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Ott
14

Pensare per storie

Lo so, aggiorno pochissimo; sono molto preso da alcune novità che affollano la mia mente e il mio tempo. Ad ogni modo la cosa si risolverà a breve (credo).
Per intanto vi saluto fuggevolmente, lasciandovi con la domanda: "che cosa significa pensare per storie?" Chi conosce un po’  l’opera di Gregory Bateson avrà già capito di che cosa si parla. Ad ogni modo vale la pena di dare un’occhiata al laboratorio epistemologico coordinato da Daniela Berardi, Anna D’Attilia, Lucilla Ruffilli, Maria Rocchi, Concetta Calabrò e tanti altri.

Ne vale la pena: in pieno spirito batesoniano, il laboratorio rappresenta un’occasione di apertura verso territori inesplorati. E chissà che in questi territori non si facciano degli incontri interessanti e utili. A presto.

 

2 Commenti

  1. utente anonimo ha detto:

    Bentornato!

    Arnaldo

  2. utente anonimo ha detto:

    Pensare in termini di storie è quando sei a casa raffreddato e ti chiedi: perché ho preso il raffreddore? Oppure è quando ad un esame fallito ti chiedi: perché sono andato male?

    Ma la cosa (il pensare in termini di storia) funziona anche in occasioni positive. Nietzsche, ad esempio, se giocava a dadi e vinceva si chiedeva: perché ho vinto? Avrò forse barato?!

    La questione si complica non poco quando ti fermi a chiederti: perché penso in termini di storia?
    A questo punto bisogna abbandonare l’epistemologia e i rami vari, per approdare alla filosofia, se vogliamo indagare sul serio il dubbio: stiamo forse barando? Perché la scienza e l’epistemologia sono già giocate vincenti. La filosofia, da sola, non garantisce nulla sia chiaro, perché ognuno di noi, in fondo, vuole essere un vincente (senza preoccuparsi di come esserlo).

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Grazie mille per la pazienza. E' l'Europa che ce lo chiede