchi. Tutto più facile, efficiente, efficace.
La collega della Direzione centrale annuisce, compiaciuta, come a dire si, ovvio, certo, un certo Gino si è inventato una certa cosa nuova fuori procedura per fare funzionare il tutto. Nella disinvoltura di questo dialogo mi si manifestava, nella sua disarmante chiarezza, il potere subdolo e tenace del fattore G.
Avrei voluto immischiarmi, chiederle ma chi cavolo è questo Gino, dove lavora esattamente, di che cosa si occupa, dove ha imparato a programmare? Avrei voluto sapere dove, come, perché. Avrei voluto premiare Gino, farlo conoscere in giro, diffondere la sua iniziativa in tutti gli stramaledetti settori analoghi della stramaledetta organizzazione.

E invece il nostro Gino resterà un mistero organizzativo, un confinato regionale, un innovatore in provetta, un Leonardo de ‘noantri, conosciuto da quattro gatti e sconosciuto ai più. Ma forse, pensavo, non è meglio così? E se poi venisse rimproverato per aver violato qualche cacchio di procedura? In fondo chi è ‘sto Gino? Chi l’ha autorizzato?

Tutto questo accadeva, in mensa. E tutto questo, probabilmente,. accadeva in tanti altri tavoli, in tante altre mense di tante altre città. In tanti altri luoghi della mia grande azienda schiacciasassi. Quanti sono i nostri Gino, e quanto  pesa il loro invisibile lavoro nell’economia della mia organizzazione? E quante sono le organizzazioni informali che si sono create grazie ai tanti Gino e che fanno andare avanti la baracca?  Potremo, un giorno, far emergere Gino dall’anonimato, dargli un volto, riconoscerlo? Potremo non aver paura dell’innovazione, di noi stessi, e della nostra ombra?  Forse si, ma fino a quel giorno in intranet mancherà qualche cosa.
Grazie, Gino.

Apr
10

Scrittura e occidente all’ombra della grecità

Confesso di non averli ancora letti, ma solo sfogliati in punta di clic, questi interessanti articoli sul tema del rapporto tra scrittura e occidente. Gli autori/curatori sono un gruppo di volenterosi studenti di Filosofia di Milano, che scopro, come al solito, con un ritardo di circa due anni. La rivista, interamente online, si chiama “Chora”, o forse dovrei dire “si chiamava”: temo, purtroppo, che abbia chiuso i battenti (l’archivio però è consultabile qui).

Nel numero monografico in questione potrete leggere le considerazioni ermeneutiche di Rocco Ronchi sul “monito di Platone”, che accendono una luce originale sulla posizione del filosofo rispetto alla scrittura: una visione che si distacca dalle interpretazioni tanto “oraliste” che decostruzioniste ormai sedimentate negli studi sul pensatore greco. Oppure potrete intrattenervi con Carlo Sini che glossa la sua “Etica della scrittura” parlando di verità. Ancora potrete aprofondire il problema delle scritture consonantiche pre-alfabetiche (tema che mi sta particolarmente a cuore, pensate un po’ in che stato di delirio sono in questo periodo…). Buona lettura.

Apr
8

Regole e modelli in Intranet

Se è vero che la letteratura in lingua italiana sulla progettazione e la gestione delle intranet è cosa rara, cerchiamo allora di non ignorare nessun contributo. Per questo vi segnalo una serie di risorse sull’architettura dell’informazione tra le quali si trova, in particolare, un testo che propone un modello di lavoro per la progettazione di una intranet aziendale, assai simile a quello che vado proponendo in giro da un po’ di tempo. Le differenze ci sono, ma sono, alla fine terminologiche (io non suo così tanti inglesismi). Ma il succo è lo stesso: senza  un’analisi  “a monte” la nostra intranet avrà molti, molti problemi.

Al di là dei contenuti specifici sono contento, perché questo è la dimostrazione che alcune regole si stanno finalmente affermando e non sono regole teoriche stabilite da qualcuno: al contrario esse sono, per così dire, il sedimento della pratica di molti. In attesi di nuovi fatti che le smentiscano.

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Grazie mille per la pazienza. E' l'Europa che ce lo chiede