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Giu
28

Un libreria geek per fare cultura digitale e coworking: può funzionare?

Cari amici, il post di oggi è da “angolo del crowdsourcing”, o dell’intelligenza collettiva, o del mercato predittivo o, detto in parole povere, del consiglio che vi chiedo per una cosa che non c’entra niente con questo blog.

Il discorso è questo: da tempo io e alcuni miei amici stiamo cercando una “exit strategy” per dedicarci a qualcosa di diverso dalle nostre attività consuete. Ieri, dopo l’ennesimo passaggio alla Feltrinelli dove non ho trovato ciò che cercavo, sono uscito con un’idea, ma non so se può funzionare.

L’idea è questa: mettere su una libreria specializzata in informatica e cultura digitale. La libreria sarebbe in città (presumibilmente Roma) e avrebbe tra le sue caratteristiche:

  • Tutti i libri italiani di informatica, internet, cultura digitale, management digitale ecc, compresi quelli che non si trovano di norma alla Feltrinelli
  • Molti libri stranieri, con tutte le ultime uscite che in genere non si trovano assolutamente in Italia
  • Tutta una parte dedicata ai videogiochi

Ma oltre a questo la libreria dovrebbe diventare un ulteriore punto di diffusione della cultura digitale in Italia, con incontri con gli autori, dibattiti tra blogger e specialisti nel campo.

Inoltre dovrebbe fare da punto di segnalazione di eventi nel nostro paese e collegarsi a scuole ed enti che fanno formazione e alfabetizzazione (magari con convenzioni)

Infine, nell’ambiente troverebbe posto una parte per il co-working, con postazioni dedicate per i lavoratori mobili che hanno bisogno di scrivanie, servizi e connettività per breve tempo
Ovviamente nella libreria ci sarebbero anche PC, WI FI, punti lettura, consolle videogames ecc

Inoltre ci sarebbe una presenza in Rete della libreria attraverso un sito col catalogo aggiornato, blog e tutto il resto dell’armamentario.

La domanda è: secondo voi questo progetto, arricchito di tutto quello che ho detto e che poi ci verrà in mente, potrebbe funzionare?

Nel frattempo voglio ringraziare Luca Vanzella, Mafe De Baggis, Alberto D’Ottavi, Antonio Pavolini, Achille Corea, Michele Melis, Leonardo Agrò, Mauro Lupi, Federico Fasce, Fabio Masetti, Irada Pallanca, Laura Marconi, Emanuele Quintarelli, Maurizio Galluzzo, Tony Siino, Roldano de Persio, Luca Mascaro per le tante suggestioni che mi hanno dato via Facebook, e che vado a sintetizzare:

– Aggiungere la parte cafè e aggregazione
– Spingere molto sul co-working
– Diventare reseller italiano di cose da geek e libri stranieri
– Stringere accordi con i fornitori di e-book reader
– Creare laboratori di scrittura e collegarsi con i maketplace degli autori come Lulu
– Creare uno spazio versatile per ospitare eventi da geek
– Spazio libri usati
– Lavorare sulla parte innovativa dell’editoria (es libri in PDF e e-book)
– Stabilire un business plan preciso

Infine uno di loro mi ha detto esplicitamente che un progetto del genere avrà si è no sei mesi di vita (ecco).

Ovviamente io non so niente del mondo del commercio (distributori, licenze, finanziamenti e tutto il resto) e quindi ogni consiglio è bene accetto.

Voi che dite: può funzionare?

11 Commenti

  1. Antonio Bonanno ha detto:

    Secondo me vale la pena partire dal co-working: capire quanta gente c’è interessata, che prezzi fare, come gestirlo, e aggiungere allo spazio di co-working una libreria. La libreria la vedo molto più come un costo che come un’opportunità di guadagno, mentre con la ripresa (? almeno pare) delle start-up in Italia, il co-working sarà un bisogno sentito nei prossimi mesi. Come esempio di spazi di co-working, vd. su Milano The Hub, http://hubmilan.wordpress.com/

  2. Simone Brunozzi ha detto:

    Ciao, ti ho già mandato le mie considerazioni su FriendFeed.
    In bocca al lupo :)

  3. Giacomo Mason ha detto:

    Grazie mille Antonio, vedo bene che il co-working vince su tutte le varie proposte…

    Simone, grazie ancora, ho letto :-)

  4. Domenico ha detto:

    che dire….great idea!

    cosa fondamentale, a mio parere, è quello di non tirare su una “copia fisica” della blogosferica italia di oggi. Il risultato sarebbe: sempre le stesse facce e i soliti discorsi.
    Un punto di incontro offline, al contrario, dovrebbe essere in grado di accorciare la distanza fra il socialuèb e “the others” che ad oggi è il punto debole più forte che abbiamo in italia.

    che ne pensate?

  5. Nicola Mattina ha detto:

    Non so perché, ma la tua idea mi ha fatto venire in mente il negozio di dischi di Alta Fedeltà, oppure il piccolo negozio di libri di C’è posta per te :-)
    Ovviamente è un’idea che può funzionare nel momento in cui gli dai una forte personalità e lavori molto sul brand. Altrimenti, un geek i libri se li compra da Amazon che è più comodo che andare in libreria…
    Inoltre tieni conto che i libri hanno un margine piuttosto basso (intorno al 15%) quindi ci devi mettere vicino una caffetteria, perché il volume di libri che smercerai non basterà a coprire i costi.

  6. siskaceska ha detto:

    può funzionare ma occorre organizzarsi. e poi si tratterebbe di un franchising, no?

  7. Marco E: Tavazza ha detto:

    Ciao Giacomo, trovo che la tua idea sia molto interessante e credo anche che Roma oltre a Milano siano le piazze migliori per uno start up.

    possiamo sentirci se sei interessato a una collaborazione anche per quanto riguarda la realizzazione del tuo coworking.
    Toi invito (e con te tutti i tuoi amici) aq visitare i nostri siti e a lasciare commenti.
    best.

    http://www.metacoworking.wordpress.com
    http://www.wiowio.wordpress.com

  8. massimo carraro ha detto:

    ciao giacomo
    intanto complimenti per l’idea che mi ha fatto innamorare subito.
    dopo di che mi permetto due cose sul coworking, che pare un tema molto gettonato.
    per come lo stiamo facendo noi (spazi buoni, prezzi bassi, buon rapporto coworker/metri quadrati), appare tutto meno che un modo di finanziarsi, direi piuttosto il contrario: il coworking aiuta a sopportare spese fisse (per chi le ha già).
    detto questo, un modello di business che lo comprenda può anche stare in piedi, ma dipende, credo, da tante anzi troppe cose:
    – presenza numerica coworker
    – costanza di questa presenza
    – possibilità di integrare le entrate con eventi collegati che possano generare reddito (se non li conosci vedi cosa fanno da indy’s hall o new work city e anche lacantine parigi)
    – sponsorship (ah, forte questa eh?)
    vabé ho detto.
    scusa la spatafiatina, e buona domenica
    max

  9. siskaceska ha detto:

    perchè non creare una pagina o sito apposito e iniziare a fare l’appello? Chi mette lo spazio perchè lo ha di proprietà, chi si occupa dei libri, chi della parte dei supporti tecnologici e così via dicendo…e raggruppandoli per territori e cioè città. Penso solo così si possa passare dall’idea al fare concreto

  10. Raffaele ha detto:

    Il problema secondo me è che ormai la gente i libri, sopratutto di tecnologia, li compra su internet.

    Se punti tutto sui dibattiti e i servizi accessori a pagamento forse ce la puoi fare.

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Grazie mille per la pazienza. E' l'Europa che ce lo chiede