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Apr
13

I cantautori e l’aura di Benjamin

La canzone d’autore è probabilmente una delle più alte forme di arte del nostro Paese. Dico sul serio.
Pensateci: non esistono tanti cantautori come in Italia. Ma non è solo un discorso legato alla quantità: la canzone d’autore è una vera e propria “forma” artistica, al pari della pittura o della scultura, e noi italiani tendiamo a usare quella, perché è quella che conosciamo meglio. Del resto mentre nell’800 in tutta Europa si sfornavano romanzoni, magari pubblicati a puntate sulle riviste (quindi popolari, come Dostoevskij) da noi esisteva e fioriva il melodramma.
Ancora oggi molti anziani semi-analfabeti, in Italia, conoscono a memoria le arie della musica lirica. E, insomma, qualcosa vorrà dire.

Insomma, una cosa del nostro DNA culturale. E, come tutte le vere forme d’arte ha avuto i sui precursori, i suoi innovatori, i suoi maestri, le sue correnti, le sue contaminazioni, le sue forme manieristiche, le sue scuole, i suoi momenti minori, le sue piccole rivoluzioni. I suoi dissidenti, i suoi eretici e i suoi cani sciolti.

La canzone melodica, legata ancora al mondo della lirica, (C. Villa, N. Pizzi) cede il passo agli urlatori (il clan di Celentano ad esempio), alle contaminazioni beat (C. Caselli) mentre c’è chi la modifica “dall’interno” usando gli stessi canoni melodici portati all’estremo per andare oltre, molto oltre, arrivando al jazz (L. Tenco).
La stessa Mina prende un brano cantato melodicamente da Jonny Dorelli (“Nessuno, ti dico nessuno”) e lo trasforma, lo stravolge, lo rende assmilabile alla nuova generazione, in uno scisma che si consuma dolcemente. Fioriscono le contaminazioni territoriali (De Andrè con Brassens, Gaber con Brel) e artistiche (Guccini che utilizza il dolce stil novo, ancora De Andrè che pesca nella narrativa americana, Gaber che pesca a piene mani dalla filosofia contemporanea e gioca con la psicanalisi..)

Insomma, un gran casino. Ora se è questa è una forma d’arte deve avere un suo linguaggio. Qual è il linguaggio della canzone d’autore? La musica spesso è derivata da altre forme (dal beat, dal rock, dal country, dalla musica lirica, dal progressive anglosassone) e quanto alle parole…avente mai provato a leggerle senza musica?

– Mi sono innamorato di te perché non avevo niente da fare

– E scappò via con la paura di arrugginire, il giornale di ieri lo dà morto arrugginito

– Mi guardo intorno e sono tutti migliori di me

– Ti cerco un po’, prendo una birra, e un altro po’ d’amore se ne va

– E che ridicolo che è incontrare i loro volti: “come va, che stai facendo”, ti dicono ridendo

– Un gran senso di vita, vorresti fermarlo, ma è tardi. E’ già tra i ricordi

– Atrii a piastrelle di stazioni secondarie

– Tu con le tue bianche mani, sembri un sogno lontano, ma sei come le altre

Beh, non è la stessa cosa..E ho usato alcuni tra i versi più belli che io conosca. In realtà la canzone d’autore resta un mistero, che si può svelare, secondo me, solo se facciamo riferimento alla cultura orale, ovvero ad una cultura dell’evento, contrapposto all’oggetto. Walter Benjamin parlava in un suo famoso saggio, della perdita dell’aura nell’opera d’arte, ad opera della sua riproducibilità tecnica.Ecco, la canzone d’autore è, e resta, al di là della sua riproducibilità, piena di “aura”, nel senso di Benjamin.

Buon ascolto.

10 Commenti

  1. tolli ha detto:

    Bel post Giacomo: a parte il fatto che non solo Celentano ma anche Domenico Modugno(pensiamo a Il Vecchio Frac-Tu sì na cosa grande-Resta cu me-U pisci spada) e poi Mogol(Battisti-Baglioni) sono degli autentici poeti, ma anche Battiato, Venditti, De Gregori e Guccini non scherzano. Potrebbero benissimo non sfigurare in un’antologia della poesia italiana contemporanea.

  2. utente anonimo ha detto:

    condivido l’amore per la musica d’autore italiana, ma non sono d’accordo che la riproducibilità della musica e l’industria culturale non abbia fatto perdere la famosa “aura” anche a questo tipo di musica

  3. utente anonimo ha detto:

    giac, l’aura esiste, resiste e persiste proprio in virtù della riproducibilità dell’opera…completa o incompleta, con o senza audio ;-)
    il caro Benjamin rispondeva a chi sosteneva che solo la gioconda ce l’avesse…
    unsaccodibacix
    d.

  4. sphera ha detto:

    Non hai nominato Paolo Conte, quindi non ti amo più. (Se non ci fosse la “riproducibilità tecnica” forse questo tipo di musica non esisterebbe nemmeno. E l'”aura” di certe canzoni di questi autori la leghiamo tutti noi molto più all’ennesimo riascolto di un disco quasi consumato o al fruscio di una cassetta in macchina che non all’originale sentito dal vivo, quindi precisamente al fascino della loro riproducibilità).E adesso vado a bermi un caffè per consolarmi della mancanza di Conte.

  5. 02068449 ha detto:

    Di Paolo Conte posso ricordare un belissimo verso:

    “Che si muove con la grazia di chi non è convito che il mambo sia solo un’allegria del tango”…

    voglio dire che se raccogliamo questi versi in un volume, come propone Tolli, non facciamo un favore ai cantautori.

    L’arte del cantautore vive nel rapporto non scomponibile parola-musica, ed è in questo rapporto che si crea “l’aura”, ovvero l’unicictà di un evento estetico, legata (dico io) ad una cultura orale, piuttosto che del testo scritto. Poi li ascoltiamo in macchina, ma sono ogni volta dei piccoli “eventi di oralità”.

    Sfera mi fai sudare (e arrossire. Insomma, mi devo fare una doccia) :-)

  6. tolli ha detto:

    Anche senza musica Azzurro di P. Conte(ma Giacomo aveva citato Celentano) è poesia pura: “il treno dei desideri, dei miei pensieri all’incontrario va”, e poi “Genova” è poesia anche senza musica ma “Onda su Onda ” senza ritmo cos’è? C’è quindi canzone e canzone d’autore,
    Tenco con ” quelle cose che tu amavi tanto, e la tua timidezza” senza musica ci prenderebbe così tanto il cuore? Si, ma anche “che ne sai di un campo di grano” potrebbe andare senza musica, ecco non c’è un dogma in questo senso.

  7. utente anonimo ha detto:

    Però se io mi penso: “che ne sai tu di un campo di grano”, mi viene subito il mente la musica…

  8. PlacidaSignora ha detto:

    Non ricordo più se Edoardo Sanguineti o chi…Ma qualcuno anni fa curò un’antologia per le scuole tutta composta solo da opere di cantautori italiani al posto delle poesie, con tanto di note esplicative ecc. D’altronde De Andrè compare da anni nelle antologie d’italiano delle scuole medie.

  9. sphera ha detto:

    Leggo solo ora, purtroppo, ma vedo che ha fatto ammenda. Io, Conte e la verde milonga ringraziamo di cuore :)

  10. 02068449 ha detto:

    Placida, la trovo una cosa un po’ velleitaria, oltre che cialtronesca e ammiccante. Mah…

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