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Aiutiamoci con le figure retoriche

Gli studi retorici, ve lo confesso, costituiscono per me una fonte costante di ispirazione. E non sto parlando di una vezzo demodè, di una pratica oziosa e fine e se stessa: la retorica antica ha molto da dire anche a noi uomini, scrittori e comunicatori tecnologici-webbizzati-SMSizzati.

La scrittura professionale, in particolare, utilizza spesso in modo massiccio, anche se spesso inconsapevole, il bagaglio di conoscenze cristallizzato nelle figure retoriche. Proprio per aumentare questa consapevolezza cerco sempre, quando faccio lezione, di esercitare le persone a sezionare i testi e “rimontarli” attraverso un utilizzo sano e consapevole di alcune figure.

Proviamo a fare degli esempi, usando come terreno proprio la scrittura professionale (aziendale o giornalistica che sia). Attenzione: sono indicazioni che funzionano benissimo anche con la scrittura per il web, poiché permettono di sfruttare a pieno alcune proprietà del linguaggio, come la ridondanza  o lo stile comunitario, molto adatte alla scrittura in rete. Questi ingredienti “comunitari”, la retorica antica li possiede nel suo DNA: è sufficiente quindi metterli in gioco.

Ecco dunque alcuni esempi di editing che utilizza in modo efficace la forza illocutiva (e perlocutiva) di alcune figure.

Anadiplosi (dal greco anadìplosis “raddoppio”): figura retorica consistente nella ripresa, all’inizio di un verso, di una parola o di un gruppo di parole poste in conclusione del verso precedente, con un significativo effetto di insistenza e di risalto
Esempio
La nostra vera fonte di reddito sono i nostri clienti. E i nostri clienti vengono da noi perché ci conoscono e sanno che possono fidarsi della nostra azienda

Climax (dal greco climax, “scala”): procedimento retorico che consiste nella disposizione di frasi, sostantivi e aggettivi in una progressione “a scala”, secondo cioè una gradazione ascendente, a suggerire un effetto progressivamente più intenso: es buono, migliore ottimo.
Esempio
Potremmo formulare altri due, tre, cento di questi esempi: il risultato sarebbe sempre lo stesso.


Deissi
(dal greco deiknumi, “mostro, indico”): si richiama l’attenzione su un oggetto particolare, cui si fa riferimento mediante elementi linguistici, detti deittici, che concorrono a identificare in modo preciso l’ oggetto in questione.
Esempio
Questo tablet PC è uno dei più piccoli della sua categoria. Le sue ridotte dimensioni rendono questo prodotto uno dei più versatili strumenti di lavoro.

Diafora (dal greco diaphoros “diverso”): consiste nel ripetere una parola usata in precedenza con un nuovo significato o una sfumatura di significato diversa. Così, ad esempio, nella frase il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce (B.Pascal)
Esempio
Prodotti di qualità per aumentare la qualità della vita
(n.b. Ringrazio un mio allievo per aver prodotto questo esempio)

Ellissi (dal greco elleipsis, “mancanza”): consiste nell’ eliminazione all’ interno di un particolare enunciato, di alcuni elementi, per conseguire un particolare effetto di concisione e icasticità.
Esempio
L’aviaria arriva in Europa.  Possibili conseguenze sui pollai italiani. Avviata la sperimentazione, vaccino più vicino.

Anafora ripetizione della stessa parola all’inizio di versi o di frasi consecutive per conferire risalto al vocabolo ripetuto. Es. Dante ‘Per me si va nella città dolente, per me si va nell’eterno dolore….’
Esempio
Gli italiani hanno capito. Gli italiano hanno scelto. Gli italiani, con il voto di domenica, hanno detto finalmente di no.

Catafora Figura retorica che consiste nel ripetere la parola o le parole finali del verso precedente nei versi succcessivi; si contrappone all’anafora.
Esempio
Abbiamo raccolto le informazioni e le abbiamo elaborate con cura. Beh, quasi. Abbiamo immaginato un nuovo sistema di calcolo e lo abbiamo messo alla prova. Beh, quasi. Abbiamo faticato ma alla fine ci siamo riusciti. Beh, quasi.

Interrogazione Retorica Proposizione espressa in forma interrogativa, che non chiede però risposta in quanto la contiene già in sè, affermativa o negativa; serve ad aggiungere efficacia all’argomentazione e a indurre il lettore o l’interlocutore ad accogliere la nostra opinione.
Esempio
E le persone hanno cominciato ad evacuare le case. Che cos’alto avrebbero potuto fare?

Per finire ecco delle figure retoriche che andrebbero invece dimenticate nel nostro stile di scrittura professionale. Perché? Perché sono tutti mezzi per non arrivare al cuore delle cose. Inutile dire che nelle aziende italiane sono le figure che vanno per la maggiore.

Eufemismo (dal greco euphemismo “parola di buon augurio”): figura retorica adoperata per attenuare una espressione ritenuta troppo cruda, irriguardosa, come ad esempio, convenzione di usare il verbo andarsene al posto di “morire”.

Iperbole consiste nell’esprimere in termini esagerati un concetto per difetto o per eccesso.

Litote Attenuazione di un concetto mediante la negazione del contrario.

Pleonasmo (dal greco pleonàzein, “sovrabbondare”): espressione sostanzialmente non necessaria, in un dato contesto: espressione, cioè, che non aggiunge niente dal punto di vista qualitativo alla frase in cui è inserita.

Per queste non faccio esempi: è sufficiente aprire una brochure aziendale o una lettera commerciale.

Un commento

  1. utente anonimo ha detto:

    Bella riflessione. Condivido: è bene essere sempre consapevoli di che cosa stiamo usando quando scriviamo. Aggiungerei la sinestesia alla lista delle f.r. spendibili nel linguaggio aziendale: credo che possa dare risultati interessanti, se ben impiegata.

    (Credevo di ricordarle tutte le care vecchie f.r. e invece ne avevo dimenticato quasi la metà , sigh…che sia la vecchiaia? Int. ret. :))

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Grazie mille per la pazienza. E' l'Europa che ce lo chiede