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Mag
16

comin’ back

Ok, ho tenuto fermo questo blog da così tanto tempo che oramai anche i parenti fanno fatica a riconoscermi. Questo è post meramente fàtico e serve a comunicare alla blogosfera che sono ancora vivo (vivo significa “capace di digitare qualche cosa sulla tastiera”).  Inoltre serve a comunicare che ho capito che una macchina da 500 euro fa quasi le stesse cose di una da 50.000. Le cose che non fa sono cose che comunque non andrebbero fatte.

Poi ho capito che bisogna avere pazienza nella vita, e che dobbiamo tutti imparare qualche cosa dai camminatori in montagna. Poi ho capito che per imparare una frase di Charlie Parker suonata a 300 di metronomo te la devi studiare a 40 di metronomo, anche se ti sembra di saperla fare a 120 di metronomo. E per induzione ho capito che dovremmo pensare alla nostra vita a 40 di metronomo, anche se ci sembra di saper pensare a 120 di mentronomo.

Poi ho capito che ci son un sacco di semiologi, sociologi, antropologi ecc, che aggiungono la parola “Web” o “nuovi media” ai loro libri e per il resto non si smuovono di una virgola dai loro recinti disciplinari. E questo è male. Poi sono andato a vedere l’allegro tesista che si laureava con una tesi sulla intranet che ho creato io e mi sono sentito un po’ eminenza grigia, un po’ capello grigio, un  po’ di umore…indovina un po’.

Poi ho lavorato, nella mia nuova attività, e ho capito che aprire una nuova attività richiede molto più lavoro ed energia (ma guarda un po’…).

Poi ho riletto libri, ho rifatto cose, ho rivisto gente e mi sono preoccupato. E ho creato una presentazione sul tema delle presentazioni efficaci che spacca. Davvero. E ho pensato che dobbiamo, tutti, allenarci a leggere le cose alle quali attribuiamo una finalità nella loro nuda meccanicità, così come dobbiamo sforzarci, al contrario, di conservare il nostro sguardo incantato sulle contingenze di ogni giorno. Che non hanno senso. E proprio per quiesto aspettano quiete la nostra storia diventare fatti.

Ok, ho finto, ciao a tuttil.

7 Commenti

  1. utente anonimo ha detto:

    Ciao, bentornato, anche io sto riflettendo sul fatto che forse andando piu’ piano paradossalmente si ottengono piu’ risultati e con piu’ soddisfazione. E che tante cose bellissime che si vorrebbero fare in azienda le capirebbe il 3% dei destinatari; quindi diventiamo ottusi nel nostro sguardo sul mondo e buena vida!

  2. utente anonimo ha detto:

    Messo a posto casa? Arnaldo

  3. utente anonimo ha detto:

    L’idea di fermarsi ogni tanto e respirare non è male,

    mi compro un metronomo e lo metto a 20 (si può)

    Allegro Tesato.

  4. utente anonimo ha detto:

    Grazie. :o)

    Barbi

  5. utente anonimo ha detto:

    Ciao Giacomo,

    oltre alle ‘illuminazioni’ spero che tu te la sia anche un po’ spassata.

    Questo post però l’hai scritto a 300 di metronomo, l’ultima frase che vol dì ?

    FakCR

  6. 02068449 ha detto:

    significa che non sempre le cose accadono secondo un armonioso disegno predefinito: a volte sono solo palle da biliardo che si scontrano. E pure in modo inelegante. Ma non possiamo neanche vivere in un modo fatto di palle da biliardo: a volte anche questi scontri racconta una storia

    :-o

  7. Nonostantetutto ha detto:

    Un po’ di errori di battitura fanno parte della velocità o della lentezza?

    Comunque forse girerò un corto che forse verrà proiettato ad una rassegna di cinema italiano.

    Lo dico piano piano poco poco come direbbe Crozza imitando Gigi Marzullo.

    E in bocca al lupo a tutti e due.

    Rob.

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Grazie mille per la pazienza. E' l'Europa che ce lo chiede