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Feb
1

Capire gli strumenti, capire i contesti

In questo chiassoso parlarsi addosso sull’enterprise 2.0 spesso si perdono di vista le specificità che sempre caratterizzano ogni singolo strumento e i diversi contesti d’uso organizzativi entro i quali questi strumenti vengono calati.

Ricerche, studi, banchmark internazionali, tendono spesso a considerare l’insieme del fenomeno, mettendoci davanti agli occhi un calderone nel quale blog, wiki, gruppi di lavoro virtuali, microblogging, forum, social network e bacheche vengono messi sullo stesso piano.

Una specie di notte in cui tutte le vacche sono nere nella quale è difficile orientarsi. Blog è uguale a wiki? Bacheca è uguale a forum? E-learning è unguale a spazi documentali? Di questo non ci si preoccupa molto; l’importante è salire con qualche cosa sul treno che sta partendo.

Fermiamoci un momento. Non tutte le informazioni sono uguali, e a volte potremmo scoprire che il blog non è esattamente il modo migliore per discutere in modo dinamico dei trucchi tecnici sugli apparati di controllo.

Le conoscenze aziendali sono una strana creatura: a volte sono strutturate come un grattacielo mente altre volte sono effimere come una tenda da campeggio. Talvolta è necessario il doppio timbro, in altre occasioni basta un “ok” dato al volo. Possono essere consocenze che riguardano tutti, mente in certi casi sono cose per quattro gatti del settore amministrativo. A volte riguardano ciò che siamo, altre volte ciò che facciamo. In certi casi stanno in compagnia di qualcosa che viene prima e di qualcosa che deve – necessariamente – arrivare dopo, in altre occasioni possono essere accumulate dentro una stanza e tirate fuori quando occorre.

insomma, mi sono spiegato, credo. E credo che dovremmo fare un passo in avanti, entrando nel dettaglio e provando a tracciare degli scenari e degli usi concreti possibili. Insomma, dovremmo cominciare a definire una vera e propria cassetta degli attrezzi, con dentro gli strumenti giusti per ogni occasione specifica.

E in questo senso oggi vorrei dare il mio contributo, e provare a dare qualche indicazione proprio di questo tipo. Per questo metto a vostra disposizione due tabelle che, peraltro,  mi sono costate un paio di miliardi di neuroni: nella prima ho provato a tracciare l’utilità o meno dei singoli strumenti per i diversi contesti.

tabella usi possibili degli strumenti enterprise 2.0

Nel secondo caso, invece, ho provato a collocare questi stessi strumenti all’interno dei due assi: informazioni strutturate/destrutturate e informazioni ufficiali/informali. Avrei potuto scegliere anche altri parametri, ma questi mi sembravano particolarmente importanti.

Grafico degli strumenti enterprise 2.0 sugli assi formale/informale e strutturato/destrutturato

Questi schemi (il secondo – va detto – è una rielaborazione di uno schema fatto qualche tempo fa con Alberto) non sono la parola definitiva sull’argomento, naturalmente. Ma sono l’abbozzo di una strada metodologica che mi piacerebbe cominciassimo tutti a percorrere nell’affrontare questi argomenti.

5 Commenti

  1. utente anonimo ha detto:

    come sempre, ottima riflessione. Una domanda: gli strumenti giusti si scelgono anche in base a chi li dovrà usare e in che contesto? Può capitare che per gestire un determinato tipo di informazioni l’ambiente più adatto sia, ad esempio, un forum ma che poi si debba cambiare strategia perchè le persone o il contesto in cui lavorano non è pronto ad usare quello strumento(non mi riferisco solo a limiti tecnici)?

    P.S. occhio..c’è un refuso nel titolo :)

    Domenico

  2. 02068449 ha detto:

    Ciao Domenico, grazie per il refuso :-)

    Si, può capitare, anzi è la norma. O meglio, quello che capita è piuttosto che le procedure di personalizzazione di ciascuno strumento siano tali che lo strumento diventa – in ogni caso – qualche cosa di unico.

    Mi spiego: è ovvio che se tu analizzi le informazioni e i processi (chi le genera, come devono essere fruite, che tipo di agigornamento, che tipo di certificazione ecc) scopri che uno strumento è certo meglio di un altro perché ha degli “inviti all’uso” di un certo tipo.

    Successivamente però gli utilizzatori, in base alle loro abitudini, alle loro esigenze ecc devono usarlo *in un certo modo* (ad esempio è necessario che dopo un certo tempo un thread diventi una FAQ oppure ancora che che ci sia bisogno di un secondo livello di amministratori, oppure che certe cose si integrino con i dati SAP ecc) e naturalmente si agirà sullo strumento specifico per coprire il gap mancante o plasmare la tecnologia in certe direzioni.

    Per questo – peraltro – quyalsiasi strumento si scelga deve essere abbastanza flessibile da consentire queste customizzazioni spinte.

    Non so se mi sono spiegato.

  3. utente anonimo ha detto:

    Ciao Giacomo,

    complimenti per il lavoro di sistematizzazione molto interessante.

    Giusto qualche nota sparsa:

    – tra gli strumenti aggiungerei almeno il social bookmarking e l’instant messaging (a meno che non siano già infilati altrove). Ma ne mancano certamente altri.

    – l’esercizio della prima tabella mi sembra risponda a richieste reali che anche nella mia esperienza vengono dai clienti. Tuttavia, a mio avviso, non è mai possibile racchiudere esattamente i contesti in cui uno strumento debba essere usato (immagino non sia cmq questo il senso della tabella). Gli usi inattesi sono sempre all’ordine nel giorno con strumenti emergenti e privi di una struttura rigida imposta dall’alto

    – con un mercato ormai orientato nettamente verso le suite, scegliere lo strumento giusto è importante, ma questa scelta non è più fatta a priori (prima di comprare), ma a posteriori, con gli utenti in una attività di co-design ed eventualmente customizzazione, attivando o spegnendo le feature utili

    – la seconda tabellina mi lascia un pò perplesso per la difficoltà di definire cosa sia formale/informale in un ambito in continuo divenire ed in cui le informazioni non sono mai completamente cristallizzate. Esempio: un wiki di per sè non è nè formale, nè informale. Tutto dipende dai processi e dal contesto in cui viene usato. Anche per il microsharing sono pensabili utilizzi automatizzati assolutamente formali.

    Just my two cents.

    A presto,

    Emanuele

  4. utente anonimo ha detto:

    Ciao, Giacomo. Bel lavoro, complimenti, soprattutto il primo schema.

    Il secondo infatti mi sembra meno “pulito”: perchè per esempio il blog si trova sulla mediana tra ufficialità e informalità. Forse dovrebbe estendersi da un estremo all’altro. Forse sono io che non ho capito nulla?

    Ciao. Roberto

  5. 02068449 ha detto:

    Ve l’ho detto che era un’abbozzo di idea e che non ero sicuro di aver detto l’ultima parola…Come ho detto è probabile che molte cose siano da aggiustare: ma a me interessava concentrare l’attenzione su un metodo di lavoro che dovremmo cercare di interpretare nel nostro lavoro quotoidiano.

    Emanuele, il social bookmarking lo inserisco tra le “bacheche”.

    E’ chiaro poi che gli usi inattesi sono sempre dietro l’angolo (ci mancherebbe, l’ho scritto anche nell’ultimo libro), ma questo non ci deve esentare dal proporre una cosa piuttosto che un’altra, dato che come uomini di esperienza facciamo tesoro del passato. E’ chiaro comunque che la scelta è fatta a posteriori in co-design, certo.

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Grazie mille per la pazienza. E' l'Europa che ce lo chiede