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Ott
14

Dimenticare (per un momento) Facebook

Partiamo dal fatto che Facebook ha avuto, negli ultimi mesi, un’esplosione in Italia come poche altre applicazioni sociali.
I motivi sono vari e sono stati più volte sottolineati: dalla localizzazione in lingua italiana, che da noi è ancora un fattore determinante, alla presenza di applicazioni che gli permettono di cannibalizzare altri servizi in rete. In fondo, come ha sottolineato anche Massimo Mantellini qualche giorno fa, Facebook è il social network più completo: ogni tipo di attività di relazione, dalla pubblicazione di foto alla messaggistica istantanea è supportata e l’applicazione si avvia allegramente verso l’autosufficienza, cannibalizzando sulla sua strada ogni tipo di servizio specializzato, da Flickr a Twitter.
Personalmente mi è capitato recentemente di parlare con persone che mi dicevano :“si, beh, come su facebook”: con una disinvoltura tale da farmi quasi dimenticare che le stesse persone, qualche mese prima, mi avevano detto, quando avevo consigliato loro di iscriversi, cose come: “Facebook, ma che è sta minchiata?” . Le persone hanno la memoria corta, ma questo è un altro discorso.
Ora, sempre più spesso mi capita (e sono sicuro che capiti anche ad altri) di sentire citare Facebook come un’applicazione da prendere ad esempio per la costruzione dei social network interni. Se è l’applicazione più completa e pervasiva, perché allora non trarre ispirazione proprio da  Facebook e dalle sue tante potenzialità per la costruzione dei social network interni?
In realtà il problema in questo tipo di ragionamento sta proprio nelle premesse che dovrebbero costituirne la forza: Facebook è un’applicazione che rischia di mandarci fuori strada proprio perché è eccessivamente caratterizzata. Insomma, è troppo completa, e in questa sua completezza non vi è alcuno spazio per pensare una progettazione che tenga conto delle reali esigenze di un’organizzazione.
Se prendessi la mia pagina su facebook e la guardassi in controluce chiedendomi: Quale di queste applicazioni potrei utilizzare dentro l’organizzazione x? La risposta sarebbe “ben poche”.

home page facebook

Davvero guardando questa pagina vi vengono suggestioni per applicazioni intranet?
Perché invece non provare a lasciare Facebook al suo destino – e ai suoi soddisfatti utilizzatori – e provare a impostare il discorso su altre basi, diametralmente opposte.
In poche parole non dobbiamo cercare l’applicazione più completa e che non lascia scampo ma, al contrario, trovare qual è lo “scheletro” che fa da minimo comune denominatore in *tutti* i social network e che, pertanto, può essere usato poi come matrice di riferimento per costruire il nostro (tanto per essere chiari, questo modello “a togliere” è esattamente quello usato da Ning, che non a caso si propone come meta-social network)
Questo scheletro è dato, a mio modo di vedere, da tre componenti:
– Identità
– Relazioni
– Contenuti
Ogni social network che si rispetti, da Facebook a Myspace a Flickr e via dicendo è caratterizzato da una sapente miscela di queste tre componenti, declinate di volta in volta in modo diverso. Se ci pensate, potreste prendere ogni spazio social e scomporlo in questi tre elementi, guardando poi come giocano l’uno con l’altro all’interno dell’ambiente.
Potete prendere, che so, Google gruppi, Yahoo answers, Linkedin, Flickr e Slideshare, Anobii e Myspace e vedere, di volta in volta, quali contenuti e task sono abilitati, quali tipi di relazione, e soprattutto in che modo viene gestita l’identità digitale delle persone.
Ora, tutto questo è il sale della progettazione dei social network interni, e se mi chiedeste quale delle tre componenti sia la più rilevante vi risponderei senza esitazione: la prima.
L’identità è infatti il cardine e la base di qualsiasi progettazione di social network interni. E lo è perché le persone devono potersi riconoscere in un ambiente che valorizza il loro sapere, la loro professionalità, il loro talento, le loro passioni. Le persone non sono dei numeri o delle matricole la sfida di qualunque social netework è quella di scavalcare questa gestione burocratico-gerarchica dell’identità.
Lo schema di massima per la creazione dei social network interni diventa quindi qualcosa di simile a questo (guardate che vi sto facendo un regalone):

diagramma di social network interno

Se osservate bene, ho inserito gli oggetti “tipici” di ciascuna componente, provando a inserire anche degli esempi pere le intersezioni. Ora, quando progettiamo un social network interno, tenendo presente questo scheletro, quello che ci domanderemo non sarà: “Come facciamo a fare come Facebook”, ma sarà:
  • Come gestiamo l’identità?
  • Quali campi nel profilo sono adatti alla mia realtà aziendale?
  • Come gestisco gli skill e li metto in relazione?
  • Quali sistemi di reputation metto in piedi?
  • Quali sono i contenuti-chiave attorno a cui ruotano le attività dell’organizzazione?
  • Che tipo di gestione dei forum dovrò prevedere?
  • Quali tipi di notifiche sono adatti alla mia realtà?
  • Che tipo di relazioni voglio che siano abilitate dal sistema?
  • Quali sono i task chiave che gli utenti devono fare per partecipare in modo produttivo?
  • Quali voncoli mettiamo alle bacheche per premiare la collaboraizone?
E via dicendo.
Sono domande serie, che nascono solo nel momento in cui abbandoniamo le concrete realizzazioni che vediamo in giro (e che mai si adatteranno alla nostra specifica realtà), e proviamo a guardare le cose in modo più astratto.
Solo dopo questa “risalita” saremo un grado di scendere con un prodotto che sarà il “nostro” prodotto, e non lo scimmiottamento dell’ennesima moda del momento.

10 Commenti

  1. Nonostantetutto ha detto:

    Interessante suggestione come sempre. E divergente come sempre.

    Però è chiaro che uno non può replicare tout court l’approccio di facebook nel profilo personale del dipendente.

    Quello che trovo interessante di quella piattaforma, personalmente, è la contiguità con cui si muove l’acquisizione di nuovi amici, ad esempio.

    O anche la comunicazione push che la piattaforma genera.

    Che è una cosa di cui nessuno parla.

    In effetti una delle cose che genera, secondo me, il successo di questa piattaforma è da un lato il fatto che tu, in qualche misura, espliciti degli obiettivi principali e dei sub obiettivi secondari che sono determinati, quasi a tua insaputa, dai tuoi interessi che diventano link che ti connettono automaticamente a tutti quelli altri della vasta community che ha fatto il liceo dove lo hai fatto tu, che si è laureata nella stessa tua università, che vive nella stessa tua città che estremizzo vive nella stessa tua via di Roma. Che si è iscritta ai tuoi stessi gruppi. Che pubblica materiali contigui ai tuoi. (Pensa solo la cecità che esiste tra il mio progetto Tuo e quello in sviluppo in Tim).

    Non solo ma tutte le attività delle persone che diventano amici diventano anche email push che la piattaforma indirizza alla casella email con la quale ti sei registrato.

    Non sottovalutare questo mezzo in una intranet.

    Cerca di ragionare in maniera più settata sul contesto e mutatis mutandis di dotare una piattaforma intranet di questo mezzo.

    I link. I cari vecchi link ma non messi dall’utente consapevolmente, no messi dalla piattaforma in certi campi.

    Ma lo sai che l’altro giorno sono stato contattato su facebook da un tizio che non conoscevo che lavorava a parco dé medici (in Telecom ovviamente) e che voleva sapere qualcosa del mio progetto intranet ed è venuto fuori che lavora ai sistemi e che mi ha dato anche un po’ di consigli?

    Cioè perchè non è stata l’intranet aziendale a farlo?

    Su questa angosciosa domanda dal vago sapore geroreferenziato ti saluto perchè me ne vaco a magnà.

    Vale sempre l’invito a cena a proprie spese reciproche.

    Io magari guardo basso, del resto mi occupo di una intranet che deve farlo per mandato istituzionale, tu alle volte voli troppo in alto. Servono tutt’e due le cose altrimenti non avrei letto il tuo post ;)

    Un saluto.

    P.S. Secondo me facebook ha delle componenti di moda, che peraltro interpretano, però, il mutare della società (pensa ai reality show o ai programmi RAI e Mediaset che sempre più tendono a far diventare protagonisti perfetti sconosciuti nei quali c’immedesimiamo, magari anche solo per una sera), ed in altra parte (altrettanto consistente se non di più), però, dei fattori critici di successo, magari non ancora del tutto chiari, che di fatto ne stanno determinando un indiscutibile successo.

    Mio nonno diceva che tutto ciò che attira le masse è cultura.

    Sarà ancora vero?

    Rob.

  2. Nonostantetutto ha detto:

    Senza dimenticare che l’economia reale di internet (e quindi di intranet) è l’efficacia degli algoritmi dei motori di ricerca. Punto.

    Non dimentichiamoci mai che Google è il sito più cliccato al mondo … e se c’è un patto che rispetta con gli utenti è quello di fargli trovare esattamente quello che cercano. Punto.

    Ed in una intranet, e su questo ti do ragione rispetto alle mode, condurre gli utenti verso quello che cercano, e, ancora più precisamente, verso quello per cui hanno deciso di utilizzare la madre di tutte le applicazioni sia 1.0 sia 2.0 e, con il web semantico anche del web 3.0 è il vero fattore che sta decretando il successo di Tuo per essere onesti fino in fondo.

    Anche se … prova cercare qualcuno su facebook …

    Un saluto.

    Rob.

  3. Nonostantetutto ha detto:

    Chiudo il tag. Rob.

  4. Nonostantetutto ha detto:

    L’ultima considerazione strana è che se provi ad “esportare” gli appuntamenti degli eventi su facebook … li stessi si posizionano nel tuo calendario di Outlook.

    Provo anche con il Mac ora da casa mi è venuta la curiosità …

    Ciao,

    Rob.

  5. Nonostantetutto ha detto:

    Come sospettavo funziona anche con iCall.

    Ciao.

    Rob.

  6. 02068449 ha detto:

    a scanso di equivoci, io amo Facebook.

    A scanso di equivoci io lavoro da anni per portare social network nelle organzzazioni.

    I sistemi di notifica via mail, che giustamente ti hanno così favorevolmente impressionato, fanno parte integrante del bagaglio del social network in generale (li ho messi anche nel mio omnicomprensivo modello più sotto nel post) e non li ha inventati certo Facebook. Peraltro questi sistemi sono considerati essenziali nei corporate wiki, tanto per citare un altro caso tipico.

    Insomma, va tutto bene: ma non prendiamo Facebook come esempio *da clonare* perché non funzionerebbe.

    Trovare colleghi con competenze e gusti simili o utli è uno degli scopi dei social network interni. Come costruirli è però una partita aperta. Ne hai trovato uno su Facebook? Pensa che viste le dimensioni di alcatraz dovresti averne già trovati almeno un centinaio superggiù… Non li hai ancora trovati? Forse perché facebook non è la piattaforma adatta.

    Ripeto: dobiamo risalire all’architettura astratta dei social network, per poterne poi progettare di adatti alle nostre specifiche esigenze.

  7. utente anonimo ha detto:

    Salve,

    Mi fa un certo effetto rispondere qui dopo aver studiato qualche suo libro all’università.

    Quello che reputo inportante dalla sua analisi è il punto di vista preso; come sostengo anche io non è tanto la tecnologia che va presa in considerazione, ma ciò che gli utenti fanno con i social media technologies (tra l’altro confermato dagli analisti Forester su Groundswell).

    Molte persone difatti non prendono ad esempio in considerazione gli elementi ch contribuiscono al personal Branding online, utilizzando i social network come facebook in modo inappropriato, tanto da poter compromettere la carriera lavorativa (ammesso che le aziende inizino a prendere in considerazione politiche di retailing e di marketing per le risorse umane).

    Altro punto che è stato toccato è il concetto stesso di Entrprise 2.0. Anche qui le tecnologie utilizzabili sono molteplici, ma mi fermerei prima a pensare quali scopi voglio raggiungere e quali processi voglio migliorare. Esistono già degli sviluppi per enterprise 2.0 che colgano tutte le capacità degli attuali SN http://www.womarketing.netsons.org/marketing/280/socialtext-30-i-social-media-entrano-in-azienda/

    Non sono tanto d’accordo con chi afferma che i social network sono una moda (il brand Facebook lo è), a me piuttosto sembra un ritorno alla conversazione, al bisogno di comunità tribale…per non parlare delle tecnologie che se pur Ajax, è pur sempre javascript!

    Comunque grazie per l’analisi, molto interessante e utile.

  8. Nonostantetutto ha detto:

    Veramente … è lui che ha trovato me … io non cerco colleghi su facebook … ma mi hanno già trovato in più di uno. E tu dovresti saperlo. Sicuramente nessuno mi trova dall’intranet.

    Lasciare dei campi che attivano link che generano relazioni è la strada che personalmente sto battendo.

    Ma non con l’intenzione di replicare facebook.

    Anche se l’applicazione che importa gli appuntamenti in calendario mi sembra interessante.

    Magari una risposta più puntuale alle mie considerazioni non avrebbe guastato, invece di arroccarti sulle tue posizioni. Ma magari sei sotto pressione su altri campi ed hai letto le mie considerazioni come una critica. Non era questo l’obiettivo.

    Noto, piuttosto, visto che entriamo in meriti specifici, che la moda è generare community, o social networking, basando l’approccio esclusivamente su presunte competenze eccellenti (definiti esperti), che dovrebbero supportare in un rapporto persona verso persona, utenti che hanno, invece, l’esigenza d’intercettare, in tempi assai più brevi, non da altre persone, ma attingendo dalla conoscenza esplicita disponibile, le informazioni puntuali per gestire determinate esigenze.

    Magari usando il sempre centrale motore di ricerca.

    Mi riferisco ad aziende contigue alla mia, in ambiti call center.

    Ecco quella si che è una moda dalla quale prendere le distanze. Che mi pare, peraltro, del tutto avulsa da uno studio delle reali esigenze degli end users.

    Non so cosa ne pensi tu.

    Per il resto io ero d’accordo con te.

    Il social networking aziendale va concepito in funzione delle esigenze specifiche progetto per progetto. E’ difficile immaginarlo universale, con tutto quesllo che questo comporta nella sa definizione organizzativa in aziende come alcatraz.

    E’ come se facebook volesse fare diventare tutti amici di tutti.

    Praticamente impossibile.

    Buonanotte.

    Rob.

  9. utente anonimo ha detto:

    dobbiamo risalire all’architettura astratta dei social network, per poterne poi progettare di adatti alle nostre specifiche esigenze.

    Giacomo, sono perfettamente d’accordo. 3 anni fa per noi “social network” era un concetto. Non un sinonimo di tool come Linkedin, ecc.

    La parola stessa ha cambiato significato.

    La stessa cosa che tu proponi, dovrebbe essere fatta in altri campi come il marketing on-line, l’advertising, ecc. E’ necessario ripartire dai fondamentali per trovare nuove idee.

    Ciao,

    Maurizio Benzi

  10. […] peraltro assomigliano molto alle tre chiavi (idenità, contenuti, relazioni) che avevo identificato a suo tempo, ma passiamo […]

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Grazie mille per la pazienza. E' l'Europa che ce lo chiede