Home » Idee per un e-learning artigianale

Apr
12

Idee per un e-learning artigianale

Non ho ancora capito se le famose “piattaforme” siano un vantaggio o un ostacolo alla diffusione dell’e-learning in Italia. Costano come uno yacht, sono più complicate di un razzo spaziale, hanno bisogno di manutenzione più di un albergo a cinque stelle e le persone che dovrebbero usarle le considerano poco più di un gioco da idioti. Colpa delle aziende produttrici? Dell’ignoranza manageriale diffusa? Buona la teoria ma pessima la realizzazione? Un po’ di tutto questo, certamente.

Certo, non bisogna fare di tutta l’erba un fascio, ma bisogna ammettere che la situazione, oggi, ha del ridicolo. E’ chiaro che poi le aziende non investono.

Ad ogni modo, eccovi qualche idea artigianale che supera in parte questi problemi. Non richiedono piattaforme ma solo un po’ di fantasia, buona volontà e un paio di colleghi smanettoni. Tutte testate di persona. Funzionano.

La slide parlante

Scaricatevi gratuitamente Publisher, poi prendete una web cam e fate fare al vostro docente una lezione in cui commenta le sue slide sul PC. Il tutto viene impacchettato e diffuso in intranet, un po’ come se fossero le lezioni del progetto Nettuno alla RAI. Se le lezione è molto lunga la si può spezzare in più parti per alleggerire il peso del download e permettere una visione granulare.

Si può anche aggiungere, nella pagina da cui si scaricano le lezioni, una bacheca di commenti da parte dei fruitori.

L’aula virtuale

Se ne parla tanto, ma si può realizzare con poco. Prendete il vostro docente in un’aula reale, lo riprendete con la telecamera e diffondete il segnale in intranet con un sistema come Net meeting: l’utente vedrà il docente, i materiali che il docente illustra, e potrà partecipare con una chat alla lezione. Il problema è la larghezza di banda del segnale. Trovate voi la vostra dimensione ottimale.

Il forum verticale

Avete un progetto o prodotto che dovete illustrare alla popolazione? Craccatevi un forum da internet (ce ne sono tantissimi…), lo inserite in una pagina intranet in cui mettete la documentazione del progetto da scaricare. Poi prendete il capo progetto, o il product manager, insomma chi ne sa veramente qualcosa, e lo mettete a disposizione come tutor, avvisando via mail tutti i partecipanti e gli interessasti della presenza di questa opportunità. Dopo un mese di discussioni, domande, approfondimenti, ecc. prendete questo materiale e lo trasformate in FAQ, o in capitoli di una lezione da scaricare. In questo modo la lezione è stata costruita da tutti (per inciso, questo è uno dei presupposti teorico-filosofici dell’e-learning).

Prendete tutto questo e racchiudetelo in una sezione della intranet che si chiamerà “Formazione”, in cui inserirete anche manuali, dispense, link utili, riferimenti interni aziendali.

Beh, quanto costa tutto questo? Nulla. Avete usato solo le competenze interne e le dotazioni aziendali, (posto che la vostra azienda abbia intranet, web cam, Pacchetti Office, ecc). Certo, non sarà la formazione con la F maiuscola di cui si vagheggia nei convegni sull’e-learning.

Non c’è la tracciabilità, il costruttivismo, la modularità, l’interoperabilità, la scalabilità, l’impedenza, ecc.. ma intanto avete portato a casa qualcosa. E, probabilmente, risparmiato dei soldi.

Se poi volete capire di più sull’e-learning serio, vi segnalo una delle tante risorse. Ma ci ritorneremo.

21 Commenti

  1. nonsolomenta1 ha detto:

    Perdonami capisco molto poco di quello che scrivi , però ti leggo lo stesso. :)

  2. sphera ha detto:

    Beh, nonsolomenta, leggi e rileggi va a finire che ci facciamo dell’e-learning…

  3. utente anonimo ha detto:

    beh, casomai sono io che devo farmi perdonare…

    ma non preoccuparti: se non capisci le pippe dell’e-learning sei solo molto fortunata. Cercherò di essere più chiaro, se ci riesco…(ahò, e mica è facile eh… ;-)))

  4. skyclad ha detto:

    Un’altra alternativa *gratuita* alle costosissime piattaforme e-learning preconfezionate è quella di utilizzare una piattaforma open-source che molte università (europee) mettono a disposizione.

    Si tratta di progetti trasversali che coinvolgono diverse università, società, utenti interessati e chiunque desideri, in qualche modo, dare un contributo.

    Uno su tutti, per esempio, è ILIAS: una piattaforma WBT (web base training) che nasce attorno al 2000 grazie ad alcuni ricercatori dell’università di Colonia.

    Sul sito del progetto (http://www.ilias.uni-koeln.de/ios/index-e.html) si possono trovare i codici sorgenti dell’ultima versione disponibile, istruzioni su installazione ed utilizzo, un forum di supporto, una demo online, e tutte le informazioni per unirsi al progetto!

    La scelta di una piattaforma è un primo passo fondamentale per un’organizzazione (piccola o grande che sia) che intende iniziare ad utilizzare l’e-learning. Personalmente penso che prima di optare per una o per l’altra soluzione sia necessario:

    1- avere ben chiari gli obiettivi che si intendono raggiungere
    2- avere ben chiara la differenza che c’è tra “e-learning” e “formazione a distanza”
    3- provare, provare, provare e provare i demo delle piattaforme disponibili sul mercato (per capire bene che “taglio” hanno e quali sono le differenze)
    4- provare, provare, provare e provare le risorse free o open-source che la rete ci offre
    5- cercare informazioni ovunque: case history, report su esperienze di chi ha già implementato un sistema, newsgroup o forum dedicati, qualsiasi-fonte-vi-venga-in-mente
    6- Sminuzzare fine, mescolare con cura, mettere tutto sui piatti della bilancia, uscire dall’ufficio fingendo sicurezza, dirigersi verso il pub più vicino, farsi almeno un paio di birre (meglio se doppio malto), rientrare in ufficio e prendere una decisione.

    Auguri…

  5. 02068449 ha detto:

    Ottimo commento skyclad, se posso permettermi…
    allora, per punti:

    1. Tra gli obiettivi da avere chiari ci sono anche gli obiettivi pedagogici (trasmissione informazioni / full immersion e “vissuto” / co-costruzione dell’aprendimento). Questo determina, ad esempio se avere tutor, o se avere forum, ecc.

    2. si, e avere chiare tante altre cose

    3. purtroppo i demo sono spesso “farlocchi”…

    4. questo assolutamente si…

    5. condivido in pieno

    6. ehi, mi hai tolto le parole di bocca.

    Ad ogni modo la prima prova che dvono fare le aziende è quella di sperimentare forme di approccio on line a queste cose, anche in modi artigianali. La scelta dele piattafomre viene mooolto dopo.

    Cavolo, mi hai fatto sudare…:-)))

  6. 02068449 ha detto:

    Mi occupo ahimè di e-learning da circa 4 anni. provo a condividere le mie idee fino a quì maturate.

    1. Piattaforme versus contenuti

    Le piattaforme sono un mezzo i contenuti sono il fine.

    Non bisogna mai dimenticarlo.

    E’ un po’ come partire per un viaggio preoccupandosi se esiste l’autostrada ma non sapere bene dove andare.

    I contenuti e gli obiettivi formativi rimangono anche nell’elearning la cosa dalla quale partire.

    2. Quali sono i vantaggi della mutimedialità

    Molto brevemente.

    Esistono tre categorie di discenti.

    I visivi
    sono stimolati da immagini oltre che da scritti. Rappresentano il 30/40 % della popolazione.

    Gli uditivi
    sono molto sollecitati dai suoni e dalle parole parlate e non da quelle scritte. Altro 30 /40% della popolazione.

    I cinestetici

    sono i più difficili perché chiedono attività pratiche. Rappresentano il complemento a 100 della popolazione. Fategli interagire con un menù, somministrategli qualche test durante il contenuto…

    I più importanti produttori di software conoscono queste 3 categorie e stanno pesando a come soddisfarli e Microsoft si gioca una parte del suo monopolio su questa scommessa.

    Creare e condividere file multimediali, che è la soluzione che offre la possibilità di dare a ciascuno di questi traget qualcosa, sarà uno standard imposto anche nelle prossime versioni di Microsoft. Statene certi e questa discussione tra 5 anni probabilmente apparirà grottesca.

    Esistono già oggi molti programmi che possono sopperire alla bisogna.

    Camtashia, Producer per powerpoint solo per citare 2 che uso.

    Esistono poi programmi che rendono il tutto maggiormente usabile il tutto sul web ma questa è un’altra categoria di problemi che è funzione dell’ampiezza di banda disponibile. Con la diffusione dlle connessioni ad alta velocità dovrebbe gradualmente attenuarsi come issue.

    3. Importanza di definire uno storyboard.

    Un file multimediale è un salto di paradigma, tanto per usare una metafora abusata, rispetto alle slide.

    Impone una capacità di progettazione preliminare maggiore.

    E’ un po’ come girare un film.

    Certo Godard non usava sceneggiature…ma non doveva formare nessuno…

    O forse si…ma era gente moto motivata…

    Nella formazione è molto ma molto importante predisporre un racconto organizzato per scene.

    Con tanto di testo per lo speaker.

    E’ un po’ come il gobbo in televisione.

    Non andate in produzione televisiva senza avere chiaro cosa dovete dire, anche se avete fatto voi le slides.

    Lo storyboard di una presentazione powerpoint non è altro quello che direbbe il creatore della slide se la dovesse commentare. Sembra facile ma immaginatevi di essere un utente della vostra spiegazione…

    In aggiunta proprio perché avete a disposizione un canale aggiuntivo rispetto alle slide (il sonoro) progettate o riporoggettate le slides tenendo ne il giusto conto.

    La mia esperienza m’impone di suggerire di migrare parole verso immagini e di utilizzare gli effetti di animazione.

    Uno storyboard per spiegare un’applicazione è creato commentando le singole maschere.

    Step by step.

    4. Abbiate pietà per gli end users

    E’ vero multimediale è bello…ma fino ad un certo punto.

    Un adulto non riesce a stare attento ad un’altro (e questo viva dio non vale solo nella formazione) per più di pochi minuti.

    Ho detto pochi.

    Spezzate qualunque file in più files di massimo 3-4 minuti.

    Non sapete quante energie negative contro di voi saranno risparmiate.

    5. Riepilogo

    1
    Focalizzatevi prima su cosa dire e sugli obiettivi formativi poi su quale strumento scegliere.

    Potreste scoprire che non avete alcuna esigenza di creare file multimediali o di avere bisogno di complicate e costose piattaforme.

    Se avete un esperto formatore a disposizione e dovete formare poche persone concentrate fisicamente, fatelo con strumenti e metodologie tradizionali. E non credete a chi vi consiglia cose diverse o sta cercando di vendervi qualcosa o peggio non è molto competente in tema di formazione….ne conosco tanti di tipi così…

    2
    Ricordatevi, se avete capito che l’elearning è corerente con i vostri obiettivi delle 3 categorie di discenti e progettate i contenuti (che rimangono sempre la cosa + importante) bilanciando qualcosa per ciascuno.

    3
    Definite gli storyboard sono la sceneggiatura del vostro film. Poi potrete agire in post produzione ma solo se la produzione è stata efficace.

    4
    Non fate file di durate bibliche o non serviranno a nulla.

    Un ultimo consiglio:

    assistete i vostri utenti prima durante e dopo la fruizione della formazione multimediale.

    E’ sempre una buona regola.

    Buon lavoro.

  7. utente anonimo ha detto:

    ehi, ragazzi, è arrivato il Bernabò. Voi non potete saperlo, ma questo sì che *è un evento*… Una domanda: Godard ci approverebbe? :-)))

  8. utente anonimo ha detto:

    Godard non ci approverebbe. E’ superfluo chiederselo.
    Però secondo me:
    Un formatore ci approverebbe.
    Un povero disgraziato che lavora tutto il giorno in un call center e che un giorno gli arriva il suo capo e gli dice:

    “senti caro, noi crediamo nella formazione in elearning e nella centralità dell’individuo…fai una bella cosa…nei prossimi 20 minuti: fruisci di questo bel file multimediale…è meglio delle slides vedreai”
    ci approverebbe !!!
    Un’altro povero disgraziato che ha il compito di valutare il ritorno sull’investimenti della formazione… eh già perchè mo’ la formazione è un investimento…(nessuno sa come aclocolare una riba simile tanto meno quello che lo fanno)
    ci approverebbe !!!
    Godard no.
    Nella mainera più assoluta.
    Per questo rimane Godard !!!:-))))

  9. 02068449 ha detto:

    mmhh… voi due non mi convincete… io sono tra quelli che pensano che se a un addetto call center propongo un file mm piuttosto che un file ppt tentando di convincerlo su quanto si debba sentire fortunato… beh, lui farà anche finta di apprezzare perché io sono il suo capo…

    ma…

    mettiamola così:
    una inefficace pubblicità su un quotidiano che tira un milione è migliore di una efficace pubblicità su un quotidiano che tira la metà?
    Basta una confezione accattivante per vendere meglio, ma non basta una confezione accattivante per apprendere meglio.
    Il nostro povero addetto continuerà a pensare alle vacanze estive davanti al file audiovideo come le pensava davanti al piatto ppt.
    Credo esista una sorta di digital divide anche in questo… bisogna fare attenzione e pensare queste cose per le persone adatte…
    per dirla in pubblicità:

    Claim: e-learning e nuove tecnologie?
    Payoff: per molti… ma non per tutti.

    E poi sono anche convinto che la famosa suddivisione della popolazine tra visivi, uditivi e cinestetici sia qualcosa di non direttamente applicabile alle nuove tecnologie… qui tutto è diverso… le persone reagiscono agli stimoli in modo differente davati a un pc rispetto ad una lezione frontale (che ai tempi era l’ambiente di riferimento).
    L’interazione dell’utente con l’interfaccia è definita come un processo caratterizzato da due fasi: apprendimento del codice dell’interfaccia e conseguenteutilizzo strumentale.
    Compito dell’interfaccia è la comunicazione, o meglio la rappresentazione, delle funzionalità del sistema attraverso un modello. La costruzione di un modello mentale del sistema può essere identificato come l’apprendimento del codice dell’interfaccia da parte dell’utente.
    L’efficacia con cui l’utente apprende questo codice è in relazione con la regolarità nel comportamento dell’interfaccia, il grado di competenza dell’utente rispetto aidiversi aspetti che la compongono e al contesto culturale dell’utente.
    La progettazione dell’interfaccia, quindi, si basa sull’equilibrio tra elementi che facilitano l’apprendimento in modo funzionale ed elementi che semplificanol’interazione dell’utente esperto dotato di un modello funzionale del sistema.
    Prima ancora di sviluppare modelli circa ilf unzionamento del sistema l’utente ha a che fare con un insieme di stimoli che i sensori percettivi umani devono trasformare in segnali e rappresentazioni da trasmettere al cervello.
    E’ un insieme di stimoli visivi, uditivi, cinestetici e talvolta tattili che costituiscono l’interfaccia e devono naturalmente essere predisposti in modo da risultare percettibili e devono differenziarsi abbastanza da non generare ambiguità.
    …e per non parlare dell’influenza degli stimoli olfattivi se trovo al mio fianco una collega puzzona!

    ‘notte amici.

  10. 02068449 ha detto:

    Ho letto i commenti, la discussione è interessante.
    Non vorrei semplificare oltremodo, ma ho la netta sensazione che la piattaforma tecnologica e le modalità di fruizione siano l’ultima (o quasi) cosa di cui preoccuparsi.
    Open Source? Sistemi a peso d’oro? Non è nemmeno questa la guerra santa che mi piacerebbe intraprendere.
    Trovo che la disponibilità della rete su larga scala, apra prima di tutto enormi possibilità (in prececedenza inesistenti, basta pensare alla censura..) anche con mezzi poverissimi.
    E ancora, un intervento di e-learning non si impone, si propone.
    E chiunque, dotato di un minimo di amor proprio, difficilmente rifiuterà una opportunita’ di accrescere le proprie conoscenze.
    Ho trovato interessanti e divertenti le argomentazioni del Barnabo’ ed ho l’impressione che sia difficile (impossibile?) ricondurre le tipologie dei discenti a visivi, auditivi e cinestesici; io, per esempio, potrei definirmi un “ormonale” :-)
    Come la mettiamo? :-)
    Infine, trovo che l’antica saggezza, preferibilmente asiatica o partenopea, spesso sia attualissima anche nel terzo millennio.
    Avete presente quel proverbio che recita: “se vedo dimentico, se ascolto ricordo, se faccio imparo”?
    Beh, quale che sia la piattaforma tecnologica, quali che siano gli obiettivi, quali che siano i disgraziati di turno del call center sottoposti a formazione, credo che dovremmo tenere sempre presente il proverbio.
    Un saluto a tutti e grazie a Giak per aver stuzzicato questa discussione ;-)

  11. utente anonimo ha detto:

    1 Quante categorie di discenti esistono?

    Teoricamente infinite.

    In pratica sono sempre quelle tre (visivi, uditivi e cinestetici) mascherate.

    Esempio i discenti “ormonali” sono sicuramente visivi…ciò che stimola gli ormoni sono le cose che vediamo, magari anche uditivi in quanto ricevono stimoli da parole.

    Sull’olfatto non nego che sarebbe imporntante ma nessun corso di formazione anche tradizionale ha mai risolto il problema.

    Per esperienza aggiungo che anche nella formazione tradizionale bisgna offire qualcosa alle diverse categorie di discenti.

    L’esperienza tattile, come è stata definita, rientra secondo me come una delle soluzioni da offrire agli utenti cinestetici.

    2 Il computer non è un mostro.

    Discutere ancora oggi se la formaione attraverso il computer risente del mezzo è un po’ come dire che viaggiare in auto rispetto a viaggiare in altri modi più affascinanti sia da valutare di caso in caso.

    Probabilmente è vero ma ormai chi viaggia più con l’Oritent Express.

    Non bisogna mai diementicare che l’elearning aldilà di tutto è un mezzo che abbatte i copsti della formazione.

    E contro questa argomentazione è difficile farsi paladini di un mondo che è in parte superato.

    Anche se va detto che il miglior modo per formare qualcuno rimane sempre l’incotro in presnza.

    Non farebbe tanti soldi CEPU che offre un tutor personale se non fosse così.

    Ma questo è un’altro problema.

    Buon lavoro.

  12. utente anonimo ha detto:

    giac, ti adoro quando fai tutto così facile! ;-) ti sapevo un alleato nella gloriosa guerra contro il ppt…e ti scopro a volerli propinare “parlanti”!!!
    insegnare on line/apprendere on line è uno dei modi per insegnare/apprendere. Peccato, che non sia ancora codificata la lingua dell’insegnare/apprendere in rete. Ti ricordi come parlava il monaco eretico del nome della rosa? Mescolava francese, inglese, latino, italiano e spagnolo, ma riusciva a far sorridere con le sue strambe sentenze e crude verità. La scrittura sul web comincia ad avere le sue peculiarità riconoscibili, riproducibili e decodificabili. Il video, l’audio, l’interazione, invece, navigano con difficoltà ancorati dal peso in termini di byte, ma soprattutto in termini di eredità di codici ben sedimentati come quello del cinema, della televisione per non dire del teatro che difficilmente si “riportano” nel piccolo schermo di un pc. Se, poi, a questo piccolo schermo ci colleghi un mouse, una tastiera e la rete non si può che parlare il monaco eretico! Bisogna lavorare a forza di contaminazioni, di tentativi arditi e di diffusione ampia dei punti di successo. I formatori che conosco litigano ancora con i menu per far “parlare le slide” e/o per “animarle”, però tra loro ci sono anche quelli che portano la “rappresentazione” in aula o fuori dalla porta (outdoor) ed altri spericolati che con me la infilano in rete, a volte nelle intranet, e finiscono a parlare “strano” con gli operatori di call center dei colossi della telefonia italiana. che esperienze ;-)
    Condivido pienamente il punto 6 di skyclad!!! Magari, continuando così, senza farci confondere troppo dalla tecnologia, prima o poi ci capiremo anche con i capi dei call center e con i poveri disgraziati che hanno il compito di valutare il ritorno sull’investimenti della formazione: mi sento molto amica dell’amico dell’amico di bernabò ;-)))
    ps l’ e-learnig abbatte i costi? Forse, ma ho dei dubbi, però, credo che permetta di formare grandi numeri che normalmente sarebbero esclusi per motivi logistici, vedi gli operatori di call center
    pss si può fare a meno della presenza, ma non del contatto umano…
    d.

  13. 02068449 ha detto:

    Ehi, io *sono* un alleato contro il PPT. Cioè contro il ppt surrogato di documenti, libri, lezioni, dialogo.

    Il ppt parlante è la mediazione di una mediazione, di una mediazione. Ehi, sto parlando di aziende, soldi, budget, problemi operativi, gente che non ci crede, gente che ci crede male, gente che ha bisogno di sapere, gente che ha bisogno di far sapere, gente che vuole collaborare.

    Di questo parlo. Cerco di sperimentare, di realizzare, con i mezzi che ho (pochi pochi pochi)

    Non ho pregiudizi: non me li posso permettere :-))

  14. skyclad ha detto:

    Una suggestione:

    Internet non è molte cose a molte persone. Internet è cose individuali a persone individuali.

    E’ una triste verità di David Sigel che fa il webdesigner

    Sarà per questo che manca il calore umano?

    Rispondo con rigore ed onestà intellettuale alla sin troppo abusata obiezione di chi chi accusa l’elearning di mancare di calore umano.

    Il calore umano di certi uomini è comunque meno delle opportunità offerte dalla rete.

    Trovo molto più calore umano, ad esempio, in questa discussione sul Web di quella che icontro mediamente in certe riunioni…e diciamolo !!!

  15. Error ha detto:

    nonsolomenta, se prima era poco chiaro mi immagino ora…:-)))))

  16. Error ha detto:

    Roberto, tutto sommato concordo con te su molte cose, tra quelle dette, e i dettagli -per una volta- lasciamoli da parte.
    La cosa che mi convince poco, invece, (non perche’ l’abbia detta tu) è il fatto che l’e-learning riduca i costi della formazione.
    Siamo proprio sicuri? Se mi siedo e faccio l’OMB (One Man Band), puo’ darsi che produco sia i contenuti di un percorso formativo quanto un contenitore decente, magari fatto con “cartone & spago” come da provocazione (ma mica tanto, mi sa…) di Giak.
    Una volta pero’ distribuito il materiale, siamo sicuri che l’efficacia di quanto realizzato produrra’ un ritorno per tutti (personale e azienda)?
    Attenzione, che lo stesso discorso vale -ed anzi peggiora- se a parità di contenuti e metodologie, mi vado a comprare una di quelle suite software monumentali per l’e-learning di cui, prima di riuscire a “spalmare” i costi sulle ore di formazione e sui ritorni, passa qualche seculorma… Che mi dici? Che dicono gli altri interessati a questa discussione?
    Buona giornata a tutt* -IntraNetMan-

  17. Error ha detto:

    giac, era una battuta non un pregiudizio…non ti scaldare ;-D quello che voglio dire è che anche con poche risorse, budget al minimo, si possono pensare oggetti che non siano mediazioni di mediazioni. se ho soldi da spendere sull’audio lo metto su una pagina html che mi costa uguale, ma comprende bottoni ed altre robe che copio ed incollo dalla rete. bisogna solo spenderci un pò più di materia grigia, ma i risultati sono imparagonabili.
    sono dac con te, intranetman, prima ci togliamo dalle scatole questo mito dell’abbattimento dei costi e prima cominciamo a ragionare sulle cose serie da fare per abbattere veramente i costi o ridurli al punto che il gioco valga. e il gioco vale: …e diciamolo!!!! ciao amico di bernabò ;-))
    d.

  18. Error ha detto:

    yes, ok….:-)

  19. Error ha detto:

    un ultimo intervento sull’abbattimento dei costi dell’elearning. Qualche esempio. Con i WBT che ho personalmente prodotto per la formazione sull’introduzione di un nuovo tool di CRM il costo si aggirava sui 300.000€. Il processo di produzione era esternalizzato ed i tempi di produzione erano biblici. Non dico nulla in merito ai costi degli aggiornamenti. Taccio anche il livello molto basso di multimeidalità. Con le videlezioni che realizziamo oggi: il processo è intermante internalizzato. I costi non esistono in quanto utilizzaimo una Web cam e i computer in nostra dotazione + la nostra capacità intellettuale che vale ….ma che è già ricompresa nella retribuzione che percepiamo. Esistono poi i costi di delivery ma utilizzando la intranet…Aggiungo chje i contenuti arrivano dove le persone lavorano non esistendo più la necessità di creare costi impusivi di logistica. Li abbiamo abbattuti o no i costi? >Io sostengo che li abbiamo disintegrati…e dicamolo!!! :-)))

  20. Error ha detto:

    si, si, i costi sono disintegrati…
    ma questa è solo una cosiderazione dalla parte di chi eroga il servizio. Ma siamo sicuri che il flusso comunicativo e le molte interazioni che lo costituistcono siano state efficaci?
    Quali sono gli indicatori che hai utilizzato per monitorare la qualità dell’apprendimento?
    Quali sono i canali di feedback attuati?

    E questa, secondo me, la parte più difficile del nostro sporco lavoro… abbattere i costi o fare dei tagli è facile… ma come misuriamo l’efficacia delle nostre innovazioni?

  21. […] davvero non capisco: sono passati quasi 8 anni (otto) da quando scrissi un post su come realizzare iniziative formative a costo zero sulla intranet (il post ebbe dei commenti […]

Lascia un commento

Questa pagina utilizza i cookies, come le pagine di mezzo mondo. I cookies sono una cosa che fa parte della vita, ok? Don't worry http://www.intranetmanagement.it/cookies/

Questa pagina utilizza i cookies, come le pagine di mezzo mondo. I cookies sono una cosa che fa parte della vita, ok? Don't worry

Grazie mille per la pazienza. E' l'Europa che ce lo chiede