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Gen
23

Q & A senza barriere

Come ho detto spesso, l’uso dei sistemi di forum o micro-blogging per creare ambienti di domanda & risposta tra colleghi è uno dei più promettenti e produttivi:

  • perché chiedere qualcosa è tecnicamente facile;
  • perché le persone sono abituate a chiedere qualcosa ai colleghi;
  • perché chiedere qualcosa o dare una risposta è un’attività che riconoscono e per cui possiedono una rappresentazione che può essere portata online;
  • infine, perché l’atto di chiedere qualcosa, o di rispondere a una domanda di lavoro, non è  vissuto come una perdita di tempo da nessuno, neanche online.

Tutto bene dunque. Tuttavia a pensarci bene ci possono essere molte barriere psicologiche  nell’adozione di questi sistemi: le persone potrebbero pensare che la loro domanda sia stupida, o che farà perdere tempo agli altri, o che la risposta sarà aggressiva, o che in qualche modo la domanda non sia una “buona” domanda (chi fa formazione sa che questo succede anche in classe).

Insomma bisogna creare un buon clima anche per questo tipo di ambiente; per questo vi segnalo un post di  Scott Ginsberg in cui ci dà alcuni consigli per creare una ambiente favorevole alle domande.

E, se non avete ancora implementato alcun ambiente di Q & A nella vostra intranet date un’occhiata a Coordino, un sistema open source per creare in intranet un sistema di Q & A simile alla nota piattaforma per smanettoni StackOverflow.

Oppure a OSQA, un altro sistema open source con funzionalità simili.

Ok, vi ho segnalato qualche risorsa per abbattere le barriere culturali e vi ho segnalato qualche altra risorsa per abbattere le barriere tecnologiche.

Che dite, ce la facciamo questa volta?

2 Commenti

  1. Alessandro Donadio ha detto:

    Giacomo, Ginsberg parla nel post dell’anonimato.
    Addirittura dice che: “people tend to speak up when their name isn’t on the line”.
    Tu che esperienza hai in questo senso? Davvero l’anonimato aiuta le persone ad esporsi più di quanto non farebbero comunque? Inoltre, seconde te, l’anonimato non genera un apporto a basso “social trust”, nel senso di divenire troppo rinvendicativi anziché responsabili?
    Ale.

  2. Giacomo Mason ha detto:

    Lui parla innanzitutto dell’esperienza dal vivo, e naturalmente l’identificazione può essere una barriera. Non la si nota perché chi non partecipa non si nota, ma il rischio c’è

    Noi eviteremo comunque l’anonimato, è chiaro, per evitare entropia e bassa qualità, ma ben sapendo che una fetta avrà più difficoltà ad esporsi

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Grazie mille per la pazienza. E' l'Europa che ce lo chiede