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I “k blog”, una scorciatoria non sempre percorribile

Il tema dei K blog (o blog della conoscenza) sta emergendo all’interno delle comunità professionali che si occupano del tema della gestione della conoscenza in azienda. Luciano giustini, in un suo post, approfondisce il tema dei k blog, con una serie di considerazioni intelligenti che però, a mio parere portano a conclusioni un po’ troppo perentorie. L’uso dell’e-mail in azienda è disordianto e “pericoloso”. Ok. Le intranet sono spesso farraginose. Ok.  C’è un problema di allineamento e condivisione delle consocenze. Ok. La soluzione? Passare, in azienda, all’utilizzo dei K blog. E qui cominciano le mie perplessità.

L’uso dei blog in azienda può essere efficacemente usato, in affiancamento alla intranet, ma non può sostituirla per intero per alcuni motivi di fondo:

  • La presenza massiccia di documentazione
  • La necessità, in alcuni casi, di operare un editing “trasformativo” sulla documentazione in modo da renderla fruibile con indici e motori di ricerca.
  • La necessità di un publishing distribuito che coincide, alla fine, con l’azienda stessa.
  • La presenza di utility non riportabili all’ambito “blogghistico”
  • La caratteristica, propria dei blog, di una asimmetria fra chi scrive e chi commenta

Tuttavia la suggestione è corretta e, anzi, vorrei provare a definire un ambito corretto dell’utilizzo dei blog in azienda, ambito nel quale sarebbero certamente uno strumento utilissimo di condivisione della conoscenza:

  1. L’associazione ad eventi aziendali che hanno un calendario e un andamento denl tempo (convention, corsi di formazione in più moduli)
  2. l’associazione a progetti che richiedono la costituzione di un team di progetto e di gruppi di utenti definiti nella sperimentazione
  3. Il blog del “Vertice aziendale”

Perché in questo caso i blog andrebbero bene? Per due motivi principali: l’andamento temporale del blog ben si adatta all’andamento temporale dei progetti e, secondo motivo, l’asimmetria del blog rispetto ad altri strumenti di community, (come ad es. i forum o i newsgroup) tra chi scrive e chi commenta sarebe giustificata dall'”ownership” che in azienda viene assegnata ai responsabili di un evento o progetto.

Insomma, benvenuti i K blog, ma non come scorciatoria per risolvere i tipici problemi legati alla gestione delle intranet. Butteremmo via il bambino con l’acqua sporca.

5 Commenti

  1. utente anonimo ha detto:

    Se prima eri solo tu a cantare mapi’, mapo’, adesso siamo in due, a cantare mapi’ mapo’ :-)
    Io la vedo come te ma aggiungo altri seri dubbi.
    Soprattutto legati al “questo blog s’ha da fare”.
    Perche’ nella mia esperienza -sebbene potrei essere solo sfortunato- quel blog (aziendale) NON s’ha da fare.
    Perche’ e’ un pericolosissimo microfono che puo’ captare la vox populi, anche se il blog ha ufficialmente per argomento l’andamento delle vendite.
    Fatemi “toccare con mano” i management che hanno aperto le porte a questo tool e sono pronto a battezzarmi di nuovo.

    –IntraNetMan–

  2. 02068449 ha detto:

    il mio management ha aperto le porte a ben peggio, credimi (forse perché non avevano capito bene di che si trattava, chissà…:-). in realtà il blog è *troppo poco* vox populi, questo è il problema…

  3. utente anonimo ha detto:

    Capisco il *troppo poco* ma resta il fatto che è sempre una mazza ferrata in mano a chiunque sia autorizzato a scriverci sopra.
    Ne’ riesco ad immaginare di aprire il blog aziendale, contestualmente ad una *netiquette* ad hoc, chiaramente minacciosa; nessuno mai scriverebbe alcunche’.
    Quanto al fatto che il blog, anzi il k-log sia repository di conoscenza (questo dovrebbe far gola al management), non dimentichiamo che la conoscenza ce la devono depositare i singoli.
    E su questo, possiamo pontificare quanto vogliamo, ma la cultura di massa in merito alla questione “condivisione” mi pare scarsina.
    Tra l’altro, ragioniamo un momento con la testa del management: se spendo 100, mi aspetto almeno 101, altrimenti che ci guadagno?
    A giudicare da quanto vedo e sento in giro, non mi sembra che -al momento- le aziende abbiano nelle loro priorità la salvaguardia del patrimonio conoscitivo. E se ce l’hanno, mi pare che la curino in tutt’altre maniere (discutibili, forse, ma di sicura efficacia per il ROI, visti i fatti).
    E ancora: sono filosoficamente d’accordo con la salvaguardia del patrimonio conoscitivo, ma deve avere anche un senso, altrimenti stiamo solo costruendo una memoria storica e per quanto lodevole e interessante, questo non porta denaro in cassa.
    Se produco componenti elettronici, probabilmente non mi interessa granche’ conservare conoscenza sulle valvole, visto che oggi produco chip VLSI.
    —IntraNetMan—

  4. 02068449 ha detto:

    IntraNetMan, mi fai meditare…E’ vero le aziende ragionano con la vista corta, ma del resto si parla sempre più di assett intangibili e tutte le altre pippe: così qualcosa comunque riesce a passare. I k-blog non sono degli ottimi repository: come direbbe, credo, anche Mafe de Baggis, che di community se ne intende, un forum con motore di ricerca è molto più funzionale e “knowledge oriented” (nella mia intranet è così). I k-blog possono al più supportare eventi e progetti che hanno un andamento nel tempo, dato che sono fatti apposta. ciao

  5. utente anonimo ha detto:

    Caro Giacomo, mi sto divertendo ad immaginarti “meditativo” :-) Bene, vuol dire che questo blog assolve alla sua funzione. Sia chiaro pero’ che anche io medito, sulle tue considerazioni.
    Il problema, se vogliamo, è che se ci trovano a meditare invece che a lavorare ci licenziano entrambi.
    Mafe di community ne sa parecchio, ma indipendentemente dal tool che si voglia usare, ritiene che condividere conoscenza sia un asset e non una punizione.
    Torno a dire che sono filosoficamente allineato ma pure che “val piu’ la pratica della grammatica”.
    Nella mia personale esperienza, le cose non vanno cosi’, probabilmente a causa di:
    1) asenza di una cultura di fondo e storica di condivisione e 2) scarso commitment dall’alto, nel perorare la causa della condivisione.
    Sta di fatto, pero’, che fino ad oggi ancora non ho trovato nessun responsabile intranet che abbia detto: “com’e’ verde la mia intranet”.
    Credo che noi IntraNetMen, abbiamo maturato una qualche deformazione professionale, che ci porta a vedere l’intranet da visionari.
    Questo non e’ affatto male, ma piu’ sto, piu’ mi convinco che nella testa della dirigenza, un intranet
    serve a fare “efficienza”.
    A presto!
    —IntraNetMan—

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Grazie mille per la pazienza. E' l'Europa che ce lo chiede